Diocesi di Castellaneta

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Diocesi di Castellaneta
Dioecesis Castellanetensis
Chiesa latina
Cattedrale di Castellaneta (TA).jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Taranto
Regione ecclesiastica Puglia
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Sabino Iannuzzi, O.F.M.
Vicario generale Oronzo Di Fonzo
Presbiteri 61, di cui 46 secolari e 15 regolari
1.937 battezzati per presbitero
Religiosi 23 uomini, 27 donne
Diaconi 2 permanenti
Abitanti 128.211
Battezzati 118.192 (92,2% del totale)
Superficie 1.043 km² in Italia
Parrocchie 35 (8 vicariati)
Erezione XI secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni San Nicola di Bari
San Francesco da Paola
Indirizzo Via Maria Immacolata 4, 74011 Castellaneta [Taranto], Italia
Sito web www.diocesicastellaneta.net
Dati dall'Annuario pontificio 2020 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo vescovile di Castellaneta.
Castellaneta - Chiesa di San Domenico.
Castellaneta - Chiesa di San Michele.
Castellaneta - Chiesa di San Francesco.

La diocesi di Castellaneta (in latino: Dioecesis Castellanetensis) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Taranto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2019 contava 118.192 battezzati su 128.211 abitanti. È retta dal vescovo Sabino Iannuzzi, O.F.M.

Patroni[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende i comuni pugliesi di Castellaneta, Ginosa, Laterza, Massafra, Mottola, Palagianello e Palagiano in provincia di Taranto.

Sede vescovile è la città di Castellaneta, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Mottola sorge l'ex cattedrale di Santa Maria Assunta. Tre sono i santuari riconosciuti della diocesi[1]: il santuario Mater Domini a Laterza, i santuari di Gesù Bambino e della Madonna della Scala a Massafra.

Parrocchie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Castellaneta.

Il territorio si estende per 1.043 km² ed è suddiviso in 35 parrocchie, raggruppate in 8 vicarìe.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Castellaneta venne eretta in epoca normanna, dopo che questi conquistarono la città la prima volta nel 1064, e definitivamente una seconda volta nel 1080.[2] «L'istituzione della diocesi avvenne per impulso del normanno Riccardo Senescalco, nipote del Guiscardo e dominus di Mottola e Castellaneta, nel segno del processo di latinizzazione del territorio e ridefinizione del quadro diocesano sollecitato dagli accordi di Melfi (1059) e di Ceprano (1080)».[3] Fin dall'inizio apparteneva alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Taranto.

Primo vescovo storicamente documentato è Amuro, che nel 1099 fu presente alla consacrazione della chiesa di San Michele Arcangelo a Montescaglioso[4] e che nel dicembre 1100 confermò all'abate Orso di Santa Maria di Banzi il possesso della chiesa di San Matteo nel territorio di Castellaneta.[5] Nel diploma Amuro si firma come Mutulensis atque Castellanitensis ecclesie presul, vescovo delle chiese di Mottola e di Castellaneta, indizio che in quel periodo le due diocesi erano unite in persona episcopi.

L'unione tuttavia dovette durare ben poco; infatti in un altro diploma 1110[6] appaiono contemporaneamente il vescovo di Mottola Valcauso e il vescovo di Castellaneta Nicola; quest'ultimo è ancora ricordato in un diploma di Ruggero II del 1133.

A partire dal XII secolo si radicarono sul territorio importanti cellule monastiche benedettine, fra cui le chiese rupestri di San Matteo e di San Sabino, dipendenti dall'abbazia di Cava de' Tirreni. Nel XIII secolo i rapporti tra i vescovi e i monaci furono burrascosi, nonostante l'esenzione dei monasteri dalla giurisdizione vescovile, pattuita nel 1226, e sfociarono addirittura in azioni di forza da parte dei vescovi. «Il lungo e spigoloso contenzioso tra i cavensi e il vescovo Boemondo, riguardante il possesso della chiesa di San Matteo de domo e delle sue pertinenze, è un segnale del clima di tensione, di prevaricazione e di degenerazione istituzionale che regnava nello scenario ecclesiastico locale dominato da vescovi insolenti e riottosi, chierici rissosi, concubini e usurai, monaci poco caritatevoli».[7]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal XVI secolo anche i vescovi della diocesi di Castellaneta iniziarono l'attuazione delle riforme volute dal concilio di Trento. Tra questi si distinse in particolare Bartolomeo Sirigo junior (1544-1577), già segretario del concilio tridentino, che nel 1572 effettuò la prima visita canonica della diocesi. All'inizio del Seicento, il vescovo Antonio de Mattheis (1618-1635) si impegnò per la riforma morale e religiosa del clero e dei fedeli, riconoscendo che la situazione di precarietà venutasi a creare nella diocesi era dovuta alle troppe assenze dei vescovi dalla propria sede. Altri vescovi che lasciarono un'impronta nella vita e nell'organizzazione della diocesi furono Domenico Antonio Bernardini (1677-1696), Onofrio Montesoro (1696-1722), Bonaventura Blasio (1724-1733), Massenzio Filo della Torre di Santa Susanna (1733-1763).

Nel processo di riforma ebbero un ruolo significativo le confraternite, di cui ne sono note nove alla fine del Seicento[8], e le comunità religiose, tra cui domenicani, francescani, cappuccini, clarisse e cappuccine.

In seguito al concordato tra Pio VII e Ferdinando I delle Due Sicilie, il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori venne soppressa la vicina diocesi di Mottola e i suoi territori di Mottola, Massafra, Palagiano e Palagianello furono uniti a quelli di Castellaneta.

Nell'Ottocento, Salvatore Lettieri (1818-1825), primo vescovo dopo un lungo periodo di sede vacante, ripristinò le visite pastorali, resesi necessarie per superare le difficoltà e i malumori sorti dopo la soppressione della diocesi di Mottola. Il suo successore Pietro Lepore (1827-1851) fondò il seminario diocesano, aperto l'8 maggio 1838, e celebrò un sinodo il 24 aprile 1839[9]; a lui si deve anche la restaurazione della cattedrale.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1974 al 1980 fu unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Taranto durante l'episcopato di Guglielmo Motolese.

L'8 settembre 1976 la diocesi si ampliò con l'aggregazione dei territori di Ginosa e Laterza, appartenuti per secoli all'arcidiocesi di Matera.[10]

Il 27 e 28 novembre 1987 si è svolto a Castellaneta un convegno nazionale di studio in occasione del IX centenario dell'istituzione della diocesi.[11]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Si omettono i periodi di sede vacante non superiori ai 2 anni o non storicamente accertati.

Vescovi oriundi della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi nel 2019 su una popolazione di 128.211 persone contava 118.192 battezzati, corrispondenti al 92,2% del totale.

anno popolazione presbiteri diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per presbitero uomini donne
1949 54.400 55.000 98,9 45 35 10 1.208 10 94 10
1959 60.000 60.000 100,0 49 41 8 1.224 4 8 14
1970 68.141 68.688 99,2 37 31 6 1.841 10 105 25
1980 109.346 111.463 98,1 52 39 13 2.102 15 73 33
1990 119.052 121.256 98,2 51 41 10 2.334 1 20 71 33
1999 123.415 125.778 98,1 53 42 11 2.328 3 21 51 35
2000 125.283 126.934 98,7 51 41 10 2.456 3 25 44 35
2001 126.443 128.537 98,4 51 44 7 2.479 3 17 46 35
2002 126.321 127.203 99,3 48 48 2.631 2 22 41 35
2003 125.495 127.598 98,4 51 44 7 2.460 2 25 42 35
2004 120.398 126.031 95,5 51 44 7 2.360 2 25 41 35
2006 124.710 129.981 95,9 53 43 10 2.353 2 15 42 33
2013 125.861 128.687 97,8 54 46 8 2.330 1 9 32 35
2016 125.861 128.294 98,1 57 48 9 2.208 16 34 35
2019 118.192 128.211 92,2 61 46 15 1.937 2 23 27 35

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web della diocesi.
  2. ^ Guerrieri, Il conte normanno Riccardo Siniscalco…, pp. 5-8.
  3. ^ Dalla storia nel sito web della diocesi.
  4. ^ Giuseppe Pupillo, Le Chiese di Altamura, Gravina, Acquaviva delle Fonti nel loro sviluppo storico, in Quaderni del Sinodo, nº 7, agosto 2012, p. 18.
  5. ^ Guerrieri, Il conte normanno Riccardo Siniscalco..., pp. 79-80.
  6. ^ Guerrieri, Il conte normanno Riccardo Siniscalco..., pp. 89-91.
  7. ^ Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  8. ^ Le confraternite del Sacramento, del Rosario, del Nome di Cristo, di Santa Maria della Misericordia, della Buona Morte, di Santa Maria del Carmine, di Santa Maria «de ausilio», del Crocifisso e della Vergine Consolatrice.
  9. ^ D'Avino, Cenni storici sulle chiese arcivescovili, vescovili e prelatizie…, p. 171.
  10. ^ AAS 68 (1976), pp. 675-677.
  11. ^ La Chiesa di Castellaneta tra Medioevo ed Età Moderna. Atti del Convegno nazionale di studio promosso in occasione del IX centenario della istituzione della Diocesi di Castellaneta (1087-1987), Castellaneta 27-28 novembre 1987, Galatina, 1993.
  12. ^ Questo vescovo, che prese parte il 1º ottobre 1071 alla consacrazione della chiesa abbaziale di Montecassino e che il giorno dopo, secondo la Narratio de consecratione et dedicatione ecclesiae Cassinensis, ricevette la consacrazione episcopale, era in realtà vescovo di Città di Castello in Umbria. Kehr, Italia pontificia, VIII, p. 447. Andrea Czortek, I vescovi di Città di Castello dell'XI secolo e il culto dei santi patroni, Conferenza 2010, p. 9. Gerhard Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern : mit den listen der bischöfe, 951-1122, Leipzig-Berlin, 1913, pp. 279-280.
  13. ^ Questo vescovo è menzionato da Ughelli, e dagli autori che ne dipendono, senza alcuna prova documentaria a sostegno, ma con la semplice indicazione florebat annum 1088 ex monumentis episcopiis (Italia sacra, IX, col. 151).
  14. ^ Il duplice nome è dato da Ughelli, Italia sacra IX, col. 159.
  15. ^ a b c d Kamp, Kirche und Monarchie..., II, pp. 707-709.
  16. ^ Rafael Lazcano, Episcopologio agustiniano, Guadarrama (Madrid), Agustiniana, 2014, vol. I, p. 394.
  17. ^ Durante la vacanza della sede fu amministratore apostolico Giuseppe Capocelatro.
  18. ^ Dal 1860 al 1863 fu amministratore apostolico Bartolomeo d'Avanzo.
  19. ^ Nominato vescovo titolare di Leuce.
  20. ^ Nominato vescovo titolare di Traianopoli di Frigia.
  21. ^ Già amministratore apostolico della diocesi dal 25 maggio 1969.
  22. ^ Rimase amministratore apostolico della diocesi fino al 15 giugno 2022, giorno della presa di possesso di Sabino Iannuzzi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]