Arcidiocesi di Otranto

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Arcidiocesi di Otranto
Archidioecesis Hydruntina
Chiesa latina
Cattedrale di Otranto2.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Lecce
Regione ecclesiastica Puglia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Donato Negro
Vicario generale Quintino Gianfreda
Sacerdoti 126 di cui 107 secolari e 19 regolari
1.598 battezzati per sacerdote
Religiosi 20 uomini, 136 donne
Diaconi 5 permanenti
Abitanti 202.400
Battezzati 201.400 (99,5% del totale)
Superficie 800 km² in Italia
Parrocchie 80 (7 vicariati)
Erezione I secolo
Rito romano
Cattedrale Maria Santissima Annunziata
Indirizzo Piazza Basilica 1, 73028 Otranto, Italia
Sito web www.webdiocesi.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 * *
Chiesa cattolica in Italia
L'ex cattedrale dell'Annunziata di Castro, sede della diocesi omonima fino al 1818.

L'arcidiocesi di Otranto (in latino: Archidioecesis Hydruntina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2013 contava 201.400 battezzati su 202.400 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Donato Negro.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 41 comuni della provincia di Lecce: Andrano, Bagnolo del Salento, Botrugno, Calimera, Cannole, Caprarica di Lecce, Carpignano Salentino, Castri di Lecce, Castrignano de' Greci, Castro, Collepasso, Corigliano d'Otranto, Cursi, Cutrofiano, Diso, Galatina, Giuggianello, Giurdignano, Maglie, Martano, Martignano, Melpignano, Minervino di Lecce, Muro Leccese, Nociglia, Ortelle, Otranto, Palmariggi, Poggiardo, San Cassiano, San Donato di Lecce, Sanarica, Santa Cesarea Terme, Scorrano, Sogliano Cavour, Soleto, Spongano, Sternatia, Surano, Uggiano la Chiesa e Zollino.

Sede arcivescovile è la città di Otranto, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Annunziata. Nel territorio diocesano sorgono anche l'ex cattedrale dell'Annunziata di Castro, e la basilica minore di Santa Caterina d'Alessandria a Galatina.

Parrocchie e vicariati[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie dell'arcidiocesi di Otranto.

Il territorio si estende su 800 km² ed è suddiviso in 80 parrocchie, raggruppate in 7 vicariati:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Primo millennio[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione, che non ha alcuna attendibilità storica[1], la comunità cristiana di Otranto, come molte altre della Puglia, sarebbe stata fondata dall'apostolo san Pietro, nel suo viaggio verso Roma. «Nell'antica Calabria romana – così era denominata l'attuale penisola salentina –, le prime attestazioni di presenza cristiana sono dell'inizio del IV secolo ed è verosimile pensare che le comunità di Gallipoli, Lupiae e Otranto fossero già sedi vescovili».[2]

Tuttavia la prima menzione dell'esistenza della diocesi di Otranto risale alla fine del VI secolo. Nell'epistolario di Gregorio Magno è ricordato in diverse occasioni il vescovo Pietro di Otranto. Nel novembre 595 il papa nomina Pietro visitatore delle chiese di Brindisi, di Lecce e di Gallipoli rimaste prive dei loro rispettivi vescovi, con l'incarico di vegliare sulla preservazione del patrimonio ecclesiastico delle suddette chiese e sulla nomina dei nuovi prelati. Nel luglio 599 il pontefice scrive al suo amministratore in Puglia, Sergio, perché incarichi il vescovo di Otranto a procedere all'arresto dello schiavo fuggitivo Pietro, che appartiene al fratello del papa. Ancora nel 599 risale la menzione di Pietro in una lettera all'amministratore Sergio (di giugno o luglio) in relazione ad una controversia tra il vescovo idruntino e il diacono Fruniscendo. Infine, Pietro è documentato nella lettera di settembre 601 ancora come amministratore della Chiesa di Brindisi, e nella quale è incaricato di concedere le reliquie di san Leucio al monastero di San Leucio presso Roma, da cui erano state trafugate.[3]

Nel VII secolo sono noti altri due vescovi di Otranto, che presero parte a due sinodi romani. Nel 649 il vescovo Andrea partecipò al concilio lateranense convocato da papa Martino I per condannare l'eresia monotelita. Per lo stesso motivo, il vescovo Giovanni fu presente al concilio romano convocato da papa Agatone nel 680, i cui atti furono letti e approvati durante le sessioni del terzo concilio di Costantinopoli, iniziato il 7 novembre dello stesso anno.

La diocesi di Otranto, come tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento del Salento nell'impero bizantino a partire della metà del VI secolo. Nel 732 circa, tuttavia, l'imperatore bizantino Leone III Isaurico separò le diocesi dell'Italia bizantina dal patriarcato di Roma e le sottomise al patriarcato di Costantinopoli, imponendo progressivamente il rito greco. Nel IX secolo Otranto fu elevata al rango di arcidiocesi autocefala, ossia non dipendente da nessun metropolita; così appare nella Notitia Episcopatuum di Leone VI il Saggio, databile all'inizio del X secolo.[4]

Sono noti due arcivescovi di Otranto. L'arcivescovo Marco prese parte al concilio di Costantinopoli dell'879 che riabilitò il patriarca Fozio e firmò gli atti tra gli arcivescovi Luciano di Durazzo e Arsenio di Lemno.[5] Nel 921 un arcivescovo di Otranto non identificato riceveva una lettera dal patriarca di Costantinopoli Nicola I Mistico, in cui tra l'altro si accennava alla morte cruenta di uno stratega bizantino ad Ascoli Satriano nell'aprile di quell'anno.[6]

Nell'ambito di una generale ristrutturazione amministrativa ed ecclesiale dei possedimenti bizantini in Italia, nel 968 l'imperatore Niceforo Foca autorizzò il patriarca Polieucte[7] ad erigere la sede metropolitana di Otranto, dando al metropolita Pietro la facoltà di consacrare i vescovi suffraganei di Acerenza, di Tursi, di Gravina, di Matera e di Tricarico. Non è chiaro se queste disposizioni abbiano avuto reale effetto, in quanto le Notitiae Episcopatuum bizantine dell'XI secolo menzionano una sola sede suffraganea di Otranto, quella di Tursi.[8]

L'ultimo metropolita greco di Otranto è stato Ipazio, che nel 1054, unico fra tutti i vescovi dell'Italia bizantina, prese parte al sinodo convocato dal patriarca Michele Cerulario a Costantinopoli durante il quale venne ufficializzata la rottura con la Chiesa occidentale; Ipazio è probabilmente lo stesso metropolita che nel 1066 prese parte al sinodo riunito nella capitale imperiale dal patriarca Giovanni VIII Xifilino. Sembra tuttavia che il titolo di Otranto continuò ad essere assegnato a Costantinopoli, anche dopo la fine del dominio bizantino nella penisola salentina; infatti Giovanni, "arcivescovo di Otranto", è menzionato in un decreto sinodale dell'imperatore Niceforo III Botaniate del 1079.[9]

Secondo millennio[modifica | modifica wikitesto]

A partire dalla metà dell'XI secolo ebbe fine la dominazione bizantina nel Salento. Questo determinò il ritorno di Otranto sotto l'autorità e l'obbedienza romana. Questo passaggio tuttavia non fu traumatico. Già nel 1067 infatti, è documentato il primo vescovo di rito latino, Ugo, che prese parte al secondo concilio di Melfi; Ugo è ancora menzionato nel 1068, quando partecipò ad un concilio lateranense a Roma, e nel 1071, quando fu tra i consacranti della nuova chiesa abbaziale di Montecassino.[10]

Nel 1088, alla presenza di Roffredo, metropolita di Benevento e legato pontificio, fu consacrata la nuova cattedrale di Otranto; in quest'occasione fu presente anche l'arcivescovo idruntino Guglielmo. Durante l'episcopato di Gionata, tra il 1163 ed il 1165, la cattedrale fu «arricchita dell'eccezionale mosaico pavimentale, unico per ampiezza e per i temi rappresentati».[2]

Ignoto è il periodo in cui fu costituita la provincia ecclesiastica "latina" di Otranto; le prime notizie a riguardo risalgono solo alla seconda metà del XII secolo[11]; il Provinciale Vetus di Albino (circa 1190) e il catalogo di Cencio Camerario riportano cinque diocesi suffraganee: Castro, Ugento, Alessano, Gallipoli e Lecce.

Benché non più sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli, il rito greco continuò a sopravvivere ancora per molti secoli. Segno di questa continuità fu la fondazione del monastero di San Nicola di Casole, nei pressi di Otranto, eretto nel 1098 per volontà del principe Boemondo di Taranto e della moglie Costanza, che fu un centro di studi greco-bizantini fino alla sua distruzione nel XV secolo.

Nel 1480 la città fu espugnata dai Turchi guidati da Gedik Ahmet Pascià, che fecero strage della popolazione durante la battaglia di Otranto; trovarono la morte centinaia di persone, noti come i santi martiri di Otranto, tra cui anche l'arcivescovo Stefano Pendinelli, uccisi in odium fidei, e per questo beatificati nel 1771 e canonizzati il 12 maggio 2013 da papa Francesco.

Nel XVI secolo Pietro Antonio Di Capua partecipò attivamente al concilio di Trento e nel 1567 indisse un concilio provinciale per l'attuazione delle decisioni tridentine. In questo periodo post-conciliare, si dette avvio al processo di completa latinizzazione della liturgia, su pressione dei pontefici e delle congregazioni della curia romana. Dopo l'obbligo del rito latino imposto dall'arcivescovo Pedro Corderos nel sinodo del 1583, erano ancora dodici, su un totale di quaranta, le parrocchie dell'arcidiocesi officiate in rito greco.[12] Storici locali hanno spesso sottolineato come la fine del rito greco nel Salento sia avvenuta spesso in modo cruento, come a Calimera nel 1663, quando «l'ultimo protopapa greco venne ucciso dai latini, quindi il rito greco vi fu distrutto, bruciate le memorie e i documenti e sottoposta la parrocchia all'arcivescovo latino di Otranto».[13] In realtà, scrive Mauro Cassoni, a Calimera, come in alti centri dell'arcidiocesi, ancora alla fine del Seicento e nella prima metà del Settecento sono documentati matrimoni di chierici, in "abito clericale", come consuetudine nella Chiesa di rito greco.[14]

«Con il XVII-XVIII secolo, come in tutto il Mezzogiorno d'Italia, anche in Terra d'Otranto si assistette a un massiccio radicamento spagnolo nel territorio, ottenuto con il controllo regio delle nomine episcopali. Dei quattordici vescovi otrantini di questi due secoli, nove provenivano dal Napoletano, 2 da Madrid e uno da Lisbona; molti avevano origini nobili e più di qualcuno si distinse per cultura. Considerevole anche il numero di coloro che giungevano dalle file dei religiosi: troviamo un agostiniano, un mercenario, due benedettini e quattro teatini[2]

Anche a Otranto, come in altre diocesi salentine, il seminario fu istituito tardivamente. Nel 1750 i gesuiti avevano fondato a Galatina un collegio per la formazione dei sacerdoti; cinque anni dopo venne fondato dall'arcivescovo Nicolò Caracciolo il seminario a Otranto. Dalle relazioni delle visite canoniche fatte dagli arcivescovi, si ricava che nel Settecento c'erano nel territorio all'incirca quaranta parrocchie, ma solo quattro di queste superavano i 2.000 abitanti; alto era poi il numero delle confraternite, nel 1676 ne vengono censite ottantuno.

Nel 1818, in occasione della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie con la bolla De utiliori di papa Pio VII, la provincia ecclesiastica di Otranto fu ridotta a tre suffraganee, Gallipoli, Lecce e Ugento; mentre le altre due diocesi furono soppresse: Alessano fu unita a Ugento, mentre il territorio di Castro fu annesso a quello di Otranto.

Il 5 ottobre 1980 papa Giovanni Paolo II fu pellegrino a Otranto in occasione delle celebrazioni per il V centenario dal martirio dell'arcivescovo Pendinelli e di altri 800 fedeli di Otranto.

Il 20 ottobre 1980, mantenendo il rango di arcidiocesi, Otranto ha perso il titolo metropolitico ed è divenuta una sede suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Pendinelli, arcivescovo di Otranto (1451 - 1480).

Vescovi oriundi dell'arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 202.400 persone contava 201.400 battezzati, corrispondenti al 99,5% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 187.937 187.941 100,0 172 142 30 1.092 43 231 59
1970 189.370 189.400 100,0 143 106 37 1.324 47 300 65
1980 198.000 198.046 100,0 138 111 27 1.434 36 241 67
1990 202.800 203.300 99,8 143 113 30 1.418 35 249 80
1999 198.468 198.968 99,7 143 114 29 1.387 32 228 80
2000 197.000 197.500 99,7 144 115 29 1.368 32 228 80
2001 196.000 196.500 99,7 142 115 27 1.380 30 225 80
2002 198.468 198.968 99,7 144 116 28 1.378 32 218 80
2003 196.042 198.042 99,0 146 118 28 1.342 5 36 216 80
2004 197.042 198.042 99,5 145 117 28 1.358 5 32 208 80
2013 201.400 202.400 99,5 126 107 19 1.598 5 20 136 80

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ D'Angela, Note sull'introduzione del cristianesimo nel Basso Salento, pp. 35-36.
  2. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  3. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), Roma, École française de Rome, 2000 , vol. II, pp. 1776-1777.
  4. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 7, p. 273, nº 68 (Idrous).
  5. ^ Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, p. 51.
  6. ^ a b Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 14.
  7. ^ V. Grummel, Les regestes des actes du patriarchat de Constantinople, I, Paris 1932, p. 226, nº 792.
  8. ^ Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae…, Notitia 10, p. 333, nº 675; e Notitia 13, p. 370, nº 797 (Toursikon).
  9. ^ Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 16. Kehr, Italia pontificia, IX, p. VIII.
  10. ^ Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 16. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 409.
  11. ^ Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 17. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 409.
  12. ^ Primaldo Coco, Vestigi di grecismo in Terra d'Otranto, Grottaferrata 1922, p. 151.
  13. ^ G. Morosi, Studi sui dialetti greci in Terra d'Otranto.
  14. ^ Mauro Cassoni, Il tramonto del rito greco in Terra d'Otranto, in Rinascenza salentina 1934, pp. 14-15.
  15. ^ Questo vescovo è citato da Ferdinando Ughelli nell'Italia Sacra al capezzale del morente vescovo Paolino di Nola in Campania; tuttavia nei successivi riesami dei codici manoscritti utilizzati dall'Ughelli l'aggettivo Hydruntinus, associato a Benedetto, è stato interpretato con Hyacinthinus. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 317.
  16. ^ Ughelli ha interpretato come vescovo di Otranto il Sabino (o Sabiniano) menzionato in una lettera di Gregorio Magno del 599, che in realtà era vescovo di Gallipoli; questo lo ha costretto a sdoppiare l'unico Petrus in Pietro I e Pietro II. Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 317.
  17. ^ Eubel e Gams, ma recentemente anche Corsi (L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 13) collocano il vescovo Marco nella seconda metà dell'VIII secolo (circa 770 in Ughelli). Vedere anche: Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae..., p. 51; Cronotassi, iconografia e araldica dell'episcopato pugliese, Bari 1984, p. 262.
  18. ^ Questo anonimo vescovo è spesso identificato nelle cronotassi con il precedente Ipazio, benché il nome del metropolita di Otranto che prese parte a Costantinopoli al sinodo riunito dal patriarca Giovanni VIII Xifilino resti ignoto. Corsi, L'Episcopato di Otranto nel corso del Medioevo, p. 16. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 409.
  19. ^ a b c Kehr, Italia pontificia, IX, p. 410 (note al nº 4).
  20. ^ a b c d e Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, pp. 714–723.
  21. ^ Vescovo ignoto alle fonti citate in questa voce. Documentato da: Cronotassi, iconografia e araldica dell'episcopato pugliese, Bari 1984, p. 262.
  22. ^ L'anonimo vescovo, regis Hungarorum promotus ("promosso dal re d'Ungheria"), menzionato da Eubel nel 1198 (Hierarchia catholica, I, p. 279), non fu vescovo Hydruntinus, ma Jadertinus, ossia di Zara in Dalmazia.
  23. ^ Secondo Kamp (p. 719, nota 53), il vescovo Giocondo Paladini introdotto da Ughelli nella cronotassi di Otranto, si basa probabilmente su un documento del 1229, che dovrebbe essere spurio, perché di certo Tancredi è documentato fino ad agosto 1235. Secondo Hubert Houben (v. Otranto, nell'Enciclopedia Federiciana, 2005), la sede di Otranto rimase vacante dalla morte di Tancredi (1235/1236) fino alla nomina di Matteo de Palma nel 1253.
  24. ^ Matteo è documentato per l'ultima volta nel mese di giugno 1276 (Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, p. 720).
  25. ^ Morì prima di prendere possesso della sede capuana.
  26. ^ Scomunicato da Urbano VI per essere stato uno dei responsabili dello Scisma d'Occidente con l'elezione dell'antipapa Clemente VII che aveva avuto luogo a Fondi il 20 settembre 1378. (Salvatore Fodale, «Giacomo da Itri». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Vol. LIV, ad vocem, on-line)
  27. ^ Patriarca titolare di Costantinopoli dei Latini dell'obbedienza avignonese.
  28. ^ Internunzio apostolico in Brasile, fu rappresentato in sede da Domenico Cocchia, amministratore apostolico.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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