Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca

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Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca
Dioecesis Uxentina-Sanctae Mariae Leucadensis
Chiesa latina
Cattedrale di Ugento.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Lecce
Regione ecclesiastica Puglia
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Vito Angiuli
Vicario generale Beniamino Nuzzo
Sacerdoti 79 di cui 71 secolari e 8 regolari
1.531 battezzati per sacerdote
Religiosi 9 uomini, 78 donne
Diaconi 7 permanenti
Abitanti 123.000
Battezzati 121.000 (98,4% del totale)
Superficie 475 km² in Italia
Parrocchie 43 (4 vicariati)
Erezione XII secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni Vincenzo di Saragozza
Indirizzo Piazza San Vincenzo, 22 73059 Ugento [Lecce], Italia
Sito web www.diocesiugento.org
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
La chiesa del Santissimo Salvatore di Alessano, cattedrale della diocesi di Alessano fino al 1818.
Il palazzo vescovile di Ugento.
Il santuario di Santa Maria della Strada, a Taurisano, elevato a santuario mariano diocesano nel 1996.

La diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca (in latino: Dioecesis Uxentina-Sanctae Mariae Leucadensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce e appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2014 contava 121.000 battezzati su 123.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Vito Angiuli.

Santo patrono della diocesi è san Vincenzo di Saragozza, la cui festa ricorre il 22 gennaio.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la parte meridionale della provincia di Lecce ossia i comuni di: Acquarica del Capo; Alessano, con la frazione di Montesardo e la località costiera di Marina di Novaglie; Castrignano del Capo, con le frazioni di Giuliano di Lecce, Salignano e Santa Maria di Leuca; Corsano; Gagliano del Capo, con le frazioni di Arigliano e San Dana; Miggiano; Montesano Salentino; Morciano di Leuca, con la frazione di Barbarano del Capo e la località costiera di Torre Vado; Patù, con le frazioni di Marina di Felloniche e Marina di San Gregorio; Presicce; Ruffano, con la frazione di Torrepaduli; Salve, con la frazione di Ruggiano e le località costiere di Pescoluse, Torre Pali, Posto Vecchio; Specchia; Supersano; Taurisano; Tiggiano; Tricase, con le frazioni di Depressa, Lucugnano ed i rioni di Caprarica del Capo, Marina Serra, Tricase Porto, Sant'Eufemia e Tutino; Ugento, con le frazioni di Gemini e Torre San Giovanni, e le località costiere di Fontanelle, Torre Mozza, e Lido Marini.

Sede vescovile è la città di Ugento, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. Nel territorio diocesano, ad Alessano, sorge anche l'ex-cattedrale del Santissimo Salvatore.

Parrocchie e foranie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca.

Il territorio si estende su 475 km² ed è suddiviso in 43 parrocchie, raggruppate in 4 foranie o zone pastorali:

Santuari diocesani[modifica | modifica wikitesto]

Sono riconosciuti ufficialmente come santuari diocesani:[1]

Strutture formative e residenziali[modifica | modifica wikitesto]

  • "Casa per ferie Maris Stella" - Accoglienza: Campi scuola, Gruppi Parrocchiali e Famiglie, Santa Maria di Leuca;
  • "Casa per ferie San Basilio" - Accoglienza: Gruppi e famiglie, ritiri, campi scuola, esercizi spirituali, convegni, Tricase.

Comunità religiose[modifica | modifica wikitesto]

Religiose
Religiosi

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini al XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Ugento è documentata con certezza a partire dal XII secolo. Studi recenti di André Jacob hanno dimostrato l'esistenza del vescovo Giovanni, vissuto in epoca imprecisata tra il 1125 e il 1175.[4] Il necrologio cassinense menziona la morte di Symon episcopus et monachus de Ogenti, avvenuta il 23 settembre di un anno ignoto, ma comunque negli ultimi decenni del secolo.[5] Inoltre, una lettera di papa Innocenzo III, del 23 giugno 1198, cita Ugento quale diocesi suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto, provincia ecclesiastica alla quale Ugento rimarrà legata fino al Novecento.[6]

Incerta e lacunosa è la cronotassi dei vescovi diocesani nel XIII secolo. Dopo alcuni vescovi anonimi nella prima metà del secolo, è noto il vescovo Lando, eletto nel 1253 e morto tra il 1280 ed il 1282. Il capitolo della cattedrale è documentato per la prima volta in occasione della nomina del vescovo Goffredo nel 1282, elezione capitolare confermata da papa Martino IV.[7]

Risalgono al XV secolo gli insediamenti dei primi religiosi in diocesi, con l'arrivo dei francescani minori a Ugento e dei conventuali a Specchia e la fondazione del monastero benedettino femminile di Ugento, unica presenza religiosa femminile in diocesi fino all'Ottocento.

Tra il 1500 ed il 1800 tutti i presuli di Ugento sono stati presentati all'episcopato dai re di Napoli. Tra i presuli del Cinquecento si distinsero Antonio Minturno (1559-1565), che prese parte alla terza sessione del concilio di Trento e celebrò un sinodo diocesano nel 1564; e Desiderio Mazzapica (1566-1593), che fu tra i teologi consultori al concilio tridentino. Altri sinodi diocesani furono celebrati da Geronimo Martini nel 1645 e da Antonio Carafa nel 1680; un altro sinodo fu indetto e presieduto dal vicario capitolare Giuseppe Salzedo nel 1720. Durante il Cinquecento, la diocesi si arricchì della presenza di numerosi ordini religiosi: «i carmelitani si insediarono a Torrepaduli (1560) e a Presicce (1566), i cappuccini a Salve (1579) e a Ruffano (1621), i francescani minori a Presicce (1603) e i domenicani a Specchia (1608)».[8]

Le relazioni per le visite ad limina, quelle delle visite pastorali e le costituzioni sinodali rappresentano «le fonti "privilegiate" per la storia della diocesi, della sua organizzazione istituzionale ed assistenziale, dell'attività dei vescovi e della religiosità dell'ambiente».[9] La prima relazione redatta per la visita ad limina e giunta fino a noi è quella consegnata personalmente a Roma dal vescovo Juan Bravo Lagunas nel 1620; del vescovo Antonio Carafa (1663-1704), gli archivi vaticani conservano ben dodici relazioni; dal 1620 al 1777 sono in tutto 31 le relazioni fatte per la Curia romana dai vescovi ugentini.[10]

Numerose furono anche le visite pastorali dei vescovi ugentini nel territorio diocesano. La prima documentata è quella del vescovo Antonio Minturno nel 1559; seguono altre visite nel 1628 e nel 1637; a partire dall'ultimo quarto del Seicento le visite hanno una scadenza quasi annuale, indizio dell'interesse e della cura dei vescovi per la corretta amministrazione della propria diocesi.[11]

Il seminario vescovile, reso obbligatorio dal concilio di Trento, fu istituito tardivamente e risale solo al 1752 per opera del vescovo Tommaso Mazza; le scarse rendite della mensa vescovile e la difficoltà a reperire i fondi necessari per il suo mantenimento, procrastinarono di due secoli la fondazione del seminario. Dalla visita pastorale compita dal vicario capitolare De Rossi nel 1711 si conoscono, anche nominativamente, gli oltre 400 ecclesiastici, di cui 225 sacerdoti, che costituivano lo status clericorum della diocesi, su una popolazione diocesana di circa diecimila fedeli; da questo censimento erano tuttavia escluse le città di Ugento e di Gemini, per cui il numero dei chierici era presumibilmente maggiore.[12]

L'ampliamento[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 giugno 1818, in seguito al concordato tra Santa Sede e regno napoletano, la diocesi si ampliò, incorporando il territorio della soppressa diocesi di Alessano in forza della bolla De utiliori di papa Pio VII. Vennero così ad unirsi all'antico territorio diocesano, i comuni di Alessano, Arigliano, Caprarica del Capo, Corsano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo, Giuliano di Lecce, Montesardo, Patù, Salignano, San Dana, Tiggiano, Tricase e Tutino.

L'Ottocento è segnato dall'episcopato di Francesco Bruni (1837-1863), «con le sue ripetute visite pastorali e il sinodo diocesano del 1858. Egli completò la facciata della cattedrale (1855), costruì la nuova sede del seminario accanto al palazzo vescovile; guidò il clero nelle vicende rivoluzionarie del 1848 e della unificazione, cui si contrappose e, di conseguenza, dovette riparare a Napoli nel 1860, subendo poi le indagini censorie del governo italiano».[8] L'inaugurazione del seminario, progettato dall'ingegnere napoletano Magliola, avvenne nel 1912; fu successivamente ristrutturato negli anni sessanta e oggi ospita la scuola di formazione socio-politica e la scuola di formazione teologico-pastorale.

La nuova denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Per suggellare la profonda devozione verso la Vergine di Santa Maria de Finibus Terrae da parte di tutta la diocesi, papa Giovanni XXIII, il 1º agosto 1959, accolse la richiesta del vescovo Giuseppe Ruotolo e dispose la variazione del nome della diocesi con il decreto Sanctuarium Sanctae Mariae Leucadensis della Congregazione Concistoriale. Sempre per opera dello stesso presule si deve la costruzione a Santa Maria di Leuca della casa del clero e del "villaggio del fanciullo", contribuendo a dare nuovo impulso alla devozione alla Madonna di Leuca e ai pellegrinaggi al principale santuario mariano della diocesi.

Dal 20 ottobre 1980, in seguito alla bolla pontificia di papa Giovanni Paolo II Conferentia episcopalis Apuliae, la sede ugentina ha perso la sua secolare dipendenza dall'arcidiocesi di Otranto ed è divenuta suffraganea dell'arcidiocesi di Lecce.

Nel 1988 vengono annesse alla diocesi due parrocchie delle frazioni di Depressa e Sant'Eufemia del comune di Tricase precedentemente appartenute all'arcidiocesi di Otranto.[13]

Nei sotterranei della cattedrale, su iniziativa del vescovo Vito De Grisantis, il 6 luglio 2004, è stato inaugurato il museo diocesano.[14]

A ricordo della visita di papa Benedetto XVI a Santa Maria di Leuca del 14 giugno 2008, per volere del vescovo Vito De Grisantis, il 26 novembre 2009, è stato inaugurato, tra Lucugnano ed Alessano, un moderno auditorium, con 800 posti a sedere. Per opera del medesimo pastore nacque il "Progetto Tobia", fondo diocesano di garanzia per il microcredito etico-sociale.

La diocesi è impegnata in collaborazione con le suore marcelline nella gestione dell'Ospedale Generale Provinciale "Card. Giovanni Panico" e dell'hospice "Casa di Betania",[15] inaugurato il 20 settembre 2008, dal cardinale Salvatore De Giorgi.

Sono in corso le cause di canonizzazione di Antonio Bello e Mirella Solidoro,[16] giovane di Taurisano, e di Elisa Martinez fondatrice delle suore dell' Istituto Figlie di Santa Maria di Leuca.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Sebastiani Minturno, vescovo di Ugento (1559 - 1565).
Salvatore Luigi Zola, C.R.L., vescovo di Ugento (1873 - 1877).
Domenico Caliandro, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca (1993 - 2000).

Vescovi oriundi della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 123.000 persone contava 121.000 battezzati, corrispondenti al 98,4% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 87.000 87.000 100,0 83 71 12 1.048 19 71 33
1970 108.000 108.000 100,0 88 60 28 1.227 31 10 33
1980 115.500 115.900 99,7 76 54 22 1.519 25 134 36
1990 115.300 115.800 99,6 74 62 12 1.558 12 98 40
1999 122.800 124.000 99,0 76 62 14 1.615 18 106 43
2000 123.000 124.800 98,6 74 62 12 1.662 14 106 43
2001 122.000 123.000 99,2 75 62 13 1.626 5 15 103 42
2002 122.500 123.500 99,2 66 57 9 1.856 5 10 225 43
2003 123.500 124.500 99,2 70 59 11 1.764 5 12 223 43
2004 123.800 125.000 99,0 69 60 9 1.794 5 10 225 43
2010 120.000 122.000 98,4 70 63 7 1.714 5 8 140 43
2014 121.000 123.000 98,4 79 71 8 1.531 7 9 78 43

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco dal sito web della diocesi.
  2. ^ Basilica "Santa Maria de Finibus Terrae", Sito ufficiale, basilicaleuca.it. URL consultato l'8 ottobre 2012.
  3. ^ Lapide a ricordo dell'elevazione del santuario a Basilica Minore, rete.comuni-italiani.it. URL consultato il 30 settembre 2012.
  4. ^ a b André Jacob, Le culte de Saint Vincent de Saragosse dans la terre d'Otrante Byzantine et le sermon inédit du Vaticanus Barberinianus Gr. 456 (BHG 1867e), in Philomathestatos. Studies in Greek and Byzantine Texts Presented to Jacques Noret for his Sixty-Fifth Birthday, a cura di B. Janssens-B. Roosen-P. van Deun, Leuven-Paris-Dudley 2004, pp. 286-296 (in particolare sul vescovo Giovanni le pagine 287-289).
  5. ^ Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, p. 739, nota 3.
  6. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 412, nº *11. Guida degli Archivi capitolari d'Italia, vol. I, 2000, p. 321.
  7. ^ Guida degli Archivi capitolari d'Italia, vol. I, 2000, p. 321.
  8. ^ a b Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  9. ^ Palese, Le relazioni per le visite "ad limina" dei vescovi ugentini…, p. 37.
  10. ^ Elenco delle relazioni ad limina in: Palese, Le relazioni per le visite "ad limina" dei vescovi ugentini del Seicento e del Settecento, pp. 47-49.
  11. ^ Elenco delle visite pastorali in: Palese, Sinodi diocesani e visite pastorali della diocesi di Alessano e di Ugento, dal concilio di Trento al concordato del 1818, pp. 483-499.
  12. ^ Palese, La fondazione del Seminario diocesano di Ugento (1752), pp. 44-45 e 61-62.
  13. ^ AAS 81 (1989), pp. 107-108.
  14. ^ Dal sito web del museo diocesano di Ugento.
  15. ^ Tricase (Lecce) - 20 settembre '08 - Inaugurazione Casa di Betania Hospice, marcelline.org. URL consultato il 9 ottobre 2012.
  16. ^ Mirella Solidoro, Vivere per dare: un dono di nome Mirella... - Sito ufficiale, mirellasolidoro.it. URL consultato il 17 ottobre 2012.
  17. ^ a b c d e Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, pp. 739–740.
  18. ^ Già nominato per questa sede dall'antipapa Benedetto XIII nel 1398.
  19. ^ Nominato vescovo titolare di Dionisiade (AAS 24, 1932, p. 406). Il 16 ottobre 1924, gli AAS riportano un'altra nomina, alla sede titolare di Samaria (AAS 16, 1924, pp. 430 e 501), nomina che evidentemente non ebbe effetto, in quanto Lippolis è certamente ancora vescovo di Ugento nel 1932 (Lettere pastorali dei vescovi della diocesi di Ugento, p. 255, nº 94.)
  20. ^ Nominato vescovo titolare di Atella.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN236095412
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