Arcidiocesi di Lecce

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Arcidiocesi di Lecce
Archidioecesis Lyciensis
Chiesa latina
Duomo Lecce.jpg
Regione ecclesiastica Puglia
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Brindisi-Ostuni, Nardò-Gallipoli, Otranto, Ugento-Santa Maria di Leuca
Arcivescovo metropolita Domenico Umberto D'Ambrosio
Vicario generale Pietro Liquori
Sacerdoti 180 di cui 122 secolari e 58 regolari
1.520 battezzati per sacerdote
Religiosi 75 uomini, 277 donne
Diaconi 38 permanenti
Abitanti 274.517
Battezzati 273.697 (99,7% del totale)
Superficie 750 km² in Italia
Parrocchie 77 (4 vicariati)
Erezione VI secolo
Rito romano
Cattedrale Maria Santissima Assunta
Santi patroni Sant'Oronzo, San Fortunato e San Giusto
Indirizzo Piazza Duomo 5, 73100 Lecce, Italia
Sito web www.diocesilecce.org
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Antico palazzo del seminario diocesano.

L'arcidiocesi di Lecce (in latino: Archidioecesis Lyciensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2013 contava 273.697 battezzati su 274.517 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Domenico Umberto D'Ambrosio.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende 18 comuni[1]:

Sede arcivescovile è la città di Lecce, dove si trova la cattedrale di Maria Santissima Assunta.

Tre chiese leccesi hanno ricevuto la dignità di basilica minore:

Parrocchie e vicarie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie dell'arcidiocesi di Lecce.

Il territorio si estende su 750 km² ed è suddiviso in 77 parrocchie, raggruppate in 4 vicarie:

  • Lecce
  • Monteroni di Lecce
  • Squinzano
  • Vernole

Provincia ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

La provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Lecce, istituita nel 1980, comprende 4 suffraganee:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione, non anteriore alla seconda metà del Cinquecento[5], fa risalire la fondazione della diocesi di Lecce ai tempi apostolici: nel I secolo Giusto di Corinto avrebbe predicato la fede cristiana nella città salentina convertendo Oronzo, che sarebbe poi stato consacrato vescovo a Corinto dall'apostolo Paolo, che gli avrebbe affiancato come coadiutore e successore il nipote Fortunato.

A partire dal Seicento, storici locali come Giulio Cesare Infantino[6] e Francesco Nicola Fatalò[7] ampliarono la cronotassi leccese dei primi secoli, in parte fatta propria da Ferdinando Ughelli nella sua Italia sacra, e, secondo i gusti dell'epoca, «con l'ausilio della fantasia» recepirono «acritiche tradizioni circa le origini della sede vescovile e la successione episcopale».[8] Divennero così vescovi di Lecce, prelati che storicamente occuparono altre sedi episcopali, come Leucio di Brindisi, Dionisio di Roma, Biagio di Sebaste o Niceta di Remesiana.

Secondo De Leo, le leggende agiografiche all'origine della cronotassi episcopale leccese sottintendono tuttavia un «nucleo di verità», e cioè che «è estremamente verosimile che la diffusione del Cristianesimo in Terra d'Otranto sia avvenuta verso il IV-V secolo per opera del protovescovo di Brindisi Leucio».[9] Una prima presenza cristiana a Lecce è inoltre ricordata in uno dei carmi del vescovo Paolino di Nola nel IV secolo.[10]

La diocesi è storicamente documentata a partire dalla seconda metà del VI secolo: nel 553 il vescovo Venanzio Lippiensis sottoscriveva a Costantinopoli il Constitutum con cui papa Vigilio vietava la condanna dei Tre Capitoli; nel 595, a causa della morte del vescovo, papa Gregorio Magno nominava Pietro di Otranto visitatore apostolico della diocesi e lo incaricava di vegliare sull'elezione del nuovo vescovo.[11] Della diocesi leccese non si hanno più notizie fino all'XI secolo.

Il medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Lecce fa la sua ricomparsa nella seconda metà dell'XI secolo, in concomitanza con le conquiste normanne, che fecero di Lecce un importante centro commerciale, fino a diventare capoluogo del Salento. In questo periodo troviamo il vescovo Teodoro, documentato in diplomi del 1057, del 1092 e del 1101, testi sulla cui autenticità tuttavia gli storici non sono unanimi.[12]

All'inizio del XII secolo è noto il vescovo Formoso, il cui nome appare nell'epigrafe dedicatoria della cattedrale, che egli fece costruire nel 1114 con l'aiuto del conte di Lecce Goffredo d'Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo; venne ristrutturata dopo il 1230, su disposizione del vescovo Roberto. È documentata dal medioevo l'appartenenza di Lecce alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Otranto.

Risale al 1133, per opera del conte Accardo II, la fondazione del monastero benedettino femminile di San Giovanni Evangelista, che l'anno successivo divenne immediatamente soggetto alla Santa Sede per disposizione dell'antipapa Anacleto II.[13] Divenne prima abbadessa Agnese, sorella del conte. Nel 1180 venne fondato il monastero benedettino dei Santi Niccolò e Cataldo.

Nel XII secolo, «la Chiesa di Lecce ebbe in donazione alcuni feudi, tra i quali quello di San Pietro Vernotico… Il vescovo di Lecce vantava diritti feudali su San Pietro Vernotico, Novoli, Carmiano, Magliano, Monteroni, San Pietro in Lama e Lequile, aveva giurisdizione civile e criminale su Lequile, Cavallino, Lizzanello, Vanze, Merine, Campi, Strudà, Melendugno, San Cassiano e Squinzano».[14]

Tra XIII e XIV secolo arrivarono a Lecce alcuni importanti ordini religiosi: nel 1219 arrivarono i francescani, inviati dallo stesso san Francesco d'Assisi, che fondarono il primo convento nel 1273; in seguito giunsero i Celestini di Santa Croce e nel 1388 i domenicani.

Per l'importanza assunta dalla città nel XV secolo, il vescovo Tommaso Morganti nel 1410 ottenne dal papa l'esenzione dalla giurisdizione metropolitica degli arcivescovi di Otranto; ma tale privilegio durò per poco tempo, in quanto venne revocato al successore Curello Ciccaro.

Cinquecento e Seicento[modifica | modifica wikitesto]

Dal 17 maggio 1518 fino al 3 giugno 1521, durante l'episcopato di Giovanni Antonio Acquaviva d'Aragona, la diocesi di Lecce fu unita in persona episcopi alla diocesi di Alessano.

Durante l'episcopato di Braccio Martelli, a metà XVI secolo, ci fu un forte impulso all'edilizia religiosa; in questo periodo aprirono nuovi cantieri, tra i più importanti quello della basilica di Santa Croce. Lo stesso vescovo fu il primo prelato leccese a partecipare al concilio di Trento.

Nella seconda metà del Cinquecento, la Chiesa leccese fu segnata dal lungo episcopato di Annibale Saraceno (1560-1591), fratello del cardinale Giovanni Michele Saraceni, che lo aveva preceduto, come amministratore apostolico, sulla cattedra salentina. Entrato in conflitto con il capitolo della cattedrale, fu accusato della morte del tesoriere capitolare e sottoposto a giudizio a Roma, dove venne condannato e sospeso per sette anni (1571-1578). Durante questo periodo, nel quale la diocesi venne governata da vicari provenienti da altre diocesi, fu celebrato il primo sinodo diocesano per l'applicazione delle normative tridentine (1563). In questi anni arrivarono a Lecce i gesuiti (1574), guidati da san Bernardino Realino, e i teatini (1591), preceduti dai carmelitani nel 1546.

Vita difficile ebbe anche il successore Scipione Spina (1591-1639), che entrò in conflitto pure lui con il capitolo della cattedrale, composto da rampolli delle migliori famiglie aristocratiche della città in continua competizione fra loro, e soprattutto con le autorità cittadine, che lo accusarono di appropriazione indebita di fondi dell'ospedale dello Spirito Santo. Trasferitosi a Roma per essere sottoposto a processo, fu rinchiuso nelle prigioni di Castel Sant'Angelo nel 1596 fino alla chiusura del processo, da cui uscì vittorioso, ma raggiunse Lecce solo nel 1600.

Vero iniziatore della riforma tridentina a Lecce fu il vescovo Luigi Pappacoda (1639-1670), «uomo energico, ma conciliante, celebrò sinodi, visitò le parrocchie e ottenne importanti risultati a vantaggio della Riforma».[14] Lustro alla Chiesa leccese fu data dall'elezione al soglio pontificio, con il nome di Innocenzo XII, di Antonio Pignatelli, che era stato vescovo a Lecce dal 1671 al 1682.

Chiesa e arte barocca[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del XVI secolo, la Chiesa leccese iniziò una rivoluzione architettonica che sarebbe durata circa due secoli. Con gli stimoli pervenuti dal barocco romano e del plateresco spagnolo, i vescovi di Lecce, e gli ordini religiosi presenti in città, avviarono una serie di modifiche e di nuove strutture, che poco dopo influenzarono anche le residenze signorili, segnando così l'inizio del barocco leccese, che trovò nella Chiesa la sua più grande promotrice. Si venne a creare in alcuni casi una specie di simbiosi vescovo-architetto, come nei casi di Luigi Pappacoda, con Giuseppe Zimbalo, e di Antonio e Michele Pignatelli con Giuseppe Cino.

Nel 1661 Luigi Pappacoda commissionò la ricostruzione del duomo all'architetto Giuseppe Zimbalo, che concluse i lavori nel 1682; nel 1751 Alfonso Sozy Carafa vi fece aggiungere l'artistico portone in rovere.

Nel XVII secolo Lecce divenne un vero e proprio cantiere a cielo aperto. Risalgono a questo periodo i lavori per la costruzione della basilica di San Giovanni Battista o del Rosario e delle chiese di Sant'Irene, Santa Teresa, Sant'Anna, Santa Chiara, Sant'Angelo o Santa Maria di Costantinopoli, San Matteo, della chiesa della Madre di Dio o delle Scalze e di altre. Si comprende, quindi, come l'attività della Chiesa leccese, sia stata fondamentale per lo sviluppo dell'intera città.

Nel XVIII secolo la Chiesa leccese continuò, anche se con meno frenesia, ad erigere chiese barocche, i principali esempi sono chiesa delle Alcantarine o di Santa Maria della Provvidenza e la chiesa del Carmine.

Il Settecento[modifica | modifica wikitesto]

Il seminario, completato nel 1709 e inaugurato il 1º settembre, venne fatto edificare dal vescovo Michele Pignatelli, che ne affidò progettazione e realizzazione a Giuseppe Cino.

Poco dopo la città e la diocesi leccese vissero uno dei momenti più cupi e tristi della loro storia, punto culminante dei contrasti secolari tra autorità civile e autorità religiosa. «Fabrizio Pignatelli, rappresentante della resistenza papale contro gli exequatur e le gabelle avverse ai chierici, non accettava le restrizioni in materia volute dall'amministrazione civica, la quale lamentava l'impossibilità di sopravvivenza, visto il numero di coloro che si ponevano sotto la tonaca per non pagare le tasse».[14] «Il contrasto profondo tra autorità ecclesiastica e civile, che causò prima la repentina cattura e deportazione del vescovo Pignatelli fuori del Regno, e poi l'espulsione da Lecce del vicario generale Scipione Martirani, nonché l'incarcerazione dei parenti dell'uno e dell'altro»[15], è all'origine dell'interdetto lanciato contro la città dal vescovo Fabrizio Pignatelli, confermato con un breve apostolico da papa Clemente XI il 24 dicembre 1711. A Lecce fu così vietata ogni tipo di attività religiosa, sacramentale e pastorale, fino alla risoluzione delle gravi tensioni tra Stato e Chiesa nel 1719.[16]

Tra i prelati del Settecento si distinsero in particolare Scipione Sersale (1744-1751), che si prodigò per l'organizzazione del seminario e l'adeguata preparazione dei candidati al sacerdozio; e Alfonso Sozy Carafa (1751-1783), che si adoperò per riportare un clima di serenità nella Chiesa e nella città di Lecce.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Ottocento, il vescovo Nicola Caputo (1818-1862) fu l'unico vescovo salentino ad appoggiare apertamente il processo unitario. Nel 1848 procedette alla benedizione del vessillo tricolore durante i moti rivoluzionari, cosa che gli causò alcuni anni d'esilio a Capua; nel 1860 inviò un messaggio benaugurale a Garibaldi. Con l'unità d'Italia, molti beni della chiesa leccese furono confiscati, tra cui anche il seminario, divenuto una caserma, e restituito alla diocesi grazie alle istanze del vescovo Salvatore Luigi Zola (1877-1898).

L'inizio del Novecento vide l'azione pastorale del vescovo Gennaro Trama (1902-1927), che «combatté gli errori del modernismo, celebrò il congresso eucaristico del 1925… promosse l'associazionismo laicale con la nascita dell'Azione cattolica, dei terziari francescani, delle dame di Carità, delle diverse confraternite; promosse anche la nascita del Piccolo Credito Salentino, prima banca cattolica nel Salento».[14]

Nel secondo dopoguerra operò il vescovo Francesco Minerva (1950-1981), che cercò di applicare le normative del concilio Vaticano II, e che nel 1956 ospitò a Lecce il XV congresso eucaristico nazionale[17], presieduto dal delegato pontificio, l'allora cardinale Angelo Giuseppe Roncalli, futuro papa Giovanni XXIII. Durante il suo episcopato venne fondato il settimanale l'Ora del Salento (1963) e fu eretto l'Istituto di Scienze Religiose (1959), per la formazione dei laici.

Il 28 settembre 1960 la diocesi perse la sua secolare suffraganeità all'arcidiocesi di Otranto, diventando immediatamente soggetta alla Santa Sede in virtù della bolla Cum a nobis di Giovanni XXIII.

Il 20 ottobre 1980 Lecce è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la costituzione apostolica Conferentia Episcopalis Apuliae di papa Giovanni Paolo II. Con questa bolla, contestualmente alla soppressione delle sedi metropolitane di Brindisi e Otranto, viene istituita la provincia ecclesiastica leccese costituita da 6 diocesi suffraganee: Otranto, Ugento-Santa Maria di Leuca, Nardò, Gallipoli, Brindisi e Ostuni. Con decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, sia Brindisi e Ostuni sia Nardò e Gallipoli, furono unite in plena unione; il numero delle suffraganee si ridimensionò così a 4 diocesi. Francesco Minerva fu l'ultimo vescovo ed il primo arcivescovo metropolita di Lecce.

Il 17 e 18 settembre 1994 l'arcidiocesi di Lecce ricevette la visita apostolica di papa Giovanni Paolo II che in tale occasione inaugurò il nuovo seminario arcivescovile e definì la città di Lecce "una vera e propria città chiesa".

Nel 2006, nel 50º anniversario del XV Congresso Eucaristico nazionale, si è tenuto un Congresso eucaristico diocesano, presieduto da Cosmo Francesco Ruppi, a cui hanno partecipato i vescovi e arcivescovi suffraganei e, delegati da papa Benedetto XVI, i cardinali Salvatore De Giorgi e Angelo Sodano[18].

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Braccio Martelli, vescovo dal 1552 al 1560, prese parte al concilio di Trento.
Antonio Pignatelli, futuro papa Innocenzo XII, fu vescovo leccese dal 1681 al 1682.
Domenico Umberto D'Ambrosio, attuale arcivescovo di Lecce.

I vescovi che precedono Venanzio (VI secolo) non sono storicamente attestati, ma deriverebbero da una ricostruzione della storiografia leccese secentesca.[19]

Prelati originari dell'arcidiocesi di Lecce[modifica | modifica wikitesto]

Viventi:

Deceduti:

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 274.517 persone contava 273.697 battezzati, corrispondenti al 99,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 163.000 164.000 99,4 270 180 90 603 170 580 39
1970 225.274 225.324 100,0 220 155 65 1.023 83 560 52
1980 247.096 247.177 100,0 213 142 71 1.160 99 519 65
1990 265.376 269.708 98,4 214 148 66 1.240 3 86 427 74
1999 255.000 257.804 98,9 206 151 55 1.237 25 78 393 76
2000 266.000 268.580 99,0 205 151 54 1.297 27 67 358 76
2001 265.000 267.224 99,2 212 152 60 1.250 30 76 324 76
2002 274.770 276.979 99,2 213 153 60 1.290 30 75 324 76
2003 250.123 252.923 98,9 208 148 60 1.202 31 75 324 76
2004 258.225 260.988 98,9 200 140 60 1.291 31 74 334 76
2013 273.697 274.517 99,7 180 122 58 1.520 38 75 277 77

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  2. ^ Da GCatholic.org
  3. ^ Breve Quae in catholico, AAS 41 (1949), pp. 23-24.
  4. ^ Breve Quam praestet, AAS 76 (1984), p. 637.
  5. ^ Raffaele De Simone, S. Oronzo nelle fonti letterarie sino alla metà del seicento, Centro Studi Salentini, Lecce 1964, p. 316.
  6. ^ Lecce sacra, 1634.
  7. ^ La serie dei vescovi di Lecce, manoscritto 37 della biblioteca provinciale di Lecce.
  8. ^ De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1973, p. 4.
  9. ^ De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1973, p. 7.
  10. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi di Lecce.
  11. ^ D'Angela, Note sull'introduzione del cristianesimo nel Basso Salento, p. 43.
  12. ^ De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, 1975, pp. 4-5. Giovanni Antonucci, Miscellanea diplomatica, in Rinascenza salentina 3 (1938), pp. 189-199.
  13. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 424.
  14. ^ a b c d Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  15. ^ Antonio Antonaci, L'interdetto di Lecce nei documenti dell'archivio segreto vaticano, in La Zagaglia: rassegna di scienze, lettere e arti, 9 (1961), p. 69.
  16. ^ Le problematiche evidenziate nel caso di Lecce nei rapporti fra Stato e Chiesa nel regno napoletano furono in parte risolti con il concordato del 1734.
  17. ^ Preghiera di Pio XII per il Congresso Eucaristico Nazionale di Lecce.
  18. ^ Saluto all'arcidiocesi di Lecce del cardinale Angelo Sodano.
  19. ^ P. Corsi, Lecce e il suo territorio in età bizantina, in Storia di Lecce a cura di B. Vetere, Laterza, Bari 1993, pp. 25-53. De Leo, Contributo per una nuova Lecce Sacra, La Zagaglia, 1973, pp. 3-9.
  20. ^ Nella passio di san Leucio di Brindisi, Eleno appare come suo immediato predecessore sulla cattedra di Alessandria d'Egitto. Entrambi sono stati artificiosamente inseriti nella cronotassi leccese (De Leo).
  21. ^ Sarebbe stato fratello del vescovo Cataldo di Taranto, ignoto però alle antiche biografie del santo tarantino. Probabilmente confuso con san Donato di Fiesole, irlandese come Cataldo (Lanzoni).
  22. ^ Questo vescovo, come ricorda Ughelli, fu identificato da autori leccesi seicenteschi con papa Dionisio; De Leo propone di identificarlo con san Dionisio di Alessandria, Lanzoni con il Dionisio successore di san Leucio a Brindisi.
  23. ^ Il vescovo di Sebaste fu inserito in modo improprio nella cronotassi leccese dagli autori seicenteschi, che lo ritennero civis noster, "nostro concittadino" (De Leo).
  24. ^ «Parimenti arbitraria è l'inclusione di Aniceto (Niceta di Remesiana) nel catalogo episcopale leccese. Se è certo che quel missionario passò dalla terra salentina, non per questo è scontato che ne divenne vescovo». (De Leo, p. 8).
  25. ^ Vescovo sconosciuto anche ai compilatori seicenteschi. Secondo De Leo, «non è improbabile che sia stato intruso dall'abate Salice, che nel sec. XVI curò una cronotassi episcopale leccese, conservata nell'archivio capitolare, allo scopo di dare importanza alla sua famiglia».
  26. ^ Secondo Lanzoni sarebbe uno sdoppiamento del primo vescovo di nome Leucio. In una cronotassi seicentesca (opera di Nicola Fatalò), questo vescovo sarebbe invece vissuto nel X secolo (De Leo).
  27. ^ Non tutti gli autori ammettono la presenza di questo vescovo nelle cronotassi leccesi, per alcune varianti dei manoscritti, che invece di lippiensis (di Lecce) hanno lipariensis (di Lipari). Tuttavia «ormai pare che non vi siano dubbi nell'attribuire alla salentina Lupiae il vescovo Venanzio» (D'Angela, Note sull'introduzione del cristianesimo nel Basso Salento, p. 43).
  28. ^ Il patronimico "Bene", che accompagna in molte cronotassi il nome del vescovo Formoso, è nato da un equivoco «sorto dall'avverbio bene che segue il nome del vescovo nell'epigrafe dedicatoria del duomo (cura Formosi bene praesulis officiosi)» (De Leo, 1975, p. 8, nota 8).
  29. ^ a b c d e f g h i j k Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, pp. 729–736.
  30. ^ Petureius, Petracius o Penetranus sono varianti riportate dai manoscritti (1179); Kamp documenta come in realtà l'autentico nome del vescovo fosse Petrus Guarinus; Kirche und Monarchie..., p. 730, nota 5.
  31. ^ Il patronimico Voltorico (o Vulturius) è frutto di un equivoco (Kamp, Kirche und Monarchie..., p. 732, nota 23.
  32. ^ Kamp, Kirche und Monarchie..., p. 736, nota 69.
  33. ^ (EN) David Cheney, Archbishop Giuseppe Camassa †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.
  34. ^ (EN) David Cheney, Bishop Oronzo Luciano Durante †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.
  35. ^ (EN) David Cheney, Bishop Teodosio Maria Gargiulo †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.
  36. ^ (EN) David Cheney, Bishop Angelo Petrelli †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.
  37. ^ (EN) David Cheney, Archbishop Francesco Petronelli †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.
  38. ^ (EN) David Cheney, Bishop Giuseppe Signore †, su Catholic-Hierarchy.org. URL consultato il 6 novembre 2015.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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