Lequile

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Lequile
comune
Lequile – Stemma Lequile – Bandiera
Lequile – Veduta
Piazza San Vito
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
Sindaco Antonio Caiaffa (lista civica) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 40°18′N 18°08′E / 40.3°N 18.133333°E40.3; 18.133333 (Lequile)Coordinate: 40°18′N 18°08′E / 40.3°N 18.133333°E40.3; 18.133333 (Lequile)
Altitudine 38 m s.l.m.
Superficie 36,8 km²
Abitanti 8 685[1] (31-12-2015)
Densità 236,01 ab./km²
Frazioni Dragoni, Paladini
Comuni confinanti Copertino, Galatina, Lecce, Monteroni di Lecce, San Cesario di Lecce, San Donato di Lecce, San Pietro in Lama, Soleto
Altre informazioni
Cod. postale 73010
Prefisso 0832
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 075036
Cod. catastale E538
Targa LE
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 1 059 GG[2]
Nome abitanti Lequilesi
Patrono san Vito
Giorno festivo quarta domenica di giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lequile
Lequile
Lequile – Mappa
Posizione del comune di Lequile all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Lèquile (Lècule in dialetto salentino[3]) è un comune italiano di 8 685 abitanti[1] della provincia di Lecce in Puglia.

Situato nel Territorio della Valle della Cupa, è uno dei comuni della prima cintura urbana di Lecce dal cui centro dista 5 km in direzione sud. Comprende anche la frazione di Dragoni e Paladini.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina di Lequile si estende lungo la vecchia via provinciale che collegava Lecce con Gallipoli.

Valle della Cupa

Il territorio comunale, la cui estensione è di 36,36 km², è caratterizzato da una morfologia prevalentemente pianeggiante; l'altitudine raggiunge l'altezza massima di 69 m s.l.m. Ricade nella Valle della Cupa, ossia in quella porzione di pianura, intorno al capoluogo leccese, caratterizzata da una grande depressione carsica. Il territorio lequilese ospita numerose masserie, oggi prevalentemente disabitate, tra cui si segnala la masseria Tramacere nei pressi dell'aeroporto militare della confinante Galatina, aerodromo le cui piste sono situate nel territorio del comune di Lequile.
Confina a nord con i comuni di Monteroni di Lecce e Lecce, a est con i comuni di San Cesario di Lecce e San Donato di Lecce, a sud con i comuni di Soleto e Galatina, a ovest con i comuni di Copertino e San Pietro in Lama. Dista circa 7 km dal centro del capoluogo.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Lecce Galatina.

Dal punto di vista meteorologico Lequile rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +9 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +25,1 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 676 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[4].

Lequile Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,4 13,0 14,8 18,1 22,6 27,0 29,8 30,0 26,4 21,7 17,4 14,1 13,2 18,5 28,9 21,8 20,6
T. min. mediaC) 5,6 5,8 7,3 9,6 13,3 17,2 19,8 20,1 17,4 13,7 10,1 7,3 6,2 10,1 19,0 13,7 12,3
Precipitazioni (mm) 80 60 70 40 29 21 14 21 53 96 109 83 223 139 56 258 676
Umidità relativa media (%) 79,0 78,9 78,6 77,8 75,7 71,1 68,4 70,2 75,4 79,3 80,8 80,4 79,4 77,4 69,9 78,5 76,3

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Stando a un recentissimo studio, come per Lequio Berria e Lequio Tanaro in provincia di Cuneo, sembra che «l'etimo di Lequile sia da annodarsi all'espressione 'ad leucum', per cui in origine, dove ora sorge il paese, poteva esserci un 'lucus', ossia una luminosa radura...; o un 'lacus', ovvero un limpido specchio d'acqua»[6].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Storia del Salento e Storia della Puglia.

Le origini cittadine sono fatte risalire per tradizione all'epoca romana, quando si stabilì nella zona il centurione Leculo, il quale eresse una villa da cui sorse poi un villaggio.

Dall'XI secolo al 1463, il casale di Lequile fece parte della Contea di Lecce e del Principato di Taranto. Nel 1291 ne fu signore Ugo di Brienne; nei secoli XIV e XV appartenne ai Bonomine, ai De Marco, ai Sambiase, ai Santabarbara e ai Marescallo. Nel 1433 Maria d'Enghien, contessa di Lecce, principessa di Taranto e regina di Napoli, lo concesse in feudo al barone Guarini di San Cesario, alla cui famiglia appartenne fino al 1531. Successivamente dal Doria, divenutone signore nel 1554, venne ceduto al Pansa; da questi alla nipote della famiglia Dell'Anna, e quindi al Graffoglietti, ai Venato, agli Imparato, ed infine ai principi Saluzzo che ne serbarono il possesso dal 1690 al 1806, data di abolizione della feudalità.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lequile-Stemma.png

Descrizione dello stemma:

« Lo stemma del comune di Lequile raffigura l'emblema del casato di Leculo: ovvero l'immagine dell'aquila imperiale, che rievoca la sua antica origine romana. »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Madre

La chiesa matrice, dedicata a Maria SS. Assunta, fu ricostruita nel 1746 sull'area della precedente, probabilmente su disegni di Mauro Manieri.

Si presenta con il prospetto incompleto, privo del fastigio finale. La facciata, divisa in due ordini da una cornice marcapiano, è percorsa nell'ordine inferiore da sei lesene terminanti con capitelli finemente scolpiti, che racchiudono quattro nicchie conchigliate nei catini. Nell'ordine superiore altre quattro lesene prive di capitelli racchiudono due nicchie vuote e il finestrone centrale decorato con una ricca cornice.
L'interno, a croce latina, presenta sei cappelle ospitanti altari riccamente decorati, due dei quali attribuiti a Mauro Manieri, con pregevoli tele, tra cui si distingue quella della Vergine Immacolata con i SS. Francesco d'Assisisi e Caterina da Siena, riconducibile alla mano del pittore gallipolino Gian Domenico Catalano. Nella navata sono collocati gli altari delle Anime del Purgatorio, dell'Immacolata e della Vergine del Rosario, a sinistra, del Cuore di Gesù, del Presepe e di Sant'Oronzo, a destra. Il transetto ospita poi altri due altari, dedicati all'Addolorata e al patrono San Vito Martire. Nella zona absidale vi è la statua l'ignea dell'Assunta, opera dello scultore locale Oronzo Rossi.
La chiesa è sormontata da una cupola la cui superficie interna è decorata con motivi geometrici realizzati nel XX secolo. La lanterna superiore all'esterno è fiancheggiata da un alto campanile di cinque piani, sormontato da una cupoletta piramidale e fu portato a termine nel 1896 dall'architetto Russo di San Cesario di Lecce: l'ordine basamentale ed il primo piano sono riferibili al XVIII secolo e a disegni di Mauro ed Emanuele Manieri.

Chiesa del convento dei Francescani

Chiesa e Convento dei Francescani[modifica | modifica wikitesto]

Il Convento dei Francescani, tipico convento della riforma francescana, fu costruito tra il 1613 e il 1619 da maestranze locali. La chiesa, seicentesca, presenta una facciata lineare, con portale sormontato da un timpano triangolare, in asse con il finestrone centrale. L'interno, a navata unica rettangolare, ospita otto cappelle contenenti gli altari della Madonna del Carmine, di Sant'Antonio da Padova, del Sacro Cuore di Gesù, dell'Immacolata, dei Santi Medici e di Sant'Elisabetta e le nicchie, nelle prima cappella di destra e di sinistra, di San Francesco d'Assisi e di Sant'Egidio Maria da Taranto. Pregevole è l'altare maggiore arricchito da un tabernacolo ligneo.

  • Chiostro

Ospita un pozzo centrale, mentre sulle pareti, undici affreschi datati 1692, rappresentano la Via Crucis.

  • Refettorio

È stato realizzato dai legnanioli riformati (per quanto concerne la parte lignea), tra il 1692 ed il 1695, mentre sconosciuta rimane l'identità dei frescanti delle scene dipinte sugli schienali e quelle degli affreschi sulle pareti, rappresentanti il Capitolo delle Stuoie e L'incontro di San Francesco e San Domenico sulla parete dell'ingresso e La cena del Signore sulla parete frontale.

  • Biblioteca

La biblioteca, intitolata a San Francesco, rientra nel circuito delle "Biblioteche di Terra d'Otranto". Fu costruita nel 1695 e conserva un fondo antico di 2093 volumi, tra cui cinquecentine cinquecentine, seicentine e settecentine di vari tipografi veneziani, romani, napoletani, francesi, etc...

Chiesa di San Nicola

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Nicola o del Redentore, è databile alla fine del XVII secolo e fu opera, molto probabilmente dell'architetto Salvatore Miccoli.
L'edificio si presenta con una facciata arricchita da pronao con fronte a lesene binate, terminanti con capitelli corinzi. Il fornice a tutto sesto è sormontato da un timpano semicircolare, raccordato al corpo inferiore tramite volute. Il corpo principale è diviso da lesene lisce e termina con balaustra a colonnine e pilastri.

La cupola, con rivestimento a palmette ceramicate restaurato tre il 1983 e il 1984, è sostenuta da un alto tamburo con finestra a sesto ribassato, raccordato con volute e sormontato da balaustra.

L'interno, a croce greca, ospita l'altare maggiore della prima metà del Settecento, con quattro colonne poggianti su alti plinti e altre due colonnine corinzie tortili, anch'esse riccamente decorate. Al centro dell'altare è posizionato un affresco del 1692 raffigurante il Crocifisso.

Chiesa di San Vito

Chiesa di San Vito[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Vito, patrono della cittadina, è una costruzione barocca edificata tra il 1661 ed il 1670 su progetto di Salvatore Miccoli.
Presenta un elegante prospetto diviso in due ordini da una cornice aggettante. Nell'ordine inferiore uno zoccolo funge da base per quattro lesene terminanti con capitelli corinzi legati fra loro da ghirlande di frutta. Due nicchie vuote fiancheggiano il portale centrale, il cui timpano triangolare è sormontato dalla statuetta di San Vito. In quello superiore quattro pilastri racchiudono due nicchie ospitanti le statue di San Pietro, con in mano le chiavi del paradiso, e di San Paolo, con in mano la spada. Al centro il finestrone con eleganti cornici sagomate, al di sopra del quale è posto il cartiglio con la dedica del popolo lequilese al suo patrono: D.O.M. DIVO PATRONO LEQUILENSIUM PIETAS AUGUSTIUS INSTAURAVIT A.D.1670. Il prospetto termina con un frontone semicircolare e con una balaustra che delimita tutta la terrazza.

Chiesa di Santa Maria della Consolazione
Chiesa Madonna di Loreto

La grande cupola emisferica, poggiante su un alto tamburo percorso da lesene e finestre, è ricoperta da mattonelle di ceramica policroma disposte a squame. All'interno presenta una pianta a croce greca con otto altari e nove grandi tele che raffigurano storie di Santi.

Chiesa di Santa Maria della Consolazione[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria della Consolazione, conosciuta anche con il titolo di Santa Susanna, fu edificata nel 1601 come si evince da un'epigrafe interna. In stile barocco, presenta una facciata scandita in tre parti da alte lesene. Al centro è il portale d'ingresso posto in asse con il finestrone; ai lati si aprono due nicchie con le statue di due santi. La facciata termina con un timpano triangolare spezzato con al centro la statua della Vergine posta su un capitello ionico. L'interno è ad aula unica e custodisce un antico affresco della Madonna con il Bambino.

Chiesa di Santa Maria di Loreto[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria di Loreto fu edificata nel 1597 così come riporta l'iscrizione sulla porta d'ingresso. L'edificio presenta un portale architravato inquadrato da due colonne con capitelli corinzi; al centro dell'architrave vi è uno stemma raffigurante un leone rampante. Il prospetto, dotato di finestra rettangolare, termina con un timpano spezzato. L'interno, a una sola navata, conserva due tele raffiguranti il Transito di San Giuseppe e il Transito di Sant'Ignazio e le statue in pietra di Santa Chiara e San Michele Arcangelo.

Cappella di San Donato[modifica | modifica wikitesto]

La cappella di San Donato, databile ai primi anni del XVII secolo, presenta una struttura simile alla chiesa di Santa Maria di Loreto con portale e finestra posti in asse e timpano spezzato. Nell'architrave semicircolare vi è scolpita l'immagine di San Donato. L'interno, voltato a stella, conserva una statua in cartapesta del santo e un elaborato tabernacolo settecentesco in pietra. L'edificio è dotato di un piccolo campanile a vela.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madonna Immacolata, 1615

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dei Saluzzo

Palazzo dei Principi Saluzzo[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dei Principi Saluzzo (oggi De Palma) si presenta con ampie finestre e vasto loggiato. Notevole per i suoi vasti ambienti e per le numerose sale che lo compongono, l'attuale edificio venne probabilmente ampliato nella prima metà del XVII secolo, con oratorio nel piano superiore e una biblioteca privata che custodisce preziosi incunaboli e diverse stampe antiche pugliese. Al piano terra è annessa una cappella dedicata a San Giorgio.

Palazzo Caiaffa[modifica | modifica wikitesto]

È un edificio bipiano con una raffinata balconata a colonnine che corre lungo tutta la facciata, prolungandosi anche su un ampio terrazzo. La stessa balconata è sostenuta da numerosi mensolini antropomorfi e con decorazioni vegetali. Risale al XVII secolo.

Altri palazzi[modifica | modifica wikitesto]

  • Palazzo Filippi (oggi Filograna), XVI secolo
  • Palazzo Brunetti (oggi Mazzotta), XVII secolo

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Castello dei d'Enghien, situato nella piazza principale e già proprietà dei principi Ruffo, risale al XIV secolo e fu edificato dalla famiglia Orsini Del Balzo.
Guglia di San Vito
Menhir Aia della Corte

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Guglia di San Vito[modifica | modifica wikitesto]

La Guglia di San Vito, realizzata nel 1694 in pietra leccese sul modello del barocco napoletano, è opera dello scultore locale Oronzo Rossi. Ha pianta piramidale con elementi floreali e vegetali e termina con la statua di San Vito.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

Menhir Aia della Corte[modifica | modifica wikitesto]

Scoperto nel 1922, è un parallelepipedo (45 x 35 cm) collocato sul banco di roccio di un'aiuola in uno slargo alla fine della via Vecchia San Nicola, alle spalle dell'omonima chiesa. Il Palumbo che ne effettuò per primo i rilievi lo descrive in pietra leccese e con profonde incisioni, tutt'oggi visibili prevalentemente sulle facce a S e ad E. Le tre facce a N, W e E presentano delle croci graffite. L'altezza complessiva è di 285 cm e a 170 cm da terra il menhir presenta, per pochi centimetri, una riduzione di sezione a 30 cm.

Non è chiaro l'uso e la destinazione di questi monumenti che, sin dai tempi antichi, nel Salento, hanno avuto funzioni rituali. Recenti studi hanno dimostrato come queste "Pietre Fitte", sia per la forma, per la posizione e per l'orientamento, potrebbero essere cippi per delimitare le centuriazioni romane.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2015 a Lequile risultano residenti 298 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono[8]:

Diffusione del dialetto Salentino

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Lequile è il dialetto salentino nella sua variante centrale che corrisponde al dialetto leccese. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa e fiera di San Vito martire - IV domenica di giugno
  • Festa Madonna della Consolazione - II decade di settembre
  • Sagra della Fucazza (focaccia) - II decade di settembre
  • Festa di San Francesco - 4 ottobre
  • Lequile d'estate (Teatro dialettale; Danza; Musica; Cinema) - da luglio a settembre
  • Festival della Canzone per Bambini - giugno-luglio

Persone legate a Lequile[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvestro da Lequile e Salvatore Miccoli, architetti entrambi attivi nel XVII secolo
  • Salvatore Rizzo (Lequile, 1900 - Napoli, 1977) pittore e mosaicista
  • Angelino Andrioli, di nobile famiglia, fondatore[in che senso?] del clero lequilese
  • Nino Rollo (Lequile 1942 - Parigi 1992), scultore
  • Salvatore Caricati insegnante e poeta lequilese Salvatore Caricati, nato a Lequile il 1793 ,da Paolino e Maddalena Pellegrino, compì i suoi primi studi nel paese natale. Ancora giovanissimo andò ad insegnare lettere nei seminari di Brindisi, Nardò e Gallipoli. Divenuto poi referente della famiglia massafrese Maudotti, si trasferì nella cittadina ionica. Nel 1819 si sposò con Domenica Fedele, che tra il 1820 e il 1830 gli diede cinque figlie. Salvatore, di idee liberali, aprì una scuola privata che in breve tempo acquistò un'ottima fama e alla quale affluirono giovani non solo da Massafra ma anche dal brindisino e dal leccese. L'insegnamento del Caricati comprendeva due classi: umanità minore e umanità maggiore. Tra i suoi allievi molti fecero carriera; tra questi si ricordano:
    • Giuseppe Spennati (1809-1903) di Ostuni, magistrato, presidente della Gran Corte criminale di Lucera e presidente della Gran Corte civile di Napoli;
    • Gioacchino Stampacchia (1818-1904) di Lequile, poeta, medico e patriota risorgimentale;
    • Gaetano Semeraro (1848-1923) di Mottola, docente di diritto all'Ateneo di Roma;
    • Girolamo Giovinazzi (1807-1878) da Massafra, padre scolopio e rettore del Regio Liceo Universitario di Catanzaro. Nel 1821 fu costretto a chiudere la sua scuola perché, in seguito alla sconfitta dei "costituzionalisti" di Guglielmo Pepe e alla repressione voluta da Ferdinando I delle Due Sicilie, venne accusato per le sue idee liberali.[1] L'anno dopo, tuttavia, il re fu costretto a riaprire tutte le scuole private del Regno delle due Sicilie. Nel 1832 rimase vedovo, ma dopo due anni si risposò con Angela Teresa Gentile, da cui ebbe un'altra figlia, Maria Vincenza. Nel 1827 pubblicò una raccolta di sue poesie in italiano e latino intitolata Poesie Varie. Nel 1870 chiuse la sua scuola e si ritirò a vita privata assistito dalla figlia Vincenzina. Morì all'alba del 19 settembre 1876. ( Antonio Margiotta
  • GIUSEPPE RAFFAELE GAETANO SPEDICATI NATO ALEQUILE IL 10-7-1819 DA SALVATORE E CUNA ANTONIO,FIN DALL’ADOLESCENZA MANIFESTO’ UNA FORTE INCLINAZIONE ALLO STUDIO,ENTRATO IN SEMINARIO NEL 1829 DIVENNE SACERDOTE IL 24-9-1842 E FU ASSEGNATO COME PROFESSORE DI ITALIANO E LATINO NEL SEMINARIO DI LECCE FINO AL 1850,E SUCCESSIVAMENTE PROFESSORE DI SACRE SCRITTURE,LINGUE ORIENTALI ANTICHE NEL SEMINARIO DI OSTUNI. FU PREDICATORE BRILLANTE E AMANTE DELLA POESIA SCRISSE MOLTI SONETTI TRA CUI . 1) -Golia e Davide- 2) - Per la morte di Pio IX- 3) -Sulla tela Madonna del Carmine di Anselmo De Simone nella chiesa Maria SS Asunta 1894 4) - Per il nuovo campanile della chiesa di Lequile 12-7-1896 5) -Sonetto per il giubileo Episcopale di mons Luigi di Capasa , Verona 6) – Panegirico di Sant’Anna fatto a Vernole il Giovedì 26 luglio 1883 7) – Panegirico di San Michele Arcangelo fattoa Galugnano il 29-9-1887 8) – Poesia per il glorioso martire di sant’Oronzo dal titolo “Coro degli Angeli 9) – Panegirico per la Vergine dei / dolori a San Cesario di Lecce 18-9-1870 10) – Discorso traslazione del sangue di san Vito di Lequile , Martedì di Paqua 23-5-1856 11) – Sonetto per l’accademia ARCADIA 5-2-1842 12) – storia del Carnevale 13) – Inno al Crocefisso di Arnesano del 7-4-1864 14) - LA SUA OPERA MAGGIORE FU “SALMI DI DAVIDE” IN VERSI ITALIANI DEL 1879. 15) - SUA LA TRADUZIONE IN ITALIANO DELL’INNO A SAN VITO DEL 15-6-1872. NOTEVOLE FU ANCHE L’IMPEGNO SOCIALE, FU INFATTI NOMINATO IL 5-8-1849 DEPUTATO SANITARIO NEL COMUNE DI LEQUILE E CONSIGLIERE COMUNALE IL 19-5-1861.SPIRITO LIBERO E NON CONFORMISTA FU L’UNICO A LEQUILE CHE NEL PLEBISCITO PER L‘ANNESSIONE AL REGNO DEL PIEMONTE DEL 21-10-1860 DIEDE APERTAMENTE IL SUO NO ! MORI’a Lequile sulla via San Vito IL 16-4-1898 (Antonio Margiotta)
Fernando Filograna, vescovo di Nardò-Gallipoli

SALVATORE MICCOLI

SALVATORE MICCOLI nacque a LEQUILE il 10 agosto 1612 da Carlo e Porzia Perrone e fu battezzato nello stesso giorno nella chiesa madre ( Libro dei Battezzati dal 1606 al 1626 al foglio 55 nell’Archivio Parrocchiale di Maria SS Assunta a Lequile) . Il 28 agosto 1638 si sposò con BARBARA PERRONE (Libro dei matrimoni del 1626-1660 nell’Archivio parrocchiale di Maria SS Assunta) con la quale ebbe 8 figli di cui 3 donne ( Caterina 1638, Maddalena 1643 e Maria Maddalena 1655) e 5 maschi ( Giacomo 1644 che fu battezzato il 11 luglio 1644 avendo come padrino GIUSEPPE ZIMBALO, Nicola 1649 che ebbe come padrino GIULIO CESARE PENNE senior, Nicola 1652, Giusto Fortunato e Oronzo Fortunato 9-luglio 1657 che divenne un apprezzato pittore ( Suoi i quadri della chiesa di San Vito a Lequile) . Fu un valentissimo architetto tanto che nel 1647 fu chiamato a fare molti lavori a TARANTO ( Castello, lamie ai ponti, Cortina del Mar Piccolo). A Lequile gli fu dato l’incarico di rifare la vecchia chiesa di San Vito, esistente già dal 1560, che terminò nel 1670. Alcuni storici gli attribuiscono anche il rifacimento della chiesa del CROCIFISSO o SAN NICOLA. A tal proposito la tradizione popolare racconta che mentre si costruiva questa chiesa un allievo dell’architetto Miccoli, dimostrò tanta bravura che scatenò l’invidia dello stesso che in un impeto d’ira lo scaraventò giù dall’impalcatura. Mori a Lequile il 20 marzo 1675 e fu sepolto sotto la stessa matrice. A lui era dedicata la ex Scuola Primaria di DRAGONI.(Antonio Margiotta)

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dragoni e Paladini

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Economia della Puglia.

L'economia del paese, in passato esclusivamente agricola (ortaggi, tabacco e olive), è basata sul commercio, sull'artigianato, sulla piccola e media impresa e, da qualche anno, anche sul turismo culturale.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne SP11 Lequile-San Pietro in Lama-Monteroni di Lecce, SP10 Lequile-San Cesario di Lecce-Cavallino.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria più vicina è quella di San Cesario di Lecce posta sulla linea Lecce-Otranto delle Ferrovie del Sud Est. La stazione di Lecce è situata a circa 6 km.

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

L'aeroporto di Lecce-Galatina, in uso all'Aeronautica Militare, è in parte in territorio di Lequile, oltre che in quello del comune di Galatina.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
22 agosto 1988 4 febbraio 1992 Maurizio Colucci Democrazia Cristiana Sindaco [9]
8 aprile 1992 18 novembre 1992 Salvatore Nuzzachi Comm. pref. [9]
18 novembre 1992 12 settembre 1995 Antonio Caiaffa Democrazia Cristiana Sindaco [9]
19 novembre 1995 10 giugno 1996 Angelo Sorino Comm. pref. [9]
10 giugno 1996 17 aprile 2000 Antonio Caiaffa lista civica Sindaco [9]
17 aprile 2000 5 aprile 2005 Antonio Caiaffa centro Sindaco [9]
5 aprile 2005 10 luglio 2008 Fabio Giuseppe Lettere lista civica Sindaco [9]
11 settembre 2008 8 giugno 2009 Marilena Sergi Comm. straordinario [9]
8 giugno 2009 26 maggio 2014 Antonio Caiaffa lista civica Sindaco [9]
26 maggio 2014 in carica Antonio Caiaffa lista civica: impegno e solidarietà Sindaco [9]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 350.
  4. ^ Valori climatici del Salento meridionale, biopuglia.iamb.it. (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2006).
  5. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani[collegamento interrotto], confedilizia.it.
  6. ^ G. Salimbene, Lequile: breve nota circa l'origine del suo nome, Buccino, Grafica Martino, 2010, p.7
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Dati Istat
  9. ^ a b c d e f g h i j http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici - Edizioni del Grifo, 2008
  • Foscarini Amilcare Lequile. Pagine sparse di storia cittadina - Congedo Editore, 1976

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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