Botrugno

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Botrugno
comune
Botrugno – Stemma Botrugno – Bandiera
Botrugno – Veduta
Piazza Indipendenza
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione Puglia-Stemma it.png Puglia
ProvinciaProvincia di Lecce-Stemma.png Lecce
Amministrazione
SindacoPasquale Barone (centro-destra) dal 27/05/2014
Data di istituzione13 marzo 1958
Territorio
Coordinate40°04′N 18°19′E / 40.066667°N 18.316667°E40.066667; 18.316667 (Botrugno)Coordinate: 40°04′N 18°19′E / 40.066667°N 18.316667°E40.066667; 18.316667 (Botrugno)
Altitudine92 m s.l.m.
Superficie9,75 km²
Abitanti2 759[1] (30-4-2017)
Densità282,97 ab./km²
Comuni confinantiSan Cassiano, Sanarica, Scorrano, Supersano
Altre informazioni
Cod. postale73020
Prefisso0836
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT075009
Cod. catastaleB086
TargaLE
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantibotrugnesi
Patronosant'Oronzo
Giorno festivo26 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Botrugno
Botrugno
Botrugno – Mappa
Posizione del comune di Botrugno all'interno della provincia di Lecce
Sito istituzionale

Botrugno (Vitrùgna in dialetto salentino[2]) è un comune italiano di 2.759 abitanti della provincia di Lecce in Puglia.

Situato nell'entroterra della penisola salentina, a 39 km dal capoluogo provinciale, fa parte dell'Unione di comuni denominata Unione delle Terre di Mezzo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Geografia della Puglia.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Botrugno si estende per 9,68 km² nel versante sud-orientale della provincia di Lecce. Presenta una morfologia pianeggiante ed è compreso tra gli 83 e i 114 metri s.l.m. con un'escursione altimetrica complessiva pari a 31 metri. La parte meridionale del territorio comunale rientra nel Parco dei Paduli, un'area rurale caratterizzata da un paesaggio dominato prevalentemente da estesi e maestosi uliveti e nella quale sopravvivono numerose specie vegetali e animali; è il caso di alcuni esemplari di querce secolari, traccia dell'antico bosco di Belvedere.
Confina a sud e a est con il comune di San Cassiano, a sud-ovest con il comune di Supersano, a nord-ovest con il comune di Scorrano e a nord-est con il comune di Sanarica.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Clima della Puglia e Stazione meteorologica di Santa Maria di Leuca.

Dal punto di vista meteorologico Botrugno rientra nel territorio del basso Salento che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +10,5 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +41,3 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 190 mm, presentano un minimo in primavera-estate ed un picco in autunno-inverno.
Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola[3].

Botrugno Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 13,514,519,928,733,640,842,944,141,837,026,613,813,927,442,635,129,8
T. min. mediaC) 9,710,713,416,918,328,035,938,637,724,014,29,810,116,234,225,321,4
Precipitazioni (mm) 29282214200091332419838054190
Umidità relativa media (%) 79,078,978,677,875,771,168,470,275,479,380,880,479,477,469,978,576,3

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo è di provenienza bizantina, con chiaro riferimento all'uva e ai vigneti che sorgevano su questo luogo. Pare derivi dal greco "Botruomai" che significa produrre grappoli d'uva. Potrebbe derivare anche da "Botruoduros" (che ha delle uve).[5]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Salento e Storia della Puglia.

Fondato originariamente dai Greci, Botrugno inizia a svilupparsi dopo la distruzione della vicina Muro Leccese ad opera di Guglielmo il Malo nel XII secolo. Nel 1193 il normanno Tancredi d'Altavilla concesse il casale a Lancellotto Capace. In seguito, nel XIII secolo passò ai Maramonti che diedero inizio alla costruzione di una piccola fortezza intorno alla quale si sviluppò il nucleo abitativo. Nel 1654 i Maramonte, che nel frattempo videro precipitare le proprie fortune, vendettero il casale alla nobile famiglia Castriota Granai nella persona di Carlo Castrista, già barone di Melpignano. Fu in questo periodo che Botrugno vide il momento di grande splendore e lustro grazie al prestigio della casata e alle ricchezze prodotte mediante scambi commerciali. La fortezza fu trasformata in lussuoso palazzo residenziale; furono commissionati a celebri pittori e ornamentisti i lavori decorativi degli ambienti interni. I Castriota, che ottennero anche il titolo nobiliare di marchesi, furono gli ultimi feudatari e risiedettero fino al 1817, quando Francesco Maria donò il feudo ai Guarini di Poggiardo. Tuttavia il potere feudale era già cessato e il governo del paese venne affidato dapprima ai decurionati locali e successivamente al consiglio comunale. Botrugno perdette la sua autonomia e, insieme con San Cassiano, venne aggregato a Nociglia. Nel corso dell'Ottocento gli abitanti del paese tentarono più volte di conquistare l'autonomia, senza mai riuscirci. Solo con la Legge n. 477 del 13 marzo 1958, promulgata dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, Botrugno veniva eretto a comune autonomo. Fautore dell'autonomia di Botrugno fu l'On. Arturo Marzano primo firmatario della proposta di Legge n. 129 del 22 settembre 1953.[5][6]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Botrugno-Stemma.png
Botrugno-Gonfalone.png

Profilo araldico dello stemma:

« d'oro, al granchio montante di nero, posto in punta, accompagnato a destra, dal ramo di vite, posto in palo nella parte inferiore, con la sommità posta ad arco verso il centro del capo, esso ramo munito di dieci foglie, quattro poste esternamente, alternate da quattro foglioline, le altre sei foglie poste internamente, parzialmente alternate da tre foglioline, il tutto di verde; a sinistra dalla cometa d'azzurro, codata di due raggi ondeggianti, posta in banda alzata. Ornamenti esteriori da Comune »

(D.P.R. 4 giugno 1990)

Profilo araldico del gonfalone:

« Drappo d'azzurro...[7] »

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa dello Spirito Santo

Chiesa dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa madre dello Spirito Santo, sede dell'omonima parrocchia, risale alla fine del XVI secolo. Il primo nucleo dell'attuale struttura fu edificato intorno al 1578 abbattendo una preesistente cappella dedicata a San Rocco. Si trattava di una modesta costruzione dotata di soli tre altari[8]. Nel 1656, anno della peste, fu costruito l'altare di Sant'Oronzo, patrono del paese.
L'attuale chiesa si presenta con strutture murarie realizzate in epoche diverse. Fu radicalmente ristrutturata e ampliata nel corso del Settecento; l'interno assunse un impianto basilicale a tre navate a croce latina, venne realizzata un'esuberante decorazione in stucco e furono costruiti altari in stile barocco. Nel 1838 il numero degli altari fu portato a nove. Aggiunte ed ampliamenti ulteriori si effettuarono sino alla seconda metà del XX secolo. Nel 1958 si eseguirono i lavori di rifacimento della facciata, mentre al 1967 è datato l'ultimo intervento decorativo che riguardò le volte della crociera.
L'interno, scandito da arcate a tutto sesto, ospita nella navata sinistra gli altari della Madonna del Carmine e della Sacra Famiglia, nel transetto sinistro gli altari dell'Immacolata e della Madonna del Buon Consiglio, nel transetto destro gli altari di San Francesco di Paola e di Sant'Oronzo, nella navata destra gli altari di Sant'Anna e di San Donato. Nel presbiterio, oltre al policromo altare maggiore della fine del XVIII secolo, è presente un organo costruito verso il 1910 dalla ditta Francesco Mascia di Napoli[9][10]

Chiesa Madonna di Costantinopoli

Chiesa Madonna di Costantinopoli[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa della Madonna di Costantinopoli, costruita per volontà del feudatario Tarquino Maramonte, sorse verso la fine del XVI secolo insieme all'attiguo convento degli Agostiniani. Questi rimasero a Botrugno per soli tre anni e nell'anno 1600 vi subentrarono al loro posto i Frati Minori Osservanti. Il convento, soppresso nel 1866, fu dapprima destinato ad ospitare le scuole elementari e in seguito venduto a privati (1895) e trasformato in civile abitazione.
La facciata, coronata da un timpano spezzato e dalle statue di Sant'Antonio da Padova e di Santa Chiara, è delimitata da tre alte paraste che anticipano la suddivisione interna in due navate. Il portale tardomanierista, posto in asse con un rettangolare finestrone, è sormontato dalla scultura di una figura angelica che sorregge uno scudo quadripartito. L'interno ha i caratteri tipici di una chiesa conventuale francescana; possiede una pianta a doppia navata anche se la minore è suddivisa in tre cappelle non comunicanti. Sul lato sinistro si aprono le cappelle con relativi altari dedicati a San Michele Arcangelo, a San Francesco d'Assisi e a Sant'Antonio da Padova, mentre sul lato destro sono ospitati gli altari di San Domenico di Guzmán, dell'Immacolata e del Perdono di Assisi. Sull'altare maggiore è collocato un blocco monolitico in pietra su cui è dipinto un trecentesco affresco bizantino della Madonna di Costantinopoli (Odigitria) con il Bambino Gesù che benedice secondo il rito greco. La chiesa custodisce inoltre il sarcofago di Raffaele Maramonte, insigne guerriero, con la data 1596[11].

Chiesa dell'Assunta

Chiesa della Madonna Assunta[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa della Madonna Assunta era in origine un'antica cappella di rito greco risalente intorno al XIV secolo. Sino alla prima metà del Settecento fu riconosciuta sotto il titolo di San Nicola, e nel corso del Cinquecento fu anche chiesa madre sotto il titolo dello Spirito Santo. Accanto al titolo di San Nicola, appare anche quello di Ecclesia Sanctae Mariae Angelorum e, in coincidenza con la nascita della Congregazione dell'Assunta, che nei registri parrocchiali è citata per la prima volta nel 1713, fu denominata Ecclesia Sanctae Mariae Assumptionis[10]
L'antica cappella fu in parte demolita, ampliata e ricostruita nel 1726. Dell'originario edificio fu tuttavia conservata l'abside recante una raffigurazione pittorica databile al XIV secolo. L'abside è divisa in tre compartimenti verticali: al centro è raffigurata, in piedi e con le braccia aperte, la Vergine con il Divin Figlio, di cui si intravede l'aureola che cinge il capo, il monogramma IC nel lato destro della faccia, e la piccola mano destra sollevata in atto di benedire tenendo chiuse tutte le dita, eccetto l'indice e il medio; nei compartimenti inferiori appaiono le due grandi figure di San Basilio e di San Giovanni Crisostomo, vestiti con abiti episcopali e reggenti ognuno un cartiglio su cui sono riportati in greco due brani di un'orazione dello stesso San Basilio.
La chiesa è sede dell'omonima Confraternita fondata, con Regio Assenzo di Ferdinando IV di Borbone, il 12 novembre 1790.

Chiesa di San Solomo

Chiesa di San Solomo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Solomo fu costruita dal barone Giacomo Maramonte nella metà del XV secolo. Successivamente passò ai marchesi Castriota, come si evince da un'epigrafe latina incassata nella parete absidale, e dal 1841 appartenne alla parrocchia di Castiglione che dopo un secolo e mezzo l'ha ceduta al Comune di Botrugno.
Rimasta per decenni in stato di abbandono, fu consolidata e ristrutturata tra il 2000 e il 2004. Presenta una pianta longitudinale ad aula unica, con copertura a doppio spiovente in canne e tegole, suddivisa in due ambienti da un arco a tutto sesto. Sulla parete di fondo è addossato l'altare maggiore, di cui rimane solo la mensa modanata sorretta da due piedritti lisci, affiancato da due mensole con funzione di pastoforia. Sulla parete destra della chiesa è situato un riquadro leggermente rientrante nel quale sono visibili deboli tracce di colore di un affresco raffigurante San Solomo. Questo santo, assolutamente sconosciuto sia dalla Chiesa romana che da quella ortodossa, nel basso Salento è presente anche nella cripta di Sant'Elena di Uggiano la Chiesa e nella Basilica di Santa Caterina d'Alessandria in Galatina. Nei secoli scorsi godette di una certa notorietà ed era festeggiato tre volte l'anno (il 20 maggio, il 21 giugno e il 18 novembre)[10].
Esternamente possiede una facciata a capanna con portale d'ingresso architravato e sormontato da una finestra centinata. È dotata di un piccolo campanile a vela. Sul lato destro è addossato un ambiente a pianta quadrangolare del XVIII secolo con funzione di casa dell'oblato.

Cappella Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

La cappella della Madonna del Carmine, riedificata e aperta al culto nel 1952, sostituisce un'antica costruzione semipogea precedente al 1715. Presenta una facciata inquadrata fra due lesene e con timpano di coronamento con croce sommitale. L'interno, ad aula unica quadrangolare voltata a spigolo alla leccese, possiede un unico altare sul quale è inserita una tela raffigurante la Madonna del Carmine. Il dipinto, realizzato tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento da maestranze salentine vicine alla scuola del Giaquinto, proviene dalla chiesa matrice dove era situato sull'omonimo altare.[12]

Cappella della Madonna della Serra[modifica | modifica wikitesto]

La cappella della Madonna della Serra venne edificata dall'ANAS nel 1962, in sostituzione di un edificio settecentesco seminterrato fondato dal locale feudatario Giovanni Castriota. L'antica cappella si trovava all'ingresso del centro abitato e fu abbattuta per la costruzione della Strada statale 275 di Santa Maria di Leuca. L'attuale struttura si articola in un'unica navata a sviluppo longitudinale con copertura piana. Possiede un solo altare in lastre calcaree a blocco e una statua in cartapesta della Madonna della Serra realizzata dalla ditta Malecore di Lecce nel 1983. La facciata a salienti richiama lo stile romanico.[13]

Altre architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Marchesale[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Marchesale

Il palazzo Marchesale è una costruzione risalente al XIV secolo e fu edificato dalla famiglia feudataria dei Maramonte. Questi, nel 1654 vendettero il feudo insieme con la loro residenza ai Castriota Granai. Il palazzo, che sotto i Maramonte aveva le caratteristiche di una piccola fortezza, fu trasformato in una vera e propria residenza nobiliare fino ad assumere l'attuale fisionomia. I lavori di trasformazione strutturale ed architettonica si svolsero durante la prima metà del Settecento, mentre nella seconda metà del secolo furono commissionati a celebri pittori e ornamentisti i lavori decorativi degli ambienti interni.
Esternamente si caratterizza per l'elaborato balcone balaustrato, che corre su tutto il prospetto, di pura matrice barocca eseguito nel 1725. L'accesso al palazzo avviene tramite due grandi portali sormontati dallo stemma gentilizio dei Castriota inquadrato con quello dei Maramonte da una parte e da quello dei Castriota con i Guarini dall'altra. L'edificio si articola intorno ad un cortile a pianta rettangolare; al piano terra conta 77 vani, comprese le cantine, i depositi e le scuderie, mentre il piano superiore si compone di 46 ambienti destinati alla residenza dei feudatari.
Di pertinenza del palazzo è l'annessa cappella di Sant'Anna costruita intorno al 1690 dalla nobildonna Anna Carrafa. Presenta un'aula unica con matroneo e pavimento in mosaico realizzato nel XIX secolo. L'unico altare, in stucchi policromati, conserva al centro una tela settecentesca di Sant'Anna con Maria bambina.[14]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Monumenti megalitici della provincia di Lecce.

Specchia Montalto[modifica | modifica wikitesto]

Trattasi di un cumulo di pietre in parte danneggiato nel tempo. Molte sono le ipotesi sul loro uso ma pare che quella più accreditata sia come torre di vedetta. Quella di Botrugno è nel campo visivo fra la serra LA MOTTA - Nociglia distrutta negli anni 70 e la serra di Giuggianello

Menhir Montebianco[modifica | modifica wikitesto]

Trattasi di un troncone di menhir (36 x 20 cm) alto 135 cm e con la sommità sbozzata. Di forma irregolare, presenta delle fratture nella parte superiore della faccia esposta a S e varie formazioni di licheni. Fu scoperto e catalogato da Cosimo De Giorgi nel 1889.[15]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[16]


Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2009 a Botrugno risultano residenti 15 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono:[17]

Diffusione del dialetto Salentino

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: dialetto salentino.

Il dialetto parlato a Botrugno è il dialetto salentino nella sua variante meridionale. Il dialetto salentino si presenta carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Botrugno hanno sede una scuola dell'infanzia, una scuola primaria e una scuola secondaria di I grado appartenenti al locale Istituto Comprensivo Statale.[18]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Civico delle Forze Armate è allestito all'interno del palazzo marchesale e comprende una sezione dedicata alla seconda guerra mondiale, una alla marina e una all'esercito, all'aeronautica e all'arma dei Carabinieri.

Nello stesso palazzo marchesale è allestito il museo-storia della lametta da barba.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa piccola di Sant'Oronzo - 20 febbraio
  • Festa di Sant'Antonio da Padova - 13 giugno
  • Festa dell'Assunta - 15 agosto
  • Sagra dell'Anguria - 17 agosto
  • Festa patronale di Sant'Oronzo - dal 25 al 27 agosto[19]
  • Premio Farsura - fine agosto

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

I collegamenti stradali principali sono rappresentati da:

Il centro è anche raggiungibile dalle strade provinciali interne: SP63 Botrugno-Sanarica, SP308 Botrugno-intersezione SP86 Nociglia-Supersano. L'abitato di Botrugno confina con l'abitato di San Cassiano.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Sanarica posta sulla linea Maglie - Gagliano del Capo delle Ferrovie del Sud Est.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
20 giugno 1985 16 giugno 1990 Antonio Salerno lista civica Sindaco [20]
16 giugno 1990 24 aprile 1995 Mauro Leucci Democrazia Cristiana Sindaco [20]
24 aprile 1995 14 giugno 1999 Mauro De Giorgi centro-sinistra Sindaco [20]
14 giugno 1999 14 giugno 2004 Silvano Macculi centro-destra Sindaco [20]
15 giugno 2004 8 giugno 2009 Silvano Macculi lista civica Sindaco [20]
8 giugno 2009 27 maggio 2014 Mauro Leucci lista civica Sindaco [20]
27 maggio 2014 in carica Pasquale Barone lista civica: Uniti per Botrugno Sindaco [20]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa Spirito Santo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 94.
  3. ^ Copia archiviata (PDF), su clima.meteoam.it. URL consultato il 27 maggio 2012 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2014). Tabelle climatiche 1971-2000 dall'Atlante Climatico 1971-2000 del Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare
  4. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani [collegamento interrotto], su confedilizia.it.
  5. ^ a b Da "Botrugno" di Papa Vito
  6. ^ Approfondimento sul Sito del Comune di Botrugno Archiviato il 31 maggio 2009 in Internet Archive.
  7. ^ Descrizione dello Stemma e del Gonfalone da Araldica Civica
  8. ^ Visita pastorale del vescovo De Morra (1608)
  9. ^ "Terra d'Otranto nel Cinquecento. La visita pastorale dell'archidiocesi di Otranto del 1522" di Boccadamo Vittorio, pag. 68.
  10. ^ a b c "Botrugno da casale a comune" di Papa Vito
  11. ^ "La regolare osservanza francescana nella terra d'Otranto. I conventi della provincia minoritica di Sant'Antonio, Schede storiche (1733-1897)" di Perrone Benigno Francesco, pagg. 161-172.
  12. ^ "Botrugno da casale a comune" di Papa Vito pag. 218.
  13. ^ "Botrugno da casale a comune" di Papa Vito pagg. 218 e 221.
  14. ^ "Una famiglia aristocratica e le sue residenze: I Castriota di Botrugno (1655-1817)". In: Studi in onore di Aldo De Bernart di Cazzato Mario pag. 10
  15. ^ "Salento. Architetture antiche e siti archeologici" di Alberto Pranzo pag. 172
  16. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  17. ^ Dati Istat
  18. ^ Istituto Comprensivo Botrugno Archiviato il 16 dicembre 2010 in Internet Archive.
  19. ^ Festa del Patrono Archiviato il 24 novembre 2011 in Internet Archive.
  20. ^ a b c d e f g http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vito Papa, Botrugno, Ed. Capone L., collana "Storie municipali" (1989)
  • L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994
  • D. De Rossi, Storia di comuni del Salento, Lecce 1972
  • (AA.VV.): Salento. Architetture antiche e siti archeologici, Edizioni del Grifo, 2008
  • I monumenti megalitici in Terra d'Otranto, Napoli, 1879
  • I Menhirs in Terra d'Otranto, Roma, 1880

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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