Decurionato

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Dal tardo Medioevo sino all'età napoleonica il decurionato costituiva l'insieme delle persone che si occupavano di ciò che attualmente chiameremmo amministrazione comunale. Era costituito da un numero ristretto di persone elette per sorteggio e sottoposto ad un rigoroso controllo dell'intendente, che rappresentava il potere regio.

Del decurionato potevano far parte solo gli iscritti nella lista degli eligibili, approvata dagli intendenti.

Il potenziale decurione doveva avere una rendita annua non inferiore a 24 ducati nei paesi fino a 3.000 abitanti, una rendita doppia in quelli fino a 6.000, quadrupla in quelli maggiori, poteva essere anche analfabeta, ma insieme agli altri colleghi (analfabeti) poteva costituire solo i 2/3 dell'intero organo collegiale, questa percentuale fu in seguito ridotta ad un terzo.

I decurioni erano tre per ogni 1.000 abitanti, si riunivano almeno una volta al mese e con l'intervento del sindaco, del cancelliere comunale e del parroco, formavano la lista di leva, proponendo alle autorità competenti le guardie urbane ordinarie e supplenti.

Nei Regni di Napoli e delle Due Sicilie[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal periodo dei re napoleonidi Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, nel Regno di Napoli gli odierni comuni, chiamati in precedenza "Università" e con a capo un governatore di nomina regia, furono ridenominati "decurionati". Alle decisioni del decurionato potevano prendere parte tutti i cittadini (i "decurioni") con una rendita superiore a 24 ducati per i paesi fino a tremila abitanti, con limiti aumentati per comuni di maggiori dimensioni. La carica di sindaco era invece elettiva.[1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Ventricelli, La Corte d'appello di Altamura e il nuovo diritto, in La Cattedrale e l'Imperatore - Re Giuseppe Napoleone Bonaparte e la Corte d'appello di Altamura - Atti del convegno internazionale tenutosi in data 9 novembre 2019 ad Altamura, vol. 6, Studio Stampa di Nicola Schiraldi, per conto dell'Associazione "Club Federiciano", 2019, pp. 50-60.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ventricelli, pag. 55.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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