Sede titolare

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La sede titolare è una diocesi della Chiesa cattolica o della Chiesa ortodossa a cui non corrisponde una sede residenziale del titolare, cioè il vescovo o arcivescovo titolari non si occupano del governo pastorale di un territorio.

Le sedi titolari sono in prevalenza delle sedi che in precedenza erano sedi residenziali, ma che per varie ragioni non lo sono più.

Questo può essere dovuto a due ragioni principali:

  • variazione nel tempo dell'organizzazione territoriale;
  • la popolazione del territorio della diocesi si è staccato dalla Chiesa di Roma o si è convertito ad altra religione (diocesi in partibus infidelium). In partibus infidelium ("nelle terre dei non credenti") è un'espressione alla cui origine sta la circostanza che i vescovi che lasciavano, o erano costretti a lasciare, le loro sedi di fronte alla conquista musulmana venivano accolti da altre diocesi, ma conservavano il titolo di quelle lasciate. Erano quindi vescovi di diocesi ormai in partibus infidelium.

Quando ciò accade la diocesi residenziale viene soppressa, ma può avvenire che il titolo sia inserito nell'annuario pontificio, con la possibilità che quei prelati il cui ruolo richieda l'ordinazione episcopale e che non siano alla guida pastorale di diocesi residenziali come:

infatti, per il diritto canonico, ogni vescovo deve avere assegnato il titolo di una distinta sede episcopale.

Era eccezionale il caso del vescovo in partibus infidelium di Betlemme. Nel 1168 il crociato Guglielmo IV, conte di Nevers, aveva promesso al vescovo di Betlemme che, se la città fosse caduta in mano musulmana, l'avrebbe accolto, lui stesso o i suoi successori, nella cittadina di Clamecy, in Borgogna. Dopo la presa di Betlemme da parte del Saladino, la volontà del defunto conte fu rispettata, e nel 1223 il vescovo di Betlemme s'insediò a Clamecy, dove i suoi successori esercitavano, per concessione del re di Francia Carlo VI, il 9 febbraio 1413, gli stessi diritti e le medesime prerogative di cui godevano gli altri vescovi francesi. Nominati dal re e canonicamente istituiti dal papa, avevano giurisdizione episcopale su un piccolissimo territorio, costituito dal sobborgo di Panthenor in Clamecy, da un ospizio (hôpital o maison-Dieu) e da una cappella dedicata a Notre-Dame, nella quale avevano il pieno diritto di esercitare tutte le funzioni episcopali proprie. Non di rado, entravano in conflitto con i vescovi delle diocesi limitrofe. La cittadina rimase sede permanente del vescovo in partibus infidelium di Betlemme per circa seicent'anni, fino alla rivoluzione del 1789.[1][2].

Papa Leone XIII, con la lettera apostolica In suprema del 10 giugno 1882, modificò il titolo Vescovo in partibus infidelium con l'attuale Vescovo titolare.

L'elenco delle sedi titolari riportato annualmente dall'Annuario Pontificio è compilato secondo l'opera di Angelo Mercati Index sedium titularium archiepiscopalium et episcopalium, edito nel 1933, con gli aggiornamenti successivi.[3]

Al 14 febbraio 2015 le sedi titolari della Chiesa cattolica erano in tutto 2.087.[4]

I vescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

L'origine dei vescovi titolari risale al IV secolo, quando nel Concilio di Nicea (325) si concesse ai vescovi novaziani convertitisi all'ortodossia di mantenere i privilegi e gli onori derivanti dall'ordine episcopale pur perdendo ogni giurisdizione sulla Chiesa titolare.

A partire dal VII secolo, con l'occupazione araba del Medio Oriente e dell'Africa settentrionale, numerosi vescovi espulsi da quelle regioni trovarono ospitalità in Occidente e vennero accolti dai vescovi locali come ausiliari: dopo la loro morte altri vennero consacrati come loro successori. Tale pratica venne confermata e disciplinata dai concili di Vienne e Trento.

Chiesa cattolica[modifica | modifica wikitesto]

Oggi nella Chiesa cattolica la loro nomina spetta alla Santa Sede. Viene loro assegnata una diocesi storica ma non più attiva, o perché gli abitanti sono stati islamizzati sotto la dominazione musulmana (Cartagine, Antiochia di Pisidia) – ragione per cui in passato tali diocesi erano denominate sedi in partibus infidelium – o perché soppressa per altri motivi (Bitetto, Oderzo, Equilio): per motivi teologici e a norma del diritto canonico, infatti, a ogni vescovo deve essere assegnata una sede episcopale.

Pur non avendo alcuna giurisdizione sulla Chiesa titolare, godono di tutti i privilegi e gli onori dei vescovi diocesani ed hanno il diritto e il dovere di partecipare ad un concilio ecumenico.[5] Quelli che esercitano una funzione equivalente a quella di un vescovo diocesano (per esempio, un prelato territoriale) e i vescovi ausiliari prendono parte con voto deliberativo ai concili particolari, ai quali "possono" essere chiamati anche gli altri vescovi titolari presenti nel territorio, che allora godono anch'essi di un voto deliberativo.[6] Similmente, solo quei vescovi titolari che "devono" essere convocati ai concili particolari appartengono per diritto alla Conferenza episcopale del territorio dove svolgono il loro incarico.[7].

Sono vescovi titolari: gli alti funzionari della Curia romana, tra i quali i nunzi apostolici hanno il titolo di arcivescovi (Giovanni XXIII, quale nunzio in Francia, ebbe il titolo di Mesembria); i vescovi ausiliari (Beniamino Pizziol, quale ausiliare di Venezia, è stato titolare di Cittanova); gli ordinari di alcuni tipi di circoscrizioni ecclesiastiche, come i vicariati apostolici o gli esarcati apostolici; in generale tutti coloro che sono consacrati vescovi senza avere la cura pastorale di una Chiesa locale (es. Giuseppe Betori era vescovo titolare di Falerone quando era segretario della CEI, e l'attuale rettore della Pontificia Università Lateranense, Enrico dal Covolo, S.D.B., è vescovo titolare di Eraclea).

I coadiutori, attualmente, assumono il titolo della diocesi o arcidiocesi a cui sono destinati, così come i vescovi emeriti di diocesi residenziali, che mantengono il titolo della diocesi che hanno governato, e anche gli ordinari militari e i vescovi di prelature territoriali; in passato, tuttavia, a tutti questi prelati era assegnata una sede titolare. Recentemente non sono state affidate sedi titolari all'amministratore apostolico di Prizren (antica sede episcopale e già sede titolare) e agli ordinari degli ordinariati personali per i cattolici provenienti dell'anglicanesimo.

Chiese ortodosse[modifica | modifica wikitesto]

Anche nelle Chiese ortodosse bizantine sono nominati vescovi titolari. Esempi sono i vescovi dell'arcidiocesi greco ortodossa d'America,[8] Ioannis Zizioulas, metropolita titolare di Pergamo,[9] Kallistos Ware, vescovo titolare di Dioclea,[10] Illia Katre, vescovo titolare di Philomelion.[11]

Sotto la dominazione ottomana, alcuni vescovi titolari godevano di particolare rilevanza nel sinodo residente del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.[12]

Elenchi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Louis Lagenessière, Histoire de l'évèché de Bethléem, 1872
  2. ^ L. de Sivry, Dictionnaire de Géographie Ecclesiastique, pagina 375, edizione del 1852. Archivi ecclesiastici delle lettere inviate dai vescovi in partibus infidelium di Betlemme ai vescovi di Auxerre.
  3. ^ Annuario Pontificio 2006, p. 825.
  4. ^ Annuario Pontificio 2015, pp. 1141-42.
  5. ^ C.I.C. 1983 can. 339
  6. ^ C.I.C. 1983 can. 443, § 3
  7. ^ C.I.C. 1983 can. 450, § 1 e 2
  8. ^ Enrico Morini, L'Oriente cristiano, vol. 4 (Edizioni Studio Domenicano 2006 ISBN 978-88-7094611-6), p. 41
  9. ^ Elogio del Metropolita Giovanni (Zizioulas) di Pergamo pronunciato dal professor Michel Stavrou il 10 febbraio 2008
  10. ^ His Excellency Kallistos Metropolitan of Dikleia
  11. ^ Diocesi albanese in America
  12. ^ Enrico Morini, L'Oriente cristiano, vol. 4 (Edizioni Studio Domenicano 2006 ISBN 978-88-7094611-6), p. 38

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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