Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie

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Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
Archidioecesis Tranensis-Barolensis-Vigiliensis
Chiesa latina
Cattedrale Trani apr06 01.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Bari-Bitonto
Regione ecclesiastica Puglia
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Mons. Giovanni Battista Pichierri
Vicario generale Mons. Giuseppe Pavone
Arcivescovi emeriti Carmelo Cassati
Sacerdoti 145 di cui 108 secolari e 37 regolari
1.930 battezzati per sacerdote
Religiosi 40 uomini, 244 donne
Diaconi 25 permanenti
Abitanti 292.420
Battezzati 279.900 (95,7% del totale)
Superficie 701 km² in Italia
Parrocchie 66
Erezione VI secolo (Trani)
XI secolo (Bisceglie)
21 aprile 1860 (Barletta)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali Santa Maria Maggiore a Barletta
San Pietro Apostolo a Bisceglie
Indirizzo Via Beltrani 9, 76125 Trani [BT], Italia
Sito web www.arcidiocesitrani.it
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch? · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Veduta della cattedrale di Trani.
Il palazzo arcivescovile di Trani.

L'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie (in latino: Archidioecesis Tranensis-Barolensis-Vigiliensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2014 contava 279.900 battezzati su 292.420 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Giovanni Battista Pichierri.

Gli arcivescovi, oltre al titolo proprio, hanno unito il titolo di Nazareth (Nazarenus).

Patroni[modifica | modifica wikitesto]

Sono patroni dell'arcidiocesi:

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende sette centri pugliesi: oltre alle tre città titolari di Trani, Barletta e Bisceglie annovera anche i comuni di Corato, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli. Eccetto Corato, che appartiene alla città metropolitana di Bari, gli altri comuni fanno parte della provincia di Barletta-Andria-Trani.

Sede arcivescovile è la città di Trani, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Barletta e a Bisceglie sorgono le concattedrali della diocesi, dedicate rispettivamente a Santa Maria Maggiore e a San Pietro Apostolo.

Il territorio si estende su 701 km² ed è suddiviso in 66 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali, che, a partire dal 2 giugno 2005, hanno assunto la seguente denominazione:

  1. zona pastorale "San Nicola, il pellegrino", in Trani.
  2. zona pastorale "San Ruggero", in Barletta;
  3. zona pastorale "Santi Mauro, Sergio, Pantaleo" in Bisceglie;
  4. zona pastorale "San Cataldo", in Corato;
  5. zona pastorale "Santissimo Salvatore-Madonna di Loreto-San Ferdinando Re" in Margherita di Savoia, Trinitapoli, San Ferdinando di Puglia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna arcidiocesi nasce nel 1986 dall'unione di tre precedenti sedi: l'arcidiocesi di Trani, attestata a partire dall'inizio del VI secolo, la diocesi di Bisceglie, fondata nell'XI secolo, e l'arcidiocesi di Barletta, eretta nel 1860.

Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Bisceglie.

Barletta[modifica | modifica wikitesto]

La fede a Barletta ha origini antiche. Gli scavi sotto la cattedrale di Barletta, hanno portato alla luce una basilica paleocristiana piuttosto ampia e mosaicata, recante il monogramma del vescovo Sabino di Canosa. Ciò attesta l'appartenenza di Barolum all'antica diocesi di Canosa almeno fin dal VI secolo.

Dall'XI secolo invece Barletta rientra nel territorio dei vescovi di Trani. Ma già dal XII secolo in Barletta vi sono delle pertinenze di proprietà della mensa vescovile dell'arcivescovo metropolita di Nazareth in Galilea, che si faceva rappresentare nella città pugliese da un proprio vicario, come documentato da un diploma del 1162. A partire dal XIV secolo Barletta divenne la sede stabile dell'arcivescovo di Nazareth, ormai impossibilitato a risiedere in Palestina; oltre ad alcune chiese barlettane, tra cui la cattedrale di Santa Maria di Nazaerth, dall'arcivescovo nazareno dipendevano diverse altre chiese sparse soprattutto in Puglia e in Lucania.

Nel 1455 all'arcivescovo di Nazareth fu unita la diocesi di Canne e nel 1536 la diocesi di Monteverde. In questo periodo inoltre l'arcivescovo ricostruisce la sua cattedrale e il suo episcopio all'interno delle mura di Barletta.

Il 27 giugno 1818, con la bolla De utiliori, papa Pio VII soppresse l'arcidiocesi di Nazareth e la diocesi di Canne, e ne aggregò il territorio all'arcidiocesi di Trani. La diocesi di Monteverde invece, ugualmente soppressa, venne aggregata alla diocesi di Sant'Angelo dei Lombardi.

Nel 1828 il capitolo metropolitano nazareno fu unito al capitolo collegiale della chiesa madre di Barletta. Il novum capitulum perinsignis collegiatae in aede Sanctae Mariae Majoris era costituito da tre dignità (l'arciprete, il primicerio e il cantore), da 24 canonici e da 20 beneficiari.[1]

Il 21 aprile 1860 con la bolla Imperscrutabili Dei di papa Pio IX, fu eretta l'arcidiocesi di Barletta, contestualmente unita aeque principaliter a quella di Trani. Ciò comportava che l'arcivescovo di Trani e Barletta fosse un'unica persona ma al contempo assicurava piena autonomia ad entrambe le arcidiocesi che godevano delle stesse prerogative e diritti. Gli arcivescovi di Trani e Barletta continuarono a fregiarsi dell'antico titolo di Nazareth.[2] Fu elevata a cattedrale la chiesa madre di Santa Maria Maggiore.

Il capitolo della cattedrale fu arricchito delle cariche di quattro dignità (arciprete, arcidiacono, primiero e tesoriere) e dell'abate di Nazareth, come anche dei due uffici di teologo e penitenziere; i canonici furono insigniti degli abiti prelatizi nonché della croce pettorale recante nel lobo la santa Casa di Nazareth; inoltre in virtù della elevazione dell'arcidiocesi di Barletta "aeque et principaliter" all'arcidiocesi di Trani, il capitolo cattedrale di Barletta fu detto metropolitano. Patroni dell'arcidiocesi furono proclamati la Madonna dello Sterpeto, patrona della città dal 1732, e san Ruggero, il cui corpo fu custodito a Barletta dal 1276. Fu scelto come episcopio e sede della curia diocesana l'antico palazzo arcivescovile nazareno. Nell'arcidiocesi, corrispondente alla sola città di Barletta, permanevano altri due capitoli collegiali, quello del Santo Sepolcro e quello della prepositura di San Giacomo Maggiore, che era sede già dal 1594 della seconda parrocchia della città.

Trani[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Trani fu eretta in epoca antica. La tradizione petrina, comune a molte diocesi pugliesi e dell'Italia meridionale, attribuisce la fondazione della diocesi all'apostolo san Pietro. Incerta è la storicità dei santi Redento e Magno che le tradizioni locali riconoscono come protovescovi della diocesi tranese. Alcuni codici del martirologio geronimiano menzionano un san Magno il 19 agosto in Fabrateria vetus, ma ne parlano sempre come martire e mai come vescovo. Di Magno esistono poi due passioni relativamente recenti; nella prima Magno è un martire di Cesarea di Cappadocia morto sotto Aureliano il 19 agosto; nella seconda è un pastore di Trani, convertitosi al cristianesimo e battezzato dal sanctus sacerdos (vescovo?) Redento, in seguito diventa vescovo della città, ma a causa delle persecuzioni deve fuggire, e muore martirizzato nel 251.[3]

La diocesi è storicamente documentata a partire dalla fine del V secolo. Il primo vescovo noto è Eutizio (o Eutichio), che prese parte ai concili simmachiani del 501 e del 502; avrebbe preso parte anche alla consacrazione della basilica di San Michele Arcangelo sul Gargano nel 493, ma questa tradizione è frutto di leggende medievali.[4] Non si conoscono più vescovi di Trani, eccetto alcuni apocrifi, fino al IX secolo; in una carta dell'834 è documentato Auderis S. Dei genitricis virg. Mariae sedis Tranensis e il suo predecessore Leopardo.[5]

All'epoca bizantina appartennero i vescovi Giovanni I, Rodostamo, Crisostomo e Giovanni II, documentati dal 952 al 1059; in questo periodo la sede dipendeva dai patriarchi di Costantinopoli. Rodostamo, nel 983, è il primo prelato tranese che si fregiò del titolo di arcivescovo. Giovanni II, destinatario di una lettera contro gli abusi dei latini di Leone di Acrida (1053), fu coinvolto nello scisma d'Oriente e per questo motivo deposto da papa Niccolò II nel concilio di Melfi del 1059.

Nella seconda metà dell'XI secolo Trani fu occupata definitivamente dai Normanni. In questo contesto la diocesi fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana di rito latino con papa Alessandro II nel 1063[6]. Il Liber Censuum della fine del XII secolo le attribuisce due diocesi suffraganee, Andria e Bisceglie; appartenevano all'arcidiocesi anche le città di Barletta e di Corato. Il primo arcivescovo latino fu Bisanzio I, il cui episcopato segnò tutta la seconda metà del secolo XI; nel 1071 prese parte alla consacrazione della chiesa abbaziale di Montecassino e nel 1099 ricevette da papa Urbano II la bolla di canonizzazione di san Nicola Pellegrino, patrono dell'arcidiocesi.

All'arcivescovo Bisanzio I si deve anche la costruzione del sacello per ospitare le spoglie di san Nicola Pellegrino; su questo venne edificata nel corso del XII secolo l'imponente cattedrale in stile romanico pugliese. La fase decisiva della costruzione si ebbe presumibilmente tra il 1159 e il 1186 sotto l'impulso dell'arcivescovo Bertrando II, mentre verso il 1200 il completamento era da considerarsi raggiunto, eccezion fatta per il campanile.

Numerosa era la presenza religiosa nel territorio diocesano. A Trani v'erano una decina di monasteri benedettini di cui 8/9 maschili e 2/3 femminili; a Barletta ve n'erano cinque, ed inoltre si conta anche la presenza di cisterciensi, celestini e celestine, verginiani ed olivetani. Un altro monastero di celestine si trovava a Corato. A Trani sorgevano anche comunità di templari, di gerosolimitani e di teutonici; questi ultimi due ordini erano presenti anche a Barletta. Maggiore era la presenza degli ordini mendicanti nei tre centri dell'arcidiocesi tranese: c'erano francescani, domenicani, osservanti, agostiniani, terziarie francescane, clarisse, carmelitani e trinitari.[7]

Nel XV secolo papa Martino V unì la diocesi di Salpi, eretta nel V secolo, all'arcidiocesi di Trani. Lo stesso papa nel 1424 dispose l'unione della diocesi di Canne, fino ad allora suffraganea dell'arcidiocesi di Bari, all'arcidiocesi di Trani, ma il provvedimento non ebbe effetto e nel 1449 la diocesi di Canne fu unita all'arcidiocesi di Nazareth. Nel 1523 la sede di Salpi fu separata da Trani, ma fu poi definitivamente soppressa nel 1547, aggregandone il territorio all'arcidiocesi di Trani; da questo momento gli arcivescovi di Trani porteranno il titolo Salpensis fino agli Anni Quaranta del Novecento. Il territorio dell'arcidiocesi tranese aumentò così con l'annessione del territorio di Casale della Trinità, oggi Trinitapoli.

A partire dalla metà del Cinquecento, i presuli tranesi cercarono, attraverso visite pastorali e sinodi, di attuare le riforme volute dal concilio di Trento. Sono noti a Trani diversi sinodi, celebrati fra il 1565 ed il 1793, di cui due provinciali (1565 e 1589). I sinodi diocesani furono celebrati da Scipione da Tolfa (diversi sinodi), Diego Álvarez (1617), Tommaso Anchora (1638 e 1643), Pietro de Torres (1703) e Luigi Trasmondi 1793).[8]

Il vescovo che maggiormente si impegnò nella riforma della sua diocesi fu Scipione da Tolfa (1576-1592). Nel 1589 indisse un concilio provinciale che si articolò in quattro sessioni, dove vennero affrontate diverse tematiche: la professione di fede (prima sessione), aspetti relativi alla cura delle anime, le feste e i sacramenti (seconda sessione), il matrimonio, la riforma del clero secolare e regolare, i luoghi di culto, i doveri degli insegnanti (terza sessione), il dovere della residenza episcopale, la predicazione, gli abusi (quarta sessione). Nella sua relazione per la visita ad limina del 1590 il presule ricorda le numerose visite apostoliche alla sua arcidiocesi e i diversi sinodi da lui celebrati per l'osservanza dei decreti tridentini.

Altro vescovo riformatore fu il domenicano spagnolo Diego Álvarez (1607-1634). Nel 1617 celebrò il sinodo diocesano, il primo di cui si conoscono gli atti e i decreti, pubblicati nel 1622. Sono due i punti principali su cui si è concentrata l'attività legislativa e riformatrice di questo sinodo: «affermare la centralità della parrocchia, cui deve essere riportata per intero l'amministrazione dei sacramenti (vedi il divieto di celebrare il matrimonio nei monasteri delle suore o nelle chiese dei regolari); delineare la figura del "buon sacerdote", adeguatamente formato, che indossa l'abito clericale, che non partecipa a giochi e feste mondane, che non porta armi e non si dedica agli affari secolari, che si comporta con il decoro che attiene al suo stato sia in chiesa che per strada, che segue le disposizioni previste per il confessionale».[9]

Il primo seminario arcivescovile fu fondato dallo stesso Álvarez nel 1627, ma non ebbe molta fortuna. Stessa sorte toccò al seminario istituito nel 1695 dall'arcivescovo Pietro de Torres. Durante l'episcopato di Domenico Andrea Cavalcanti venne eretto un terzo seminario, dotato delle rendite sufficienti per la sua sussistenza, ed inaugurato nel 1765.

Malgrado le indicazioni tridentine, a Trani a lungo la cattedrale rimase anche l'unica parrocchia della città, mentre a Barletta ne fu eretta una seconda nel 1594. Causa l'assenza dell'istituzione parrocchiale, l'assistenza religiosa e sacramentale della popolazione, in costante aumento, fu garantita dalle comunità religiose e dalle confraternite, presenti numerose sul territorio diocesano. Accanto agli antichi ordini, l'arcidiocesi vide l'arrivo dei cappuccini, dei carmelitani scalzi, dei Servi di Maria, dei fatebenefratelli, dei gesuiti e dei teatini. «Fino alla fine del Settecento aumentò il numero delle confraternite: Trani ne contava diciassette, Barletta diciotto, Corato nove, Casale della Trinità tre».[10]

Il 27 giugno 1818, con la bolla De utiliori, papa Pio VII soppresse l'arcidiocesi di Nazareth e la diocesi di Canne, e ne aggregò il territorio all'arcidiocesi di Trani. Contestualmente, agli arcivescovi tranesi fu data l'amministrazione perpetua della diocesi di Bisceglie. Andria rimase perciò l'unica suffraganea di Trani. Con queste modifiche, il territorio dell'arcidiocesi comprendeva gli abitati di Trani, Barletta, Bisceglie, Corato, Casale della Trinità, Saline, Zapponeta, e contava nel 1825 76.900 abitanti.[10]

Nel 1860 Barletta fu staccata da Trani ed eretta in arcidiocesi, unita aeque principaliter con quella di Trani. Da questo momento, i prelati tranesi furono anche arcivescovi di Barletta oltre che amministratori di Bisceglie. Inoltre, dal 1828, con la bolla Multis quidem di papa Leone XII, a ricordo dell'antica arcidiocesi, era stato restaurato il titolo di Nazareth, concesso in perpetuo agli arcivescovi di Trani.

Nel 1907 l'arcivescovo Francesco Paolo Carrano dette avvio alla riorganizzazione parrocchiale della diocesi, ed istituì le prime tre parrocchie nella città di Trani, oltre a quella della cattedrale. Tra le figure di spicco del Novecento, si ricorda in particolare l'arcivescovo Francesco Petronelli, «decorato con medaglia d'argento nel 1943 da Vittorio Emanuele III per aver salvato (18 settembre 1943) cinquanta cittadini tranesi dalla fucilazione dei tedeschi, dopo essersi offerto egli stesso al plotone d'esecuzione».[10]

Nel 1976 Giuseppe Carata fondò l'Istituto superiore di cultura cristiana per favorire fra i laici lo studio delle discipline teologiche; nel 1977 divenne "Istituto di scienze religiose" e nel 2006 "Istituto superiore di scienze religiose". Al Carata si deve anche la fondazione del museo diocesano di Trani (1975) e di quello di Bisceglie (1980).

Trani-Barletta-Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 ottobre 1980 in forza della bolla Qui Beatissimo Petro di papa Giovanni Paolo II Trani cessò di essere una sede metropolitana e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Bari. I prelati di Trani e Barletta tuttavia continuarono a mantenere la dignità arcivescovile.

Il 30 settembre 1986 in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi le tre sedi di Trani, Barletta e Bisceglie furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Gli arcivescovi continuano a mantenere ancora oggi il titolo di arcivescovi di Nazareth.

Durante l'episcopato di Giovanni Battista Pichierri è stato celebrato il primo sinodo delle sedi unite di Trani-Barletta-Bisceglie, indetto il 19 ottobre 2012 e celebrato nella parrocchia dello Spirito Santo in Trani dall'8 gennaio al 30 ottobre 2015.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Juan Castellar y de Borja, arcivescovo di Trani (1493 - 1503).
Marco Vigerio della Rovere, O.F.M.Conv., arcivescovo di Trani (1506 - 1517).

Sede di Trani[modifica | modifica wikitesto]

  • San Redento ? † (? - 249 deceduto)
  • San Magno ? † (? - 19 agosto 251 deceduto)
  • Eutizio o Eutichio † (prima del 501 - dopo il 502)
  • Sutinio o Eutinio ? † (menzionato nel 761)[11]
  • Leone ? † (menzionato nel 787)[12]
  • Leopardo † (prima dell'834)[13]
  • Oderisio (Auderis) † (menzionato nell'834)
  • Angelario ? † (menzionato nell'845)[14]
  • Pietro † (IX/X secolo)[13]
  • Giovanni I † (952 - dopo il 980)[13]
  • Rodostamo † (menzionato nel 983)
  • Crisostomo † (997 - dopo il 1002)[13]
  • Giovanni II † (prima del 1053 - 1059 deposto)
  • Delio ? † (1059 - 1063)[15]
  • Bisanzio I † (15 maggio 1063 - dopo marzo 1099)
  • Bertrando I † (prima di febbraio 1101 - dopo il 1108)[16]
  • Bisanzio II † (menzionato nel 1120)
  • Verterando ? † (menzionato nel 1129)[17]
  • Ubaldo † (prima di ottobre 1130 - dopo il 1138)
  • Pellegrino ? † (menzionato nel 1141)[18]
  • Bisanzio III † (prima di ottobre 1142 - dopo il 1150)
  • Bertrando II † (prima di ottobre 1157 - dopo settembre 1187)[19]
  • Samaro † (prima di febbraio 1192 - dopo agosto 1201)[19]
    • Gregorio de Insula, O.S.B. † (menzionato il 24 giugno 1202) (vescovo eletto)[19]
  • Bartolomeo † (prima di gennaio 1203 - dopo giugno 1225)[19]
  • Giacomo O.P. † (prima di dicembre 1227[20] - dopo ottobre 1260)[19]
    • Sede vacante (circa 1263-1267)[21]
  • Nicola † (maggio 1267 - dopo giugno 1276)[19]
    • Sede vacante (marzo 1277 - 1280)[19]
    • Ottobono o Opizone † (1º aprile 1280 - 4 giugno 1288 nominato arcivescovo di Genova) (amministratore apostolico)
  • Filippo † (5 novembre 1288 - dopo il 1295 deceduto)
  • Giovani d'Anagni, O.F.M.Obs. † (17 giugno 1297 - 1299 deceduto)
  • Oddone Arcioni † (6 novembre 1299 - 1314 deceduto)
    • Sede vacante (1314-1317)
  • Bartolomeo † (8 luglio 1317 - 11 gennaio 1328 nominato arcivescovo di Manfredonia)
  • Bartolomeo Brancacci † (23 dicembre 1327 - 14 novembre 1341 deceduto)
  • Andrea di Veroli † (4 marzo 1342 - 1342 deceduto)
  • Guglielmo de Rosières, O.S.B. † (4 aprile 1343 - 28 febbraio 1344 nominato arcivescovo di Brindisi)
  • Filippo, O.P. † (26 marzo 1344 - 1348 deceduto)
  • Maugerio, O.P. † (5 novembre 1348 - 1352 deceduto)
  • Giacomo Tura Scottini, O.P. † (5 novembre 1352 - 1378 nominato antivescovo di Luni)
    • Matteo Spina † (26 gennaio 1379 - 28 maggio 1384 nominato antiarcivescovo di Taranto) (antivescovo)
    • Guglielmo † (menzionato nel 1390) (antivescovo)
  • Antonio de Lamberto † (circa 1379 - 24 gennaio 1383 deceduto)
  • Enrico Minutolo † (1383 - settembre 1389 nominato arcivescovo di Napoli)
  • Riccardo Silvestri † (24 dicembre 1390 - 1393 deceduto)
  • Giacomo Cubello † (7 novembre 1393 - 1418 deceduto)
  • Francesco Carosio † (26 gennaio 1418 - 27 aprile 1427 deceduto)
  • Giacomo Barrili † (16 giugno 1427 - 1438 deceduto)
  • Latino Orsini † (8 giugno 1439 - 23 dicembre 1450 nominato arcivescovo, titolo personale, di Urbino)
  • Giovanni Orsini † (23 dicembre 1450 - 1478 deceduto)
  • Cosma Migliorati Orsini, O.S.B. † (1º aprile 1478 - 21 novembre 1481 deceduto)
  • Giovanni Attaldo † (17 dicembre 1481 - 1493 deceduto)
  • Juan Castellar y de Borja † (23 agosto 1493 - 9 agosto 1503 nominato arcivescovo di Monreale)
  • Francisco Lloris y de Borja † (9 agosto 1503 - 22 luglio 1506 deceduto)
  • Marco Vigerio della Rovere, O.F.M.Conv. † (1506 - 30 luglio 1517 dimesso)
  • Bartolomeo Serristori † (3 luglio 1551 - 28 luglio 1555 deceduto)
  • Gianbernardino Scotti, C.R. † (20 dicembre 1555 - 9 agosto 1559 nominato arcivescovo, titolo personale, di Piacenza)
  • Juan Bautista Ojeda † (26 gennaio 1560 - 27 agosto 1571 nominato arcivescovo, titolo personale, di Agrigento)
  • Angelo Oraboni, O.F.M.Obs. † (17 marzo 1572 - 10 maggio 1575 deceduto)
  • Scipione da Tolfa † (10 dicembre 1576 - 15 novembre 1592 dimesso)
  • Giulio Caracciolo † (31 marzo 1593 - 1º gennaio 1597 nominato arcivescovo, titolo personale, di Cassano)
  • Andra De Franchis † (4 agosto 1598 - 1603 deceduto)
  • Juan de Rada, O.F.M.Obs. † (17 agosto 1605 - 16 gennaio 1606 nominato arcivescovo, titolo personale, di Patti)
  • Diego Álvarez, O.P. † (19 marzo 1607 - dicembre 1634 deceduto)
  • Tommaso Anchora (o Ariconi), C.R. † (8 gennaio 1635 - 1655 deceduto)
  • Tommaso de Sarria, O.P. † (16 ottobre 1656 - 13 aprile 1665 nominato arcivescovo di Taranto)
  • Giovanni Battista del Tinto, O.Carm. † (15 febbraio 1666 - 19 ottobre 1676 nominato arcivescovo, titolo personale, di Cassano)
  • Paolo Ximenes † (14 marzo 1678 - 21 dicembre 1693 deceduto)
  • Pietro de Torres † (24 gennaio 1695 - ottobre 1709 deceduto)
    • Sede vacante (1709-1717)
  • Giuseppe Antonio Davanzati † (22 novembre 1717 - 16 febbraio 1755 deceduto)
  • Domenico Andrea Cavalcanti, C.R. † (12 maggio 1755 - 3 febbraio 1769 deceduto)
  • Gaetano Maria Capece, C.R. † (18 dicembre 1769 - 27 febbraio 1792 nominato arcivescovo, titolo personale, di Pozzuoli)
  • Luigi Trasmondi, O.S.B.Cel. † (18 giugno 1792 - 1798 deceduto)
    • Sede vacante (1798-1804)
  • Luigi Pirelli, C.R. † (29 ottobre 1804 - 15 luglio 1820 deceduto)
  • Gaetano Franci, C.R.M. † (19 aprile 1822 - 26 giugno 1847 deceduto)
  • Giuseppe de' Bianchi Dottula † (22 dicembre 1848 - 21 aprile 1860 nominato arcivescovo di Trani e Barletta)

Sedi unite di Trani e Barletta[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe de' Bianchi Dottula † (21 aprile 1860 - 22 settembre 1892 deceduto)
  • Domenico Marinangeli † (16 gennaio 1893 - 5 febbraio 1898 nominato patriarca titolare di Alessandria)
  • Tommaso de Stefano † (24 marzo 1898 - 19 maggio 1906 deceduto)
  • Francesco Paolo Carrano † (1º settembre 1906 - 18 marzo 1915 deceduto)
  • Giovanni Régine † (6 dicembre 1915 - 4 ottobre 1918 deceduto)
  • Giuseppe Maria Leo † (17 gennaio 1920 - 20 gennaio 1939 deceduto)
  • Francesco Petronelli † (25 maggio 1939 - 16 giugno 1947 deceduto)
  • Reginaldo Giuseppe Maria Addazi † (10 novembre 1947 - 3 luglio 1971 dimesso)
  • Giuseppe Carata † (28 agosto 1971 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie)

Sede di Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Bisceglie.

Sede di Trani-Barletta-Bisceglie[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi oriundi dell'arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni culturali diocesane[modifica | modifica wikitesto]

Nell'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie esistono le seguenti istituzioni culturali:

  • la biblioteca diocesana centrale "Arcivescovo Giovanni" a Trani;
  • la biblioteca diocesana "Pio IX" a Barletta;
  • la biblioteca diocesana "San Tommaso d'Aquino" a Bisceglie;
  • la biblioteca "Sant'Annibale Maria di Francia" a Trani;
  • la biblioteca "Don Michele Cafagna" di Bisceglie;
  • l'archivio diocesano centrale a Trani;
  • l'archivio diocesano di Barletta;
  • l'archivio diocesano di Bisceglie;
  • il museo diocesano di Trani;
  • museo diocesano Sant'Anna a Trani;
  • il museo diocesano di Barletta;
  • il museo diocesano di Bisceglie.

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 292.420 persone contava 279.900 battezzati, corrispondenti al 95,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 254.000 254.629 99,8 172 125 47 1.476 30 510 35
1970 243.080 243.465 99,8 168 102 66 1.446 81 610 48
1980 247.305 249.841 99,0 159 104 55 1.555 65 446 55
1990 264.000 269.542 97,9 139 89 50 1.899 54 438 56
1999 270.187 282.687 95,6 147 103 44 1.838 6 51 346 58
2000 270.934 283.434 95,6 147 104 43 1.843 16 49 340 58
2001 272.226 284.726 95,6 149 109 40 1.827 16 43 335 58
2002 272.914 285.414 95,6 144 106 38 1.895 16 40 323 60
2003 274.260 286.760 95,6 144 107 37 1.904 16 39 314 60
2004 274.060 286.560 95,6 138 104 34 1.985 16 36 302 61
2010 279.680 292.200 95,7 138 103 35 2.026 25 39 265 64
2014 279.900 292.420 95,7 145 108 37 1.930 25 40 244 66

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Testo della bolla di papa Leone XII, datata 22 settembre 1828, in: Loffredo, Storia della città di Barletta, vol. II, pp. 545-548.
  2. ^ Annuario Pontificio 1888, p. 253.
  3. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, pp. 300-301.
  4. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 301.
  5. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 289.
  6. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 291, nº 3.
  7. ^ Informazioni dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web. Per approfondire: Pietro di Biase, Fra istituzioni e soppressioni: la presenza degli Ordini religiosi nella diocesi di Trani dall'XI al XIX secolo, in Archivio storico pugliese 51 (1998), pp. 41-81 .
  8. ^ Elenco dei sinodi in: Libro sinodale. Per una Chiesa mistero di comunione e di missione, p. 17.
  9. ^ Pietro di Biase, Per la storia della riforma cattolica nel Mezzogiorno. L'arcivescovo Diego Alvarez e il sinodo tranese del 1617, in Archivio storico pugliese 58 (2005), p. 321.
  10. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  11. ^ Kehr (Italia pontificia, IX, pp. 288-289) e gli editori delle Monumenta Germaniae Historica attribuiscono questo vescovo alla diocesi di Trevi nel Lazio.
  12. ^ Secondo Ferdinando Ughelli, seguito da Gams e Cappelletti, al concilio di Nicea II avrebbe preso parte anche un vescovo di Trani di nome Leone. In realtà nessuno vescovo tranese partecipò a quel concilio (J. Darrouzès, Listes épiscopales du concile de Nicée (787), in Revue des études byzantines 33 (1975), pp. 5-76). La confusione è nata dal fatto che in alcuni manoscritti la diocesi di Traianopoli di Frigia è chiamata anche Tranopoli (Darrouzès, p. 75); ed in ogni caso, il nome corretto del vescovo di quella sede non era Leone, ma Filippo (Darrouzès, p. 48).
  13. ^ a b c d Pietro di Biase, Vescovi, clero e popolo. Lineamenti di storia dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, Rotas, Barletta 2013, pp. 213-236.
  14. ^ Vescovo di Canosa menzionato nella "Leggenda del prete Gregorio", il quale, dopo la distruzione di Canosa, riparò prima a Trani e poi a Bari. La leggenda è tuttavia un falso, scritto nel Settecento. Gay, L'Italie Méridionale et l'Empire Byzantin depuis l'avènement de Basile Ier jusqu'à la prise de Bari par les Normands (867-1071), Parigi 1904, p. 195. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 315.
  15. ^ Questo vescovo, menzionato da Ughelli e dagli autori che ne dipendono, è da eliminare dalle cronotassi tranesi, perché il suo nome apparirebbe in un documento spurio. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 289. In ogni caso, difficilmente poté prendere possesso della sua sede, perché Giovanni II, benché deposto, continuò a governare la Chiesa di Trani fino alla sua morte (F. Spaccucci - G. Curci, Storia dell'arcidiocesi di Trani).
  16. ^ Secondo Di Biase il 1108 è l'anno dell'ultima menzione di Bertrando; Spaccucci-Curci indicano invece il 1118, anno in cui questo arcivescovo avrebbe preso parte alla consacrazione di papa Gelasio II a Gaeta. Tuttavia, secondo Kehr (Italia pontificia, IX, p. 292, nº 8), questa informazione, tratta da una Vita del pontefice, è falsa.
  17. ^ Vescovo escluso da Di Biase; avrebbe preso parte a Palermo all'incoronazione di re Ruggero II.
  18. ^ Citato da alcuni autori sulla sede tranese, a partire da Ughelli; assente in Di Biase.
  19. ^ a b c d e f g Kamp, Kirche und Monarchie…, vol. 2, pp. 544–561.
  20. ^ La sede risulta essere vacante il 27 gennaio 1227 (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, pp. 555-557.
  21. ^ La sede risulta essere vacante a novembre 1263 (Kamp, Kirche und Monarchie…, II, pp. 559-560.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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