Concattedrale di Santa Maria Maggiore

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Coordinate: 41°19′14.02″N 16°17′10″E / 41.320561°N 16.286111°E41.320561; 16.286111

Basilica cattedrale di Santa Maria Maggiore
Barletta Cattedrale retro01.JPG
Le absidi della cattedrale di Barletta in una vista dai giardini del castello
Stato Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Località Barletta
Religione Cattolica
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie
Consacrazione 1267
Stile architettonico Romanico-Gotico
Inizio costruzione 1126
Completamento XIV secolo

La Cattedrale di Santa Maria Maggiore è il maggior edificio di culto cattolico di Barletta, situata nel centro storico della città, a conclusione di via Duomo è il più antico fulcro della vita religiosa della città, nonché il suo cardine urbanistico: il disegno del tessuto urbanistico mostra la forza centripeta della sua chiesa madre.

L'edificio attuale si presenta come un organismo complesso ma unitario, composto di due parti nettamente distinte: quella anteriore tipicamente romanica, antecedente la seconda, quella posteriore di spiccati caratteri gotici. Santa Maria Maggiore è il risultato di una serie di stratificazioni architettoniche succedutesi nei secoli, fin dall'epoca precristiana che hanno visto l'inizio della costruzione dell'edificio attuale nel 1126 protraendosi fino al XIV secolo.

Dapprima insigne collegiata di Barletta, nei secoli rivendicante esenzioni e autonomia da altre giurisdizioni, fu elevata a cattedrale dell'arcidiocesi di Barletta - Nazareth dal papa Pio IX con bolla pontificia Imperscrutabili Dei del 21 aprile 1860. È basilica minore dal 1961[1][2]. Attualmente è concattedrale dell'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie. Il culto è officiato dai canonici del capitolo cattedrale di Santa Maria.

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Santa Maria Maggiore
Voci principali

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale basilica di S. Maria Maggiore, è il risultato di una evoluzione e sovrapposizione di diversi luoghi di culto, appartenenti a epoche differenti e schematizzabili cronologicamente:

IV secolo a.C.: tombe a grotticella;
VI secolo: basilica paleocristiana;
IX secolo: basilica altomedievale;
XII secolo: basilica romanica (attuale; parte anteriore);
XIV secolo: absidi gotiche (attuale; parte posteriore).

Preesistenze archeologiche: tombe del IV secolo a.C.[modifica | modifica wikitesto]

L'area su cui è attualmente edificata la basilica cattedrale dedicata a santa Maria Maggiore, insiste su preesistenze archeologiche risalenti all'epoca pre-cristiana, specificamente al periodo compreso tra la fine del IV secolo a.C. e l'inizio del III secolo a.C. La struttura ipogea, rinvenuta durante i lavori di restauro tenutisi tra il 1955 e il 1981 e in una seconda fase tra il 1981 e il 1996, custodisce, all'interno delle cosiddette "tombe a grotticella", scheletri umani e veri e propri corredi funebri ed è situata a cinque metri sotto il livello del mare. È caratterizzata da uno spazio di distribuzione attraverso il quale giungere alle quattro tombe a grotticella, scavate nella roccia. In passato si era ipotizzato di un antico tempio pagano dedicato al dio Nettuno. Questi ritrovamenti indicherebbero la presenza di un insediamento risalente al IV secolo a.C, che secondo un'ipotesi romantica storicamente non accertabile, coinciderebbe con l'arrivo in città dei Bardei, risalente proprio al IV secolo a.C.

Dal VI secolo all'VIII secolo: la basilica paleocristiana[modifica | modifica wikitesto]

Al VI secolo risale la struttura di un'antica basilica paleocristiana (visitabile), individuata attraverso gli scavi archeologici al di sotto dell'attuale cattedrale. Si tratta di un edificio ampio (la più grande basilica paleocristiana del nord barese) con impianto a tre navate e con orientamento est-ovest, terminante in un'unica abside centrale rivolta ad est, situata cinque metri sotto 'attuale paino di calpestio del duomo. Gli scavi farebbero risalire questa basilica al vescovo san Sabino di Canosa, il quale nel 536 ritornava come legato pontificio da Costantinopoli approdando a Barletta, antico porto della civitas romana Canusina. Il legame con san Sabino è testimoniato dal suo monogramma presente su alcuni mattoni che ricoprono le strutture murarie della basilica paleocristiana, che risalirebbe al periodo compreso tra il 536 e il 586. Infatti San Sabino stesso era il proprietario di una fabbrica di laterizi, con sede a Canosa.

La basilica paleocristiana era totalmente ricoperta da pavimentazione musiva con disegni geometrici. Di questa decorazione sopravvivono ampi stralci ancora visibili al loro posto originario.

Questa chiesa venne utilizzata anche durante tutto il VII secolo. testimonianza del culto celebrato, durante i lavori archeologici, fu invenuta una croce astile. Dopo questo periodo seguirà una fase di abbandono che si protrarrà per tutto l'VIII secolo.

In questo periodo, una sicura testimonianza accerterebbe la nascita della città di Baruli o Barulum e il cui autore sarebbe Liutprando, re dei Longobardi, risale al 747. La testimonianza è ritenuta certa al contrario però dell'autore che invece sarebbe già morto nel gennaio del 744.

Dal IX secolo al XI secolo: la basilica alto-medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la distruzione di Canosa nell'862 per mano dei Saraceni, molti chierici canosini si rifugiarono a Barletta e si stabilirono sulle rovine dell'antica chiesa paleocristiana di Santa Maria, modificandone la denominazione in Sancta Maria de Auxilio, in onore alla Vergine per ringraziarla della morte scampata durante l'invasione araba.

Si tratta di una basilica presumibilmente a croce latina, sostenuta da dieci pilastri ma dalle dimensioni più modeste della primitiva chiesa paleocristiana.

All'epoca della costruzione dipendeva dalla diocesi di Canosa, la cui sede fu trasferita a Bari proprio dopo la devastazione dell'862. Più tardi la chiesa fu sottoposta alla giurisdizione del vescovo di Trani.

Testimonianze storiche della basilica altomedievale emergono dalle numerose bolle papali emanate tra il IX secolo e l'XI secolo, la cui autenticità è riconosciuta con una probabile sicurezza. Si tratta precisamente delle bolle risalenti al 1120 di Papa Callisto II, al 1130 dell'antipapa Anacleto II e al 1150 di Papa Eugenio III, in cui la città viene riconosciuta appartenente alla diocesi di Trani.

Ciborio e navata centrale della cattedrale visti dall'abside

Il XII secolo e il XIII secolo: la basilica romanica[modifica | modifica wikitesto]

Con l'avvento dei Normanni a Barletta, si avvia la costruzione della terza chiesa: la basilica romanica. La costruzione dell'edifici sacro, ancora una volta viene realizzato sullo stesso sito della chiesa di Santa Maria de Auxilio.e i lavori si protrassero per sei anni, dal 1147 al 1153. Per la realizzazione della chiesa, fu incaricato il maestro Simiacca, come testimonierebbe un documento del 1162, in cui il costruttore ripone la sua firma qualificandosi come protomagister fabricae ecclesiae Santctae Mariae. Numerosi privati intervennero a finanziare la nuova fabbrica, come testimonia l'iscrizione del 1150 sul portale laterale sinistro del prospetto:

« A spese tue, o Riccardo, questa porta risplenderà e per te si apriranno liete le porte del cielo »

Secondo una non accertabile tradizione locale, il committente Riccardo, corrisponderebbe a Riccardo Cuor di Leone di ritorno dalle crociate; secondo altra interpretazione si tratterebbe del coevo omonimo conte di Andria.

La chiesa era divisa in tre navate dalla presenza di due file di sei colonne granitiche e terminanti con due pilastri per fila, per un totale di dieci sostegni verticali che sorreggevano l'antica copertura. La prima campagna di lavori della chiesa romanica dovette essere conclusa nell'anno 1153, quando un certo Muscatus si firma sul capitello di un dei due pilastri terminali, dichiarando d'aver donato ben 200 ducati per il pagamento di due colonne, a ricordo della vittoria di Ascalona avvenuta nell'agosto di quell'anno. L'iscrizione lasciata dall'altrimenti sconosciuto Muscatus non solo ci fornisce un indispensabile dato cronologico, ma offre uno spaccato sui traffici e la vivace economia della civitas Baruli, tutta volta al mare, in diretto collegamento con il mondo crociato.

La prima campagna di lavori della chiesa romanica, fu completata da una seconda campagna che si protrasse nel XIII secolo, all'epoca della

Campanile del duomo

dominazione sveva. Infatti nel XIII secolo la facciata principale della chiesa fu sopraelevata vertiginosamente; in corrispondenza della navata centrale, vennero aperte una monofora e, più in alto, il rosone. Furono aggiunti i falsi matronei (ormai non erano più utilizzati) che in realtà mettevano in comunicazione la navata centrale con le laterali; inoltre la chiesa venne ampliata con l'aggiunta di due campate, delimitate da imponenti pilastri quadrilobati (sul modello della basilica del Santo Sepolcro di Barletta), e conclusa con tre absidi semicircolari come quelle di diverse chiese romanico-pugliesi (il cui basamento ancor visibile nella zona degli scavi, è ridisegnato sulla pavimentazione dell'attuale chiesa).

Anche Federico II mostrò il suo benvolere nei confronti della città di Barletta concedendole, nel 1234, il privilegio della Fiera dell'Assunta, da tenersi per otto giorni durante la metà di agosto in onore della Vergine a cui era intitolata la chiesa matrice.

La conclusione dei lavori avvenne nell'anno 1267, quando come affermano le fonti la chiesa venne consacrata dal vescovo Randolfo.

Alla fine del XII secolo fu eretta la torre campanaria, e negli stessi anni si provvide anche all'arredo interno della chiesa: artisti di provenienza orientale scolpirono i raffinati capitelli del ciborio, a testimonianza degli stretti legami intercorsi tra Barletta e le terre d'oltremare all'epoca delle crociate.

La basilica romanica viene spesso citata nei documenti col nome di Santa Maria de Episcopio, dovuta probabilmente alla presenza del vescovo di Canne rifugiatosi a Barletta nei pressi di questa chiesa. Da questo momento, l capitolo dei canonici di Santa Maria, influenzato anche dal fulgido potere politico esercitato da Barletta, entrò in continua contrapposizione per motivi giurisdizionali, con la cattedrale di Trani,

Dal XIV secolo alla conclusione dei lavori: l'abside "goticheggiante"[modifica | modifica wikitesto]

La città, dotata di un fiorente porto commerciale, si era ulteriormente estesa, nuovi borghi si estendevano al di là dell'antica cinta normanna e mentre i re Angioini dotavano la città di nuove e più estese mura, inglobando i borghi sorti extra moenia, il conte palatino Giovanni Pipino da Barletta, intimo amico di Carlo I d'Angiò consigliere di suo figlio Carlo II, raccolse le richieste della sua città divenendo il promotore dell'ultimo, grande ampliamento del duomo. L'opera intrapresa da Pipino vide essenzialmente l'estensione della chiesa verso est, con la costruzione di una nuova abside.

Le absidi e il campanile della cattedrale di Santa Maria Maggiore

Grazie alle conoscenze maturate alla corte Napoletana, Pipino non solo fece in modo che il più importante architetto di corte e sovraintendente dei cantieri regi Pierre d'Angicourt progettasse l'ampliamento nello stile gotico a lui affine; ma nel 1307 ottenne persino da papa Clemente V, una bolla per ampliari et dilatari opere sumptuose, con un'indulgenza di cento giorni per tutti coloro che avessero visitato Santa Maria Maggiore in Barletta. Nel 1313 infatti, la richiesta di una nobildonna barlettana di essere sepolta nella "camerella" dove vi è l'immagine della vergine, forse una delle cappelle radiali, dimostra come il progresso della costruzione fosse giunto a realizzare il deambulatorio e le cinque cappelle radiali ma non il livello delle finestre del cleristorio e la copertura con la volta ad ombrello. Tuttavia permanevano le antiche tre absidi semicircolari romaniche, non ancora abbattute. Alla morte di Pipino nel 1316 i lavori non dovevano esser stati ancora ultimati, se nel suo testamento donò alla chiesa altre 100 once per la continuazione degli stessi.

Intanto Il 4 febbraio 1459, in Santa Maria Maggiore, fu solennemente incoronato Ferdinando I d'Aragona detto Ferrante.

Solo durante il XVI secolo, l'ormai concluso ampliamento, che aveva quasi raddoppiato l'estensione della stessa, fu porta termine e le tre absidi vennero abbattute. I due corpi di fabbrica erano unificati definitivamente.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Interno della cattedrale

L'ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

La cattedrale di Santa Maria Maggiore si erge in un punto nevralgico della città, al confine tra l'antico borgo di Santa Maria e il castello con gli

Il portale d'ingresso principale

attigui giardini. È disposta secondo un orientamento est-ovest, con il deambulatorio gotico rivolto verso est, dunque verso il castello e l'accesso principale verso palazzo Santacroce. Una delle principali caratteristiche logistiche della chiesa consiste nella sua disposizione a ridosso del centro storico, con il sagrato che si affaccia su palazzo Santacroce, perfettamente integrato tra i suoi vicoli, e con via Duomo a fungere da corridoio d'arrivo alla chiesa. Proprio da via Duomo è possibile apprezzare un caratteristico scorcio del campanile, che si erge sul fianco settentrionale della chiesa. Il campanile permette l'arrivo al castello mediante un'apertura arcuata nel suo basamento che sfocia in un ampio spazio, nel quale è possibile notare uno squarcio nella pavimentazione a ridosso del duomo: si tratta dell'antico basolato sottostante rinvenuto nei recenti lavori di scavo tenutisi nel 2007.

Le decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

La decorazione scultorea presente a Santa Maria, eseguita in tempi differenti, è molto variegata: capitelli popolati da figure di animali, mostri e figure indistinte aggettanti all'interno e all'esterno dell'edificio. Il prospetto aveva tre portali, di cui sopravvivono oggi i due laterali; quello centrale andò forse distrutto in qualche terremoto e sostituito con uno rinascimentale; di esso rimangono alcuni bassorilievi, inglobati all'interno dell'edificio, con scene dell'ultima cena e dell'ingresso di Cristo a Gerusalemme.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mondimedievali. URL consultato il 23 giugno 2011.
  2. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno. URL consultato il 23 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comitato feste patronali, Genio della mia terra, architettura sacra a Barletta, Volume 1, Barletta, Rotas, 2001.
  • Sabino Loffredo, Storia della città di Barletta, Trani, Vecchi, 1993.
  • Renato Russo, Barletta. La storia, Barletta, Rotas, 2004.
  • Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Tra mito e storia, dalle origini alle Crociate, Barletta, Rotas, 1997.
  • Renato Russo, Le cento chiese di Barletta - Dagli ordini mendicanti al XX secolo, Barletta, Rotas, 1998.
  • Salvatore Santeramo, Il simbolismo della Cattedrale, Barletta, Dellisanti, 1917.
  • Caroline Bruzelius, Le pietre di Napoli, Roma, Viella, 2005.
  • Cosimo Damiano Fonseca (a cura di), Cattedrali di Puglia, Bari, Adda, 2000.

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