Canosa di Puglia

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Canosa di Puglia
comune
Canosa di Puglia – Stemma Canosa di Puglia – Bandiera
Canosa di Puglia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Barletta-Andria-Trani-Stemma.png Barletta-Andria-Trani
Amministrazione
Sindaco Ernesto La Salvia (centro-sinistra) dal 21/05/2012
Territorio
Coordinate 41°13′00″N 16°04′00″E / 41.216667°N 16.066667°E41.216667; 16.066667 (Canosa di Puglia)Coordinate: 41°13′00″N 16°04′00″E / 41.216667°N 16.066667°E41.216667; 16.066667 (Canosa di Puglia)
Altitudine 117 m s.l.m.
Superficie 150,93 km²
Abitanti 30 490[1] (31-07-2014)
Densità 202,01 ab./km²
Frazioni Loconia
Comuni confinanti Andria, Barletta, Cerignola (FG), Lavello (PZ), Minervino Murge, San Ferdinando di Puglia
Altre informazioni
Cod. postale 76012 (70053 fino al 30-04-2011)
Prefisso 0883
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 110004
Cod. catastale B619
Targa BT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti canosini
Patrono san Sabino
Giorno festivo 1º agosto - 9 febbraio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Canosa di Puglia
Canosa di Puglia
Posizione del comune di Canosa di Puglia nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Posizione del comune di Canosa di Puglia nella provincia di Barletta-Andria-Trani
Sito istituzionale

Canosa di Puglia (IPA: [kaˈnoːza di'puʎʎa][2], Canàuse in dialetto barese[3], fino al 1863 chiamata Canosa) è un comune italiano di 30 490[1] abitanti della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia.

È collocata sul margine nord-occidentale dell'altopiano delle Murge da cui domina la valle dell'Ofanto e l'estesa pianura del Tavoliere delle Puglie, spaziando dal monte Vulture al Gargano, alla costa adriatica.

Canosa è considerata uno dei principali centri archeologici della Puglia e rappresenta uno dei casi più significativi di città a lunghissima continuità di insediamento. Reperti e vasi canosini sono in tutti i principali musei (come i vasi antropomorfi permanentemente esposti al British Museum) e collezioni private del mondo ma, naturalmente, testimonianze del suo passato sono disseminate nella città attuale e nel territorio circostante.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Canosa sorge a un paio di chilometri dalla sponda destra del fiume Ofanto e a una ventina di chilometri dal Mare Adriatico, su un territorio livellato, anticamera dell'altopiano delle Murge (tra i 105 e i 140 m s.l.m.). Nb la 167 di Canosa è alta quasi 220 metri .

Il versante su cui è edificata la città è prevalentemente argilloso e sabbioso sulla superficie; esso va a coprire uno strato calcareo ("calcareniti di Gravina") che a sua volta costituisce il tipico tufo di colore bianco-giallastro e facilmente disgregabile.

Questa caratteristica morfologica ha permesso la costruzione sotterranea di grotte artificiali, il riadattamento di altre preesistenti (usate nel XIX secolo come cantine), nonché la creazione degli ipogei. Il materiale calcarenitico (tufo) ricavato dalle escavazioni ha permesso, e permette tuttora, la costruzione di edifici in superficie.

Sono intensi i fenomeni di dissesto del territorio dovuti allo spietramento dello strato superficiale per la messa a coltura di nuovi terreni. Inoltre, si riscontrano rischi di sprofondamento dovuti alla presenza di cavità e canali sotterranei tipici degli ambienti carsici. L'edificato del comune di Canosa è considerato ad alto rischio. Negli ultimi anni si sono verificati numerosi crolli e dissesti, voragini e sprofondamenti di strade ed edifici[4].

Il territorio circostante si estende verso sud fino alle pendici delle Murge, verso ovest fino all'Ofanto (anche confine provinciale) ed è prevalentemente pianeggiante. I bacini del Rendina e del Locone contribuiscono alla fertilità della vasta area (150 km²).

Canosa fa parte del Parco naturale regionale Fiume Ofanto.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Canosa gode di un tipico clima temperato, particolarmente mite e confortevole nei periodi primaverile ed autunnale, inverni freddi ed estati miti.

Le temperatura medie mensili risentono fortemente dell'influenza del clima murgiano ed oscillano dai 7,7 °C del mese di gennaio, ai 24,9 °C del mese di agosto. Le precipitazioni piovose annuali si attestano sull'ordine dei 547 mm di pioggia, distribuiti prevalentemente nel periodo da settembre ad aprile[5].

Canosa di Puglia Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,4 12,4 14,9 18,5 23,3 27,7 30,7 30,7 26,8 21,4 16,5 12,9 12,2 18,9 29,7 21,6 20,6
T. min. mediaC) 4,1 4,3 6,0 8,4 12,3 16,2 18,8 19,0 16,2 12,3 8,5 5,6 4,7 8,9 18,0 12,3 11,0
Precipitazioni (mm) 52 58 46 43 39 30 22 26 49 61 62 60 170 128 78 172 548
Umidità relativa media (%) 76,6 75,1 73,5 71,1 68,7 64,2 60,2 61,3 68,3 74,4 76,5 77,0 76,2 71,1 61,9 73,1 70,6

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini del toponimo

Molteplici sono le ipotesi avanzate nel spiegare l'etimologia del nome Canosa (Canusium in latino, Canusion in greco), usato per indicare il primo vero nucleo sviluppatosi nell'VIII secolo a.C. Una prima ipotesi[7][8] ne vede l'origine nel culto di Afrodite in Daunia. Secondo questa ipotesi, suffragata dal commentatore latino Servio, Canusium deriverebbe da canis (in italiano "cane"), animale associato alla divinità greco-orientale Afrodite en kepois.

Altra teoria prevede una derivazione dalla parola greca χάνεον (cesta/canestro di vimini) per la presenza numerosa di vimini spontanei lungo la riva del fiume Ofanto[9].

Una terza ipotesi[10] prevede la derivazione dalla parola ebraica Chanuth (in italiano "taverna"), divenuto poi Chanush[11]. Entrambe sarebbero integrate dal messapico o iapigio suffisso -ion (poi -ium in latino)[12].

Un quarto studio sostiene l'origine esclusivamente iapigia o messapica dell'etimo Canusium e la risoluzione del problema etimologico attraverso la spiegazione della radice can-[11].

Un'ulteriore ricerca[13] intravede una diretta correlazione fra il nomen latino Canusium e il gentilizio etrusco canzna. Questa ipotesi si basa sulla presenza etrusca in Campania prima della conquista romana e del vivace commercio etrusco lungo la valle dell'Ofanto. Questa è suffragata dalla cospicua presenza di prodotti della metallotecnica etrusca[14] e di ambre (conservate al British Museum di Londra) in cui si riscontrano motivi stilistici comuni all'artigianato etrusco[15].

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Antica mappa della città

Fondata secondo la leggenda dall'eroe omerico Diomede, decantato nell'Iliade, Canusium è stato tra i più importanti centri indigeni della Daunia prima e della Apulia poi.

I primi insediamenti autoctoni (composti dai Dauni, ramo settentrionale del popolo degli Iapigi), stabiliti su quella fascia di terra chiamata dagli archeologi Campi Diomedei, risalgono ad un'epoca di gran lunga precedente a quella diomedea, e precisamente al Neolitico (6000-3000 a.C.). Le epoche successive vedono il costituirsi dell'abitato arcaico di Toppicelli, sulla piana ofantina, caratterizzato dalla presenza di edifici e tombe aristocratiche ricchissime di corredi appartenenti al ceto di quelli definiti poi "principi dauni".

Nel corso dei secoli, Canosa diviene un importante centro commerciale e artigianale, specie di ceramiche e terrecotte. Con lo sviluppo della Magna Grecia, il centro è influenzato dalla cultura ellenica (morfologicamente e urbanisticamente, Canosa doveva essere territorio ideale per la formazione di una polis greca). Nel 318 a.C. diventa città alleata di Roma, accogliendo i Romani anche nel 216 a.C. dopo la disfatta di Canne, piccolo villaggio nei pressi dell'Ofanto, ad opera di Annibale. Dall'88 a.C. diventa municipium e beneficia del passaggio della via Traiana (109 d.C.) e della costruzione dell'acquedotto di Erode Attico (141), di un anfiteatro, di mausolei e archi. Più tardi l'imperatore Antonino Pio eleva il centro al rango di colonia con il nome Aurelia, Augusta, Pia, Canusium. Da ricordare anche che veniva definita "la piccola Roma", poiché anch'essa sorge su sette colli.

Età medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del III secolo diviene capoluogo della Regio II Apulia et Calabria, diventando nel secolo successivo anche sede di una tra le più importanti diocesi di Puglia, che raggiunse il culmine della sua importanza con il vescovo san Sabino (dal 514 al 566); la presenza della sede episcopale ha lasciato testimonianze artistiche di valore, tipiche dei luoghi di culto e l'architettura civile dimostra la centralità della città (di cui Barletta era solo un porto) rispetto al territorio pugliese (da cui l'appellativo "città dei vescovi").

Diventata sede di gastaldato con l'invasione longobarda nel VI secolo, subisce successivamente diverse devastazioni per mano dei Saraceni (scacciati intorno all'871).

Canosa ritrova un certo rilievo nel millennio successivo (XI - XII secolo) con i Normanni, grazie al particolare interesse mostrato dal principe Boemondo I d'Antiochia (che dal 1111 giace nel mausoleo ivi presente) e poi, sotto gli Svevi, da Federico II.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dall'età imperiale incomincia il declino, perdurato sino al XVIII secolo, accentuato dai molteplici terremoti (1361, 1456, 1627, 1659), dai numerosi saccheggi (in particolare, dei tarantini nel 1451 e dei soldati francesi di Napoleone nel 1803) e dalla perdita della sede vescovile: Canosa diventava un feudo, gestito però da casati di cui alcuni, in seguito, avrebbero segnato la Storia. Vi si annoverano gli Orsini Del Balzo, i Grimaldi di Monaco[16], i de Gemmis di Castel Foce, gli Affaitati di Barletta, i Capece Minutolo di Napoli[17].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le guerre d'indipendenza e il disastroso terremoto del 1851, Canosa rimase un paese prevalentemente borghese: a dimostrarlo fu la costruzione di palazzi signorili in tufo locale (su tutti il Sinesi[18], il Fracchiolla-Minerva[19], il Rossi, l'Iliceto[20], il De Muro Fiocco[21] e il Visconti) che cingevano il centro cittadino, a preservare i segni del tempo dell'acropoli e della cattedrale.

Passata praticamente incolume alla prima guerra mondiale, Canosa subiva gli effetti del primo terremoto irpino del 1930 (79 anni dopo quello che costrinse alla ricostruzione di parte della cattedrale di San Sabino e numerosi edifici) e fu quindi costretta alla riparazione degli ingenti danni.

Corso San Sabino in una foto d'epoca.

Il 6 novembre 1943, poco dopo l'armistizio (8 settembre dello stesso anno), il paese veniva bombardato. Alcuni palazzi rimasero danneggiati (comprese le adiacenti chiese di San Francesco e San Biagio[22] e parte del Palazzo di Città), altri ancora rasi al suolo, e 57 persone persero la vita.

Nell'aprile 2001 il comune di Canosa è stato insignito della medaglia di bronzo al valor civile in ricordo della tragedia[23].

Il 17 settembre 1962, con decreto del presidente della Repubblica il comune è stato insignito del titolo di Città per le sue tradizioni storiche e per i meriti acquisiti dalla sua comunità.

Nel 1980 Canosa fu nuovamente danneggiata dal terremoto nell'Irpinia. Come già tante volte in passato, la cittadina si ritrovò in una situazione di emergenza, con antichi edifici e alcune chiese dichiarate inagibili.

Attualmente Canosa è un centro basato prevalentemente sull'agricoltura, ma con un vantaggio nel terziario (turismo archeologico) e nell'industria e artigianato (tessile, alimentare e manifatturiera).

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della città di Canosa

Lo stemma della città possiede un'arma analoga a quella del Regno di Napoli e una identica a quella dell'Impero di Costantinopoli. Lo stemma deriva infatti dall'unione di due casate, quella degli Angiò e quella dei Courtenay, dovuta al matrimonio nel 1313 fra Filippo I d'Angiò, principe di Taranto, e Caterina di Valois Courtenay, imperatrice di Costantinopoli.

La parte sinistra raffigura l'arma di Filippo d'Angiò: sfondo blu seminato di gigli d'oro con una banda d'argento obliqua e con un lambello rosso nella parte superiore.

La parte destra raffigura l'arma dei Courtenay: sfondo rosso con una croce centrale e quattro bisanti crociati, accompagnati ognuno da quattro croci d'oro.

La descrizione araldica è: Partito: nel primo: d'azzurro, alla banda d'argento accompagnata da sei gigli (3,3) col lambello di tre pendenti di rosso nel capo; nel secondo: alla croce d'oro accantonata da quattro crocette il tutto d'oro. Lo stemma è stato ufficialmente approvato con Decreto del Capo del Governo in data 2 agosto 1934. Dal 1962, con decreto del presidente della Repubblica è cimato dalla corona di città.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia di bronzo al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al merito civile
«All'indomani dell'armistizio, abbandonata dai Tedeschi, subì un violento bombardamento che provocò numerosi morti e gravissime distruzioni. La popolazione si prodigò in una generosa gara di solidarietà in aiuto dei superstiti e dei senza tetto, dando prova d'elette virtù civiche e grande spirito d'abnegazione[23].»
— Canosa di Puglia (BA), 6 novembre 1943

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Cattedrale di San Sabino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Sabino.

All'occupazione dei Longobardi seguì una grave crisi: le dimensioni di Canosa si ridussero all’area del foro (ovvero dell’attuale Piazza Vittorio Veneto) e alla zona alta. Nell’VIII secolo i principi longobardi avviarono così la costruzione di una nuova cattedrale in un quartiere più centrale rispetto all'ormai periferico Piano di San Giovanni, dove si trovava la chiesa di Santa Maria ed il Battistero di San Giovanni. Nella nuova Cattedrale, dedicata ai Santi Giovanni e Pietro, venne traslato dal complesso di San Pietro il corpo di san Sabino. Un’iscrizione altomedievale reimpiegata nel pavimento della cripta ricorda l’episodio: Petrus canusinus archiepiscopus posuit hic corpus beati Sabini.

Nell’XI secolo la cattedrale venne ricostruita e ridedicata a san Sabino. Questa ricostruzione fu voluta probabilmente dai normanni Roberto il Guiscardo e dal figlio Boemondo, sepolto in un mausoleo presso la cattedrale. Essa dovrebbe collocarsi fra il 1079 e il 1089, in coincidenza con l'episcopato del vescovo Ursone.

Mausoleo di Boemondo[modifica | modifica wikitesto]

Accessibile dal transetto di destra della Cattedrale è il Mausoleo di Boemondo I d'Antiochia. Eretto dopo il 1111, anno della morte del Principe, il piccolo edificio presenta una parte superiore caratterizzata da un tamburo poligonale sovrastato da una cupoletta emisferica, che va a "coprire" la pianta quadrangolare, con una piccola abside a destra sorretta da arcate non imponenti. Una doppia porta di bronzo asimmetrica (ora conservata nella cappella laterale della Madonna della Fonte nell'attigua basilica)[24], realizzata probabilmente da Ruggero di Melfi[25] (XI secolo), faceva da ingresso alla cappella, sorretta da due colonne di marmo pentelico. All'interno, oltre alle colonne, di cui una scende in profondità, vi è sul pavimento la lapide di marmo greco con la dicitura "BOAMVNDVS".

Chiese minori e rettorie[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa della Madonna di Costantinopoli in una foto d'epoca
  • Chiesa di Sant'Antonio di Padova (rettoria) - piazza Roma, Loconia
  • Chiesa di Santa Caterina (rettoria) - via Santa Caterina
  • Chiesa dei Santi Francesco e Biagio - piazza Martiri XXIII maggio
  • Chiesa dei Santi Lucia e Teodoro detta anche del Santissimo Purgatorio (rettoria) - piazza Antica
  • Chiesa della Santissima Madonna dell'Assunta - via Europa
  • Chiesa della Santissima Madonna di Costantinopoli (rettoria) - strada provinciale Canosa-Montegrosso
  • Chiesa di Santissima Maria Immacolata - via Corsica
  • Chiesa di Santissima Maria del Carmelo o Carmine (rettoria) - piazza Umberto I
  • Chiesa di Santissima Maria del Rosario o Rosale - via Attilio Paulicelli
  • Chiesa della Santissima Passione di Gesù Cristo (rettoria) - via Guglielmo Oberdan
  • Chiesa del Santissimo Gesù Liberatore - via Serg. Magg. Nicola Capurso
  • Chiesa dei Santi Gesù, Giuseppe e Maria - via Santa Lucia
  • Chiesa di San Giovanni Battista - via Luigi Capuana
  • Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù - via Duca d'Aosta

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi storici[modifica | modifica wikitesto]

Il centro della città è disseminato di palazzi settecenteschi e ottocenteschi di notevole pregio artistico ed estetico.

  • Palazzo Casieri in via Varrone
  • Palazzo Iliceto in via Trieste e Trento
  • Palazzo Scocchera via Barletta
  • Palazzo Barbarossa in via Santa Lucia
  • Palazzo Barbarossa in via Garibaldi
  • Palazzo Rossi in piazza Sinesi
  • Palazzo Rossi in corso San Sabino
  • Scuola Bovio in via Bovio
  • Palazzo Sinesi in via Kennedy
  • Palazzo De Muro Fiocco in Piazza della Repubblica
  • Palazzo Fracchiolla-Minerva in piazza Vittorio Veneto
  • Palazzo di Città in piazza Martiri XIII maggio
  • Palazzo Caporale in via Imbriani
  • Palazzo Visconti in via Kennedy
  • Palazzo sede dell'ex biblioteca in via Imbriani
  • Palazzo Forina in via De Gasperi
  • Scuola Mazzini in via Piave

Teatro Lembo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Teatro Lembo.

Masserie[modifica | modifica wikitesto]

Masseria Rossi; attuale Villa Caracciolo
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Transumanza.

Le masserie erano delle grandi aziende agricole abitate, a volte, anche dai proprietari terrieri. La grande costruzione rurale comprendeva pure gli alloggi dei contadini, anche solo stagionali, le stalle, i depositi per foraggi e i raccolti.

Molto diffuse nell'agro canosino, come in tutta la Murgia, spesso le masserie sono state abbandonate per poi essere riutilizzate negli ultimi anni come aziende agrituristiche.

Posta Piana è una zona dell'agro canosino in sui si trovano una serie di masserie utilizzate un tempo come ricovero dei pastori in transumanza. A pianta rettangolare fortemente allungata, i locali avevano tetti a doppia falda, con finestre quasi inesistenti; le poche porte erano poste prevalentemente sui lati corti, mentre sui lati lunghi si predispongono gli abbeveratoi per le bestie.

Altre masserie presenti nel territorio sono:

  • Masseria Barbarossa C.da Cefalicchio
  • Masseria Campanile Canale della Piana delle Murge
  • Masseria Coppe Maltempo Strada Comunale Coppe Fortunato
  • Masseria Covelli vicinanze della ferrovia Barletta - Spinazzola
  • Masseria Donna Rosina Strada Comunale Donna Chiarina
  • Masseria Iannarsi Borgo Loconia
  • Masseria Femmina Morta Canale della Vetrina
  • Masseria Pantanella Di Zezza Strada Comunale Pantanella
  • Masseria Pantanella Di Palieri Strada Comunale Pantanella
  • Masseria Quiraldi S.S. 93
  • Masseria Sant'Andrea
  • Masseria Sinesi vicinanza dell'autostrada Napoli-Canosa
  • Masseria Spagnoletti e Messere S.S. 93
  • Masseria Volturina
  • Posta Locone S.S. 93
  • Posta Leone C.da Cefalicchio
  • Masseria Addone Canale della Piana delle Murge
  • Masseria Coppicella di Sotto Strada Comunale di Sotto
  • Masseria Coppicella di Sopra Strada Comunale di Sotto
  • Masseria Crocifisso Strada Comunale Crocifisso
  • Masseria Fasoli vicinanza dell'autostrada Napoli-Canosa
  • Masseria La Capitana Strada Comunale Salinelle
  • Masseria Nigretti SP Cefalicchio
  • Masseria Pantanella Fortunato Strada Comunale Pantanella
  • Masseria Profico Strada Comunale Salinelle
  • Masseria Rossi Strada Comunale di Madonna di Costantinopoli
  • Masseria Saraceno vicinanza al torrente Locone
  • Masseria Tesoro Strada Comunale Tufarello

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Villa comunale[modifica | modifica wikitesto]

La Villa Comunale, posta al centro di Canosa, trae le sue origini nel secolo scorso per interessamento dell'allora sindaco Vincenzo Sinesi che nel 1888 riordinò i terreni adiacenti alla Cattedrale e al Mausoleo di Boemondo donati alla municipalità da alcune famiglie canosine. Viste le necessità del paese, è stata sottoposta a numerose riduzioni della superficie nel corso degli anni, che hanno fatto quindi posto a larghi pedonali.

Oltre alla possibilità di vedere la parte posteriore della Cattedrale e l'esterno del Mausoleo di Boemondo per mezzo di ampie balconate, è presente una imponente cassa armonica per orchestra, un monumento dedicato a Scipione l'Africano, l'ara commemorativa dei Caduti di tutte le guerre e un lapidarium.

Il lapidarium della Villa Comunale è composto da un notevolissimo patrimonio di reperti archeologici lapideidi di epoca dauna e romana: epigrafi, rilievi funerari, capitelli e colonne, architravi e vere di pozzo di ville imperiali.

Il monumento dedicato a Scipione l'Africano, nella villa comunale.
Lapidarium
Ara commemorativa dei Caduti in guerra

Vi sono poi altri parchi dislocati per la città:

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Ipogei dauni[modifica | modifica wikitesto]

Ipogei Lagrasta

Gli ipogei sono strutture funerarie sotterranee usate dai principi Dauni fino ad età romana.

La struttura più consueta è quella di un dromos conducente a una o più stanze funerarie. Gli ambienti sotterranei potevano essere decorati con affreschi e custodivano, oltre al defunto, anche il corredo funerario, composto in larga misura da vasi in terracotta, oltre che da monili ed armi.

I più importanti ipogei canosini sono quelli del Cerbero, Lagrasta, Boccaforno e dell'Oplita.

  • Tomba degli Ori, IV Secolo a.C.
  • Ipogei Monterisi-Rossignoli, IV secolo a.C.
  • Tomba Varrese, IV secolo a.C.
  • Ipogeo del Cerbero, IV secolo a.C.
  • Ipogeo Scocchera A, IV secolo a.C.
  • Ipogeo Scocchera B (detto Ipogeo Boccaforno), IV secolo a.C.
  • Ipogei Casieri, IV secolo a.C.
  • Ipogeo del Vaso di Dario, IV secolo a.C.
  • Ipogeo Reimers, III secolo a.C.
  • Tomba di Largo Costantinopoli, III secolo a.C.
  • Ipogei Lagrasta, II secolo a.C.
  • Ipogeo dell'Oplita, II secolo a.C.
  • Ipogeo Matarrese
  • Tomba di Via Lavello

Tomba Varrese[modifica | modifica wikitesto]

Per valutare la straordinaria portata dei corredi dell’aristocrazia canosina nel periodo di maggiore floridezza, ovvero tra la fine del IV secolo a.C. e la prima metà del III secolo a.C., è possibile visionare il corredo della Tomba Varrese a Palazzo Sinesi.

Palazzo Sinesi è un edificio privato del XIX secolo di proprietà del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, sede della Fondazione Archeologica Canosina e destinato dal 1994 a spazio espositivo per mostre tematiche e temporanee. Il palazzo non è una vera e propria sede museale, ma ospita sia mostre tematiche temporanee sia l’esposizione permanente di una collezione di ceramiche canosine e daune provenienti appunto dall’ipogeo Varrese.

La creazione di questa sede espositiva ha voluto in parte ovviare al problema della dispersione del patrimonio archeologico locale, conseguenza di passati saccheggi e immissioni clandestine di reperti nel mercato antiquario. Sono stati così riuniti in un unico luogo, dopo quasi due secoli, i reperti della Tomba Varrese, smembrati tra la Collezione Mazza del Museo Archeologico Provinciale di Bari e la collezione Varrese del Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Il corredo è composto da più di 400 reperti tra cui: vasi a figure rosse, ceramica listata, ceramica dorata, oggetti in alabastro e una magnifica corazza anatomica bronzea, oltre ai vasi policromi e plastici tipici della produzione canosina.

L’ipogeo fu scoperto casualmente nel 1912 da Sabino Varrese in terreni di sua proprietà lungo l’attuale via Lavello. Parte dell’ipogeo però sconfinava nella limitrofa proprietà di Domenico Mazza. Il primo prima cedette al Museo di Taranto i reperti ritrovati nella camera in asse con il dromos e poi cedette al Museo Provinciale di Bari una parte di corredo recuperata clandestinamente nella proprietà di Domenico Mazza.

Dell’ipogeo si persero in seguito notizie, fino alla sua riscoperta nel 1971: la tomba, interamente scavata nel banco tufaceo, è composta da cinque camere. Il corredo che qui era custodito ed è riunito oggi a Palazzo Sinesi era composto da oltre quattrocento reperti.

Monumenti di età romana[modifica | modifica wikitesto]

Tempio di Giove Toro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempio di Giove Toro.

Tempio periptero di età romana, con sei colonne sui lati corti e dieci sui lati lunghi, si innalza su un podio preceduto da una scalinata.

Arco di Traiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arco di Traiano (Canosa).

Arco onorario datato all'epoca di Traiano ed edificato all'ingresso della via Traiana in città.

Altri monumenti di età romana[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte sull'Ofanto (I secolo d.C.) permetteva il passaggio della Via Traiana da una parte all'altra del fiume (ed è stato utilizzato per il traffico stradale fino agli anni Settanta), ricostruito ex novo nel medioevo e restaurato ancora una volta nel 1759. La base è costituita da quattro piloni a forma di punta di lancia e cinque arcate diseguali.

Notabili sono anche la Torre Casieri e i Mausolei Bagnoli e Barbarossa, nonché l'Arco di Gaio Terenzio Varrone, monumenti in opus latericium e opus reticulatum dedicati al passaggio del Console romano in occasione della battaglia di Canne. I primi tre siti conservavano le spoglie di alcuni caduti nella battaglia.

Ancora relativo alla battaglia punica è un rudere di un'abitazione romana in pieno centro cittadino, probabilmente dimora della Matrona Busa, nobildonna canosina, che ospitò i combattenti.

Le Terme Ferrara e Lomuscio sono situate in pieno centro cittadino.

Acropoli o Castello[modifica | modifica wikitesto]

Torri del Castello

Il castello fu costruito sulla collina dei Santissimi Martiri, una posizione da cui si domina il territorio circostante fino all'Adriatico, al Gargano ed al Vulture. Nello stesso luogo, era già l’acropoli della città greco-romana: ne recano ancora memoria i grandi blocchi di forma parallelepipeda nella parte bassa delle strutture murarie.

Il Castello oggi è in rovina: aveva forma di esagono irregolare, con sei torri quadrangolari sporgenti agli spigoli. La prima notizia su di esso è la resistenza opposta ai Longobardi di re Autari (584-590). Successivamente nell’XI secolo i Normanni ne fecero una delle sedi di potere più importanti del loro territorio: qui s'incontrarono i fratelli Boemondo e Ruggero Borsa nel 1089 per mettere fine alla rivalità scoppiata fra loro subito dopo la morte di Roberto il Guiscardo (1085). Probabilmente anche Federico II soggiornò qui durante i lavori di costruzione di Castel del Monte (avvenuti dopo il 1240). Incerta e discussa è la notizia della prigionia fino alla morte di Elena D'Epiro e dei suoi giovani figli dopo la sconfitta del marito Manfredi a Benevento (1266). Nel 1271 il Castello fu restaurato ad opera di Pietro D'Angicourt, l’architetto francese al servizio dei sovrani angioini che progettò anche il Maschio Angioino a Napoli. Durante il periodo aragonese fu dimora di modesti feudatari, fino a quando Agostino Grimaldi, signore di Monaco (1523-1532), ed il suo successore Onorato (1532-1581), come ricompensa per la fedeltà dimostrata alla corono spagnola, ottennero il titolo di conti su Canosa di Puglia e la signoria su Terlizzi, Monteverde, Ripacandida e Garagnone. Nel 1643 Canosa e il castello furono venduti all'asta: iniziò così il lento declino del Castello, che decadde, tanto da essere utilizzato come cava per la costruzione del vicino palazzo baronale. Nel 1704 il castello fu comprato infine dalla famiglia napoletana dei Capece Minutolo, cui è appartenuto fino al 1956, quando esso fu acquistato dal comune di Canosa di Puglia.

Monumenti paleocristiani[modifica | modifica wikitesto]

Necropoli di Lamapopoli[modifica | modifica wikitesto]

La più vasta necropoli in area extraurbana è quella presso il torrente Lamapopoli, di origine romana, ma riutilizzata nel periodo paleocristiano, sorta lungo la via Traiana. Una parte di questa necropoli è sub divo (letteralmente “sotto il cielo”): tombe a camera con murature in mattoni, sarcofagi in calcare di discreta fattura, tombe terragne. La presenza di terrazzamenti, sul costone roccioso scavato dal torrente, permise anche la creazione di diverse catacombe con gallerie indipendenti articolate in numerosi cubicoli e ambulacri, a loro volta con loculi, arcosoli e sarcofagi. Presso l'ingresso delle catacombe sorge la cosiddetta basilichetta di Santa Sofia, ad aula unica. Essa mostra due fasi edilizie: la più antica - di cui rimane solo un tratto inglobato in quella successiva - è in conci di tufo locale, come le murature degli edifici paleocristiani di Canosa. La seconda fase presenta una costruzione a muratura listata, tradizionale nella pratica edilizia beneventana, centro del principato longobardo. Dunque anche la basilichetta sarebbe da collocarsi nel periodo di rinnovamento urbanistico promosso nell’VIII secolo dai principi longobardi. L'intitolazione alla santa Sofia andrebbe letta perciò in chiave longobardo-beneventana, con riferimento alla più celebre Santa Sofia di Benevento.

Basilica di San Leucio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica di San Leucio.

La basilica di San Leucio è un luogo di culto a lunghissima continuità di vita: sorto in età ellenistica come Tempio di Minerva, verrà dedicato in età cristiana prima ai Santi Cosma e Damiano, infine a San Leucio.

Il complesso episcopale (Piano di San Giovanni)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Complesso episcopale di Canosa di Puglia.

Fino a qualche anno fa si riteneva che la prima cattedrale di Canosa fosse da localizzarsi in area extraurbana, sul colle di San Pietro. La sede episcopale sarebbe stata poi trasferita in un’area più centrale, nella zona dove già esisteva la chiesa di Santa Maria e dove Sabino aveva costruito il battistero di San Giovanni. L’attuale cattedrale, dedicata a san Sabino, sarà poi edificata nell’area pubblica del foro.

Il riesame della documentazione archeologica porta ora a identificare San Pietro non con la chiesa episcopale ma piuttosto con un grande complesso cimiteriale, nel quale Sabino volle realizzare la propria sepoltura, divenuta poi oggetto di culto e di pellegrinaggio.

Dunque la prima cattedrale di Canosa è stata la chiesa di Santa Maria, ubicata, come quasi sempre accadeva per i complessi episcopali in età paleocristiana, in un’area periferica all’interno del circuito murario. Essa è stata individuata nell'autunno del 2006 sul Piano di San Giovanni. La ridotta porzione indagata è relativa a parte del nartece, della navata centrale e meridionale di una chiesa a tre navate, realizzata tra il IV ed il V secolo. Sabino si impegnò in una opera di ristrutturazione e abbellimento, con la stesura di un nuovo pavimento musivo e la creazione di un collegamento tra l’edificio sacro e l’atrio porticato antistante il battistero.

Battistero di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battistero di San Giovanni (Canosa di Puglia).

Il battistero di San Giovanni è un edificio a pianta dodecagonale con quattro camere sugli assi principali, che costituiscono i bracci di una croce greca, e quattro corridoi ad essa alternati, che affacciano tutti sul vano centrale rispettivamente con una e due porte. Al centro dell’edificio i resti di una vasca battesimale eptagonale. L’area della vasca era coperta da una cupola.

Il battistero di San Giovanni era un edificio di grande pregio, non solo per le notevoli dimensioni e l’articolazione degli spazi ma anche perché dotato di un vasto apparato decorativo, di cui sono state ritrovate poche ma significative tracce: nella vasca tessere vitree ricoperte da una lamina d’oro e lacerti del mosaico pavimentale, decorati da stelle a quattro punte, i cui bracci sono resi da losanghe, alternati a rettangoli.

Salita e Torre dell'Orologio sulla zona Castello

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Passeggio serale in Corso San Sabino

Abitanti censiti[26]


Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

(IT)

« Se ce ne dobbiamo andare, andiamocene. Se non ce ne dobbiamo andare, non ce andiamo. »

(IT)

« Sə cə n'amə à scoj, sc-manìnə. Sə nanə cə n'amə à scioj, nanə cə nə sìmə scènnə »

(CAN)

Il dialetto canosino è un dialetto primario italoromanzo, derivante direttamente dal latino volgare parlato nell'antica Canusium. Linguisticamente fa parte dei dialetti meridionali intermedi parlati nella Puglia centro-settentrionale. Il lessico è nella quasi totalità di origine latina con influenze del greco antico soprattutto nella costruzione della frase ipotetica. Anche la dominazione normanna ha lasciato alcuni vocaboli, senza stravolgere l'impianto lessicale e grammaticale preesistente.

Il dialetto canosino è stato avvicinato dal punto di vista fonetico al francese, ma alcuni studi recenti vi hanno riscontrato lo stesso sistema fonologico del Tubatulaba, una lingua indiana dell'America del Nord del gruppo linguistico Shoshoni, della famiglia delle lingue uto-azteche[27].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Canosa è sede di quattro scuole secondarie di secondo grado, un istituto professionale statale per l'agricoltura e per l'ambiente, un istituto professionale statale per il commercio, un istituto tecnico commerciale, un liceo scientifico (con altri indirizzi, tra cui quello classico).[28]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo civico archeologico[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: museo civico (Canosa).

Il Museo civico archeologico fu istituito nel 1934 e collocato nel settecentesco palazzo Casieri. Ospita circa 2000 reperti archeologici provenienti da scavi in Canosa e in tombe del V - III secolo a.C. Si trovano iscrizioni, sculture, bassorilievi, marmi, monete, gioielli, ceramiche e vasi che risalgono ad un vasto arco di tempo di circa 1500 anni (dal VI -V secolo a.C. al IX-X secolo): dal preistorico, dauno, romano, paleocristiano e bizantino-medioevale.

Palazzo Iliceto[modifica | modifica wikitesto]
Palazzo Iliceto
Palazzo iliceto.jpg
Tipo Archeologia
Indirizzo via Trieste e Trento, Canosa di Puglia

Palazzo Iliceto è un imponente palazzo settecentesco destinato a spazio espositivo culturale. Fino al 2005 è stata la sede del Museo delle Marionette di Canosa, e successivamente ha ospitato diverse mostre tematiche. È stato inoltre usato per alcune manifestazioni teatrali nell'estate 2003, e per proiezioni cinematografiche all'aperto nelle estati del 2004 e del 2005. Dal 2007 ospita le collezioni archeologiche del Museo Civico, già collocate nel Palazzo Casieri[29].

  • Il Museo delle Marionette (presentava la preziosa e interessante collezione Dell'Aquila-Taccardi: un ricchissimo assortimento di 52 personaggi di grandi dimensioni in legno di faggio, noce e abete, con abiti d'epoca in seta, armature in rame e alpacca rappresentati nobili spagnoli, cristiani armati, principesse e saraceni, papi, duchi e cardinali. Lo scenario è stato curato dal Parco Letterario "Massimo d'Azeglio - Ettore Fieramosca".
« Se non avete denaro, possiamo accettare il pagamento con castelletti: mettete pure cinque mandorle sul bancone d'ingresso l'una sull'altra »
(Apertura degli spettacoli di marionette della Compagnia Aurora[30])
Palazzo Sinesi - Fondazione Archeologica Canosina[modifica | modifica wikitesto]
Palazzo Sinesi
Palazzo Sinesi.png
Tipo Archeologia
Indirizzo via John Fitzgerald Kennedy 18, Canosa di Puglia
Sito Sito ufficiale

Palazzo Sinesi è un edificio privato del XIX secolo destinato dal 1994 a spazio espositivo per mostre tematiche e temporanee. È la sede della Fondazione Archeologica Canosina[31] e sede di supporto della Soprintendenza ai beni archeologici della Puglia.

Mostre:

  • La Tomba Varrese, un ipogeo al confine (dal 22 ottobre 2000): collezione di reperti di corredi funerari ritrovati casualmente nel 1912 e nei successivi scavi archeologici. Nell'androne è visitabile l'esposizione dedicata ai reperti dell'Ipogeo dei Serpenti piumati.
  • Municipium: Pubblico e privato a Canosa dopo la guerra sociale (28 marzo - 30 settembre 1998): collezione di reperti della Canusium che vanno dall'istituzione del Municipium (metà del I secolo a.C.) al conferimento del rango di colonia (metà di II secolo a.C.).
  • I vasi dei misteri (16 giugno 1997- 30 gennaio 1998).
  • Il patrimonio ritrovato (24 agosto 1996 - 30 gennaio 1998).
  • Come eravamo (dicembre 1995 - gennaio 1996).
  • Il rito, le offerte, le tombe a Canosa (11 marzo - 4 giugno 1995): collezione di reperti archeologici riguardanti i riti funerari nella Kanusion dal V secolo a.C. fino alla tarda età repubblicana.
  • Sulla via Mediterranea (30 luglio - 30 settembre 1994): collezione di reperti archeologici di una famiglia canosina fra il III e II secolo a.C.
Palazzo Fracchiolla-Minerva - Museo Paleocristiano della Cattedrale[modifica | modifica wikitesto]
Palazzo Fracchiolla-Minerva
Canosa galleria 17.jpg
Tipo Archeologia
Indirizzo piazza Vittorio Veneto 2, Canosa di Puglia

Il Palazzo Fracchiolla, centrale costruzione in tufo locale del XIX secolo, apparteneva ad una importante famiglia canosina. Successivamente è diventato parte del patrimonio della Basilica di San Sabino, nonché dimora dell'Arcivescovo emerito Francesco Minerva fino alla sua morte.

La struttura su tre piani, inaugurata come museo il 16 novembre 2013 dall'allora ministro Massimo Bray, contiene alcuni pezzi rari e pregiati appartenuti ai Vescovi canosini in epoca medioevale (tra cui manoscritti, una croce d'avorio contenente in un'ampolla presunto sangue del Cristo, un flabello del XII secolo, dei guanti indossati da Papa Pasquale II ed una collezione di monete donata da una famiglia locale). Inoltre è stato restaurato, conservato e reso visitabile l'appartamento in cui ha vissuto il prelato da cui il palazzo prende il nome[32].

Il piano interrato, denominato "Grotta azzurra", è predisposto come sede di mostre e conferenze.

Attualmente la struttura permane in fase di allestimento.

Museo della civiltà contadina[modifica | modifica wikitesto]
Museo della civiltà contadina
Museo civilt contadina.jpg
Tipo Etnografia, Archeologia, Tradizioni popolari e Civiltà contadina.
Indirizzo via Feudale, Canosa di Puglia

Il Museo della civiltà contadina è un museo allestito in un vecchio forno al servizio della zona Castello, aperto dal 12 giugno 2003 e chiuso il 30 settembre 2003, sporadicamente aperto durante l'estate, le feste patronali e durante gli eventi organizzati nella zona Castello.

Il museo, attraverso un vasto allestimento di oggetti originali, ripercorre la quotidianità della vita contadina del secolo scorso, passando in rassegna usi e costumi di una civiltà ormai scomparsa.

Il museo si divide in tre macroaree tematiche:

  • La vita domestica: pignatte, caldaie, cucchiai in legno, fascine per alimentare la fiamma ed altri utensili per la preparazione di pietanze contadine, ma anche arredi, un passeggino, rappresentazioni delle divinità poste sulle facciate delle case a protezione e tutela.
  • L'agricoltura: le forbici da pota, le coperte, i sacchi, i fiscoli, i tini, la pigiatrice, il torchio e botti di varie dimensioni, vomeri, zappe, erpici, stornarella, zappa cavallo e tutti gli oggetti di una civiltà agraria legata alla produzione e al consumo di olio extravergine d'oliva, vino e grano.
  • L'artigianato: una serie di esposizioni ripropongono gli strumenti tradizionali degni di mostra per la sempre maggiore rarità e marginalità: gli attrezzi del fabbro, dello stagnaio, del calzolaio; in più tutto l'occorrente dei mestieri legati alla lavorazione dell'argilla, delle pelli, alla produzione dei formaggi e dei latticini.
Antiquarium del parco archeologico di San Leucio[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Antiquarium del parco archeologico di San Leucio.

Enogastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rosso Canosa, Olio d'oliva, Coratina e Orecchiette.
(LA)

« Canusi lapidosus, aquae non ditior urna:
qui locus a forti Diomede est conditus olim. »

(IT)

« A Canosa, località fondata un tempo dal forte Diomede,
oltre a mancar l'acqua, il pane è di pietra. »

(Orazio, Sermones, Liber I - 5)

La tradizione gastronomica canosina è fortemente legata alla tradizione contadina e mediterranea.

Uno dei prodotti più caratteristici è la farina di grano arso (in dialetto pugliese gren iars): una farina scura di umili origini, infatti, veniva ottenuta dal grano recuperato dopo la bruciatura delle stoppie dopo la mietitura; dal quale veniva appunto prodotta successivamente la farina dal caratteristico colore scuro. Questo recupero, avveniva da parte di persone che non potevano permettersi la farina "normale", allora i proprietari dei terreni permettevano questa successiva spigolatura. I prodotti più originali e conosciuti che si ottengono mischiando in parti uguali farina bianca e farina di grano arso sono gli strascinati (in dialetto strasc-net) particolari orecchiette e il pane a prosciutto (in dialetto ppen a prusutt) un pane scuro variegato di bianco.

Focacce e salato:

  • il calzone (u' calzaun) focaccia rustica ripiena di cipolla appassita (spesso con porri), con acciughe sotto sale, olive coratine
  • i taralli bolliti (li taradd scallet) taralli fatti con vino bianco e semi di finocchio
  • li briachidd, tarallini fatti con vino bianco

Primi piatti:

  • i troccoli (li truccl) troccoli con ragù di carne di cavallo e ricotta dura
  • le orecchiette (li cupptidd) orecchiette al ragù
  • gli strascinati con cime di rape (li strascnet e c-m d'rep) pasta fatta in casa con rape, alici soffritte
  • gli strascinati di grano arso (li strascnet d'gren iars) con ragù di carne di cavallo e ricotta dura
  • la martnas, purea di fave con cicorie
  • i cardoni (li cardeun) in brodo di agnello con uova tipico della pasquetta

Secondi Piatti:

  • la braciola (la brasciol), involtino di carne di cavallo al sugo
  • l'agnello (l'agnill) al forno con patate
  • il coniglio (u'cunighj) al ragù o al forno

Dolci:

  • i marzapani (li mazzapen): dolce a base di mandorle
  • i mostaccioli (li mstacciul): dolce a base di vincotto
  • le scarcelle (l squarcidd): dolce pasquale a base di uova, ricoperto di glassa e confettini colorati
  • le sfogliatelle (l sfigghiet) dolce natalizio a base di sfoglie di pasta a forma di nastro ripieni di mandorle tritate, di marmellate di uva o di mele cotogne, garofano e cannella.
  • le cartellate (n'cartddet): dolce natalizio a base di sfoglie di pasta a forma di nastro tagliato con tagliapasta dentellato, fritti e ricoperti di vincotto
Il pane a prosciutto (in dialetto ppen a prusutt).
I tipici "strascinati" di grano arso e di farina bianca

Elementi caratterizzanti della gastronomia della città sono inoltre il vino e l'olio extra vergine d'oliva. Il vino Rosso Canosa, prodotto con uva di Troia (detto anche vitigno di Canosa), possiede dal 1979 la denominazione DOC. Ma la produzione vinicola comprende anche vini bianchi e rosati, nonché eccellenti spumanti ricavati. Le principali produzioni con il marchio IGT (Indicazione Geografica Tipica) sono: Nero di Troia, Trebbiano, Cabernet Sauvignon, Rosso Puglia, Sangiovese.

Rinomato è anche l'olio DOP extravergine d'oliva ottenuto da olive coratine.

Canosa nello spettacolo e nella musica[modifica | modifica wikitesto]

La cittadina dauna è citata in diversi film e gag recitate da Lino Banfi (che si è anche ispirato a un concittadino nella fiction Vola Sciusciù, prodotta dalla RAI nel 2000). A volte anche in qualche sketch di Diego Abatantuono.

Nel 2010 sono state girate alcune scene del film "Dreamland - La terra dei sogni".

Sempre nel 2010 a Canosa è stata ambientata la sitcom del duo comico Manuel & Kikka Albergo Very Strong sulla rete Telenorba.

Il cantante satirico Leone di Lernia, invece, ha dedicato una canzone a Canosa, basata su un successo dance degli anni novanta, Cana-us Cana-us in cui affermava:

« Voglio tornare a Cana-us Cana-us, dove c'è musica, c'è festa! »
(Leone di Lernia, Cana-us Cana-us)

TeleCanosa e RadioCanosa[modifica | modifica wikitesto]

Canosa è stata sede di una televisione e di una radio autonome: Radio Canosa è andata in onda dal 31 dicembre 1976 fino al 15 agosto 1985. Tele Canosa, invece, ha trasmesso dal 1º gennaio 1977 al 31 dicembre 1988.

Mercati[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato alimentare (noto anche come la piazza) si svolge giornalmente in piazza Galluppi, mentre il tradizionale mercato settimanale si svolge ogni giovedì (con alcune eccezioni) nella zona Piano San Giovanni (nota come campo-campo).

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

febbraio
marzo
  • Madonna di Costantinopoli (1º martedì del mese) - Pellegrinaggio al santuario della Madonna di Costantinopoli secondo un'usanza che risale all'VIII secolo.
  • Via Crucis vivente - Rievocazione delle 14 stazioni della Via Crucis, organizzata dalla Parrocchia Santa Teresa.
aprile
La Desolata
Le Donne cantano lo Stabat Mater durante la processione della Desolata
  • Processione dell'Addolorata (venerdì precedente la domenica delle Palme) - È la processione che dà inizio ai Riti della Settimana Santa. La processione vede la partecipazione di un numero altissimo di fedeli, soprattutto donne vestite e velate di nero, spesso scalze. La tradizione la ricorda come la Madonn dù tupp-tuzz' le perché la Madonna, in cerca del figlio Gesù, bussava (da qui tupp-tuzz'le, cioè bussare) alle porte delle chiese prima di giungere alla Cattedrale.
  • I Sepolcri (Rito della Settimana Santa, Giovedì Santo)
  • Processione dei Misteri (Rito della Settimana Santa, Venerdì Santo)
  • Processione della Desolata (Rito della Settimana Santa, Sabato Santo) - È sicuramente la processione più suggestiva della settimana santa. Si parte dalla Chiesa di San Francesco e San Biagio il sabato mattina: bambini vestiti da angioletti aprono la processione mostrando gli oggetti e le frasi della passione di Cristo. Segue la statua della Desolata seguita da un folto coro composto da circa 250 ragazze col volto coperto e vestite di nero, alcune ancora oggi scalze, che urlano (alla maniere straziante delle donne prezzolate) una canto tipico, lo Stabat Mater.
  • Processione della Madonna della Fonte - Alla riscoperta della tradizionale Festa delle Primizie, nella seconda domenica di Pasqua i produttori canosini portano ai piedi dell'antichissima icona, custodita da nove secoli nella cattedrale, alcuni prodotti agricoli locali.
maggio
  • Settimana dei Beni Culturali
  • Fiera Cittadina (20 e 21 maggio)
  • S. Rita Da Cascia (22 maggio)
giugno
  • Maria SS. Altomare (1º giugno)
luglio
  • Premio Diomede - Da un decennio premia i canosini e i pugliesi che si sono distinti per la loro opera meritoria in campo economico, sportivo, sociale, scientifico, artistico e culturale. Tra i premiati: Lino Banfi, Ermanno Leo, Donato Di Gaetano, Samuele Valentino, Francesco Chiancone, Arcivescovo Francesco Minerva, don Antonio Bello, Michele Paulicelli, Vincenzo Petroni e Sabino Cannone.
  • Madonna del Carmine (16 luglio) - Festa rionale organizzata dalla rettoria del Carmine.
  • "Canosa estate" (31 luglio) - Spettacoli musicali
agosto
  • Festa Patronale di San Sabino, Madonna della Fonte e Sant'Alfonso Maria De' Liguori (1º agosto e 2 agosto)
  • Sagra dell'Antico Vino Rosso (1ª settimana del mese)
  • Sagra della Percoca (2ª domenica del mese)
  • Festa dell'Assunta (15 agosto)
ottobre
novembre
  • Santa Caterina d'Alessandria martire (25 novembre) falò popolari nelle principali piazze e strade della città, soprattutto nel centro storico
dicembre
Una delle rare apparizioni della neve a Canosa
  • Sagra dell'Olio Extravergine d'Oliva
  • SS. Immacolata (8 dicembre) - Festa rionale organizzata dalla parrocchia della SS. Immacolata.
  • Santa Lucia (13 dicembre)
  • Presepe vivente - Rappresentazione del presepe con 150 figuranti che si estende su un'area di 6000 m2 e con un percorso lungo 300 m. La prima edizione risale al 2004. Si sono stimati circa 40.000 visitatori all'anno.
  • Natale in città - Notte bianca
  • Mostra del presepio artigianale Canosapresepi - Rassegna Espositiva di Presepi Artigianali, organizzata dalla sezione locale dell'Associazione Italiana Amici del Presepio

Persone legate a Canosa[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della Città

Canosa, nel corso dei secoli, è cresciuta secondo lo standard delle città-fortezza: nei pressi di un fiume e su un territorio prettamente collinare (dai 7 grossi dossi compresi nei confini cittadini, gli aborigeni, per analogia, chiamano Canosa Piccola Roma[33]). In cima alle alture è visibile anche il mare, verso nord.

Dalla zona dell'Acropoli, costituita da un bastione contornato in discesa da un dedalo di scalinate e stretti vicoli (presenti tutt'oggi), il centro si è esteso fino alla piana sottostante, zona delle tombe dapprima daune, poi romane, infine paleocristiane. La città poi si è evoluta in epoca romana, con la costruzione di edifici, acquedotti, un anfiteatro, luoghi di culto e altre tombe in tufi locali e laterizi. La via Traiana attraversava trasversalmente la civitas, che, per la morfologia dei luoghi, non era costruita in base ai criteri dell'accampamento romano.

Dal IV secolo, sotto san Sabino, questa diocesi pugliese, viene arricchita da palazzi e chiese.

Dagli inizi del XIX secolo a oggi, Canosa ha assunto una fisionomia sempre più precisa: due piazze principali, collegate da un corso che ricalcava l'antica via Traiana (corso San Sabino), stabiliscono il centro cittadino: nella prima (Piazza Vittorio Veneto) è presente la cattedrale di San Sabino; nella seconda (attuale Piazza della Repubblica, già Piazza Colonna[34]) il Municipio (precedentemente un convento) che fungeva da frontespizio all'Acropoli. Diverse strade diramanti da entrambi i larghi conducono ai punti più "strategici" della antica capitale della Daunia. Il percorso prolungato del Tratturo L'Aquila-Foggia sfiorava Canosa nella zona periferica della Madonna di Costantinopoli.

Dagli anni '80 sul Monte Scupolo cresce la Zona 167, destinata inizialmente alle residenze popolari. Attualmente la zona è un secondo centro parallelo (Canosa Alta, già Torre Caracciolo) che accoglie più di un terzo degli abitanti di Canosa, quindi non più destinata solo a cooperative di case popolari, ma a ville, negozi e ristoranti.

Da poco tempo è in corso un piano di riqualificazione di strade e piazze nel territorio comunale. Ad una dozzina di chilometri da Canosa, direzione Lavello, è presente la frazione di Loconia.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Loconia.

Oltre alle varie contrade circostanti presenti nel territorio (che identificano la presenza di grandi masserie private), Canosa ha come unica frazione il centro rurale di Loconia, distante 14 km.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Tipico paesaggio dell'agro canosino, con gli alberi d'olivo a fare da contorno.
(LA)

« CANUSINAE FUSCAE
Haec tibi turbato Canusina simillima mulso
Munus erit. Gaude: non cito fiet annus »

(IT)

« LE STOFFE SCURE DI CANOSA
Ecco il tuo regalo: una stoffa di Canosa molto simile al vino
misto al miele. Sta' tranquillo: non invecchierà così presto »

(Marco Valerio Marziale Apophoreta, CXXVII)

L'economia canosina è prevalentemente legata all'agricoltura e al settore primario, senza trascurare l'allevamento.

Le risorse storiche, archeologiche e turistiche agevolano l'afflusso di visitatori; la posizione centrale della città rispetto al territorio circostante, invece, ha contribuito a far sorgere imprese soprattutto nei settori tessile e alimentare. Antica "arte", sempre presente, è quella dell'artigianato.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Dall'uva dauna viene prodotto il vino DOC Rosso Canosa.

La posizione geografica pone il territorio canosino tra le Murge e il Tavoliere delle Puglie, a pochi chilometri dall'invaso del Lago Locone. Nonostante problemi di siccità subiti negli ultimi anni, le coltivazioni di graminacee, della vite e degli ulivi, in particolar modo, garantiscono l'esportazione su scala mondiale di prodotti locali, come pasta, vini, olive e olio. Grazie alla temperatura mite, tipiche della zona sono le produzioni di fichi, fichi d'India, mandorle, lampascioni, pesche e amarene, senza trascurare altre verdure (rape, "marasciuoli" e rucola in primis), legumi e ortaggi.

Recentemente (2005) non sono mancate polemiche e proteste da parte degli agricoltori a causa della scarsa valutazione sui prodotti locali, a cui sono susseguiti disagi alla circolazione e scontri, con la registrazione di episodi di cronaca nera[35].

L'allevamento, classico della Puglia e favorito già in antichità dal passaggio del Tratturo Regio, è soprattutto ovino e caprino. Nell'agro circostante, quello bovino, praticato in adeguate strutture, garantisce la produzione di latte e formaggi per le industrie casearie dei dintorni.

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

L'impresa "Ce.Di.Com. Sud".

Ricercata è la lavorazione manuale. La realizzazione artigianale di ceste di vimini o vasi d'argilla è ancora frequente. Resistono ancora antichi mestieri come il calzolaio o l'arrotino.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi decenni, Canosa si è sviluppata dal punto di vista imprenditoriale. Grazie al settore primario, sono sorte diverse aziende vinicole e olearie, assieme ad un importante pastificio.

L'essere uno strategico snodo stradale ha permesso alla città di ospitare un discreto numero di centri distributivi di merci, come frutta e medicinali.

Utile per l'economia e il prestigio locale è la presenza della sede di una nota industria tessile.

Dai primi anni 2000 è in progetto la realizzazione di un termovalorizatore nel territorio canosino, che ha portato molte manifestazioni e proteste. Dopo un lungo e complicato contenzioso fra il Comune e l'azienda costruttrice dell'impianto, nel marzo 2007 una sentenza del Consiglio di Stato ha annullato la concessione edilizia per la realizzazione della centrale[36].

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Macchia mediterranea nei pressi di Canosa. In cima alla collina, una tipica masseria.

Gli innumerevoli siti archeologici, correlati da mostre e musei garantiscono una discreta affluenza di visitatori, spesso provenienti dall'estero[senza fonte][37].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade ed autostrade[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di avvicinamento di Canosa

Canosa è situata nei pressi di uno dei nodi autostradali più importanti del mezzogiorno. Infatti, dal 1973, l'autostrada A16 (Napoli-Canosa, detta anche autostrada dei due mari) interseca l'autostrada A14 (Bologna-Taranto, detta anche Autostrada Adriatica). Il casello di Canosa dista 172 km da Napoli, 611 km da Bologna e 133 km da Taranto.

A nord-est dell'abitato moderno corre parallela alla odierna strada provinciale 231 Andriese Coratina (ex SS 98) la via Traiana realizzata dall'imperatore Traiano nel 108 d.C. La via Traiana collegava l'antica Benevento a Brindisi. All'altezza di Canosa incontra il fiume Ofanto, all'epoca completamente navigabile. In epoca romana vi era probabilmente un porto per il trasbordo delle merci, che faceva comunque riferimento all'importantissimo porto di Canosa situato a Barletta. Altre strade di notevole importanza sono la strada provinciale 231 Andriese Coratina (ex SS 98) e la strada statale 93 Appulo Lucana Barletta-Canosa-Lavello.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Canosa di Puglia.
Stazione di Canosa

Canosa è dotata di una stazione ferroviaria, attualmente impresenziata, sulla linea Barletta-Spinazzola. Il progetto di una linea interna risale al 1861, ma solo nel 1888 viene stipulata una convenzione con la Società Strade Ferrate Meridionali per la costruzione della linea, resa esecutiva con la legge 5550 del 20 luglio 1888, con una spesa prevista di 7.994.460 lire dell'epoca. La linea ferroviaria viene inaugurata in data 1º agosto 1895. Dagli anni novanta la linea è stata fortemente ridimensionata, sono stati ridotti i fasci di binari e le stazioni sono impresenziate.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Canosa è servita da autolinee nazionali e internazionali che conducono in tutte le più importanti città d'Italia e in alcune capitali europee, autolinee extraurbane che collegano la città con i comuni limitrofi e con la maggior parte dei comuni della provincia di Barletta-Andria-Trani, della provincia di Bari e di Foggia e da tre linee urbane.

Le tratte nazionali e internazionali sono gestite da Marino s.r.l. e Marozzi, mentre le autolinee extraurbane che servono il traffico locale vengono operate da:

Vi sono inoltre tre autolinee urbane, gestite dall'azienda Caputo.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo di Città

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Canosa è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 11

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Canosa Calcio (che porta l'eredità storica della S.S. Canosa); i colori sociali della società sono il rosso ed il blu. Attualmente milita nel girone A pugliese di Prima Categoria, ma in passato ha militato nell'Eccellenza ed in Serie D. Ha inoltre disputato una semifinale di Coppa Italia Dilettanti.

Calcio a 5

La squadra di calcio a 5 è l'Atletico Canosa, che milita nel girone pugliese di Serie C1.

Palazzetto dello Sport

Basket[modifica | modifica wikitesto]

Vi ha sede inoltre una società di basket maschile nata nel 2000, chiamata A.S. Canusium, che disputa attualmente il Campionato di prima divisione.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono anche due società di pallavolo a capo della Polisportiva Canosa, in ambito maschile e femminile, che attualmente disputano rispettivamente i campionati di prima e seconda divisione.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Gli impianti sportivi presenti in città sono: Tre quelli di proprietà comunale:

  • Stadio Comunale Sabino Marocchino (ora in degrado)
  • Stadio Comunale San Sabino
  • Palazzetto dello Sport

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

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Panorama della Città da Nord-Est
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Panorama della Città dal Castello
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Panorama della Città da Sud
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Panorama della Città al tramonto
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Piazza Vittorio Veneto
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Piazza Vittorio Veneto
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Piazza della Repubblica (Piazza Colonna)
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Piazzetta Imbriani

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 luglio 2014.
  2. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 15 giugno 2013.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 132.
  4. ^ Interrogazione parlamentare sulla sicurezza statica della Città di Canosa Odg per la seduta n. 751 dell'Assemblea
  5. ^ Valle dell'Ofanto, Biopuglia. URL consultato il 16 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 9 luglio 2007).
  6. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  7. ^ Servius Marius Honoratus, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, 11, 246.
  8. ^ Torelli, Mario (1992) "Il quadro materiale e ideale della romanizzazione", in Principi imperatori vescovi, pp. 608-619.
  9. ^ Canussio, Vittorio, (1993-94) Il problema dell'etimo Canusium, in Invigilata Lucernis n° 15 - 16.
  10. ^ Padula, Vincenzo (1871), Protogea ossia l'Europa preistorica, p.136
  11. ^ a b Jacobone, Nunzio (1922), Canusium. Un'antica e grande città dell'Apulia. Ricerche di storia e topografia, pp. 11 - 13. L'autore riporta le tre ipotesi (quella serviana, greca ed ebraica) respingendole ed ipotizza la derivazione messapica o iapigia.
  12. ^ Analogamente ad altre città pugliesi di simile origine, come ad esempio Venosa o Ginosa.
  13. ^ Schulze, Wilhelm (1963) Zur Geschichte lateinischer Eigennamen (trad. Storia dei maggiori nomi propri latini), p.313
  14. ^ Corrente, Marisa (1992), "L'insediamento di Toppicelli", in Principi imperatori vescovi, pp-63-71.
  15. ^ De Juliis, Ettore Maria (1992), "Le ambre intagliate", in Principi imperatori vescovi, pp. 128 - 130.
  16. ^ Ulino, Maurizio (2008) L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna
  17. ^ Questi ultimi poterono fregiarsi del titolo di "Principi di Canosa", con Regio decreto del 2 luglio 1914 prima del 28 ottobre 1922, partendo da Ernesto (1886), fino all'esplicito non riconoscimento dei titoli nobiliari sancito dalla Costituzione. Titolo, comunque, che è diventato parte integrante del nome.
  18. ^ Ora sede della locale Fondazione Archeologica (F.A.C.) Fondazione Archeologica Canosina, canosium.it, 2012. URL consultato il 16 aprile 2012.
  19. ^ Detto anche Palazzo vescovile.
  20. ^ Sede del Museo delle marionette.
  21. ^ Sede della locale mostra dei presepi.
  22. ^ Ora unificate nell'unica parrocchia dei Santi Francesco e Biagio.
  23. ^ a b L'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi accompagnò l'assegnazione del riconoscimento con una breve nota: "All'indomani dell'armistizio, abbandonata dai tedeschi, [Canosa] subì un violento bombardamento [...]. La popolazione si prodigò in una generosa gara di solidarietà in aiuto dei superstiti e dei senza tetto, dando prova di elette virtù civiche e grande spirito di abnegazione."
  24. ^ Sostituita da due ante in legno.
  25. ^ Secondo altra opinione, di Amalfi.
  26. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  27. ^ Stehl, Thomas (2004) "Dialetto canosino patrimonio culturale", Il Boemondo VII, 3, pp. 8-9. Il prof. Thomas Stehl è linguista e professore titolare del Dipartimento di Linguistica romanza presso l'Università di Potsdam.
  28. ^ http://www.tuttitalia.it/puglia/60-canosa-di-puglia/58-scuole/.
  29. ^ Canosa di Puglia - Fondazione Archeologica Canosina. (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2012).
  30. ^ La Compagnia Aurora, fondata da Lorenzo Dell'Aquila, cominciò nel 1882 ed è stata la prima in assoluto a proporre al pubblico pugliese le marionette con armature luccicanti, occhi di cristallo, impegnati in amori e duelli. Sono stata l'ultima compagnia del loro genere a calare il sipario nella seconda metà degli anni ottanta.
  31. ^ La Fondazione Archeologica Canosina nasce nel 1992 da una operazione di sensibilizzazione della popolazione nei confronti del patrimonio archeologico della città e quasi sempre privato alla città. Per maggiori informazioni: Sito ufficiale
  32. ^ Cultura, giornata storica per Canosa. Bray: "Turismo leva per lo sviluppo", La Repubblica. URL consultato il 16 novembre 2013.
  33. ^ Le sette colline sono S. Giovanni, Santa Sofia, San Giorgio, Montescupolo, San Leucio - detto anche dei SS. Quaranta -, Santa Lucia e Murgetta.
  34. ^ Chiamata così per via di una colonna ottocentesca su cui vi è la statua della Madonna, che rappresenta, tra l'altro, l'ingresso alla zona Castello (vecchia Acropoli).
  35. ^ Articolo de La Repubblica del 29 agosto 2005.
  36. ^ Comune di Canosa di Puglia, Ufficio Stampa, Comunicato Stampa 22 marzo 2007.
  37. ^ Visita dell'Università di Budapest

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nunzio Iacobone, Canusium, Lecce, Ed. Salentina, 1922.
  • Nunzio Iacobone, Una grande e antica città dell'Apulia. Canusium. Ricerche di storia e topografia, Galatina, Ed. Salentina, 1962.
  • Attilio Paulicelli, San Sabino nella storia di Canosa, Bari, Tip. San Paolo, 1967.
  • Gerardo Chiancone, La Cattedrale e il Mausoleo di Boemondo in Canosa, Andria, Tip. Guglielmi, 1983.
  • Fondazione Archeologica Canosina, Principi, Imperatori, Vescovi - Duemila anni di storia a Canosa, Venezia, Ed. Marsilio, 1992.
  • Ada Riccardi, Angela Ciancio; Marcella Chelotti, Canosa, Bari, Ed. Dedalo, 1980.
  • Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, 1912 un ipogeo al confine: tomba Varrese: Canosa di Puglia, Palazzo Sinesi, 22 ottobre 2000, a cura di Marisa Corrente, Canosa di Puglia, Serimed, 2001.
  • Marisa Corrente, Claudio Ciccarone, Canusium: l'ipogeo dei serpenti piumati, Canosa di Puglia, Serimed, 2003.
  • Marcella Chelotti, La Epigrafi romane di Canosa, Bari, Edipuglia, 1990.
  • Giuseppe Morea, Canosa. I suoi ruderi, i suoi monumenti, Barletta, Ed.Rizzi, 1962.
  • Giuseppe Morea, Canosa: dalle origini all'Ottocento, Barletta, Linotipia Rizzi & Del Re, 1968.
  • Giuseppe Morea, L'acropoli-castello di Canosa, Bari, Arti grafiche Savarese, 1969.
  • Giuseppe Morea, Arte e monumenti a Canosa, a cura di Centro di servizi culturali, Canosa di Puglia, 1969.
  • Giuseppe Morea, I gioielli ellenistici di Opaka, nobile fanciulla canosina, Bari, Savarese, 1972.
  • Domenico Morra, Frammenti storici: Canosa e i suoi dintorni, Lavello, Alfagrafica Volonnino, 1994.
  • Francesco Morra, I segreti di una incursione aerea - Canosa di Puglia 6 novembre 1943, Roma, Aracne Editrice, 2006.
  • AA.VV., Canosa tra passato e presente, Canosa di Puglia, Del Vento, 1997.
  • Antonio Lenoci, Canosa all'ombra delle necropoli, Udine, Ed.Alpe Adria, 2003.
  • Biagio Saraceno, Canosa di Puglia città tre volte millenaria, Melfi, Grafiche Vulture, 1965.
  • Asselti, Canosa di Puglia e la sua storia e i suoi monumenti, Andria, Tip.Guglielmi, 1986.
  • Gioia Bertelli, M. Falla Castelfranchi, Canosa di Puglia e la sua storia e i suoi monumenti, Roma, Tip.Imperia, 1981.
  • Francesco Grelle, Andrea Giardina, Canosa romana, Roma, "L'Erma" di Bretschneider, 1993.
  • Gaetano Maddalena, on. Raffaele Cotugno, Il 1860 in Canosa: narrazione storica ricavata da documenti e preceduta da brevi notizie su Canosa nei primi sessant'anni del secolo, Sala Bolognese, Forni, 1973.
  • AA.VV., Marrese; Satalino, Agricoltura e turismo per lo sviluppo di Canosa, Bari, Arti grafiche Savarese, 1968.
  • Daniele Giancane, Paolo Comentale, Le marionette di Canosa: alla ricerca di una cultura, Bari, Ragusa, 1985.
  • Ettore M. De Juliis, L'Ipogeo dei vimini di Canosa, Bari, Edipuglia, 1990.
  • Luigia Sabbatini, Ceramiche di scavo della zona archeologica di Canosa: un'indagine archeometrica, Bari, Proto, 2002.
  • Matteo Ieva, Canosa dal territorio al castello: i caratteri della strutturazione del territorio in rapporto al sistema difensivo e alla nascita del castellum, Bari, Adda, 2003.
  • AA.VV., (Centro studi storici e socio-religiosi in Puglia; Basilica cattedrale di San Sabino; Fondazione Archeologica Canosina), Canosa: Ricerche storiche, Fasano, Schena, 2003.
  • Francesco Di Muro, Li sciùch d na vòlt: Canosa di ieri e di oggi, Foggia, Centrografico francescano, 1999.
  • Paolo Pinnelli, Articoli e reportage vari, La Gazzetta del Mezzogiorno.
  • Michele Cilla, Caratteri e restauri del mausoleo di Marco Boemondo d'Altavilla, Lavello, Alfagrafica VolonninoI, 1993.
  • Touring Club, 2008|Touring Club, (2008), Guide d'Italia - Puglia, Touring Editore, Milano, ISBN 978-88-365-4556-8.
  • Maurizio Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, Napoli 2008.

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