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Storia di Modugno

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Modugno (Italia).

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia del Commercio, dei Mercati e delle Fiere Modugnesi.

Il territorio di Modugno ha accolto insediamenti abitativi sin dalla Preistoria. L'attuale nucleo urbano è stato probabilmente fondato nell'Alto Medioevo, in periodo bizantino. Nel XI e XII secolo faceva parte del feudo concesso agli arcivescovi di Bari e subì le dominazioni normanna e sveva. Nel periodo angioino venne parzialmente distrutta e poi ricostruita. Nella seconda metà del XIV secolo, era un feudo sotto i re aragonesi i quali crearono un ducato, con le vicine città di Palo del Colle e Bari, che concessero alla famiglia Sforza. Durante il periodo in cui era ducato sforzesco (ed, in particolar modo, durante il governo di Isabella d'Aragona e Bona Sforza), Modugno visse un periodo di sviluppo economico e demografico. Con la successiva dominazione spagnola, si ebbe una rapida decadenza. In questo periodo, tuttavia, la città di Modugno si liberò dal vincolo feudale tramite il pagamento di un riscatto, dimostrando il proprio orgoglio. La libertà dal sistema feudale durò dal 1582 al 1666. La situazione di crisi continuò anche durante le successive dominazioni austriaca e spagnola. La Rivoluzione francese fece sentire i propri effetti anche nel Sud Italia e Modugno venne assediata da un'orda di sanfedisti. Per un decennio, si instaurò un governo filo-napoleonico, dopo di che venne restaurato il regno borbonico che rimase in piedi sino all'Unità d'Italia.

Insediamenti umani nel territorio comunale prima della fondazione della città[modifica | modifica wikitesto]

Periodo preistorico[modifica | modifica wikitesto]

Seppure il territorio di Modugno e della Puglia centrale non siano stati oggetto di ricerche archeologiche sistematiche, per cui le attuali conoscenze sul popolamento antico della zona sono ancora lacunose[1], le conoscenze archeologiche disponibili consentono di stabilire che territorio comunale di Modugno era abitato sin dall'età preistorica.

Infatti, ricerche archeologiche risalenti agli anni anni ottanta del XX secolo, hanno portato alla luce un villaggio neolitico risalente al VI-V millennio a.C., collocato su un’altura che si affaccia su Lama Lamasinata, nelle vicinanze del casale di Balsignano, a sud-est nel territorio comunale, in direzione di Bitritto[2]. Il sito archeologico, databile tra il dal VII al V millennio avanti Cristo, è caratterizzato da due grandi strutture abitative, distanti tra loro venti metri circa, insieme ad aree destinate ad attività funzionali con industrie tipiche delle comunità neolitiche dedite alla cerealicoltura. Una terza struttura, delimitata da un recinto in pietra, è ubicata più a monte e risale invece alla fine del V millennio avanti Cristo. Sono presenti, inoltre, tre sepolture a fossa, con resti umani ma prive di corredo funerario [3].

L'origine di questo insediamento abitativo neolitico nel territorio modugnese, si inserisce nel contesto del territorio della Puglia centrale, caratterizzato da una linea di insediamenti neolitici nella fascia costiera a cui si contrappongono una serie di insediamenti nell'entroterra murgiano, portati alla luce da studi archeologici dei anni 2000 (Vignemontane, Primignano, Malnome, Specchione, Monteverde, Selva di Città, Bellaveduta) [4]. La penetrazione delle comunità neolitiche dalla costa verso l’entroterra è avvenuta seguendo le naturali vie di penetrazione rappresentate dalle lame. Il villaggio neolitico di Balsignano, collocato nei pressi di lama Lamasinata, è un esempio di questa scelta insediativa, condizionata da particolari condizioni, come la presenza di pianori costeggianti le fiancate delle lame, in modo da avere accesso ai corsi d’acqua torrentizi che consentivano l’approvvigionamento idrico in presenza di un buon sistema di drenaggio delle acque meteoriche nelle aree prescelte per l’insediamento.

In epoca più recente, verso la fine dell'età dei metalli, la Puglia centrale era popolata dalla civiltà peuceta, che si insediò in nuclei diffusi sia sulla fascia costiera che nell’entroterra collinare, sfruttando sia le alture che offrivano possibilità di facile difesa e fortificazione, sia le pianure circostanti che ben si prestavano allo sfruttamento agricolo.[5] Alla cultura peuceta risalgono i resti di una necropoli risalente al VII-VI secolo a.C., ritrovati nella zona est del terrotorio comunale, in contrada Cappuccini[6] e in via Carducci[7], in direzione del quartiere Carbonara di Bari.

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Nel III secolo avanti Cristo, il territorio pugliese venne progressivamente romanizzato e ciò comportò la decadenza dei centri peuceti preesistenti. I numerosi centri abitati peuceti si ridussero fortemente in numero: l'elenco dei centri e delle popolazioni apule della Regio II riportato da Plinio il Vecchio menziona una quindicina di centri. I Libri Coloniarum attestano l’esistenza di suolo pubblico, quindi confiscato alle città d’origine, in ambito peuceta.[8]

Il territorio modugnese era suddiviso in proprietà terriere organizzate secondo il sistema della centuriazione[9]. Ancora oggi si trova traccia dei cippi gromatici, utilizzati per delimitare i confini tra le varie proprietà: i cosiddetti menhir che in origine erano nove, il più noto dei quali viene detto "Il Monaco"[10].

L'attuale centro abitato di Modugno è sorto al confine tra l'Ager Butuntinus e l'Ager Varinus.[11] Questo fatto sarebbe all'origine del nome della città di Modugno: secondo l'ipotesi più accreditata, infatti, il nome Modugno deriverebbe dal termine "Medunium", ovvero "in medio", a metà strada tra Bitonto e Bari.[12] [13]

Nel periodo romano, la decadenza degli insediamenti urbani si accompagnò ad uno sviluppo della rete viaria. Vennero tracciate nuove strade, come l’Appia e la Traiana, che collegavano Roma alle colonie dedotte nel territorio apulo e permettevano il passaggio degli eserciti verso il porto di Brindisi. Il territorio di Modugno, situato nell'Ager Varinus, in età romana era attraversato dalla via Minucia[14] e, presumibilmente, anche dalla via Gellia (il cui esatto tracciato è però incerto) oltreché, in età imperiale e tardoantica, dalla stessa via Traiana[15].

Oltre alla viabilità principale, è documentata l’esistenza di vie minori che ricalcavano, probabilmente, i tracciati delle precedenti vie di comunicazione di origine peuceta. Alcune strade mettevano in collegamento l’entroterra murgiano con Butuntum e Barium attraversando i territori delle odierne Toritto e Palo del Colle[16].

Periodo tardo romano e alto-medioevale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, la penisola italiana fu preda delle invasioni dei barbari e di continue guerre fra questi e i Bizantini. In età altomedievale, si verificò uno spopolamento dei centri abitati in favore di piccoli insediamenti rurali che, nel contesto della Puglia centrale, assunsero due forme differenti tra loro, ma compresenti: lo stanziamento rupestre e il casale fortificato. A Modugno sono presenti esempi eccellenti delle entrambe le tipologie di insediamenti rurali altomedioevali. [17]

Sin dall'epoca antica e preistorica, le lame carsiche hanno spesso offerto soluzioni abitative ottimali, a causa della presenza di grotte naturali e fonti di approvvigionamento idrico. In età medioevale, si assiste al fiorire di una civiltà rupestre in Puglia e Basilicata.[18] Fuori dal centro abitato di Modugno, lungo il decorso di Lama Lamasinata, si trovano l'insediamento rupestre di Santa Maria della Grotta[19] e l'ipogeo di Masseria Madia Diana (nella zona industriale nell’area dell’ex Alco).[20] [21] [22]

L'abbazia della Madonna della Grotta ospitò, dal 1139 fino alla sua morte nel 1155, San Corrado di Baviera. Il santo, cresciuto nell'abbazia di Chiaravalle partì per la Palestina durante la Prima Crociata e, di ritorno in Puglia, decise di vivere nella grotta, conducendo un'esistenza da anacoreta[23].

Il casale fortificato di Balsignano

Per quanti riguarda gli insediamenti rurali altomedioevali, in Puglia centrale si svilupparono anche casali fortificati, spesso in continuità con preesistenti vici o pagi di età imperiale e tardoantica. A tre kilometri all’incirca dall’odierno centro abitato di Modugno se ne può vedere una delle attestazioni più rilevanti, il casale di Balsignano. Il casale di Balsignano è quel che resta dell’antico centro fortificato, menzionato per la prima volta in un documento del X secolo. Nel sito, abbandonato dal XVI secolo, sono ancora conservati i resti del casale e delle chiese di Santa Maria di Costantinopoli e di San Felice. Della struttura fortificata sono ancora visibili la recinzione realizzata a secco, una costruzione a due livelli con due torri a base rettangolare, la corte con la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e, all'esterno, la chiesa di San Felice in Balsignano, pregevole esempio di chiesa ad aula unica con cupola centrale in asse di tradizione bizantina (X secolo). Nell’ambito di un progetto di restauro del complesso, campagne di scavo condotte all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso hanno messo in luce nella stessa area della chiesa di San Felice un piccolo edificio di culto di età altomedievale a cui è connesso un sepolcreto, oltre a indagare le preesistenze archeologiche all’interno del recinto del casale e della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli. Un’altra campagna di scavo nel sito è stata condotta nel 2011 in corrispondenza della cinta muraria esterna dell'insediamento, permettendo di mettere in luce le fondazioni di due torri del muro perimetrale di età basso medievale che completano il circuito con le cinque torri già visibili.[24] [25]

Nell'841, Bari e i territori limitrofi vennero conquistati dai Saraceni, in espansione verso Roma, che crearono l' emirato di Bari da cui potevano partire per le loro incursioni. I Saraceni erano contrastati dai Franchi e dai Longobardi che, nell'871, riuscirono a riconquistare Bari. Nell'876 l'imperatore bizantino rientrò in possesso della Puglia e della Calabria[26]. I Saraceni tornarono all'assalto nel 992, quando saccheggiarono diverse località del barese tra cui Balsignano, e nel 1002 quando assediarono Bari per sei mesi: solo l'intervento del Doge di Venezia, Pietro II Orseolo, consentì ai baresi di resistere.[27]

Primo nucleo della città di Modugno[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a quelli citati nel paragrafo precedente, un ulteriore esempio di insediamento rurale risalente al periodo tardo romano e altomedievale rinvenuto nel territorio comunale di Modugno (nell'area oggi destinata alla zona industriale) è costituito l'area archeologica rinvenuta lungo Lama Misciano, non lontana dal percorso della via Traiana, con resti di un insediamento rurale di età romana e di una chiesetta e di un sepolcreto.[28] [29] Non è certo se qui sorse il primo nucleo cittadino di quella che sarebbe diventata Modugno, perché non si possiedono notizie documentate dell'epoca.

È opinione diffusa che Modugno sia sorta durante il periodo della dominazione bizantina, ma la certezza della sua esistenza la si ha solo a partire dal 1021. Al maggio di quell'anno, infatti, risale i primo documento conosciuto che cita Modugno: si tratta di un contratto con il quale un tale Traccoguda "de loco Medunio" dava in prestito otto soldi a Giovanni e Mele di Bitetto, ricevendo in pegno una vigna che si trovava "in ipso loco Medunio", lungo la via che collegava Modugno a Bitetto[30].

Nel 1025 la città viene nominata tra le sedi vescovili in una bolla pontificia di Giovanni XIX[31]. Successivamente, venne nominata anche nelle bolle di Alessandro II (1062)[31] e Urbano II (1089)[32][33], che citano Modugno sempre come sede vescovile suffraganea di Bari. Se la città nel 1025 era già un centro degno di essere eletto a sede vescovile, è ipotizzabile che il primo insediamento sia sorto almeno due o tre secoli prima.

Nell'XI secolo la Puglia era sotto il controllo dei Bizantini e le Chiese pugliesi erano sotto la giurisdizione dei Patriarchi di Costantinopoli i quali crearono in Terra di Bari molte sedi vescovili suffraganee. Con la conquista normanna le chiese pugliesi passarono, soprattutto per calcolo politico, sotto il controllo dei Papi di Roma. Infatti Modugno viene nominata in una bolla di Alessandro III del 1172 fra i paesi appartenenti alla giurisdizione della diocesi di Bari[34]. I Papi, tuttavia, per non dispiacere le popolazioni locali, riconobbero le sedi vescovili create da Costantinopoli e ne confermarono i privilegi riconoscendo il titolo di Metropolita anche agli arcivescovi di Bari. A ricordo dell'antica dignità vescovile, Modugno conserva il privilegio di poter celebrare Messa solenne con un rito - chiamato messa a nove preti- che prevede, secondo il pontificale greco, la presenza di sei sacerdoti, del celebrante e di due ministri.

Ubicazione dell'antico abitato[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Maria di Modugno. Intorno a questa chiesa si sviluppò il primo nucleo della città di Modugno

Certamente il punto dal quale si è sviluppato l'attuale città di Modugno è stato il castello della Motta, un'antica costruzione militare con base di forma circolare, posta su una piccola altura. Forse, nel VII secolo era una torre longobarda o bizantina[35] per difendere il villaggio di Modugno che sorgeva lungo la via traiana Minuncia, il “Pagus Metùgenus”, dalle incursioni dei Saraceni[36]. Un'ipotesi poco accreditata sull'etimologia origine del nome della città di Modugno, è legata proprio a quello della Motta. In questo caso "Metu-genus" o "Mottu-genus" significherebbe "sorto sulla motta"[37].

Tuttavia, è opinione comune che il primo nucleo dell'antico borgo di Modugno sia sorto intorno alla chiesa di Santa Maria di Modugno, dedicata alla Vergine Assunta. Una conferma di tale ipotesi si avrebbe dal ritrovamento, durante gli scavi effettuati nella zona nel 1968, di alcune monete bizantine. Questo antico borgo potrebbe essere stato distrutto durante le incursioni dei Saraceni durante il IX secolo, anche se non ci sono documenti che confermano tale supposizione. Gli abitanti del borgo sfuggiti ai massacri e alla cattura dei saraceni, si rifugiarono nel castello della Motta, presidiato da una guarnigione bizantina[38]. Questo centro abitato sorto attorno al quel castello era detto "Midunium" e mantenne piccole dimensioni, perlomeno fino alla prima metà del XIV secolo[39]: infatti i documenti dei questo periodo indicano Modugno con nomi del tipo "Medunio castellum"[40], "castro Medunio"[41], "Medunio casalis"[42] o "Locus Meduneum"[43].

Intorno all'anno Mille si decise che la lontana chiesa di Santa Maria di Modugno non era più adatta per le esigenze della comunità. Pertanto, venne edificata una nuova chiesa dedicata all'Annunziata: l'attuale Chiesa Matrice. Essa venne restaurata nel 1347 per opera dell'arcivescovo Bartolomeo Carafa e nei primi decenni del Cinquecento per opera del capitolo di Modugno e con il contributo della regina Bona Sforza. Nel XVII secolo la chiesa venne ampliata incorporando la vecchia costruzione: il presbiterio e l'inizio della navata appartengono quasi sicuramente alla vecchia struttura. Il prolungamento della navata ha l'asse leggermente spostato verso nord-ovest.

Principato normanno (1071 - 1189) e regno svevo (1194 - 1255)[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della Casa d'Altavilla.

All'inizio dell'XI secolo la Puglia era governata dai Bizantini, mal sopportati dalla popolazione in quanto ritenevano l'Italia una terra di conquista. Tutto il Sud Italia era terreno di scontri tra Bizantini, Saraceni e Longobardi. Da questa situazione trasse profitto il normanno Guglielmo d'Altavilla detto Braccio di Ferro. Chiamato in Italia dai Bizantini contro i Saraceni, iniziò una lotta contro gli stessi Bizantini e il fratello, Roberto il Guiscardo nel 1068 assediò Bari fino a conquistarla, tre anni dopo, il 15 aprile 1071. Successivamente, i Normanni conquistarono tutto il Sud Italia ponendo fine alla loro fase espansionistica nel 1078. [44]

I Normanni impostarono il sistema feudale che compensava la mancanza di libertà dei comuni con un interesse del potere centrale per lo sviluppo del commercio e della cultura. La rallentata evoluzione dal feudalesimo sarà una delle cause fondamentali della decadenza del Sud Italia. Per Modugno, il periodo feudale durò fino al 1582 quando l'Università (il corrispondente dell'attuale amministrazione comunale) riscattò la propria libertà alla Corona di Spagna.

Il periodo Normanno[modifica | modifica wikitesto]

I territori normanni nel XII secolo

Fino alla conquista normanna la città era feudo della famiglia Loffredi[45]. Secondo alcune fonti lo rimase sino alla morte di Guglielmo il Malo nel 1166 (alcuni documenti citano Francesco Loffredi, Signore di Martina e Modugno, ai tempi di Re Roberto[46]). Stando ad altre fonti[47], invece, Modugno fu donata in feudo a Ursone (o Orso) vescovo di Rapolla da Roberto il Guiscardo[48], nel 1078, quando fu trasferito da Rapolla a Bari. Dopo la morte di Roberto il Guiscardo, la Puglia venne divisa tra i suoi due figli Ruggero e Boemondo. Questi partecipò alla prima crociata ma Modugno, in quanto appartenente al feudo dell'Arcivescovo di Bari, era esente dal servizio feudale e dal contingente per la spedizione in Terra Santa.

Alla morte di Boemondo si scatenarono delle lotte che videro prevalere Ruggero II cui successe Guglielmo I, detto “il Malo” per la sua spietatezza sugli avversari politici. Nel 1156 fece radere al suolo Bari (lasciando in piedi solo la Cattedrale di San Sabino e la Basilica di San Nicola) rea di essersi schierata con i suoi oppositori. Sino alla sua morte la popolazione barese rimase dispersa ed è probabile che parte di essa si sia rifugiata nella vicina Modugno. Bari venne ricostruita solo quando salì al trono il figlio Guglielmo I, Guglielmo II detto “il Buono”. [49]

Con la morte senza eredi di Guglielmo II nel 1189, la dinastia normanna si estinse nella Casa sveva degli Hohenstaufen tramite il matrimonio di Enrico VI con l'ultima erede del regno normanno:Costanza d'Altavilla.

Da Federico II a Carlo d'Angiò[modifica | modifica wikitesto]

Federico II di Svevia

Il figlio di Enrico VI e Costanza, Federico II di Svevia, pose l'Italia Meridionale al centro del suo impero e vi costruì un gran numero di castelli, promosse le arti e le lettere e creò una nuova legislazione (Costituzioni di Melfi).

Nel 1207 venne eletto arcivescovo di Bari Berardo di Castagna [50], ex consigliere di Federico II che, nel 1212, gli concesse Modugno in feudo[51]. Nel 1214, su richiesta di Federico II, Bernardo di Castagna venne trasferito da Papa Innocenzo III a Palermo[52] e venne eletto arcivescovo di Bari Andrea III Testa. Questi nel 1223 subentrò nel feudo. Successivamente Federico II concesse le terre di Bari a Roberto Chyurlia.[53] Solo nel 1269, sotto il regno di Carlo d’Angiò, il feudo ritornò nelle mani dell'arcivescovo Giovanni VI.

A Federico II successe il figlio Corrado IV e a questi Corradino, sotto la tutela del fratello di Corrado IV, Manfredi il quale nel 1258 si impossessò illegittimamente della corona delle Due Sicilie. Per contrastarlo, Papa Urbano IV chiamò Carlo d'Angiò. Il 26 febbraio 1266 Carlo d'Angiò sconfisse Manfredi a Benevento. Corradino tentò di riconquistare il trono ma venne sconfitto. Secondo le cronache storiche di Nicola Trentadue junior[54], Modugno era tra le città pugliesi che parteggiarono per Corradino, ma tale eventualità sembra da escludersi perché in quell'epoca Modugno era feudo della famiglia Chyurlia, fedele alla casa d'Angiò.

Regno Angioino (1266 - 1441)[modifica | modifica wikitesto]

Stemma degli Angioini di Napoli

Carlo I d'Angiò fece condannare a morte il suo avversario, Corradino, e concesse feudi agli avventurieri francesi che lo seguirono nella sua spedizione per la conquista del Regno di Napoli. Questi ultimi, desiderosi di guadagno, si mostrarono molto esosi con le popolazioni. Sotto il governo dell'angioino, anche i commerci subirono una forte penalizzazione in quanto Carlo, vicario imperiale di Toscana, preferì favorire i commercianti e i banchieri fiorentini.

Fu in questo clima che, il 30 marzo 1282, scoppiò in Sicilia la rivolta (“Vespri Siciliani”) che scacciò i francesi dall'isola anche grazie all'aiuto al re spagnolo Pietro III d'Aragona che annesse l'isola al regno spagnolo degli Aragonesi. [55]

In quel periodo Modugno era governata da Roberto Chyurlia. Quando Carlo salì al trono, l'arcivescovo Giovanni VI denunciò quella che riteneva un'espropriazione[56] e, nel 1269, riottenne il feudo di Modugno col diploma “Instrumentum possessionis Medunei iuxta sententiam Caroli regis”. Alla morte di Giovanni VI, nel 1280 i baroni locali approfittarono del vuoto di potere per impossessarsi della città della Terra di Bari. Nel 1281 Modugno è controllata dal marchese Francesco Loffredi che si vendicò delle popolazioni, dimostratesi ostili e la città «fu assai dagli usurpatori oltraggiata»[57]. Nel 1282 il Papa Martino IV elesse il nuovo arcivescovo, Romualdo Grisone, che non ottenendo la restituzione dei territori che gli spettavano, ricorse alle armi per conquistare i feudi della sede vescovile; vi riuscì e fece ricostruire Modugno.

La discesa degli Ungheresi[modifica | modifica wikitesto]

Giovanna I d'Angiò, Regina di Napoli

Dopo Carlo I, salirono sul trono di Napoli Carlo II lo Zoppo, Roberto d'Angiò e, nel 1343, Giovanna dei Quattro mariti, nipote di Roberto d'Angiò, all'età di diciassette anni. Era sposata col fratello di re Luigi I d'Ungheria, Andrea.

La notte del 18 settembre 1345 venne assassinato, e la moglie Giovanna fu accusata di complicità con gli assassini, tanto che si risposò poco dopo.

Il re d'Ungheria Luigi nel novembre 1347 arrivò nel Regno di Napoli col proprio esercito occupandone la capitale senza molti problemi (Giovanna era fuggita in Provenza). Dopo di che si diresse in Puglia dove poteva contare sull'appoggio di diverse città, ma nel 1348 dovette far ritorno in patria a causa dello scoppio di una pestilenza: lasciò in Puglia parte delle sue truppe e nominò suo vicario in Puglia il barone Corrado Lupo.[58]

A quel tempo era signore di Modugno l'arcivescovo di Bari, Bartolomeo Carafa, che temendo le scorribande degli Ungheresi, fece fortificare la città di Modugno.[59]

Infatti, da quel momento sino al ritorno di re Luigi in Ungheria, si aprì un periodo di violenti scontri che funestarono soprattutto la Puglia, tra le città che parteggiavano per lui e quelle che erano dalla parte di Giovanna d'Angiò. Gli Ungheresi, dopo aver raso al suolo la borgata di Auricarro, tentato senza successo l'assedio di Palo del Colle e saccheggiato Grumo, Toritto e Binetto, si diressero verso Modugno, ma i suoi abitanti avevano preferito rifugiarsi a Bari, nonostante le nuove mura fatte costruire dall'arcivescovo Bartolomeo Carafa. È ipotizzabile che gli Ungheresi si siano dati al saccheggio e si siano accampati nella città. Gli abitanti di Balsignano (una borgata vicina a Modugno) avvisarono gli ungheresi dell'avvicinarsi delle truppe di Giovanna. Assalendoli di sorpresa, gli Ungheresi respinsero l'avanzata dei nemici che ripararono nel castello di Loseto. Gli Ungheresi tornarono a Modugno da dove, verso la fine di agosto, partirono per assediare Bari con la partecipazione di cittadini di Ceglie del Campo. Non ebbero successo e si diressero verso altre città. I Baresi, approfittando della momentanea lontananza degli Ungheresi, contrattaccarono; devastarono Ceglie e aggredirono Balsignano imprigionandone i capi e ponendovi un nuovo governatore.

Questa caotica situazione ebbe termine solo col ritorno, nella primavera del 1351, del re Luigi d'Ungheria, che assediò con successo Bari e conquistò in poco tempo tutta la Puglia. Giovanna I non ebbe altra scelta che cercare di riconciliarsi col suo avversario: nel 1352 venne nuovamente incoronata regina di Napoli.

Sviluppo economico-demografico e lotta fra Angioini e Aragonesi[modifica | modifica wikitesto]

Dalla seconda metà del Trecento Modugno conobbe, probabilmente per la prima volta nella sua storia, uno sviluppo economico sociale e demografico. Questo sviluppo fu dovuto alla politica degli Angioini e all'iniziativa di alcuni commercianti del Nord Italia che si stabilirono nella provincia della Terra di Bari utilizzandola come base commerciale per produrre prodotti agricoli ed esportarli nella Repubblica di Venezia attraverso il porto di Bari. Inoltre, all'incirca nello stesso periodo, il Casale di Balsignano ebbe il suo declino definitivo, per cui molti dei suoi abitanti si trasferirono a Modugno accrescendone la popolazione residente[60].

Dopo il regno di Giovanna, Modugno non fu più feudo degli arcivescovi di Bari. Non si conosce con certezza quale sia stato il monarca a togliere loro il feudo e quale sia stato l'ultimo arcivescovo a esserne possessore, si suppone sia stato Bartolomeo Carafa il quale nel 1347 restaurò la principale chiesa di Modugno dedicata a Maria Santissima Annunziata[61]. Probabilmente anche a causa di questo affrancamento dal servaggio feudale nei confronti della sede vescovile di Bari, Modugno venne colpita da interdetto nel 1383, per decisione di Papa Urbano VI, che in precedenza era stato arcivescovo di Bari[62].

All'inizio del XV secolo Modugno dipendeva dal Governatore di Bari e sarà così fino al 1440 quando venne in possesso di Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, principe di Taranto.

A Giovanna successe Carlo di Durazzo e a costui, il figlio Ladislao I d'Angiò e poi la sorella Giovanna II che dovette lottare contro gli Aragonesi i quali cercavano di conquistare il Regno di Napoli partendo dalla Sicilia. La contesa tra Angioini e Aragonesi proseguì anche sotto il regno di Renato d'Angiò e vide fronteggiarsi in Puglia il principe di Taranto Gian Antonio del Balzo Orsini dalla parte degli Aragonesi e, dalla parte degli Angioini, il Capitano di ventura Giacomo Caldora nominato feudatario di Bari e Bitonto.[63]

Modugno parteggiava per gli Aragonesi e Giacomo Caldora la pose sotto assedio a fine agosto 1436, con il genero conte di Avellino Troiano Caracciolo, ma non ebbe successo e si accontentò di devastare uliveti e mandorleti nelle compagne circostanti. [64] [65] Scontri e ritorsioni tra le città che parteggiavano per le due fazioni ebbero termine solo quando Alfonso d’Aragona riuscì a impossessarsi del trono di Napoli nel 1442 con l'aiuto di Filippo Maria Visconti.

Regno Aragonese (1442 - 1501)[modifica | modifica wikitesto]

Alfonso d'Aragona riconfermò al fedele principe di Taranto tutti i possedimenti che aveva conquistato nelle lotte appena concluse: Modugno era feudo di Gian Antonio Orsini e vi rimase per tredici anni, odiato dalla popolazione per il suo fare tirannico.

Il 4 febbraio 1459 venne incoronato a Barletta il nuovo monarca di Napoli, Ferdinando I, che si mostrò subito intenzionato a limitare lo strapotere dei baroni. Questo atteggiamento provocò la congiura dei baroni che volevano il ritorno degli Angioini.[66] La congiura venne sventata grazie all'aiuto di Francesco Sforza e dell'Orsini che nel 1462 vide riconfermati tutti i suoi possedimenti, tra cui il feudo di Modugno.

Per cementare l'alleanza con il Duca di Milano Francesco Sforza, vennero contratti due matrimoni tra i rampolli della casa Sforza (Ippolita Maria Sforza e Sforza Maria Sforza) con altri due della casa d’Aragona del Regno di Napoli (Alfonso d’Aragona e Eleonora d’Aragona).[67]

Inoltre, nel 1462 Ferdinando promise al futuro genero Sforza Maria di concedergli in feudo Rossano, feudo di uno dei capi della congiura dei baroni. Tuttavia, nel corso della guerra, il Principe di Rossano si riappacificò con il re di Napoli Ferdinando I, il quale dovette trovare una alternativa per onorare la promessa di un feudo agli Sforza che lo avevano sostenuto militarmente ed economicamente durante la repressione della congiura dei baroni. La soluzione arrivò per un evento casuale: la morte senza eredi di Gian Antonio Orsini, principe di Taranto e Duca di Bari. Questo evento permise a Ferdinando I di concedere a Francesco Sforza il Ducato di Bari, al posto delle promesse terre di Rossano.[68]

Alla morte del principe di Taranto Gian Antonio Orsini, accaduta il 13 novembre 1463 ad Altamura, le popolazioni oppresse manifestarono il loro odio: i Baresi assediarono ed espulsero dalla città la guarnigione di soldati del principe. I suoi possedimenti, tra cui Modugno, tornarono al Demanio, ovvero al re di Napoli. Questa libertà dal giogo feudale, seppur di breve durata, avrà un ruolo importante per le rivendicazioni di libertà che i modugnesi attueranno nei secoli successivi. Ferdinando I, concesse a Modugno l'esenzione dai dazi sull'esportazione dell'olio e sul mercato domenicale[69].

Sviluppo nel periodo aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Tra il XV e il XVI secolo, Modugno visse un periodo di notevole crescita demografica ed economica, trasformandosi da un piccolo casale fortificato ad un borgo con popolazione superiore a Trani o Polignano a Mare. [70] Questa crescita, che caratterizzò non solo Modugno, ma anche altri borghi dell'entroterra fù causato da una serie di fattori. I frequenti attacchi dei pirati dalmati e turchi sulle coste pugliesi, spinsero la popolazione a cercare riparo nell'entrotarra e nelle città meglio difese. Inoltre, il periodo di pace che si ebbe in Puglia con il termine delle lotte di successione al trono di Napoli e l'ascesa degli Aragonesi, favorì la ripresa dei commerci e delle attività mercatali nella vicine Bari e Bitonto, le cui fiere erano frequentate da mercanti fiorentini, veneziani, lombardi, genovesi che vi importavano soprattutto panni e gioielli e ne esportavano olio, mandorle e grano. [71] Attestazione indiretta dei rapporti commerciali di Modugno con i mercanti veneziani è la presenza nella chiesa di Maria Santissima Annunziata di una pala d'altare del pittore veneziano Bartolomeo Vivarini. [72] L'aumento della richiesta di cereali e olio per l'esportazione, si tradusse in un aumento dei prezzi a vantaggio dei proprietari terrieri che investirono in nuove piantumazioni di ulivi [73] e in un aumento della richiesta di braccianti agricoli, per cui numerose famiglie si trasferirono a Modugno per dedicarsi alla coltivazione dell'olivo. Nello stesso periodo, si trasferirono a Modugno famiglie nobiliari forestiere che si arricchirono rapidamente col commercio, con la proprietà fondiaria o coi servigi resi agli Sforza e Aragona, ed iniziarono ad occupare ruoli di rilievo nell'amministrazione cittadina.[74]

Questa crescita demografica ed economica, venne accompagnata da una crescita urbanistica: anteriormente al secolo XVI venne edificato un nuovo quartiere attorno alla chiesa di San Giovanni Battista, sulla direttrice che da Bari conduceva a Bitonto; agli inizi del secolo XVI, sotto il ducato di Isabella d’Aragona Sforza e di sua figlia Bona, viene edificato un « Borgo Nuovo », o « Suburbio». [75] Le famiglie benestanti recentemente trasferitesi a Modugno, preferirono edificare i palazzi familiari in un luogo separato, in zona frontale rispetto alla porta principale del paese, la "Porta di Bari". In questo periodo, nella zona prospicente la porta di Bari vennero edificati la Sala del Sedile dei Nobili, il Palazzo Ancarano e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, sede dal 1651 della Confraternita dei Nobili. Nella vicina via di Sant'Agostino (oggi via Conte Rocco Stella) furono eretti i palazzi dei Capitaneo, Maffei, Stella e Scarla. Contemporaneamente, l’antica piazza del paese (oggi Piazza del Popolo) veniva occupata da nuovi edifici.[76]

Concessione di Modugno agli Sforza[modifica | modifica wikitesto]

Il 19 giugno 1464, il re di Napoli Ferdinando I propose a Francesco Sforza il Ducato di Bari e delle due città di Modugno «che è optima cosa» e di Palo del Colle, al posto delle terre del principe di Rossano, promesse come ricompensa per il supporto nella repressione della congiura dei baroni.[77] Ferdinando I il 9 settembre 1464 emise il privilegio di donazione in cui afferma che ha sempre tenuto «Sforza Maria Sforza fra le persone più care e sempre lo ha amato e tenuto in luogo di figlio al pari di Eleonora, promessagli in isposa, sia per il vincolo di parentela, sia per la sua indole singolare e sia per gli innumerevoli benefici ricevuti dal padre Francesco... Perciò ben volentieri dona in perpetuo a lui ed ai suoi legittimi eredi e successori di entrambi i sessi la città di Bari e le terre di Palo e Modugno con i loro castelli, casali, uomini, vassalli, redditi dei vassalli, feudi, feudatari, subfeudatari, angari, parangari, dogane, diritti delle dogane e qualsiasi altro diritto derivante dall’utile dominio, con le case, possedimenti, oli- veti, vigne, giardini, ecc., col banco della giustizia per la cognizione delle cause civili e gli altri diritti, giurisdizioni, ragioni, ecc., spettanti di consuetudini e di legge o in altro modo alle dette terre, e con titolo di ducato..., accorda che Sforza Maria Sforza e i successori portino il titolo di duca di Bari in tutti gli atti e le scritture, e godano dei favori, libertà e onori dei baroni e dei duchi»[78]

Il primo Duca di Bari, Modugno e Palo del Colle Gian Galeazzo Maria Sforza (a sinistra) con lo zio Ludovico il Moro

Prima di prendere possesso del ducato, gli Sforza chiesero al loro rappresentante nel regno di Napoli, Antonio da Trezzo[79], di elaborare una relazione a porposito della situazione economica e delle entrate fiscali del il nuovo feudo di Bari, Modugno e Paolo del Colle. Nella sua lettera del 14 gennaio 1465, Antonio da Trezzo descrive Modugno agli Sforza come «terra grassa, grossa et importante, ma quasi de nulla intrata»[80], ovvero di poche entrate fiscali per il duca. Nonostante siano state formulate diverse ipotesi, non esistono motivazioni documentate che spieghino come mai una città come Modugno pagasse poche tasse al duca. Infatti, Bari aveva entrate fiscali sulla produzione dell'olio di circa 6.000-7.000 ducati, mentre Palo del Colle di circa 1.200 ducati, ma in quel periodo Modugno aveva una popolazione di gran lunga superiore a quella di Palo del Colle e di circa la metà di quella di Bari (Modugno era abitata da 248 famiglie, mentre Bari 582) oltre che ampie coltivazioni a uliveti. [81]

Dopo il consenso degli Sforza ad accettare il ducato di Bari, il 12 ottobre 1465 si svolse a Bari, nella basilica di San Nicola la cerimonia di consegna del Ducato di Bari e delle terre di Modugno e di Palo a Sforza Maria Sforza, rappresentato da Azzo Visconti.[82] Il governo del Ducato di Bari, Modugno e Palo venne tenuto da Francesco Sforza e poi da sua moglie Bianca Maria Visconti, in quanto il figlio, Sforza Maria, era minorenne. Il re di Napoli concesse al Duca di Bari anche il diritto di riscuotere le tasse (il cosiddetto focatico) in base ai “fuochi” (alle famiglie) e di prelevare gratuitamente il sale dalle saline del Governo di Napoli. In questa maniera venne creato il Ducato di Bari, Modugno e Palo, dando avvio ad un periodo, che durerà circa un secolo, di crescita economica e sviluppo politico, causati dall'incremento dei rapporti con il florido Ducato di Milano. Questo sarà uno dei momenti di massimo splendore per Modugno.

Azzo Visconti fu amato dalla popolazione e il suo governo fu giusto ed equilibrato: quando affidò al barese Domenico de Afflicti la carica di Capitano di Modugno (il Capitano era il rappresentante dell'autorità locale ed era sempre forestiero) la popolazione fece ad Azzo le proprie rimostranze per una disputa relativa al pagamento delle collette[83], in corso tra Bari e Modugno. Visconti accolse la richiesta dei modugnesi e rimosse Domenico de Afflcti dal suo incarico. Il duca Sforza Maria Sforza lodò la sua rettitudine e la sua fedeltà alla Casa Sforza e lo riconfermò nel suo ruolo nel 1467. Quando Azzo lasciò il suo ufficio due anni dopo, lo Sforza nominò governatore il figlio, Gaspare Visconti.[84]

Alla morte di Francesco Sforza gli subentrò il suo primogenito Galeazzo Maria Sforza. Galeazzo Sforza venne assassinato il 26 dicembre 1476 e Gian Galeazzo, di appena otto anni, divenne il nuovo duca di Milano, con la reggenza della madre Bona di Savoia che si avvaleva dell'aiuto del cancelliere Cicco Simonetta. I fratelli di Gian Galeazzo (Sforza Maria, Ludovico, Ascanio e Ottaviano) dopo un tentativo fallito di cacciare Cicco Simoetta e prendere la reggenza, vennero cacciati da Milano: Maria Sforza venne mandato a Bari, nel proprio ducato, dove si dedicò ad allevare rinomate razze di cavalli. Morì senza eredi il 29 luglio 1479 e il ducato tornò al re di Napoli. Il 14 agosto il re Ferdinando I di Napoli concesse il ducato al fratello di Sforza Maria, Ludovico il Moro, con una ordinanza del 14 agosto 1479. [85]

Conflitto tra Ducato di Milano e Regno di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Ludovico il Moro non andò mai nel proprio ducato che fu amministrato da governatori: nel 1482 è governato da Benedetto Castiglioni[86], due anni dopo da sua sorella Ippolita, moglie di Alfonso II. Si ricordano anche i nomi dei governatori Giovanni Ermenziano e Paduano Macedonio.[87]

Ludovico mirava al Ducato di Milano e, facendo dichiarare Gian Galeazzo maggiorenne all'età di 11 anni, riuscì a persuadere la reggente Bona di Savoia ad allontanare Cicco Simonetta impossessandosi del governo effettivo del ducato. Inoltre, conduceva una politica che oscillava tra la Repubblica di Venezia e il Regno di Napoli. Tutto ciò impensieriva i napoletani e in particolar modo l'erede al trono, Alfonso II, padre di Isabella promessa a Gian Galeazzo. Il re Ferdinando I di Napoli, era occupato con i Saraceni che nel 1480 erano sbarcati a Otranto[88] e con una rivolta dei Baroni. Ludovico il Moro aiutò re Ferdinando a sopprimere la ribellione e perciò, nel 1487, vide riconfermato il Ducato di Bari ottenendo, inoltre, il principato di Rossano e la contea di Burello (vicino Palmi), Rossano e Longobucco, tolte ai baroni ribelli.

Nel 1488 venne celebrato il matrimonio tra Gian Galeazzo Sforza, di 19 anni e Isabella d'Aragona di 18. Isabella, a Milano, non sopportava lo strapotere del Moro che usurpava a suo marito il titolo di Duca. Nel 1493 scrisse al padre Alfonso II per denunciare la situazione[89] ma la reazione voluta da Alfonso II fu frenata dalla prudenza del re Ferdinando I.

Quando nel 1494 Alfonso II salì al trono di Napoli dichiarò subito guerra al Moro e come primo segno di ostilità fece occupare i ducati di Bari e di Rossano. L'esercito aragonese, comandato dal giovane Ferrandino, entrò in Romagna nel momento in cui Carlo VIII di Francia venne accolto da Ludovico il Moro che lo aveva chiamato in proprio aiuto. Il 21 ottobre 1494 Gian Galeazzo moriva a Pavia all'età di 25 anni[90] e il giorno successivo Ludovico si fece proclamare Duca di Milano.

Carlo VIII entro in Napoli il 22 febbraio 1495 e inviò Macedonio Paduano, a suo tempo governatore di Bari, a occupare il ducato e i territori calabresi per conto del Moro. I cittadini di Bari, Modugno e Palo si mostrarono felici di tornare sotto la guida degli Sforza che avevano sempre condotto un governo giusto e portato sviluppo economico. Il 20 luglio 1498 giunse a Bari il nuovo Governatore, Giacomo dei Marchesi Pallavicini de' Scipione. [91]

Più tardi Ludovico il Moro si spostò nella parte avversa ai Francesi alleandosi con la Repubblica di Venezia, lo Stato della Chiesa, Ferdinando il Cattolico e l'imperatore d'Austria. Carlo VIII dovette tornare in Francia nel giugno 1495 e Ferdinando II fece ritorno sul trono di Napoli. Egli e il suo successore Federico confermarono al Moro il possesso del ducato. Ludovico il Moro designò il primogenito Massimiliano Sforza quale suo erede al Ducato di Milano ed affidò al secondogenito Francesco, di soli 2 anni, il Ducato di Bari e i feudi in Calabria, conservando per sé l'usufrutto.

Discesa in Italia di Luigi XII[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XII

Il successore di Carlo VIII, Luigi XII, scese in Italia con l'intento di conquistare il Regno di Napoli, e il Ducato di Milano, sul quale vantava dei diritti di successione quale discendente dei Visconti da parte materna.

Ludovico il Moro, prima di fuggire presso l'Imperatore Massimiliano d'Austria, per impedire che in sua assenza venisse eletto duca il figlio di Isabella d'Aragona, Francesco, cercò di portarlo con sé in Germania. Per l'opposizione di Isabella e della popolazione milanese, adottò un altro stratagemma: concesse a Isabella i feudi in Puglia e in Calabria, a patto che vi si recasse di persona (successivamente, avrebbe potuto far dichiarare invalida tale concessione perché il Moro era solo usufruttuario di quei territori, mentre il Duca risultava essere suo figlio).[92]

Isabella temporeggiava in attesa di Luigi XII nella speranza che questi facesse eleggere Duca suo figlio. Inviò un suo parente, Alessandro Pagano, a prendere possesso dei territori nel Sud Italia ma gli ufficiali di Ludovico si rifiutarono di consegnare i poteri avendo ricevuto direttive di cedere le terre esclusivamente a Isabella. Nel Ducato di Bari si venne a creare una situazione complessa che durò sino alla sconfitta di Ludovico il Moro, l'8 aprile 1500. L'unica persona che avrebbe potuto risolverla, il re di Napoli Federico, tergiversava in attesa degli eventi.

All'arrivo di Luigi XII a Milano, il piccolo figlio di Isabella, Francesco, venne mandato in un'abbazia in Francia. Isabella d'Aragona dovette far ritorno a Napoli, con le figlie Bona Sforza e Ippolita, perché era arrivata nel ducato la notizia dell'imminente ritorno di Ludovico aiutato dall'Imperatore e da mercenari svizzeri. Ludovico entrò a Milano il 5 febbraio 1500 e Federico di Napoli fu costretto -sull'onda di questi successi- a riconoscere al Moro il possesso dei territori in Puglia e Calabria, a discapito di sua nipote Isabella.

Il 9 aprile, tuttavia, Ludovico venne definitivamente sconfitto a Novara. Il 24 maggio Federico concesse finalmente i territori contesi a Isabella d'Aragona. Luigi XII, conquistato il Ducato di Milano, prese di mira il regno di Napoli. Venne stipulato un accordo segreto con Ferdinando il Cattolico col quale si stabiliva la spartizione del regno. Gli eserciti Francese e Spagnolo invasero il regno di Napoli nel luglio 1501 e Federico dovette consegnarsi ai suoi avversari. Ebbe così termine la Dominazione Aragonese durata 59 anni.

Ducato Sforzesco di Bari, Modugno e Palo del Colle (1501 - 1557)[modifica | modifica wikitesto]

Arrivo di Isabella d'Aragona nel Ducato di Bari[modifica | modifica wikitesto]

La posizione di Isabella d’Aragona quale duchessa di Bari, Modugno e Palo del Colle era precaria. La donazione del Moro era illegale in quanto il Duca di Bari risultava essere il figlio di Ludovico, Francesco Sforza; la conferma della donazione era stata fatta dal re Federico quando era già stato spodestato apponendo una data precedente; inoltre, i nuovi padroni del Sud Italia erano nemici della sua famiglia. Isabella dovette fare atto di sottomissione agli Spagnoli che le concessero il permesso di prendere possesso del ducato e degli altri territori in Calabria. Isabella arrivò a Bari nel settembre 1501, con sua figlia Bona e si stabilì nel Castello Normanno-Svevo di Bari che fece modificare per adeguarlo con le più moderne tecniche di difesa dalle armi da fuoco.[93]

Diverse famiglie lombarde, fedeli alla duchessa, la seguirono in Puglia. Già altre famiglie forestiere si erano stabilite nelle tre città del ducato nei precedenti governi degli Sforza, per occuparsi di commerci o per rivestire cariche di potere. Tra le famiglie che si stabilirono a Modugno in questo periodo si ricordano i Cornale, i Cesena, i Capitaneo e gli Scarli. Isabella incoraggiò l'integrazione di queste nuove famiglie con la popolazione locale attuando una politica di promozione dei matrimoni.[94]

Guerra tra Francesi e Spagnoli per il controllo dell'Italia Meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Il Trattato di Granata che aveva unito Francesi e Spagnoli per la conquista del Regno di Napoli, stabiliva la divisione del regno tra le due potenze ma, dopo la conquista, esse iniziarono una disputa per contendersi i territori del Sud Italia. Il 24 aprile 1502 il Gran Capitano spagnolo Consalvo di Cordova confermava alla terra di Modugno la Fiera di San Pietro Martire. Nel contempo i primi scontri tra spagnoli e francesi si verificarono il 19 luglio 1502. In quel contesto ebbe luogo la celebre Disfida di Barletta, il 13 febbraio 1503.

Il quartier generale degli Spagnoli era a Barletta e le conseguenze del conflitto si fecero sentire anche nel ducato barese. Isabella aiutò gli Spagnoli inviando loro truppe e inviando rifornimenti al porto di Barletta. Quando i Francesi occuparono la vicina Bitonto dovettero decidere se porre l'assedio a Bari, ma vi rinunciarono ritenendo «ignobile e molto vergognoso a uomini forti (combattere) una femina»[95].

Il conflitto si risolse in favore degli Spagnoli che sconfissero definitivamente i Francesi nella battaglia di Cerignola nel 1504. Iniziò così il dominio spagnolo che durò fino al 1713. Gli Spagnoli confermarono a Isabella il possesso del Ducato.

Il governo di Isabella (1501–1524)[modifica | modifica wikitesto]

«Ereditò il Ducato Barese e di esso con armoniosa cura e solerte intelligenza guidò le sorti, lasciandovi uno dei più grati ricordi. Vi fece, infatti, prosperare i commerci, le industrie, le arti: insomma il suo Ducato è legato a quel breve periodo di rinascita, che vide Bari nell’età moderna.»

(Vito Masellis nella “Storia di Bari”, Edizione Italiana, Bari 1965)

Isabella d'Aragona introdusse nel suo piccolo ducato lo spirito di rinnovamento e la capacità di investire in opere pubbliche caratteristiche del Ducato di Milano. Col suo governo, autoritario ma illuminato, incrementò la prosperità del suo feudo; cercò di incrementare il commercio allargando i privilegi concessi ai milanesi anche ai commercianti provenienti da altre città. Attuò diverse iniziative a favore del popolo: sorvegliò i pubblici ufficiali in modo che non commettessero soprusi sulla popolazione; difese il privilegio di accedere alle saline del Regno di Napoli; difese i cittadini del ducato nei contenziosi con le città vicine; esentò i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Favorì la pubblica istruzione ottenendo che ogni convento affidasse a due frati il compito di insegnare alla popolazione; concesse agevolazioni agli insegnanti come l'aumento di stipendio, l'esenzione dalle franchigie e l'alloggio gratuito.[96]

Amò circondarsi di artisti e letterati; chiamò a corte lo scrittore modugnese Amedeo Cornale. In questo periodo risale il primo libro stampato a Bari (opera di Nicola Antonio Carmignano[97] del 1535, ora conservata al Museo Civico di Bari[98]). Tra le opere pubbliche create a Bari da Isabella d'Aragona si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello (le successive modifiche hanno sostituito gli elementi introdotti dalla duchessa) e il progetto di circondare la città con un canale per migliorarne la difesa.[99] [100]

Viene rimproverata a Isabella la sua politica fiscale oppressiva promossa dal suo ministro Giosuè De Ruggiero (che, peraltro, riuscì a comprarsi nel 1511 il feudo di Binetto e che venne cacciato alla morte della duchessa). L'asprezza fiscale venne incrementata in occasione del matrimonio della figlia Bona Sforza con il re Sigismondo I di Polonia.[101]

I cittadini modugnesi lamentarono anche i soprusi del proprio arcivescovo Gian Antonio De Ruggiero (eletto arcivescovo per intercessione del potente fratello Giosuè) il quale approfittava della propria posizione per arricchirsi. Le vessazioni continuarono anche quando Gian Antonio De Ruggiero divenne Vescovo di Ostuni nel 1517 (nel 1507 Isabella d'Aragona era entrata in possesso del feudo di quella città al posto delle due cittadine calabresi di Burello e Rosarno) e mantenne i benefici delle chiese modugnesi. Il popolo, esasperato, scrisse una lettera nel 1527 alla Duchessa Bona, che successe alla madre Isabella denunciando con toni molto duri la situazione[102] e, successivamente, chiesero che non venisse eletto nessun altro arciprete che non fosse di Modugno. Non si ricorda nessun altro arciprete straniero fino al 1826 quando venne eletto Nicola Affatani di Gioia del Colle.

Matrimonio di Bona Sforza e ultimi anni di Isabella[modifica | modifica wikitesto]

Sigismondo I di Polonia detto il Vecchio

Con la perdita dei figli (le era rimasta solo Bona), Isabella d'Aragona vedeva affievolirsi le speranze di riottenere il ducato di Milano. Isabella tentò di concedere la figlia in marito a Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro che nel 1513 era diventato duca di Milano. Nel 1515, però, il nuovo re di Francia Francesco I ritornò in possesso del ducato.

A quel punto, dopo diversi contatti, ci si orientò verso l'attempato re di Polonia, Sigismondo Iagellone. Bona portò in dote il Ducato di Bari (che avrebbe ricevuto alla morte di Isabella) e 500.000 ducati. Per la dote e per le spese dello sfarzoso matrimonio, come si è visto, vennero imposte nuove tasse. Il Capitolo di Modugno contribuì con la somma di 300 ducati.[103]


Inoltre, vennero richieste preghiere speciali. Negli archivi parrocchiali modugnesi si conserva questa lettera di Isabella:

«Reverende Abbas nobis Charissime.

Al recepere di questa vi preghiamo vogliate ordinare ad tucti li Sacerdoti di questa nostra terra che ogni Lunedì incomenzando dal primo prossimo che vene, vogliano celebrare la Missa de Spiritu Santo et ad orar al nostro Signore Iddio ne faza contento de quello desideramo.

Bari, 9 Iannuari 1517»

(lettera di Isabella d’Aragona all’Arciprete di Modugno)

Il matrimonio venne celebrato con grande sfarzo a Napoli, il 6 dicembre 1517 e i festeggiamenti durarono dieci giorni.[104] Il 3 febbraio 1518 Bona partì verso la Polonia dalla quale amministrerà il suo ducato dalla morte della madre sino al 1556 quando vi fece ritorno.

In diverse occasioni Isabella si propose di raggiungere la figlia in Polonia, ma dovette sempre rinunciare. Nell'ottobre del 1519, per la nascita del primogenito di Bona, si mise in viaggio ma in Polonia scoppiò una guerra e dovette fermarsi a Roma dove fu accolta da Papa Giulio II.

Mentre Isabella era a Napoli, scoppiò nel Meridione un'epidemia di peste. La duchessa contrasse il morbo e nonostante la malattia, voleva recarsi nel suo ducato per dirigerne la successione alla propria figlia. Morì a Napoli, in Castel Capuano, il 12 febbraio 1524 all'età di 54 anni.

Contestazioni dopo la successione[modifica | modifica wikitesto]

Bona Sforza successe a sua madre Isabella nella guida del Ducato di Bari. Il 24 maggio 1524 designò come Governatore il barese Ludovico Alifio il quale dovette fare i conti con una insurrezione popolare che cacciò dalla città il ministro De Ruggiero.[105] Forse questa insurrezione era stata fomentata anche da Francesco II Sforza che voleva tornare in possesso del ducato.

Infatti Francesco II chiese il riconoscimento del proprio diritto (la concessione del ducato era stata effettuata dal Moro quando era usufruttuario e non duca) a Carlo V, il quale, volendo il ritorno del piccolo ducato al demanio, preferì assecondare la richiesta di Francesco II (di salute malferma e senza eredi) piuttosto che quella di Bona (che aveva già un erede). Venne aperto un dibattito processuale nelle cui more fu concesso a Bona di proseguire nel governo del Ducato.

Le prospettive di Bona peggiorarono quando la sua controparte divenne l'imperatore in persona: Francesco II Sforza e Carlo V erano alleati contro Francesco I di Francia. Quando questi venne sconfitto nella decisiva battaglia di Pavia, Carlo V concesse a Francesco II il titolo di Duca di Milano. Francesco II per ringraziamento regalò all'imperatore i (contestati) territori di Puglia e Calabria.

La situazione di Bona sembrò ulteriormente e del tutto compromessa quando l'8 gennaio 1528 fece la propria deposizione al tribunale Vito Pisanelli, ex segretario di Federico I di Napoli. Pisanelli dichiarò che il documento con cui il re concedeva il ducato a Isabella portava una data antecedente a quando effettivamente era stato compilato (25 luglio 1501), quando il re era già stato detronizzato. Carlo V preferì soprassedere e lasciare il ducato a Bona Sforza. La motivazione di tale gesto deve essere ricercata negli avvenimenti del conflitto Franco-Spagnolo.

Francesco I di Francia, dopo la prima sconfitta si fece promotore della Lega di Cognac (1526) per riprendere la lotta col suo rivale Carlo V il quale chiamo i Lanzichenecchi che saccheggiarono Roma. Francesco I inviò in Italia l'esercito comandato dal generale Lautrec che combatté i Lanzichenecchi nel Sud Italia e nel gennaio 1528 arrivò in Puglia, dai cui porti poteva ricevere i rifornimenti dall'alleata Repubblica di Venezia.

Bona Sforza, nonostante l'avanzata dei Francesi dichiarò la propria lealtà agli Spagnoli. Le truppe di Lautrec assaltarono la torre di Sant'Andrea, che era lungo la strada tra Modugno e Bari, venendo respinti dalla guarnigione della torre. La guerra continuò con devastazione da parte dei Francesi e degli Spagnoli e, probabilmente, in questo periodo venne distrutta la borgata di Balsignano. Negli eventi della guerra prese il sopravvento la fazione francese e anche a Bari venne issata dai loro sostenitori la bandiera francese (nel castello rimase i presidio spagnolo), ma il conflitto si concluse a favore di Carlo V con la pace di Cambrai il 5 agosto 1529.

La duchessa Bona venne ricompensata col riconoscimento del suo ducato mentre ai sostenitori dei Francesi venne imposta un'ammenda di 10.000 ducati.

Il governo di Bona (1524–1557)[modifica | modifica wikitesto]

Bona, fino al 1556, amministrò il suo ducato dalla Polonia. Il suo governo fu severo e autoritario, ma anche magnanimo e benevolo con i suoi sudditi. Dalla Polonia diresse molti interventi nel suo ducato effettuando donazioni in favore di Modugno. Nel 1518 (quando era ancora duchessa Isabella) concesse al Capitolo di Modugno 425 lire per restaurare la chiesa Maria Santissima Annunziata, concesse la creazione di un mercato di otto giorni a favore della chiesa di Sant'Eligio (ora chiesa di San Giuseppe delle Monacelle), fece costruire un ospedale per i poveri vicino alla stessa chiesa.[106] Inoltre, fece costruire lungo la via che conduceva a Carbonara un pozzo profondo 60 metri[107] che rimase visibile fino al 1960.

Bona cercò di alleviare le sofferenze della popolazione del ducato che spesso soffriva di siccità facendo costruire diversi pozzi. Uno di essi è presente ancora oggi a Bari alle spalle della Cattedrale di San Sabino e riporta l'iscrizione in latino (tradotta in italiano): “Venite o poveri, con letizia e bevete senza spese l'acqua che vi fornì Bona regina di Polonia”. Fece realizzare un canale lungo le mura di Modugno per evitare che le acque reflue ristagnassero per le strade e provocassero malattie.[108]

La regina Bona portò con sé alla corte di Sigismondo I diversi letterati e uomini di cultura che fece suoi ministri. Fra questi si ricordano i modugnesi Scipione Scolaro, Girolamo Cornale (fratello di Amedeo) e Vito Pascale, tanto stimato a corte che, quando questi chiese di tornare in patria, il giovane Sigismondo II di Polonia gli chiese di rimanere nominandolo cancelliere.

È possibile, ma non si hanno notizie certe al riguardo, che la regina possedesse a Modugno un proprio Palazzo nel quale si recava quando era in visita in città. Esso è individuato in una costruzione che sorge ancora oggi nei pressi della chiesa del Carmine. È certo che Bona possedeva a Modugno una scuderia di cavalli nei pressi della Chiesa matrice.

Bona cercò anche di ampliare il proprio ducato: nel 1536 acquistò la città di Capurso e nel 1542 acquistò anche la contea di Noia e Triggiano. Per raggiungere la cifra necessaria all'acquisto della contea (68.000 ducati) impose nei suoi feudi delle nuove tasse, e in questa occasione l'Università di Bari (amministrazione comunale) si lamenta presso la regina del fatto che Modugno sia “laudata e amata più di questa città (Bari) dalla M.V. (maestà vostra)”[109].

Ritorno dalla Polonia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte del marito con conseguente ascesa al trono del figlio Sigismondo Augusto, l'orgogliosa Bona Sforza iniziò a meditare il suo ritorno in Italia. Successivamente, il figlio prese come moglie in seconde nozze Barbara Radziwl, figlia del barone Giorgio Radziwl, aderente al Luteranesimo. Bona non riuscì a sopportare il fatto che diventasse regina di Polonia una sua suddita figlia, per giunta, di un eretico. La sua opposizione a Barbara fu tale che, quando essa morì, Bona venne accusata di aver commissionato il suo omicidio.

Non potendo sopportare tale clima di sospetto, decise di tornare in Puglia dicendo che aveva bisogno di un clima più salubre e che sarebbe presto ritornata. Ciò nonostante, i figli, il senato e la popolazione polacca cercarono di opporsi alla partenza di Bona riconoscendo in lei la causa del progresso senza precedenti della Polonia.

Prima di partire volle sistemare la situazione relativa all'attribuzione del ducato, che nel 1528 Carlo V le aveva concesso solo in attesa della conclusione del processo in corso. Per garantirsene il possesso, Bona propose a Carlo V di rinunciare a ogni diritto di successione per i suoi possedimenti in Sud Italia a patto di poterli tenere sino alla sua morte. Carlo V accettò.

Dalla Polonia si recò nella Repubblica di Venezia. Qui venne accolta con grandi cerimonie e venne scortata con sei galee fino a Bari dove giunse il 12 gennaio 1556 accolta dalla popolazione festante. Bona si stabilì nel Castello da dove si occupò del governo del proprio ducato. Chiamò alla sua corte artisti e letterati come aveva fatto a Varsavia.

Dopo la regina, tornarono in Puglia anche i suoi consiglieri modugnesi Scipione Scolaro e Vito Pascale. Quest'ultimo quando era ancora in Polonia, il 5 dicembre 1550 aveva avuto in dono dall'Università di Modugno un terreno prospiciente la piazza principale dove venne costruito il Palazzo Pascale-Scarli).

Nel novembre 1557 la regina Bona Sforza morì per una misteriosa malattia nel castello di Bari. Venne trovato un testamento col quale lasciava i ducati di Bari e di Rossano al re di Spagna Filippo II, le città di Triggiano, Capurso e Noia al potente ministro Gian Lorenzo Pappacoda e diverse donazioni ai poveri e alle chiese del ducato. Il suo corpo giace nella Basilica di San Nicola di Bari.[110]

Vicereame Spagnolo Asburgico (1503 - 1707)[modifica | modifica wikitesto]

Filippo II acquisì i territori appartenuti alla regina, ma Sigismondo Augusto protestò dicendo che il testamento era stato fatto compilare dal ministro Pappacoda quando era malata. La questione venne posta al giudizio dell'Imperatore Ferdinando, che decise in favore di Filippo II. Modugno passò in mano alla corona di Spagna ma, avendo Filippo II bisogno di denaro, vendette nel 1558 il feudo al viceré di Sicilia Don Garzia di Toledo per 44.000 ducati. Alla morte del viceré, Modugno ritorno alla disponibilità della corona[111].

Dal 1529 la Spagna era in possesso della Lombardia, del Regno delle Due Sicilie, della Sardegna e dello Stato dei Presidii. La Spagna governava questi territori per mezzo di viceré e considerava l'Italia come colonia da sfruttare economicamente e come territorio di frontiera a difesa dai Turchi.

In questo periodo, la storia del Sud Italia non è "come quella degli altri popoli, un misto di sventure e di fortune, bensì solo un susseguirsi di sventure"[112].

Nel primo periodo della dominazione spagnola, Modugno ebbe la fortuna di essere un ducato sotto la diligente cura di Isabella d'Aragona e Bona Sforza, ma con il passaggio alla Corona di Spagna subì le conseguenze del suo malgoverno che la portò a una grave decadenza economica, politica e sociale.

Tra il 1550 e il 1650 continuò l'espansione urbanistica iniziata nel secolo precedente, in periodo aragonese. In questi anni vennero edificati progressivamente, il Palazzo Scarli, la chiesa di Santa Maria della Croce, Palazzo Cesena sulla Motta, fu innalzato il Campanile ed ampliata nelle forme attuali la Chiesa Matrice, eretto il Convento delle Olivetane per le fanciulle di nobile origine, mentre quelle di Santa Maria della Purità, detto anche delle Monacelle, restò riservato alle suore di umile condizione.[113]

Alla fine del Seicento, Modugno è ormai un centro di riferimento per i commerci di prodotti agricoli. Modugno era un collegamento fra Bari e il suo entroterra, poiché la produzione agricola di diversi comuni vicini affluiva proprio a Modugno per poi essere collocata sul più grande mercato di Bari. In questo periodo, la stessa agricoltura della città di Modugno si diversifica, privilegiando la monocoltura delle mandorle, dell’olivo, della vigna e delle ciliegie. La società modugnese è stratificata e diversificata, comprendendo contadini e braccianti agricoli, ma anche artigiani, commercianti, porfessionisti e ricchi possidenti terrieri[114]

Le vessazioni del Governo spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Una delle caratteristiche del dominio spagnolo fu un incremento della pressione fiscale che si concentrava maggiormente sui poveri dato che i grandi feudatari e il clero erano esenti. Le numerose guerre, i matrimoni reali, i vari avvenimenti di corte e la formazione di nuovi eserciti richiedevano un'enorme quantità di denaro e il Governo spagnolo era costretto a utilizzare ogni mezzo per incrementare le entrate: tasse, prestiti, arredamenti (vendita dei diritti di riscossione tributaria), emissione di moneta svalutata, cessione di feudi, vendita di privilegi e di titoli nobiliari. Per avere un'idea di quanto fosse aumentata la pressione fiscale basti ricordare che all'inizio della dominazione spagnola le entrate erano di 2 milioni di ducati, alla metà del XVII secolo erano di 116 milioni. Di questo denaro, poco o nulla venne speso a favore delle popolazioni o per lo sviluppo del commercio e delle infrastrutture.

Da un registro intitolato “Libro di tutti i Capitoli delle gabelle ed imposizioni della Magnifica Università di Modugno” si apprende che vi era tassata ogni attività commerciale e ogni bene: c'erano tasse sulla farina (era vietato macinare il grano al di fuori del territorio comunale), sul pane, sulla molitura delle olive, sul mosto, sul vino (la tassa ammontava a un quarto del prezzo di vendita del vino), sull'uva, sulle mandorle, sui latticini, sui pesci freschi e salati, sul possesso di animali e sulla macellazione delle carni, sull'introduzione in città di merci, sull'occupazione di suolo pubblico, ecc.

Molto severe erano le pene per chi non osservava questi regolamenti e chi non poteva pagare era sottoposto a pene corporali. Gli esattori fiscali trattenevano per sé circa la metà di quanto raccoglievano e molto di quanto davano al fisco non arrivava nelle casse dello Stato ma si perdeva nella rete di amministratori avidi e corrotti. Il viceré di Napoli Monderei impose tasse per 49 milioni di ducati, ma ne versò allo Stato solo 17 e quando, finito il suo incarico tornò in Spagna, fece caricare 40 navi di arredi preziosi e di oggetti d'oro e d'argento.

Tutte le vessazioni economiche causarono la caduta in miseria di quattro quinti della popolazione e l'incuria del governo per le condizioni igieniche provocò il diffondersi di epidemie: la maggior parte delle pestilenze si verificò durante il periodo della dominazione spagnola. Le frequenti carestie decimavano la popolazione dato il diffuso stato di malnutrizione degli abitanti del Sud Italia.

La miseria indusse molte persone a entrare nella criminalità e a ingrandire il fenomeno del brigantaggio, temuto ma appoggiato dalle popolazioni in quanto rappresentava una forma di lotta allo strapotere dei dominatori.

In Puglia, inoltre, permaneva il pericolo di incursioni da parte dei pirati Turchi. Nel 1647 venne inviato a Bari il Governatore Giorgio Sguerra de Rozas per contrastare un eventuale sbarco di Turchi e alcune compagnie spagnole alloggiarono anche a Modugno. Le città che ospitavano presidii militari erano obbligate a provvedere al sostentamento delle truppe con spese molto elevate per le casse comunali. Era considerato un privilegio non ospitare una guarnigione spagnola, privilegio che si doveva pagare. La città nel 1619, contrasse un mutuo di 2500 ducati per provvedere al mantenimento di alcune compagnie di soldati.

I soldati, inoltre, compivano ogni sorta di sopruso sulle popolazioni che rispondevano di quando in quando con rivolte. Queste spesso si ritorcevano contro la stessa popolazione dato che non avevano alcuna possibilità di cambiare la situazione (durante le rivolte si acclamava alla Spagna e al Re). La rivolta iniziata a Napoli da Masaniello nel 1647 si allargò anche in Puglia e a Bari i tumulti furono capeggiati da Paolo Ribecco.

Libertà dalla servitù feudale[modifica | modifica wikitesto]

Gli Spagnoli, al loro insediarsi in Italia Meridionale, dovettero fare i conti con lo strapotere dei Baroni che influivano pesantemente nelle decisioni del governo centrale. Per ovviare a questo grande problema il vicereame spagnolo di Napoli utilizzò due metodi.

  • Primo: frammentare i grandi possedimenti dei feudatari e vendere separatamente i piccoli feudi (spesso consistevano in un singolo borgo); si riduceva così il potere politico e militare dei feudatari costretti a diventare ossequiosi cortigiani.
  • Secondo: favorire lo svincolo dei territori dalla servitù feudale. Pagando un riscatto, le città potevano acquisire la libertà demaniale dipendendo direttamente dall'autorità del re. Questo sistema consentiva alle città di non sottostare più ai soprusi dei feudatari. Spesso, però, questo metodo risultava dannoso per le stesse città: per pagare il riscatto, molte città si indebitarono e furono costrette a chiedere il ritorno di un feudatario. Inoltre, il vicereame spagnolo utilizzava questo meccanismo in modo "innovativo" per acquisire denaro, rivendendo le città riscattate a nuovi feudatari. “Vi furono città che si comprarono tre volte. Ciò sta a testimoniare il terrore che le città avevano dei bariìi, lo spirito di sacrificio delle popolazioni e l'ingiustizia del sovrano spagnolo[61].

Come si è visto, alla morte di Bona Sforza, il territori di Bari, Modugno e Palo del Colle tornarono alla Corona di Spagna. L'anno seguente Modugno e Palo vennero dati in feudo a Don Garcia Toledo con la proibizione di rivendere il feudo. In questa maniera, alla morte del viceré di Sicilia, i territori tornarono al Demanio. Con lettere del 3 luglio e 26 agosto 1581 Filippo II vendette nuovamente Modugno per 40.000 ducati al genovese Ansaldo Grimaldi[115], suo consigliere. Palo venne venduta per 50.000 ducati alla suocera di Grimaldi, Brigida de Mari. Queste vendite non prevedevano clausole.

In questo periodo, molti erano i genovesi che avevano interessi in Puglia: fra questi si ricordano anche alcuni esponenti della famiglia de Mari, fra cui G. Battista de Mari nel 1589 acquistò la gabella dell'olio e il dazio della farina di Modugno[116].

Ansaldo Grimaldi prese possesso del suo feudo il 12 novembre 1581 acquisendo il titolo di "Marchese di Modugno"[117][118], ma l'anno seguente la città di Modugno riuscì a raccogliere i 40.000 ducati (6.000 dei quali dati dal Capitolo di Modugno e i rimanenti dall'Università) necessari per rimborsare Grimaldi e acquisire la libertà dal giogo feudale, mediante vendita delle entrate ai genovesi Battista Giustiniani, Minetta Doria ed Enrico Salvago.[119]Il re diede il proprio assenso al riscatto con decreto del 22 marzo 1585. Anche Palo era riuscita a riscattarsi ma si rivendette al figlio di Don Garcia, Don Pietro di Toledo, il quale rimborsò l'Università di Palo dei 50.000 ducati pagati per il riscatto e, nel 1582, rivendette il feudo allo zio Don Luigi di Toledo per 54.000 ducati. Palo non riacquistò più la libertà e da allora ebbe inizio “il primo triste e doloroso periodo della storia palese, durante il quale ogni sopruso fu lecito, ogni angheria permessa, ogni usurpazione consentita[120].

Lo stemma del comune di Modugno

Acquisire e mantenere la libertà demaniale era un notevole privilegio: delle oltre 1400 città e terre del Regno di Napoli, solo 58 erano libere dal legame feudale; 18 di esse erano in Puglia: Bari, Lecce, Barletta, Trani, Foggia, Taranto, Vieste, Gallipoli, Bisceglie, Modugno, Otranto, Cisternino, Ariano, Bitonto e Monopoli. Modugno ottenne inoltre la "grazia del perpetuo demanio"[121], ovvero di mantenere in eterno la libertà acquisita. Lo stemma comunale del cardo selvatico non a caso venne scelto quale emblema di fierezza e di indipendenza[122].

Il finto barone[modifica | modifica wikitesto]

Il Governo spagnolo, per non perdere i tributi dovuti dal feudatario al re (l’adoa, tassa che sostituì l'obbligo di aiuto militare al monarca, e il rilevio, una tassa di successione che si pagava per consentire all'erede di prendere possesso del feudo), impose a Modugno di nominare un finto barone che venisse riconosciuto titolare delle rendite cittadine. Il finto barone, a sua volta, rigirava le rendite all'Università. Questa usanza rimase in vigore fino all'inizio del XIX secolo, nonostante il tentativo fatto nel 1781 dall'Università di Modugno di chiedere alla Regia Camera di evitare questo sistema che comportava un giro vizioso delle entrate cittadine (dal popolo al finto barone, da questo all'Università e, infine, al Viceré).

Il primo finto barone fu Andrea Novo. L'Università di Modugno teneva alla dignità del proprio finto barone e assegnava alla sua famiglia un vitalizio. L'ultimo finto barone fu Pietro Martire Ruccia. Alla sua morte gli sarebbe dovuto succedere il primogenito, ancora minorenne. Nel 1803, nell'attesa della maggiore età del nuovo finto barone, la Regia Camera fece pressioni minacciando il raddoppio della tassa dovuta se avesse dovuto attendere il rilevio al compimento della maggiore età del nuovo finto barone. Allora, ci si affrettò a raccogliere quanto dovuto con una imposta straordinaria il cui ricavato venne conservato in una cassaforte del monastero delle Clarisse di Santa Maria della Purità (Monacelle). Tuttavia, il 2 agosto 1806, Giuseppe Bonaparte dichiarò abolito il sistema feudale e il figlio di Pietro Ruccia non fece in tempo ad essere eletto nuovo barone.

Nonostante la cattiva politica del dominio spagnolo, nel XVI e XVII secolo Modugno seppe assumere un ruolo rilevante nell'economia provinciale. Sfruttando la sua posizione geografica alle porte di Bari, Modugno divenne il punto di raccolta dei prodotti agricoli dell'entroterra che affluivano nel mercato di Bari attraverso Modugno. Nello stesso periodo, si registra un elevato incremento demografico che si manifestò nello sviluppo, al di fuori dell'originaria cinta muraria, del quartiere popolare detto del Suburbio, di nuove chiese e conventi, di palazzi delle famiglie più importanti[123].

Questo incremento demografico si accompagnò a una diversificazione sociale che non aveva paragoni negli altri paese della Terra di Bari[124].

Fallimento dell'Università di Modugno[modifica | modifica wikitesto]

Quando una Università non riusciva a far fronte alle richieste del Governo, si indebitava chiedendo prestiti a mercanti o a ricchi possidenti terrieri che richiedevano un interesse che si aggirava intorno all'8%. Le Università, per sdebitarsi concedevano ai propri creditori gli appalti della riscossione delle tasse. In questa maniera, i creditori acquisivano a poco prezzo i diritti di riscossione delle tasse e lucravano sulle esazioni. Nello stesso tempo, le Università perdevano delle entrate immettendosi in un circolo che portava al rapido esaurimento di tutte le risorse. A quel punto, l'Università era costretta a dichiarare il fallimento e a essere “dedotta in patrimonio” (la Regia Camera Sommaria affidava l'amministrazione delle finanze del comune a un Commissario e prendeva le entrate cittadine).

Nonoscante lo sviluppo sociale ed economico dei suoi cittadini, anche l'Università di Modugno si trovò in una serie di crisi finanziarie. Le problematiche economiche delle casse pubbliche sono documentate fin dal Cinquecento, quando in un documento viene denunciato il pesante debito che grava sulla città: «...questa Università è venuta in tanta estrema povertade che non have un quattrino...»[125] Nel 1537 chiese al Capitolo cittadino di impegnare le proprie argenterie. Nel 1619 dovette chiedere un prestito per il mantenimento delle truppe spagnole. Nel 1642 venne applicata un'ulteriore imposta sulla farina il cui diritto di riscossione fu veduto a Donato Olimpo, ex sindaco, e al marchese Flaminio Carafa. Le angherie degli esattori si fecero talmente insopportabili che molti cittadini abbandonarono la città.

Nel 1666 l'Università di Modugno dichiarò fallimento venendo conseguentemente “dedotta in patrimonio”[126]. Nell'archivio del Comune abbondano le istanze risalenti a questo periodo, inoltrate dai creditori che volevano essere risarciti. Lo stato fallimentare dell'Università si protrasse per tutto il secolo successivo, anche sotto il governo degli Austriaci e dei Borboni, cosicché nel 1776 il sindaco Nicolò Lo Bianco, essendo la città “dedotta in patrimonio”, non poté disporre la riparazione urgente della mura cittadine e lo stesso avvenne nel 1799 nell'imminente attacco dei Sanfedisti.

Nel 1783 Modugno chiese al Governo la liberazione del proprio patrimonio dalla riduzione nella Reale Camera Sommaria, essendo migliorata la situazione finanziaria. La richiesta, però, venne respinta e la città continuò a essere dedotta in patrimonio fino all'inizio del XIX secolo quando Giuseppe Bonaparte dichiarò prescritti i debiti dell'Università legati al periodo feudale.[127]

Vicereame austriaco (1707 - 1734)[modifica | modifica wikitesto]

Carlo VI d'Asburgo, unico Re austriaco del Regno di Napoli

Il dominio della Casa d'Asburgo in Spagna e nel Regno di Napoli attraverso il vicereame durò da Carlo V a Carlo II. Essendo quest'ultimo senza erede nominò come suo successore Filippo Borbone. Le grandi potenze europee temendo l'improvviso allargamento dell'influenza della Casa Borbone (che regnava anche in Francia con Luigi XIV) si confederarono dando vita a un conflitto, la Guerra della Grande Alleanza che duro per 13 anni con alterne vicende. In questo contesto nel 1707 un esercito austriaco scese nel Sud Italia conquistando senza difficoltà il Regno di Napoli occupandone la capitale. Dopo, si diresse verso la Puglia.

Con l'ascesa al trono imperiale di Carlo VI, le potenze europee vedendo in lui il pericoloso risorgere della Casa d'Asburgo, preferirono abbandonare la lotta concludendo la pace con Luigi XVI e Filippo di Borbone. Carlo VI continuò da solo il conflitto finché si concluse nel 1714 con la Pace di Rastatt con cui Filippo V rinunciò a unire le corone di Francia e Spagna e Carlo VI otteneva la Lombardia, il Regno di Napoli, la Sardegna (che darà ai Savoia ottenendo la Sicilia) e lo Stato dei Presidii.

Le popolazioni interessate a questi cambiamenti si aspettavano una ripresa economica e un nuovo governo più saggio, ma vennero presto fortemente deluse. Non cambiò nulla nella gestione del Vicereame e persino gli atti ufficiali continuarono a essere redatti in lingua spagnola.

In questo periodo, Modugno fu tenuta in grande conto presso la corte austriaca grazie all'operato del ministro dell'impero Conte Rocco Stella[128], che intercedesse presso Imperatore per far ottenere alla propria città natia il titolo di "città", la conferma della fiera del Crocifisso, la concessione di franchigie doganali ed esenzioni sui dazi.

Nel contesto della Guerra di successione polacca, la battaglia di Bitonto combattuta il 25 maggio 1734, segnò la fine del vicereame austriaco e l'inizio del regno indipendente sotto i Borbone di Napoli. Primo sovrano della nuova dinastia fu Carlo di Borbone, riconosciuto della pace di Vienna che nel 1738 mise fine alla Guerra di successione polacca. Nel 1744, durante la Guerra di successione austriaca, gli austriaci tentarono di rientrare in possesso del Sud Italia ma dovettero rinunciare dopo la sconfitta di Velletri.

Regno Borbonico (1734 - 1799)[modifica | modifica wikitesto]

Nel Settecento si diffuse dalla Francia in tutta Europa il pensiero illuminista. Anche a Napoli, una serie di scrittori e di intellettuali come Tommaso Campanella, Giambattista Vico, Pietro Giannone, Gaetano Filangeri, promossero un cambiamento. In quest'epoca i sovrani che si dicevano illuminati attuavano delle riforme nello stato anche se l'intento non era tanto di sollevare le condizioni popolari quanto quello di garantire un maggiore consenso e una migliore stabilità alla monarchia assoluta.

Alla sua ascesa al trono di Napoli, Carlo III di Borbone dovette anch'egli fronteggiare baroni che opprimevano il popolo con i loro privilegi, le finanze del regno erano in piena crisi, le strade erano dissestate e i commerci erano limitati, le terre erano coltivate con metodi antiquati, la corruzione era diffusa a tutti i livelli dell'amministrazione. Con il valido contributo del ministro Bernardo Tanucci vennero varate molte riforme che però, per la brevità del regno, portarono pochi risultati.

Medico di corte di Carlo III fu il modugnese Francesco Struggibinetti, noto per la sua produzione trattatistica. Tra l'altro, scrisse l'opera “Dell'abuso delle fascie” in occasione del parto della regina[129].

A Carlo III successe il figlio Ferdinando che continuò l'opera di rinnovamento del regno ispirato dai principi illuministici, con l'aiuto del ministro Edoardo Acton. Però, allo scoppio della Rivoluzione francese, rimase fortemente impressionato dal furore delle masse e iniziò a condannare le iniziative riformistiche.

Nell'esercito di Ferdinando si distinse il modugnese Eusebio Capitaneo che nel 1803 divenne tenente-colonnello del II reggimento Bari della Provincia di Trani[130], meritandosi gli encomi e gli onori del re. Il ministro John Acton ostacolò la sua promozione a Generale. Alla sua morte nel 1808 il re gli fece costruire un mausoleo nella cattedrale di L'Aquila[131]. Nello stesso periodo visse anche Vitangelo Maffei Junior ricordato per aver scritto la prima monografia riguardante Modugno[132].

A Modugno venne ambientata l'opera del celebre compositore tarantino Giovanni Paisiello, “Il Socrate immaginario[133].

Dopo l'ascesa al potere di Napoleone Bonaparte e la sua vittoria di Marengo, nel trattato di pace di Luneville del 5 febbraio 1801 Ferdinando conservò il proprio regno ma gli venne imposto di ospitare e mantenere a proprie spese una divisione francese di 13.000 uomini in Puglia, ponte di collegamento verso l'Egitto. Alcune di queste truppe alloggiarono anche a Modugno. Nelle disposizioni decurionali dell'epoca si legge infatti che l'Università è indebitata a causa dell'“Anarchia” (gli avvenimenti del 1799[134]) e del “soggiorno che fece in Modugno il distaccamento delle truppe francesi”. I soldati francesi compirono ogni sorta di violenza e di sopruso nei confronti delle popolazioni, tanto che quando nel 1802, dopo la pace tra Francia e Inghilterra, lasciarono la Puglia si festeggiò con fuochi artificiali e luminarie.

L'anno successivo, però, Napoleone riprese le ostilità con l'Inghilterra e impose al re di Napoli di mantenere presidii francesi nel proprio regno. Questa volta Modugno riuscì a evitare l'alloggiamento di truppe francesi che stazionarono in Puglia per tre anni angariando le popolazioni in maniera sempre peggiore.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Modugno.

Regno Francese Napoleonico (1806 - 1815)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'ottobre 1805 si formò la Terza Coalizione Antinapoleonica e Napoleone richiamò le sue truppe dal Regno delle Due Sicilie per impiegarle sul fronte austriaco. Ferdinando di Borbone colse l'occasione per aderire alla coalizione prescrivendo l'arruolamento in ogni Comune (anche Modugno partecipò). Napoleone sconfisse i suoi nemici a Ulma e ad Austerlitz e Ferdinando fu costretto a fuggire in Sicilia.

Le truppe francesi invasero il regno di Napoli e Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, venne eletto re nel 1806. Al suo arrivo a Napoli venne accolto dall'entusiasmo dei sostenitori dei principi rivoluzionari, anche Modugno inviò i propri rappresentanti nella capitale per porgere l'omaggio al nuovo re.

Giuseppe Bonaparte iniziò ben presto con l'attuazione di riforme radicali come la citata abolizione del regime feudale il 2 agosto 1806 (a Modugno venne posta fine alla farsesca elezione del falso barone), l'abolizione di molti ordini religiosi con la messa al bando dei Gesuiti dal regno e la confisca di beni monastici (a Modugno gli agostiniani dovettero lasciare la loro chiesa e i Domenicani il convento), l'inizio di una riforma agraria per combattere il latifondo, la riforma tributaria con l'eliminazione delle tasse che gravavano sul consumo dei beni necessaria alla sussistenza delle povere famiglie, l'adozione del sistema metrico decimale che, tuttavia, non venne sempre adoperato dal popolo, la creazione di scuole in ogni comune (il 1º ottobre 1806 a Modugno venne creata la prima scuola che constava in due sezioni: quella maschile affidata al frate Domenico Carroccia e che faceva lezione nei locali della chiesa del Purgatorio; e la sezione femminile affidata alla donzella Morena Anastasia che svolgeva le lezioni in un locale preso in fitto dalla famiglia Scarli). Giuseppe Bonaparte abolì il sistema elettorale che prevedeva l'elezione in base al ceto sociale, introducendo il diritto di voto basato sul reddito e il nuovo Decurionato della città venne creato a Modugno il 27 novembre 1806[135].

Il napoleonide volle rendersi conto di persona delle condizioni delle popolazioni in un viaggio nelle varie regioni del regno, passando per la Puglia nel 1807. Il 28 marzo arrivò a Barletta dove ricevette l'omaggio dei rappresentanti delle città pugliesi; per Modugno erano presenti il sindaco Francesco Santoro e il decurione Francesco Scura. La successiva tappa del suo viaggio era Bari. Il re doveva pertanto attraversare la parte costiera del territorio (in località Palese, ora facente parte di Bari). Per questa occasione vennero spesi 56 ducati e 15 grani.

Giuseppe Bonaparte impose il servizio militare obbligatorio che prevedeva l'arruolamento di una persona ogni mille abitanti. Modugno, constando all'epoca di una popolazione di circa 5.000 abitanti dovette fornire all'esercito del re 5 uomini. Le diserzioni e i sotterfugi per sfuggire alla leva erano diffusi tanto che dei 47 modugnesi fra i quali si dovevano estrarre coloro i quali sarebbero diventati soldati, solo 5 si presentarono così non fu necessario procedere col sorteggio. Ma anche questi cinque ben presto si dettero alla macchia e dovettero essere sostituiti. Per uno di loro si dovette procedere ad almeno sei rimpiazzi, infatti, chi veniva chiamato come sostituto era ritenuto inabile o disertava a sua volta.

Tuttavia, in questo periodo, non si fanno notizie di soprusi dei soldati francesi e il loro mantenimento non gravava più sui bilanci comunali: il Governo risarcì il Decurionato di Modugno per le spese sostenute durante lo stanziamento nel gennaio e nel febbraio 1808 di un distaccamento di Cacciatori a cavallo.

Governo di Gioacchino Murat[modifica | modifica wikitesto]

Il governo di Giuseppe Bonaparte a Napoli durò solo due anni. Dopo la conquista francese della Spagna ne fu nominato re. Il suo posto fu preso dal cognato di Napoleone, Gioacchino Murat. Questi entrò a Napoli il 10 giugno 1808. Continuò la politica di riforme iniziata dal predecessore e in soli sette anni riuscì a trasformare il Regno di Napoli in uno stato moderno.

Modificò il sistema legislativo adottando il Codice Napoleonico e diede un forte impulso alle comunicazioni e al commercio realizzando nuove strade e ripristinando i mercati e le fiere che erano state abolite durante le dominazioni precedenti. Modugno chiese il ripristino del mercato domenicale, della fiera del Crocifisso e di quella dedicata a San Pietro Martire; inoltre, propose la realizzazione di tre nuove fiere da realizzarsi durante il 10 marzo, e le feste di San Nicola da Tolentino di San Rocco. Murat accolse tutte le richieste[136].

La sua politica interna si scontrò con le necessità di Napoleone; il malcontento iniziò a diffondersi a causa della forte pressione fiscale necessaria alle spese belliche e per la leva militare.

Dopo la disfatta nella Campagna di Russia, i guerriglieri filo-borbonici e i briganti acquisirono forza e iniziarono a creare focolai di rivolta contro il re. Murat affrontò la situazione sopprimendo le rivolte e aggraziandosi le simpatie della popolazione con un viaggio nelle regioni del suo regno. Giunse a Bari il 24 aprile 1813 e vi rimase anche il giorno successivo quando diede il via alla costruzione del nuovo quartiere al di fuori delle antiche mura cittadine. Il 25 aprile, Murat firmò il decreto che trasferiva l'ospedale di Modugno dalla chiesa di San Vito ai locali del soppresso convento degli Agostiniani.

Con la definitiva caduta di Napoleone, dopo aver cercato un accordo con l'Austria, dopo il famoso "Proclama di Rimini" e dopo un ultimo e sfortunato colpo di mano in Calabria, Murat, arrestato e condannato a morte, esce definitivamente di scena. Il 9 giugno 1815 sul trono di Napoli tornò Ferdinando di Borbone.

Economia modugnese nella prima metà dell'800[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima parte dell'Ottocento, Modugno era un importante centro di raccolta, lavorazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Il territorio modugnese è caratterizzato dalla presenza di un gran numero di edifici industriali (frantoi, mulini, magazzini di olio, mandorle e di altri prodotti agricoli). Ciò è dimostrato dal fatto che nel 1806 il reddito imponibile sugli edifici industriali era a Modugno di 1.097,28 ducati, mentre a Bari era 1.180 ducati. Quindi, per quanto riguarda l'industria e il commercio, Modugno aveva una rilevanza molto simile a quella di Bari e di gran lunga superiore a quella dei paesi limitrofi come Bitetto (che aveva un reddito imponibile inferiore a un terzo), Bitritto (70 ducati), Toritto (202 ducati, Giovinazzo (54 ducati), Grumo Appula (662 ducati).[137]

Questa maggiore presenza di edifici industriali con conseguenti attività industriali risale a tempi remoti e trova conferma nel Catasto Onciario del 1752. Modugno era un importante centro di lavorazione e di commercializzazione dei prodotti agricoli e artigianali che arrivavano dai paesi limitrofi (in particolare Bitetto, Bitritto, Grumo e Toritto) e trovavano sbocco nel vicino mercato barese e il suo porto. Modugno contendeva il primato del commercio a città dalla produzione agricola ben più ricca come Bitonto e Palo del Colle. [138]

Nei primi decenni dell'Ottocento, l'imprenditore provenzale Pierre Ravanas introdusse in Puglia tecniche innovative di raccolta e di lavorazione delle olive tramite un nuovi macchinari: la mola a doppia macina e la pressa idraulica[139][140]. Nel 1840 aprì a Modugno uno dei suoi frantoi, nei locali dell'ex convento dei Domenicani. Questo fu il più grande fra i frantoi gestiti da Pierre Ravanas: disponeva di 10 pile, 10 torchi di legno e 3 torchi idraulici. Lo stabilimento aveva una produzione di circa 1200 salme di olio nel 1842[141]. In questo stabilimento era presente anche un'officina che consentì per la prima volta la costruzione in autonomia di botti e torchi senza doverli importare dalla Francia. Qui si registra per la prima volta un'altra innovazione introdotta da Pierre Ravanas: l'uso della bambagia per filtrare l'olio che usciva dai torchi. L'introduzione di questa innovazione nacque dall'esigenza di rispondere alla grande quantità di ordinativi ricevuti, che non consentiva di attendere l'eliminazione delle impurità per decantazione[142].

Regno Borbonico (1816 - 1860)[modifica | modifica wikitesto]

Nel Congresso di Vienna venne deciso, tra l'altro, il ritorno di re Ferdinando a Napoli e il 7 dicembre 1816 Ferdinando IV di Napoli, assunse il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie.

Nel dicembre 1815 scoppiò a Noja (l'attuale Noicattaro) una pestilenza portata da una nave proveniente dalla Grecia. La città venne circondata e isolata per evitare il diffondersi del morbo. Venne creato anche un cordone marittimo per evitare l'arrivo di altre navi con equipaggio infetto provenienti dalla costa opposta dell'Adriatico. [143] Le misure adottate raggiunsero gli effetti voluti, ma il Decurionato di Modugno spese 327 ducati e 62 grani che non riuscì a farsi rimborsare dal Governo.

Le mura di Modugno erano da tempo degradate e pericolose per le abitazioni vicine causa di ristagno di acque reflue; già dall'assedio del 1799 si erano rivelate inadatte a una efficace difesa e lasciate senza manutenzione e nuovi quartieri erano sorti all'esterno. Il 3 dicembre 1820 ne venne deciso l'abbattimento e per non gravare sul povero bilancio cittadino venne stabilito che chi possedeva abitazioni nei pressi delle mura stesse dovesse provvedere a proprie spese.

Ferdinando continuò con la politica di costruzione di nuove strade avviata dai suoi predecessori. Nel 1816 venne progettata una strada che collegasse Bari ad Altamura. Questo progetto prevedeva l'attraversamento di Modugno entrando dalla Porta di Bari e uscendo dalla Porta dell'Aja. Ma, con l'abbattimento delle mura cittadine, venne proposta la variazione del progetto in modo tale che la strada lambisse e non attraversasse l'abitato. Così il tratto modugnese della Bari-Altamura venne realizzato tra il 1821 e il 1822 con un'ampia carreggiata che corrisponde alle attuali via Roma e corso Vittorio Emanuele. La strada venne chiamata dalla popolazione “via nova” con riferimento sia alla sua recente creazione, sia per la concezione con la quale venne realizzata: rettilinea e larga, mentre si era abituati a mulattiere strette e tortuose. Lo sviluppo delle infrastrutture viarie che si registra in questo periodo fu facilitato dalla possibilità che avevano i comuni di anticipare le spese chiedendone poi il rimborso allo Stato. In questo periodo venne costruita anche la Modugno-Bitonto, come raccordo tra le preesistenti Bari-Altamura e Bitonto-Canosa. Tra il 1876 e il 1880 venne realizzata la Modugno-Bitritto.

Iniziata nel periodo napoleonico, continuò l'opera di riforma delle istituzioni del regno per mezzo dei “Regolamenti di Polizia Urbana”. Il primo di essi per quanto riguarda Modugno è datato 1818. Interessanti le norme riguardanti l'igiene pubblica: non si può accumulare letame davanti alle abitazioni o nei pressi del centro abitato, è vietato gettare le acque reflue dalla finestre ma è consentito farlo dalla porta, non si possono gettare cocci o vetri per la strada, ogni cittadino deve provvedere alla pulizia del tratto di strada antistante la propria abitazione, non si possono smaltire nei pressi della città i rifiuti della lavorazione delle olive, non si possono uccidere animali da macello in città, ecc. Altri regolamenti riguardavano frodi commerciali, il decoro del paese, l'ordine pubblico e la tranquillità della vita cittadina.

Carboneria[modifica | modifica wikitesto]

Le idee rivoluzionarie portate in Italia da Napoleone fecero sorgere anche rivendicazioni di libertà costituzionale e di unità nazionale. Esse si concretizzarono nelle associazioni segrete carbonare, che si diffusero anche nel Regno di Napoli coinvolgendo esponenti della borghesia, del clero e delle nobiltà. Una prima forma di carboneria esisteva già ai tempi di Gioacchino Murat che in un primo tempo l'assecondò ma poi la vietò. Ferdinando di Borbone che dall'esilio aveva approfittato del veto per cercare le simpatie dei patrioti, quando tornò sul trono largheggiò in repressioni per mezzo della polizia, incaricata di compilare le liste coi nomi dei carbonari. Da queste liste apprendiamo i nomi dei 92 modugnesi appartenenti alla carboneria e che Gran Maestro della sezione modugnese (detta vendita Santo Spirito) era Pietro Capitaneo[144]. La Carboneria controllava l'amministrazione comunale modugnese: diversi sindaci e decurioni erano iscritti alla carboneria.

Durante i moti del 1820 avviati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati si tennero a Modugno riunioni segrete nella casa di Lorenzo Minielli. Quando a seguito di quei moti venne proclamata la costituzione, nei festeggiamenti dove si distinsero Nicola Russo e Gaetano Cesena che sventolavano il tricolore della carboneria, il sacerdote Nicola Priore con fascia tricolore sul petto e il sacerdote Luigi Loiacono che gridava “Viva la Costituzione” agitando il crocifisso. Il proprietario terriero Pietro Maranta e il cappuccino Luigi da Palo tennero dei discorsi[145]. Furono inoltre organizzati festeggiamenti «con la massima pompa e decenza per sì lieto avvenimento» con «musica, cera, banda, artifizi ed altri», il cui costo fu «di ducati settantasette e mezzo»[146].

Quando al Congresso di Lubiana fu deciso di intervenire in Sud Italia per reprimere la rivolta, molti carbonari si arruolarono volontari per respingere, sotto il comando del generale Guglielmo Pepe, le truppe austriache. Da Bari partirono due battaglioni di legionari, ai quali furono assegnati i 22 carbonari volontari di Modugno (tra cui 17 partirono): 1 ricoprì il grado di capitano, 1 di sergente maggiore, 6 di sergente, gli altri furono legionari semplici.[147] Però, dopo le notizie delle prime sconfitte del generale Pepe, l'entusiasmo iniziale della legione di Bari, comandata dal colonnello Carlo Nicolai, calò rapidamente e si verificarono diserzioni tanto che la legione non raggiunse il generale che combatteva in Abruzzo. Il 24 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli ristabilendo la situazione iniziale e iniziarono una feroce repressione.

Uno dei primi provvedimenti di Ferdinando I fu quello di far stilare in ogni comune le liste dei carbonari e di quanti avevano preso parte al moto napoletano; contro coloro che risultarono inseriti in tali liste egli stabilì una serie di sanzioni: sorveglianza poliziesca, esclusione dalle cariche pubbliche e dagli impieghi pubblici, carcere. L’applicazione di queste sanzioni, soprattutto in provincia, colpì solo i più deboli socialmente ed economicamente. A Modugno, ad esempio, molti affiliati alla Carboneria, come Giuseppe Capitaneo e Pietro Maranta, continuarono a ricoprire importanti cariche pubbliche[148] e il medico Nicola Longo, venne riabilitato in ambiente aristocratico a tal punto da essere insignito da Ferdinando II di Borbone del titolo di Cavaliere dell'Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio[149] , per aver prestato cure mediche al sovrano[150].

I cospiratori che si erano maggiormente esposti, però, subirono le ritorsioni della polizia borbonica. Queste continuarono anche durante il regno di Francesco I e Ferdinando II che represse nel sangue l'insurrezione di Cosenza che, nel 1844, vide il sacrificio dei fratelli Bandiera.

Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Il tramare in segreto delle associazioni carbonare emerse nel 1848 nei moti in tutta Europa. I moti che partirono dalla Sicilia scaturirono nella concessione delle costituzione, il 12 gennaio. Le elezioni per eleggere i rappresentanti del neoformato parlamento si svolsero a Modugno nella chiesa del Purgatorio. Sull'esempio della concessione di Ferdinando II anche Pio IX, Carlo Alberto e il Granduca di Toscana Leopoldo II concessero la carta costituzionale. Nello stesso anno scoppiò la prima guerra di indipendenza alla quale Ferdinando II contribuì con un'armata di 12000 uomini guidati dal generale Guglielmo Pepe. Il Decurionato modugnese stanziò 40 ducati per le famiglie bisognose dei soldati.

La grande miseria della popolazione ed i nuovi cambiamenti che andavano a esclusivo vantaggio della borghesia causarono un malcontento che prese corpo nelle manifestazioni e sommosse che il 30 aprile 1848 si verificarono anche a Modugno e si esaurirono solo dopo l'intervento della forza pubblica.

Nello stesso tempo, Ferdinando II che mal volentieri aveva concesso la costituzione e aveva partecipato alla guerra d'Indipendenza, iniziò a limitare le libertà accordate. Alle proteste dei patrioti napoletani rispose con la forza sciogliendo il Parlamento e convocando nuove elezioni. Il 15 giugno i modugnesi, in segno di protesta, inserirono nell'urna di voto la scheda che diceva: “Mi niego all'elezione del Presidente dei Segretari dei Deputati ritenendo esistente legalmente e nella pienezza dei suoi poteri la nostra rappresentanza che non può dirsi legalmente sciolta”[151].

Il 2 luglio si tenne nel capoluogo la Dieta di Bari dove si doveva decidere il da farsi e Giuseppe Capitaneo fu il rappresentante di Modugno. La Dieta, tuttavia, non raggiunse il suo scopo perché la sconfitta nella prima guerra d'Indipendenza fu accompagnata da un'ondata di repressioni. Tutti coloro che avevano partecipato alla Dieta di Bari vennero processati, ma le testimonianze dell'arciprete, del sindaco e di altri cittadini servirono a salvare Giuseppe Capitaneo.

Ferdinando II volle unire alle repressioni un viaggio nelle terre del suo regno per accattivarsi la simpatia della popolazione. Nel gennaio del 1859 in Puglia fu accolto da grandi acclamazioni della popolazione. In questo viaggio Ferdinando II sentì i primi sintomi della malattia che lo condusse alla morte. Quando si trovava a Bari vennero convocati i migliori medici della provincia, tra cui Nicola Longo di Modugno. Nel maggio del 1859 Ferdinando II morì a Napoli e gli successe il figlio Francesco II. Il poeta modugnese Marcello Maffei venne invitato nella capitale per commemorare il sovrano scomparso. Durante il regno di Ferdinando II si distinse il modugnese Giuseppe Mario Arpino che fu ambasciatore a Londra, capo della Tesoreria del Regno e capo del Dipartimento a Palermo[152].

Con l'inizio della seconda guerra di indipendenza si riaccesero i fermenti patriottici anche nel Sud Italia e venne costituito un “Comitato provinciale di insurrezione”: Modugno faceva parte con Bari, Valenzano, Triggiano e Sannicandro di Bari della terza sezione. Con lo sbarco dei Mille a Marsala i comitati di Puglia e di Lucania volevano insorgere, ma il comitato centrale di Napoli invitò a non spargere sangue inutilmente. A Modugno, come in altri comuni, venne istituita la Giunta Insurrezionale di cui faceva parte, tra gli altri, Nicola Longo che ospitò nella propria casa il quartiere generale dei cospiratori. A settembre arrivo in terra di Bari il colonnello Liborio Romano, inviato da Garibaldi con l'intento di far insorgere la Puglia. Arrivò a Modugno il 5 settembre 1860 e lì ricevette l'omaggio del sindaco di Bari. [153]

Francesco II lasciò il trono di Napoli il 13 febbraio 1861.

Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Sedile. La sua conformazione attuale è successiva alla creazione della "via nova" (le attuali via Roma e corso Vittorio Emanuele)

In città, sugli edifici pubblici gli stemmi borbonici vennero sostituiti con quelli sabaudi. Cambiò l'ordinamento amministrativo e venne abolito il Decurionato sostituito dalla Giunta Municipale e dal Consiglio Comunale. Il nuovo governo, per aumentare i posti di lavoro, investì in opere pubbliche: il Municipio di Modugno ebbe 452 ducati che utilizzò per lavori stradali e per il rifacimento della Piazza Sedile. Il 3 novembre 1861 vennero cambiati i nomi ad alcune strade e piazze cittadine intitolandole Piazza del Plebiscito, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Garibaldi, Strada Cavour[154]. Durante la terza guerra di indipendenza sostò a Modugno un battaglione di volontari italiani.

I primi anni dopo l'unità d'Italia furono molto difficili soprattutto nel Sud dove gran parte della popolazione, della nobiltà e del clero avversavano la monarchia sabauda. Ebbe un forte impulso il brigantaggio che, per sua natura antigovernativo, veniva incoraggiato e aiutato dalle popolazioni. La reazione del governo italiano fu molto dura: venne inviato nel Mezzogiorno l'esercito e vi furono 1000 fucilati, 3000 imprigionati e oltre 2500 uccisi in conflitti. A Modugno non si registrano frequenti atti di brigantaggio a causa della vicinanza al capoluogo e dell'assenza di boschi dove potersi nascondere. Nel maggio del 1862, la giunta comunale venne a conoscenza dell'imminente arrivo nel territorio di Palese di due briganti: venne allertata la Guardia Nazionale che catturò uno di loro. Il 1º gennaio 1863 venne aperta una sottoscrizione per combattere il brigantaggio nel Meridione e Modugno partecipò con 400 lire.

Pian piano, si andò accrescendo anche nelle popolazioni del Sud il sentimento di appartenenza alla nazione italiana e le ricorrenze importanti dello Stato. L'ingresso di Garibaldi a Napoli, il Plebiscito, la concessione dello Statuto, venivano festeggiate da tutti con luminarie e fuochi d'artificio. Alla morte di Vittorio Emanuele II venne progettato a Roma un grande monumento in memoria del re scomparso per la realizzazione del quale Modugno donò 200 lire. Nel venticinquesimo anniversario della Presa di Roma ci furono a Modugno grandi festeggianti e “Via La Marina” venne rinominata “Via XX Settembre”. In seguito all'attentato a Umberto I vennero celebrati nella Chiesa matrice i funerali solenni, la Giunta Municipale espose il lutto per un mese e venne apposta una lapide sulla facciata della Sala del Sedile dei Nobili.

Nel 1836 si verificò un'epidemia di colera durante la quale si distinse il medico modugnese Nicola Longo che, nominato presidente del consiglio sanitario provinciale, si recò nei luoghi dove il morbo era più violento per dare il proprio aiuto in prima persona.

In quegli stessi anni si verificò in Italia una grave crisi economica con un rapido incremento dei prezzi. La Giunta Municipale il 19 aprile 1898, per aiutare la cittadinanza, decise di fissare il prezzo delle farine a 42 centesimi rimborsando i fornai per l'eccedenza. Questo non bastò; nel pomeriggio del 27 aprile, avuta la notizia dei tumulti di Bari, iniziò una protesta che provocò l'abbassamento del prezzo delle farine a 30 centesimi e quello del pane a 25. Venne chiamato un reparto di fanteria che nella notte del 28 aprile arrestò una cinquantina di modugnesi che si erano messi in evidenza nelle manifestazioni. Le truppe lasciarono la città a maggio. Per tentare di risolvere la situazione, l'Amministrazione Comunale tentò, senza riuscirci, di contrarre un debito di 10.000 lire. I membri della Giunta decisero allora di pagare di tasca loro quanto era necessario alla popolazione.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Primo conflitto mondiale Bari subì diversi bombardamenti, uno dei più disastrosi si verificò l'11 agosto 1918 come rappresaglia dopo il volo propagandistico di Gabriele D'Annunzio su Vienna. Modugno non subì direttamente i bombardamenti ma i viveri vennero razionati e nell'ex convento dei Domenicani alloggiarono alcuni reparti. Dopo la disfatta nella battaglia di Caporetto la cittadinanza modugnese accolse diverse famiglie di profughi.

Molti modugnesi furono arruolati nella “Brigata Regina” (decorata con medaglia d'oro al valore dal generale Luigi Cadorna) e nella “Brigata Bari”. Nel conflitto perirono 130 soldati modugnesi. Sigismondo Pantaleo morì a causa del sabotaggio della nave Benedetto Brin, una lapide sulla facciata della Sala del Sedile ricorda il suo sacrificio. Giuseppe Loiacono venne promosso da sergente a sottotenente e meritò due medaglie d'argento, una di bronzo e la croce di cavaliere della Corona d'Italia. Diversi altri modugnesi si distinsero per valore e merito[155].

Nel 1918 si diffuse anche a Modugno l'epidemia di influenza spagnola che causò un centinaio di morti.

Periodo Fascista[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre 1922, alla Marcia su Roma partecipò anche il sacerdote modugnese Pietro Stea che in seguito non parteciperà a nessuna iniziativa del fascismo. Tra il 1924 e il 1926 si verificarono anche a Modugno gravi atti di violenza da parte degli squadristi.

Nei comuni venne istituita la figura del segretario politico e Pietro Capitaneo ricoprì per primo questa carica a Modugno. Nella Sala del Sedile si insediò il Comando del Fascio. Nel 1927 venne creata la figura del Podestà come sostituto del Sindaco. Il primo podestà modugnese fu Alfredo Crispo. Nel 1931 venne iniziata la costruzione di una delle prime industrie nel territorio di Modugno: la cementeria dell'Italcementi.

Seconda Guerra Mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'istituto scolastico Edmondo De Amicis adibito a ospedale della Croce Rossa durante il secondo conflitto mondiale

In seguito all'ingresso dell'Italia nel Secondo conflitto mondiale e l'invasione della Grecia, la Puglia fu esposta a bombardamenti aerei da parte degli alleati. Molte famiglie si trasferirono da Bari a Modugno. Nel 1941 si aprì il fronte orientale dove persero la vita 10 modugnesi. Il nuovo edificio scolastico (ora dedicato a De Amicis) venne adibito a ospedale della Croce Rossa. La cittadinanza dovette donare, dopo l'oro necessario per pagare le sanzioni in seguito alla guerra d'Etiopia, il bronzo degli edifici pubblici (tra cui le campane delle chiese e quelle della torre dell'orologio). Con l'ingresso in guerra degli Stati Uniti si intensificarono i bombardamenti e la città era frequentemente sorvolata da bombardieri nemici che sganciarono le loro bombe il 16 luglio e il 23 agosto 1943 causando due morti.

Il 24 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo sfiduciò Benito Mussolini consegnando i poteri al Generale Pietro Badoglio. Vennero smantellate sugli edifici pubblici tutte le insegne fasciste e vennero ripristinati i vecchi nomi delle strade, modificati durante il fascismo: Piazza Sedile era stata chiamata Piazza Impero[156]. Nel momento in cui si verificava lo sbarco in Sicilia degli alleati, alcuni reparti di soldati tedeschi in ritirata sostarono a Modugno parcheggiando i loro carri armati nella Villa Comunale con grande ansia della popolazione che temeva volessero stabilirsi a Modugno per la difesa di Bari. Ma i soldati tedeschi partirono il 6 settembre e alla città furono risparmiate le loro rappresaglie derivanti dall'armistizio di Cassibile di due giorni dopo. Peraltro, sempre a causa dell'armistizio, diversi cittadini perirono sotto il fuoco tedesco in Grecia[157].

Di un particolare storico incontro avvenuto a fine novembre 1943 fu testimone la ottocentesca Villa Longo de Bellis del cav. Nicola Longo sita sul lungomare tra Palese e Santo Spirito. In questa villa, requisita dalle forze anglo-americane al prof. Carlo Longo di Modugno si incontrarono il Generale inglese Harold Alexander, il generale statunitense Dwight D. Eisenhower e il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio per discutere l'armistizio. In particolare nell'incontro il maresciallo Badoglio chiese al generale Alexander di fornirgli le armi per contribuire alla cacciata dei tedeschi dall'Italia. Il generale Alexander fu restio e il generale Eisenhower prese posizione di neutralità. L'incontro ebbe esito negativo.

Pochi giorni dopo la partenza dei Tedeschi giunsero gli Alleati che assunsero un atteggiamento a metà strada fra gli amici liberatori e i conquistatori. Alcuni soldati alloggiarono nel Boschetto causando gravi danni; altri soldati occuparono il pian terreno del Municipio. Gli ufficiali inglesi si stabilirono in Palazzo Crispo e Palazzo Russo evacuandone gli abitanti. Durante l'attacco aereo tedesco nel porto di Bari del 2 dicembre 1943 vennero distrutte venti navi e molte persone persero la vita; l'esplosione delle navi causò uno spostamento d'aria che ruppe le vetrate della Chiesa matrice di Modugno. Un episodio di analoga gravità si ripeté il 19 aprile 1945. Nella seconda guerra mondiale persero la vita 92 soldati modugnesi[158].

Mentre nel Nord Italia si costituiva la Repubblica di Salò, nel Sud si formavano i primi partiti liberi: a Modugno sorsero la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano, il Partito Comunista Italiano, il Partito Liberale Italiano e venne costituito il locale Comitato di Liberazione Nazionale che evitò rappresaglie contro gli ex dirigenti fascisti.

Repubblica Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Il Referendum istituzionale del 1946 decise l'adozione della forma di governo repubblicana, con grande sorpresa delle popolazioni del Sud Italia che avevano largamente votato per la permanenza della monarchia. A Modugno si contarono 5469 voti per la monarchia e solo 932 per la repubblica. I monarchici si organizzarono in un partito autonomo guidato, in città, da Giuseppe Abruzzese di Bitetto che crebbe di consenso sino a raggiungere la maggioranza nelle elezioni amministrative del 1952. Pochi anni dopo, tuttavia, iniziò un rapido declino.

Con la grave crisi che accompagnò la fine della seconda guerra mondiale molti italiani decisero di migrare all'estero in cerca di lavoro. Già ai primi del novecento si erano formate delle piccole colonie di modugnesi a New York e in Canada, ma da questo periodo iniziò un flusso migratorio molto vasto che interessò tra gli anni cinquanta e sessanta intere famiglie. A Toronto si creò una comunità di 3.000 modugnesi e una più piccola a Montréal. La comunità di Toronto mantiene vive le tradizioni modugnesi in Canada e ha un comitato permanente per celebrare San Rocco e l'Addolorata.

Nella ricostruzione post-bellica Modugno conobbe un grande sviluppo industriale con notevoli miglioramenti nella condizione economica della popolazione, rapidamente trasformata da rurale a industriale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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