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De Mari (famiglia)

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de' Mari
Ab Undis Ad Astra
Stato Sacro Romano Impero

Repubblica di Genova
Regno di Napoli
Regno di Spagna

Casata di derivazionevisconti di Carmandino
Titoli visconti di Carmandino

patrizi di Genova
signori di Colombano
signori di Capocorso
marchesi di Assigliano
marchesi di Scandiano
principi di Acquaviva

FondatoreOgerio de' Mari
Data di fondazione1130
Etniaitaliana
Rami cadetti
Rappresentazione della flotta di Ansaldo de Mari nella Battaglia del Giglio secondo la Chronica Majora di Matteo da Parigi (1259 circa), Biblioteca Parker, Cambridge.
Stemma dei Mari nell'armoriale dell'albergo nobiliare degli Usodimare (1636, Agostino Franzone)
Villa Gruber de Mari a Genova
Porta del Palazzo di Carlo de' Mari, principe di Acquaviva
Palazzo de Mari, principi d'Acquaviva
il doge Stefano de Mari, re di Corsica
il doge Domenico Maria de Mari, re di Corsica
il doge Girolamo de' Mari, re di Corsica
Stefano de' Mari, ammiraglio di Filippo V di Spagna, cavaliere del Toson d'Oro

i Mari (o de' Mari) furono una delle più antiche e cospicue famiglie del patriziato genovese.

Fondata nel XII secolo dal console Ogerio de' Mari dei visconti di Carmandino, diversi esponenti della stirpe si distinsero nella flotta imperiale a partire delle crociate e nelle guerre guelfe-ghibelline.

Insieme ai loro parenti, gli Usodimare, formarono il 5º albergo nobiliare della Serenissima Repubblica di Genova.

Furono dei più prolifici donatori di dogi, cardinali, senatori e ammiragli della Repubblica di Genova, nonché la loro distinzione al servizio d'altre monarchie europee.

La famiglia è ormai considerata estinta.

Tardivi genealogisti affermano l'origine dei Mari d'un conte Ademaro (o Aldemaro), il loro legendario antenato in età carolingia, consanguineo di Pipino il Breve re d'Italia o figlio di Carlomagno.[1] Altri invece, hanno supposto che il nome derivasse dal palazzo posseduto dalla famiglia a Genova a ridosso del porto, dov'è l'attuale Palazzo San Giorgio[2][3].

L'origine attestata da Luigi Tommaso Belgrano si fa risalire al visconte Ido di Carmandino, in comune origine con l'altre grandi famiglie dell'antica nobiltà genovese (tra cui gli Spinola, Embriaci, Malocelli, ecc), tutti appartenenti alla consorteria dei Carmandino. L'origine comune indicata da tantissimi autori con gli Usodimare risale, secondo Belgrano, ai fratelli Oberto e Ogerio, nipoti del visconte Ido, ciascuno capostipite dei rispettivi rami dei Carmandini, e riuniti secoli dopo nell'albergo nobiliare capeggiato dagli Usodimare[4].

Erano "uomini d'arme e di mare", notevoli per la propria attività navale nel bando ghibellino[5]. Nel XIII si legarono in affari con i Boccanegra.[6] Tra i più celebri era Ansaldo de' Mari, ammiraglio della flotta dell'imperatore Federico II, e vincitore insieme al figlio Andreolo della flotta pontificia (guidata dall'ammiraglio Iacopo Malocello) nella Battaglia del Giglio.[7] Questo Ansaldo fu anche capostipite del ramo dei Mari (anche detto "da Mare") stabiliti nell'isola di Corsica, acquistandovi alcuni castelli col titolo di signori di Capo Corsoe di Colombano.[1] Da questo ramo nacque, tra gli altri, Teodorina de' Mari, madre di papa Innocenzo VIII (1480).[1]

A Genova i Mari ricoprirono il ruolo di consoli della Repubblica ed ebbero quattro dogi biennali: Stefano (1663-1665); Girolamo (1669-1701); Domenico Maria (1707-1709) e Lorenzo (1744-1476). Secondo Giulio Pallavicino, erano divisi in tre rami, quelli residenti a Luccoli, a Piazza Marmorea (anche detta Piazza de' Mari)[8] e la terza a Piazza Banchi.[1] Dal 600' un ramo si stabilisce al Palazzo del Melograno, ereditato dai Sauli.[9]

Regni di Napoli e Spagna

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I fratelli Nicolò, Raffaele e Giovanni Battista Usodimare de' Mari di Giuliano risiedettero stabilmente a Napoli, senza mai interrompere i legami con Genova. Già sin dalla prima metà del ‘500 s'occuparono di finanza e prestiti alla corona spagnola.[6] Gli eredi di Battista (Bernardo, Andrea, Agostino e Stefano) continuano l'attività del padre, armando anche due galee che prendono parte alla Battaglia di Lepanto sotto il comando di Fabio de Mari, il loro parente.[1]

Stefano, sposato a Veronica Grimaldi (cognata di Onorato I, di Monaco), ottenne discendenza femminile estinta nei duchi Doria-del Carretto di Tursi e nei principi Cybo-Malaspina di Massa-Carrara. Solo un figlio naturale maschio, Cesare, li sopravvive e li succede nella consignoria di Capo Corso e nella rappresentazione famigliare nella Repubblica di Genova (con discendenza maschile inserita nel patriziato genovese fino alla loro estinzione).[1]

Il fratello Andrea invece, in società con Geronimo Grimaldi-Oliva, gestisce la loro importantissima banca di Napoli, principale creditore della Spagna degli Asburgo e di Giovanni d'Austria, vincitore di Lepanto. La sua discendenza maschile s'estinse in Camillo de Mari, vescovo di Aleria, e la femminile nei marchesi Spinola-Pallavicino di Cabella e i Delfini di Varazze.[1]

Dal terzo fratello, Agostino, discesero quelli Mari che entrarono in possesso di vari feudi e titoli nel Regno di Napoli fra i quali quello di Marchese di Assigliano nel 1641 e Principe d’Acquaviva nel 1665.[1] Da quest'ultima linea (anche oggi estinta) furono discendenti i quattro dogi della stirpe (Stefano, Girolamo, Domenico Maria e Lorenzo), l'ammiraglio Stefano (detto Esteban), generale di mare di Filippo V nella Guerra di Successione Spagnola, i vescovi di Savona Ottavio ed Agostino, ed altri.[1]

La famiglia fu iscritta nel Liber Primus Nobilitatis[10], il Libro d'Oro della Nobiltà Genovese[11] e l'Elenco ufficiale Nobiliare Italiano (con i titoli di principe di Acquaviva, marchese d'Assigliano o Torrepiana predicato di Castellaneta e Gioia del Colle). La linea secondogenita vi è iscritta con il titolo di patrizio napoletano e predicato dei principi di Acquaviva.

Stemma: "ondato, bandato, innestato di oro e di nero, con il numero di bande timbrato dalla corona marchionale"

Nello stemma del ramo di Messina: "sirena coronata d'argento che esce dal mare d'argento ombrato di nero sormontata da tre stelle d'oro sul capo".

Palazzi e Residenze

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  1. ^ a b c d e f g h i Giovanni Assereto, Giovanni Assereto-Andrea Lercari, Agostino Maria De Mari (1794-1840). La vita, la famiglia, in Savona, Marco Sabatelli Editore, 1º gennaio 2022. URL consultato il 12 dicembre 2024.
  2. ^ Federici, Federico. "Scrutinio della Nobiltà Ligustica" (pg. 138). Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria., su storiapatriagenova.it.
  3. ^ DE MARI in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 20 luglio 2023.
  4. ^ Collegio araldico, Rivista, Presso il Collegio araldico., 1933. URL consultato il 20 luglio 2023.
  5. ^ Giovanni Andrea Ascheri, Notizie storiche intorno alla riunione delle famiglie in alberghi in Genova coll'aggiunta dei nomi de' casati nobili e popolari che seguirono le fazioni Guelfa e Ghibellina dei tribuni della plebe, della cronologia dei dogi liguri e delle famiglie ascritte al libro d'oro, Tipografia Faziola, 1846. URL consultato il 20 luglio 2023.
  6. ^ a b Liana Saginati. "La famiglia de Mari". Archivio Doria. Genova. 2004 (PDF), su economia.unige.it.
  7. ^ DE MARI, Ansaldo - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 12 dicembre 2024.
  8. ^ Genova rivista municipale, 1938. URL consultato il 12 dicembre 2024.
  9. ^ Palazzo del Gigante, su www.palazzodelgigante.com. URL consultato il 12 dicembre 2024.
  10. ^ "Liber Primus Nobilitatis" (pg. 40). s. XVI. Archivio Storico del Comune di Genova. Società Ligure di Storia Patria., su storiapatriagenova.it.
  11. ^ (EN) Liber Aureus ascriptionum nobilitati Reipublicae Genuensis [Manuscrito] - Manuscrito - entre 1701 y 1800?, su bdh.bne.es. URL consultato il 20 luglio 2023.
  • Istituto dell'Enciclopedia Italiana “Treccani”.
  • Vittorio Spreti. Enciclopedia Storico-Nobiliare Italiana. Vol. IV.
  • Berardo Candido Gonzaga. Famiglie Nobili d'Italia Vol. IV
  • Chiara Dalfino Spinelli. Il caso dei de Mari ad Acquaviva delle Fonti. Cassarmonica.it
  • Aurelio Musi. Mercanti genovesi nel Regno di Napoli. Edizioni ESI 1996. Napoli.
  • Alessia Ceccarelli, Notai, togati e nobili di provincia. I percorsi sociali, economici e politici di una famiglia genovese nel Regno di Napoli, secc. XV-XVII, Lacaita, 2007.
  • Martino Mastrorocco. Cronistoria della Città di Acquaviva. Tratto da “La nostra storia “. Acquaviva delle Fonti. Ed. 2002.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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