Albergo dei Nobili

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La Genova di un tempo: i truogoli di Santa Brigida fotografati alla fine del XIX secolo da Alfred Noack. Furono fatti costruire nel 1656, durante una pestilenza che colpì duramente la città, con il contributo della famiglia Balbi.[1]

Albergo è il nome usato nel periodo medievale per indicare una sorta di consorzio di famiglie nobili, legate da vincoli di sangue o da comuni interessi economici, spesso abitanti in palazzi vicini. L'istituzione degli "alberghi" è caratteristica di Piemonte e Liguria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le città in cui la formula dell'Albergo era presente furono Chieri (la prima ad inizio Duecento), Genova, Asti, Savigliano, Borgo Sansepolcro; ne viene fatta menzione anche a Milano, Torino e Moncalieri (statuti del 1378).

L'istituzione, a un tempo sociale e politica, fu comunque tipica di Genova e quindi della repubblica genovese.

Gli Alberghi erano essenzialmente aggregati di famiglie, come già le Compagnae che avevano costituito a Genova il primo Libero Comune della penisola. Essi erano sorti in età consolare con i seguenti obiettivi: conciliare vertenze e liti tra quanti ne facevano parte, aiutarne materialmente i membri (ed anche, in generale, i cittadini in difficoltà economiche), difenderli da chiunque si muovesse ad offenderli, perpetuarne il nome e la tradizione, sempre nel superiore interesse della città e della repubblica. Un caso a parte è costituito dalla famiglia Giustiniani che nacque nel 1347 nell'ottica tutta particolare (e genovese) di un consorzio di famiglie legate da rapporti di affari nella Maona di Chio che si strinsero ancor più con le unioni familiari.

Le famiglie che entravano in un Albergo, assumevano il cognome dell'Albergo, che spesso coincideva con quello della famiglia più potente (come Grimaldi o Doria). Il cognome originario poteva essere mantenuto accanto a quello dell'Albergo di appartenenza dando vita così ad illustri dinastie come i Cattaneo Della Volta, i Giustiniani Longo, i Lercari Parodi, i Di Negro Pasqua eccetera.

Le prime notizie sugli Alberghi genovesi risalgono al 1383, come si legge negli Annali di Giorgio Stella e in quelli di Agostino Giustiniani, in occasione dell'incoronazione in Genova di Giacomo di Lusignano a re di Cipro da parte del doge Leonardo Montaldo (ottenendo in cambio, per Genova, la città e il porto di Famagosta, oltre a due leghe di territorio all'intorno).

Si ignora il numero esatto degli Alberghi: nell'età comunale erano originariamente oltre 100, ma una nota dell'anno 1414 ne elencava solo 74. Il numero continuò a ridursi per aggregazioni successive scendendo a 40 nel 1450 e a 31 nel 1500[2].

Dopo la rivolta antifrancese del 1528 promossa da Andrea Doria ed appoggiata dalla Spagna di Carlo V, l'istituto acquistò un nuovo significato, diventando il cardine dell'organizzazione politica della repubblica oligarchica. Le famiglie dotate di diritti politici furono raggruppate in 28 Alberghi, stabilendo che soltanto le famiglie che risalivano all'età feudale e consolare potevano dare il proprio nome a un albergo. Gli alberghi doriani non furono, dunque, aggregazioni volontarie, ma divisioni politiche di diritto pubblico.

Il 10 marzo 1576 nella chiesa di S. Croce in Genova vennero pubblicate le nuove leggi della Repubblica, che abolirono l'istituto degli Alberghi, e le famiglie nobili ripresero il loro cognome originale, utilizzandolo anche per iscriversi nel Libro d'oro della nobiltà, ovvero al Liber aureus nobilitatis Janue già voluto da Andrea Doria nel 1528.

I 28 Alberghi di Genova nel 1528[modifica | modifica wikitesto]

Le famiglie che diedero il loro nome agli alberghi sono (in ordine alfabetico e seguite dalle principali famiglie aggregate):

  • Calvi: Giudice
  • Cattaneo: Della Volta, Foglietta, Lagomarsino, Lasagna, Lazzari, Stella, Zerbino
  • Centurione: Fattinanti, Illice, Pietrasanta, Piccaluga, Zerbis
  • Cicala: Zoagli
  • Cybo: Chiavica, De Sopranis, Ratto
  • De Fornari: Casella, Fregoso
  • De Franchi: Sacco, Toso
  • De Marini
  • Di Negro: Pasqua
  • Doria: Invrea
  • Fieschi: Raggi, Ravaschieri
  • Gentile: Avvocati, Borgari, De Turca, Falamonica, Oderico, Pevere, Pignolo, Senarega
  • Giustiniani: Longo, Moneglia, Passano
  • Grillo: Bassignani, Battigatti, Bavastrelli, Biscotti, Boccanegra, Boggio, Camilla, Cantelli, Cattaneo, Di Canarie, Dusio, Goggi, Granara, Griffi, Gualtieri, Garetti, Leonardi, Levanto, Malabita, Mandillo, Morando, Ottaggio, Da Pelo, Pignali, Di Prà, Scaniglia, De Scribanis, Vignola, Voltaggio.
  • Grimaldi: Bracelli, Cebà, De Castro, Durazzo, Rosso
  • Imperiale: Ardizzoni, Baliani, Bollo, Cabella, Dallevigne, Fasce o Fascia, Garbarino, Giovardi, Ilardi, Mangiavacca, Marinetti, Mercante, Nicòla, Passio, Pignatari, della Porta, Rouereta, Rovereto-Malassena, Sanguineti, Tartaro, Terrile, Varsi, de Vineis, Vinelli
  • Interiano
  • Lercari: Parodi, Serra
  • Lomellini: Bianchi, Campi, Chiavari, Costaguta, Garibaldo, Narice, Veneroso, Solari (1530), Assereto (1562), Castagna
  • Negrone: Ayrolo, Bancheri, Del Moro, Garaldi, Merello, Navone, Oliva
  • Pallavicino: Brignole, Clavarino, Guarco, Parodi, Pisano, Platone, Raffo, Rotolo, Scotti, Via, Vivaia
  • Pinelli: Adorno, Oddini
  • Promontorio: De Ferrari
  • Salvago
  • Sauli
  • Spinola: Campi, Carretto, Costa, Piaggio
  • Uso di Mare (o Usodimare): De Mari, Delfino
  • Vivaldi

La maggioranza delle famiglie che diedero il proprio nome ad un Albergo, proveniva dalla nobiltà feudale; altre erano invece di origine viscontile, come Spinola e Grillo. Erano infine di origine popolare: De Fornari, De Franchi, Giustiniani, Promontori e Sauli. In pratica molte famiglie popolari erano inserite entro Alberghi di origine feudale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Genova tra ottocento e novecento, volume 3, Nuova Editrice Genovese, pag. 188
  2. ^ Cesare Cattaneo Mallone di Novi, I Politici del medioevo genovese, Genova 1987 pp. 42-43 e 54-56

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Grande Dizionario Enciclopedico UTET, Vol. I (A-APO), terza edizione, Torino, UTET, 1967, p. 528.
  • Cesare Cattaneo Mallone di Novi, I "politici" del medioevo genovese (ricerche d'archivio). Il Liber civilitatis del 1528, Genova, Copy-lito, 1987.
  • Emilio Pandiani, ALBERGO dei nobili, in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1929. URL consultato il 28 aprile 2014.
  • Angelo M.G.Scorza, Le famiglie nobili genovesi, Genova,Fratelli Frilli Editori,1924
  • Maurizio Ulino, L'Età Barocca dei Grimaldi di Monaco nel loro Marchesato di Campagna, Giannini editore, Napoli 2008.
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