Federici (famiglia)

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Stemma della
famiglia Federici
Arms family it Federici - modern (Luca Giarelli).png
Stemma moderno della famiglia Federici.
Blasonatura
Partito, nel 1º d'oro alla mezz'aquila di nero uscente dalla partizione, nel 2º d'oro, alle tre bande, scaccate d'azzurro e d'argento.

I Federici (latino: de Fedricis o de Federicis) furono un'importante famiglia ghibellina della Valle Camonica. Tra il 1458 e il 1697 dei membri di questa famiglia hanno ricoperto per 54 volte la carica di Sindaco della Comunità di Valle Camonica.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Don Alessandro Sina fa risalire l'origine della famiglia ad un conte longobardo del Sacro Palazzo di Bergamo, Gisalberto dei Gisalbertini di Bergamo, vissuto nel X secolo. Da lui discenderebbero in primo luogo le famiglie Martinengo, Gambara, Caleppio e Brusati.

Il Guerrini avanzata l'ipotesi che la famiglia Brusati, guelfa, scissa da rivalità interne, si fosse divisa in due rami, di cui uno guidato da un certo Lanfranco, che prese il nome di Federici dalla sua simpatia ghibellina verso Federico Barbarossa.[2]

Essi presero potere nei dintorni di Darfo, mentre i Brusati rimarranno infeudati nelle zone circostanti il lago d'Iseo, finché nel 1331 venderanno tutti i loro beni agli ormai potentissimi parenti ghibellini.

In un documento del XIII secolo vi è riportato per la prima volta il nome Federici: esso è un atto nel quale viene stabilito che le isole nell'Oglio nella giurisdizione della Corte di Darfo appartenessero per un terzo ai Signori, per due terze parti dai Vicini di Montecchio e di Darfo concluso nel prato di Santa Maria in Ronco, sottoscrissero i Signori: Alberto fu Filippo di Niardo, Viscardo Brusati di Breno, Ottonello di Berzo, Maifredo di Esine e Lanfranco, che è detto capo dei Federici (qui diciutur caput Federicorum).[3]

Nel 1230 i Federici sono detti di Montecchio (Monticulum), luogo da cui inizieranno la loro espansione prima a Gorzone e poi ad Erbanno, dove si trasferiranno in pianta stabile a partire dal 1291.

Nel 1287 Federici e Celeri guidano la grande ribellione camuna contro il comune di Brescia; il 20 novembre 1288 Brescia emette un bando contro tutti i Federici, promettendo una taglia di 500 lire per ogni membro ucciso, 1000 per il castello di Montecchio e 500 per quelli di Breno e di Cimbergo. In quest'anno venne distrutto il castello di Gorzone.

« Bamnum datum dd de Federicis A. 1288 28 Octob [...] ob conflictum sequtuum ad Castrum Isei ubi dicte partes se reduxerunt, quas ipsas a dicta civitate expulerunt, unde ipsi dd. de Federicis reuniti cum dd de Celleris etc... »

( Bortolo Rizzi, Illustrazione della Valle Camonica, Bornato, Arti Grafiche Sardini, 1974 [1870], pg. 76.)

La situazione venne risolta dall'intervento di Matteo Visconti, Capitano di Milano, chiamato come arbitro da entrambe le parti. I Federici ottennero protezione, la riconsegna dei loro castelli ed un risarcimento di 2.300 lire imperiali in bonae monetae Brixiae(7 febbraio 1292).[4][5]

XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il sepolcro di Isonno Federici a Gorzone

Nel 1331 Zanone, detto Mastaio e Ziliolo figli di Bojaco Federici di Gorzone acquistano da Girardo Brusati tutti i beni e i diritti che quest'ultimo aveva ad Artogne.[6]

Pasino Federici (1339-1355), appoggiandosi ai poteri dei Visconti di Milano, si insedia in Edolo ed in tutta l'alta valle, con il preciso scopo di assumere il controllo dei passi di montagna e delle vie di comunicazione.[7]

Dal 1342 inizia l'amministrazione della rocca di per il vescovado di Brescia, ma già nel 1345 il vescovo Lambertino si lamenta della gestione dei beni ecclesiastici.[8]

l'11 dicembre 1355 il Vescovo di Brescia, a seguito della rinuncia fatta da Durando Ayardi, investe iure feudi dei diritti di decime e relativi proventi nei territori di Monno, Edolo, e Nadro, Pasino del fu Girardo Federici.[9].

Dal 1361, sotto l'incitamento di Bernabò Visconti, i figli di Pasino, Giovanni e Goffredo, iniziano una serrata lotta contro i guelfi della media Val Camonica.

Il 31 dicembre 1397 i Federici firmano la Pace di Breno.

XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Federici su una casa di Angolo Terme

Nel 1403 Caterina Visconti affida i possedimenti confiscati agli Antonioli di Grevo a Giacomo detto Macagno dei Federici di Angolo, in compenso dei molti anni passati al servizio del Duca di Milano.[10]

Il 25 dicembre 1410 Giovanni e Girardo Federici stermineranno la famiglia Nobili nell'episodio conosciuto come l'eccidio di Lozio.

Il 9 aprile 1411 Giovanni Federici viene ricompensato da Giovanni Maria Visconti di Milano con la Contea di Edolo e Dalegno, separata dalla Comunità di Valle Camonica.[11]

« exhimerit, liberaverit et separaverit ab omni iurisdictione dicte civitatis Brixie et comunis ipsius civitatis Brixie et Vallis Camonice »

((Testo in latino della donazione disponibile su wikisource), Fondo Federici)

Viene anche concesso alla famiglia di fregiarsi della mezza aquila (Media Aquila) imperiale in campo d'oro, accostata allo stemma famigliare rappresentato da tre bande trasversali scaccate di bianco e d'azzurro.[12]

Giovanni abitò nel castello di Vezza d'Oglio (habitans Vezie), Girardo nel castello di Mù.[13]

Nel 1412 Giacomo Federici, figlio di Giovanni, viene infeudato dal principe vescovo di Trento nel Castello di San Michele in Ossana.

Nel 1415 Giovanni muore e lascia la contea ai sette figli, conosciuti alternativamente come Conti di Mù o Conti di Vezza. Essi sono: Antonio, Lanfranco, Bertolasio, Alberto detto Bettinzone, Marco, Giacomo e Pasino.

Nel 1428 il castello di Montecchio viene occupato da Francesco Bussone, Conte di Carmagnola, e diroccato in nome di Venezia.[4]

Nello stesso anno all'interno degli Statuti di Valle Camonica approvati dalla Serenissima i Federici ottengono 2 posti fissi tra i 96 membri del Consiglio generale provenienti da tutte le comunità della valle, ed un seggio nel consiglio degli 11 Ragionati aggiunti, che rappresentava i Pievanati[14].

Nel 1423 Filippo Maria Visconti concede ai Federici l'esenzione dell'erario ducale. Il documento riporta che la famiglia sarà immune alle scuffie, poiché essa era "solita goderne" per la sua condizione di "estrema povertà".[15]

Il 5 luglio 1428 Giacomo Federici figlio di Giovanni riceve una ducale dal Capitanio di Valle Barbarigo con la quale può trasferire ad Ossana, in Val di Sole, tutti i suoi beni camuni.[16]

Palazzo Federici ad Erbanno

Il 10 aprile 1438 i Federici, riunitisi nel castello di Gorzone, danno procura a Comincino ed Alberto di andare al convegno ghibellino a Chiari e porsi come alleati dei Visconti.[17]

Nel 1444 il conte Damiolo Federici di Teglio, presumibilmente a causa di uno sgarbo ricevuto, scende con un gruppo di fedeli a Sonico saccheggiando la casa del cugino. Ripasserà il passo dell'Aprica con una somma pari a 4424 ducati.

Nel 1496 l'imperatore Massimiliano I viene albergato in Vezza da Bertoldo Federici, che per le eccessive spese che dovette contrarre dovette aumentare le decime che aveva su molte comunità della valle.[18]

Il loro potere venne a decadere sotto il governo della Serenissima, a cui dovettero adattarsi con vicende altalenanti a partire dal 1428, che obbligò le potenti famiglie camune ad abbandonare le loro rocche ed i loro privilegi.

Secoli successivi[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1509 e il 1517 la Valcamonica è sotto il controllo di Luigi XII re di Francia, a seguito della Lega di Cambrais. Sono ricordati i traditori, chiamati così già al tempo, che tentarono di strappare la Valcamonica e consegnarla al castello francese di Tirano: Filippo Pietro ed Antonio Federici di Edolo, Giovanni Franceschini di Vezza, Giovanni Tabachini dell'Aprica, il Motti del Buso e Rona suo fratello, tutti quelli della famiglia Antonioli di Monno e alcuni di Saviore. Il patto, stipulato in casa di Filippo Federici il 24 maggio 1509, permette al duca di Tirano Giacomo Trivulzio, che si faceva chiamare Dux Gallorum, di occupare la Valcamonica. Il territorio tornerà sotto il controllo veneto con la pace di Noyon, nel 1512, grazie anche allo stato dei Grigioni, si scacciarono i francesi dalla Valtellina.[19]

Nel 1516 Filippo Federici ospita l'imperatore Massimiliano I (fatto già accaduto anche nel 1495).

Nel 1610 Giovanni da Lezze elenca 52 fuochi dei Federici in Valle Camonica.[20]

Padre Gregorio Brunelli elenca i Sindaci dal 1458 al 1692, e si può notare come compaia ben 49 volte il cognome Federici e 11 volte quello degli Alberzoni di Breno, a dimostrazione di quanto fossero importanti queste famiglie nelle vicende della Valle.[20]

Nel 1761 negli ordini di Pier Andrea Capello si legge che ci sono gravi difficoltà nel reperire rappresentanti dei Federici per i Consigli di Valle, ove essi avevano da accedere per diritto.[20]

La potente famiglia, ormai in decadenza, si stabilisce tra la nobiltà di Brescia.[20]

Rami della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

I Federici sono ricordati come prolifici, in quanto furono una famiglia numerosissima che si divise in vari ceppi, tra cui:

  • Federici di Montecchio: o de Montigio. Sono il ceppo più antico, che già nel XIII secolo possedeva il Castello di Montecchio. Il più antico membro ricordato è Lanfranco.[21]
  • Federici di Gorzone: il ramo più importante alla fine del Duecento, di cui fu importante esponente Isonno, oggi posto in un'arca sulla parete esterna della parrocchiale di Gorzone[22]
  • Federici di Angolo: presenti ad Angolo Terme già nel XIII secolo, furono sempre marginali nelle vicende di Val Camonica, eccetto per Comicino che appoggiò nel XV secolo unico tra i Federici, Pandolfo III Malatesta, ottenendo privilegi fino alla caduta del signore di Brescia; a questo punto cambiò schieramento tornando con i Visconti e riuscendo a non perdere i propri beni.[23]
  • Federici di Esine: Discendenti Ziliolo di Boyaco di Montecchio, che nel 1314 acquistò le terre degli Umiliati di Esine.[22]
  • Federici di Erbanno: Il ramo della famiglia che ebbe maggior successo a partire dalla metà del XIV secolo, sposando le cause dei Visconti e espandendosi nell'alta val Camonica, dove ottennero, con Giovanni, il titolo di Conti di Edolo e Dalegno nel 1411.[21]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Stemma originale
della famiglia Federici
Arms family it Federici - ancient (Luca Giarelli).png
Blasonatura
D'oro a tre bande scaccate d'azzurro e d'argento.

Lo stemma,antecendente al 1411 era:

D'oro a tre bande scaccate d'azzurro e d'argento.

Per il ramo che ricevette il titolo di Conte si aggiunse la mezz'aquila imperiale:

Partito, nel 1º d'oro alla mezz'aquila di nero uscente dalla partizione, nel 2º d'oro, alle tre bande, scaccate d'azzurro e d'argento.[24]

Il bando del 1288[modifica | modifica wikitesto]

Testo del bando del 28 ottobre 1288, emesso dal Comune di Brescia a seguito della grande ribellione camuna del 1287, causata dalla decisione presa tra Venezia e Brescia di non far passare il sale attraverso la Val Camonica (per punire precedenti ribellioni).[25][26]

« (...) Chiunque darà o farà dare Fachino, Calcagno e Martino Federici o qualcuno di loro debba percepire dal comune di Brescia se lo consegna vivo 500 lire imperiali e se lo consegnasse morto 300 lire e sia cancellato da ogni bando e siano restituiti tutti i suoi beni e questi se non è bandito per tradimento o assassinio e se non è uno dei malesardi.

Inoltre fu stabilito e ordinato che chiunque desse o facesse consegnare il castello o la rocca di Montecchio, Gorzone, Esine, Prestine, Breno, Cimbergo, Malonno, Corteno, Mù, o gli altri fortini attualmente costruiti dai nemici nella Valcamonica, nel territorio di Malegno e Vezza, debbano avere per il castello e la rocca di Montecchio mille lire, per Gorzone cinquecento lire, per Cimbergo duecento lire, per i fortini di Vezza e Dalegno cento lire per uno.

Coloro che dette terre e luoghi bruceranno o faranno bruciare riceveranno per Gorzone, Esine e Breno trecento lire ciascuno, per Prestine e Cimbergo duecento lire, e per gli altri fortini di Vezza e Dalegno cinquanta lire. Inoltre fu stabilito che qualsiasi persona né pubblicamente, né segretamente osi, né presuma abitare, conversare o stare con i predetti della Valcamonica, né si tenga con i predetti in detta Valle specialmente dalle terre di Pisogne in su. Coloro che contravverranno siano puniti con l'ultimo supplizio, se non saranno catturati siano banditi in perpetuo, i loro beni venduti in pubblico, e sia le loro persone che le loro cose possano essere offese impunemente. »

(Bando contro i Federici, 1288)

I Federici e lo "ius primae noctis"[modifica | modifica wikitesto]

Iscrizione di Abram Federici presso la chiesa di San Martino a Erbanno

Nell'alta Valle Camonica si tramanda la leggenda che la famiglia Federici avesse goduto dello ius primae noctis. A Sonico si racconta che, alla fine del matrimonio di un certo Adamini, mentre si recava alla propria casa con la sua novella sposa, venisse fermato dal feudatario del luogo, fermamente deciso a riscuotere il suo diritto.
Adamini dunque, preparato alla situazione, avrebbe estratto l'archibugio e con un colpo diretto avrebbe colpito il nobile, pronunciando la frase t'ho pagàt, che in dialetto camuno significa "ti ho pagato". Per questo motivo alla famiglia Adamini rimase il soprannome Pagocc.[27]

Personaggi illustri[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gregorio Brunelli, Curiosi trattenimenti contenenti ragguagli sacri e profani dei popoli camuni, a cura di Oliviero Franzoni, Breno, Tipografia Camuna, 1998 [1698], p. 50.
  2. ^ Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 23.
  3. ^ Gian Maria Bonomelli, Storia di Gorzone e del suo castello, Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972, p. 15.
  4. ^ a b Gian Maria Bonomelli, Storia di Gorzone e del suo castello, Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972, p. 17.
  5. ^ Roberto Celli, Repertorio di fonti medievali per la storia della Val Camonica, Brescia, Tipolitografia Queriniana, 1984, p. 33, ISBN 88-343-0333-4.
  6. ^ Del Bene e del Bello - Giornate per il patrimonio culturale in Valle Camonica, 2007, p. 17.
  7. ^ Tebaldo Sinistri, I Federici di Vallecamonica, Cividate Camuno, Litotipografia San Marco, 1975, p. 51.
  8. ^ Franco Bontempi, Storia della Valsaviore, Breno, Tipografia Camuna, 2005, p. 205.
  9. ^ Enrico Tarsia, Nadro e la sua chiesa - 300 anni dall'ampliamento, Brescia, Vannini, 1988, p. 7.
  10. ^ Romolo Putelli, Intorno al castello di Breno: storia di Valle Camonica, Lago d'Iseo e vicinanze da Federico Barbarossa a S. Carlo Borromeo, Brescia, La Nuova Cartografica, 1989 [1915], p. 251.
  11. ^ Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 152.
  12. ^ Tebaldo Sinistri, I Federici di Vallecamonica, Cividate Camuno, Litotipografia San Marco, 1975, p. 19.
  13. ^ Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 157.
  14. ^ Gian Maria Bonomelli, Storia di Gorzone e del suo castello, Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972, p. 29.
  15. ^ Roberto Andrea Lorenzi, Medioevo camuno - proprietà classi società, Brescia, Grafo, 1979, p. 49.
  16. ^ Franciscus Foscari dei gratia Dux Venetiarum etc. Nobillibus et sapientibus viris Jacobo Barbadico de suo mandato capitaneo V.C. et successoribus suis fidelibus dilectis salutem et dilectionis affectum. Cupientes egregiis et nobilibus fidelibus nostris domino Antonio de Federicis legum doctori ac fratribus conplacere concessimus et harum serie concedimus ac libera licentiam impartimur Egregio Jacobino de Federicis fratri domini Antonii prelibati fideli nostro in Valle Solis presentialiter residenti quod omnes et singulos fructus redditus et proventtos suos quos de possessionibus suis in Valle nostra Camonica existentibus vel percipet conducere seu conduci facere possit ad locum habitationisque pro eius et familie sue usu et comodo nunc et per futura tempora ad beneplacitum suum. Quamobrem vobis scribimus et mandamus quatenus hanc nostram concessionem observeetis et faciatis integre et effectualiter observari. Datum in nostro ducali palatio die 5 mensis Julii indict VI, 1428. Romolo Putelli, Intorno al castello di Breno: storia di Valle Camonica, Lago d'Iseo e vicinanze da Federico Barbarossa a S. Carlo Borromeo, Brescia, La Nuova Cartografica, 1989 [1915], p. 310.
  17. ^ Romolo Putelli, Intorno al castello di Breno: storia di Valle Camonica, Lago d'Iseo e vicinanze da Federico Barbarossa a S. Carlo Borromeo, Brescia, La Nuova Cartografica, 1989 [1915], p. 353.
  18. ^ Marcello Ricardi, Giacomo Pedersoli, Grande guida storica di Valcamonica Sebino Val di Scalve, Cividate Camuno, Toroselle, 1992, p. 386.
  19. ^ Giacomo Bianchi, La magnifica comunità di Corteno Golgi, Brescia, Massetti Rodella Editore, 2005 [1979], p. 69.
  20. ^ a b c d Tebaldo Sinistri, I Federici di Vallecamonica, Cividate Camuno, Litotipografia San Marco, 1975, p. 84.
  21. ^ a b Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 24.
  22. ^ a b Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 79.
  23. ^ Irma Valetti Bonini, Le Comunità di valle in epoca signorile, Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore, 1976, p. 168.
  24. ^ Blasonario Camuno, su genealogiaitalia.com. URL consultato il 18-1-2008.
  25. ^ Franco Bontempi, Cimbergo - storia , economia, società, Darfo Boario Terme, Tipografia Lineagrafica, 2004, p. 100.
  26. ^ Antonio Guadagnini, Memorie storiche della Valcamonica, Federico Odorici, Brescia, Tipolitografia Venturini, 1857, p. 101.
  27. ^ Tebaldo Sinistri, I Federici di Vallecamonica, Cividate Camuno, Litotipografia San Marco, 1975, p. 74.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tebaldo Sinistri, I Federici di Vallecamonica, Cividate Camuno, Litotipografia San Marco, 1975.
  • Gian Maria Bonomelli, Storia di Gorzone e del suo castello, Darfo Boario Terme, Armando Armanini, 1972.
  • Olivero Franzoni, Famiglie e personaggi di Valle Camonica, Breno, Tipografia Camuna, 2002.
  • Luca Giarelli, Federici di Valle Camonica: potere e politica dalle origini al tramonto dell'età moderna, in Luca Giarelli (a cura di), I Signori delle Alpi. Famiglie e poteri tra le montagne d'Europa, 2015, ISBN 978-8893218924.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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