Pallavicino

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Pallavicino
Coa fam ITA pallavicino2.jpg
Scaccato di 5 punti di rosso equipollenti a 4 d'argento col capo d'oro all'aquila coronata spiegata di nero.
Stato
Casata di derivazione Obertenghi
Titoli
Fondatore Adalberto
Data di fondazione XI secolo
Data di estinzione esistente
Etnia longobarda
Rami cadetti
  • Pallavicino di Bologna
  • Pallavicino d'Inghilterra
  • Pallavicino di Napoli
  • Pallavicino marchesi di Ceva e delle Fabrose
  • Pallavicino di Specchio

I Pallavicino (o Pallavicini) furono una delle maggiori e più antiche casate feudali dell'Italia Settentrionale, e uno dei rami più fiorenti (insieme ai Malaspina e agli Estensi) dell'antichissima stirpe obertenga. Ebbero potere nell'area tra Cremona, Parma e Piacenza, in cui costituirono uno Stato (detto appunto Stato Pallavicino comprendente Busseto, Zibello, Cortemaggiore ecc.), che godette di indipendenza fino a che fu sottomesso dai Farnese di Parma e Piacenza. Questo ramo discese da Guglielmo, fratello primogenito di Alberto, denominato "il Greco", il cui secondo figlio Niccolò fu capostipite del ramo genovese dei Pallavicino (o Pallavicini). Più avanti, da Donnino (m.1557), prese avvio il ramo piemontese di Stupinigi[1].

Origini della casata[modifica | modifica wikitesto]

Antico stemma dei Pallavicino

I Pallavicino appartenevano al ramo adalbertino della stirpe obertenga, di cui facevano parte anche i marchesi di Massa, Corsica, Parodi, Lupi e Gavi. Gli antenati dei Pallavicino furono dapprima una diramazione minore della famiglia, che si era stabilita nella valle Padana, tra Cremona e Piacenza. Da dove si estesero sino alla Liguria.

Da un marchese Alberto, vivente attorno al 1100 e in Italia nel 1116 con Enrico V, discendono sia i Pallavicino (o Pallavicini) sia l'antica casata cremonese dei Cavalcabò, tuttora esistente. Figlio di Alberto fu il marchese Oberto I detto Pelavicino (m. 1148).[2]; il cognome nacque evidentemente dall'accomunarsi dei nomi dei due primi feudi della famiglia, Pella(loco) e Malavicina, oggi ambedue frazioni di Roverbella, comune del mantovano[3] Fu chiamato Pelavicino anche Oberto II (m. 1269), nipote di Oberto I e figlio di un altro "Pelavicino" (m. 1217). Tale appellativo toponimico fu in prosieguo trasmesso ai suoi discendenti, divenendo il cognome della famiglia nella forma Pallavicino (o Pallavicini). Oberto I ottenne da Federico I la conferma dei feudi ereditari, nella pianura attorno all'Arda, l'antica contea di Aucia e futuro Stato Pallavicino. Il nipote Guglielmo, morto nel 1217, fu il capostipite di tutte le linee note del ramo cosiddetto "Lombardo", che trassero origine dai nipoti Oberto II, Manfredo, detto "Manfredino il Pio" (1254 - 1328) e Pelavicino.

Genealogia essenziale[modifica | modifica wikitesto]

Pallavicino di Scipione[modifica | modifica wikitesto]

Manfredo e i suoi discendenti ebbero il titolo di Marchesi di Scipione, oggi frazione di Salsomaggiore Terme, che faceva allora parte del marchesato. I suoi discendenti, generalmente di parte ghibellina, ebbero importanti cariche pubbliche (podestà, capitani, governatori) nei maggiori comuni padani, e si legarono agli Sforza di Milano da cui ebbero (col marchese Pietro nel 1450) la conferma dei feudi. Guglielmo Pallavicino fu governatore di Genova dal 1353 al 1355 per conto dei Visconti di Milano.

Dai tre figli di Pietro (Giovanni, Nicolò e Ludovico) discesero altrettante linee delle famiglia: quella di Giovanni si estinse rapidamente, salvo una discendenza naturale stabilitasi a Pavia, feudataria di Marcignago e Giovenzano, estinta nel 1738; quella di Nicolò si estinse nel 1613 con un marchese Orazio che nel 1568 aveva venduto la sua quota di Scipione con Salsomaggiore ecc. al Duca di Parma; quella di Ludovico durò fino al 1776.

Dal ramo di Scipione derivarono anche i rami di:

  • Pallavicino marchesi di Specchio
  • Pallavicino marchesi di Ceva e delle Fabrose con Paolo Antonio (?-1625)

Pallavicino di Pellegrino[modifica | modifica wikitesto]

Pelavicino, figlio di Guglielmo, ebbe il marchesato di Pellegrino Parmense. I suoi discendenti furono confermati nei loro feudi dai Visconti duchi di Milano, ma nel 1428 i due cugini Manfredo e Antonio, accusati di aver partecipato a una congiura, furono espropriati dei feudi. I loro discendenti vissero in modesta condizione nel territorio parmigiano e si estinsero nel 1795.

Oberto Pelavicino e i suoi discendenti[modifica | modifica wikitesto]

Il più celebre dei figli di Guglielmo fu Oberto II Pallavicino, seguace dell'imperatore Federico II e successivamente capo riconosciuto del partito ghibellino nella valle Padana. Fu Signore di Cremona, Pavia, Piacenza, vicario imperiale, capitano generale di Milano.

La sua fortuna declinò con l'arrivo in Italia di Carlo I d'Angiò, la sconfitta di Corradino di Svevia e il trionfo della parte guelfa. Gli rimanevano solo i beni ereditari, che passarono al figlio Manfredino, i cui figli Oberto III e Donnino nel 1348 divisero tra loro i feudi. A Oberto in particolare toccò Busseto, capoluogo dello Stato Pallavicino; Oberto iniziò una solida alleanza con i Visconti di Milano. Da Oberto III, tramite Nicolò (fedele alleato di Giangaleazzo Visconti) si giunse a Rolando il Magnifico, che diede allo Stato Pallavicino gli statuti che ne regolarono la vita civile per tre secoli; ma fu anche l'ultimo marchese sotto il quale questo Stato mantenne la sua unità. Egli infatti nel 1453 lo divise tra i suoi numerosi figli, da cui ebbero origine le linee di Varano, Tabiano, Cortemaggiore, Busseto, Polesine e Zibello.

Si ricorda che dal citato Donnino discesero i marchesi di Ravarano; essi, divisi in più linee e generalmente decaduti, si estinsero entro il XVIII secolo, salvo una linea che acquisì il feudo di Stupinigi e si trasferì in Piemonte. Questa ebbe importanti incarichi alla corte dei Savoia, il governatorato di Ceva e il marchesato di Frabosa Soprana e Frabosa Sottana, e si estinse nel ramo principale nel 1816 mentre il ramo cadetto dei marchesi di Priola è tuttora fiorente.

Pallavicino di Varano[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite fu Nicolò, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne marchese di Varano de' Marchesi; ereditò inoltre i feudi di Castelguelfo, Miano e Gallinella.[5]

La sua discendenza si estinse nel 1782.[6]

Pallavicino di Tabiano[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite fu Oberto, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne marchese di Tabiano; ereditò inoltre i feudi di Castellina e, per metà col fratello Gianfrancesco, Solignano.[5]

La sua discendenza si estinse nel 1756.[6]

Pallavicino di Cortemaggiore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stato Pallavicino.

Il capostipite fu Gian Lodovico I, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne, unitamente al fratello Pallavicino, marchese di Busseto, con la pertinenza di Cortemaggiore; sempre con Pallavicino ereditò inoltre il feudo di Bargone.[5]

Tuttavia, nel 1479, a causa dei dissidi sorti tra i due fratelli, fu necessario dividere in due parti il feudo di Busseto: Cortemaggiore fu assegnata a Gian Lodovico, mentre Busseto rimase a Pallavicino.[6]

Il capostipite fu Giovan Lodovico, figlio di Rolando il Magnifico; ebbe l'importante marchesato di Cortemaggiore con parte di Busseto, cui il figlio Rolando II detto il Gobbo aggiunse Fiorenzuola d'Arda.

Nel 1479, con l'importante contributo di Maffeo del Carretto da Como, architetto del Duca di Milano, progettò e costruì ex novo la nuova capitale dello Stato, quella Cortemaggiore che, ancora oggi, rimane uno dei pochi esempi di città edificata secondo i principi della "città ideale" dettati da Leon Battista Alberti. La discendenza dei Pallavicino di Cortemaggiore si estinse già nel XVI secolo.

Sforza Pallavicino nel 1579 riunì in un unico marchesato Cortemaggiore e Busseto, che ereditò in seguito alla morte del cugino Gerolamo Pallavicino di Busseto, privo di figli maschi. Tuttavia, nel 1585 scomparve anche Sforza, che, in mancanza di eredi diretti, aveva adottato nel 1581 il congiunto Alessandro Pallavicino di Zibello, marito della figlia naturale del duca di Parma Ottavio Farnese; ne scaturì una lunga lite col nuovo duca Alessandro, che nel 1587 si impossessò dell'intero Stato Pallavicino manu militari. Della lunga storia di buon governo cui fu ispirato il marchesato dello Stato di Cortemaggiore, dalle Additiones seu Reformationes applicate da Rolando II nel 1495 agli antichi Statuta Pallavicinia dettati dal nonno Rolando il Magnifico, rimase, fino all'epoca napoleonica, il Corpo Comunitativo della città, un vero e proprio consiglio comunale ante litteram.[6]

Pallavicino di Busseto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stato Pallavicino.

Il capostipite fu Pallavicino, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne, unitamente al fratello Gian Lodovico I, marchese di Busseto, con la pertinenza di Cortemaggiore; sempre con Gian Lodovico I ereditò inoltre il feudo di Bargone.[5]

Tuttavia, nel 1479, a causa dei dissidi sorti tra i due fratelli, fu necessario dividere in due parti il feudo di Busseto: Cortemaggiore fu assegnata a Gian Lodovico, mentre Busseto rimase a Pallavicino.[6]

Galeazzo I, Cristoforo, Ottaviano, Girolamo, Antonio Maria e Nicola, figli di Pallavicino, governarono congiuntamente il marchesato dopo la sua morte nel 1486, conquistando anche Borgo San Donnino, Felino e Torrechiara. Nel 1521 subentrarono i tre figli di Cristoforo; dopo la scomparsa prematura di Francesco, i due fratelli Gerolamo ed Ermete nel 1555 divisero il marchesato in due parti, ma alla morte nel 1562 del secondo Gerolamo ereditò l'intero patrimonio; il marchese scomparve nel 1579 lasciando il marchesato al cugino Sforza Pallavicino di Cortemaggiore, che riunì in tal modo lo Stato Pallavicino.[6]

Tuttavia, nel 1585 morì, privo di figli maschi, anche Sforza, che nel 1581 aveva adottato il congiunto Alessandro Pallavicino di Zibello, marito della figlia naturale del duca di Parma Ottavio Farnese; ne scaturì una lunga lite col nuovo duca Alessandro, che nel 1587 si impossessò dell'intero Stato Pallavicino manu militari. Inutilmente Galeazzo III, nipote di Adalberto (figlio legittimato di Galeazzo I), ottenne nel 1636 sentenza favorevole dall'imperatore Ferdinando II d'Asburgo: i suoi discendenti furono sovrani dello Stato Pallavicino solo di nome. La sua discendenza si estinse nel XIX secolo.[6]

Dal ramo di Busseto derivò anche il ramo dei Pallavicino di Crema con Manfredo Pallavicino, discendente da Adalberto, che si estinse nel 1694.

Pallavicino Trivulzio[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della famiglia Trivulzio

Da Sforza Pallavicino, figlio di Galeazzo II, discesero i Pallavicino Trivulzio, signori di San Fiorano, proprietari dell'omonimo castello e, tra i numerosi edifici storici, del castello di Castana (in Oltrepò pavese), che riattarono nel 1740.

I Pallavicino Trivulzio si estinsero nella linea maschile nel 1878 con il marchese Giorgio, patriota del Risorgimento.

Pallavicino di Polesine[modifica | modifica wikitesto]

Il capostipite fu Giovan Manfredo, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne marchese di Polesine; ereditò inoltre il feudo di Costamezzana.[5] Giovan Manfredo morì nel 1486.

Dai suoi figli Gianottaviano e Uguccione derivarono due linee di discendenza: la prima si estinse nel 1699, la seconda nel 1731 quando morì Vito Modesto, lasciando solo una figlia femmina, Dorotea. Tra gli ultimi esponenti della linea di Uguccione, Ranuccio Pallavicino fu inquisitore a Malta e cardinale.

Pallavicino di Zibello[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Marchesato di Zibello.

Il capostipite fu Gian Francesco, che, figlio di Rolando il Magnifico, divenne marchese di Zibello; ereditò inoltre, per metà col fratello Oberto, il feudo di Solignano.[5]

La lite che contrappose Alessandro di Zibello al cugino Galeazzo II di Busseto ebbe la conseguenza che la casata non solo non succedette in Busseto ma perse anche il feudo imperiale di Zibello a vantaggio dei Farnese. I suoi discendenti mantennero comunque il feudo di Zibello (come vassalli dei duchi di Parma) fino all'abolizione del feudalesimo nel 1805.

I Pallavicino di Zibello si divisero in seguito in molti rami, tuttora fiorenti; Pier Luigi, ultimo marchese della linea parmense della dinastia, morì invece nel 2003.[6]

Pallavicino di Genova[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Pallavicini (Vienna), stemma dei Pallavicino

I Pallavicino di Genova ebbero come capostipite Nicolò, il cui figlio Giovanni sposò Maria Fieschi e che nel 1225 venne eletto consigliere. La famiglia assunse notevole prestigio ed importanza nel capoluogo ligure, tanto da avere tra i propri rappresentanti, oltre a numerosi senatori, tre dogi della Repubblica di Genova: Agostino nel 1637, Gian Carlo nel 1785 e Alerame Maria nel 1789.

Nel 1528, a seguito delle riforme volute da Andrea Doria, andarono a formare il XVI albergo genovese.

Albergo Pallavicino[modifica | modifica wikitesto]

Con la riforma voluta da Andrea Doria nel 1528, i Pallavicino andarono a formare il XVI albergo. Di seguito le famiglie che erano ascritte all'albergo Pallavicino:

Altri rami[modifica | modifica wikitesto]

Dal ramo di Genova derivarono anche:

  • Ramo Pallavicino di Napoli dei duchi di Castro, con Alessandro Pallavicino (1594-?) che sposò Alvina Frezza, duchessa di Castro;
  • Ramo Pallavicino d'Inghilterra, con Orazio Pallavicino (?-1600) che si stabilì in Inghilterra nel 1558. Ramo estinto nel 1648;
  • Ramo Pallavicino di Bologna con Gianluca Pallavicino (1697-1773).

Arma[modifica | modifica wikitesto]

L'antica arma dei Pallavicino di Genova era d'oro alla fascia doppiomerlata di nero, mentre quella moderna era di cinque punti d'oro equipollenti a quattro d'azzurro; al capo d'oro alla fascia scorciata doppiomerlata di tre pezzi di nero.[28]

Marchesato di Bodonitsa[modifica | modifica wikitesto]

Vista del Castello di Mendenitsa o Bodonitsa.

Il Marchesato di Bodonitsa (oggi Mendenitsa, villaggio nella Ftiotide, in Grecia), piccolo stato franco in Grecia a seguito delle conquiste della quarta crociata, venne originariamente concesso sotto forma di partecipazione a Guido Pallavicini da Bonifacio I del Monferrato, re di Tessalonica nel 1207. Il suo scopo originale era a guardia del valico di Termopili. Esistette dal 1204 al 1414. Guido, figlio di Guglielmo Pallavicino e di Sibilla di Borgogna, fu il primo marchese di Bodonitsa dal 1204 al 1237. L'ultimo dei Pallavicini a governare Bodonitsa fu Guglielma, figlia di Alberto, morta nel 1358, moglie di Niccolò I Zorzi, della famigia veneziana Zorzi che proseguirà nel marchesato sino al 1414 con Niccolò III Zorzi.[29]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enciclopedia Biografica Universale, Treccani, edizione 2007, vol.14 pag.615, vol.15 pagg.150-151 e Albero genealogico in archivio Famiglia Pallavicini (da ramo di Busseto)
  2. ^ E.g. Ubert, markgraf Pelavicinus, beständiger herr der Stadt Cremona, in Johann Friedrich Böhmer, Regesta Imperii etc. Vol. 5, parte 2, p. 2028. Innsbruck, 1901.
  3. ^ G. Peirce, Le origini preistoriche dell'onomastica italiana. Pp. 137-138. Smashwords, 2001.
  4. ^ I Malaspina di Fosdinovo (PDF), su www.castellodifosdinovo.it. URL consultato l'8 luglio 2017.
  5. ^ a b c d e f Pezzana, p. 157.
  6. ^ a b c d e f g h Chini
  7. ^ Scorza, p.21
  8. ^ Scorza, p.23
  9. ^ Scorza, p.27
  10. ^ Scorza, p.47
  11. ^ Scorza, p.49
  12. ^ Scorza, p.56
  13. ^ Scorza, p.73
  14. ^ Scorza, p.76
  15. ^ Scorza, p.99
  16. ^ a b Scorza, p.115
  17. ^ Scorza, p.120
  18. ^ Scorza, p.160
  19. ^ a b Scorza, p.171
  20. ^ Scorza, p.176
  21. ^ Scorza, p.184
  22. ^ Scorza, p.187
  23. ^ Scorza, p.195
  24. ^ Scorza, p.198
  25. ^ Scorza, p.203
  26. ^ Scorza, p.223
  27. ^ Scorza, p.226
  28. ^ Scorza, p.158
  29. ^ (EN) W. Miller, The Marquisate of Boudonitza (1204-1414).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Chini, I Pallavicino - la storia di una famiglia longobarda, Piacenza, L.I.R. edizioni, 2014.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Pallavicino, Torino, 1835.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo terzo, Parma, Ducale Tipografia, 1847.
  • Angelo Scorza, Le famiglie nobili genovesi, Trebaseleghe, Fratelli Frilli Editori, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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