Sannicandro di Bari

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Sannicandro di Bari
comune
Sannicandro di Bari – Stemma
Sannicandro di Bari – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Città metropolitana Città metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Giannone, detto Beppe Giannone (lista civica di centrosinistra Sannicandro Insieme) dal 7-6-2016
Territorio
Coordinate 41°00′N 16°48′E / 41°N 16.8°E41; 16.8 (Sannicandro di Bari)Coordinate: 41°00′N 16°48′E / 41°N 16.8°E41; 16.8 (Sannicandro di Bari)
Altitudine 183 m s.l.m.
Superficie 56,79 km²
Abitanti 9 982[1] (30-6-2015)
Densità 175,77 ab./km²
Comuni confinanti Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Binetto, Bitetto, Bitritto, Cassano delle Murge, Grumo Appula
Altre informazioni
Cod. postale 70028
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072040
Cod. catastale I053
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti Sannicandresi
Patrono San Giuseppe - SS. Croce
Giorno festivo ultima domenica di giugno - ultima domenica di settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sannicandro di Bari
Sannicandro di Bari
Sannicandro di Bari – Mappa
Posizione del comune di Sannicandro di Bari all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Sannicandro di Bari (Sannecàndre in dialetto locale, fino al 1863 chiamata San Nicandro) è un comune italiano di 9 982 abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia. Sorge a 183 m s.l.m., a 14 chilometri a sud del capoluogo. Sannicandro di Bari è storicamente importante per il Castello Normanno-Svevo e per la Chiesetta medievale della Madonna di Torre, posizionata a levante, a 2,7 km dal centro urbano. L'enogastronomia locale è particolarmente rilevante per la produzione dell'olio extravergine di olive Coratine. Di qui la Sagra delle olive dolci, che si tiene la seconda domenica di ottobre. Nella notte tra il 25 ed il 26 giugno 1943, durante la seconda guerra mondiale, la cittadina, che non costituiva un obiettivo militare, fu bombardata dagli Squadron della Royal Air Force, che purtroppo procurarono ben 89 vittime tra la popolazione, specie donne, bambini ed anziani. A posteriori, in occasione del cinquantenario della tragedia, al paese è stata riconosciuta la medaglia d'argento al merito civile, per il soccorso e l'assistenza ai feriti ed il recupero delle vittime.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Sannicandro di Bari è interamente pianeggiante, tranne la fascia depressa attraversata dal torrente Picone in direzione sud-nord, e si estende per 5,5 km². Il clima è tipicamente mediterraneo (fascia adriatica), con inverni miti ed estati calde, caratterizzati da periodi di forte siccità. Le colture prevalenti sono oliveti (specialità coratina), vigneti (uva da tavola e da vino primitivo), mandorleti ed ortaggi ad uso privato. Non mancano gli alberi da frutta come: il fico, il melo cotogno, il ciliegio, il melograno, il fico d'India, il pesco, il pero e il percoco. La flora è quasi totalmente costituita da colture messe a dimora dalla mano dell'uomo attraverso un duro lavoro su una terra con poca acqua. La vegetazione arborea spontanea è molto povera. La fauna è costituita da rari esemplari: volpi, conigli selvatici, talpe e donnole. Suggestivo è il centro storico (medioevale), caratterizzato dal Castello Normanno-Svevo, con le sue maestose torri, intorno a cui si snodano stupendi vicoli e vicoletti, con qualche esemplare superstite di cunetta medioevale.

  • Classificazione sismica[2]: zona 3 (sismicità bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 aggiornata al 16/01/2006 con le comunicazioni delle regioni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il corposo materiale archeologico rinvenuto, di origine peuceta e magno-greca, dimostra che il territorio di Sannicandro di Bari presentava già una realtà insediativa intorno al VI-VII secolo a.C., con influenze e rapporti di provenienza greca[3]. L'insediamento, sicuramente colonizzato, seguì le vicende di quest'area dell'Italia. Il sito, in questa fase, non presenta alcun toponimo documentato. Nel corso dei secoli successivi e prima dell'avvento dei Normanni, sarà stato certamente sottoposto alle alterne situazioni belliche e sociali di continua lotta tra il mondo longobardo e quello bizantino, con interferenze, non sempre negative, di interventi saraceni . È certa la pertinenza territoriale al capoluogo pugliese, come ancora oggi si riscontra nella dizione esatta del nome: Sannicandro di Bari. Essendo sistemato sul primo gradone della Murgia Barese, fu crocevia di un sistema viario interessantissimo e particolare, che permetteva il tragitto più breve tra Bari e Matera, tra Bari e Salerno e con Gravina di Puglia, dove incrociava il tratto della via Appia. Da quest'ultima città si potevano facilmente raggiungere Venosa, Melfi, Lagopesole, Acerenza... Il primo toponimo riferito a Sannicandro di Bari si rivela grazie ad un Codice, conservato presso la grande Abbazia di Cava dei Tirreni. Si tratta di un atto di vendita, di un certo Cristoforo, di un terreno in " locum ziziro, hoc est inclita una clausuria mea..." datato 958; lo strumento fu trascritto a Bari.[4]. E che si tratti del territorio di Sannicandro di Bari è certo, come dimostrato storicamente nella evoluzione del Paese e delle sue pertinenze all'avvento dei Signori Normanni. La radice Ziz di Ziziro fa pensare al periodo dell'Emirato di Bari (847- 871), quando i Saraceni si erano insediati nel capoluogo pugliese e avevano occupato intorno alla città ben 24 Piazzeforti. Ziz infatti è radice araba e significa letteralmente "splendido, ameno" (v. la Zisa e lo stesso Golfo di Palermo, chiamato Aziz). Il toponimo ricompare in un altro documento del 1077, nella forma "Siziro". Quando un certo Mele f. Coloiohannis dona a suo figlio Stefanus "...quantum nobis pertinuit in loco Siziro"...[5] E appunto i Normanni, quando giunsero a Siziro di Bari, già alla fine dell'XI secolo, vi si insediarono, recuperando il materiale di spoglio di una struttura castellare precedente e diruta, composta da un quadrilatero con quattro torri d'angolo a pianta circolare. Gli Altavilla Umfredo e Guglielmo di San Nicandro assegnarono al Castello il toponimo San Nicandro, come loro consuetudine, in quanto provenivano da San Nicandro di Sicignano degli Alburni. Ad oggi, al primicerio e precedente insediamento, non è possibile attribuire alcuna paternità. Non vi sono elementi probatori per assegnarlo ai Longobardi, ai Bizantini o ai Saraceni. Negli scavi archeologici sono state raccolte alcune monete: un tari aureo con legenda cufica di Gisulfo I e parecchie monete bizantine del IX, X e XI secolo, degli imperatori Basilio I, Leone VI, Romano I Lecapeno, Costantino VII Porfirogenito.... Sui muri diruti e sulle fondazioni della vecchia fabbrica fu alzato il presidio castellare normanno.[6] Un documento del 1119 ci dà piena contezza della presenza dei Normanni all'interno del Castello. Grazie ad una carta di Emma d'Altavilla che, stando in Santa Severina, donava le decime del Feudo di Sannicandro di Bari all'Abate Guarino dell'Abbazia di San Michele Arcangelo di Montescaglioso, alla condizione che lo stesso Abate inviasse un Cappellano a celebrare messa all'interno della cappella di San Nicola di Bari, da poco, "intus", al Castello costruita. Il toponimo San Nicandro, riferito al solo Maniero, comincia a comparire nei documenti e a fagocitare anche il borgo, che nel frattempo si sviluppa intorno alla sede castellare e che conserva ancora per breve tempo il nome di Siziro di Bari. Un'ulteriore menzione del 1134, informa della donazione di una chiesetta "Madonna di Torre", posta a 2.700 m ad oriente del borgo sannicandrese, a favore dell'Abbazia di Cava dei Tirreni.[7] Nel 1146, un falso in forma di originale, dà piena descrizione del sito di Sannicandro di Bari, che in alcune sue zone conserva ancora il toponimo Ziziro o Siziro: vi è il Castello, che intanto è diventato a otto torri, con cortina quadrilatera irregolare e fossato; all'interno vi è la cappella di San Nicola, il borgo circonda il Maniero; la chiesetta di San Pietro è posta fuori le mura sulla strada "Via Vecchia Altamura"; la chiesetta della Madonna di Torre in Siziro di Bari; la chiesetta di San Giovanni Evangelista sempre in Siziro di Bari, dove oggi sorge la Scuola Elementare[8]. Nei documenti vescovili del 1172 della diocesi barese il toponimo Siziro non compare più, ma è trascritto unicamente il nome San Nicandro. Il che significa che quest'ultima dizione dal Castello ha ormai fagocitato, a questa data, prima il borgo e poi l'intero territorio[9]. All'inizio del XIII secolo il Castello viene ampliato, in ragione di diverse e nuove funzioni. Si costruisce un nuovo palazzo. con scuderie e magazzini, con un nuovo fossato e nuovi portali d'ingresso. Al centro di un sistema viario strategico e di un Feudo notevole per la produzione agricola e gli allevamenti, il Castello si trasforma in una vera e propria Grangia, con compiti di approvvigionamento per i Crociati in Oltremare.[10] Nel periodo angioino la vita del Feudo di San Nicandro di Bari continua, con una serie di Custodi all'interno del Castello, fino al 1 novembre 1304, quando il Re Carlo II, ultimata l'epopea crociata, lo dona per intero alla Basilica di San Nicola di Bari.[11]Dopo secoli di titolarità e di gestione del Castello e del Feudo di San Nicandro da parte del Capitolo di San Nicola di Bari, nel 1967 il Comune di Sannicandro di Bari acquista la struttura castellare, ormai completamente stravolta rispetto al suo assetto originario normanno-svevo, per la somma di 10 milioni e 500 mila Lire.

A Sannicandro di Bari nel 1773 vivevano 1974 abitanti, la maggior parte dei quali aveva la propria abitazione nelle immediate vicinanze del Castello. Una fonte di guadagno per San Nicandro derivava dall'allevamento di 10.000 animali ovini e suini.

Dai documenti risulta che il territorio di San Nicandro di Bari, agli inizi dell'Ottocento, su 5000 ettari complessivi era coperto per circa il 12% da vigneti, per il 63% da seminativi, per il 13% da orti e per il 25% da boschi. Poco significativa era la presenza di uliveti e mandorleti.

V'era quindi sufficiente spazio per il pascolo. Gli animali erano portati ogni mattina nei boschi. Al tramonto venivano condotti nel paese ove vivevano a stretto contatto con la gente, nelle stesse case. I liquami degli animali e delle persone confluivano in un fosso addossato alle mura del Castello, ricavato dall'antico fossato, munito di due bocche, da cui poi nei mesi estivi venivano estratti e trasportati nei campi i liquami e i residui con funzione di concime. All'esterno dell'abitato intanto cominciavano i lavori della nuova Chiesa Matrice.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al Merito Civile
— settembre 1943

La città è stata bombardata nel 1943 dalle truppe alleate

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili e militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello normanno-svevo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Castello Normanno-Svevo di Sannicandro di Bari.

Nel comune di Sannicandro di Bari esiste in mezzo all'abitato l'antico Castello, circondato da una strada fiancheggiata da abitazioni private. La sua storia documentata è soprattutto legata al mondo normanno ed inizia nel 1119, con l'attestazione di Emma d'Altavilla, che all'interno del presidio di prima dominazione normanna fa costruire la cappella palatina di San Nicola di Bari, nell'angolo di nord-ovest. Un ulteriore documento del 1134, periodo regnicolo, assegna le funzioni di Castellano ad un certo Guido da Venosa. È il momento di costruzione del Palazzo, delle quattro torri centrali rompitratta a rinforzarne le cortine, del nuovo portale rivolto a levante e intorno del fossato con ponte levatoio. Nel 1800, in un lato di questo Castello ed attaccato alle sue mura, vi era l'antico fosso dove defluivano le acque delle diverse strade interne, in particolare quelle che venivano dalla strada dell'Ospedale. Questo fosso un tempo a cielo aperto, fu ricoperto da una volta. In esso esistevano canali di scolo attraverso i quali le acque confluivano, con due bocche, per poterle recuperare come da cisterne. I liquami che vi si raccoglievano per l'intero anno, putridi e malsani, emanavano esalazioni "mefitiche", e in estate si mettevano in fermentazione. Le esalazioni erano così micidiali che sarebbero state in grado di far mancare la vira all'istante, respirando vicino alle bocche. Perciò ad onta della quota elevata del Comune, gli abitanti erano soggetti a malattie infettive endemiche. Nel marzo del 1816 gli Amministratori chiesero che questo inconveniente fosse eliminato e l'ingegner Gimma, con un consigliere di Intendenza, esaminò l'abitato per trovare la soluzione.[12] Il Castello di Sannicandro di Bari sorge nella zona medievale del Paese, tra le caratteristiche case a scalinata esterna. Il fossato, del periodo svevo, è stato colmato e trasformato in strada nel 1836. Il Castello è composto di due parti distinte messe l'una nell'altra, costruite in epoche diverse, quella Normanna e quella Sveva. Precedentemente, nello stesso sito, insisteva una struttura difensiva quadrilatera con quattro torri d'angolo a pianta circolare, di dubbia attribuzione. Il recupero negli scavi archeologici di un tari aureo con legenda cufica di Gisulfo I e di monete degli imperatori d'Oriente, dal IX all'XI secolo, indicherebbero una paternità bizantina ma ad oggi si può semplicemente affermare che trattasi di una piazzaforte prenormanna. L'importanza strategica del sito era rilevante, al centro di un sistema viario che realizzava i tragitti più brevi e più comodi da Bari verso i Centri Urbani più importanti dell'intera Area, quali Salerno e Matera, grazie alla cosiddetta "Via Vecchia Altamura o Vie delle Murge o delle Crociate". È ormai acclarato che la vita storica del Castello di Sannicandro di Bari inizia nel 1119, con la prima documentazione che lo riguarda, quella di Emma d'Altavilla, figlia del Gran Conte Ruggero di Sicilia e sorella del Re Ruggero II. Nel "Catalogus Baronum", nelle edizioni del 1150 e del 1168, il Maniero è censito per 10 cavalieri alla pesante e per 20 in caso di guerra. Una piazzaforte formidabile dunque, con funzioni di sentinella sul territorio e soprattutto sulla città di Bari, che non aveva ancora realizzato il dominio regnicolo normanno nel suo "animus" levantino-bizantinofilo, di piena autonomia mercantile. Nel 1168 Custode del Castello è un certo Guglielmo De Tot.[13] Per tutto il periodo normanno la storia castellare è abbastanza chiara e documentata, ma nel periodo svevo le carte improvvisamente tacciono e la struttura castellare scompare dalla memoria delle vicende storico-sociali. Eppure la fase di ampliamento dell'intero complesso è certamente da attribuire al periodo svevo-federiciano. Non si trovano riscontri del Castello nei documenti imperiali, né si può pensare che l'opera di ampliamento possa aver avuto come committente un Signore locale. "L'intera impiantistica, 1198-1212, fu realizzata con una spesa notevolissima e con l'utilizzo di maestranze specializzate cistercensi... Che all'epoca pochissimi soggetti potevano permettersi.... Un impegno economico così rilevante poteva essere sostenuto da un unico altro soggetto diverso da Federico II: un ordine cavalleresco".[14] Un solo documento, un falso in forma di originale, datato 1225, attribuisce la giurisdizione delle Chiese sannicandresi all'Arcivescovo Andrea III con le relative decime, che da quest'ultimo vengono confermate al Monastero di San Michele Arcangelo di Montescaglioso.[15] I documenti ricompaiono stranamente nel periodo angiono, con una serie di Custodi del Castello e conduttori del Feudo. A partire dal dicembre 1269 abbiamo ;Iverio De Mignac; Giovanni De Confluentia; Guido De Arcellis;; Egidio Da Capua; Vincenzo Picardi; Roberto De Saccavilla; Anselmo De Caprosia.[16] Alla fine delle Crociate la funzione del Castello è esaurita e Carlo II d'Angiò lo dona alla Basilica di San Nicola di Bari. La donazione del Re angioino chiude la Storia del castello di Sannicandro, esattamente da dove era cominciata, da San Nicola di Bari. Dal 1304 la gestione del Feudo è direttamente sostenuta dai Monaci, salvo un breve periodo tra il 1300 e il 1400. Quando, a seguito dei torbidi, con la discesa nel Regno di Luigi d'Ungheria e la fuga in Provenza della Regina Giovanna I, il Castello sembrerebbe assegnato ai Grimaldi di Monaco. Lo scudo araldico quattrocentesco fusato sul portale di levante proverebbe la veridicità di una tale segnalazione. Ma mancano altri elementi probatori. Con l'avvento del Regno d'Italia e a partire dal 1863, come attestato dalla data incisa sulla chiave d'arco di un portale d'ingresso, si dà inizio ai lavori di stravolgimento dell'intero impianto, con la trasformazione del Maniero in una serie di soprani e sottani da affittare a privati per abitazioni ed esercizi commerciali.[17]

Il monumento ai Caduti[modifica | modifica wikitesto]

Monumento ai caduti.

Situato in piazza Unità d'Italia (una volta Parco della Rimembranza) è dedicato ai 127 militari sannicandresi caduti durante la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale. Eretto nel 1929 su iniziativa di don Cosimo Losurdo su progetto dell'architetto barese Saverio Dioguardi. La campana, detta Augustea, che pende dall'alto del monumento fu realizzata con il bronzo dei cannoni austriaci.

Altri monumenti e lapidi[modifica | modifica wikitesto]

La più antica lapide è quella che era fissata nel muro che chiude il grande portale esterno del castello. In essa è trascritta in latino una sentenza del re Filippo III di Spagna, dell'anno 1602, contro il conte di Conversano Antonio Acquaviva d'Aragona, il quale pretendeva far da giudice nelle cause fra gli abitanti della baronia. Approfittando sull'ignoranza del popolo minuto, scrisse sulla lapide "Per allestire il banchetto ai numerosi operai che lavorarono per la costruzione del castello, furono spesi 100 ducati (£ 425) di solo prezzemolo". Ora la lapide si trova negli scantinati del castello normanno svevo. Una seconda lapide già apposta sul frontale del vecchio municipio, ora sul retro del monumento ai caduti, ricorda i tre sannicandresi Nicola Caputo, Giovanni Riccardi e Tommaso Del Re, caduti nell'imboscata di Dogali, nella colonia Eritrea il 26 gennaio 1887 durante la guerra coloniale. Accanto alla predetta lapide, sempre sul retro del monumento ai caduti, è stata collocata una lapide in memoria dell'alpino della Julia Pasquale Mauro Scalera, concittadino, deceduto a causa di un incidente in attività di addestramento sul Montasio il 20 settembre 2007.
Nel cimitero sorge il monumento ossario per gli ottantanove cittadini vittime del bombardamento aereo subito da Sannicandro la notte tra il 25 e 26 giugno 1943. Fu progettato dall'ingegnere Domenico Lobalsamo. A ricordo del tragico evento sono collocate anche una lapide ed una croce su un basamento di marmo in largo Carmine, ove sorgeva la vecchia Chiesa del Carmine, e un monumento in Piazza Caduti 26 giugno (Spirito Santo) con i nomi delle vittime. L'ultimo monumento, in ordine cronologico, è quello dedicato a San Nicandro vescovo di Myra, collocato in piazza Cesare Battisti. La statua bronzea ha le fattezze delle antiche statue greche e il piedistallo, con la scritta San Nicandro Vescovo di Myra in italiano e greco, racchiude le preghiere che i sannicandresi hanno scritto al santo e vuole rappresentare il mare, simboleggiando l'unione tra oriente e occidente. L'opera è stata eseguita dallo scultore Vito Sabini sulla base dei disegni di mons. Giacomo Giampetruzzi, ed è stata inaugurata il 5 novembre 2005 (giorno della memoria del santo) alla presenza di S.E. Chrysostomos Kalaitsis, attuale vescovo di Myra e di monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Maria Assunta[modifica | modifica wikitesto]

"Chiesa S. Maria Assunta"
Chiesa S. Maria Assunta

Fuori del paese esisteva l'antica chiesa dedicata all'Assunta della lunghezza di 13 metri e larghezza metri 10 circa, chiaramente insufficiente a contenere la popolazione che, specialmente durante le feste, vi accorreva numerosa per partecipare alle sacre funzioni.

A Sannicandro oltre a quelle interne c'erano diverse chiese poste fuori dell'abitato: la chiesa di San Gio-vanni, la chiesa di Santa Maria delle Grazie, la chiesa di Santa Maria di Torre, la chiesa di Santa Maria della Pietà.

Nel 1815 le cose cambiarono radicalmente, perché si cominciò a parlare di una nuova chiesa. In quell'anno il comune di Sannicandro affidò all'architetto Giuseppe Gimma l'incarico di fare i disegni di una nuova chiesa; questi assunse anche la direzione dei lavori avvalendosi dell'opera dei maestri muratori Francesco Schiavulli e Michelangelo Squicciarini sotto la garanzia fideiussoria di Antonio Mossa. L'architetto Giuseppe Gimma si trovava a Sannicandro perché era stato incaricato dall'Intendenza di progettare il ripristino degli argini ad uno dei laghi che circondavano il paese. Negli anni 1815 e 1816 si dedicò come progettista e direttore dei lavori alla costruzione della Chiesa Matrice.

Quasi tutta la chiesa è stata costruita in pietra viva ricavata dalle cave esistenti nel territorio e non in tufo, in quanto questo materiale era ritenuto più costoso.

Chiesa del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Maria ss del carmine sannicandro

È la seconda chiesa principale di Sannicandro di Bari. L'attuale chiesa è la ricostruzione della vecchia, voluta dal canonico Leonardo Carnicella, al quale è dedicata una via del paese, che fu distrutta dal bombardamento aereo che colpì Sannicandro nella notte tra il 25 e il 26 giugno del 1943 e che era ubicata nelle vicinanze del Castello Normanno Svevo, in Largo Carmine, ove oggi sorgono una lapide ed un monumento. La nuova Chiesa sorge infatti nella zona tra la via per Adelfia e la via per Bari. Col contributo dello Stato e dei cittadini la Chiesa del Carmine, sorta nel 1651, è stata ricostruita, come detto, in luogo diverso, ed aperta al culto dal 21 dicembre 1958, ed è stata elevata a Parrocchia, diventandone la seconda di Sannicandro. Solo l'Immagine della Madonna restò intatta: il 16 luglio è portata in processione, seguita da una moltitudine di fedeli. Il 26 ottobre 2015 il parroco Don Francesco Gramegna in una solenne celebrazione presieduta da sua eccellezza Francesco Cacucci, cede la parrocchia nelle giovani mani di Don Stefano De Mattia, precedentemente viceparroco a Palo del Colle. Don Francesco il 20 novembre sarà ordinato arciprete nella parrocchia "Santa Maria Assunta" in Cassano delle Murge.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[18]


Molta popolazione sannicandrese è emigrata all'estero verso città come Toronto (Canada), New York e Germania

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Qualche decennio fa a Sannicandro di Bari, c'era una scuola superiore denominata "agraria" per il tipo di indirizzo e di specializzazione che forniva come lo si può anche notare dalla conformità del territorio prevalentemente adatto ad ospitare oliveti e vigneti.

Ricordiamo un famoso[senza fonte] detto popolare della fine del Settecento: "I sent' daffèor, e i puorc da jind"[tradurre] per indicare che alla fine del Settecento a Sannicandro, c'erano gli animali da cortile nelle case degli abitanti: maiali, capre e conigli, come in tutto il meridione d'altronde, e le chiese maggiori, fuori dalle mura interne.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Cicerchie[modifica | modifica wikitesto]

La cicerchia (i gnagnaul) è un legume molto citato a Sannicandro, un legume prezioso che ha il sapore un po' di ceci, un po' di fave ed un po' di lenticchie. Si mangia bollita, condita con olio d'oliva abbondante. Si conserva secca e si mette a bagno almeno 12 ore prima della cottura (con un cucchiaio di sale o meglio di bicarbonato). Può essere preparata con un brodo di cotica o fatta stufare con mezza cipolla, una carota, sedano, aglio e tre cucchiai abbondanti del nostro olio d'oliva.

Involtini[modifica | modifica wikitesto]

È un piatto che si prepara con le interiora di agnello: fegato, cuore, polmone, retina e budelline.

Orecchiette con le cime di rape[modifica | modifica wikitesto]

Piatto a base di orecchiette con aggiunta di cime di rapa (racemi ancora non fioriti della Brassica campestris, varietà cymosa[senza fonte]) e talvolta di piccoli pezzi di mollica di pane soffritta.

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Memoria di San Nicandro 4 e 5 novembre Riscoperta da qualche anno per l'interessamento di Mons. Giacomo Giampetruzzi e del Parroco, Don Nicola Rotundo, la memoria di San Nicandro onora il primo Vescovo di Myra (cattedra del più noto San Nicola) ordinato dal Vescovo Tito, discepolo di San Paolo, martirizzato per volere del governatore Libanio. Il Santo ha dato il toponimo al nostro paese. Da qualche anno nella Chiesa Matrice è gelosamente custodita una reliquia di San Nicandro, proveniente dalla Diocesi di Roma. L'esatta memoria liturgica cade il 4 novembre, ma la concomitanza con la memoria di San Carlo Borromeo, rende opportuno il rinvio della solenne concelebrazione presieduta per tradizione consolidata da un vescovo, al giorno successivo, e vede la presenza di una delegazione della Chiesa Ortodossa, guidata dal rispettivo Vescovo. La presenza degli ortodossi indica la vocazione ecumenica della festa, in quanto San Nicandro, al pari di San Nicola è venerato anche nella Chiesa Orientale. Suggestivi i canti e le preghiere "vespri" che gli ortodossi rivolgono al Santo il 4 novembre, al termine delle quali si tiene un momento conviviale semplice ma sentito tra la comunità parrocchiale e la comunità ortodossa, specie rumena, presente in paese.

La Quarantana[modifica | modifica wikitesto]

(mercoledì delle Ceneri) La tradizionale processione che annuncia la fine del carnevale. È tipica la figura di "Arunz", fantoccio per l'appunto simbolo del carnevale, che viene portato in processione per le strade cittadine e poi bruciato in piazza.

La Madonna di Torre[modifica | modifica wikitesto]

(lunedì dell'Angelo) La Madonna di torre è una piccola chiesa situata nella campagna limitrofa al paese. Durante il lunedì dell'angelo viene portato in processione per le vie cittadine un quadro raffigurante la Madonna. L'occasione è buona, data la stagione, per organizzare una scampagnata nei pressi della chiesa.

San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

(ultima domenica di giugno) Sicuramente la festa religiosa più importante del paese. Tradizionale è la processione della domenica mattina, dove il Sindaco consegna alla statua del Santo patrono le chiavi della città affidandone la protezione e il patrocinio, simbolo tangibile della profonda venerazione della popolazione verso il patrono. È divenuto ormai una consuetudine, il lancio di un pallone aerostatico al termine della processione come anche la manifestazione pirotecnica che normalmente si svolge alla fine della giornata, degna conclusione della celebrazione.

L'abitino dei Quattro Cantoni e la Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

(15 e 16 luglio) Nel contesto della festa religiosa della seconda parrocchia sannicandrese, il Carmine, per l'appunto, si inserisce la manifestazione dell'abitino dei Quattro Cantoni, meglio conosciuta come "U Pizz'kellò". Questa manifestazione ha origini antiche. Nei decenni scorsi si svolgeva al termine delle fatiche dei campi, ed era un modo per attirare l'attenzione delle ragazze. Il gioco consisteva e consiste tutt'oggi nel realizzare una piramide umana, composta da nove persone che deve avanzare su un percorso rettilineo. I "Quattro Cantoni" sono le quattro contrade del paese (ossia Assunta, Torre, Carmine e Castello) che si sfidano in gare ad eliminazione diretta. Rimarrà solo una contrada che sarà la trionfatrice del Pizz'kello!
La Madonna del Carmine è anche memoria storica, legata alla notte tra il 25 e 26 giugno del 1943 (testimonianza dell'accaduto) nella quale squadroni di bombardieri inglesi devastarono con lancio di due bombe, l'inoffensiva comunità sannicandrese, provocando la morte di 87 concittadini. Fu distrutta anche la Chiesa del Carmine... solo l'Immagine della Madonna restò intatta: il 16 luglio è portata in processione, seguita da una moltitudine di fedeli.

Festa dell'Assunta[modifica | modifica wikitesto]

(14 e 15 agosto) Una grande fiaccolata si snoda dalla Chiesa Madre alla Sacra immagine scultorea della Madonna dell'Assunta in via Diaz. Nelle stradine del paese vengono allestiti piccoli altari devozionali.

Festa della Madonna delle Grazie[modifica | modifica wikitesto]

(7 settembre) Questa festa rientra nella tradizione come momento di aggregazione rionale. È famosa soprattutto per l'arrosto alla brace del "pezzetto", dei fegatini e della salsiccia, che sono degustati lungo la strada che porta all'omonima chiesetta.

Festa della SS. Croce[modifica | modifica wikitesto]

(quarta domenica di Settembre) Molto simile alla festa patronale e allestita dal Comitato Feste Patronali. La festa prende avvio dal momento in cui padre Balsaniello, era il 27 settembre 1731, donò una particella della Santa Croce di Cristo alla Chiesa del Purgatorio che diventò così del Crocifisso, in quanto la Sacra Reliquia fu incastonata in una teca posta in un crocifisso in argento. Da quel momento il Crocifisso è portato in processione e, al centro del paese, è innalzato dal Parroco a protezione degli antichi quattro cantoni di Sannicandro. La leggenda narra di un padre francescano Balsaniello il quale era diretto verso Gioia del Colle. Durante il cammino, iniziò a piovere ininterrotamente, il frate era a Sannicandro in quel momento e decise rapidamente di rifugiarsi in una chiesetta vicina. Vide che la pioggia era incessante e violenta, decise così di lasciare la reliquia in quella chiesa che da allora è chiamata Chiesa della SS. Croce o meglio del Crocifisso.

Feste religiose varie[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alle precedenti aventi ognuna una certa rilevanza e importanza, vi sono durante l anno altre piccole feste religiose.

(2 aprile) Festa di San Francesco da Paola svolta nella chiesa matrice dal terz'ordine francescano.

(22 maggio) Festa di Santa Rita da Cascia con breve processione dalla Chiesa del Carmine al Crocifisso.

(13 giugno) Festa di Sant'Antonio da Padova con processione e distribuzione del pane offerto ogni anno da alcuni devoti.

(16 agosto) Festa di San Rocco. Altare allestito nel Crocifisso da alcuni devoti.

(8 settembre) Festa della Madonna delle Grazie con processione sul carro floreale.

(15 settembre) Festa di Maria SS. Addolorata con processione sul carro trionfale.

(29 settembre) Festa di San Michele Arcangelo. In concomitanza con la festa patronale della SS. Croce, viene allestito nella chiesetta del Crocifisso un piccolo altare dedicato a San Michele e viene offerto ai fedeli il pane benedetto.

(4 ottobre) Festa di San Francesco D'Assisi. La festa si svolge nella chiesa matrice offerta dal terz'ordine francescano.

(7 ottobre) Festa della Madonna del Rosario con processione.

(13 dicembre) Festa di Santa Lucia con processione sul carro floreale.

Sagre[modifica | modifica wikitesto]

Sagra delle olive[modifica | modifica wikitesto]

(seconda domenica di ottobre) È la festa che attira più gente al paese, organizzata dall'associazione ARCI di Sannicandro di Bari. Nella piazza del castello vengono allestiti stand di olivicoltori. Vengono offerti ai visitatori degustazioni di olio e di altri prodotti locali. Il tutto è accompagnato da musica con artisti famosi in campo nazionale. Da un paio d'anni, inoltre, durante la manifestazione si svolgono visite guidate al castello normanno-svevo nell'ambito del progetto "I Princìpi"

Sagra delle Orecchiette[19][modifica | modifica wikitesto]

(Week-end prima della festa del Crocifisso) È una festa originata dalla scoperta che le orecchiette baresi sono in realtà e per la precisione nate a Sannicandro di Bari. Insigni studiosi di enogastronomia pugliese, ricordiamo qui solo il più autorevole, il professor Luigi Sada, hanno evidenziato che le orecchiette sarebbero nate nel territorio di Sannicandro di Bari. Il periodo di origine sarebbe quello normanno-svevo, tra il XII e il XIII secolo. La congettura esposta dall'emerito prof. Sada è molto verosimile, in quanto: 1) i Normanni proteggevano gli Ebrei, che nel Castello di Sannicandro di Bari trovavano conforto e protezione alle persecuzioni; 2) il territorio di Sannicandro di Bari è stato sempre di pertinenza del capoluogo pugliese, sarebbe come a dire che le orecchiette sannicandresi sono in realtà le orecchiette baresi. E se, come afferma sempre il professor Sada, la derivazione è legata appunto alla tradizione ebraica, cioè alle orecchie di Haman del libro di Esther, la congettura non discosterebbe molto dalla realtà socio-gastronomica.[senza fonte][20]

Sagra della Zeppola Fritta[modifica | modifica wikitesto]

Si festeggia ogni 5 settembre. La Zeppola fritta è sicuramente una delle grandi specialità di Sannicandro. Votata 5 Stelle dalla Guida Michelin e da TripAdvisor, ogni anno la Sannicandro ProLoco si impegna ad invitare nuovi ospiti: 2015:Pino Daniele 2016:David Bowie 2017:Motta e Gazzelle

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteche
  • Associazioni
  • Musei
  • Università della terza età
  • Scuola Media "A.Manzoni"

Persone legate a Sannicandro di Bari[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Losurdo, storico della filosofia
  • Giovanni Arcamone (1732-1793), vescovo. Nato a Sannicandro di Bari nel 1732 dal cavaliere Filippo Arcamone, duca di S. Demetrio e feudatario di Sannicandro di Bari e da Donna Vittoria Caracciolo, battezzato nella chiesa matrice di Sannicandro di Bari, a dodici anni inizia il noviziato a Napoli, nella congregazione dei Teatini, presso S. Paolo Maggiore. A ventitré anni viene ordinato sacerdote, tra il 1783 e il 1786 è preposito generale dell'Ordine Teatino, ed infine nel 1792 viene nominato vescovo della diocesi di Lucera, ove muore nel 1793. Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa del Carmine di Lucera, ove furono traslate nel 1889.[21]
  • Vincenzo Bavaro, politico

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia del paese è basata prevalentemente sulla coltura dell'olivo e sulla vendita dell'olio.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

L'Ente è guidato dal 7 giugno 2016 da Beppe Giannone, già componente dell'amministrazione dimessasi a Luglio 2015, espressione della lista civica di centro sinistra Sannicandro Insieme, che è prevalsa con il 35% circa delle preferenze sulle liste Sannicandro di Tutti, con Giovanni Turchiano sindaco ( anche egli già componente della giunta dimessasi a luglio 2015) , Movimento Puglia per Sannicandro (Antonio Novielli candidato sindaco) e Movimento Cinque Stelle (Pasquale Lamacchia candidato sindaco).

Vengono eletti in consiglio tutti i candidati sindaco non eletti. Dal 28 luglio 2015 al 6 giugno 2016 l'ente è stato guidato da Francesco Tarricone, commissario prefettizio, nominato a seguito delle dimissioni dell'ex Sindaco Novielli, definitive ed irrevocabili Il 23 luglio 2015, dopo il pubblico annuncio del 3 luglio 2015. L'amministrazione Novielli terminando anticipatamente il proprio mandato dopo 3 anni 2 mesi e 15 giorni è, ad oggi, l'amministrazione ad elezione diretta che ha espletato il mandato più breve; il suo predecessore, Baccellieri, invece detiene il record di permanenza, dieci anni, essendo stato riconfermato dalle elezioni al termine del primo mandato.

Nella memoria di tutti il dott. Rocco Palma, sindaco democristiano della cittadina negli anni ottanta del '900, già Direttore Sanitario del Policlinico di Bari, trasferitosi nel capoluogo, ma sempre presente agli avvenimenti pubblici sannicandresi, deceduto nell'Agosto 2012 e sepolto nella necropoli di Bari.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

È presente una squadra di calcio che attualmente milita in 2ª categoria (A.s.d Real Sannicandro)

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN168791227
  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2015.
  2. ^ Classificazione sismica dei comuni italiani (PDF), Protezione Civile. URL consultato il 4 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 1º june 2010).
  3. ^ Chimienti Giuseppe, Vasi e monete di antiche necropoli a Sannicandro di Bari, Tip. Unione Accolti Gil, Bari 1910.
  4. ^ Codice Diplomatico Cavense, anno 958
  5. ^ CDB, Volume V, doc. 2..
  6. ^ Nicola Racanelli, Sannicandro di Bari nel Mondo Normanno, Palo del Colle, Pro Loco - Polidesign Danisi, 2004.
  7. ^ Paul Guillaume, Essai historique sur l'Abbaye de Cava d'aprés des documents inedits, Cava dei Tirreni, 1877.
  8. ^ Tansi Serafino, Historia Monasterii S.M.A. Montis Caveosi, Napoli 1746, p. 47
  9. ^ Garruba, Michele, Serie critica dei sacri pastori baresi, Bari, Tipografia Liantonio, 1844, pp. 905-906.
  10. ^ Nicola Racanelli, La Grangia della Madonna di Torre, Bitetto, Pro Loco Tipolito Vitetum, 2014.
  11. ^ CDB Volume XIII, pag. 205..
  12. ^ Archivio di Bari, Amministrazioni Comunali Antiche OO.PP., in Busta 39 Fascicolo 480.
  13. ^ Evelyn Jamison, Premessa all'Edizione del Catalogo dei Baroni, Archivio Storico per le Province Napoletane, XIV-1973.
  14. ^ Nicola Racanelli, La Grangia della Madonna di Torre, Bari, Pro Loco - Grafiche Favia, 2014.
  15. ^ Tansi Serafino., Historia Cronologica Monasteri S. M. A. Montis Caveosi, Napoli, 1746.
  16. ^ Nicola Saliani, Sannicandro di Bari e il suo Castello, Bari, Studi Nicolaiani - Levante Editori, 1996.
  17. ^ Nicola Racanelli, I Princìpi, Bitetto, Pro Loco - Tipolito Vitetum, 2008.
  18. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  19. ^ Articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 14 agosto 1997, a cura di Nicola Sbisà. Dal Testo "La Cucina in Terra di Bari" di Luigi Sada. Franco Murzia Editore.
  20. ^ Luigi Sada, La Cucina in Terra di Bari, in Franco Murzia Editore, Articolo "Gazzetta del Mezzogiorno" del 14 agosto 1997, a cura di Nicola Sbisà..
  21. ^ La riscoperta della figura di Mons. Arcamone, al quale un tempo era intitolata l'attuale via Biagio Azzone, si deve all'opera di Don Nicola Rotundo. Il 6 novembre 2012 è stato presentato il volume, dello stesso Don Nicola Rotundo, " Mons. Giovanni Arcamone C.R. (di Sannicandro di Bari) Vescovo di Lucera".