Pietro Giannone

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« ...non solo i corpi, ma, quel che è più, anche le anime, i cuori e gli spiriti de' sudditi si sottoposero a' suoi piedi e strinse fra ceppi e catene. »

(Pietro Giannone, Il Triregno. Del regno terreno, Del regno celeste, Del regno papale, pubblicato postumo nel 1821)
Pietro Giannone

Pietro Giannone (Ischitella, 7 maggio 1676Torino, 17 marzo 1748) è stato un filosofo, storico e giurista italiano, esponente di spicco dell'Illuminismo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Discendente da una famiglia di avvocati (anche se il padre era uno speziale), a diciotto anni lasciò il paese natale Ischitella, nei pressi di Foggia, per intraprendere gli studi di giurisprudenza a Napoli.

Nella città partenopea conseguì la laurea entrando ben presto in contatto con filosofi vicini a Giambattista Vico e apprezzando le idee di Cartesio e Nicolas Malebranche.

Fu praticante presso Gaetano Argento, che disponeva di una vasta biblioteca, la frequentazione della quale fu essenziale per la sua formazione.

I suoi interessi non si limitarono soltanto al diritto ed alla filosofia, appassionandosi anche agli studi storici e dedicandosi per ben vent'anni alla stesura della sua opera storica più conosciuta Dell'istoria civile del regno di Napoli, che gli causò tuttavia numerosi problemi con la Chiesa per il suo contenuto.

Costretto a riparare a Vienna presso la corte asburgica, ottenne protezione e sovvenzioni dall'imperatore Carlo VI, il che gli permise di proseguire indisturbato i suoi studi filosofici e storici.

Il suo tentativo di rientrare in patria fu ostacolato dalla Chiesa, nonostante i buoni uffici dell'arcivescovo di Napoli recatosi a Vienna per convincerlo a tornare a Napoli, e fu costretto a trasferirsi a Venezia dove, apprezzatissimo dall'ambiente culturale della città, rifiutò sia la cattedra alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Padova, sia un posto di consulente giuridico presso la Serenissima.

Nel 1735 il governo della Repubblica lo espulse, dopo averlo sottoposto a stretti controlli spionistici, per questioni inerenti alle sue idee sul diritto marittimo e nonostante la sua autodifesa con il trattato Lettera intorno al dominio del Mare Adriatico.

Dopo aver vagato per l'Italia (fu a Ferrara, Modena, Milano e Torino), giunse a Ginevra, patria del calvinismo, dove compose un altro lavoro dal forte sapore anticlericale Il Triregno. Del regno terreno, Del regno celeste, Del regno papale (pubblicato postumo solo nel 1895) che gli costò nuovamente la persecuzione delle alte sfere ecclesiastiche culminate con la sua cattura (1º aprile 1736, giorno di Pasqua) in un villaggio della Savoia.

Rimasto nelle prigioni sabaude per molti anni (l'ultima delle quali fu la fortezza-carcere di Torino dove rimase prigioniero per ben dodici anni), fu costretto a firmare un atto di abiura (1738) che non gli valse tuttavia la libertà. Infatti, dal dicembre 1738 fu tenuto prigioniero nella fortezza di Ceva, dove scrisse alcuni dei suoi componimenti più famosi; vi rimase fino al 1744 per essere poi trasferito.

Morì nella prigione del mastio della Cittadella di Torino il 17 marzo 1748, all'età di 72 anni.

Discendenti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Giovanni Giannone (1715-1806)
  2. Pietro Giannone II (1806-1869)
  3. Raffaele Giannone (1880-?)
  4. Augusta Giannone Catte (1904-1967)

Dell'istoria civile del regno di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicata nel 1723 in quattro volumi, l'opera ebbe enorme fortuna anche all'estero (Inghilterra, Francia e Germania), dove fu tradotta e studiata, mentre la Chiesa ne avversò le tesi ponendola all'Indice dei libri proibiti, comminando al filosofo una scomunica la quale obbligava il Giannone a riparare all'estero.I temi trattati nell'Istoria, sviluppati su precisi riferimenti giuridici, forniscono una lucida descrizione dello stato di degrado civile del Regno di Napoli, attribuendone le cause all'influenza preponderante della Curia romana.Il Giannone auspicava, in primis con quest'opera, «il rischiaramento delle nostre leggi patrie e dei nostri propri istituti e costumi».[1]

Il Triregno. Del regno terreno, Del regno celeste, Del regno papale[modifica | modifica wikitesto]

Il Triregno. Del regno terreno, ed. Laterza, 1940

Nel Triregno,opera aspramente avversata anch'essa dagli ambienti ecclesiastici, Giannone presenta la religione secondo un prospetto evolutivo: la Chiesa, col suo "regno papale" si contrappone al "regno terreno" degli Ebrei ma anche a quello "celeste" idealizzato dal Cristianesimo e Il superamento del male, che lo Stato Pontificio così incarna, si realizzerà soltanto attraverso un cambiamento di rotta deciso, mediante ulteriore consapevolezza individuale raggiunta dall'uomo nel corso della sua vicenda Storica. Giannone indi teorizza uno Stato laico capace di sottomettere l'istituzione papale, anche mediante un'espropriazione dei beni materiali del clero. La Chiesa, secondo il filosofo, porta avanti una forma di negazione di quella libertà individuale che deve essere posta come fondamento giuridico e sociale.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Al filosofo sono intestati vari istituti scolastici, tra cui lo storico Liceo classico Pietro Giannone di Caserta, dedicatogli nel 1868, quello di Benevento nel 1810, quello di Foggia nel 1885 e infine quello di San Marco in Lamis. Oggi a Foggia è intitolato a lui l'IISS "Giannone-Masi".

I plagi[modifica | modifica wikitesto]

Nel Capitolo settimo della Storia della colonna infame, il Manzoni dedica al Giannone ampio spazio elencandone i numerosissimi plagi e gli errori che anche Voltaire gli rimprovera. Inizia paragonandolo a Lodovico Muratori e indicandolo come "scrittore più rinomato di lui" , poi aggiunge un lungo elenco (e raffronto[2]) delle opere plagiate e degli autori, tra cui Giovan Battista Nani, Paolo Sarpi, Domenico Parrino, il Bufferio, il Costanzo e il Summonte: "...e chissà quali altri furti non osservati di costui potrebbe scoprire chi ne facesse ricerca". E conclude che se non si sa se fosse "pigrizia o sterilità di mente", fu certo "raro il coraggio".

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Autobiografia di Pietro Giannone, i suoi tempi, la sua prigionia, appendici, note e documenti inediti, a cura di Augusto Pierantoni, Roma, E. Perino, 1890;
  • I discorsi storici sopra gli Annali di Tito Livio
  • Apologia dei teologi scolastici
  • Istoria del pontificato di Gregorio Magno
  • L'Ape ingegnosa

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Istoria civile del regno di Napoli
  2. ^ Ibidem, note da 80 a 89

Bibliografia in-linea e Scelta di studi giannoniani[modifica | modifica wikitesto]

Brunello Vigezzi - Pietro Giannone riformatore e storico. Milano, 1960.

Giuseppe Ricuperati - L'esperienza civile e religiosa di Pietro Giannone. Napoli, 1970.

Carlo Gentile - Pietro Giannone, Edward Gibbon e il Triregno. Foggia,1976.

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Controllo di autoritàVIAF (EN44346490 · ISNI (EN0000 0001 0892 9138 · SBN IT\ICCU\CFIV\021262 · LCCN (ENn79021060 · GND (DE118539108 · BNF (FRcb12205663j (data) · CERL cnp00118142