Ippolita Maria Sforza

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Ippolita Maria Sforza
Francesco Laurana pushkin 2.jpg
Presunto ritratto di Ippolita Maria Sforza, opera di Francesco Laurana, calco del Museo Puškin da un originale perduto, già al Bode-Museum, Berlino
Duchessa di Calabria
Stemma
In carica 10 ottobre 1465 – 20 agosto 1484
Predecessore Isabella di Chiaromonte
Successore Trogia Gazzella
Nascita Pesaro, 18 aprile 1445
Morte Napoli, 19 agosto 1488
Dinastia Sforza
Padre Francesco Sforza
Madre Bianca Maria Visconti
Consorte Alfonso II di Napoli
Figli
Religione Cattolicesimo

Ippolita Maria Sforza (Pesaro, 18 aprile 1445Napoli, 19 agosto 1488) era figlia di Francesco I e di Bianca Maria Visconti; divenne Duchessa di Calabria per matrimonio, ma morì prima che suo marito Alfonso II d'Aragona diventasse re di Napoli (1494).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu donna di cultura, alunna di Baldo Martorelli, umanista marchigiano erede della pedagogia umanista di Vittorino da Feltre,[1] Guiniforte Barzizza e di Costantino Lascaris, che le dedicò una Grammatica greca.[2]

A Milano il 10 ottobre 1465 andò in sposa, per ragioni politiche, ad Alfonso d'Aragona Duca di Calabria ed erede al trono (divenne Re di Napoli con il nome di Alfonso II dopo la morte della moglie) e fu da tutti additata quale esempio di fedeltà e di "inaudita pudicizia".

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Dal matrimonio nacquero tre figli:

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella serie anglo-italiana I Medici Ippolita Maria è interpretata dall'attrice francese Gaia Weiss.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Treccani.it. Baldo Martorelli.
  2. ^ Luigi Settembrini (a cura di), Il Novellino di Masuccio Salernitano, Napoli, 1874, p. 1.
  3. ^ Silvano Borsari, ARAGONA, Pietro d'. In: Dizionario biografico degli italiani, Vol. III, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1961
  4. ^ Francesco Ceva Grimaldi (marchesi di Pietracatella.) e Francesco Ceva Grimaldi, Della città di Napoli dal tempo della sua fondazione sino al presente: memorie storiche, Stamperia e calcografia, 1857, p. 701. URL consultato il 26 gennaio 2018.

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