Caterina Visconti

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Caterina Visconti
Caterina Visconti.jpg
Miniatura di un messale in cui sono raffigurati Gian Galeazzo e Caterina Visconti inginocchiati, opera di Anovelo da Imbonate (1300)
Duchessa consorte di Milano
Coat of arms of the House of Visconti (1277).svg Coat of arms of the House of Visconti (1395).svg
In carica 5 settembre 1395 – 3 settembre 1402
Predecessore Nessuno, se stessa come Signora consorte di Milano (nuova creazione)
Successore Antonia Malatesta
Signora consorte di Milano
In carica 6 maggio 1385 – 5 settembre 1395
Predecessore Beatrice Regina della Scala
Successore Nessuno, se stessa come Duchessa consorte di Milano
Nascita Milano, 12 luglio 1362
Morte Monza, 17 ottobre 1404
Dinastia Visconti
Padre Bernabò Visconti
Madre Beatrice Regina della Scala
Consorte Gian Galeazzo Visconti
Figli Giovanni Maria
Filippo Maria
NN figlia

Caterina Visconti (Milano, 12 luglio 1362Monza, 17 ottobre 1404), figlia di Bernabò Visconti, signore di Milano, e di Beatrice Regina della Scala, fu l'ultima signora consorte di Milano, dal 1385 al 1395, e la prima duchessa consorte di Milano, dal 1395 al 1402 (anno della morte del marito), in quanto moglie di Gian Galeazzo Visconti, suo cugino di primo grado.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Signoria di Milano Casato dei Visconti
(1277-1395)
Coat of arms of the House of Visconti (1277).svg
'Vipereos Mores Non Violabo'
Stemma dei Visconti dal 1277 al 1395
Ottone
Nipoti
Matteo I
Galeazzo I
Figli
Azzone co-signore con gli zii Luchino e Giovanni
Matteo II co-signore coi fratelli Galeazzo II e Bernabò
Galeazzo II co-signore coi fratelli Matteo II e Bernabò
Figli
Bernabò co-signore coi fratelli Matto II e Galeazzo II
Gian Galeazzo
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Matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

La prima trattativa matrimoniale inerente Caterina fu nel 1378 e riguardava un possibile matrimonio con il re Riccardo II d'Inghilterra[1], il quale però in seguito sposò Anna di Boemia. L'anno successivo tuttavia Bernabò rinunciò al progetto e pose interesse su Gian Galeazzo Visconti, figlio di suo fratello Galeazzo II Visconti e vedovo di Isabella di Valois.

Le nozze tra Caterina ed il cugino avvennero a Milano il 15 novembre 1380 presso la chiesa di San Giovanni in Conca, sebbene quel giorno fosse morto Azzone, figlio dello sposo[1]

A Caterina il marito donò il castello di Monza, precedentemente concesso a Bianca di Savoia. Nel 1388 Gian Galeazzo diede alla moglie anche la Signoria di Vicenza[1].

Il colpo di stato di Gian Galeazzo[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio 1385, per impadronirsi della signoria di Milano, Gian Galeazzo catturò e rinchiuse nel castello di Trezzo Bernabò e i due figli Ludovico e Rodolfo che morirono in prigionia. Tolse inoltre ai cugini superstiti ogni diritto sulla signoria di Milano[1]. Presso gli altri signori italiani legittimò il colpo di stato accusando lo zio di volerlo assassinare ed inoltre di avere costretto al matrimonio sia lui che sua sorella Violante Visconti[1].

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Caterina diede a Gian Galeazzo due figli[2]:

Essendo andata male la prima gravidanza (una figlia era nata e morta nel giugno 1385), la coppia fece voto alla Madonna di mettere ad ogni figlio come secondo nome Maria[1]. L'8 gennaio 1390 Caterina perse un altro bambino ma, avendo fatto voto di costruire una certosa se fosse sopravvissuta al parto, furono iniziati i lavori per la costruzione della certosa di Pavia; per il progetto fu contattato anche Giovannino de Grassi. La prima pietra fu messa il 27 agosto 1396[1].

Duchessa di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Bernabò Visconti e Beatrice, genitori di Caterina

L'imperatore Venceslao concesse l'11 maggio 1395 il titolo di Duca di Milano a Gian Galeazzo. Per l'occasione i nuovi duchi incaricarono Anovelo da Imbonate di creare un Messale da donare alla basilica di Sant'Ambrogio; in esso compare anche un ritratto di Caterina insieme ad alcuni cortigiani[1].

Vedovanza[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 settembre 1402 Gian Galeazzo morì e lasciò alla moglie Caterina la tutela dei suoi figli legittimi, anche se peraltro era sempre stata tenuta all'oscuro dal governo[1]. La reggenza spettò ad un consiglio che avrebbe governato fino alla maggiore età sia di Giovanni che di Filippo[1].

Per far fronte ai debiti lasciati da suo marito, Caterina si affidò ai consigli del guelfo Francesco Barbavara, conte di Valsesia e membro del consiglio reggente. Antonio Visconti di Giovannolo (discendente di Uberto Visconti), accusò Barbavara di mal governo e, radunati alcuni dissidenti, mise in tumulto la città nel giugno del 1403. I rivoltosi posero accanto a Giovanni Maria un altro consiglio, di cui faceva parte lo stesso Antonio. I tumulti di Milano, conclusi nell'agosto dello stesso anno, avevano però scatenano la ribellione delle città infeudate ai Visconti[1].

Con l'aiuto di Pandolfo Malatesta, Jacopo dal Verme e Facino Cane, Caterina fece arrestare il 6 gennaio 1404 i membri del nuovo consiglio e decapitare alcuni rivoltosi. Coloro che riuscirono a fuggire da Milano chiesero aiuto a Filippo Maria, il quale si pose contro la madre[1].

A Milano intanto scoppiarono altri tumulti. Caterina cercò aiuto nei fratelli, ormai tutti all'estero, ma prima che potesse ricevere risposta venne arrestata 18 agosto 1404 da Francesco Visconti di Giovannolo, e rinchiusa nel Castello di Monza. Qui morì, forse di peste o forse avvelenata, il 17 ottobre 1404[1]. Fu sepolta nel Duomo, dietro l'altar maggiore.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m ::: Storia di Milano ::: Caterina Visconti
  2. ^ Visconti 2
  3. ^ V.Maspero, Storia di Monza, pag.105

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