Santeramo in Colle

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Santeramo in Colle
comune
Santeramo in Colle – Stemma Santeramo in Colle – Bandiera
Santeramo in Colle – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Città metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
Sindaco Michele D'Ambrosio (PD) dal 06/05/2012
Territorio
Coordinate 40°48′00″N 16°46′00″E / 40.8°N 16.766667°E40.8; 16.766667 (Santeramo in Colle)Coordinate: 40°48′00″N 16°46′00″E / 40.8°N 16.766667°E40.8; 16.766667 (Santeramo in Colle)
Altitudine 505 m s.l.m.
Superficie 144,86 km²
Abitanti 26 854[1] (31-12-2010)
Densità 185,38 ab./km²
Frazioni Jazzitiello, Alessandriello, Iesce.
Comuni confinanti Acquaviva delle Fonti, Altamura, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Laterza (TA), Matera (MT)
Altre informazioni
Cod. postale 70029
Prefisso 080
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 072041
Cod. catastale I330
Targa BA
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti santermani
Patrono Sant'Erasmo V.M.
Giorno festivo 2 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santeramo in Colle
Posizione del comune di Santeramo in Colle all'interno della città metropolitana di Bari
Posizione del comune di Santeramo in Colle all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Santeramo in Colle (Sandéreme in dialetto barese, fino al 1863 chiamata Santeramo) è un comune italiano di 26.830 abitanti[1] della città metropolitana di Bari, in Puglia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Per altitudine, Santeramo in Colle è il comune più alto della città metropolitana di Bari. L'agro presenta i tipici tratti geomorfologici del territorio carsico: un substrato calcareo, con affioramenti rocciosi e presenza di lame, doline e inghiottitoi. L'articolazione morfologica e vegetativa permette di individuare tre zone distinte: il bosco, le Murge, le matine:

  • il bosco è la zona situata in direzione Bari, così chiamata perché anticamente vedeva la presenza di vaste estensioni di querceti, oggi quasi del tutto estinti, che hanno lasciato il posto a terreni coltivati ed aree fortemente antropizzate.
  • le Murge sono l'elemento che caratterizza maggiormente il territorio di Santeramo e sono formate prevalentemente da rocce di natura calcarea, che lo attraversano da Sud a Nord dal Serrone a Murgia Sgolgore. Particolari sono le Quite, sulla via Alessandriello, caratterizzate da una maglia ordinata di muri a secco (i parate), trulletti (i casédde) e specchie.
  • Le Matine, in direzione Matera, sono rappresentate da una vasta pianura, un tempo paludosa, che costituisce la zona fertile del territorio Santermano e sono caratterizzate da estese coltivazioni di cereali e dalla presenza di numerosi insediamenti rurali.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Santeramo è clima temperato continentale, a causa dell'altitudine e della lontananza dal mare. La temperatura in inverno si aggira intorno ai +4 °C, mentre in estate oscilla intorno ai +31 °C con una elevata percentuale di umidità. Le precipitazioni annuali si attestano attorno ai 600 mm. Nei periodi invernali frequentemente cade la neve, specialmente in presenza di aria fredda di origine balcanica, con accumuli a volte anche notevoli. Nei mesi invernali è frequente la nebbia, soprattutto in condizioni anticicloniche o con correnti umide meridionali, provenienti dal Mar Ionio. Santeramo risulta essere la città più fredda tra quelle ricadenti nelle provincie di Bari e Bat.

SANTERAMO IN COLLE
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,6 8,1 10,6 14,0 19,7 24,4 27,3 27,2 23,3 17,3 11,9 8,8 8,2 14,8 26,3 17,5 16,7
T. min. mediaC) 0,9 0,8 2,3 4,5 7,8 12,7 15,3 15,4 12,3 9,0 4,8 2,4 1,4 4,9 14,5 8,7 7,4
T. max. assolutaC) 17,4
(1986)
20,4
(1990)
20,6
(1990)
27,4
(1983)
33,2
(1994)
39,8
(1982)
40,8
(1988)
39,2
(2000)
35,2
(1975)
31,2
(1981)
22,8
(1990)
19,0
(1979)
20,4 33,2 40,8 35,2 40,8
T. min. assolutaC) -11,8
(1985)
-11,4
(1993)
-10,2
(1987)
-4,8
(1988)
-1,4
(1989)
5,0
(1980)
7,0
(1980)
6,6
(1976)
2,6
(1976)
-2,6
(1972)
-7,2
(1972)
-9,2
(1976)
-11,8 -10,2 5,0 -7,2 -11,8
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 6 15 15 3 0 0 0 0 0 36 3 39
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 10 10 6 3 1 0 0 0 0 0 3 7 27 10 0 3 40
Precipitazioni (mm) 50,2 71,2 60,5 45,7 43,4 29,5 23,6 32,2 45,4 67,7 67,0 60,1 181,5 149,6 85,3 180,1 596,5
Giorni di pioggia 7 8 7 7 6 4 3 3 5 7 8 7 22 20 10 20 72
Giorni di nebbia 11 8 9 8 5 4 3 4 7 12 12 13 32 22 11 31 96
Umidità relativa media (%) 79 75 73 70 68 63 61 63 69 75 80 80 78 70,3 62,3 74,7 71,3

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di Santeramo affondano le radici in un lontano passato. Rinvenimenti di reperti greco-romana nel perimetro del nucleo storico testimoniano, l'esistenza almeno, in epoca classica di un centro abitato, soprattutto di lingua germanica, allora probabilmente chiamata Lupatia.

Strade antiche e sentieri[modifica | modifica wikitesto]

Dalla zona dove oggi è Santeramo, si dipartivano due vie della transumanza: una che raggiungeva l'Adriatico e l'altra che raggiungeva lo Ionio.

Le principali tra le antiche strade sono la cosiddetta via di Montefreddo che partendo dalla costa adriatica a Giovinazzo passando per Bitonto, Palo, Grumo, Masseria la Servella, Masseria Mercadante, Corte Finocchi giungeva a Santeramo e di qui con il nome via della Morsara, per Laterza e Ginosa raggiungeva lo Ionio a Metaponto.

Un documento del 1136, il più antico che fa menzione di Santeramo e della chiesa di S. Angelo (antica chiesa rupestre), ha posto in risalto la presenza di strade, stradelle e piste che sono indicate nel documento, formanti una ragnatela, utili a collegare i centri abitati e le varie località.

Così la strada che unisce le Matine a Bitetto, la strada Mellitto per Matera, il reticolo che collegava Santeramo con Bitetto e Gravina. Una di queste strade è la più breve per collegare Bari, che nella cartina è su, con Matera, che si trova giù, che erano in età medievale i centri più importanti della Puglia Centro-Settentrionale. La strada Gravina-Santeramo è un diverticolo della via Appia che dipartendosi da questa all'incrocio con l'attuale statale 99 ove è il ponte Padula-Cartena, dirigendosi ad est e attraversando i territori del Casale, oggi Casal Sabini, e dalla Guardiola per giungere a Santeramo prosegue per Gioia, Noci, Alberobello, Locorotondo, Cisternino, giungendo ad Ostuni e alla sua marina, dove in età medievale era un porto.

Questo fitto reticolo viario, unito alla disponibilità offerta dai laghi, come il lago Travato, ancora oggi vivo e vitale, sono sufficienti a giustificare la fortuna che ebbe in epoca molto antica la grotta carsica di S. Angelo come santuario di pellegrinaggio. Dalle migliaia di graffiti ed iscrizioni visibili sulle pareti si ipotizza che i pellegrini fossero molti.

La parte meridionale dell'agro santermano è interessata tuttora dal percorso dell'antica via Appia nel tratto tra Venusia e Taranto. Nella località di Viglione, è presente il sito della Mansio di Sublupatia citata negli itinerari romani[3].

Il nome attuale deriva dal patrono Erasmo di Antiochia, martire nell'età dioclezianea che secondo la leggenda l'avrebbe fondata.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il borgo antico si è sviluppato intorno ad una comunità di monaci (basiliani prima, benedettini dopo) accomunati dal culto verso S. Erasmo. Essi agirono da polo di attrazione e di rifugio per le popolazioni locali. Nel 1170 il Codice Diplomatico Barese parla di un monastero, una chiesa, un cimitero, un battistero e un "casale". È questo il primo documento scritto che cita Santeramo. La vita del monastero non fu molto lunga, all'incirca di 190 anni. Nel 1249, Infatti, si parla solo di CASALI SANCTI HERASMI e non più del monastero.

Nel 1374 il Casale divenne centro autonomo, e prese il nome di CASTRUM SANCTI HERASMI o TERRA SANCTI HERASMI.

Storia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1410 re Ladislao vendette il Castrum a Buccio dei Tolomei di Siena, suo capitano. Santeramo divenne un feudo e tale rimase fino al 1806, data di cessazione del feudalesimo. Dal 1410 al 1468 fu possedimento dei Tolomei, dal 1468 al 1618 dei Carafa, dal 1618 al 1806 dei Caracciolo.

Storia contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Santeramo fu città filoborbonica nel periodo 1799. In particolare partecipò alla reconquista del regno delle due Sicilie ad opera dell'Esercito della Santa Fede del Cardinale Ruffo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Sommossa Popolare del 1809.

Nel 1809 I francesi s'impegnano attivamente nella lotta al brigantaggio, ma spesso furono degli innocenti a pagare: i cinque fratelli Fiore di Santeramo in Colle che transitavano da Acquaviva furono fermati per sospetti briganti e fucilati nella pubblica piazza senza ulteriori accertamenti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Sommossa del 1860.

L'annessione al Regno d'Italia avvenne nel 1860 e segui le vicende storiche del resto della nazione. È da sottolineare che Santeramo fu uno dei primi Comuni a ribellarsi al nuovo Regno di Italia. Già nel 1860 infatti il paese era in tumulto sotto la guida del sergente Perniola che proveniva dalle fila dell'esecito borbonico. Da Altamura arrivò a Santeramo un reparto della guardia nazionale, portando un cannone piazzato sul convento. Si dice che per intercessione di Sant’Erasmo la città fu salvata, e da allora c’è una festa che ricorre il 10 dicembre.

Durante la seconda guerra mondiale, divenne sede di importanti depositi di materiale bellico, acquisendo una notevole importanza strategica.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome moderno e il sostitutivo del nome antico Lupatia. Riguardo al toponimo Santeramo, non è ancora chiaro la sua origine, per cui non è ancora oggi possibile affiancarlo al nome del martire Erasmo, santo che soggiornò in questi luoghi nel suo lungo viaggio verso Roma da Antiochia. Bisogna riflettere sulla radice sand (germanico antico), luogo sabbioso, renelloso, paludoso.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Cattedrale e Parrocchia Sant'Erasmo
  • Parrocchia del SS Crocifisso
    Parrocchia SS Crocifisso
  • Parrocchia del Sacro Cuore
  • Chiesa del Carmine
  • Chiesa di sant'Eligio
  • Chiesa di san Giuseppe
  • Chiesa Maria SS. Annunziata
  • Chiesa di santa Lucia
  • Chiesa di san Domenico
  • Chiesa Maria SS. della Pietà
  • Chiesa Madonna del Rosario di Pompei (Monfortani)
  • Chiesa Madonna di Fatima

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • palazzo Colonna

Rappresenta uno dei palazzi più caratteristici del centro storico. La struttura principale ha oltre duecento anni; ingloba una torre circolare che si fa risalire all’XI-XII secolo. In passato era dotato anche di un giardino. Nel 2001 è stato oggetto di una manutenzione straordinaria, eseguita dall'impresa di Pontrandolfo Luca (nonché proprietario), insieme all'architetto Patrizia Falcone, tecnico progettuale.[senza fonte]

  • Palazzo Marchesale
Palazzo Marchesale
  • Palazzo De Laurentis
  • Palazzo De Luca
  • Palazzo Di Fonzo
  • Palazzo Disanto
  • Palazzo Giandomenico
  • Palazzo Netti
  • Palazzo Sava
  • Palazzo Municipale
    Palazzo Municipale
  • Castello Tangorra

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 1.012 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Albania Albania 560 2,09% (il 55,33% della popolazione straniera)

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Confraternite[modifica | modifica wikitesto]

  • Arciconfraternita del SS.mo Sacramento,
  • Confraternita di S. Lucia,
  • Confraternita dell’Annunziata,
  • Confraternita della Madonna del Carmine,
  • Confraternita di S. Giuseppe,
  • Confraternita SS. Crocifisso.

Media[modifica | modifica wikitesto]

A Santeramo ha sede l'emittente televisiva locale T.R.C.[5] (Tele Radio Colle), proprietaria del portale www.santeramo.it. Viene anche edito il mensile cittadino Partecipare, fondato nel 1973 da don Pierino Dattoli. L'informazione locale è completata dai siti di informazione online Santeramolive[6] facente parte del circuito Livenetwork. Tra gli anni 2013 e 2014 questo portale ha subito un forte incremento grazie all'aggiornamento repentino e continuo. Si è imposto così come principale portale di informazione a livello locale, toccando, nel novembre 2014, oltre 1 milione di visite. Operanti sul territorio anche Santeramoweb[7] associato al network LaVoceDelPaese.it. Inoltre nell'ottobre 2010 nasce il mensile "Il Colle", nuovo giornale della città.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nelle campagne di Santeramo tra il 1930 e il 1931 furono girate alcune scene del film muto Idillio Infranto, diretto da Nello Mauri con Ida Mantovani e altri attori dilettanti.

Nel 1994 la cittadina fu scelta come ambientazione di Da do da (in dialetto barese: "Da qui a là"), diretto da Nico Cirasola, narrazione fantastica della discesa degli dei dell'Olimpo in una cittadina dell'Italia meridionale.[8]

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

  • Teatro Il Saltimbanco (ex Teatro Don Bosco)

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina tipica santermana è basata essenzialmente sui prodotti locali: grano, olio, vino, carni, formaggi, ortaggi e frutta.

La produzione di rilevanti quantità di cereali nella zona pianeggiante delle Matine permette la realizzazione di prodotti di buona qualità, come pane cotto nel forno a legna, biscotti, taralli, focacce, friselle.

Il territorio circostante è caratterizzato dalla presenza di numerose aziende zootecniche che consentono di far gustare dell'ottima carne e dei buoni latticini e formaggi. La pasta tipica è fatta a mano con semola di grano duro e prende la forma di cavatelli, orecchiette, fricelli.

Piatti tipici sono le orecchiette con i fricelli, le orecchiette con le cime di rape, i cavatelli con il sugo di braciole, i cavatelli lunghi con i cavolfiori e la mollica soffritta, i cavatelli con i funghi cardoncelli, le fave bianche con le cicorielle campestri, l'agnello allo spiedo con patate e cipolle, le "gnumiredde" (involtini di frattaglie di agnello o agnellone avvolti dalle budella dello stesso animale), i lampascioni lessi con olio e pepe.

Molto diffuso è il consumo di carne equina (cavallo e asino) presso le numerose rosticcerie del paese che attirano molti forestieri.

Tra i dolci tipici vi sono le castagnelle di marzapane, le carteddate e i purciddi con il vincotto ricavato dalla cottura dei fichi, le scarcedde pasquali con uova lesse a forma di colombe, cavalli e borsette.

Da segnalare la produzione di vini, tra cui il Primitivo ed il Novello. Tra le aziende produttrici si segnalano Cantine del Colle, Tenuta Viglione, Vinicola Divella,

Persone legate a Santeramo in Colle[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa patronale di Sant'Erasmo, 2 giugno
  • Carnevale dei Ragazzi

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicende urbanistiche di Santeramo.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1000 e il 1500 il borgo antico era contenuto all'interno di una zona delimitata da via Sant'Eligio, Giardino Giandomenico, via Sant'Antonio, via Carmine ed era dotato di fossato, mura, due torri e due porte, quella del Castello e quella del Lago. Si presume che delle due torri una sia ancora esistente (inglobata all'interno del Palazzo Colonna), e che la seconda fosse localizzata in via Piazzolla in continuità con il palazzo Marchesale. In questo periodo insistevano su tutto il territorio, oltre alla Chiesa principale di S. Erasmo (odierna Chiesa del Carmine), diverse cappelle: la cappella di Santa Maria de Insula, la cappella di Santa Caterina, la cappella di Sant'Antonio Abate, la cappella di San Giovanni, la cappella di San Lorenzo, la cappella di Sant' Eligio, la cappella del Purgatorio, la cappella di San Domenico. Di queste soltanto le ultime tre sono tuttora esistenti. Le cappelle di Sant'Eligio e del Purgatorio sono all'interno del borgo antico, mentre quella di San Domenico si trova al di fuori delle mura, in direzione Laterza.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1576, con la costruzione del Palazzo Marchesale ('Castello') da parte di Ottavio Carafa, vi fu un nuovo impulso allo sviluppo urbanistico del centro abitato, che si estese nel Borgo di Casalnuovo (nell'area di Via S. Antonio) e in quello della Chiesa Lama (alle spalle dell'odierna Chiesa di S. Erasmo). Quest'ultima venne ingrandita a partire dagli inizi del '700 per diventare la Chiesa Madre.

Nella seconda metà del '600, grazie alla fondazione del Convento dei Padri Riformati, avvenuta sulle rovine di una preesistente cappella dedicata a San Rocco, si sviluppò il primo Rione di San Rocco. Quest'area divenne una delle principali direttrici di sviluppo dell'abitato, non soltanto grazie alla presenza del convento ma anche per quella di una cappella, già annoverata fra i possedimenti del monastero di Sant'Erasmo nel 1193, e dedicata a S. Efrem Siro, il cui culto appartiene alla tradizione santermana da secoli. Di tale cappella, che era ricavata in una grotta, rimane ben poco, essendo stata demolita nel 1889 per far posto all'attuale chiesa della Pietà.

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Tra il '600 e il '700 le famiglie legate al marchese Caracciolo fondarono i propri "Palatium": nacquero così Palazzo Sava, Palazzo De Laurentiis, Palazzo Netti, Palazzo Giandomenico, Palazzo Colonna. Contemporaneamente sorsero le prime "aedes" o case palazziate[9].

Nella seconda metà del '700 continuò l'espansione nella direzione del Convento, oltre la Porta di San Rocco, e nacque il Rione Santa Lucia. Per il continuo aumento della popolazione il marchese donò alle giovani coppie il suolo che si estendeva vicino la Porta Nuova di via Laterza, destinato a vigna, con l'obbligo di costruire nuove abitazioni. Si edificò così il Borgo della Vigna del Signore. Le abitazioni che sorsero in questo borgo sono caratterizzate da scale esterne che conducono al piano superiore e terminano con delle loggette: i cosiddetti "uavi", la cui costruzione venne vietata a partire dal 1844 per motivi di igiene, di allineamento dei profili stradali e per evitare indebite occupazioni di suolo pubblico. Fra il 1829 e il 1833 vennero abbattute le Porte di San Giuseppe, del Lago e la Porticina di via Gioia, per fare spazio a nuove abitazioni, dal momento che la cittadina continuava la sua crescita demografica.

L'ulteriore fabbisogno abitativo venne soddisfatto grazie all'urbanizzazione di parte del suolo di proprietà della chiesa e di privati. Venne diviso in isole rettangolari secondo una maglia tipicamente ottocentesca, dando vita al Borgo del Capitolo (alle spalle dell'odierno ospedale): gli edifici consistono di due piani, il primo dei quali era adibito a stalla, il secondo ad abitazione. Quest'area era limitrofa a quella paludosa ("Abbàsce 'o Läie"), che venne bonificata nel 1833 per creare uno spiazzale, il Largo della Fiera, divenuto oggi Piazza Di Vagno.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Tra la seconda metà e la fine dell'800 l'abitato si estese nel Borgo Rizzi, alle spalle del Borgo della Chiesa Lama, nel Borgo di San Vito, a destra di via dell'Amarena, e nel Borgo della Chiesa Nuova (Chiesa del Sacro Cuore). Nel 1862 venne progettato dall'ing. Ezechiele Cifarelli e realizzato il nuovo Palazzo Municipale, in quello che veniva denominato il Largo Dell'Erba, e l'Ospedale Monte Iacoviello. Al 1886 risale una delibera comunale per l'abbattimento di alcuni tratti di mura (in via Palombaio). Alla fine dell'800 vennero costruiti l'edificio scolastico Umberto I, il Palazzo Di Santo, la Chiesa Nuova dei Missionari del Preziosissimo Sangue (intorno a cui si svilupperà il Borgo Santoro), l'Orfanotrofio Calabrese, la stazione ferroviaria della linea Rocchetta S. Antonio - Gioia.

Nel 1927 avvenne lo sventramento del Rione Chiancone all'interno del centro storico e la conseguente urbanizzazione di parte dell'estramurale, odierna Corso Italia, su cui sorgerà nel 1939 il Consorzio Agrario Provinciale.

Lo sviluppo demografico e urbanistico del Novecento ha portato al nuovo disegno della città moderna sovrapposta a quella antica a costo di sventramenti e demolizioni.

Oggi una nuova concezione urbanistica, per quanto tardiva, consente di programmare gli insediamenti di maggiore impatto architettonico fuori dal centro storico.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le attività agricole principali riguardano la coltivazione di uva da vino e dell'ulivo, mentre per l'allevamento Santeramo ha ovini e bovini ma soprattutto equini, tanto è vero che Santeramo è conosciuta in tutta la zona come la "Città della carne di cavallo[senza fonte]". Definita la "Svizzera d'Italia" fino a qualche anno fa, per il bassissimo tasso di disoccupazione[senza fonte], Santeramo vanta anche il primato di "Città mondiale del salotto", in quanto hanno sede le Industrie Natuzzi leader del mobile imbottito quotata alla borsa di Wall Street.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade provinciali della città metropolitana di Bari.

Santeramo è crocevia di molte strade provinciali e statali; tra le più importanti:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Santeramo viene gestita da Trenitalia, e fa parte della linea Rocchetta Sant'Antonio - Gioia del Colle;

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il trasporto pubblico all'interno della città è gestito dalle società Autolinee Caponio.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La società di pallavolo femminile The Lions Alfieri Volley ha militato in serie A1 dal 2004 al 2007 e ha vinto nel 2004 la Coppa Italia di serie A2; nel 2007 cambia denominazione in Santeramo Sport e disputa campionati di serie A1 fino al 2009, quando dichiara fallimento, conservando soltanto l'attività agonistica giovanile.

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune hanno sede due squadre di calcio: l'ACD Santeramo, militante nel Campionato Regionale di Prima Categoria, e l'A.C.D. Lupatia Santeramo, militante nel Campionato Regionale di Seconda Categoria.

A Santeramo si disputano a livello agonistico anche il basket, il badminton, il ciclismo, l'atletica leggera, il rugby, la ginnastica, il nuoto, le arti marziali e la scherma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani
  3. ^ Murgia Catena (Blera) - Masseria Candile (Sublupatia)
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ TRC - WebTV [Il Portale di Informazione di Santeramo in Colle]
  6. ^ Sito di Santeramolive
  7. ^ Sito di Santeramoweb
  8. ^ Vito Attolini Apulia Film Commission.
  9. ^ Case Palazziate [1]
  10. ^ http://www.comune.santeramo.ba.it/index.php?id=387&idg=3
  11. ^ http://www.comune.santeramo.ba.it/index.php?id=387&idg=2
  12. ^ http://www.comune.santeramo.ba.it/index.php?id=387&idg=1

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Musci, I colori di Santeramo, 2009 (in vendita presso le edicole del paese)
  • Paolo Spinelli, La sommossa del 1860 a Santeramo in Colle ed il processo ai ribelli, 1966, Edizioni Del Liocorno
  • Roberto Caprara, Il santuario di Sant'Angelo a Santeramo, 2008, Edizioni Adda
  • Monsignor Ignazio Fraccalvieri, L'icona del giudizio universale nella grotta di S. Angelo presso Santeramo, 1975, Edizioni Adda
  • Vito Tangorra, L'agro materano di Santeramo (Matine, Murge, Pedali), 1983, Edizioni Levante
  • Vito Tangorra, La terra di S. Erasmo: dalle origini al sec. 18", 1969, Adriatica
  • Fondazione Vito Tangorra, Francesco Netti: pittore e critico d'arte", 2008, Editore Santeramo Antica
  • Vito Tangorra, Due chiese di Santeramo e un po' di storia, 1977, Grafica Safra
  • Vito Tangorra, La popolazione di Santeramo tra il 600 e 700, 1980, Tipografia Meridionale
  • Vito Tangorra, Risparmio e credito a Santeramo in Colle, 1977, Grafica Safra
  • Clelia Grattagrisi, Le più antiche carte dell'archivio Caracciolo-Carafa di Santeramo: fondo Caracciolo di Santeramo", 1982, Società di storia patria per la Puglia
  • Vincenzo Volpicella, Ragioni del sign. marchese di Santeramo contra la università, ed uomini di quella terra, 1806, Stamperia Orsiniana
  • Rocco D'Ambrosio, Serafino Germinario. Un prete scomodo, 2007, Edizioni Palomar

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


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