Santeramo in Colle

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Santeramo in Colle
comune
Santeramo in Colle – Stemma Santeramo in Colle – Bandiera
Santeramo in Colle – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of Arms of Apulia.svg Puglia
Città metropolitanaCittà metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
SindacoFabrizio Baldassarre (Movimento 5 Stelle) dal 25-6-2017
Data di istituzione19/01/1863
Territorio
Coordinate40°48′N 16°46′E / 40.8°N 16.766667°E40.8; 16.766667 (Santeramo in Colle)Coordinate: 40°48′N 16°46′E / 40.8°N 16.766667°E40.8; 16.766667 (Santeramo in Colle)
Altitudine489[1] m s.l.m.
Superficie144,86 km²
Abitanti26 245[2] (30-11-2019)
Densità181,17 ab./km²
FrazioniJazzitiello, Alessandriello, Iesce, Guardiola, Vallone della Silica
Comuni confinantiAcquaviva delle Fonti, Altamura, Cassano delle Murge, Gioia del Colle, Laterza (TA), Matera (MT)
Altre informazioni
Cod. postale70029
Prefisso080
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT072041
Cod. catastaleI330
TargaBA
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantisantermani
PatronoSant'Erasmo V.M. - San Francesco Saverio (Compatrono)
Giorno festivo2 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santeramo in Colle
Santeramo in Colle
Santeramo in Colle – Mappa
Posizione del comune di Santeramo in Colle all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Santeramo in Colle (Sandèreme in dialetto santermano) è un comune italiano di 26 507 abitanti[2] della città metropolitana di Bari, in Puglia. Fino al 1863 era chiamato Santeramo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Per altitudine, Santeramo in Colle è il comune più alto della città metropolitana di Bari.

L'agro presenta i tipici tratti geomorfologici del territorio carsico: un substrato calcareo, con affioramenti rocciosi e presenza di lame (Lamalunga, Lamadavruscio, Lamadispina, Lamasinara, Lamadilupo), jazzi (Iazzitello, Iazzo vecchio, Iazzo Sava, Iazzo De Laurentiis, Iazzo De Luca), doline e inghiottitoi, corti ( Corte Finocchio, Curtocarosino, Curtolevacche, Curtopasso, Curtolafica), parchi (Parco Giovanni, Parco Lanzano, Parconuovo, Parco del Trullo, Parco Sava, Parco Caldara), laghi ( Lago Travato, Lagolupino, Lagolaguardia, Lagopalumbo, Lacometana), monti (Montefungale, Montefreddo), pozzi (Pozzo Leone, Pozzopoveriello), fontane (Fontana di tavola, Fontanarosa).

Morfologia[modifica | modifica wikitesto]

L'articolazione morfologica e vegetativa permette di individuare tre zone distinte: il bosco, le Murge, le matine.

Boschi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Foresta Mercadante.

La zona boscosa del territorio è la zona situata in direzione Bari, così chiamata perché anticamente vedeva la presenza di vaste estensioni di querceti, oggi quasi del tutto estinti, che hanno lasciato il posto a terreni coltivati ed aree fortemente antropizzate. Inoltre su via Alessandriello si trova il bosco Denora, mentre sulla via per Matera vi è il bosco della Parata.

Le Murge[modifica | modifica wikitesto]

Le Murge sono l'elemento che caratterizza maggiormente il territorio di Santeramo e sono formate prevalentemente da rocce di natura calcarea, che lo attraversano da Sud a Nord dal Serrone a Murgia Sgolgore. Particolari sono le Quite, sulla via Alessandriello, caratterizzate da una maglia ordinata di muri a secco (i parate), trulletti (i casédde) e specchie.

Le matine[modifica | modifica wikitesto]

Le Matine, in direzione Matera, sono rappresentate da una vasta pianura, un tempo paludosa, che costituisce la zona fertile del territorio santermano e sono caratterizzate da estese coltivazioni di cereali e dalla presenza di numerosi insediamenti rurali.

Le grotte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grotta di Sant'Angelo (Santeramo in Colle).

Il territorio è caratterizzato da numerose cavità carsiche che creano una fitta rete di cunicoli sotterranei

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Santeramo è clima temperato continentale, a causa dell'altitudine e della lontananza dal mare.

La temperatura in inverno si aggira intorno ai +4 °C, mentre in estate oscilla intorno ai +21 °C con una elevata percentuale di umidità.

Le precipitazioni annuali si attestano attorno ai 600 mm. Nei periodi invernali frequentemente cade la neve, specialmente in presenza di aria fredda di origine balcanica, con accumuli a volte anche notevoli.

Nei mesi invernali è frequente la nebbia, soprattutto in condizioni anticicloniche o con correnti umide meridionali, provenienti dal Mar Ionio.

Santeramo risulta essere la città più fredda tra quelle ricadenti nelle provincie di Bari e Bat.

SANTERAMO IN COLLE
(1971-2000)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 7,68,110,614,019,724,427,327,223,317,311,98,88,214,826,317,516,7
T. min. mediaC) 0,90,82,34,57,812,715,315,412,39,04,82,41,44,914,58,77,4
T. max. assolutaC) 17,4
(1986)
20,4
(1990)
20,6
(1990)
27,4
(1983)
33,2
(1994)
39,8
(1982)
40,8
(1988)
39,2
(2000)
35,2
(1975)
31,2
(1981)
22,8
(1990)
19,0
(1979)
20,433,240,835,240,8
T. min. assolutaC) −11,8
(1985)
−11,4
(1993)
−10,2
(1987)
−4,8
(1988)
−1,4
(1989)
5,0
(1980)
7,0
(1980)
6,6
(1976)
2,6
(1976)
−2,6
(1972)
−7,2
(1972)
−9,2
(1976)
−11,8−10,25,0−7,2−11,8
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 000006151530000036339
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 1010631000003727100340
Precipitazioni (mm) 50,271,260,545,743,429,523,632,245,467,767,060,1181,5149,685,3180,1596,5
Giorni di pioggia 7877643357872220102072
Giorni di nebbia 11898543471212133222113196
Umidità relativa media (%) 7975737068636163697580807870,362,374,771,3

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Santeramo ha origini medievali.

Diverse ipotesi sono state avanzate sul nome cittadino, tra le quali vi è una che sostiene possa far riferimento ad un luogo di culto: Santo Luogo dell'Eremo, con la presenza di annesso monastero, costruito dopo l'XI secolo[4], a cui fu probabilmente premesso l'aggettivo di "Santo". Il primo documento, a conferma di questa ipotesi, che fa cenno al toponimo "Ad Sanctum Eramum" (Santo Eramo / Eramo Santo) compare per la prima volta in un documento “privilegio di Costanza”, conservato, in originale, nel Tabulario di Santa Maria la Nova, ed è datato Palermo 1196 dicembre, XVI Ind. Ad Sanctum Eramum riferito, probabilmente, al ruolo svolto dal culto micaelico nel territorio. L’eremo appunto di Sant’Angelo.

Un'altra, invece, sostiene il richiamo al martire erasmiano, ipotesi sostenuta anche da molti studiosi in loco. Dell'attuale toponimo vi sono riferimenti cartacei a partire dal XII secolo (vi è una charta datata al 1180)[5]. Già diffuso da prima dell'XI secolo doveva essere anche il culto a S. Efrem.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Peso da Telaio con Sfinge rinvenuto in Santeramo centro storico
Peso da telaio con sfinge in ambito i lati. Depositato presso Soprintendenza Archeologica di Bari

L'Antica Lupatia[modifica | modifica wikitesto]

La storia della Santeramo preromana - l'antica città Peuceta[modifica | modifica wikitesto]

L’abitato moderno di Santeramo, costituito da strutture murarie con andamento curvilineo, è impostato su di un’area di frequentazione antichissima. Le fondazioni dell’abitato antico sono formate da tre allineamenti affiancati di blocchi calcarei informi, con spessore delle fondazioni di cm 30-40. Pavimento battuto in concotto e tufina. La Dimensione: mq 28.

Durante gli scavi avvenuti nel Maggio 1980 a Santeremo, la Soprintendenza ha messo in luce resti di due insediamenti ascrivibili al IX-VIII e V-IV sec. a C. È stato inoltre rinvenuto un peso da telaio con la raffigurazione su ambo i lati di una sfinge (unico esemplare in Italia), certamente va approfondita la simbologia della sfinge e chi e perché ne fece uso. Il contesto è fondamentale per capire il suo significato. Inoltre, fu rinvenuto un fornello costituito da sottili strati sovrapposti di pietrisco, argilla e carbone, poggianti su di un piano di piccole lastre calcaree, sovrastante una grossa chiazza di cenere e carbone (nella relazione dello scavo della Soprintendenza Archeologica di Taranto).[5]

L’insediamento peuceta di Santeramo appartiene alla tipologia dei centri situati all’interno (entroterra) si sviluppò sul promontorio che dominava tutta l’area circostante, posizione geografica di controllo, sfruttando quelle che erano le caratteristiche idrogeomorfologiche del terreno, in corrispondenza dei territori fertili, solchi torrentizi o bacini di raccolta delle acque piovane, le lame e, in presenza di antiche cavità carsiche (grotte). È accertata la presenza dell’antico lago carsico.

La fase romana[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgo Antico può essere suddiviso in area originale peuceta e area di successiva espansione romana, probabilmente da ascriversi al periodo dalla ricostruzione presunta nel II secolo a.C. e fino ai primi secoli EV. Il precedente Borgo Antico si espande, poi, nell’abitato altomedievale circondato da mura.

Un ritrovamento esemplare riguarda un'epigrafe ritrovata in un orto appartenente ad Antonio di Santo,[6] che riporta il nome del defunto -ELASIV- (classificato successivamente (v)/(c)-ELASIV-(s))[6], e collocata dal Mommsen tra il territorio santermano e gioiese.[6]

L'origine del toponimo Lupatia[modifica | modifica wikitesto]

Facendo un sommario degli studi relativi all’etimo del poleonimo, troviamo:

Lupatia (lib/lub) Λιβαδιον valle) G. Colella

(lub-) Radice etrusca lup- (che riguarda la morte) G. Alessio, S. Bekakos

(lib-) Acqua stagnante G. Alessio (più recente)

Aliba (lib-) Luogo di culto dell’acqua e dei defunti S. Bekakos

La fondazione dell'Antica Lupatia[modifica | modifica wikitesto]

Circa la data di fondazione di Lupatia, o meglio della nascita del poleonimo, va ipotizzata a cavallo fra il IX e la fine del VII secolo a.C. Considerati i numerosi altri toponimi intorno a Canosa e la loro supposta origine chiuso-perugina, parrebbe più probabile una datazione alta. Ma questa, ovviamente, richiede ulteriori riscontri. In queste aree della Peucezia, infatti, gran parte degli abitati sono stati frequentati almeno fin dalla cultura appenninica. Per fondazione intendiamo quindi ipotizzare quell’arco di tempo nel quale si è cominciato a parlare dell’antico insediamento attraverso la radice etrusca lup-. Quindi più che di fondazione, si dovrebbe parlare di connotazione poleonimica.

Il Territorio di Santeramo[modifica | modifica wikitesto]

Il Neolitico[modifica | modifica wikitesto]

La frequentazione umana assidua nel territorio santermano è testimoniata sin dal Neolitico, dato il rinvenimento di molti elementi appartenenti a questa fase storica[5], nello specifico nella zona nota come Le Matine, situata a sud dell'attuale centro cittadino e caratterizzata dal suolo pianeggiante, dapprima paludosa alla fine della seconda fase sub-boreale e successivamente boscosa nel Neolitico, dovuta ad una probabile bonifica in epoca romana[5].

Il villaggio neolitico trincerato di Masseria Fontana di Tavola o Talve[modifica | modifica wikitesto]

Il sito di Masseria Fontana di Tavola è ubicato lungo il percorso della Via Appia Antica (denominata anche ‘Via Tarantina’), la quale delinea il confine tra Santeramo in Colle e Matera. Esso è collocato in località Valzerosso, nei pressi di una vallecola attraversata da un ramo del Silica, su un’area pianeggiante che procedendo verso est termina con un lieve dislivello. Attualmente la zona è di proprietà privata e vi è stata impiantata un'azienda agricola a vocazione cerealicola.

Etimologicamente il nome della località significherebbe ‘Fonte del Fiume Talvo’. In questa zona infatti doveva trovarsi la sorgente di questo corso d’acqua che costeggiava la città di Castellaneta e di cui parlano diverse fonti a partire dall’epoca romana fino a tempi più recenti. Per citarne alcune: • «CASTELLANETTA: al Ponente di Metula, sul fiume Talvo. Ha Vescovado Suffraganeo dell’Arcivescovo di Taranto».

La quantità di frammenti ceramici rinvenuti, sono ascrivibili all’orizzonte cronologico compreso tra il Neolitico, l’Eneolitico e l’età del Bronzo, raccolti sul sito di Masseria Fontana di Tavola. Lo studio dei reperti ceramici ha indotto a ritenere che la zona sia stata frequentata e occupata più assiduamente nel corso del Neolitico Antico, vista la preponderanza di ceramica impressa arcaica (soprattutto nell’area tra Altamura e Santeramo in Colle). A questo proposito, Damiana Santoro ha sostenuto che «i rinvenimenti denotano un popolamento più diffuso durante la fase del Neolitico Antico; nel Neolitico Medio-Recente sembra delinearsi una tendenza a un diradarsi, o piuttosto ad un concentrarsi degli abitati, probabilmente in conseguenza di mutate esigenze da riconnettersi a differenti condizioni climatico ambientali» L’analisi dei reperti di Masseria Fontana di Tavola permette di verificare che il sito ha avuto un periodo di rioccupazione durante il Neolitico Finale, considerando il cospicuo numero di frammenti in stile Diana, nell’ambito di un generale incremento degli abitati e di una riaggregazione stanziale riscontrabile anche in altre zone dell’Italia sud-orientale, per poi ridimensionarsi nuovamente durante l’Eneolitico e l’età del Bronzo.

Il villaggio neolitico trincerato di Masseria Grottillo[modifica | modifica wikitesto]

All’interno del paesaggio della Murgia Alta di Santeramo in Colle si individua i resti del villaggio neolitico trincerato di Masseria Grottillo, che riveste notevole interesse da un punto di vista archeologico. Il Villaggio neolitico trincerato fu individuato dallo studioso materano Gianfranco Leonetti, nell’ambito delle ricerche topografiche e sottoposto solamente a vincolo dalla Soprintendenza Archeologica di Taranto - dott.ssa Donata Venturo nel 26 maggio 1997 e dall’ora non è mai stato studiato. Il villaggio attualmente è in stato di abbandono.

Il grande insediamento Peuceta di masseria Di Santo e Bonifacio[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base di alcuni studi[5], è emerso che Il sito archeologico in oggetto è ubicato nell’area delle masserie Di Santo e Bonifacio a S-SE della cittadina di Santeramo in Colle (BA), altezza di m 360 s.l.m. Il sito, domina la valle sottostante che è attraversata da antichi percorsi, N-NS e E-ES, non agevolmente definibili temporalmente, che raggiungevano la masseria Viglione, che coincide con Sublupatia, una stazione della Via Appia. Il Biancofiore, sottolinea a seguito delle ricerche condotte in loco come Viglione, fosse stato, come oggi, un centro di smistamento di diverse strade. Come Sublupatia, che non era soltanto una stazione della Via Appia, ma anche il nodo da dove partiva il raccordo per la Minucia, testimoniato sommariamente dalla Tabula Peutingeriana che pure nell’area non riporta più la via Appia, ma con maggior precisione dalla Cosmographia Anonimi Ravennatis e dalla Guidonis Geographica. (fig. 1) Gli insediamenti Peuceti erano localizzati spesso nelle vicinanze dei villaggi occupati in epoca preistorica. Il sito in oggetto, infatti, è distante circa 500 mt dal noto villaggio neolitico trincerato di Masseria Grottillo (già segnalato, sottoposto a vincolo archeologico dalla Soprintendenza di Taranto nel 1997, non studiato, attualmente in stato di abbandono) dove abbondano anche ceramica classica e romana e a circa 3 km dall’Antica Via Appia. Il sito era già stato segnalato alla Soprintendenza Archeologica di Taranto a partire dal 1980 dall’Ispettore Onorario Gianni De Santis. Nulla di nuovo ci dice la Mangiatordi che scrive solo che nel sito: furono raccolti frammenti ceramici ascrivibili alla tarda età repubblicana e alla prima età imperiale. A confermare l’importanza del sito è C. S. Fioriello, dell’Università di Bari, nel 2017 a valle di un articolato sopralluogo. L’enorme superficie interessata dallo spargimento di frammenti ceramici, lascia supporre la presenza di un insediamento di considerevole dimensione. Nell’area sono disseminati su tutta la superficie moltissimi frammenti di ceramica geometrica indigena e lineare, ceramica a vernice nera, terra sigillata africana, ceramica tardo-romana dipinta e da cucina, varie tegole, frammenti di sarcofagi e centinaia di pesi da telaio e, un peso da telaio in bronzo (in possesso del contadino) di altezza 10 cm. (fig.2)

Nell’area compresa fra Masseria Bonifacio e Masseria Di Santo, in mancanza di scavo scientifico, nonostante la quantità dei rinvenimenti che consentirebbe di formulare ipotesi certe sulle caratteristiche dell’insediamento, è possibile ipotizzare la presenza di un nucleo abitativo di rilevante entità socio-economico, vista la vicinanza, anche di due probabili ville di età imperiale riconosciute nella vicina località Masseria Bonifacio (foto aeree del 2009, già trasmesse alla Soprintendenza di Taranto). (fig.3)

Nell’area di masseria Bonifacio, è presente un uliveto alla cui entrata è ubicato un ipogeo, epicentro di tutta l’area delle masserie Di Santo – Bonifacio.

L’ipogeo è un vastissimo sistema sotterraneo che si estende per decine di metri ed è di grande interesse geologico, geomorfologico, archeologico e storico. L’accesso principale permette di raggiungere una serie di enormi saloni in rapida successione. La grotta è di natura carsica, ipogea e sulle pareti si notano sedimenti e fossili. Un’insenatura chiusa artificialmente con materiale di riporto e vari massi ostruisce l’accesso ad altri vani. All’interno sono stati rinvenuti frammenti di ceramica di tutte le epoche, a partire dal neolitico nonché molte ossa. Si segnala: un obolo greco del IV sec, e 3 frammenti facenti parte di un vassoio così come descritto dal dr. Philip Kenrick: Vassoio rettangolare in Ceramica Sigillata Africana (fig. 7) Due frammenti in fine argilla rossa con un lembo rosso appena lucente appartengono a un vassoio rettangolare decorato a stampo in rilievo. Questi vassoi sono stati realizzati nel sito di produzione tunisino centrale di Sidi Marzouk Tounis e sono stati datati approssimativamente (dai prototipi in argento che si crede di imitare) alla seconda metà del IV secolo d.C. I frammenti della grotta di Masseria Bonifacio provengono dal bordo di un vassoio unico che ritrae scene della vita di Achille. Esiste un esempio completo nella Archäologische Staatssammlung (ex Prähistorische Staatssammlung) di Monaco (Garbsch 1980, 1982, 100 n.36). I due frammenti di Masseria Bonifacio mostrano: una lepre sostenuta dalle zampe posteriori da un centauro (verso l'estremità sinistra del bordo inferiore); una donna seduta che gira, interpretata come Deidameia, ammiratrice di Achille quando fu nascosto alla corte del re Lycomede a Skyros (verso l'estremità inferiore del lato destro). Il tema di questo vassoio è anche discusso in dettaglio da Mackensen (2004). La forma della nave è Hayes (1972) Form 56, citata come tale in Anselmino et al. (1981) 160. Lampada africana La forma è Hayes (1972) Tipo II, probabilmente IIa (tessuto a grana fine, decorazione ordinata e tagliente) dalla Tunisia centrale. Il motivo sul disco è un simbolo di chi-rho, con il rho invertito: per esempi simili, vedi Bailey 1988, n. Q1755-7. Datata intorno al 400-500 d.C.

L’ipogeo era destinato in passato per le sepolture, fu probabilmente utilizzato, poi, come rifugio nel quarto o quinto secolo d.C. (a conferma di questa datazione, sono le tecniche costruttive delle mura interne).

Ellenismo[modifica | modifica wikitesto]

La fase greca di Santeramo, caratterizzata dalla presenza di ceramica japigia e dalla persistenza di forme in impasto levigato di tradizione proto-villanoviana, trova numerosi elementi di confronto nella fase di Gravina I, datata dall'825 al 725 a.C. E, in particolare, significativi sono i numerosi e puntuali confronti con i motivi decorativi riscontrati nella ceramica geometrica di Gravina, di recente inserita dallo Yntema nella fase più antica della produzione iapigia, datata in un arco cronologico che va dal IX agli inizi dell'VIII secolo a.C. Le analogie con Gravina I non sono evidentemente casuali, se si considera la posizione dei due collocati, come i vicini centri di Altamura e Monte Sannace, nell'entroterra della Peucezia, al margine dell'altopiano murgico, etc etc.» (fonte Archeologa M. R. Depalo - 1984). Il «Borgo Antico» può essere suddiviso in area originale peuceta e area di successiva espansione «romana», probabilmente da ascriversi al periodo dalla ricostruzione presunta nel II secolo a.C. e fino ai primi secoli EV.

Lupatia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Via Appia antica.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo normanno è caratterizzato dallo lo studio del Catalogus Baronum, così come per l'età sveva è fondamentale lo studio dello Statutum de reparatione castrorum. Quest'ultimo studio tratta un'inchiesta che Federico II avviò sulla base di modelli normanni, sulle località tenute alla riparazione delle fortezze regie.[7]

Le domus erano particolarmente numerose in Puglia: su ottantadue strutture edilizie elencate nello Statutum de reparatione ben trentacinque erano tali, di cui la maggior parte ubicate nel giustizierato di Capitanata. In questo territorio prediletto da Federico II il loro numero (ventotto) superava quello dei castra (ventitré), mentre in Terra di Bari ne troviamo soltanto tre a fronte di tredici castra e, analogamente, in Terra d'Otranto soltanto due a fronte di tredici castra. Le domus della Capitanata erano situate ad Apricena, S. Eleuterio, Rignano Garganico, Sala, S. Chirico, Lama, Fiorentino, Guardiola, Visciglieto, Lucera (masseria), Castiglione, Foggia, Pantano-S. Lorenzo, S. Spirito di Gulfiniano, Incoronata, Salpi, S. Maria "de Mari", S. Maria "de Salina", Trinitapoli, Ponte Albanito, Orta, Ordona, Stornara, Cerignola, Celano, Salsiburgo, S. Maria "in Bircis", Girofalco; nel resto della Puglia, si trovavano a Garagnone, Gravina, Santeramo, Castellaneta, Girofalco e Montalbano; nel giustizierato di Basilicata erano ubicate a Gaudiano, S. Nicola d'Ofanto, Cisterna, Lavello, Boreano, Lagopesole, Montemarcone, Monteserico e Agromonte.[8]

Epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

Anche a Santeramo in Colle si sviluppò il fenomeno del brigantaggio postunitario, operavano bande di briganti santermani e anche bande di altri briganti come Carmine Crocco.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Marchesale
Palazzo Municipale

Architetture Rupestri[modifica | modifica wikitesto]

Masserie[modifica | modifica wikitesto]

Contrade e strade rurali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Via Appia.
  • Strada Appia (52)
  • Strada per Trani (5)
  • Strada la Croce (54)
  • Strada Stazzaro (55)
  • Strada Ciciretto (56)
  • Strada Cirillo (14)
  • Strada vicinale Pesto e Cirillo (15)
  • Strade Guarallo (57)
  • Strada Iazzitello (58)
  • Strada Melone (59)
  • Strada Vitone (61)
  • Strade Tommaso Lella Iazzitello (68)
  • Strada Vitone Difesa (72)
  • Strada Fiascone (78)
  • Strada Morsara (81)
  • Strada Calzone (95)
  • Strada Malannata (18)
  • Strade Girasole (19)
  • Strada Paritidde (21)
  • Strada Lagolupino (22)
  • Strada Spinelli (23)
  • Strada S. Chiara (24)
  • Strada Maria Peppa (25)
  • Stradella (49)
  • Stradella Casedde (51)
  • Via Vecchia Altamura (55)

Tratturi e tratturelli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tratturo Melfi-Castellaneta, Tratturo tarantino, Transumanza e Tratturello.
  • Curtomartino
  • Gravina - Matera
  • Grumo Appula - Santeramo in Colle
  • Santeramo in Colle - Laterza
  • Tarantino

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[13]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Nelle campagne di Santeramo tra il 1930 e il 1931 furono girate alcune scene del film muto Idillio Infranto, diretto da Nello Mauri con Ida Mantovani e altri attori dilettanti.

Nel 1994 la cittadina fu scelta come ambientazione di Da do da (in dialetto barese: "Da qui a là"), diretto da Nico Cirasola, narrazione fantastica della discesa degli dei dell'Olimpo in una cittadina dell'Italia meridionale.[16]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina tipica santermana è basata essenzialmente sui prodotti locali: grano, olio, vino, carni, formaggi, ortaggi e frutta.

La produzione di rilevanti quantità di cereali[17] nella zona pianeggiante delle Matine permette la realizzazione di prodotti quali pane cotto nel forno a legna, biscotti, taralli, focacce, friselle. La pasta tipica è fatta a mano con semola di grano duro e prende la forma di cavatelli, orecchiette, fricelli.

Piatti tipici sono le orecchiette con i fricelli, le orecchiette con le cime di rape, i cavatelli con il sugo di braciole, i cavatelli lunghi con i cavolfiori e la mollica soffritta, i cavatelli con i funghi cardoncelli[18], le fave bianche con le cicorielle campestri, l'agnello allo spiedo con patate e cipolle, le "gnumiredde" (involtini di frattaglie di agnello o agnellone avvolti dalle budella dello stesso animale), i lampascioni lessi con olio e pepe. Molto diffuso è anche il consumo di carne equina (cavallo e asino).

Tra i dolci tipici vi sono le castagnelle di marzapane, le carteddate e i purciddi con il vincotto ricavato dalla cottura dei fichi, le scarcedde pasquali con uova lesse a forma di colombe, cavalli e borsette.

Da segnalare la produzione di vini, tra cui il Primitivo e il Novello.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Festa Patronale di Sant'Erasmo si tiene i primi di giugno, con la solenne messa dedicata al Patrono, segue la processione ed il lancio di palloni aerostatici, si svolge la cavalcata in costume d'epoca con dame e cavalieri a seguito della quale vi è il carro trionfale su cui è posta l'immagine sacra del santo. A fine serata un coreografico spettacolo pirotecnico chiude la festa.

Premio Raffaele RIPA

Premio Ripa attività filantropica istituita con Decreto del Presidente della repubblica [19] oltre mezzo secolo fa ed ininterrottamente conferita con borse di studio.[20] da parte della antica Famiglia Ripa,[21] che si tiene annualmente in concomitanza delle celebrazioni religiose del Santo patrono i primi di giugno ove vengono contestualmente conferiti il Premio Ripa ed il Premio Raffaele Ripa.[22]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio circostante è caratterizzato dalla presenza di numerose aziende agro-zootecniche. Le attività agricole principali riguardano la coltivazione di uva da vino e dell'ulivo, mentre per l'allevamento Santeramo ha ovini e bovini ma soprattutto equini, tanto è vero che Santeramo è conosciuta in tutta la zona come la "Città della carne di cavallo".[23][24]

Definita la "Svizzera d'Italia" fino a qualche anno fa, per il bassissimo tasso di disoccupazione[senza fonte], Santeramo vanta anche il primato di "Città mondiale del salotto",[25] in quanto hanno sede le Industrie Natuzzi leader del mobile imbottito quotata alla borsa di Wall Street.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strade provinciali della città metropolitana di Bari.

Santeramo è crocevia di molte strade provinciali e statali; tra le più importanti:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

La stazione di Santeramo, con ridotta capacita dal 2011 e chiusa dal servizio dei treni dal 2016, è stata a servizio del comune e si trova sulla ferrovia Rocchetta Sant'Antonio-Gioia del Colle gestita da RFI. L'intera tratta ferroviaria è stata sostituita da un servizio autobus, su concessione di Trenitalia.

Mobilità interurbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti interurbani di Santeramo in Colle vengono svolti con autoservizi di linea gestiti dalle società Autolinee Caponio[26], Sita Sud[27] e Stp Bari[28].

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

I trasporti urbani di Santeramo in Colle vengono svolti con autoservizi di linea gestiti dalle società Autolinee Caponio .[26]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.[29]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
4 agosto 1988 10 novembre 1990 Angelantonio Digregorio Partito Socialista Italiano Sindaco [30]
10 novembre 1990 9 febbraio 1992 Giuseppe Depascale Partito Socialista Italiano Sindaco [30]
29 febbraio 1992 2 dicembre 1994 Angelo Nuzzi Democrazia Cristiana Sindaco [30]
14 dicembre 1994 24 aprile 1995 Gioacchino Vito Maiullari Partito Socialista Italiano Sindaco [30]
12 maggio 1995 4 giugno 1998 Rosa Dimita centro-sinistra Sindaco [30]
24 giugno 1998 14 dicembre 1998 Raffaele Ruberto Comm. straordinario [30]
14 dicembre 1998 20 novembre 2001 Michele Di Gregorio centro-destra Sindaco [30]
20 novembre 2001 10 giugno 2002 Donato Cafagna Comm. pref. [30]
10 giugno 2002 29 maggio 2007 Vito Sante Zeverino centro-sinistra Sindaco [30]
29 maggio 2007 7 aprile 2011 Vito Lillo centro-destra Sindaco [30]
7 aprile 2011 31 maggio 2012 Giuseppe Marani Comm. pref. [30]
24 maggio 2012 30 marzo 2017 Michele D'ambrosio PD, PSI, SEL, IdV, UDC Sindaco [30]
1 aprile 2017 25 giugno 2017 Emilia Felicita Capolongo Comm. straordinario [30]
25 giugno 2017 in carica Fabrizio Baldassarre M5S Sindaco [30]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

  • La società calcistica Football Club Santeramo disputa il campionato di Seconda Categoria[34][35].
  • La Santermana A.S.C. a cavallo degli anni 50 e 60 e anni 80 è stata la massima espressione calcistica santermana.[36]
  • La Rugby Union Santeramo è la principale società di rugby cittadino che milita nella Serie C1, disputa le sue partite allo Stadio Casone. In passato hanno rappresentato la città anche la franchigia Murgia Rugby e i Falchi Santeramo.
  • Aveva sede nel comune la società di pallavolo Santeramo Sport, non più attiva.
  • La Polisportiva Santeramo, è una società che si occupa di badminton,[37] tennis, calcio[38].
  • Il Murgia Basket Santeramo è attiva nel basket maschile e femminile rispettivamente in serie C e B.[39]

Impianti Sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Gli impianti sportivi principali sono:

  • Campo comunale "Giuseppe Casone"[40][41]
  • Campo comunale "Vito Leonardo Mele"
  • Palazzetto dello Sport “Maresciallo Pasquale Vitulli”
  • Palacooper

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comuni pugliesi per altitudine, su Tuttitalia. URL consultato il 30 aprile 2018.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019
  3. ^ Pagina con le classificazioni climatiche dei vari comuni italiani, su confedilizia.it. URL consultato il 10 giugno 2013 (archiviato dall'url originale il 27 gennaio 2010).
  4. ^ Luogo indicato in Cartografie Rinascimentali di Egnazio Danti
  5. ^ a b c d e Sull'Antica Lupatia, Auro Pampaloni, Vito Zullo; Dalla capanna alla casa, Dinamiche di trasformazione nell'Italia sud-orientale VIII - V sec. A,C., Alessandra Liseno
  6. ^ a b c S. Eramo intèr Gioiam et Altamuram rep. c. a. 1867 in macerie hortorum Antonii di Santo, Corpus Inscriptionum Latinarum, XII. Genusia, Theodor Mommsen
  7. ^ https://vitozullo.blogspot.com/2010/12/santeramo-la-lupatia-contrada-lupito-e.html?m=1
  8. ^ R. Licinio, Castelli medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo I d'Angiò, Bari 1994, pp. 126-134, 310-312.
  9. ^ Centri antichi in provincia di Bari | Santeramo Genealogia in Colle, in Santeramo Genealogia in Colle, 25 marzo 2017. URL consultato il 27 novembre 2018.
  10. ^ La storia dello stabilimento De Laurentis: quando Santeramo era una piccola Bordeaux, in BariReport. URL consultato il 15 dicembre 2017.
  11. ^ Galleria foto L'ex stabilimento De Laurentis, su BariReport. URL consultato il 15 dicembre 2017.
  12. ^ Le carte topografiche dell'Agro Materano del 1898 | Santeramo Genealogia in Colle, in Santeramo Genealogia in Colle, 21 marzo 2017. URL consultato il 27 novembre 2018.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Partecipare - Periodico di Cultura Locale - Santeramo in Colle, su www.partecipareweb.it. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  15. ^ Il Colle, su www.ilcolle.info. URL consultato il 10 febbraio 2016.
  16. ^ Vito Attolini Apulia Film Commission.
  17. ^ La Murgia, i Boschi, le Matine, su comune.santeramo.ba.it. URL consultato il 6 luglio 2018.
  18. ^ funghi, su tempopieno.altervista.org. URL consultato il 6 luglio 2018.
  19. ^ Decreto del Presidente della Repubblica 8 ottobre 1959 n°1081, Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21.12.1959, n°308 inerente alla Fondazione Filantropica che ha generato il premio.
  20. ^ Provveditorato agli Studi di Bari, Prot. 6741 sez. II del 8 luglio 1968.
  21. ^ Borsa di Studio "Giovanni Ripa" attivata con Decreto Prefettizio (Prefettura di Bari Prot. n° 8112/s div. 2 del 19 giugno 1968) e Borsa di Studio "Ing. Raffaele Ripa" destinati ad alunni della scuola media statale Francesco Netti di Santeramo in Colle.
  22. ^ Le due emanazioni del premio Ripa vengono annualmente consegnate su segnalazione del Consiglio d'Istituto della Scuola Secondaria di I grado "Francesco Netti" con sede in Via Spaventa n. 33 – 70029 Santeramo in Colle (BA), giusto Delibera del medesimo Organo competente registrata con le formalità di rito negli appositi registri e consultabile presso l'Archivio Storico Telematico il cui codice meccanografico è bamm282003.
  23. ^ Santeramo in Colle - Cuore della Puglia, su cuoredellapuglia.it. URL consultato il 26 agosto 2015 (archiviato dall'url originale il 20 maggio 2015).
  24. ^ VisitPuglia.travel, Cittadina della carne di cavallo, su visitpuglia.travel (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  25. ^ VisitPuglia.travel, Capitale del divano imbottito [collegamento interrotto], su visitpuglia.travel.
  26. ^ a b Caponio viaggi Archiviato il 2 marzo 2016 in Internet Archive.
  27. ^ SITA SUD (trasporto pubblico locale su gomma), su www.sitasudtrasporti.it. URL consultato il 26 agosto 2017.
  28. ^ - STP Spa Bari, in STP Spa Bari, 2 febbraio 2015. URL consultato il 26 agosto 2017.
  29. ^ Comune di Santeramo in Colle, Sindaci di Santeramo (PDF).
  30. ^ a b c d e f g h i j k l m n http://amministratori.interno.it/
  31. ^ Portale del Comune di Santeramo
  32. ^ Portale del Comune di Santeramo
  33. ^ Portale del Comune di Santeramo
  34. ^ Scheda squadra Football Club Santeramo - Tuttocampo.it, DOI:10.1018232/scheda#.vd2saje1c1g. URL consultato il 26 agosto 2015.
  35. ^ Copia archiviata, su lndpuglia.it. URL consultato il 2 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 2 ottobre 2018).
  36. ^ ACD Santeramo : la storia, in Santeramo. URL consultato il 16 maggio 2017.
  37. ^ Milagros Barrera, FIBA - Federazione Italiana Badminton - Consiglio Federale, su www.badmintonitalia.it. URL consultato il 16 maggio 2017.
  38. ^ Polisportiva Santeramo, su polisportivasanteramo.it. URL consultato il 2 maggio 2016 (archiviato dall'url originale il 2 giugno 2016).
  39. ^ fip.it, Risultati -, su Federazione Italiana Pallacanestro. URL consultato il 30 gennaio 2018.
  40. ^ Manifesto inaugurazione Campo Sportivo Casone, su comune.santeramo.ba.it.
  41. ^ Inaugurazione "Campo Casone", su comune.santeramo.ba.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lorenzo Musci, I colori di Santeramo, 2009
  • Paolo Spinelli, La sommossa del 1860 a Santeramo in Colle ed il processo ai ribelli, 1966, Edizioni Del Liocorno
  • Roberto Caprara, Il santuario di Sant'Angelo a Santeramo, 2008, Edizioni Adda
  • Mons. Ignazio Fraccalvieri, L'icona del Giudizio Universale nella Grotta di S. Angelo presso Santeramo, 1975, Edizioni Adda
  • Vito Tangorra, L'agro materano di Santeramo (Matine, Murge, Pedali), 1983, Edizioni Levante
  • Vito Tangorra, La terra di S. Erasmo: dalle origini al sec. 18, 1969, Adriatica
  • Fondazione Vito Tangorra, Francesco Netti: pittore e critico d'arte, 2008, Editore Santeramo Antica
  • Vito Tangorra, Due chiese di Santeramo e un po' di storia, 1977, Grafica Safra
  • Vito Tangorra, La popolazione di Santeramo tra il 600 e 700, 1980, Tipografia Meridionale
  • Vito Tangorra, Risparmio e credito a Santeramo in Colle, 1977, Grafica Safra
  • Clelia Grattagrisi, Le più antiche carte dell'archivio Caracciolo-Carafa di Santeramo: fondo Caracciolo di Santeramo, 1982, Società di storia patria per la Puglia
  • Vincenzo Volpicella, Ragioni del sign. marchese di Santeramo contra la università, ed uomini di quella terra, 1806, Stamperia Orsiniana
  • Rocco D'Ambrosio, Serafino Germinario. Un prete scomodo, 2007, Edizioni Palomar
  • Michele Nuzzi, Personaggi di Santeramo, la mia terra ed io, 2018, Baldassarre Tipografi
  • Franco Porfido, Santeramo in cammino, 2019, Baldassarre Tipografi

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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