Arcidiocesi di Agrigento

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Arcidiocesi di Agrigento
Archidioecesis Agrigentina
Chiesa latina
Agrigento-cattedrale.JPG
Regione ecclesiastica Sicilia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Caltanissetta, Piazza Armerina
Arcivescovo metropolita cardinale Francesco Montenegro
Vicario generale Melchiorre Vutera
Arcivescovi emeriti Carmelo Ferraro
Sacerdoti 272 di cui 228 secolari e 44 regolari
1.724 battezzati per sacerdote
Religiosi 49 uomini, 391 donne
Diaconi 45 permanenti
Abitanti 479.000
Battezzati 469.000 (97,9% del totale)
Superficie 3.041 km² in Italia
Parrocchie 194 (15 vicariati)
Erezione I secolo
Rito romano
Cattedrale San Gerlando
Santi patroni Gerlando di Agrigento
Alfonso Maria de' Liguori
Indirizzo Via Duomo 96, 92100 Agrigento, Italia
Sito web www.diocesiag.it
Dati dall'Annuario pontificio 2013 * *
Chiesa cattolica in Italia
La chiesa di Santa Maria dei Greci ad Agrigento, primitiva cattedrale dell'epoca bizantina.
La basilica di Maria Santissima del Soccorso, nota come "Duomo di Sciacca".
Il santuario di San Calogero di Agrigento.

L'arcidiocesi di Agrigento (in latino: Archidioecesis Agrigentina) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2012 contava 469.000 battezzati su 479.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo cardinale Francesco Montenegro.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dell'arcidiocesi è uno dei più vasti della Sicilia. Si estende su una superficie di 3.041,89 km² ed è suddiviso in 194 parrocchie, raggruppate in 5 zone pastorali e 15 vicariati foranei.

Situata nella parte sud-occidentale della Sicilia, è delimitata a sud dal mare, a est confina con la diocesi di Piazza Armerina, a nord-est con la diocesi di Caltanissetta, a nord con le arcidiocesi di Palermo e di Monreale e a nord-ovest con la diocesi di Mazara del Vallo.

I suoi confini corrispondono a quelli della provincia di Agrigento e ne abbraccia tutti i 43 comuni: Agrigento, Alessandria della Rocca, Aragona, Bivona, Burgio, Calamonaci, Caltabellotta, Camastra, Cammarata, Campobello di Licata, Canicattì, Casteltermini, Castrofilippo, Cattolica Eraclea, Cianciana, Comitini, Favara, Grotte, Joppolo Giancaxio, Lampedusa e Linosa, Licata, Lucca Sicula, Menfi, Montallegro, Montevago, Naro, Palma di Montechiaro, Porto Empedocle, Racalmuto, Raffadali, Ravanusa, Realmonte, Ribera, Sambuca di Sicilia, San Biagio Platani, San Giovanni Gemini, Sant'Angelo Muxaro, Santa Elisabetta, Santa Margherita di Belice, Santo Stefano Quisquina, Sciacca, Siculiana e Villafranca Sicula.

Sede arcivescovile è la città di Agrigento, dove si trova la cattedrale di San Gerlando. In città si trova anche l'antica cattedrale bizantina, oggi chiesa di Santa Maria dei Greci. In arcidiocesi sorgono tre basiliche minori: la basilica dell'Immacolata ad Agrigento, la basilica di Maria Santissima del Soccorso a Sciacca, e la basilica di San Calogero a Monte di Sciacca. Allo stesso santo è dedicata una chiesa ad Agrigento, dichiarata santuario diocesano nel 1972.

La provincia ecclesiastica agrigentina, istituita nel 2000, comprende due diocesi suffraganee: Caltanissetta e Piazza Armerina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sull'origine della Chiesa agrigentina non ci sono notizie precise; ma i monumenti antichi, come le catacombe di Agrigento e Naro, le tombe sicuramente cristiane di parecchie zone del territorio e, soprattutto, una piccola basilica paleocristiana e altri reperti archeologici provenienti da varie zone della provincia forniscono elementi per dare come certa la presenza di una solida comunità cristiana nell'Agrigentino, tra il II e il III secolo.

Secondo la tradizione il primo vescovo fu san Libertino martirizzato non oltre la persecuzione di Gallieno e Valeriano (metà del III secolo). La basilica paleocristiana per alcuni studiosi era una memoria martyrum nella quale furono sepolti san Libertino e san Pellegrino in due loculi posti nel pavimento. Il primo vescovo storicamente certo è Eusanio nella seconda metà del VI secolo, deposto da papa Pelagio II per aver usurpato i beni della Chiesa.

Prima dell'invasione degli arabi non ci sono molte notizie sulla diocesi. Tra i vescovi agrigentini storicamente sicuri ci sono: san Gregorio II, di cui parla nelle sue lettere papa Gregorio Magno (tra il 591 ed il 603) e autore di un commento in greco sull'Ecclesiaste; Felice, che partecipò al sinodo di Roma del 649; Giorgio, che prese parte ai concili romani del 679 e del 680; Giovanni, che fu tra i padri del secondo concilio di Nicea (787).

Già dai tempi di Gregorio Magno, la Sicilia faceva parte dell'impero bizantino; tuttavia, come emerge dalle lettere del pontefice, le diocesi siciliane non avevano un metropolita e dipendevano tutte da Roma. Solo dalla prima metà dell'VIII secolo, in seguito alle controversie sull'iconoclastia, la Sicilia fu sottratta dall'imperatore Leone III Isaurico alla giurisdizione di Roma e sottomessa al patriarcato di Costantinopoli (circa 732). Così fu anche per Agrigento, che appare tra le suffraganee di Siracusa nella Notitia Episcopatuum redatta all'epoca dell'imperatore Leone VI e databile all'inizio del X secolo.[1] La situazione descritta da questa Notitia Episcopatuum è tuttavia puramente ideale; infatti a partire dall'827 l'isola venne progressivamente conquistata dagli Arabi e delle sue diocesi non si hanno più notizie.

Dopo la dominazione araba (828-1086), la diocesi fu restaurata dal "gran conte" normanno Ruggero d'Altavilla, che ne definì il territorio con un diploma del 1093[2]; la diocesi si estendeva sino alle porte di Palermo includendo anche Termini Imerese, ed era chiamata diocesi bimare, in quanto a sud si affacciava sul Canale di Sicilia e sul Tirreno a nord. L'antica diocesi di Triocala non fu più restaurata ed in epoca Normanna il suo territorio fu incorporato in quello di Agrigento. La rifondazione della diocesi fu approvata da papa Urbano II il 10 ottobre 1098.[3] Primo vescovo fu san Gerlando (1093-1100).

Inizialmente la diocesi era immediatamente soggetta alla Santa Sede. Durante l'episcopato di Gentile fu resa suffraganea dell'arcidiocesi di Palermo.

Fu avventuroso il lungo episcopato di Urso a cavallo tra il XII e il XIII secolo: per tre volte fu privato dei beni della Chiesa ed esiliato, fu poi rapito dai saraceni, che lo tennero prigioniero per quattordici mesi, finché non fu pagato un cospicuo riscatto. Nelle incursioni saracene furono distrutte la cattedrale e il palazzo episcopale, ricostruiti dal successore Raynaldo d'Acquaviva; questi, per aver incoronato re Manfredi, fu scomunicato da papa Alessandro IV.

Nessuno dei vescovi agrigentini fu presente al concilio di Trento, perché dal 1544 al 1564 la diocesi era vacante ed amministrata dal cardinale Rodolfo Pio di Carpi. Il vescovo Luigi Suppa (1565-1569) iniziò ad applicare i decreti tridentini; Cesare Marullo fondò il seminario diocesano nel 1577, trasferito nella sede attuale da Vincenzo Bonincontro nel 1611; il vescovo Juan Orozco Covarrubias y Leiva (1594-1606) impiantò in città la prima tipografia, e protesse letterati e artisti; nuovo slancio alla formazione catechistica fu dato con l'introduzione del catechismo di Roberto Bellarmino tradotto in siciliano nel 1725.

Importante anche l'episcopato di Francesco Gisulfo, che arricchì la cattedrale di oggetti preziosi e di due organi e comprò per la città di Agrigento l'esenzione perpetua della gabella della farina. Francesco Ramírez (1697-1715) celebrò un sinodo i cui statuti rimasero in vigore fino al 1948, e fondò il collegio dei Santi Tommaso e Agostino per la formazione del clero e dei parroci. Verso la metà del XVIII secolo Andrea Lucchesi Palli eresse il palazzo vescovile e una biblioteca pubblica.

Nel 1844, durante il pontificato di papa Gregorio XVI, ci fu un nuovo ordinamento dei confini della diocesi: 13 comuni furono ceduti a vantaggio dell'erezione della diocesi di Caltanissetta, 6 comuni all'arcidiocesi di Monreale (Chiusa, Contessa, Giuliana, Palazzo Adriano, Prizzi e San Carlo) e uno all'arcidiocesi di Palermo (Castronovo). Contestualmente Agrigento entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Monreale.

Nel corso dell'Ottocento la diocesi rimase vacante per diversi anni, nei periodi 1835-1837, 1839-1844 e 1860-1872. Durante l'episcopato di Domenico Turano (1872-1885) la diocesi fu sconvolta dal cosiddetto "scisma di Grotte" guidato dal sacerdote Luigi Sciarratta contro l'autorità del vescovo e a favore di una elezione popolare dei parroci; lo scisma si concluse con la scomunica di Sciarratta.

Malgrado l'aumento della popolazione, a causa di particolari vincoli giuridici, all'inizio del Novecento il numero delle parrocchie era rimasto molto esiguo. Papa Pio XI conferì al vescovo Giovanni Battista Peruzzo speciali poteri per aumentarne il numero, che durante il suo episcopato da 48 salì a 139.

Il 2 dicembre 2000 in forza della bolla Ad maiori consulendum di papa Giovanni Paolo II la sede agrigentina è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con suffraganee le diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina. Carmelo Ferraro è stato il primo arcivescovo metropolita.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2012 su una popolazione di 479.000 persone contava 469.000 battezzati, corrispondenti al 97,9% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1948 485 350 135 0
1955 467.520 469.864 99,5 403 320 83 1.160 115 730 154
1970 480.481 483.484 99,4 380 314 66 1.264 103 628 197
1980 482.000 487.700 98,8 321 259 62 1.501 1 80 945 199
1990 480.000 492.093 97,5 303 253 50 1.584 11 50 585 194
1999 464.200 473.100 98,1 284 234 50 1.634 23 60 516 194
2000 464.200 473.100 98,1 280 235 45 1.657 24 49 575 194
2001 463.900 473.100 98,1 280 234 46 1.656 25 56 470 194
2002 463.400 473.000 98,0 290 239 51 1.597 25 63 432 194
2003 463.700 473.200 98,0 294 240 54 1.577 31 66 433 194
2004 463.200 473.200 97,9 292 237 55 1.586 34 79 437 194
2006 449.000 461.000 97,4 286 237 49 1.569 34 59 443 194
2012 469.000 479.000 97,9 272 228 44 1.724 45 49 391 194

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jean Darrouzès, Notitiae episcopatuum Ecclesiae Constantinopolitanae. Texte critique, introduction et notes, Parigi 1981, Notitia 7, p. 278, nº 277 (Akragantos).
  2. ^ Testo del diploma in: Pirri, Sicilia sacra, I, p. 695.
  3. ^ Kehr, Italia Pontificia, X, p. 264, nº 9. Testo della bolla in: Pirri, Sicilia sacra, I, pp. 695-696.
  4. ^ Questo vescovo non è documentato storicamente, ma menzionato, assieme a Severo di Catania, unicamente nella Vita e traslazione di santa Agrippina, testo agiografico tardivo; secondo Lanzoni (La diocesi d'Italia..., p. 641) è una retroproiezione del santo vescovo Gregorio d'Agrigento, la cui vita è stata scritta dal monaco Leonzio di San Saba (Roma).
  5. ^ Ricordato in un sinassario costantinopolitano al 24 novembre, potrebbe essere la traduzione del nome Felice, il vescovo vissuto nel VII secolo (sito web della diocesi).
  6. ^ I vescovi san Potamione e Teodosio sono menzionati nella vita di san Gregorio d'Agrigento, scritta dal monaco Leonzio di San Saba (Roma); in questa vita, Teodosio è l'immediato predecessore del santo. Se il santo vescovo è lo stesso Gregorio menzionato nell'epistolario di Gregorio Magno, allora la loro collocazione cronologica è il VI secolo. Alcuni autori tuttavia spostano san Gregorio fra VII e VIII secolo; ne consegue che anche l'episcopato dei vescovi Potamione e Teodosio deve essere trasferito al secolo successivo.
  7. ^ Questo vescovo è documentato nell'epistolario di papa Gregorio Magno, che ricorda che venne deposto da Pelagio II, papa dal 579 al 590, per aver usurpato i beni della Chiesa; nello stesso epistolario, Eusanio è chiamato praedecessor Gregorii.
  8. ^ Pirri, e gli autori che ne dipendono, ritengono che san Gregorio d'Agrigento e il vescovo Gregorio dell'epistolario gregoriano siano due personaggi distinti; per cui anticipano l'episcopato del santo a metà del VI secolo, all'epoca di Giustiniano I; di conseguenza il vescovo documentato nell'epistolario gregoriano è Gregorio III.
  9. ^ Ritenuto successore di san Gregorio II da Lancia di Brolo (Storia della chiesa in Sicilia nei primi dieci secoli del Cristianesimo, I, Palermo 1880, p. 389).
  10. ^ Questo vescovo è menzionato da Pirri al 616, e il suo nome sarebbe ricavato da presunte Tabulae agrigentinae.
  11. ^ Mansi X 866 e 1163. Pirri gli assegna erroneamente l'anno 651.
  12. ^ Wilhelm Levison, Die Akten der römischen Synode von 679, in Zeitschrift der Savigny-Stiftung fur Rechtsgeschichte. Kanonistische Abteilung, 2 (1912), p. 278.
  13. ^ È considerato l'ultimo vescovo di Agrigento prima della dominazione araba. Onorato come martire il 24 novembre.
  14. ^ a b c d e f Norbert Kamp, Kirche und Monarchie..., pp. 1146-1163.
  15. ^ Deposto da papa Alessandro IV per aver consacrato re Manfredi a Palermo, è ancora documentato come vescovo nel febbraio 1266, mentre era già stato nominato un nuovo vescovo, Goffredo, il quale tuttavia non poté prendere possesso della sede agrigentina prima di questa data.
  16. ^ Kamp, Kirche und Monarchie..., p. 1163, nota 140. Secondo questo autore, Gualtiero substitutus episcopi menzionato nelle Rationes decimarum potrebbe aver sostituito Goberto, spesso assente nella sua diocesi.
  17. ^ Rafael Lazcano, Episcopologio agustiniano. Agustiniana. Guadarrama (Madrid) 2014, vol. I, p. 422.
  18. ^ Lazcano, op. cit., vol. I, p. 422-423.
  19. ^ Lazcano, op. cit., vol. I, p. 423-425

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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