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Siculiana

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Siculiana
comune
Siculiana – Stemma Siculiana – Bandiera
Siculiana – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
ProvinciaProvincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
SindacoLeonardo Lauricella (lista civica) dal 01/06/2015
Territorio
Coordinate37°20′08″N 13°25′21″E / 37.335556°N 13.4225°E37.335556; 13.4225 (Siculiana)Coordinate: 37°20′08″N 13°25′21″E / 37.335556°N 13.4225°E37.335556; 13.4225 (Siculiana)
Altitudine120 m s.l.m.
Superficie40,99 km²
Abitanti4 587[1] (31-12-2010)
Densità111,91 ab./km²
FrazioniSiculiana Marina
Comuni confinantiAgrigento, Montallegro, Realmonte
Altre informazioni
Cod. postale92010
Prefisso0922
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT084042
Cod. catastaleI723
TargaAG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantisiculianesi
PatronoSS. Crocifisso e san Leonardo
Giorno festivo3 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Siculiana
Siculiana
Siculiana – Mappa
Posizione del comune di Siculiana nella provincia di Agrigento
Sito istituzionale

Siculiana è un comune italiano di 4.676 abitanti della provincia di Agrigento in Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Filippo Cluverio Siculiana fu costruita nel sito in cui sorgeva una volta la città di Cena, della quale fa cenno padre Massa nell'opera Delle città della Sicilia non più esistenti, città in cui l'imperatore romano Antonio Pio fece tappa nella sua visita in Sicilia. Ma altrove lo stesso Cluverio afferma che Siculiana sorse sulle rovine dell'antica Camico, residenza di Cocalo, re dei Sicani, progettata da Dedalo, presso la quale l'architetto trovò riparo durante la sua fuga da Creta. Una tradizione riporta che fu proprio a Camico che il re cretese Minosse fu ucciso dalle tre figlie di Cocalo; queste ultime lo attirarono con il pretesto di fare un bagno nelle acque termali della zona, ma, dopo averlo adulato, lo immersero in una vasca piena di acqua bollente (secondo altri, di pece liquida), uccidendolo.

L'esatta ubicazione del sito di Camico si estende dal territorio di Sant'Angelo Muxaro fino ad Agrigento, ovvero a Naro, sopra il monte Castellaccio, come anche a Caltabellotta, nella rupe Guelà, che è una zona piena di grotte, chiamata Gogàla.

L'origine del nome del paese viene ricondotta al suo porto naturale sul fiume navigabile Canne, che rendeva sicuri gli scali. Questo meritò alla zona l'appellativo latino di Siculi Janua, cioè "Porta della Sicilia". Siculiana è nota anche per la presenza del "Caricatore", ossia il porto specializzato nel commercio del grano, conosciuto anche come "Herbesso" in età romano-punica, nel periodo arabo come "Tirsat Abbad", intorno al XVI secolo come "Cola-Cortina" e più tardi semplicemente come "il Caricatore di Siculiana".

Durante la loro dominazione in Sicilia, gli arabi costruirono a Siculiana il castello di Kalat Sugul. In seguito, il castello è citato tra gli undici castelli che resistettero agli assalti del re Ruggero il Normanno e fu raso al suolo dopo la resa di Girgenti.

Nel 1161 il territorio di Siculiana viene concesso al nobile normanno Matteo Bonello, Gran Cancelliere del Regno, come si evince dal documento "Diploma di Guglielmo I". Nel 1296 Federico III, re di Sicilia, diede l'investitura della baronia di Siculiana a Federico Chiaramonte. Quest'ultimo costruì il castello di Chiaramonte sulle rovine del castello arabo e rifondò vicino a esso un preesistente casale di Siculiana. Su questa base prese forma il paese circostante.

La fama del castello crebbe in occasione del secondo matrimonio dell'unica figlia di Federico Chiaramonte, Costanza, la quale aveva sposato per primo Antonio del Carretto, marchese degli stati di Savona e Finale. Quest'ultimo aveva ottenuto in dote da Federico Chiaramonte le baronie di Calatabiano e Siculiana e la contea di Racalmuto. Dal primo matrimonio nacque un erede maschio, che porta il nome del padre, morto prematuramente; così la nobile Costanza andò in seconde nozze con il nobile genovese Brancaleone Doria, che fu nominato nel 1335 governatore di Sardegna.

Alla morte di Federico Chiaramonte, avvenuta nel 1311 a Girgenti, dove la madre aveva fondato il Convento di san Francesco ed il Monastero di Santo Spirito, la baronia fu ereditata appunto dall'unica figlia, Costanza. Quando quest'ultima morì, la baronia passò al figlio avuto dal primo matrimonio, Antonio del Carretto Chiaramonte, fatto che risulta anche documentato dal censimento di Martino I, effettuato nel 1413. La baronia ed il castello appartennero ai Chiaramonte fino al 1427, quando comparve nel territorio siculianese il nobile di Catalogna Gilbert Isfar y Corillas, venuto a seguito del re Alfonso il Magnanimo, il quale gli aveva conferito il titolo di maestro segreto del Regno; egli acquistò tutto il territorio siculianese, compreso il castello nel 1430 e, cosa più importante, il diritto di esportare dall'emporio marittimo, grazie al quale, durante la gravissima carestia in Sicilia, poté esportare il frumento con lauti guadagni.

Nel 1440 Gilbert Isfar, divenne Vicario generale del Regno, dopo trent'anni il titolo passò al figlio Giovanni Gaspare che, sotto il consenso di re Alfonso, inglobò al territorio siculianese anche il territorio di Monforte. Alla sua morte ereditò i feudi il figlio, Vincenzo, che vendette Siculiana a Guglielmo Valguarnera, ma la famiglia regnò nella baronia solo per un breve periodo. Infatti nel 1526 questa fu data in dote a Giovannella, figlia del barone Blasco Isfar, sposa di Vincenzo del Bosco, duca di Misilmeri e principe di Cattolica. Il barone Blasco Isfar viene ricordato come uno dei maggiori scacchisti di tutto il mondo; fu anche un grande appassionato di botanica, infatti si dice si dilettava ad eseguire la piantumazione nei giardini del castello Chiaramontano, flora ormai distrutta dalle ristrutturazioni dei nuovi proprietari.

Il 20 luglio 1610 con un atto notarile tra Blasco Isfar ed il Vescovo agrigentino Vincenzo Bonincontro, il barone cedette al Vescovo lo steri (dal latino hosterium= palazzo fortificato) dei Chiaramonte, con l'unica condizione che fossero ammessi in Seminario tre giovani, due di Siculiana ed uno di Cattolica. Cominciò così il lentissimo sviluppo del paese, che in quegli anni conteneva soltanto 38 abitazioni.

Nel 1612 Filippo III concesse a Francesco Isfar, figlio di Blasco, la "licentia populandi" per Cattolica; gli concesse anche i titoli di barone e poi duca nel 1615 del nuovo paese. Dopo la morte di Francesco, avvenuta un anno dopo, ereditò il titolo la sorella Giovanna, la quale nel 1620 fu nominata, sempre da Filippo III, principessa di Cattolica; e nel 1631 fondò sia a Siculiana che a Cattolica i "Collegi di Maria" con lo scopo di istruire le ragazze povere di tali paesi. Questi sorsero in tutta la Sicilia e a Siculiana si può azzardare l'ipotesi che la gestione di tali istituti sarebbe potuta essere opera delle suore Carmelitane, secondo la regola di santa Teresa D'Avila, fondatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi.Tale istituto non andò mai in funzione, poiché i fondi non furono mai sufficienti, pertanto i locali del collegio non furono mai attivati e divennero molto presto ruderi.

Nel 1655 Francesco del Bosco, da cui nacque Giuseppe, fu nominato principe di Cattolica e barone di Siculiana. I del Bosco riuscirono a mantenere la baronia fino al 1668, anno in cui morì il loro ultimo erede, Giuseppe del Bosco Isfar, il quale, nonostante i suoi due matrimoni non ebbe figli, pertanto il titolo nobiliare fu ereditato dal nipote, figlio della sorella, portando avanti il cognome Bonanno, i quali diventarono i signori dei due paesini. Nel 1720 la baronia passò a Francesco Bonanno, figlio di Rosalia del Bosco e di Filippo Bonanno, principe di Roccafiorita, duca di Montalbano e di Misilmeri, gentiluomo di camera del re Vittorio Amedeo di Savoia e del re Carlo III, uno dei dodici pari del Regno. La sua famiglia aveva una così grande fama tanto da essere riportata negli scritti di molti storici, tra cui Mugnos, Inveges e Villabianca.

Nel 1736 costui fece costruire a Bagheria la Villa Cattolica, particolare per le sue aperture, 365, quanti i giorni dell'anno. Alla morte di Francesco il figlio Giuseppe Bonanno Filangeri ereditò l'enorme patrimonio e i titoli nobiliari come quello di Grande di Spagna e barone e Maestro portulano del caricatore di Siculiana. Egli nominò il fratello don Emanuele Bonanno Filangeri suo Procuratore generale, affidandogli tutte le sue baronie e i suoi stati poiché a causa dei suoi doveri era stato obbligato a recarsi a Napoli per svolgere le sue innumerevoli mansioni. La sua lontananza dal paese di Siculiana determinò però la decadenza della famiglia, poiché il tenore di vita che mantennero alla corte di Napoli provocò il fallimento economico. Alla morte di Giuseppe Bonanno, avvenuta nel 1779, gli successe il figlio Francesco Antonio Bonanno Filangeri, sposo di Caterina Branciforti dei Principi di Butera. La famiglia toccò il fondo economico nella metà del 1800, quando il principe Francesco Bonanno, che ebbe tre figlie femmine e due maschi, uno dei quali morì celibe, fece sposare le tre figlie con uomini che non avevano titoli nobiliari. Arrivarono a toccare la povertà nel vero senso del termine quando, Francesco Bonanno per equiparare la dote di una delle figlie a quella del futuro genero, sperperò tutti i suoi averi e proprietà.

Da questa vicenda derivano i proverbi siciliani riguardanti la nascita delle figlie femmine, come per esempio, quando una coppia annuncia l'attesa di un figlio, l'augurio che gli si da è: "Auguri e figli masculi" (Auguri e figli maschi), o, ancora meglio: "I figli masculi sunnu meli, i figli fimmini sunnu feli" (I figli maschi sono come il miele, le figlie femmine sono come il fiele); il primo proverbio è ancora in uso.

Il 10 luglio 1812 il Parlamento siciliano abolì il baronaggio e quindi la famiglia perse tutti i privilegi nobiliari. I Bonanno ottennero di nuovo la baronia con il decreto ministeriale del 1898: l'ultimo discendente della famiglia fu un Bonanno Perez. Il barone pisano Nicolò Agnello, in un'asta data per l'esproprio dei terreni della Chiesa da parte del Regno D'Italia, si aggiudicò la proprietà del castello e della baronia, che riuscì a mantenere fino al 1915, quando poi venne affiancato dalle altre famiglie nobili del paese, come gli Scaramazza, gli Scalia e i Basile. Il barone Francesco Agnello, fratello e suocero di Nicolò, in quanto sposo della nipote Caterina, fu eletto nel 1848 deputato del Parlamento della Sicilia, resa indipendente dalla rivoluzione. Siculiana ebbe, quindi, un ruolo fondamentale nei moti rivoluzionari del '48, al fine di liberare la Sicilia dalla dominazione napoletana. Sotto la guida dell'arciprete dell'epoca, Giuseppe Siracusa, fervente indipendentista, l'attuale Matrice, la chiesa del Santissimo Crocifisso, divenne il centro dell'aggregazione politica nella lotta contro i Borboni, cui partecipò anche la famiglia degli Agnello, insieme ad altre famiglie siculianesi di diversi ranghi sociali, tra cui anche il Cavaliere Giuseppe Campo. Secondo le testimonianze dell'epoca, ai tempi del barone Francesco Agnello, Il castello ospitò alcuni personaggi illustri, come lo scrittore Tomasi di Lampedusa che, proprio in quelle stanze scrisse alcune pagine del romanzo "Il Gattopardo".

In tempi più recenti, negli anni '60, fece visita in paese Alberto Moravia, che in compagnia di Monica Vitti, Enzo Siciliano e Dacia Maraini, soggiornò nel territorio siculianese, al fine di finire il suo romanzo "L'Attenzione". Un giornalista agrigentino lo intervistò mentre si trovava nelle stanze del Castello e riporta le parole di Moravia sul paese di Siculiana, definendolo come un "paese perfetto, nato dalla terra", un paese povero, ma privo di industrializzazione, aggiungendo: "....c'è un caldo quasi soffocante.. è come se il paese intero respirasse e dalla mia camera riesco a cogliere le frasi pronunciate da ogni passante potendolo sentire mentre agisce e si muove fra cose amiche che non privano di genuinità il suo fare".

Istituzioni religiose[modifica | modifica wikitesto]

La prima chiesa di cui si hanno notizie è quella sita all'interno del castello, denominata "Santo Laurenzo", ma anche "Madonna degli Angeli". Nel 1612 nel paese si stabilirono i Paolotti, dell'ordine dei Minimi, i quali avevano ricevuto dal Barone il convento e la chiesa, in quanto Francesco di Paola era il patrono di Siculiana. Si riporta infatti un culto particolare per san Francesco nella Chiesa dell'Immacolata Concezione; eretta dal parroco Giacomo Santalucia nel 1712, nella quale è presente ancora la statua lignea del Santo, recuperata dai locali della chiesa ormai fatiscente e riportata nella nuova, con il proposito di restaurarla.

Verso la fine del XVI secolo si stabilirono a Siculiana i Carmelitani Conventuali che edificarono la chiesa dedicata alla Madonna del Carmine; poi nel 1637 subentrarono i Carmelitani Riformati e la chiesa fu così dedicata alla Madonna del Carmelo e al patrono di Siculiana, san Leonardo, festeggiati, rispettivamente il 16 luglio ed il 6 novembre.

Il simulacro di cartongesso di san Leonardo, posto nella Matrice di Siculiana, la Chiesa del SS Crocifisso, è un duo statuario, infatti raffigura san Leonardo e il prigioniero in ginocchio, nella parte in basso della statua vi è riportato l'anno "A.D. 1941". Il titolo di Patrono di Siculiana, tanti asseriscono sia stato dato dai Chiaramonte per la loro origine francese; di sicuro il suo culto fu portato in Sicilia dai Normanni nel 1059 a voler significare la liberazione dal giogo arabo, ma soprattutto per diffondere tra i siciliani il culto della Chiesa cattolica e tagliare con quello ortodosso, particolarmente diffuso a quell'epoca.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Nazionalità Residenti
Romania 15
Marocco 11
Cina 2

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Di notevole importanza per Siculiana è la festa di "lu tri di maju" dove per tre giorni si festeggia il SS Crocifisso, ma molto sentite sono anche le processioni del Triduo Pasquale, dove sfilano i simulacri di Gesù "Ecce Homo" e della BMV Addolorata, insieme a Santa Maria Maddalena, San Giovanni Apostolo, San Pietro e nel giorno di Pasqua San Michele Arcangelo, che compie la tradizionale corsa dell'annuncio della resurrezione.

Vi è una leggenda, con moltissime varianti, che narra l'origine del Cristo nero festeggiato nella festa di "lu tri di maju". Secondo la versione più comune, la statua del Cristo era stata commissionata dai Burgitani ad un artista del ragusano, perciò i carrettieri trasportavano il simulacro dentro una cassa, con destinazione Burgio. Non appena arrivati alle porte di Siculiana, i carrettieri si fermarono per rifocillarsi, ma un cieco, o in altre versioni uno zoppo, si sedette sulla cassa e miracolosamente guarì; perciò gridò al miracolo, conquistando l'attenzione e la curiosità di tutti quanti, compresa quella dei carrettieri che furono costretti a mostrare il contenuto della cassa. I Siculianesi, perciò, innamorati della meravigliosa opera, si impossessarono a tutti i costi della rappresentazione del Cristo, portata subito nella chiesa del Castello Chiaramontano. I carrettieri arrivarono così a Burgio a mani vuote e spiegarono l'accaduto, ma i burgitani si accanirono per riavere la statua.

La leggenda narra che tra i Siculianesi ed i Burgitani le ostilità si fecero così aspre da sfociare in una Guerra Santa ed il responso della contesa fu affidato allo stesso SS Crocifisso: stabilirono di porre su un carro il simulacro e di farlo tirare da un lato dai buoi aggiogati portati dai burgitani e dall'altro lato da quelli portati dai siculianesi (secondo un'altra variante i buoi non erano aggiogati e vi erano solo da un lato). Così, i buoi, dopo aver fatto alcuni metri a favore dei burgitani, miracolosamente si direzionarono verso Siculiana. Secondo un'altra versione, la cassa venne rubata ed il simulacro venne nascosto in una grotta sotto il castello, in modo tale che tutti se ne dimenticarono per anni, fin quando il Crocifisso non venne in sonno, più e più volte, ad una vecchietta, che supplicò il prete insistentemente di accertarsi dell'accaduto. Il sacerdote fece contenta la parrocchiana e scoprì che il S.S. Crocifisso era veramente in quella grotta e così fu portato nella chiesa del castello. Altre storie narrano pure che il Crocifisso fu murato nel castello e che veniva liberato soltanto nella data del 3 maggio. Stando alla leggenda la "calata di lu velu" è una tradizione, ancora in uso, derivante dallo smurare il simulacro nascosto.

Moltissime tradizioni e leggende accomunano la maggior parte delle rappresentazioni sacre poste all'interno delle Chiese siciliane, un esempio ne sono Il Crocifisso di Santa Margherita Belice; la Madonna del Monte di Racalmuto; il Crocifisso di Calatafini e molti altri.

Persone legate a Siculiana[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Arancia di Ribera.

L'agricoltura è il settore principale dell'economia: si producono vino, ortaggi, cereali, agrumi e mandorle. Il territorio di Siculiana è compreso nella zona di produzione dell'Arancia di Ribera D.O.P.

L'agricoltura siculianese cominciò a svilupparsi con la baronia Isfar, principalmente con alberi di carrubo, mandorli, ulivi, vigneti, tant'è vero che si realizzarono strumenti appositi, come i "paramenti", ovvero strumenti in pietra per pigiare l'uva, o ancora i "trappiti", i frantoi per le olive, ancora utilizzati.

Per quanto riguarda il vino, il primo stabilimento del paese nacque nel 1875. Apparteneva alla famiglia Basile, erano specializzati, oltre al vino, anche nel "Cognac", nel "Marsala Vergine" e nella "Malaga Rosea", e durò fino al 1918. Il secondo appartenne alla famiglia Campo, nello specifico al Dottore Giuseppe Campo, marito di Vincenzina Agnello, figlia del barone Vincenzo Agnello, agli inizi del 1900. A Siculiana nel 1970 fu costruita la più grande e moderna cantina di tutta Europa: l'Azienda Agricola Cooperativa "Torre Salsa", che produceva vini come il "Noè" ed il "Vossia". Dopo gli anni '80 andò in fallimento.

La coltivazione primaria è l'ulivo da olio, ma comunque, restano molti terreni incolti.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla strada statale 115. Fino al 1978 era attiva una stazione della ferrovia Castelvetrano-Porto Empedocle, poi dismessa.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
- Sindaco [3]
Democrazia Cristiana Sindaco [3]
Sindaco [3]
- Sindaco [3]
lista civica Sindaco [3]
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lista civica Sindaco [3]
Sindaco [3]
Sindaco [3]
Sindaco [3]
Sindaco [3]
lista civica Sindaco [3]
lista civica Sindaco [3]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Siculiana fa parte della regione agraria n.5 (Colline litoranee di Agrigento).

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

A.S.D. Siculiana calcio (Promozione)

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico De Gregorio, Il Crocifisso di Siculiana, tipografia Cav. Enzo Gallo, Siculiana, 1977.
  • Giovanni Andrea Massa, La Sicilia in parte prima [e seconda] ... da un religioso della Compagnia di Gesù... [P. Gio. Andrea Massa], Stamp. di F. Cichè, Palermo, 1709.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni*[modifica | modifica wikitesto]

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