Casteltermini

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Casteltermini
comune
Casteltermini – Stemma Casteltermini – Bandiera
Casteltermini – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
ProvinciaProvincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
SindacoFilippo Pellitteri (M5S) dal 04/07/2019
Territorio
Coordinate37°32′30″N 13°38′43″E / 37.541667°N 13.645278°E37.541667; 13.645278 (Casteltermini)Coordinate: 37°32′30″N 13°38′43″E / 37.541667°N 13.645278°E37.541667; 13.645278 (Casteltermini)
Altitudine545 m s.l.m.
Superficie99,98 km²
Abitanti7 875[1] (31-10-2018)
Densità78,77 ab./km²
FrazioniZolfare
Comuni confinantiAcquaviva Platani (CL), Aragona, Cammarata, Campofranco (CL), San Biagio Platani, Sant'Angelo Muxaro, Santo Stefano Quisquina, Sutera (CL)
Altre informazioni
Cod. postale92025
Prefisso0922
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT084012
Cod. catastaleC275
TargaAG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona C, 1 384 GG[2]
Nome abitantiCastelterminesi
PatronoSan Vincenzo Ferreri
Giorno festivo5 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casteltermini
Casteltermini
Casteltermini – Mappa
Posizione del comune di Casteltermini nel libero consorzio comunale di Agrigento
Sito istituzionale

Casteltermini è un comune italiano di 7 875 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome Casteltermini significa Castello della Famiglia Termini,che era il nome del Barone Giovanni Vincenzo Maria Termini e Ferreri che il 5 aprile 1629 fondò il paese.Il documento che concesse la facoltà di creare un centro abitato nel feudo di Chiuddia si chiamava: Privilegio di creare un centro abitato nella baronia di Chiuddia ed era stato concesso dal Re Filippo IV di Spagna,tramite il Viceré Francisco Fernandez de la Cueva, duca di Albuquerque,che con provvedimento del 9 febbraio 1629, diede a Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri il privilegio di popolare la sua baronia, il permesso cioè di fondare un centro abitato. In data 10 ottobre 1629, con diploma rilasciato dal Re Filippo IV di Spagna, reso esecutivo con provvedimento vicereale del 25 febbraio 1630, Gian Vincenzo Maria Termini e Ferreri, venne insignito “ dell'eccelso titolo di Principe di Casteltermini” . Con questo titolo Gian Vincenzo, divenne il 33º principe siciliano. Questo titolo gli conferiva il diritto di sedere nel braccio militare del siculo parlamento.Il nuovo paese di Casteltermini,considerate le vantaggiose promesse fatte dal Principe,fu ben presto popolato da molte famiglie provenienti dai paesi vicini, come Sutera, Campofranco, Mussomeli, Cammarata e San Giovanni Gemini. In breve tempo migliaia di persone confluirono a Casteltermini.Per assicurare la serietà delle sue promesse volle che i patti che avrebbero regolato i rapporti tra il signore ed i vassalli e cioè tra il Barone e gli abitanti del paese, venissero stabiliti e fissati in un atto pubblico, come in una legge. E così il 5 aprile 1629, giorno sacro a San Vincenzo Ferreri, appartenente alla stessa antica famiglia del barone, della nobile casa Ferreri di Valenza, che poi egli scelse a protettore di Casteltermini, Il barone riunì i maggiorenti del paese e alla presenza del notaio Pietro Chiarelli da Sutera, sottoscrissero il “Capitoli della Terra”, concedendo così delle condizioni vantaggiose ai nuovi abitanti, tant'è che furono molti i coloni delle terre vicine che trovarono molto più vantaggiose le condizioni imposte dal barone Termini che non quelle alle quali erano assoggettate.

Casteltermini per i primi anni della sua fondazione fu retta dai Segreti Baronali, nel febbraio del 1812, il Parlamento Siciliano, con la Costituzione che veniva concessa alla Sicilia, abolì le leggi feudali e quindi la feudalità, le giurisdizioni baronali, i privilegi del “ mero e misto imperio”. Nella seduta del 9 febbraio 1813, il Parlamento Siciliano approvò inoltre, la parte della Costituzione riguardante le Amministrazioni Comunali, che tra l'altro prevedeva che il popolo, per la prima volta, doveva essere chiamato ad eleggere i suoi amministratori. E così il 1º settembre del 1818, gli abitanti di Casteltermini eleggono il loro primo sindaco che fu Don Francesco Frangiamore.

Il paese ebbe il suo periodo di massimo sviluppo nella seconda metà dell'ottocento grazie alla presenza di numerose miniere di zolfo (Cozzo Disi, Roveto, Scironello, Mandravecchia e diverse altre).

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

= Festa di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

La festa più importante è chiamata di Santa Croce che si svolge da ben 352 anni.[senza fonte]Le sue origini risalgono all'anno 1667 e sono collegate ad una leggenda che riguarda il ritrovamento di una grande croce di legno nelle campagne del feudo Chiuddia Questa leggenda narra che una vacca, mentre pascolava nelle terre del Vaccarizzo,si allontanasse e si dirigesse verso la campagna del feudo di Chiuddia e ivi giunta s'inginocchiasse.Questo fatto si ripeté per diversi giorni,finché alcuni pastori incuriositi scavarono nel punto in cui s'inginocchiava la vacca e portarono alla luce una grande croce di legno.Ecco cosa ci dice lo studioso dell'ottocento Sac.Vincenzo Gaetani:"nel posto dove la croce fu rinvenuta si costruì, per oblazioni di allora, una chiesuola dedicata alla croce di cui porta il nome".Sull'origine di questa croce sono stati svolti ,negli ultimi duecento anni diversi studi da parte di molti studiosi,i quali hanno elaborato diverse teorie e a volte anche bizzarre,soprattutto perché non supportate da valide e dettagliate motivazioni e documentazioni storiche,religiose e scientifiche.Pur nella massima considerazione per questi studiosi e per quanto da loro affermato,anche per quella che assegnava l'origine al primo secolo d.c,nel 2018 lo studioso Prof.Gianfranco Lo Bue,ha pubblicato un libro intitolato:"La Croce di Casteltermini.La Leggenda,la Fede e la Storia" nel quale ha dimostrato ,attraverso uno studio molto dettagliato,che la croce di Casteltermini risale attorno agli anni 1634-1665.Questa importante affermazione dello studioso è stata avvalorata dalle analisi fatte svolgere da Comune di Casteltermini assieme all'equipe della Soprintendenza dei Beni Culturali ed Ambientali di Agrigento presso l'Istituto Internazionale CIRCE di Napoli i cui risultati hanno stabilito che il legno dei due bracci della croce,( Patibolo quello orizzontale estipite quello verticale ) è datato negli anni tra il 1634 e il 1665.

Nella forma attuale i festeggiamenti nacquero nel 1667. Anteriormente a tale data, fin da quando fu trovata la croce, il 3 maggio di ogni anno, nella ricorrenza in cui la Chiesa celebrava l'invenzione della Croce di Cristo, all'eremo di Santa Croce si svolgeva una festa campestre alla quale accorrevano fedeli e devoti di tutte le terre vicine. Ma dopo la fondazione di Casteltermini, avvenuta nel 1629, gli abitanti credettero opportuno celebrare la festa in paese con la partecipazione di tutti, coinvolgendo i diversi ceti sociali del nuovo centro. Così le varie corporazioni paesane (i cosiddetti Ceti) organizzarono la nuova festa e stabilirono una di esse, quella delle Maestranze, la sera della vigilia si recasse all'eremo a prelevare la Croce con una processione che, data la distanza dal paese, doveva svolgersi necessariamente a cavallo, e che l'indomani, a festa conclusa, le altre corporazioni riaccompagnassero la Croce all'Eremo con un'altra sontuosa cavalcata.

L'altra denominazione, sagra del Tataratà, invece richiama una danza armata risalente, secondo alcune ipotesi di diversi studiosi, al periodo di dominazione islamica dell'isola.[senza fonte] La festa ha la durata di 3 giorni, accompagnata da manifestazioni collaterali, in tutto il mese di maggio.

Particolare del Tataratà

Settimana santa[modifica | modifica wikitesto]

La settimana santa inizia con la domenica delle Palme. Il giovedì Santo i fedeli in tutte le chiese preparano i “Sepolcri”, ponendo fiori e piatti colmi di germogli di grano color giallo pallido che simbolicamente presentano al Signore in atto di omaggio, affinché i contadini ricevano la benedizione e ricavino un buon raccolto. Nel primo pomeriggio del venerdì, viene condotto per le strade del paese Gesù Nazareno. Lungo il percorso che porta nella piazza principale, viene rievocata la Via Crucis. Successivamente le statue della Madonna Addolorata, Maria Maddalena, la Veronica e san Giovanni Apostolo, in processione con le confraternite, si dirigono verso la chiesa del Calvario dove viene rievocata la crocifissione di Gesù Cristo, con sentita e commossa partecipazione di tutti i presenti. Nella tarda serata Gesù viene deposto dalla Croce e adagiato nell'Urna, e con gli altri simulacri viene portato in processione.

La domenica di Pasqua si può assistere a “Lu‘ncuntru” fra Cristo Risorto e la Madonna. Questo avviene sotto gli Archi adornati da ramoscelli di alloro, rosmarino e ulivo, da cui pendono le “cuddure”, forme di pane rivestite di zucchero fuso e “diavulicchi”, circondate da tante arance che creano un grande effetto cromatico.

Archi di Pasqua[modifica | modifica wikitesto]

Gli Archi di Pasqua, sei o sette, distribuiti in prossimità di altrettante chiese, sono realizzati in strutture di legno che prevedono soltanto un rivestimento vegetale con rami di alloro, rosmarino e ulivo. Nella parte superiore si appendono ciambelle di pane, chiamate “cuddure”, che si distribuiscono ai fedeli dopo il giro degli “Incontri”, e relativi inchini del Cristo e della Madonna sotto ciascun arco. Gli Archi, che ricordano riti propiziatori pagani delle feste di primavera, esprimono in forme trionfali la vittoria della vita sulla morte. Subito dopo l'ultimo “Incontro” si odono in lontananza i suoni dei tamburi che scandiscono i ritmi della festa della Santa Croce. Iniziano così i preparativi per la Sagra del Tataratà, aspetto folcloristico che coesiste da sempre con quello religioso della festa dedicata al simbolo cristiano più importante: La Croce.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Duomo di San Vincenzo Ferreri (Casteltermini).
Chiesa Madre.

Duomo di San Vincenzo Ferreri del 1629.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Per favorire una migliore assistenza religiosa anche agli abitanti della zona suburbana del nascente paese nell'anno 1641 venne costruita una chiesetta che nel tempo venne migliorata ed ingrandita fino a diventare quella che oggi è la chiesa di San Giuseppe.

L'unica chiesa di Casteltermini rivolta ad occidente, anziché ad oriente, così come voluto dalla simbologia del periodo paleocristiano.

Costruita su di un poggio roccioso, vista dalla piazza Duomo mostra tutta la sua bellezza architettonica nello splendido stile Barocco siciliano.

Il suo prospetto semi – circolare è ricco di colonne, lesene di trabeazioni, di cornici, di balaustre.

Ai lati della facciata vi sono due nicchie una volta occupate da due statue scolpite in pietra raffiguranti San Giuseppe e il Cuore di Maria.

Nella parte superiore si notano tre celle campanarie.al centro dell'artistico campanile al di sopra della campanaria un grande orologio.

All'interno della chiesa vi sono nelle due nicchie a destra due bellissime statue scolpite in legno: Il sacro Cuore di Maria e San Giuseppe, entrambe le opere dello scultore Rosario Bagnasco;

Nelle due nicchie di sinistra altre due statue: S. Michele Arcangelo scolpita in legno dallo scultore Calogero Cardella e un grande Crocifisso in carta pesta, con le braccia mobili per essere adoperato nelle funzioni del giovedì Santo

Nella sagrestia un Urna costruita da due ebanisti castelterminesi, tutta in legno dorato e cristallo con ai quattro angoli gli angeli scolpiti in legno.

Eremo Santa Croce e danza del Tataratà

Eremo di Santa Croce[modifica | modifica wikitesto]

Questa chiesa sorge a 3 km dal centro abitato e vi si custodisce una grande croce lignea,.

Chiesa di Gesù e Maria[modifica | modifica wikitesto]

Venne costruita nell'anno 1690 ad iniziativa di alcuni benefattori e degli abitanti che andavano popolando quella zona ancora suburbana. Ha una sola piccola navata ed il solo altare maggiore. Sul lato destro della navata, dentro le antiche nicchie chiuse da apposite vetrate, si conservano le seguenti statue:

Il SS. Salvatore o Gesù Risorto; una stupenda statua in legno, scolpita dallo scultore palermitano Vincenzo Genovese; il volto radioso e sublime, tutti i rilievi anatomici del corpo nudo, che traspaiono dalle carni ricolme di vitalità, la raffinata modellatura della barba e dei capelli di Gesù, denotano la maestria e la sensibilità dell'artista. Come la statua del Nazareno del Quarantino, anche questa del Santo Salvatore, esercita sulla folla dei fedeli, un grande fascino, e genera una intensa emotività.

Sant'Anna; bella scultura in legno, attribuita allo scultore Achille Guerrazzi di Livorno, della fine del secolo XVIII.

La Maddalena; scolpita in legno dallo scultore Quarantino, dalla grande espressività dolorante.

La Madonna del Soccorso (Maria Ausiliatrice); pregevole scultura in legno, attribuita allo scultore Minaia di Torino, portata a Casteltermini, su ordinazione, nell'anno 1885.

Nel vano sottostante all'altare maggiore, dietro una custodia di cristallo si conserva, ancora in buone condizioni, un gruppo statuario in carta pesta raffigurante S. Giuseppe morente assistito da Gesù e dalla Madonna, da attribuire allo scultore Quarantino.

In fondo all'abside, in decorosa cornice di legno, vi è una grande tela raffigurante la Madonna che mostra un libro a Gesù Bambino, e San Giuseppe. Una Pittura stupenda che per i lineamenti, tonalità, luminosità, l'affinità delle immagini, il profilo e l'atteggiamento del volto della Madonna, le nubi, la colomba, il S. Giuseppe, sembrano richiamare lo stesso pennello che dipinse la tela della Sacra Famiglia della Chiesa di S. Giuseppe, quello del celebre Carreca, o in ogni caso, di un pittore della sua scuola, certamente del XVII secolo.

All'interno, situato sul pulpito, il Tetragramma, (יהוה) composto dalle quattro consonanti ebraiche, che corrisponde al nome di Dio in italiano, GEOVA.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
14 giugno 1988 28 ottobre 1989 Filippo Varsalona Partito Comunista Italiano Sindaco [4]
13 novembre 1989 1º dicembre 1990 Salvatore Gerardi Democrazia Cristiana Sindaco [4]
9 dicembre 1990 11 maggio 1991 Filippo Pellitteri Democrazia Cristiana Sindaco [4]
11 maggio 1991 15 aprile 1993 Carlo Antonio Vancardo Partito Socialista Italiano Sindaco [4]
7 giugno 1993 1º dicembre 1997 Salvatore Lo Presti Lista Civica Sindaco [4]
1º dicembre 1997 1º giugno 2001 Stefano Licata Centro-sinistra Sindaco [4]
22 giugno 2001 26 novembre 2001 Giuseppe Vinci Comm. regionale [4]
26 novembre 2001 15 maggio 2007 Antonio Giovanni Caltagirone Centro-destra Sindaco [4]
17 maggio 2007 8 maggio 2012 Alfonso Sapia Lista Civica Sindaco [4]
8 maggio 2012 15 giugno 2017 Alfonso Sapia Lista Civica Sindaco [4]
15 giugno 2017 04 luglio 2019 Nicastro Gioacchino Lista Civica Sindaco [4]
04 luglio 2019 in carica Pellitteri Filippo M5S Sindaco [4]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Casteltermini fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.3 (Colline del Platani)[5].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Casteltermini che milita nel girone A siciliano di Promozione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico anno 2018 (dati provvisori), su demo.istat.it. URL consultato il 31-10-2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l http://amministratori.interno.it/
  5. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato l'8 luglio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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