Canicattì

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Canicattì
comune
Canicattì – Stemma Canicattì – Bandiera
Il centro storico
Il centro storico
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
Sindaco Vincenzo Corbo (lista civica di centrosinistra) dal 13/06/2011 (dopo ballottaggio)
Territorio
Coordinate 37°21′36″N 13°51′04″E / 37.36°N 13.851111°E37.36; 13.851111 (Canicattì)Coordinate: 37°21′36″N 13°51′04″E / 37.36°N 13.851111°E37.36; 13.851111 (Canicattì)
Altitudine 465 m s.l.m.
Superficie 91,86 km²
Abitanti 35,763[1]
Densità 0,39 ab./km²
Comuni confinanti Serradifalco (CL), Montedoro (CL), Caltanissetta (CL), Delia (CL), Castrofilippo, Racalmuto, Naro
Altre informazioni
Cod. postale 92024
Prefisso 0922
Fuso orario UTC+1
Cod. catastale B602
Targa AG
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti canicattinesi
Patrono San Pancrazio
Giorno festivo 3 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Canicattì
Canicattì
Posizione del comune di Canicattì nella provincia di Agrigento
Posizione del comune di Canicattì nella provincia di Agrigento
Sito istituzionale

Canicattì (Caniattì in siciliano) è un comune italiano di 35.763 abitanti[2] della provincia di Agrigento in Sicilia.

Canicattì - Panorama centro storico
Panorama

I monumenti,le chiese e i luoghi d'interesse piú importanti sono:[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madre San Pancrazio,
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    I lavori di costruzione iniziarono nella prima metà del secolo XVIII, grazie all'iniziativa del barone Gaetano Adamo e del fratello don Carlo e possono essere considerati conclusi intorno al 1765. La chiesa viene consacrata il 25 maggio 1874.

Nel 1908 fu innalzato l'attuale prospetto, progettato nel 1901 da Ernesto Basile, caratterizzando con la sua bianca ed imponente mole il panorama della città.

La chiesa di stile rinascimentale è dedicata a San Pancrazio di Antiochia, Patrono di Canicattì, La Chiesa l'8 dicembre 1965 venne, con decreto del vescovo di Agrigento mons. Giuseppe Petralia, elevata a Santuario del Sacro Cuore di Gesù. L'unica ampia navata a croce latina, si dilata per mezzo delle grandi cappelle laterali ed il transetto, su cui si affacciano le abside quadrate (tre), custodiscono pregevoli opere d'arte risalenti anche al periodo bizantino. Nella parete dell'altare maggiore vi è un grande mosaico la cui realizzazione risale al 1973 e raffigura un'imponente immagine del Sacro Cuore di Gesù in mezzo alla Madonna ed agli apostoli. All'interno di una nicchia, posta nel primo pilone a destra, è custodito un Ecce Homo (originariamente custodito nella Chiesa della Badia), in alabastro rosa, detta "pietra incarnita", le cui venature richiamano lividi ed ematomi. Nella seconda cappella a destra, entro un'edicola neogotica, è sistemata la statua lignea della B. M. V. delle Vittorie del 1882. Nella stessa cappella si trova una significativa tela settecentesca raffigurante S. Giuseppe, qui attribuito a Francesco Narbone. Nel transetto destro è collocato il sepolcro di mons. Angelo Ficarra, vescovo di Patti ed insigne figura di pastore e di letterato. Di fronte si apre la cappella del SS. Sacramento con un'articolata custodia lignea, intagliata e dorata in stile barocco, assemblata nella metà del secolo scorso con elementi secenteschi e di diversa provenienza. Il coro è stato realizzato nel presbiterio dal palermitano Lorenzo Patti nel 1796. Alle pareti del cappellone centrale sono appesi alcuni dipinti tra cui spiccano una B. M. V. del Lume, con ricca cornice, dipinta nel 1734 da un artista vicino all'agrigentino Francesco Narbone e l'Apparizione della Vergine a S. Gaetano, dipinta nel 1770 da saccense Giuseppe Tresca. Dalla chiesa B. M. V. del Carmelo provengono due dipinti: la B. M. V. dell'Itria, firmata da Gaetano Guadagnino nel 1809, e la Sacra Famiglia, capolavoro del racalmutese Pietro D'Asaro del 1633. In quest'ultimo, in primo piano è raffigurato un cesto di frutta che costituisce una delle prime nature morte in Sicilia. Nella cappella del Crocifisso, terza a sinistra, è conservata un'Addolorata, firmata da Francesco Sozzi nel 1783. Nella nicchia della prima cappella a sinistra è conservata la statuetta della Madonna delle Grazie (risalente al periodo bizantino), la tradizione vuole che sia stata rinvenuta tra i ruderi di Vito Soldano. Si tratta di una copia tardo cinquecentesca della Madonna di Trapani (un'altra copia quattrocentesca è stata trafugata dalla sagrestia poco più di un decennio or sono) fortemente manomessa. Il vestibolo dell'ingresso laterale sinistro è stato adattato a battistero, qui trova posto un fonte battesimale lapideo settecentesco con lo stemma dei Bonanno, signori di Canicattì.

Veduta dalla Chiesa Madre.

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  • Chiesa del Santo Spirito con annesso convento e chiostro dei frati minori osservanti, del seicento. Il convento fu edificato per volere di donna Antonia Balsamo Bonanno e del frate Antonio Nocera, sui resti di un vecchio oratorio. La chiesa, a tre navate, conserva una statua marmorea, degli inizi del Seicento, rappresentante la Madonna col bambino, di scuola gaginesca e un Crocifisso, di ignoto autore, festeggiato ogni anno il 3 maggio.
  • Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo (batia). 1662. Annesso alla chiesa fu edificato il Monastero delle benedettine, oggi restaurato e trasformato in museo etno-antropologico. La chiesa, tra le più belle di Canicattì, è oggi in attesa di ricostruzione e restauro. All'interno si conservavano oggetti sacri di grande valore e numerosi stucchi di scuola serpottiana.
  • Chiesa di San Diego d'Alcalà, protettore della città, sede della Confraternita dei Santi Sebastiano e Diego. Nella parrocchia si organizza la tradizionale processione del venerdì Santo, risalente al Settecento e tuttora molto sentita dalla popolazione. La via Crucis con le statue del Cristo, della Madonna Addolorata, di Santa Maria Maddalena e di San Giovanni, vede la partecipazione delle autorità religiose, politiche, civili e militari della città.
  • Chiesa del purgatorio, edificata dal barone Gaetano Adamo e dal fratello don Carlo.I lavori, iniziati nel 1803, furono ultimati nel 1806, quando la chiesa fu benedetta da mons. Saverio Granata, vescovo di Agrigento.

Le partizioni architettoniche del prospetto sono contraddistinte dal colore caldo della pietra calcarea, che si staglia sul piatto intonaco bianco. La facciata è, inoltre, caratterizzata da una finestra centrale ovale, coronata da un medaglione raffigurante le Anime del Purgatorio: Opera assegnata allo scultore palermitano Vincenzo Spinoso, che la eseguì nel 1804. Alle estremità del timpano sono sistemate, sfalsate, coppie di pissidi acroteriali. Successiva è la loggia campanaria,L'unica navata rettangolare, con presbiterio absidato, è coperta da una volta a botte. Alle pareti laterali, due per lato, si aprono quattro arcate, L'interno custodisce preziose testimonianze artistiche provenienti da chiese non più esistenti. Alle pareti del vestibolo, sotto la cantoria, sono appese due pale d'altare, provenienti dalla vicina ex chiesa Santa Rosalia, raffiguranti rispettivamente il Martirio di S. Bartolomeo ed il Martirio di S. Agata. Entrambe sono concordemente attribuite a Gaetano Guadagnino per la notevole caratterizzazione espressiva dei personaggi e per il deciso orientamento verso una narrazione devozionale. Dalla chiesa annessa all'ex monastero benedettino Santi Filippo e Giacomo proviene il Crocifisso, alla parete destra del presbiterio, e la statua della Madonna della Speranza, eseguita nella prima metà del XIX secolo dal trapanese Pietro Croce in sostituzione del perduto dipinto raffigurante la Madonna d'oltremare, già venerata nell'ex chiesa Santa Barbara. Da quest'ultima chiesa proviene la statua eponima, in legno scolpito e dipinto, ora posta sopra un piedistallo a destra del bema. Nella nicchia della seconda cappella a destra è sistemata una statua lignea raffigurante il Sacro Cuore di Gesù, capolavoro di Gerolamo Bagnasco. La gran tela sopra l'altare maggiore, che raffigura il titolo della chiesa, è un'ampia orchestrazione attribuita a Francesco Guadagnino, il più famoso e più colto esponente della famiglia di pittori canicattinesi: a questa cerchia si deve anche il piccolo dipinto con la SS. Trinità. Nella prima cappella a destra si trova un confessionale: è un capolavoro d'ebanisteria, con una rara applicazione dell'Art Nouveau negli arredi e nelle suppellettili ecclesiastiche. Ne troviamo un altro nella chiesa di Santa Lucia.

  • Chiesa Madonna della Rocca, edificata nel settecento e ristrutturata negli anni settanta del novecento. Nella chiesa, riposano le spoglie mortali del venerabile Gioacchino La Lomia, che nel 1881 fondò il convento dei cappuccini, annesso alla chiesa
  • Chiesa di Santa Maria del Carmelo, edificata alla fine del Cinquecento assieme al convento dei frati carmelitani. Agli inizi dell'Ottocento la chiesa fu ricostruita a spese degli zolfatai. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, il convento fu abbattuto e al suo posto furono edificati la Casa del Fascio (oggi palazzo della Guardia di Finanza) e il Teatro Comunale Sociale.
  • Chiesa di Santa Maria degli Agonizzanti, edificata dai baroni Adamo e un tempo sede della Confraternita che assisteva i condannati a morte. All'interno si conserva una tela settecentesca del pittore Guadagnino raffigurante la Madonna che assiste un morente.
  • Chiesa di San Giuseppe, edificata nel seicento e rimaneggiata nei secoli successivi, accanto a quello che fu l'Ospedale dei Poveri e oggi è il Collegio di Maria. L'interno conserva una statua lignea di San Giuseppe, opera del Bagnasco e un soffitto ligneo a cassettoni di pregevole fattura.
  • Chiesa di San Biagio, esistente già alla fine del Cinquecento e nell'Ottocento affidata ai padri agostiniani. L'interno conserva tele settecentesche di buona fattura, un'antica statua di San Biagio e una pregevole statua lignea dell'Addolorata.
  • Chiesa di San Francesco, della fine del Cinquecento, un tempo dei frati conventuali. La chiesa, conserva una statua dell'Immacolata, ritenuta miracolosa dalla popolazione, incoronata nel 1954 dall'arcivescovo di Palermo Ernesto Ruffini, Regina della città. La chiesa conserva una cripta del Cinquecento, scoperta negli anni cinquanta del secolo scorso.
  • Chiesa di San Domenico, del 1612, con annesso convento, un tempo dei domenicani. La chiesa conserva due antiche statue, San Domenico e San Tommaso, ritrovate durante alcuni lavoro di restauro. Il convento è stato, di recente, restaurato su progetto dell'architetto Paolo Portoghesi e rimane, tutt'oggi, così come per il Monastero delle benedettine, in attesa di un adeguato utilizzo. Il Comune tarda a prendere decisioni affinché ciò che viene recuperato non di disperda nuovamente.
  • Chiesa Santa Lucia

La chiesa di Santa Lucia, esisteva prima del 1740, come risulta dai documenti dall'Archivio Comunale. Costruita, come chiesetta rurale, nei pressi dell'antico mulino "Santa Lucia", oggi, invece, è ben inserita nel nuovo tessuto urbanistico, della periferia dell'abitato. Recentemente, tra il 1993 e il 1994, è stata restaurata riportando alla luce la facciata di pietre arenarie intagliate. E' stata eretta parrocchia con decreto vescovile il 25 gennaio 1950. La Chiesa di piccole dimensioni presenta una pianta a navata unica. All'inizio troviamo un confessionale, gemello di quello della Chiesa del Purgatorio. All'interno nelle pareti di sinistra e di destra, troviamo , le statue del Cuore di Gesù, della Madonna con il Bambino ed il Crocifisso e nei lati a dx ed a sx, prima dell'altare , troviamo le stautue della Madre del Divino Amore e di S. Giuseppe. Di modeste dimensione, troviamo all'interno, sull'altare maggiore la statua lignea di Santa Lucia, venerata da molti fedeli, essendo la "protettrice della vista". Per finire sulle pareti del soffitto vicino sia all'altare e lungo tutto il corridoio della chiesa, troviamo molte opere murarie che riscotruiscono alcune scene della vita di Gesù.

  • Resti della secentesca fontana del Nettuno situati nel prospetto della torre campanaria della Chiesa del Purgatorio.
  • La torre dell’orologio di Canicattì, chiamata semplicemente l’Orologiu , è stata costruita nel 1932 nel luogo dove si trovava una torre pressochè identica a quella attuale, presente sin dalla fondazione di Canicattì, restaurata nel 1766 e abbattuta nel 1929 perchè in pericolo di crollo.

Si ipotizza si trattasse della torre campanaria dell’antica Chiesa Madre posta nelle adiacenze, non molto lontana dal luogo in cui sorgeva il Castello. Il progetto della nuova torre civica si deve all’ing. Luigi Portalone che la realizzò nelle vesti di direttore dei lavori nell’arco di pochi anni, dal 1930 al 1932.

Dell'antica torre restano soltanto le due campane risalenti al Seicento. La campana maggiore fu posta nella torre per opera del barone Giacomo II nel 1668, la minore fu invece offerta dal figlio Filippo III, che fece incidere una frase latina in cui si afferma solo che don Filippo Bonanno, barone di Canicattì e principe di Roccafiorita, si prodigò a farla realizzare nell’Anno del Signore 1687. La più grande delle due campane reca un interessante motto in latino, dettato da Giacomo II Bonanno: ut mensura temporis bonorum annorum sit in auspicium, cioè “che la misurazione del tempo sia augurio di buoni anni”. E per molti anni la Torre dell’Orologio ha scandito lo scorrere del tempo, accompagnando la crescita e l’evoluzione della città.

  • Fontana dell'Acquanova, abbeveratoio, poi demolito, il cui nome sopravvive in quello dell'omonimo quartiere.
  • Teatro Sociale,
    Teatro Sociale di E. Basile
    (il teatro prima del restauro)

opera dell'architetto Ernesto Basile. Nel 1927 ospitò Luigi Pirandello con la sua Compagnia teatrale.

  • Villa Firriato,
    Villa Firriato di E. Basile
    sempre del Basile, edificata alla fine dell'Ottocento per volere del nobiluomo Francesco Lombardo Gangitano.
  • Palazzo La Lomia del XVII secolo, sito in via Cattaneo. In pietra arenaria presenta dei balconi barocchi. Le 35 stanze del palazzo e il fascino che ruota attorno all'edificio hanno fatto sì che lo storico Santi Correnti lo definisse "uno dei più bei palazzi storici di Sicilia". È stato abitato dal famoso barone Agostino La Lomia
  • Palazzo La Lomia si trova in via Mariano Stabile su di un poggetto e circondato da giardini. Edificato a partire dalla fine del Cinquecento è uno dei palazzi più grandi e più interessanti, a livello storico e architettonico della città. È stato abitato dal Ministro di Grazia e Giustizia del Regno Borbonico Gioacchino La Lomia
  • Palazzo Chiaramonte Bordonaro, sito in Piazza Roma, in stile barocco con ricco giardino. Appartenuto all'ultimo feudatario della città, il barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro
  • Palazzo Gangitano, sito in via Poerio. Fu abitato dal Senatore del Regno d'Italia Salvatore Gangitano
  • Palazzo Adamo, sito nel corso Umberto
  • Palazzo Gangitano di via don Minzoni, vicino il Duomo. Una delle finestre del palazzo dà proprio sulla chiesa, per cui la famiglia poteva assistere alla Messa senza uscire dalla dimora
  • Palazzo Gangitano di via Calatafimi, in stile barocco. Vi ebbe sede la Pretura di Canicattì
  • Palazzo La Lomia, sito tra Via Cattaneo e Piazza Dante, appartenuto a don Marco La Lomia
  • Palazzo Bartoccelli, già Adamo, in pietra arenaria e in stile barocco. All'interno fu ospitato il re Ferdinando II di Borbone nella sua visita a Canicattì
  • Ponte di ferro, situato vicino alla stazione ferroviaria e ricoperto di murales e dipinti
  • Villa Giacchetto, già residenza estiva delle monache benedettine di Naro
  • Resti romano-bizantini (necropoli, terme e marmi) di contrada Vitosoldano
  • Resti della Rocca Baronale, nel Largo Castello, edificata dagli arabi come fortilizio, trasformata in castello dai normanni e in palazzo baronale dai feudatari della Città. All'interno si conservava una preziosa Armeria, famosa in tutta la Sicilia, e ora esposta al Museo Capodimonte di Napoli, dove lo storico Umberto Bile, vicedirettore del museo, ha organizzato una mostra dal titolo "Mostra delle armi del Cavaliere Giostrante".
  • Masseria di contrada Cazzola, edificata parte nel seicento e parte nel settecento, oggi abbandonata e quasi distrutta, fu un esempio mirabile di borgo agricolo con tutte le attività e le strutture legate alla coltivazione e produzione di prodotti della terra, in particolare frumento, olive ed olio, uva e vino. Appartenuta alla nobile famiglia La Lomia fu famosa per le sue cantine, per le battute di caccia che vi si tenevano, per la chiesetta barocca e per i sontuosi saloni nobili
  • Cine-Teatro Odeon, inaugurato nel 1952.
  • grande croce Gesù redentore.

La grande croce Gesù redentore svetta sulla "serra puleri" Collina più alta della cittá,la croce è stata innagurata nel 2013.

Le piazze piú importanti di Canicattì sono:

  • Piazza VI novembre la piú importante piazza cittadina

, su cui si affaccia la chiesa del purgatorio e l'ex casa del fascio,oggi caserma della guardia di finanza

Canicattì - ex Casa del fascio, ora sede della caserma della Guardia di Finanza

,al centro di essa sorge una statua di padre Giacchino La lomia.

  • piazza largo aosta dove si trova la fermata degli autobus e vari esercizi commerciali.
  • piazza Roma nel quartiere borgalino nel centro storico della città.
  • piazza Dante su cui si affaccia la chiesa di san Dome

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa SS. Redentore

Sita in via Pirandello costruita per iniziativa dei primi abitanti del quartiere "Oltreponte", nel 1905. I lavori per mancanza di fondi andarono a rilento infatti la prima messa si potè celebrare solo il 29 giugno 1929 se pur in una chiesa ancora grezza. La chiesa è di modeste dimensioni a navata unica, la torre campanaria si trova sul lato destro del prospetto.

  • Chiesa Sacra Famiglia

La chiesa viene edificata nell'ultimo quarto del XX secolo, realizzata su progetto dell'Ing. Gallo, nel quartiere "Acquanova". La parrocchia "Sacra famiglia" è stata eretta con decreto vescovile il 7 ottobre 1960. La pianta circolare, con copertura a raggiera, eccellente esempio di ingegneria moderna con l'applicazione del cemento armato a faccia vista. All'interno si possono ammirare le finestre, tutte realizzate con vetro istoriato ed all'esterno di trova la torre campanaria isolata.

  • Chiesa di Maria Ausiliatrice.

La chiesa di recente costruzione, sorge nel quartiere Rovitelli, su progetto dell'architetto Guadagnino. I lavori per la costruzione della Chiesa di Maria Ausiliatrice iniziarono nel 1984 e durarono circa dieci anni. Il 27 ottobre 1991.Presenta una pianta ottagonale, le parti strutturali sia negli interni che negli esterni sono in cemento armato tutte a faccia vista. All'interno si possono ammirare opere di diversi artisti locali, tra cui il mosaico in marmo posto alle spalle dell'altare raffigurante Gesù, realizzato dall'artista Michele Giardina, autore anche delle formelle in terracotta raffiguranti la Passione di Cristo, mentre l'altare monumentale è realizzato dall'artista Salvatore Cipolla. E' presente una grande immagine di Gesù ad Emmaus e 4 statue raffiguranti Sant'Antonio, San Giuseppe Sant'Agata e Santa Lucia.

  • chiesa San Calogero.

Sorge sul fianco di una collina, tra sbalzi e dirupi,di modeste dimensioni, fu eretta nel Settecento.A un'unica navata con due profonde cappelle, da dare l'impressione di una sorta di pianta a croce greca con transetto.Nella nicchia sopra l'altare maggiore è collocata la statua lignea settecentesca del Santo eremita.

  • Nuova chiesa san calogero.

La nuova chiesa di San Calogero è di recente costruzione ciò è anche visibile dall'architettura e dallo stile moderno. Fu costruita poichè la vecchia chiesa di S.Calogero era diventata inadeguata ad accogliere i fedeli.

  • chiesa Sant'Eduardo.

E' la più recente per fondazione tra le Chiese del Centro Antico; è stata costruita nel 1887. Si presenta a navata unica. Restaurata recentemente, sia all'interno che all'esterno. La chiesa all'interno ha mantenuto le caratteristiche originarie, ma ha irreparabilmente perso l'aspetto esterno a causa di un discutibile intervento, eseguito negli ultimi decenni del secolo scorso. All'interno si possono ammirare, nell'altare maggiore, la statua di Sant'Eduardo e quella della Beata Maria Vergine della Catena.

  • chiesetta di Santa Marta.

La chiesetta di Santa Marta è una piccola chiesa nelle campagne della città,a pianta ottagonale con il piccolo campanile,è ormai un punto di riferimento nella zona di campagna in cui si trova.

  • Chiesa Santa Chiara

La chiesa è di recente costruzione,si presento con uno stile architettonico moderno,l'interno è molto spazioso ma estremamente semplice.

  • Il Calvario

Pian piano la sacra funzione della Croce cominciò a svolgersi su un'altura alla periferia del paese.Quest'altura che doveva richiamare il Monte Calvario divenne sede definitiva per la liturgia del Venerdì Santo. La confraternita di San Sebastiano pensò di edificare sul posto una chiesetta (1756) dedicata al SS. Crocifisso di Monte Calvario. Si trattava di un piccolo locale con due altari e terrazza sulla quale si svolgeva la funzione della Discesa della Croce (Scinnenza). Alla fine del XX secolo si è provveduto a ricostruire una nuova più solida chiesa. Oggi il Calvario (Piazza M. Macaluso) è sempre scenario della straordinaria religiosità dei canicattinesi in occasione della processione del Venerdì Santo. Si raduna tutto il popolo per assistere alla crocifissione del simulacro del Redentore ed, a tarda ora, per la "Scinnenza".

  • chiesa san Nicolò.

La chiesa di San Nicolò di Bari è stata edificata nella seconda metà del Settecento. La chiesa di San Nicolò ad unica navata,era stata chiusa al culto per circa un trentennio perché versava in pessime condizioni strutturali. Solo da qualche anno, riaperta al culto in seguito ad un successivo restauro.

  • Chiesa SS. Crocifisso.

Costruita di recente, intorno agli anni '60, sulle vestigia dell'antica chiesetta di "Rinazzi.

  • Chiesa Madonna dell'aiuto.

La chiesa Beata Maria Vergine dell'Aiuto, piccolo santuario mariano amato dai canicattinesi e meta di pellegrinaggi anche da parte di molti fedeli provenienti della vicina Caltanissetta. La chiesa sorge sul posto dove esisteva una piccola edicola votiva, in cui era venerata un'immagine mariana, datata 1864, tuttora conservata all'interno della chiesa. Su questa edicola, venne edificata una piccola chiesa rurale, sostituita negli anni Settanta con l'attuale perché decisamente insufficiente a raccogliere il sempre crescente numero di devoti. All'interno, sono custoditi due grandi ex voto, due grandi tele del pittore Rosolino Italiano illustrando questi due miracoli della Madre di Dio e Madre Nostra. Oltre il già accennato dipinto su pietra dell'originaria edicola, il santuario custodisce all'interno "La Madonna dell'aiuto", un gruppo scultoreo in cartapesta e legno, realizzato dallo scultore Biangardi, d'origine napoletana ma operante a Caltanissetta tra gli ultimi decenni dell'Ottocento ed i primi di quello successivo.

  • Chiesa Gesù amore misericordioso.

La chiesa Gesù amore misericordioso è la piú recente di Canicattì,infatti e stata inaugurata il 14 dicembre 2013.La chiesa ha un aspetto moderno e semplice con accanto la slanciata torre campanaria. (http://www.gesuamoremisericordioso.it/).

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Canicattì, al confine fra le province di Agrigento e quella di Caltanissetta, in una conca naturale (l'alta valle del fiume Naro) circondata da basse colline, assai fertile e tradizionalmente vocata alle colture frutticole (un tempo il mandorlo, oggi l'Uva Italia, l'uva da mosto, la pesca e l'albicocca). L'area si differenzia notevolmente dal territorio circostante; tale differenza ha favorito sia il paesaggio agricolo che il centro urbano. Più verde e florido il primo, maggiormente ricco di attività commerciali, anche all'avanguardia, e di animazione cittadina il secondo, rispetto ai centri vicini di entrambe le province.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Con Regio Decreto firmato da re Vittorio Emanuele III dal 19 febbraio 1934 si fregia del titolo di città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Profilo storico[modifica | modifica wikitesto]

I resti archeologici ritrovati nella città e nelle zone adiacenti testimoniano l'estistenza di un abitato già in epoca pre-romana. Il nome di Canicattì è probabilmente di origine araba: deriverebbe dalla forma latina Candicattinum, a sua volta con radice nell'arabo Handaq at-tin,[senza fonte] ossia "fossato di fango" o "fossato di argilla"; tale toponimo è stato ritrovato in una carta geografica della Sicilia del periodo di dominazione Saracena.[3]

Dopo la conquista della Sicilia da parte dei Normanni, il signore del luogo, probabilmente l'Emiro Melciabile Mulè, fu assediato e sconfitto dal barone Salvatore Palmeri (1087), che era al seguito del conte Ruggero e questi per ricompensa gli offrì la spada e il dominio del feudo. Sotto la signoria dei Palmeri, la fortezza araba venne ampliata e prese l'aspetto di un vero e proprio castello con una torre.

Ai normanni successero i Francesi, cacciati poi dagli Aragonesi. Nel 1448 il feudo di Canicattì venne ceduto da Antonio Palmeri, che non aveva figli, al nipote Andrea De Crescenzio. Questi ottenne dal re Giovanni d'Aragona la "Licentia populandi", cioè la facoltà di ampliare i confini del feudo, di incrementare gli abitanti e di amministrare la giustizia. Sotto il De Crescenzio, Canicattì era una comunità rurale che contava da mille a millecinquecento abitanti, insediati nella parte alta della città. Ad Andrea succedette il figlio Giovanni, che non avendo figli maschi, lasciò la baronia al genero Francesco Calogero Bonanno, nel 1507.

Con il casato Bonanno la città conobbe un considerevole incremento demografico; i feudatari, prima baroni, poi duchi e infine principi della Cattolica, fecero costruire splendidi edifici e fontane. La signoria dei Bonanno durò fino a tutto il Settecento, ma verso la fine del secolo iniziò il suo declino; la società feudale si avviava a scomparire. L'ultimo dei Bonanno, nel 1819, cedette la signoria di Canicattì al barone Gabriele Chiaramonte Bordonaro.

Dopo le sommosse e rivoluzioni del 1848 e 1859/61, raggiunta l'unità d'Italia a Canicattì sorsero banche, mulini e stabilimenti che incrementarono il commercio. Per tutto il corso del Novecento l'economia della città si è basata fondamentalmente sull'agricoltura (uva da tavola soprattutto), commercio e settore terziario.

Per la sua prosperità agricola, fondata soprattutto sulla coltura dei vigneti di uva da tavola, Canicattì è stata annoverata nel 1987 tra i Cento Comuni della Piccola-Grande Italia.

È stata centro (seppur minore rispetto alle grandi città dell'isola) di laboratori politici sia di centro-destra che di sinistra ed è stata vittima, a volte, di gravi episodi, come le stragi naziste e americane del 1943 e quella del 1947. La città è da secoli il centro più importante lungo la direttrice di comunicazioni - oggi stradali e ferroviarie - fra Agrigento e Caltanissetta (e da qui verso Catania e Palermo).

Alla fine degli anni sessanta la coltivazione dell'Uva Italia assunse un ruolo fondamentale per l'economia del territorio, e quasi tutti i canicattinesi negli anni settanta possedevano una vigna. Veniva a Canicattì gente di Gela, San Cataldo, Delia e altri comuni del circondario per lavorare; il boom economico portò Canicattì tra i 100 comuni italiani col maggior reddito pro capite; i mercati erano sempre affollati e concitati. Poi, a causa dell'eccessivo numero di vigne (molte delle quali piantate in terreni inadatte), alla disorganizzazione e all'improvvisazione del territorio, l'industria dell'Uva Italia decadde anche a causa della concorrenza pugliese e di quella di Mazzarrone, agli inizi degli anni novanta.

Nel 2004 il Comune di Canicattì è stato sciolto per infiltrazioni mafiose ed è stato retto, fino al 2006, da una Commissione straordinaria di nomina governativa, che ha ripristinato la legalità e l'efficienza della macchina amministrativa, realizzando anche importanti opere pubbliche: restauro del Teatro Sociale, Palasport "Saetta e Livatino", Piscina comunale, rifacimento di Largo Aosta, realizzazione della nuova Via Giglia.

Il dialetto di Canicattì, essendo la città tra le province di Agrigento e Caltanissetta, ha sue peculiarità che non si trovano in altre parti dell'isola (ad esempio buenu al posto di bonu) e che influenzano il circondario. Degni di nota sono gli studi sulla parlata, sulla sintassi e sulla grammatica canicattinese del salesiano don Fausto Curto D'Andrea.

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

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Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Accademia del Parnaso.
L'intero Parnaso, con Apollo e le nove Muse, nella piazza centrale canicattinese

La città è nota anche per l'Accademia del Parnaso, nata nel 1922, e che, attraverso la poesia e il suo "Statuto" prendeva di mira il potere e molti aspetti della vita del tempo. Tra i fondatori, che potrebbero benissimo essere paragonati alle "maschere" della commedia dell'arte si ricordano un oste, il quale declamava i suoi versi all'interno della sua attività, il fascista don Ciccio Giordano, un filosofo, professore universitario e pedagogo, il prof. Calogero Angelo Sacheli, un farmacista-giornalista-polemista e cioè il socialista Diego Cigna, un barone eccentrico e grande viaggiatore, Agostino La Lomia, un avvocato, il quale durante un processo chiese la perizia psichiatrica per il suo assistito solo per aver scelto lui come difensore, Salvatore Sanmartino, un poeta, definito il "cantore di Agrigento", Francesco Macaluso, un sarto, Giuseppe Paci, autore delle famose "Maschere", un venditore ambulante, Pietro Greco. Tra i suoi arcadi vanno ricordati: Luigi Pirandello, Marta Abba, Filippo Tommaso Marinetti, Adriano Tilgher (che la definì la "più audace Accademia satirica italiana"), Leonardo Sciascia e tanti altri.

Persone legate a Canicattì[modifica | modifica wikitesto]

Giudice R. Livatino

Molti sono i personaggi illustri nati a Canicattì o che hanno avuto con la città importanti relazioni.

Giudice A. Saetta
  • Alfonso Arena (1882-1929), funzionario ministeriale;
  • Angelo Ficarra (1885-1959), latinista, vescovo di Patti, arcivescovo;
  • Salvatore Sammartino (1886-1969), senatore dell'Italia repubblicana;
  • Calogero Angelo Sacheli (1890-1946), professore universitario, filosofo e pedagogo;
  • Peppi Paci (1890-1967), poeta;
  • Arturo Maira (1899-1943), ingegnere, dirigente industriale, capitano di fanteria, medaglia d'oro al valor militare, medaglia d'argento e di bronzo, croce al merito di guerra; gli sono state dedicate due vie, una a Canicattì e una a Palermo;
  • Vincenzo La Carrubba (1907-1943), tenente-colonnello pilota, eroe della seconda guerra mondiale, medaglia d'argento al valore militare;
  • Salvatore Corsitto (1913–1999), attore, frequentò l'Accademia Nazionale di Arte Drammatica di Roma, famoso per aver interpretato Amerigo Bonasera nel film Il padrino di Francis Ford Coppola;
  • Fausto Curto D'Andrea (1913-2005), sacerdote della concgregazione dei salesiani, scrittore, poeta e grammatico;
  • Antonino Saetta (1922-1988), magistrato, vittima, insieme al figlio Stefano, della mafia;
  • Giuseppe Alaimo (1924-1993), giornalista e scrittore;
  • Ben Gazzara (1930-2012), attore statunitense, figlio di immigrati canicattinesi;
  • Alfonso Principato (1945-1985), appuntato dei Carabinieri, medaglia d'oro al valor militare alla memoria, canicattinese d'adozione anche se nato ad Agrigento;
  • Rosario Livatino (1952-1990), magistrato, assassinato dalla Stidda;
  • Rosario Saro Vella, nato nel 1952, sacerdote della concgregazione dei salesiani, insegnante di patristica, dal 2007 vescovo di Ambanja (Madagascar);
  • Angelo Lo Verme, nato nel 1964 a Zurigo ma da sempre residente a Canicattì, poeta, scrittore e critico, autore di un saggio su Sciascia e la mafia.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

I principali quartieri sono quelli di Borgalino e della Badìa, siti nel centro storico, nella parte alta della città; l'Acquanova, situato attorno al punto in cui si trovava l'omonima fontana che serviva da abbeveratoio; Rovitelli, vicino largo Aosta (la principale piazza del comune e sede della stazione degli autobus); gli altri quartieri prendono più che altro il nome dalle parrocchie adiacenti.

La principale via cittadina è corso Regina Margherita, chiamato comunemente "Corso", che si dirama dalla chiesa di San Diego. Piazze di importanza rilevante sono piazza IV novembre e largo Aosta. Altro punto di riferimento è il ponte di ferro decorato con murales raffiguranti papa Giovanni Paolo II e personaggi cittadini.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Canicattì Centro storico

Favorita dalla posizione strategica, già verso la fine dell'Ottocento la città ferveva di attività commerciali e industriali di rilievo; l'agricoltura vi appariva avanzata ed era presente anche un forte comparto minerario, con estrazioni di salgemma e zolfo (il territorio è contiguo all'altopiano solfifero che si estende a Ovest del comune).

Negli anni settanta del Novecento l'economia canicattinese prese un forte slancio grazie all'esplosione del fenomeno della coltura intensiva dell'uva bianca da tavola della varietà 'Italia'. In quegli anni la ricchezza apportata dall'agricoltura fu improvvisa e ingente, tanto da porre la città fra i centri italiani più dinamici durante il "boom" economico degli anni ottanta, al pari di cittadine del centro-nord del Paese.

Vigneti e pescheti di Canicattì

L'afflusso di denaro portò il fiorire di attività commerciali e, in minor misura, industriali. Comportò, altresì, un sia pur limitato aumento della popolazione (dai 28.094 abitanti del 1971 ai 32.344 del 1991), che peraltro assume maggior peso se guardato nella prospettiva locale di uno spopolamento pressoché generalizzato dei centri urbani della Sicilia interna e collinare-montana. Veri e propri fenomeni di immigrazione interna favorirono tale aumento: molti cittadini provengono dai centri vicini, e si sono trasferiti a Canicattì, spesso, dopo avervi studiato, poiché la città è anche sede di diversi istituti di istruzione secondaria (che coprono un largo raggio di tipologie). Era presente anche un'immigrazione interna stagionale, per la raccolta dell'uva, oggi perlopiù sostituita dall'immigrazione dall'estero (Romania e Marocco, in primo luogo).

Uva da Tavola 'Italia' di Canicattì

Negli ultimi anni, però, la monocoltura dell'uva da tavola ha mostrato i suoi lati negativi, accusando fortemente le crisi stagionali e la costante riduzione del prezzo di vendita all'ingrosso (in termini reali, e fino al rialzo del 2005). Sono stati quindi espiantati molti vigneti. Su alcuni dei terreni così liberati sono stati impiantati pescheti. I pescheti sono estesi per c.a. 2.000 ha, e cominciano a diffondersi le coltivazioni di albicocche e di uva da mosto. Quest'ultima - presente soprattutto con il vitigno Nero d'Avola - produce alcuni ottimi vini e il settore sembra offrire qualche spunto d'ottimismo, rafforzato, per l'uva da tavola, dall'avvio della produzione IGP, la cui qualità può spuntare sul mercato prezzi ben più alti di quella priva di certificazione europea.

Nonostante le difficoltà del comparto agricolo, apparse gravi negli anni successivi al 2001, l'agricoltura rimane, finora, la prima attività economica del comune, con circa il 28% degli occupati. Segue il commercio con il 21%, la pubblica amministrazione con il 9%, l'industria edile con l'8,5%, l'industria manifatturiera con l'8%, l'istruzione con l'8%, le intermediazioni con il 4,6%, i trasporti e le comunicazioni con il 3,7%, gli affari immobiliari con il 3,3%, la sanità con il 3%, gli altri servizi pubblici con il 3% e gli esercizi alberghieri e di ristorazione con il 2%.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Canicattì fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.4 (Colline del Salso e di Naro)[5].

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Canicattì Calcio che nasce nel 1928. Ha militato in Serie C negli anni quaranta ed in Serie C2 tra il 1982 ed il 1985, venendo sponsorizzato anche dall'Uva Italia. Altre compagini comunali furono la Matteotti, che arrivò in Prima Categoria negli anni settanta, e l'Atletico Canicattì che arrivò in Promozione negli anni ottanta, poi la Libertas Gaudium in seconda categoria dai colori verdi col bordo giallo e seconda maglia bianca con bordo gialloverde.

L'altra squadra di calcio della città è l'A.S.D. Canicattì 1928 che milita nel girone H di Prima Categoria.

Negli ultimi anni ha assunto importanza il basket, con la Gaudium Basket che ha disputato la Serie B2 dopo la promozione del 2005[6]

Purtroppo negli ultimi anni sono scomparse entrambe le realtà sportive prima la Gaudium Basket nel 2013 e nell'Agosto 2014 è stata radiata anche la società A.S.D. Canicattì Calcio e per la stagione 2014-2015 lo stadio Carlotta Bordonaro verrà utilizzato dalla Serradifalco

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Canicatti foto panoramica.jpg
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Panorama di Canicattì

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 01 gennaio 2015.
  2. ^ Dato Istat al 30/11/2012.
  3. ^ Da abbandonare l'etimologia proposta da M. Amari , Bibl. ar-sic.I, 96, di Ayin al-qattà, cioè Fonte del tagliatore di pietra. - Ignazio Scaturro, Storia della città di Sciacca, p. 195 - 1924
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  5. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008. URL consultato il 24 luglio 2011.
  6. ^ Homepage del sito societario.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Padre Gioacchino La Lomia
  • Alaimo, Giuseppe. Strade, Piazze, quartieri. ed. La Torre, 1983.
  • Augello, Gaetano. Condizioni demografiche ed economiche del Comune di Canicattì. Tesi di laurea, Facoltà di Lettere dell'Università di Palermo, A.A. 1965/1966.
  • Augello, Gaetano. L'Accademia del Parnaso e la poesia di Peppi Paci, Edito a cura del Lions Club Castel Bonanno. 2001.
  • Augello, Gaetano. La Canicattì di mons. Vincenzo Restivo. Canicattì, Grafiche Avanzato, 2005.
  • Augello, Gaetano. I primi cinquant'anni del "Galilei" di Canicattì. Canicattì, Edizioni ITCG "Galilei", 2006.
  • Augello, Gaetano. Agostino La Lomia - Un Gattopardo nella terra del Parnaso. Editore Cerrito, Canicattì, 2006.
  • Augello, Gaetano. Il sito archeologico di Vito Soldano tra realtà e leggenda. "Rassegna Siciliana di Storia e Cultura", Anno X, N.27, Palermo, 2006.
  • Augello, Gaetano. Angelo Ficarra - La giustizia negata.Canicattì, Edizioni Cerrito, 2008.
  • Augello, Gaetano. Canicattì - La storia e le tradizioni. Canicattì, Edizioni Cerrito, 2010.
  • Augello, Gaetano. Religiosità e folklore nel culto di Santa Lucia a Canicattì, Canicattì, Tipolitografia Aurora di Cerrito, 2010.
  • Augello, Gaetano. Gioacchino La Lomia - Il frate degli ultimi, Canicattì, Edizioni Cerrito, 2012.
  • Augello, Gaetano. UNITRE - Sede Associata di Canicattì - I primi venti anni: 1992 - 2012, Canicattì, Edizioni Centro Stampa, 2012.
  • Augello, Gaetano. Il barone Francesco Lombardo Gangitano, Canicattì, Edizioni Centro Stampa, 2013.
  • Candiano, Pietro. Mascari di Paci, ATEC, Canicattì, 1974.
  • Candiano, Pietro. Canicattì e la Sicilia. A cura della Banca Popolare dell'Agricoltura, dicembre 1981, Grafiche Fama, Caltanissetta, 1981.
  • Caruso, Giuseppe. Emergenze architettoniche nel centro storico di Canicattì. ARCI Circolo "Samarcanda", Tipolitografia Aurora, Canicattì 1995.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Canicattì, Madrid e Bagdad della Sicilia. Tracce di spagnolo e arabo nella parlata di Canicattì e centri vicini. Grafiche Fama, Caltanissetta, 1979.
  • Curto D'Andrea, Fausto. La grammatica canicattinisa. Grafiche FAMA, Caltanissetta, 1980.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Note del mio "ngangaranguni", fonetica e notizie varie della parlata di Canicattì e paesi vicini. Grafiche Fama, Caltanissetta.
  • Curto D'Andrea, Fausto. San Diego de Alcalà. Vita del Santo. Tipolitografia nissena s. n.c., 1993.
  • Curto D'Andrea, Fausto. Vita di Mons. Benedetto La Vecchia. Tipolitografia Aurora, Canicattì 1996.
Mons. Angelo Ficarra
  • Gangitano, Giacinto. Il castello di Canicattì. Siracusa 1961.
  • Gangitano, Giacinto. I Bonanno e la fondazione della Badia. Canicattì 1962.
  • Giannetto Pantano, Rossana. Cartolare di versi ad uso di Leonardo Martines. Lions Club Castel Bonanno, Tipografia Aurora di Cerrito, Canicattì 2002.
  • Lauricella, Giuseppe. Feste e religiosità a Canicattì, Distretto scolastico n° 7. Canicattì, 1997.
  • Lauricella, Giuseppe. Pratiche mediche a Canicattì, malanni, rimedi e ... magia. Distretto scolastico n° 7, Canicattì, 1997.
  • La Vecchia, Angelo. Canicattì - Storia, tradizioni e varia umanità. Canicattì 1995.
  • Lodato, Diego - La Vecchia, Antonio. La città di Canicattì. Storia, Ambiente, Arte, Uomini Illustri, Folklore. Papiro Editrice, Enna, 1987.
  • Lodato, Diego. La Secolare Accademia del Parnaso. Canicattì, gli arcadi, il barone. Edizioni Arti Grafiche Avanzato, Canicattì (Ag), 1998.
  • Lodato, Diego. Itinerario storico di Canicattì, a cura dei Salesiani, Canicattì (Ag), 1992.
  • Lodato, Diego. Sommario storico e fotografico di Canicattì, a cura del Kiwanis, Canicattì (Ag), 1992.
  • Lodato, Diego. Vicende storiche, aspetti di vita e figure illustri della Città di Canicattì, Edizioni Cerrito, Canicattì 2010.
  • Lodato, Diego. Il Circolo di Compagnia di Canicattì, Edizioni Centro Stampa, Canicattì 2012.
  • Vaiana, Salvatore, La repressione del brigantaggio a Canicattì e dintorni da Francesco Bonanno a Cesare Mori, in "Canicattì nuova", 2002.
  • Vaiana, Salvatore, Storia della Camera del Lavoro di Canicattì, edizione a cura della Cgil, Agrigento, 2007.
  • Vaiana, Salvatore, La strage di Canicattì, in G. C. Marino, La Sicilia delle stragi, Roma, Newton & Compton, 2007.
  • Vaiana, Salvatore, Il contadino dirigente, Avanzato Editore, Canicattì, 2008.

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