Angelo Ficarra

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Angelo Ficarra
arcivescovo della Chiesa cattolica
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Cor unum in Christo
 
Incarichi ricopertiVescovo di Patti
Arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica
 
Nato10 luglio 1885 a Canicattì
Ordinato presbitero12 luglio 1908
Nominato vescovo12 ottobre 1936 da papa Pio XI
Consacrato vescovo22 novembre 1936 dal vescovo Giovanni Battista Peruzzo (poi arcivescovo)
Elevato arcivescovo2 agosto 1957 da papa Pio XII
Deceduto1º giugno 1959 a Canicattì
 

Angelo Ficarra (Canicattì, 10 luglio 1885Canicattì, 1º giugno 1959) è stato un arcivescovo cattolico italiano, autore di importanti studi su san Girolamo e poi vescovo di Patti dal 1937 al 1957. Le ragioni del suo allontanamento dalla diocesi sono state oggetto del saggio di Leonardo Sciascia, Dalle parti degli infedeli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi e le attività negli anni del sacerdozio[modifica | modifica wikitesto]

Appena ordinato sacerdote, il 12 luglio 1908 fu inviato a Ribera, dove manifestò subito un particolare impegno sociale.

Il 27 giugno 1914 conseguì la laurea in lettere classiche all'Università di Palermo con una tesi su «La posizione di San Girolamo nella storia della cultura», ottenendo il massimo dei voti e la lode. Relatore il professor Vincenzo Ussani, fra i massimi filologi del tempo, che considerava Ficarra uno dei suoi migliori allievi. Notevole era anche la stima che di lui aveva il filosofo Giovanni Gentile, pure docente a Palermo, che pare abbia detto: «Quando lo studente Ficarra alza la mano, sono in imbarazzo».[1]

Profondo conoscitore di san Girolamo, Ficarra pubblicò nel 1916 il primo volume del saggio La posizione di san Girolamo nella storia della cultura, cui sarebbe seguito il secondo nel 1930. Secondo Agostino Gemelli, fondatore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, si trattava di un'opera in grado di segnare «un apporto definitivo sul pensiero del grande dalmata».[senza fonte] Nel 1920 compose il Florilegium Hieronymianum, apprezzato dal segretario di Stato vaticano Federico Tedeschini, che nel 1921 chiese invano al vescovo di Girgenti, Bartolomeo Lagumina, il trasferimento del sacerdote a Roma per nominarlo vicesegretario della Segreteria delle Lettere Latine.

Pur restando in Sicilia (era infatti stato nominato arciprete di Canicattì nel 1919), Ficarra poté continuare i suoi studi, culminati nel 1928 con la redazione della voce San Girolamo per l'Enciclopedia Treccani, su incarico del suo antico maestro Giovanni Gentile, direttore scientifico dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.

Il ministero episcopale e gli attriti con la gerarchia[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 novembre 1936 fu ordinato vescovo da monsignor Giovanni Battista Peruzzo, facendo il suo ingresso nella diocesi di Patti il successivo 3 gennaio. Dedito alla meditazione e alla preghiera ma attento alla pastorale e desideroso di trasmettere della Chiesa l'immagine del servizio, Ficarra mantenne sempre una posizione di ferma distanza dal potere politico.[2] Nel 1938 fu richiamato dal cardinal Pacelli, il futuro Pio XII, per aver impedito la proiezione di un documentario sul viaggio di Mussolini in Sicilia, fedele al divieto di proiettare film durante le feste religiose.

Dopo la Liberazione, risultò particolarmente inviso agli esponenti locali della Democrazia Cristiana, che addebitavano alla mancata mobilitazione del clero la mancata affermazione dello scudocrociato nelle elezioni a Patti e in altri comuni vicini.[3]

Nell'estate del 1950, fece scalpore la firma di mons. Ficarra in appoggio alla petizione pacifista contro la proliferazione nucleare (appello di Stoccolma) promossa dai Partigiani della Pace, guidati dal premio Nobel, e comunista, Frédéric Joliot-Curie.[4][5] Essa sembrava infatti in aperta violazione della scomunica di Pio XII verso i comunisti e in particolare del divieto ad appoggiarne le associazioni da essi organizzate "anche se camuffate sotto altri nomi".

Come raccontato da Leonardo Sciascia nel saggio Dalle parti degli infedeli, la Sacra Congregazione Concistoriale, allora presieduta dal cardinale Piazza, chiese invano le dimissioni di mons. Ficarra, ufficialmente a causa di un testo (peraltro inedito) nel quale il vescovo sottolineava gli aspetti paganeggianti della religiosità dei siciliani, attaccati agli aspetti rituali del culto.[6] Secondo taluni, dal saggio trasparivano le simpatie del presule per le tesi moderniste, suffragate peraltro dalla fitta corrispondenza avuta in gioventù con Ernesto Buonaiuti, esponente di spicco del modernismo italiano e per questo motivo scomunicato.

La Sacra Congregazione pose quindi sotto tutela il vescovo e nel 1953 gli affiancò un ausiliare non richiesto, nella persona di monsignor Giuseppe Pullano. Nel 1955, non essendo nel frattempo giunte le dimissioni di Ficarra, convinto di non avere colpe, monsignor Pullano fu nominato amministratore apostolico sede plena; in tal modo Ficarra, pur restando a capo della diocesi (sede plena), era nei fatti sollevato da ogni incarico, perché Pullano operava da reggente direttamente a nome del Papa.

La vicenda si risolse il 2 agosto 1957, quando monsignor Ficarra fu promosso ad arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica, in partibus infidelium: la nomina ad una sede fittizia rappresentava di fatto un esautoramento per il vescovo, che sarebbe morto due anni dopo, il 1º giugno 1959. Venne sepolto nella chiesa madre di Canicattì, città in cui era nato 74 anni prima.

Memoria[modifica | modifica wikitesto]

Della figura di Angelo Ficarra tratta il breve saggio Dalle parti degli infedeli, scritto nel 1979 da Leonardo Sciascia, che ripropone il carteggio tra il vescovo e il cardinale Piazza accompagnandolo con i commenti dell'autore. Nel 1986 la sua memoria fu ricordata dai vescovi della Sicilia convenuti a Canicattì. Nel 2009, in concomitanza del 50º anniversario dalla morte, la figura del vescovo è stata ricordata con convegni, mostre e la pubblicazione delle sue 13 lettere pastorali a cura della diocesi di Patti.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il sentimento religioso e la sua funzione educativa, Tip. Del Lavoratore, Ribera, 1911.
  • La posizione di san Girolamo nella storia della cultura. Vol. I, Formazione e aspetti della cultura di s. Girolamo, R. Sandron, Palermo, 1916.
  • Sant'Agostino, La preghiera cristiana. Lettera a Proba Faltonia, Introduzione, traduzione e note di Angelo Ficarra, Montes, Girgenti, 1919.
  • Florilegium Hieronymianum. Anno MD a maximi doctoris obitu recensuit, adnotationibus auxit Angelus Ficarra, Società Editrice Internazionale, Torino 1920.
  • La posizione di San Girolamo nella storia della cultura. Vol. II, Lingua e stile di s. Girolamo e sua influenza culturale, Montes, Girgenti 1930.
  • Il concetto di Dio nell'estremo Oriente e nel mondo classico. Conferenze tenute nel 1935 ai laureati di Agrigento, Scuola Salesiana Del Libro, Palermo 1937.
  • Le devozioni materiali. Psicologia popolare e vita religiosa in Italia, a cura di Roberto Cipriani, Edizioni La Zisa, Palermo 1990.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lorenzo Rosoli, "Il vescovo che piaceva a Gentile", Avvenire, 25 giugno 2004, p. 24.
  2. ^ Nel 1925 il fratello Vincenzo, socialista, venne aggredito a morte dai fascisti per aver rifiutato di tributare loro rispetto durante una manifestazione che inneggiava al regime. Questo episodio aveva esacerbato la distanza dal fascismo da parte di Ficarra.
  3. ^ Nella diocesi di Patti, alle elezioni politiche del 1948 la DC prese 48.000 voti, gli altri partiti 50.000. Di questi, tuttavia, solo 12.500 andarono ai social-comunisti del Fronte Democratico Popolare.
  4. ^ Copia archiviata, su perlasicilia.it. URL consultato il 19 giugno 2008 (archiviato dall'url originale il 23 settembre 2008).
  5. ^ [1][collegamento interrotto]
  6. ^ Il saggio, che Ficarra intitolò Meditazioni vagabonde, sarebbe stato pubblicato postumo nel 1990 con il titolo di Le devozioni materiali.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Sciascia, Dalle parti degli infedeli, Sellerio, Palermo, 1979.
  • Cecilija Kin, Note sulla cultura cattolica in Italia, Cultura sovietica, 1982, pp. 61–106.
  • Alfonso Sidoti, Mons. Ficarra vescovo di Patti (1936-1957), Patti, 1999.
  • Antonio Bartolotta, "Angelo Ficarra dovette lasciare la diocesi - Destituito perché non sostenne la Dc?", Vita pastorale, marzo 2002.
  • Gaetano Augello, Angelo Ficarra - La giustizia negata (presentazione di Mons. Restivo), Edizioni Cerrito, Canicattì, 2008.
  • Luigi Ficarra, "Note sulle tesi di Mons. Restivo", 2008 [2][collegamento interrotto]
  • Diego Guadagnino, "La santità reietta", 2008 [3]
  • Mimmo Iacono, "Riflessione sul libro di Gaetano Augello su Mons. Ficarra", 2008 [4]
  • Salvatore Franco, "Uomini di Dio e di Chiesa: da Ficarra a Restivo" [5]
  • Francesco Pisciotta, Le Lettere pastorali di Mons. Angelo Ficarra vescovo di Patti (1936-1957), Patti 2009.
  • Basilio Rinaudo, Il Seminario vescovile di Patti e la Biblioteca 'Divus Tomas'. Profilo storico documentato (1588-2008), Patti 2009, pp. 181–198.
  • Gaetano De Maria, Memoria di Mons. Angelo Ficarra nel 50° della morte, Patti 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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