Santa Elisabetta (Italia)

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Santa Elisabetta
comune
Santa Elisabetta – Stemma Santa Elisabetta – Bandiera
Santa Elisabetta – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
Sindaco Domenico Gueli (lista civica) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 37°26′09″N 13°33′28″E / 37.435833°N 13.557778°E37.435833; 13.557778 (Santa Elisabetta)Coordinate: 37°26′09″N 13°33′28″E / 37.435833°N 13.557778°E37.435833; 13.557778 (Santa Elisabetta)
Altitudine 457 m s.l.m.
Superficie 16,17 km²
Abitanti 2 421[1] (30-11-2016)
Densità 149,72 ab./km²
Comuni confinanti Aragona, Joppolo Giancaxio, Raffadali, Sant'Angelo Muxaro
Altre informazioni
Cod. postale 92020
Prefisso 0922
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 084037
Cod. catastale I185
Targa AG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti sabettesi
Patrono santo Stefano
Giorno festivo 26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Elisabetta
Santa Elisabetta
Santa Elisabetta – Mappa
Posizione del comune di Santa Elisabetta nella provincia di Agrigento
Sito istituzionale

Santa Elisabetta (A Sabbetta in siciliano) è un comune italiano di 2 421 abitanti[1] della provincia di Agrigento in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Elisabetta si erge su una zona collinare fra i fiumi Platani e Salso, a 425 m sul livello del mare. Dista 12 km da Agrigento, copre un'area di 1.617 ettari e conta 4.227 abitanti per una densità di 200 abitanti per km². L'aspetto fisico del territorio è caratterizzato da marne bianche e foraminifere, da suoli bruni e regosuoli. Nel paese prevale un'economia di tipo agricolo con una notevole produzione di grano, uva, mandorle, pistacchi e olive e l'allevamento bovino e ovino. Il comune prende il nome dall'omonima Santa ma secondo un'antica leggenda, una principessa araba di nome Elisabetta, convertitasi al cristianesimo, fuggì da casa per vivere in povertà tra i pastori.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 535 il paese è sotto la dominazione bizantina, nell'827 diviene dominio arabo sino all'XI secolo quando se ne impossessano i normanni con Re Ruggero. Dal 1305 il territorio diviene proprietà del signore Bartolomeo Montaperto ma viene trasformato in centro abitato dal 1620 per volontà del signore Nicola Montaperto. Nel XVII secolo è possedimento della famiglia Bonanno ed in seguito dei nobili Lanza. Fino al 1955 è sotto la giurisdizione del comune di Aragona. Prezioso bene archeologico è la necropoli di Keli di età tardo romano-bizantina. Il sito mostra tombe ad arcosolio adattate probabilmente dai primi cristiani su una precedente necropoli protostorica di cui sono visibili tombe “a forno”.

Negli anni ottanta è stato rinvenuto il coperchio in pietra a timpano con due spioventi appartenente a un sarcofago ricavato da un unico blocco di gesso. Oggi il coperchio tombale è conservato ed esposto nella Biblioteca Comunale.

Notevole importanza riveste la Fortezza araba Guastanella costruita dai bizantini, in difesa dagli attacchi saraceni, su una precedente costruzione punica. Monte Guastanella si eleva a circa 250 metri sopra le valli circostanti e a 609 metri sopra il mare. È' formato da scisto gessoso, bianco e vetroso, una roccia ruvida e dura, ma friabile e semplice da scavare. Di interesse storico-archeologico i silos con all'interno resti di vari strati d'intonaco e soffitto a volta. Sulla cima del monte Guastanella si trovano antiche grotte scavate nella parete. Si ipotizza che il sito sia il luogo di sepoltura del mitico re Minosse; ipotesi che potrebbe essere avvalorata dalla descrizione di un'altura presente nel libro VII delle "Storie" di Erodoto.

Presenti anche tombe “a forno” sul fianco della montagna mentre a valle sono stati ritrovati reperti bizantini, ceramiche protostoriche e protogreche. In uno scenario di rara bellezza il Monte del Comune domina incontrastato l'abitato stagliandosi in tutta la sua imponenza. È un rilievo gessoso a tre cime l'ultima delle quali fa da ingresso ad una grotta naturale. Ai piedi del monte si trova l'antica sorgente del fiume Akragas. Sulla parete nord la rupe di Keli, con l'omonima necropoli, offre uno spettacolo straordinario, testimonianza di una storia non scritta sui libri ma affidata al tempo. Interessanti da vedere sono Le Miniere di zolfo con il forno per la bruciatura e la colatura dello zolfo, memorie storiche nel cuore della terra.

percorso storico artistico porta alla scoperta del Castello Chiaramonte fortezza costruita nel IV sec. probabilmente in due fasi. La prima appartiene all'età dionigiana per via del ritrovamento di una litra siracusana e la seconda risale all'età agatoclea. Presenta varie cinte murarie in pietra calcarea e tufacea coperte da intonaco bianco e disposte a quote diverse. L'elemento principale è un baluardo sommatale costituito da un muro spesso 2,5 m. L'edificio si innalza in prossimità del portale d'ingresso il cui aspetto assume la forma di tre torrioni semicircolari disposti a livelli diversi.

D'epoca medievale è Piazza San Carlo che ha determinato l'assetto urbanistico dell'abitato. In origine era una collinetta fangosa dove venne eretta una chiesa in cui sono state ritrovate delle ossa umane risalenti a quell'epoca. Pannelli in ceramica policroma, raffiguranti il ciclo del grano, decorano la piazza. Nel 1681 è stato costruito il Palazzo del Principe sulla cui facciata principale era posto lo stemma del casato Monreale, rimosso nel 1977 per via degli interventi di rifacimento. Nel 1807 l'erede della famiglia nobiliare, Girolamo Principe di Belvedere, ne diviene il proprietario. Fino al 1935 il castello è sede della caserma dei Reali Carabinieri e nel 1940 è l'edificio del Fascio del Combattimento.

Da visitare è la Chiesa di Santo Stefano eretta durante la seconda metà del 700 originariamente ad un'unica navata. L'interno decorato secondo lo stile dell'epoca conservava il pulpito-confessionale con lo stemma dei Montaperto e una tomba murale. Sul lato sinistro della Chiesa, prima dei recenti interventi architettonici, si collocava la tomba del primo arciprete, rimossa insieme alle spoglie presenti all'interno. Attualmente, dopo gli interventi di restauro, conserva oggetti sacri, un pulpito in legno scolpito e alcune tele. La Chiesa di Sant'Antonio del 1860, conserva la statua dell'Addolorata di iconografia spagnola, una scultura in ebano di San Giuseppe con bambino a grandezza naturale e una raffigurazione lapidea della Madonna delle Grazie. Importanti eventi religiosi descrivono il calendario liturgico del comune. Il 26 dicembre si festeggia Santo Stefano patrono del paese.

A gennaio l'Epifania pastorale di Nardu riproduce la vita dei pastori attorno al “buffone” Nardu. La rappresentazione basata su un canovaccio termina con l'annunciazione della nascita di Gesù. Il rito religioso è poi accompagnato dalla Sagra della ricotta in cui vengono gustati prodotti tipici locali a base di ricotta. La prima domenica di agosto si rinnova la Festa del Crocifisso.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ceramiche a Santa Elisabetta

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 giugno 1988 2 dicembre 1990 Giuseppe Burgio Partito Comunista Italiano Sindaco [3]
2 dicembre 1990 8 dicembre 1992 Antonino Giuseppe Gaziano Democrazia Cristiana Sindaco [3]
8 dicembre 1992 7 giugno 1993 Domenico Militello Democrazia Cristiana Sindaco [3]
8 giugno 1993 1º dicembre 1997 Gaetano Catalano - Sindaco [3]
1º dicembre 1997 28 maggio 2002 Gaetano Catalano centro-sinistra Sindaco [3]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Girolamo Salvatore Milioto Casa delle Libertà Sindaco [3]
15 maggio 2007 14 gennaio 2009 Tommaso Militello lista civica Sindaco [3]
10 febbraio 2009 8 giugno 2009 Carlo Pecoraro Comm. straordinario [3]
7 giugno 2009 26 maggio 2014 Emilio Militello lista civica Sindaco [3]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Santa Elisabetta fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali: regione agraria n.3 (Colline del Platani)[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2016.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ a b c d e f g h i http://amministratori.interno.it/
  4. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, gurs.regione.sicilia.it. URL consultato l'8 luglio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN266971526
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