Santa Elisabetta (Italia)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Santa Elisabetta
comune
Santa Elisabetta – Stemma Santa Elisabetta – Bandiera
Santa Elisabetta – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Libero consorzio comunaleProvincia di Agrigento-Stemma.png Agrigento
Amministrazione
SindacoDomenico Gueli (lista civica) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate37°26′09″N 13°33′28″E / 37.435833°N 13.557778°E37.435833; 13.557778 (Santa Elisabetta)Coordinate: 37°26′09″N 13°33′28″E / 37.435833°N 13.557778°E37.435833; 13.557778 (Santa Elisabetta)
Altitudine457 m s.l.m.
Superficie16,17 km²
Abitanti2 179[1] (31-12-2020)
Densità134,76 ab./km²
Comuni confinantiAragona, Joppolo Giancaxio, Raffadali, Sant'Angelo Muxaro
Altre informazioni
Cod. postale92020
Prefisso0922
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT084037
Cod. catastaleI185
TargaAG
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Nome abitantiSabbettesi (sabbittisi in lingua siciliana)
Patronosanto Stefano
Giorno festivo26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Elisabetta
Santa Elisabetta
Santa Elisabetta – Mappa
Posizione del comune di Santa Elisabetta nel libero consorzio comunale di Agrigento
Sito istituzionale

Santa Elisabetta (A Sabbetta in siciliano) è un comune italiano di 2 179 abitanti[1] del libero consorzio comunale di Agrigento in Sicilia.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Santa Elisabetta si erge su una zona collinare fra i fiumi Platani e Salso, a 425 m sul livello del mare. Dista 12 km da Agrigento, e copre un'area di 1.617 ettari. L'aspetto fisico del territorio è caratterizzato da marne bianche e foraminifere, da suoli bruni e regosuoli.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il comune prende il nome dall'omonima santa. Ma, secondo un'antica leggenda, una principessa araba di nome Elisabetta, convertitasi al cristianesimo, fuggì di casa per vivere in povertà tra i pastori [3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Un sito archeologico importante è la necropoli di Keli di età tardo romano-bizantina. Il sito presenta tombe ad arcosolio ricavate probabilmente dai primi cristiani da una precedente necropoli protostorica di cui sono ancora visibili tombe “a forno” [4].

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Santa Elisabetta fu fondata, nel territorio del feudo di Canniti, nel 1620 dal signore di Raffadali Nicolò Giuseppe Montaperto, in seguito alla concessione della licentia populandi nel 1610[5]. Nel XVII secolo è possedimento della famiglia Bonanno ed in seguito dei nobili Lanza [4].

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Fino al 1955 il paese fece parte del comune di Aragona, dal quale fu distaccato con Legge regionale n. 4 del 28 gennaio[4].

Negli anni ottanta è stato rinvenuto il coperchio in pietra a timpano con due spioventi appartenente a un sarcofago ricavato da un unico blocco di gesso. Oggi il coperchio tombale è conservato ed esposto nella Biblioteca Comunale.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma del Comune

Lo stemma di Santa Elisabetta è così descritto:

«interzato in fascia: il 1° partito; a) d'argento all'avambraccio di carnagione movente dalla punta, vestito di rosso, b) di nero, al leone d'argento; il 2° pure partito; a) d'oro a tre gigli d'azzurro (2-1), b) d'argento a tre fasce di nero; il 3° di nero a otto gigli d'argento (3-3-2). Il tutto è fiancheggiato: a destra troncato; a) di verde a quattro gigli d'oro (1-2-1), b) d'azzurro a sei gigli d'oro (2-2-2); a sinistra di argento a sei palle di rosso (1-2-2-1). Ornamenti esteriori da Comune

D.P.R. del 7 settembre 1971»

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Ceramiche decorative di Piazza San Carlo

Piazza San Carlo si trova al centro dell'abitato. In origine era una collinetta dove venne eretta una chiesa in cui sono state ritrovate delle ossa umane. Pannelli in ceramica policroma, raffiguranti il ciclo del grano, decorano la piazza[3].

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santo Stefano
Eretta nella seconda metà del XVIII secolo. Originariamente aveva una sola navata. All’interno è custodito il pulpito-confessionale con lo stemma dei Montaperto e una tomba murale. Sul lato sinistro della Chiesa, prima dei recenti interventi architettonici, si collocava la tomba del primo arciprete, rimossa insieme alle spoglie presenti all'interno. Attualmente, dopo gli interventi di restauro, conserva oggetti sacri, un pulpito in legno scolpito e alcune tele [6].
Chiesa di Sant'Antonio
Costruita nel 1860. Vi è conservata la statua dell'Addolorata di iconografia spagnola, una scultura in ebano di San Giuseppe con bambino a grandezza naturale e una raffigurazione lapidea della Madonna delle Grazie[6].
Chiesa del SS. Crocifisso

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Fortezza araba di monte Guastanella
Sorgeva su un rilievo situato tra Raffadali e Sant Elisabetta. Di interesse storico-archeologico i silos con all'interno resti di vari strati d'intonaco e soffitto a volta. Sulla cima del monte Guastanella si trovano antiche grotte scavate nella parete.

Si ipotizza che il sito possa essere stato il luogo di sepoltura del mitico re Minosse; ipotesi che potrebbe essere avvalorata dalla descrizione di un'altura presente nel libro VII delle "Storie" di Erodoto[7]. Presenti anche tombe “a forno” sul fianco della montagna mentre a valle sono stati ritrovati reperti bizantini, ceramiche protostoriche e protogreche.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo del Principe
Fu edificato intorno al 1680. Sulla facciata principale spiccava lo stemma della famiglia Monreale, rimosso nel 1977 per via degli interventi di rifacimento. Nel 1807 l'erede della famiglia nobiliare, Girolamo Principe di Belvedere, ne diviene il proprietario. Fino al 1935 il palazzo fu sede della caserma dei Reali Carabinieri e, nel 1940, del Fascio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Importanti eventi religiosi descrivono il calendario liturgico del comune:

  • Santo Stefano patrono del paese, 26 dicembre.
  • Epifania pastorale di Nardu. Si rievoca la vita dei pastori con il “buffone” Nardu. La rappresentazione è basata su un canovaccio termina con l'annunciazione della nascita di Gesù, accompagnatz dalla Sagra della ricotta in cui vengono gustati prodotti tipici locali a base di ricotta.
  • Festa del Crocifisso, nella prima domenica di agosto.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Nel paese prevale un'economia di tipo agricolo con una notevole produzione di grano, uva, mandorle, pistacchi e olive e l'allevamento bovino e ovino. Il territorio del comune è compreso nella zona di produzione del Pistacchio di Raffadali D.O.P.[9].

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
24 giugno 1988 2 dicembre 1990 Giuseppe Burgio Partito Comunista Italiano Sindaco [10]
2 dicembre 1990 8 dicembre 1992 Antonino Giuseppe Gaziano Democrazia Cristiana Sindaco [10]
8 dicembre 1992 7 giugno 1993 Domenico Militello Democrazia Cristiana Sindaco [10]
8 giugno 1993 1º dicembre 1997 Gaetano Catalano - Sindaco [10]
1º dicembre 1997 28 maggio 2002 Gaetano Catalano centro-sinistra Sindaco [10]
28 maggio 2002 15 maggio 2007 Girolamo Salvatore Milioto Casa delle Libertà Sindaco [10]
15 maggio 2007 14 gennaio 2009 Tommaso Militello lista civica Sindaco [10]
10 febbraio 2009 8 giugno 2009 Carlo Pecoraro Comm. straordinario [10]
7 giugno 2009 26 maggio 2014 Emilio Militello lista civica Sindaco [10]
26 maggio 2014 in carica Domenico Gueli lista civica Sindaco [10]

Altre informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Santa Elisabetta fa parte delle seguenti organizzazioni sovracomunali:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2020.
  2. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. ^ a b Notizie storiche su Santa Elisabetta, su santostefanoparrocchia.it. URL consultato il 14 marzo 2021..
  4. ^ a b c Breve storia di Santa Elisabetta, su virtualsicily.it. URL consultato il 14 marzo 2021..
  5. ^ Storia di Santa Elisabetta, su comunesantaelisabetta.it. URL consultato il 14 marzo 2021..
  6. ^ a b Chiese di Santa Elisabetta, su santostefanoparrocchia.it. URL consultato il 14 marzo 2021..
  7. ^ Rosamaria Rita Lombardo.,”L’ultima dimora del re. Una millenaria narrazione siciliana “svela” la tomba di Minosse”,Fara Editore 2013.
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 20 novembre 2020
  10. ^ a b c d e f g h i j http://amministratori.interno.it/
  11. ^ GURS Parte I n. 43 del 2008, su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato l'8 luglio 2011.
  12. ^ Statuto Unione dei Comuni Feudo d’Alì - art. 1 Oggetto (PDF), su gurs.regione.sicilia.it. URL consultato il 15 novembre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sito del comune, su comune.santaelisabetta.ag.it. URL consultato il 14 settembre 2008 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2008).
Controllo di autoritàVIAF (EN266971526
Sicilia Portale Sicilia: accedi alle voci di Wikipedia che parlano della Sicilia