Parlamento siciliano

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Il palazzo dei Normanni di Palermo, sede principale del parlamento siciliano nei secoli

Viene definita Parlamento siciliano la camera legislativa del Regno di Sicilia.

La prima assise legislativa fu quella che istituì il primo sovrano normanno Ruggero II di Sicilia. L'ultima fu il parlamento che fu istituito a seguito della Rivoluzione siciliana del 1848 che restò in carica fino al 1849. Dopo la seconda guerra mondiale, con l'Autonomia speciale della Sicilia, nel 1947 fu istituita l'Assemblea Regionale Siciliana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le assise normanne[modifica | modifica wikitesto]

Il parlamento siciliano viene considerato uno dei più antichi del mondo[1][2] (assieme a quello dell'Isola di Man, islandese[3] e faroese[4], i quali però non avevano poteri deliberativi, circostanza che rende il Parlamento siciliano il primo in senso moderno): nel 1097 ci fu la prima assise a Mazara del Vallo convocata dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia, di un parlamento inizialmente itinerante. Il parlamento siciliano era costituito da tre "rami" ("feudale", "ecclesiastico" e "demaniale").

Manoscritto dei Privilegi concessi da Federico II di Svevia ai Pari del regno

Il ramo feudale era costituito dai nobili rappresentanti di contee e baronie, il ramo ecclesiastico era formato da arcivescovi, vescovi, abati e archimandriti, mentre il ramo demaniale era costituito dai rappresentanti delle 42 città demaniali della Sicilia. Il primo parlamento normanno non era deliberativo, ed aveva solamente una funzione consultiva e di ratifica dell'attività del sovrano, specialmente nella tassazione, nell'economia e nella gestione dei rapporti con le potenze straniere. I deputati erano scelti fra i nobili più potenti.

Ma fu nel 1130 con la convocazione delle Curiae generales da parte di Ruggero II a Palermo, nel Palazzo dei Normanni con la proclamazione del Regno di Sicilia che si può parlare di primo parlamento in senso moderno[5]. Primo cambiamento radicale si ebbe con Federico II di Svevia, che permise l'accesso parziale anche alla società civile.

Dagli Angioini ai viceré spagnoli[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo in secondo piano durante il regno degli Angioini, il parlamento divenne il fulcro fondamentale della organizzazione del Vespro siciliano. Il 3 aprile 1282, durante la sollevazione, la bandiera gialla e rossa con la triscele al centro venne adottata dal parlamento e ancora oggi costituisce la bandiera siciliana[6]. Fu poi una delegazione del parlamento a recarsi da Pietro d'Aragona a offrirgli la corona, in quanto marito di Costanza di Hohenstaufen.

Sala dei Parlamenti al Castello Ursino a Catania, che fu sede della corte aragonese.

Pietro III di Aragona il 31 agosto 1282 sbarcò a Trapani con il suo esercito e il 16 ottobre venne convocata una assemblea da cui parteciparono i sindaci del Val di Noto nella sede del Castello Ursino a Catania[7], in seguito sede della residenza reale. In quegli anni il parlamento fu convocato anche a Messina [8]. Dopo le guerre del Vespro ed il successivo insediamento di Federico III d'Aragona che nel 1296 fu proclamato dal parlamento convocato a Palermo[9], nel 1297 rafforzò il proprio ruolo centrale. In quest'epoca il parlamento, che era composto prevalentemente da feudatari, sindaci delle città, dai conti e dai baroni, era presieduto e convocato dal re. Il parlamento costituzionalmente aveva il compito di eleggere il re e di svolgere anche la funzione di organo garante del corretto svolgimento della giustizia ordinaria esercitata da giustizieri, giudici, notai e dagli altri ufficiali del regno. Nel 1410 il parlamento siciliano tenne al palazzo Corvaja di Taormina, alla presenza della regina Bianca di Navarra, una storica seduta per l'elezione del re di Sicilia in seguito alla morte di Martino II e nel 1446 ancora a Castello Ursino una seduta con Alfonso V d'Aragona, e sedute ovunque convenisse il re. Con i successivi sovrani aragonesi la Sicilia perse la sua autonomia politica e un viceré governò l'isola, affiancato da un presidente del Regno, che presiedeva le sedute del parlamento.

Sala Gialla di Palazzo Reale a Palermo

Con Carlo V nel 1532 fu di nuovo convocato un parlamento a Palermo nella "sala gialla" di Palazzo Reale, che continuò a riunirsi anche sotto Filippo II (nel 1556 a Messina e nel 1567 ancora a Palermo[9]), conservando una sua autorevolezza nei confronti del viceré, che risiedeva anch'egli al palazzo Reale di Palermo. Nel 1637 il Presidente del Regno Luigi Moncada, Duca di Montalto, fece affrescare da artisti come Giuseppe Costantino, Pietro Novelli e Gerardo Astorino, la sala Duca di Montalto, antico deposito delle munizioni, trasformandolo in sala delle udienze estive del Parlamento[10].

I Borbone[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1734, Carlo di Borbone, mosse alla conquista del Regno di Sicilia sottraendolo alla dominazione austriaca, che di fatto fu unito a Napoli nel 1735.

Il suo successore, il giovane Ferdinando, a sedici anni, raggiunta la maggiore età, non conosceva ancora i suoi due regni ed in particolare le differenze che li caratterizzavano[11]. Spesso accettava le decisioni del primo ministro Tanucci senza neanche discuterne e lo stesso primo ministro ebbe a scrivere di lui:

« Trovai il Re all'oscuro di tutto di Parlamenti siciliani, convenne farne spiegazione nel corso della quale vidi che era al Re una novità poco gradita il potere e il rito del parlamentario, e ravvisai che questo nell'animo rendeva più gradito il Regno di Napoli ove corrono senza Parlamenti le rendite regie. »
(Bernardo Tanucci[12])

I reali di Borbone tornarono a Palermo, a Palazzo Reale, nel 1806 a causa dell'invasione francese di Napoli.

Francesco I, in qualità di reggente, firmò la costituzione del 1812

Ferdinando IV, nel 1810, riunì il Parlamento siciliano domandando personalmente aiuti adeguati per la salvaguardia del regno minacciato dai Francesi, ma la rivolta esplose nell'isola. Lord William Bentinck, il comandante delle truppe britanniche nell'isola, lo costrinse a nominare reggente del regno il figlio Francesco il 16 gennaio 1812, e un nuovo governo fu insediato con i notabili siciliani. A Palermo, il 19 luglio 1812, il Parlamento siciliano, riunito in seduta straordinaria, promulgò la costituzione siciliana del 1812, decretò l'abolizione della feudalità in Sicilia ed approvò una radicale riforma degli apparati statali.

La Costituzione prevedeva un parlamento bicamerale, formato da una Camera dei Comuni, composta da rappresentanti del popolo, con carica elettiva, e una Camera dei Pari, costituita da ecclesiastici, militari ed aristocratici con carica vitalizia e di nomina regia. Le due camere, convocate dal sovrano almeno una volta l'anno, detenevano il potere legislativo, ma il re deteneva potere di veto sulle leggi del parlamento. Il potere esecutivo era affidato al sovrano; mentre il potere giudiziario era detenuto da giudici formalmente indipendenti, ma, in realtà, sottoposti alle decisioni della corona. Il Parlamento abolì anche l'antica suddivisione amministrativa della Sicilia nei tre valli di Mazara, Noto e Valdemone e stabilì l'istituzione di 23 distretti.

Con il trattato di Vienna del 1815 Ferdinando IV tornò a Napoli, abrogando di fatto la costituzione e nel dicembre 1816 riunì i due regni, anche formalmente, nel regno delle Due Sicilie, proclamandosi Ferdinando I delle Due Sicilie, sopprimendo così di fatto costituzione e parlamento siciliano.

Il parlamento del 1848[modifica | modifica wikitesto]

Con i Borboni la Sicilia così si ritrovò governata da Napoli e l'istituzione del parlamento riebbe con i moti del giugno 1820 quando fu riaperto il parlamento, ripristinata la costituzione siciliana del 1812 e venne proclamato un governo che durò pochi mesi, fino a quando fu inviato dal neo parlamento napoletano un esercito che riconquistò l'isola.

Scontri tra truppe borboniche e rivoluzionari davanti il palazzo del parlamento

Fu soprattutto nella rivoluzione del 1848, che riacquistò la sua centralità. A Palermo infatti, il 25 marzo dello stesso anno, si riuniva il "Parlamento generale di Sicilia" nella chiesa di San Domenico, con un governo rivoluzionario composto da un presidente ed i ministri eleggibili dallo stesso presidente. Vincenzo Fardella di Torrearsa fu eletto presidente del parlamento e Ruggero Settimo capo del governo. Si dichiarò decaduta la dinastia borbonica, proclamato il Regno di Sicilia come monarchia costituzionale, e si offrì il trono vacante di Sicilia al Duca di Genova Alberto Amedeo di Savoia, figlio secondogenito di Carlo Alberto di Savoia, che non accettò. Il 10 luglio il parlamento decretò una nuova costituzione, sopprimendo anche la Camera dei Pari del Regno di Sicilia.[13]

La vita del Parlamento del 1848-49 durò 15 mesi, mentre con il cosiddetto "decreto di Gaeta" del 28 febbraio 1849 Ferdinando II di Borbone iniziò a riprendere possesso della Sicilia, e l'assise si sciolse il 14 maggio 1849.

Il parlamento regionale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assemblea regionale siciliana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia del Parlamento - Il Parlamento
  2. ^ Enzo Gancitano, Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie - Dal Vescovado all'Inquisizione, Angelo Mazzotta Editore, 2001, p. 30.
  3. ^ Hurstwic: Viking-age Laws and Legal Procedures, hurstwic.org.
  4. ^ The Faroese Parliament (PDF), logting.fo.
  5. ^ Salvo Di Matteo, Storia della Sicilia, 2007, Palermo, pag.134
  6. ^ legge 1 2000
  7. ^ «Era il 2 ottobre della 11ª ind. [1282 ndr] quando il re [Pietro ndr] fu accolto a Messina. Il 16 successivo andò a Catania, dove convocò immediatamente e gli si presentarono i sindaci del Val di Noto. Egli parlò con ciascuno di loro...» Bartolomeo da Neocastro, Historia sicula a morte Fridirici II imp. et Siciliae regis hoc est ab anno MCCL ad MCCXCIV denucta, auct. Bartholomaei de Neocastro J.C. Messanensis... nunc primum e mss. codicibus in lucem prodit in RR.II. SS. tom. XIII, Mediolani 1728, coll. 1007-1196 cit. in Vito Maria Amico, Catana illustrata, sive sacra et civilis urbis Catanae Historia, ex typographia Simonis Trento, Catanae 1740-1746.
  8. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/federico-iii-d-aragona-re-di-sicilia_(Dizionario_Biografico)/
  9. ^ a b AAVV, Il Lungo Cammino della democrazia, Fondazione Federico II, Palermo, 1999, pag. 52
  10. ^ http://www.federicosecondo.org/it/tour-monumentale/sala-duca-di-montalto.html
  11. ^ Benito Li Vigni, pp. 23-24
  12. ^ Benito Li Vigni, p. 24
  13. ^ Statuto fondamentale del Regno di Sicilia, 1848

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]