Matteo Guimerà

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Matteo Guimerà, O.F.M.
vescovo della Chiesa cattolica
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Il beato Matteo Guimerà in un mosaico realizzato da Alberto Farina per la chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo.
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Incarichi ricopertiVescovo di Girgenti (1442-1445)
 
Nato1376/1377 ad Agrigento
Ordinato presbitero1400
Nominato vescovo17 settembre 1442 da papa Eugenio IV
Consacrato vescovo30 giugno 1443 dal vescovo Giovanni De Rosa
Deceduto7 gennaio 1450 a Palermo
 
Beato Matteo d'Agrigento
Nascita1376/1377
Morte7 gennaio 1450
Venerato daChiesa cattolica
Beatificazione22 febbraio 1767 da papa Clemente XIII
Ricorrenza7 gennaio

Matteo Guimerà, noto anche come Matteo Cimarra o Matteo d'Agrigento (Agrigento, 1376/1377Palermo, 7 gennaio 1450), è stato animatore e propagatore del movimento di riforma dell'Osservanza francescana in Sicilia e vescovo di Agrigento dal 1442 al 1445. È stato beatificato per equipollenza da papa Clemente XIII nel 1767.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato ad Agrigento dalla famiglia spagnola dei Guimerà, abbracciò la vita religiosa nella provincia siciliana dell'ordine minoritico.[1] Secondo alcuni agiografi, fu inviato a Bologna per gli studi teologici, li coronò a Barcellona, dove probabilmente conseguì il titolo di Magister, e fu ordinato sacerdote nel 1400.

Fu amico e seguace di Bernardino da Siena, massimo esponente del movimento di riforma dell'Osservanza in seno al suo ordine: aderì al movimento e lo promosse specialmente in Sicilia. Nel 1421 era già la guida riconosciuta del movimento nell'isola e nel 1425 papa Martino V gli concesse di fondare tre nuovi conventi dell'Osservanza.[1]

Insieme con Giovanni da Capestrano, difese davanti al papa Bernardino da Siena, accusato di promuovere una strana devozione al nome di Gesù.[1]

Per ottenere aiuto e protezione dal re Alfonso il Magnanimo, si recò nel regno d'Aragona e vi soggiornò tra il 1427 e il 1428, fondando i conventi osservanti di Valencia e Barcellona: dopo un breve ritorno in Sicilia, dove nel 1429 fondò il convento di Siracusa, nel 1430 fu richiamato in Spagna dalla regina Maria per mettere pace tra suo marito e suo fratello, il re di Castiglia Giovanni II.[1]

Fu più volte vicario provinciale dell'Osservanza in Sicilia ed ebbe l'incarico di visitare e riformare conventi anche in altre regioni.[1]

Per intervento di Alfonso il Magnanimo, nel 1442 fu eletto vescovo di Girgenti.[2] Il 17 settembre 1442 fu nominato vescovo di Agrigento da papa Eugenio IV e venne consacrato il 30 giugno 1443 nella Chiesa madre di Sciacca da Giovanni De Rosa, vescovo di Mazara del Vallo.

Per la sua generosità verso i poveri venne accusato presso la Santa Sede di dilapidare i beni della Chiesa. Secondo varie testimonianze infatti, egli rinunciò a tutti i proventi ecclesiastici in favore dei poveri, riservandosi soltanto lo stretto necessario per sé e per coloro che collaboravano con lui. Venne anche accusato di godere di una donna carnalmente, ma nel processo svoltosi alla corte pontificia si dimostrò l'innocenza del vescovo Matteo e il Papa lo assolse da ogni accusa e gli confermò la sua fiducia restituendogli la sede episcopale.

Il suo governo continuò ad incontrare aspre opposizioni tra clero e aristocrazia locale. Infine si ammalò, lasciò la guida della diocesi e si ritirò a Palermo, dove morì il 7 gennaio 1450.[2]

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Fu sepolto nella chiesa del convento palermitano di Santa Maria di Gesù, da lui stesso fondato.[2]

Il 22 febbraio 1767 papa Clemente XIII approvò il culto tributato ab immemorabili al beato.[3]

Si ebbero varie ricognizioni canoniche e sistemazioni delle reliquie del vescovo e nel 1958 gli venne dedicato un nuovo altare.[2]

Il suo elogio si legge nel martirologio romano al 7 gennaio.[4]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Agostino Amore, BSS, vol. IX (1967), col. 109.
  2. ^ a b c d Agostino Amore, BSS, vol. IX (1967), col. 110.
  3. ^ Index ac status causarum (1999), p. 451.
  4. ^ Martirologio romano (2004), p. 117.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il martirologio romano. Riformato a norma dei decreti del Concilio ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Giovanni Paolo II, LEV, Città del Vaticano 2004.
  • Congregatio de Causis Sanctorum, Index ac status causarom, Città del Vaticano 1999.
  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]