Diocesi di Caltagirone

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Diocesi di Caltagirone
Dioecesis Calatayeronensis
Chiesa latina
Duomo-Caltagirone (2).JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Catania
Regione ecclesiastica Sicilia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Calogero Peri, O.F.M.Cap.
Vicario generale Gianni Zavattieri
Sacerdoti 86 di cui 73 secolari e 13 regolari
1.691 battezzati per sacerdote
Religiosi 26 uomini, 105 donne
Diaconi 11 permanenti
Abitanti 151.745
Battezzati 145.467 (95,9% del totale)
Superficie 1.551 km² in Italia
Parrocchie 57 (5 vicariati)
Erezione 12 settembre 1816
Rito romano
Cattedrale San Giuliano
Indirizzo Piazza S. Francesco d'Assisi 11, 95041 Caltagirone [Catania], Italia
Sito web www.diocesidicaltagirone.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2014 * *
Chiesa cattolica in Italia
La basilica di Santa Maria del Monte a Caltagirone.

La diocesi di Caltagirone (in latino: Dioecesis Calatayeronensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Catania, appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 145.467 battezzati su 151.745 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Calogero Peri, O.F.M.Cap.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la città di Caltagirone e i seguenti comuni della provincia di Catania: Castel di Judica, Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarrone, Militello in Val di Catania, Mineo, Mirabella Imbaccari, Palagonia, Raddusa, Ramacca, San Cono, San Michele di Ganzaria, Scordia, Vizzini.

Sede vescovile è la città di Caltagirone, dove si trovano la cattedrale di San Giuliano, e due basiliche minori: Santa Maria del Monte e San Giacomo Apostolo. A Caltagirone sorge anche il santuario della Madonna del Ponte, divenuto santuario mariano diocesano nel 1987.[1]

Il territorio si estende su 1.551 km² ed è suddiviso in 57 parrocchie, raggruppate in 5 vicariati.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita della diocesi di Caltagirone faceva parte del piano di ampliamento delle diocesi siciliane per favorire la cura pastorale delle popolazioni, deciso dal parlamento di Sicilia e presentato al re Ferdinando III il 5 aprile 1778.[3] Il re, favorevole al progetto, dette incarico alla Deputazione del Regno di studiare la fattibilità dell'operazione, previa una indagine conoscitiva in vista di un riesame complessivo delle diocesi dell'isola.

L'iter di fondazione delle nuove diocesi fu interrotto durante il periodo della rivoluzione francese e ripreso dal parlamento siciliano il 24 marzo 1802, quando fu presentata una nuova istanza per il riordino delle diocesi siciliane.[4] In questa seconda occasione, anche Caltagirone presentò formale richiesta di avere una sede episcopale, desiderio che già in passato, nel 1582 e all'inizio del Seicento, era stato inoltrato, ma senza successo. L'iter fu nuovamente rallentato dagli eventi politici internazionali e da "pressioni campanilistiche"[5] di città che volevano la sede episcopale. Finalmente, dopo il congresso di Vienna si diede attuazione alle prime decisioni.

Caltagirone divenne così diocesi il 12 settembre 1816 con la bolla Romanus Pontifex di papa Pio VII, ricavandone il territorio dalla diocesi di Siracusa. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Monreale.

I primi vescovi organizzarono la nuova diocesi e nella sua relazione per la visita ad limina del 1859 il vescovo Luigi Natoli poteva dichiarare che «sebbene di recente erezione», la diocesi aveva «tutto quanto può desiderarsi in una ben ordinata diocesi».[6] Lo stesso vescovo fece per due volte la visita pastorale della diocesi, promuovendo associazioni laicali e consigli di amministrazione per la gestione dei beni ecclesiastici; la sua politica filoborbonica lo costrinse a vivere in esilio per alcuni anni. Il suo successore Giovanni Battista Bongiorno ebbe rapporti difficili con il suo clero e con le autorità civili a tal punto che la Santa Sede lo costrinse dapprima a lasciare la sua sede e poi a dare le dimissioni, nominando amministratore apostolico Giuseppe Benedetto Dusmet, arcivescovo di Catania. Il vescovo Saverio Gerbino (1887-1898) celebrò il primo sinodo diocesano e organizzò il seminario.

Il 20 maggio 1844 acquisì l'odierno assetto territoriale ed entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Siracusa: cedette i comuni di Butera, Mazzarino, Niscemi, Riesi e Terranuova alla diocesi di Piazza Armerina, acquisendo contestualmente i comuni di Ramacca dalla diocesi di Catania e di Mirabella Imbaccari dalla diocesi di Piazza Armerina.

Nel Novecento si distinsero, per a loro opera, i vescovi Damaso Pio De Bono (1898-1925), che riuscì ad ottenere definitivamente i locali per episcopio, curia e seminario; il milanese Giovanni Bargiggia (1927-1937), che indisse un secondo sinodo (1933) e un congresso catechistico diocesano (1936); Pietro Capizzi (1937-1960), che per cinque volte compì la visita pastorale e indisse le missioni popolari nella quaresima 1947.

Dal 2 dicembre 2000, in forza della bolla Ad maiori consulendum di papa Giovanni Paolo II, la diocesi è diventata suffraganea dell'arcidiocesi di Catania.

Il 20 marzo 2010 per la prima volta un vescovo, Calogero Peri, ha ricevuto la consacrazione episcopale nella cattedrale di Caltagirone.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 151.745 persone contava 145.467 battezzati, corrispondenti al 95,9% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 151.200 151.600 99,7 150 121 29 1.008 34 196 41
1959 162.500 162.850 99,8 157 123 34 1.035 44 268 47
1969 159.126 159.639 99,7 140 98 42 1.136 51 256 56
1980 168.500 170.600 98,8 113 89 24 1.491 27 195 59
1990 152.197 154.400 98,6 106 87 19 1.435 23 173 60
1999 154.545 156.976 98,5 95 83 12 1.626 5 13 145 59
2000 153.146 155.587 98,4 96 84 12 1.595 6 14 151 57
2001 153.524 156.026 98,4 93 81 12 1.650 8 13 147 57
2002 155.113 157.690 98,4 86 77 9 1.803 8 10 139 57
2003 154.983 157.729 98,3 86 77 9 1.802 8 13 134 57
2004 154.323 157.082 98,2 88 78 10 1.753 9 13 133 57
2006 151.430 154.290 98,1 89 77 12 1.701 9 15 121 57
2013 145.467 151.745 95,9 86 73 13 1.691 11 26 105 57

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal sito web del santuario.
  2. ^ Da sito web della diocesi.
  3. ^ Gaetano Zito, Nascita di una diocesi: Noto (1778-1844), in Synaxis XVI/2 (1998), p. 574.
  4. ^ Zito, Nascita di una diocesi..., pp. 576-577.
  5. ^ Zito, Nascita di una diocesi..., p. 578.
  6. ^ Dal sito BeWeb - Beni ecclesiastici in web.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]