Caltagirone

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Caltagirone
comune
Caltagirone – Stemma Caltagirone – Bandiera
Caltagirone – Veduta
Vista della città e della chiesa di Santa Maria del Monte
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Catania-Stemma.svg Catania
Amministrazione
SindacoGiovanni Ioppolo (liste civiche di centro-destra) dal 20-6-2016
Territorio
Coordinate37°14′N 14°31′E / 37.233333°N 14.516667°E37.233333; 14.516667 (Caltagirone)Coordinate: 37°14′N 14°31′E / 37.233333°N 14.516667°E37.233333; 14.516667 (Caltagirone)
Altitudine608 m s.l.m.
Superficie383,38 km²
Abitanti37 332[2] (30-11-2019)
Densità97,38 ab./km²
FrazioniAlbanazzo, Colleggiata (Collegiata), Favarella, Granieri, Mulino Buongiovanni, Piano Carbone, Piano San Paolo, Rangasia, San Basilio - Casa Prete, San Mauro, Santo Pietro, Serra Fornazzo, Signore del Soccorso, Villa Gravina, Villa Grazia
Comuni confinantiAcate (RG), Gela (CL), Grammichele, Licodia Eubea, Mazzarino (CL), Mazzarrone, Mineo, Mirabella Imbaccari, Niscemi (CL), Piazza Armerina (EN), San Michele di Ganzaria
Altre informazioni
Lingueitaliano e siciliano[1]
Cod. postale95041
Prefisso0933
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT087011
Cod. catastaleB428
TargaCT
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[3]
Nome abitanticalatini (o caltagironesi)
Patronosan Giacomo il Maggiore
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Caltagirone
Caltagirone
Caltagirone – Mappa
Posizione del comune di Caltagirone nella città metropolitana di Catania
Sito istituzionale

Caltagirone (Caltaggiruni in siciliano) è un comune italiano di 37 332 abitanti[2] della città metropolitana di Catania in Sicilia.

Centro posto a cavallo tra la Sicilia orientale e centrale, si affaccia tra le due più grandi pianure dell'isola: quelle di Catania e di Gela. Fu storicamente parte del Vallo di Noto ed è capofila del circondario del Calatino (ex Circondario di Caltagirone).

Storicamente è stata nominata con gli appellativi Urbs Gratissima[4] (in latino città gradita, benvoluta) e Regina dei Monti Erei[5].

Conosciuta per la peculiare e tradizionale produzione di ceramiche, oggi è un importante centro agricolo e turistico, nonché uno dei centri urbani più grandi dell'entroterra siciliano. Il centro storico, caratterizzato dallo stile tardo-barocco, è stato insignito del titolo di Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO nel 2002.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

La città è ubicata nei monti Erei sud-orientali, in piena avanfossa Gela-Catania, prossima anche ai monti Iblei, oltre che alle piane di Gela e Catania.

Caltagirone si trova circa a 68 km dal capoluogo provinciale Catania, a 57 km da Ragusa, a 60 km da Enna, a 87 km da Caltanissetta, a 100 km da Siracusa, a 111 km da Agrigento, a 167 km da Messina, a 192 km dal capoluogo regionale Palermo e 281 km da Trapani. Gela, città confinante, è il suo più vicino sbocco al mare, distante 33 km.

La città (608 metri s.l.m. come altura della casa municipale e 750 s.l.m. come altura massima del centro urbano) presenta un assetto urbanistico in cui la parte del centro storico, collocata più in alto, è nettamente distinta dalla zona di nuova espansione, più a sud-est, posta in un pianoro affacciante sulla piana di Gela.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Vista del Vulcano Etna e della vallata della Piana di Catania dalla Strada statale 385 di Palagonia

La città sorge al margine occidentale della provincia, a 608 m di altitudine, adagiata sulle tre colline che, formando un anfiteatro naturale, costituiscono lo spartiacque tra le valli del fiume Maroglio, che sfocia nel golfo di Gela, e quella del fiume Caltagirone (o Margi), che scende verso la piana di Catania.

Nella parte meridionale si trova un piccolo altopiano sabbioso dove sorge il piccolo borgo di Santo Pietro con la sua riserva naturale. Dall'altopiano si può godere il panorama del golfo di Gela, così come anche nelle contrade meridionali della città, come San Mauro, Piano Carbone e Collegiata.

Sempre nella parte meridionale sorge la frazione di Granieri, posta sulla parte occidentale dell'altopiano ipparino a 351 m di altitudine, entrato a far parte del territorio di Caltagirone nei primi anni del Novecento.

Facevano parte del territorio le borgate di Mazzarrone, Botteghelle, Cucchi, Leva e Grassura, elevate a comune autonomo nel 1976 e costituenti il comune di Mazzarrone. Già nel 1937 era stato ceduto al comune di Chiaramonte Gulfi l'esteso territorio dell'ex feudo Mazzarronello, a sud di Mazzarrone.

Il suo territorio comunale è il ventiquattresimo in Italia per superficie, il quinto della Sicilia, e il primo della Città Metropolitana di Catania, con una superficie complessiva del territorio comunale pari a 383,38 km².

Riserve naturali[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Caltagirone sono presenti la Riserva naturale orientata Bosco di Santo Pietro[6] e il Parco Monte San Giorgio, situato nella parte nord della città, non lontano dal centro storico e attiguo all'omonimo quartiere nonché a Sant'Agostino.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Caltagirone.

Il clima di Caltagirone è il classico di quello riscontrabile nella Sicilia centrale, a metà tra lo steppico e il mediterraneo continentalizzato, specialmente nelle alture e nelle parti più elevate della città.

Il clima è generalmente umido, anche per il fatto di trovarsi sullo spartiacque tra la piana di Gela e la piana di Catania.

L'inverno è piuttosto freddo, con temperature rigide ma comunque sempre sopra lo zero (seppur si siano raggiunte temperature sotto questa soglia), ed è caratterizzato da precipitazioni abbastanza copiose, soprattutto piovose. Qualche volta è possibile osservare fenomeni nevosi di bassa o media intensità.

La nebbia caratterizza l'autunno e l'inverno in quasi tutte le zone della città, tanto da essere definita quasi un elemento caratterizzante della città: gli abitanti sono soliti chiamarli in dialetto caltagironese a paisana o a muḍḍura.

La primavera è abbastanza fresca, con temperature superiori ai 10-15 °C, mentre l'estate si manifesta con alte temperature (sopra i 35 °C di media), che degenerano a volte in afa tra luglio e agosto.

In base alla media trentennale di riferimento 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,2 °C; quella del mese più caldo, agosto, è di +25,4 °C.[7]

CALTAGIRONE Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic InvPriEst Aut
T. max. mediaC) 11,112,114,416,721,827,330,430,426,621,116,512,912,017,629,421,420,1
T. min. mediaC) 5,35,36,78,812,717,220,020,417,613,810,37,05,99,419,213,912,1

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Caltagirone, nella sua totalità, è di difficile interpretazione, per mancanza di certa spiegazione etimologica dovuta all'esistenza di poche informazione toponomastiche.

Il nome ha sicura origine araba, fortemente denotabile dalla prima parte del nome, in arabo qal'at, che ha significato di "castello", "fortezza", in comune con altri centri come Caltanissetta, Calatafimi, Calascibetta.

Per quando riguarda la restante parte secondo alcuni studiosi potrebbe trattarsi dell'arabo al-ḡīrāni (الْغِيرَانِ) cioè "castello delle grotte", per via delle numerose grotte disseminate sul territorio. Altri lo riconducono invece, con minor probabilità, a al-ḵinzīri (الخنزير) cioè "rocca dei maiali o dei cinghiali". Altre ipotesi meno accreditate asseriscono un'etimologia che riconduca al passato greco, quindi "rocca di Gelone", "rocca di Gerone" o "rocca dei gelesi", oppure alla presenza di coloni liguri, perciò "rocca dei genovesi".

Nel Basso Medioevo il nome latino era Calatagironum o Calata Ieronis, come si legge più volte nell'Historia sicula di Bartolomeo di Neocastro (c. 1250- c. 1310).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Preistoria[modifica | modifica wikitesto]

Sin dall'antichità la località fu scelta per la sua posizione privilegiata, che essendo sullo spartiacque che divide le due più vaste pianure della Sicilia, la Piana di Gela e la Piana di Catania, le consentiva di controllare e difendere un vasto territorio.

I primi insediamenti stabili nel territorio dell'odierna Caltagirone risalgono alla preistoria. Il più antico insediamento del territorio finora noto è il Riparo Cafici, nella valle di Terrana (tra il Bosco di Santo Pietro e la Sughereta di Niscemi), risalente al Paleolitico superiore o al primo Mesolitico. Gli scavi archeologici effettuati in contrada Sant'Ippolito – alle sorgenti del fiume Caltagirone – hanno portato alla luce i resti di un villaggio neolitico abitato ininterrottamente sino all'arrivo dei Greci.

Poco distante, in contrada Montagna, vi è una vasta necropoli risalente alla tarda età del bronzo. Vi sono presenti delle tombe a tholos.

Sulle colline che dominano la vallata del fiume Maroglio si trova il grande centro prima indigeno e poi greco di Monte San Mauro con resti di edifici tra i quali un anaktoron.

Altri insediamenti preistorici si trovano nelle contrade Moschitta, Paradiso, Piano dell'Angelo e nella stessa Caltagirone.

Età antica e Medioevo: presenza greca, araba e fondazione genovese della città[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lombardi di Sicilia, Comunità ebraica di Caltagirone e Colonie genovesi.
Scalinata di Santa Maria del Monte
Scala in via Sant'Agostino

Scavi archeologici nell'intero territorio cittadino hanno dimostrato una presenza certa dei greci, che con molta probabilità erano coloni di provenienza mista sotto legge calcidese[8], i quali si installarono in pre-esistenti villaggi siculi (forse coabitando con essi[9]), specialmente in quello strategico di Monte San Mauro, il quale potrebbe essere identificato con Euboia, subcolonia di Leontinoi[10]. Potevano sussistere anche villaggi sotto influnza geloa (nel caso di un villaggio nel territorio dove oggi sussiste il giardino pubblico Vittorio Emanuele[11]) e la stessa San Mauro potrebbe essere identificata alternativamente come colonia sotto il dominio di Gela, seppur in stretto contatto col mondo calcidese. Nell'età moderna, gli studiosi del tempo insisterono nella correlazione tra la città e Hybla Geleatis, la quale però rimanda alla vicina Piazza Armerina.

Il suddetto abitato, per la sua posizione particolare, fu sia coinvolto negli scambi con altre città greche (come quella già citata di Gela[9], ma anche Akragas), sia soggetta ad incursioni distruttive, una delle possibili rimanda all'avanzata di Ippocrate verso la costa ionica,[10] quella che condusse alla conquista delle importanti città di Naxos, Callipoli, Leontinoi, Zancle e Katane. In quel tempo, e qualunque sia stata la strutturazione degli abitati o della presenza greca, il territorio di Caltagirone dovette essere un'area cuscinetto, di confine tra i due domini suddetti[9].

La presenza dei romani e dei bizantini è anch'essa dimostrata, seppur le tracce della loro permanenza siano decisamente più sparute di quella greca o sicula.

Nel primo periodo medievale gli Arabi, oltre ad installarsi grosso modo nell'odierno nucleo abitativo, sembra che abbiano introdotto nuove tecniche nella lavorazione dell'argilla, specialmente per quanto riguarda l'uso del colore e dello smalto, dando quindi un importante impulso all'artigianato della ceramica, nonché una certa caratterizzazione.

L'espansione vera e propria dell'abitato, il fiorire della sua economia e in generale la nascita strictu sensu della città come oggi è conosciuta avvennero comunque durante il periodo altomedievale, per parte dei coloni provenienti dal Genovesato, molto probabilmente di Savona[12] e secondo leggenda sbarcati presso Camarina, i quali ipoteticamente furono il primo popolo a latinizzare religiosamente e linguisticamente il territorio, anticipando i normanni (i quali sconfissero i saraceni lì stanziatisi anche con il loro apporto) e i coloni delle altre aree d'Alta Italia arrivati con Adelasia del Vasto nella Sicilia centro-orientale, esempio prossimo il centro limitrofo di Piazza Armerina.

Dettaglio delle Stelle di David, Scalinata di Santa Maria del Monte

Nel 1154 Edrisi, il celebre geografo arabo alla corte di Ruggero il Normanno, descrive così Qal'at al-Genūn (Castello dei Genovesi):

«Il castello di Caltagirone sorge imponente sulla vetta di un monte inaccessibile; nel suo territorio si estendono campi coltivati a perdita d'occhio.»

Questo nome deriva probabilmente dalla presenza di una nutrita colonia di genovesi giunti intorno al 1040, quindi tempo prima dell'arrivo dei coloni di Alta Italia che costituirono le comunità di centri come Nicosia, Sperlinga, Aidone, la già citata Piazza Armerina o San Fratello.

La fiorente comunità ligure diede manforte al conte Ruggero contro i musulmani durante l'assedio della Rocca di Judica. Quest'aiuto valse alla città di Caltagirone gli estesi possedimenti dei territori di Fetanasimo (l'attuale insieme del Bosco di Santo Pietro e Sughereta di Niscemi), Regalsemi e Camopietro (detta anche Judica, che coincide con il comune di Castel di Iudica) ed è all'origine della ricchezza feudale della città, che si protrasse fino agli albori della modernità.

Segnaletica indicatoria di via Iudeca

Nel XIII secolo Caltagirone partecipò alla rivolta contro gli Angioini nei Vespri siciliani[12], avendone espresso una delle figure principali, il nobile Gualtiero di Caltagirone, che sollecitò l'avvento di re Pietro d'Aragona nel corso dell'assedio di Messina. Deluso nelle sue aspettative dal nuovo monarca, Gualtiero cospirò contro di lui e fu per questo decapitato in Piazza San Giuliano nel 1283.

In seguito allo sviluppo dell'artigianato e del commercio, legati alla produzione della ceramica e influenzati positivamente dalla posizione geografica interna ma affacciata alla costa mediterranea, nacque una classe di ricchi commercianti che si stabilirono provenendo anche da altre parti d'Italia.

Lo sviluppo di cui godette la città è ravvisabile in special modo nella struttura del centro storico, che presenta diversi edifici sacri e pubblici di valore artistico, la cui costruzione e il cui rifacimento fu affidato, com'era in uso, a famosi architetti ed artisti dell'epoca.

Nel XIV secolo a Caltagirone (In ebraico: קלטג'ירונה) viveva una piccola comunità ebraica[12] (הקהילה היהודית ב Caltagirone) stabilitasi in una zona vicino al quartiere San Giuliano, che prende il nome di Via Iudeca (דרך Iudeca) o Zona Miracoli. Gli ebrei si dedicavano all'artigianato (in particolare nel settore tessile), molte famiglie della comunità ebraica finirono con l'assumere alcuni cognomi tipici (come per esempio Alba) e a cimentarsi nelle attività creditizie.

Nel 1492 la dominazione spagnola decretò la scomparsa degli ebrei in Sicilia, e la città fu duramente colpita nella sua vita economica e culturale.

Nel 1458 sorgeva in cima alla collina maggiore un castello dove si incoronò re di Sicilia Giovanni II di Aragona che, per gratitudine dei soccorsi ricevuti nelle varie imprese da lui compiute, tornò a dichiarare Caltagirone città demaniale[12]. Anche Giovanni di Trastámara e Ferdinando il Cattolico le concedettero e confermarono altri privilegi, tra cui quello del merum et mixtum imperium.

Secoli XV-XVII[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Terremoto del Val di Noto.
Il Carcere Borbonico e la chiesa di Sant'Agata
Piazza Umberto I, in evidenza il campanile della Cattedrale e il Monte delle Prestanze, filiale UniCredit dal XX secolo

I secoli XV e XVII furono l'epoca aurea della Città della ceramica, che allora si arricchì di chiese, palazzi nobiliari, istituti, collegi e conventi[13]. Nacque pure l'università nella quale si insegnavano giurisprudenza, filosofia e medicina, nonché un ospedale.

In quei secoli la popolazione della città si aggirò sempre attorno ai 10.000 abitanti[12], numero che la poneva tra le città più grandi e importanti della Sicilia, di cui solo un migliaio erano ceramisti di professione e diverse centinaia i chierici[14]. La città era caratterizzata da una fervida attività socio-culturale, specialmente da parte del suo ceto artigianale e da parte del mondo gesuita[13].

Nel 1671, a causa di una carestia, morirono circa 2 000 persone, per fame e per stenti, mentre il 1693 è l'anno che segna una radicale svolta per Caltagirone, così come del resto per l'intera Sicilia orientale: un catastrofico terremoto la rade al suolo insieme ad altre dieci città: il fatto costò la vita a circa 100.000 persone, un migliaio nel caso della città.

Con questo evento, Caltagirone perse quasi completamente le tracce monumentali di stampo medioevale e tardo-rinascimentale, con pochi esempi rimasti in piedi, posti fuori dell'allora cinta urbana (esempio la chiesa di Santa Maria di Gesù e relativo convento). Nonostante ciò, la pianta originaria rimase grosso modo intatta, permettendo di ricostruire esattamente nei punti prima della distruzione sismica. Nell'arco di circa dieci anni, la città venne ricostruita con un volto tardo-barocco, quello che oggi conserva nel suo centro storico, e quello che oggi caratterizza la città per buona parte del suo aspetto.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Edificio in stile Liberty a Caltagirone
Palazzo della Magnolia, esempio tipico di stile Liberty

Agli inizi del XX secolo, Caltagirone fu città simbolo del popolarismo italiano di Don Luigi Sturzo. Fu anche il simbolo del movimento antifascista siciliano, dato che lo stesso sacerdote fu uno dei più accesi detrattori e oppositori del regime mussoliniano, a tal punto da doversi rifugiare fuori dall'Italia, prima a Londra e poi a New York.

Negli anni venti, per via della dismissione delle miniere di zolfo, come quella in contrada Balchino, la città subì un decremento di popolazione, comunque modesto rispetto ad altre città della Sicilia centrale.

Il palazzo delle poste in Corso Vittorio Emanuele

Durante la seconda guerra mondiale, Caltagirone soffrì dei pesanti bombardamenti degli Alleati, sbarcati in Sicilia con l'operazione Husky, i quali distrussero alcuni monumenti significativi per la città e procurarono centinaia di vittime civili. A dicembre del '45 avvenne una battaglia tra l'EVIS e i Carabinieri in località San Mauro, la battaglia provocò 3 morti.

Dagli anni sessanta agli anni settanta, la città subì un esodo di popolazione verso le regioni italiane del nord e verso la Germania, come avveniva anche in altri centri siciliani, finché nel decennio successivo si ebbe una nuova crescita generale, dovuta allo sviluppo dell'attività artigianale e dell'edilizia, che rese la città soggetta a una ripida espansione urbana, che ne aumentò considerevolmente le dimensione del centro abitato, poggiandolo anche sulla vallata discendente la Piana di Gela.

Oggi Caltagirone è un'importante destinazione turistica della Sicilia, merito soprattutto del suo patrimonio artistico e artigianale. Nonostante non sia un centro capoluogo, è sede di diversi presidi pubblici importanti, tra cui il tribunale e la Procura della Repubblica.

La città è oggi un centro urbano di medie dimensioni all'interno del contesto siciliano, specialmente quello interno, nel quale il suo dato demografico risulta essere di dimensioni considerevoli se paragonato ad altre realtà affini.

Tra le sue risorse turistiche più cospicue vanno ricordati i musei (Museo Regionale della Ceramica, Mostra dei Pupi siciliani, Galleria Civica d'Arte Contemporanea e molti altri), le chiese (se ne contano più di 50) e le ville (Villa Patti, Villa Milazzo, Giardino Pubblico Vittorio Emanuele).

Simboli e onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Stemma della città in ceramica policroma, decorazione del Ponte San Francesco

Il simbolo di Caltagirone risale al 1030, anno della liberazione della città da parte dei genovesi dal dominio saraceno.

I calatini, per riconoscenza, avrebbero adottato nel loro stemma, nel petto dell'aquila che tiene tra gli artigli un osso, lo scudo di San Giorgio sostenuto da due grifoni, ciò per ricordare l'antica origine della città, quella della Repubblica marinara di Genova. Esso è descritto così:

«“D’argento alla croce di rosso all’interno di uno scudo. Ornamenti esteriori da città. Fanno parte dello stemma inoltre, per tradizione millenaria, gli ornamenti raffiguranti l’aquila coronata con le ali spiegate che con l’artiglio destro brandisce un osso di gigante, con grifoni alati ai lati.”»

In versione semplificata (sola croce di San Giorgio), insieme agli stemmi anch'essi semplificati di Catania, Nicosia e Acireale, costituisce lo stemma dell'ex Provincia di Catania.

Il 6 aprile 1987, per decreto presidenziale, il comune di Caltagirone è stato insignito del titolo di città.

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«D.P.R. 6 aprile 1987»

In periodi recenti è stata mostrata una bandiera comunale de facto, non citata all'interno dello statuto comunale[15], la quale consiste in un drappo rettangolare bipartito di colori bianco e rosso. Nonostante ciò, la Croce di San Giorgio può essere a tutti gli effetti definita come simbolo distintivo della città, in quanto parte dello stemma.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
Città tardo barocche del Val di Noto (Sicilia sud orientale)
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Chiesa di San Francesco d'Assisi (Caltagirone).jpg
Tipoarchitettonico
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
Pericolono
Riconosciuto dal2002
Scheda UNESCO(EN) Late Baroque Towns of the Val di Noto (South-Eastern Sicily)
(FR) Scheda

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Basilica Cattedrale di San Giuliano, chiesa di origine normanna, subì varie ricostruzioni a causa dei terremoti che colpirono la zona. Nel 1816, con l'istituzione della Diocesi di Caltagirone fu elevata al rango di Cattedrale;
  • Chiesa del Signore del Soccorso, ad ovest della città, sull'antica strada per Gela, sorgeva, prima del terremoto del 1693, una chiesetta dedicata alla Madonna del Soccorso, sotto le sue macerie venne ritrovato un crocifisso dipinto su pietra. Sul luogo del ritrovamento, alla fine del Settecento, fu costruita una chiesa progettata dal Bonajuto, in cui si venera la sacra immagine. In seguito il Santuario del SS. Crocifisso s'arricchì di nuove strutture, anche per poter accogliere i devoti che vi si recano, lungo la strada che porta al Santuario si notano i misteri del Santo Rosario e le stazioni della Via Crucis su pannelli in maiolica.
  • Abbazia di Terrana, a pochi chilometri da Santo Pietro, nel vicino feudo di Terrana, sorgeva un tempo l'importante abbazia cistercense di Santa Maria di Terrana di cui rimane parte di una chiesetta, edificata nel XIII secolo, con resti d'affreschi quattrocenteschi. Sulla facciata si mette in chiara evidenza il portale principale con i due mascheroni. All'interno, a fianco dell'abside, una porticina, sormontata da un arco ogivale, permette l'accesso al campanile.
  • Cimitero monumentale di Caltagirone, sulla via Nicastro, ad appena tre chilometri dal centro abitato, si trova il cimitero monumentale, preceduto da un viale alberato. Detto cimitero del Paradiso, dal nome della contrada in cui sorse, fu progettato dall'architetto Giovan Battista Nicastro nel 1866[16], con pianta a croce bizantina iscritta dentro un muro perimetrale che in parte lascia intravedere l'interno attraverso alcune aperture. Il progetto non fu mai portato a compimento dal Nicastro che morì nel 1903. Dal 1931 è stato dichiarato monumento nazionale.

Altre chiese[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Gesù
Chiesa di San Giorgio
Chiesa del Santissimo Salvatore
Chiesa di Santa Maria del Monte
  • Chiesa dell'Immacolata e convento dell'Ordine dei frati minori conventuali, quest'ultimo per molti anni sede del Seminario Diocesano, è la Sede Vescovile.
  • Chiesa di Sant'Agata;
  • Chiesa di Sant'Andrea;
  • Chiesa di Santa Lucia;
  • Chiesa di Maria Santissima dei Miracoli;
  • Chiesa del Santissimo Crocifisso del Soccorso;
  • Chiesa di San Biagio;
  • Chiesa di Maria Santissima delle Stelle;
  • Chiesa di Sant'Orsola;
  • Chiesa di Gesù e Maria;
  • Chiesa di Sant'Isidoro;
  • Chiesa di Maria Santissima degli Angeli;
  • Chiesa di Santa Caterina;
  • Chiesa di Santa Sofia;
  • Chiesa del Rosario;
  • Chiesa della Circoncisione di Gesù o del Collegio dei Gesuiti (1571);
  • Chiesa di San Nicola;
  • Basilica di Santa Maria del Monte (ex Matrice), basilica minore dal 1963[17]
  • Chiesa di Maria Santissima del Ponte: costruita in seguito a un'apparizione mariana, avvenuta secondo la tradizione il 15 agosto 1572 a una bambina[18][19];
  • Chiesa di San Domenico;
  • Chiesa di San Bonaventura e convento dell'Ordine dei frati minori osservanti riformati, quest'ultimo trasformato in carcere dopo l'Unità d'Italia e la confisca dei beni ecclesiastici;
  • Basilica di San Giorgio;
  • Chiesa di Santo Stefano;
  • Chiesa di Santa Chiara;
  • Chiesa di San Francesco di Paola;
  • Chiesa di Santa Rita;
  • Chiesa Santa Maria di Gesù;
  • Chiesa di San Pietro;
  • Chiesa di San Giacomo
  • Chiesa dei Cappuccini;
  • Chiesa del Santissimo Salvatore;
  • Chiesa di San Giovanni Bosco;
  • Chiesa di Maria SS. della Neve;
  • Chiesa di San Giuseppe;
  • Chiesa della Sacra Famiglia;
  • Chiesa di Sant'Anna;
  • Chiesa della Madonna della Via;
    Ponte San Francesco
  • Chiesa di San Giovanni Bosco;
  • Chiesa San Vincenzo de Paoli;
  • Chiesa di San Paolo Apostolo; (frazione Piano San Paolo)
  • Chiesa dei Santi Pietro e Paolo; (frazione Santo Pietro)
  • Chiesa di San Giovanni Battista; (frazione Granieri)

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Corte Capitanale
Scavi di Sant'Ippolito

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Caltagirone è sede di diversi siti archeologici:

I Carruggi[modifica | modifica wikitesto]

Tipico carruggiu caltagironese

Per carruggi (equivalenti nel resto della Sicilia alle vaneḍḍi) s'intendono in generale le strade, i larghi, i vicoli e i ronchi del centro storico della città, datati presumibilmente all'XI secolo, di natura simile alle kasbah arabe. Il termine è una sicilianizzazione del termine ligure caróggio: molto probabilmente la loro costruzione può essere attestata ai coloni liguri che lì si stanziarono. È molto probabile che essi siano stati costruiti anche per natura difensiva, dato che ai tempi si susseguivano battaglie tra normanni e saraceni. Queste si sono conservate, nonostante nel tempo la città sia stata investita da una generale distruzione a seguito del Terremoto del Val di Noto del 1693.

Sono caratterizzati dalle loro anguste proporzioni, specialmente in larghezza, che li rendono spesso di difficile transito per i mezzi e in alcune occasioni anche per le persone. Sono le più tipiche e comuni tipo di vie presenti all'interno dell'antico centro cittadino, che ne caratterizzano l'intero aspetto generale. Alcune di queste permettono il transito dei veicoli (anche come ZTL), mentre altre sono esclusivamente di tipo pedonale. I carruggi possono essere sia vie in basolato che a scale, anche se alcune se ne possono incontrare asfaltate.

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Teatro Politeama-Ingrassia

Il principale teatro della città è il Politeama Ingrassia, che fu costruito nel primo decennio del Novecento ad opera di Saverio Fragapane, e che venne inserito nel Piano Regolatore presentato dal pro-sindaco Don Luigi Sturzo nel 1907. Il teatro si trova in corrispondenza con l'ingresso monumentale del Giardino Pubblico Vittorio Emanuele. Esso costituisce il fulcro della vita culturale e artistica della città. Il teatro funge anche da sala cinematografica, munito di più sale.

Un altro teatro cittadino è quello della parrocchia Sant'Anna, sito in via Principe Umberto. Oltre a funzionare da teatro, sia per uso civile, che per quello religioso, esso fungeva anche da sala cinematografica.

Il Teatro Stabile dei Pupi di Caltagirone, dedito alla rappresentazione teatrale di figura, è uno dei più antichi e conosciuti della Sicilia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione demografica registratasi a partire dal 1861, denota il dato della popolazione a circa 22 000 abitanti, un dato che la poneva tra le città più popolose dell'isola. La tendenza positiva culminò nei 41 879 abitanti del 1901, mentre durante il primo decennio fascista si ebbe un crollo demografico che ricondusse la popolazione alla soglia dei 36 118 abitanti.

Nel secondo dopoguerra la città tornò quasi sui livelli di inizio secolo, ma dagli anni sessanta agli anni settanta, a causa dell'insufficiente sviluppo economico, subì nuovamente un decremento demografico (i cittadini emigrarono nelle città del Nord Italia, specialmente del Piemonte, della Lombardia e dell'Emilia-Romagna, ma anche in Germania e Australia), finché nel decennio successivo non si ebbe una nuova crescita, da associarsi anche all'espansione edile che portò alla costruzione della città nuova e alla crescita di servizi ed attività commerciali.

Come altri comuni siciliani, subisce un trend demografico in negativo. È tra i 25 comuni più popolosi della Sicilia, nonché centro di riferimento all'interno della Città metropolitana di Catania.

Abitanti censiti[20]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Al 31 dicembre 2019 gli stranieri residenti a Caltagirone erano 1 517. Le nazionalità più rappresentate erano:[21]

  1. Romania – 392
  2. Sri Lanka – 326
  3. Gambia – 65
  4. Albania – 52
  5. Tunisia – 44
  6. Senegal - 43
  7. Brasile - 41
  8. Mali - 35
  9. Marocco - 35

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dialetto siciliano orientale e Dialetto siciliano metafonetico centrale.
Mappa linguistica della Sicilia. Caltagirone è identificata come comune siculofono con tenui tracce gallo-italiche

A Caltagirone, tra i secoli XIX e XX, in virtù dell’unificazione nazionale e della diffusione di mezzi di comunicazione di massa sia di natura audiovisiva che stampata, l’uso della lingua italiana, seppur con distinto accento cittadino, si è espanso in quasi tutte le sue fasce di abitanti e anche in registri diversi da quelli formali.

Nonostante ciò, la lingua siciliana persiste nella sua variante cittadina, estremamente distinta sia rispetto al territorio (sia l'hinterland che quelli confinanti al di fuori di esso) sia all'interno dei confini amministrativi ove pertiene (quelli dell'ex Provincia di Catania), seppur ne abbia alcuni elementi di comunanza, in speciale riferimento al circondario.

La sua varietà locale, detta caltagironese (chiamata in siciliano cattaggirunìsi o cartaggirunìsi, trascritto /katːadːʒɨɾɔ̃ːiːzɨ/), viene generalmente ascritta ai dialetti siciliani orientali senza metafonia, seppur essa abbia elementi linguistici ascrivibili invece ai dialetti siciliani centrali. Si distingue per un peculiare sostrato settentrionale derivato dalla lingua genovese (presumibilmente dal dialetto di Ponente o savonese), che ne ha conferito una particolare cadenza e particolari fenomeni linguistici, i quali sono sintetizzati nell'uso ludico, da parte di forestieri e gente di circondario, delle espressioni favìtta 'dâ bucca (in italiano fava dentro la bocca) o u vo n'ovu? ( in italiano lo vuoi un uovo?, che è un'espressione foneticamente ostica da comprendere per gli altri siculofoni), le quali vanno a indicare un parlato a primo ascolto poco comprensibile agli altri parlanti siciliani, quasi ad avere sempre qualcosa sotto i denti. Si ipotizza anche un'origine o un apporto messinese al parlato[22].

Come in altri dialetti della lingua siciliana, sussistono influenze iberiche (sia castigliane che catalane), arabe, berbere, greche e provenzali, oltre a recenti prestiti dall’italiano.

Il caltagironese ha particolarità di diversa natura, tra le quali spiccano quelle di natura fonetico-fonologica:

  • la presenza della vocale centrale chiusa non arrotondata [ɨ] invece della più comune vocale quasi anteriore quasi chiusa non arrotondata [ɪ] quando la vocale /i/ è in posizione atona;
  • la lenizione intervocalica nelle sillabe centrali (esempi [s] che si trasforma in [z], [ʧ] che si trasforma in [ʒ], talvolta la consonante ḍḍ si trasforma in [lː]);
  • la vocale /a/, a fine di parola, per gli esiti di lenizione, corrisponde al suono [ɐ], la vocale centrale quasi aperta (la parola lìgna si trascrive /liɲːɐ/);
  • le vocali nasali al posto del suono consonantico nasale scempio sia prima che dopo una vocale (lampijuni si trascrive /lampːɨjɔ̃ː/, manu si trascrive /mɑ̃ːu/)
  • nelle sillabe centrali e finali, la laterale approssimante alveolare [l] si trasforma in monovibrante retroflessa (cacocciulu si trascrive in /kakotːʃuɽu/);
  • sempre nelle sillabe centrali e finali, le standard vibrante alveolare [r] e occlusiva alveolare sonora [d] si trasformano in monovibrante alveolare [ɾ][23];
  • sussistenza delle semiconsonanti [w] e [j] nelle sillabe centrali (esempi le parole ovu e santijari , la prima trascritta /owu/, la seconda /santɨːjaɾɨ/);
  • sussistenza, in alcune parole, della semiconsonante [j] nella sillaba iniziale (jìri e jittari in divergenza alle più comuni iri e ittari);
  • metafonesi, seppur affievolita dall’influenza del genovese[24] (la parola porta non ha fenomeno di metafonesi, al contrario sussiste in sìmu, prima persona plurale del verbo èssiri o sìri);
  • assimilazione consonantica, fenomeno di natura tipicamente orientale, seppur non si presenti sempre e non in tutti i parlanti (la parola ultimu si trascrive /utːɨmu/, jornu si trascrive /jonːu/);
  • geminazione consonantica nel parlato (Diu santu si trascrive /diusːɑ̃tu/)[22];
  • non sussiste la palatalizzazione di [j] dopo la consonante /n/ ('n jornu divergente rispetto al catanese 'n ghiornu);
  • in alcune parole, le sillabe [aw], [wa] o le vocali [a] e [u] si trasformano in [o] (còrijari sostituisce càurijari o quarijari, Sammàuru si trasforma in Sammòru, sàusizza o sàsizza diventa sòsizza, acèḍḍu o ucèḍḍu diventa ocèḍḍu);
  • la fricativa postalveolare sorda scempia nella sillaba iniziale viene sempre geminata (la parola ciatu si trasforma in sciatu, trascritta /ʃːatu/);
  • la semiconsonante nella sillaba iniziale, tipica del dialetto catanese, non sussiste (il catanese jaggia in caltagironese è aggia, così come jattu diventa attu), mentre quella d'accompagnamento al verbo èssiri si trasforma in una fricativa labiodentale sonora (il caltagironese unni v'è diverge da unni jè o unni è, seppur la prima di queste due sia anche contemplata);
  • la fricativa labiodentale sonora standard nella sillaba iniziale si trasforma in occlusiva bilabiale sonora (il toponimo Vizzìni si trasforma in Bizzìni, mvitari si trasforma in mbitari).

Allo stesso tempo non mancano nemmeno particolarità morfologiche e/o sintattiche:

  • il tempo perfetto, per quanto sia assolutamente contemplabile nella parlata, è secondario rispetto al tempo passato composto, che nel siciliano è una composizione verbale a essa estranea (he fattu, atu dìttu, amu pinzatu sono preferiti rispetto a fìci, dicìstuvu e pinzammu);
  • alcune parole esistono in forma contratta rispetto alla forma standard del siciliano (faènnu sostituisce facennu, per indicare il gerundio del verbo fari, così come vàtri sostituisce vijàutri o vujàutri);
  • laddove la geminazione consonantica si manifesta nella sillaba iniziale, la vocale di principio /a/ cade (cchiapparisi invece di acchiapparisi, ddunari al posto di addunari, rruggiari al posto di arruggiari)[25];
  • dato il suono muto della /i/ atona e il suono poco distinto delle vocali nasali, può occorrere la contrazione della suddetta vocale con un apostrofo ( ìḍḍi su' bravi, du' jonna prìma ri chìstu, tr'anni dopu u fattu ri nuàtri canusciutu)[25];
  • il plurale neutro, per via degli esiti fonetici del dialetto (sussistenza di vocali centrali che tendono nel parlato ad appiattirsi in una generale schwa), tende a non essere espresso graficamente (la parola jornu tende a essere descritta al plurale con jorni o jorn' e non con jorna);
  • per distinguere la vocale /i/ tonica da quella atona (e perciò evitando soluzioni grafiche divergenti alla scrittura siciliana standard), può occorrere l'uso estensivo dell'accento grave (u piccirìḍḍu râ za Marìa si fìci mali jucannu cô fìgghiu râ za Tiresa).

L'elemento distintivo settentrionale, quello dato dalla lingua ligure, ha ad oggi tracce spettrali (questo perché il sostrato è molto antico, dato che i genovesi si stanziarono a Caltagirone prima che venissero altre colonie dell'Italia settentrionale in Sicilia[26]) e perlopiù si rintracciano in alcune particolarità in fatto di fonetica. Qualche lemma ancora persiste (carruggiu e scagnu i più locali, mè fìgghiu, orbu, pumma, sòciru, jenniru sono invece esempi di termini già diffusi nel resto della Sicilia). Alcuni cognomi di origine o di grande diffusione in Liguria, come Grillo, Doria, Traversa, Grimaldi, La Ferla, Marino e Fontana, sono ampiamente diffusi in città.

Questa parlata sovente accoglie diversi elementi dagli altri dialetti siciliani con cui entra in contatto: spesso accoglie diversi lemmi del dialetto catanese, in special modo tra i giovani e tra i cittadini che lavorano o studiano nel capoluogo etneo. L'influenza dei dialetto siciliano metafonetico centrale è attestabile in alcuni fenomeni di metafonesi che in altri dialetti orientali sono assenti.

Questa varietà del siciliano non ha una vera e propria scrittura standardizzata, sia per l'egemonia dell'italiano, sia per la mancanza di un vero standard di scrittura per il siciliano, e sia anche per le particolarità in fatto di fonetica e fonologia già citate, che pongono degli ostacoli per un'uniforme scrittura di questa parlata.

Il dialetto di Caltagirone, premettendo le già citate caratteristiche, risulta estremamente distinto e peculiare rispetto agli altri delle comunità limitrofe: le altre realtà del suo hinterland parlano varietà talvolta orientali senza metafonia (come nei casi dei comuni calatini dell'area della Piana di Catania, ovvero i casi di Grammichele, Palagonia, Mineo e Ramacca), talvolta centrali con metafonia (nei casi dei comuni calatini erei, come San Cono, Mirabella Imbaccari e San Michele di Ganzaria) e anche sud-orientali con metafonia (i casi di Mazzarrone, Licodia Eubea e Vizzini, comuni calatini iblei).

Nelle frazioni meridionali di Granieri e Santo Pietro, le comunità parlano il dialetto siciliano sud-orientale, ramo dei dialetti parlati a Ragusa e nel basso siracusano, questo perché i loro abitanti sono originari dei centri viciniori del ragusano, come Comiso, Vittoria, Chiaramonte Gulfi e lo stesso capoluogo ibleo.

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Fercolo dell'Addolorata durante la giunta di Pasqua

La religione maggiormente professata a Caltagirone è ad oggi quella cristiana cattolica, la quale massima istituzione in città è la Diocesi di Caltagirone, suffraganea appartenente all'Arcidiocesi di Catania. Fino al 2000 l'arcidiocesi era appartenente all'Arcidiocesi di Siracusa, così come altre diocesi della Sicilia centro-orientale. I Santi Patroni della città sono Giacomo il Maggiore e Maria Santissima del Ponte (principale tra i culti mariani, in generale molto sentito come in altre realtà limitrofe quali Gela, Piazza Armerina, Mirabella Imbaccari, Mazzarino e Niscemi).

La città aveva in origine come Santo Patrono San Nicola di Bari, mentre altri santi importanti per la città sono San Giorgio (alla quale fu eretta una delle chiese più antiche della città per parte dei genovesi), San Pietro, San Giuseppe e San Francesco di Paola.

Altre confessioni cristiane professate in città sono quelle del ramo evangelico-pentecostale, sviluppatesi per numero nella seconda parte del secolo precedente, presente con alcuni luoghi di assemblea sparsi per tutta l'area urbana. In città è altresì presente una Sala del Regno dei Testimoni di Geova, anch'essa nata e sviluppata entro la comunità caltagironese negli ultimi decenni del secolo XX.

Per via della recente immigrazione, sono anche presenti confessioni non prettamente tradizionali rispetto alla storia della città: vi sono diverse centinaia di appartenenti alla Chiesa ortodossa (generalmente da Romania e Ucraina) e all'Islam, generalmente sunnita (provenienti da Albania, Marocco, Senegal, Tunisia).

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

San Giacomo, santo patrono della città

Nel corso dell'anno, in città vengono celebrate diverse manifestazioni cittadine secolari, specialmente religiose. I periodi più sentiti sono quello pasquale (con il culmine della processione con la giunta ri pasqua, ossia il giorno della resurrezione di Cristo e dell'annuncio dell'Apostolo Pietro alla Vergine Maria), quello più strettamente mariano (a maggio, con le celebrazioni in onore alla Madonna di Conadomini, che sfociano nelle celebrazione popolare della rusèḍḍa, e quello dei festeggiamenti per il Santo Patrono Giacomo (chiamato in dialetto Santu Jacupu o Sagnacupu) a fine luglio e inizio agosto.

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

Case del centro storico di Caltagirone viste dall'alto

Nel complesso, seppur non sia tra le peggiori della propria provincia, la qualità della vita a Caltagirone si attesta su livelli bassi rispetto alla media nazionale.

È caratterizzato da alti livelli di disoccupazione, con più della metà dei giovani senza un lavoro e con una forte incidenza sulla popolazione femminile[27], da un non trascurabile rischio di dispersione scolastica[28] e da un elevato indice di vulnerabilità materiale e sociale[29], il quale si traduce in una richiesta importante di sussidi statali, come nel caso del Reddito di Cittadinanza, la quale richiesta ha superato il migliaio di unità familiari[30].

Il proprio PIL pro capite si aggira su livelli decisamente più bassi sia rispetto alla media nazionale che quella regionale generale[31]. A Caltagirone vi è anche la maggior incidenza regionale di minori non accompagnati per abitante, con un indice di uno ogni 117 residenti[32].

Si nota altresì una discrepanza di qualità della vita tra il centro storico e la zona di nuova espansione, con situazione generalmente più critica nel nucleo più antico della città, seppur anche in alcune aree del centro nuovo (specialmente le periferie più remote) si possono incontrare sacche di povertà[28].

Va menzionato anche un altro elemento che ha determinato mutazioni alla qualità della vita a Caltagirone, ossia la conseguente frattura urbanistica tra il centro storico e le aree di recente urbanizzazione dopo il boom edilizio della seconda metà del XX secolo. A dispetto di realtà viciniore come Piazza Armerina, Vittoria o Gela, per motivi di natura geografica e morfologica, l'espansione della città si è sviluppata solo lungo l'asse sud-ovest, generando così la periferizzazione dei quartieri del centro storico e di fatto spostando il baricentro urbano più a sud rispetto al municipio, creando così squilibri nella distribuzione dei servizi e rendendo quasi obbligatorio il ricorso a vetture private per spostarsi in città.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Interno della galleria Luigi Sturzo, adiacente al Municipio

Caltagirone è sede di diversi musei, sia regionali che comunali:

  • Museo della ceramica
  • Museo della Ceramica Contemporanea – Palazzo Ceramico (presso il Palazzo Reburdone)
  • Musei civici Luigi Sturzo
  • Museo Diocesano Caltagirone - Palazzo Vescovile
  • Museo tecnologico Hoffmann
  • Museo Civico al Carcere Borbonico
  • Museo delle Ville Storiche Caltagironesi e Siciliane
  • Museo d'Arte Contemporanea
  • Museo Internazionale del Presepe
  • Mostra dei Pupi Siciliani
  • Museo delle Espressioni Ceramiche Contemporanee (presso l'Istituto d'Arte)
  • Museo Naturalistico (frazione Santo Pietro);
  • Pinacoteca Museo dei PP. Cappuccini presso la chiesa dei Frati Cappuccini

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca PIO XI[modifica | modifica wikitesto]

È la biblioteca vescovile della città. Si trova nell'antico Convento dei Frati Minori che risale alla fine del XIV secolo, sede vescovile.

Con i suoi 28.000 volumi circa, ha una decisa valenza culturale e storica per Caltagirone; opere di rilevanza storica e tavole descrittive illustrate con delle caratteristiche tipografiche. È vasta la gamma delle discipline rappresentate come la Letteratura, Storia, Geografia, Filosofia, Pedagogia, Scienze Naturali, Medicina, Matematica, Diritto Civile ed Ecclesiastico, Teologia, Musica e numerosi Dizionari ed Enciclopedie.

In questa biblioteca sono presenti delle opere di Luigi e Mario Sturzo, che ne permettono di tracciare per intero le loro vite con significativi interessi storici, sociali e religiosi sia per la storia della città che dell'Italia.

Biblioteca Comunale Emanuele Taranto[modifica | modifica wikitesto]

È la principale biblioteca della città per grandezza, frequentazione generale e per numero di volumi raccolti. Fu arricchita di opere alla fine del XVI secolo, con ingenti investimenti da parte del Senato cittadino. Quando i gesuiti lasciarono la città, le opere che arricchirono la biblioteca, furono trasferite presso l'Università degli Studi di Catania. Nel 1785 una nuova biblioteca fu ricostituita dal patriziato cittadino su un nucleo di 8.000 volumi donati dal principe Niccolò Interlandi. Nel 1870 i fondi bibliografici giunti dalle corporazioni religiose soppresse valorizzarono la biblioteca di circa 15.000 volumi che furono ordinati da Emanuele Taranto Rosso al quale è intitolata.

Nel 1901 un violento incendio distrusse l'edificio nel quale era collocata la biblioteca e furono salvate solo 2.000 opere. Nel 1902 la Giunta comunale affidò al bibliotecario Baroncelli il progetto di ricostruzione delle opere. Grazie alle donazioni dei cittadini si incrementò il fondo antico e con i nuovi acquisti il patrimonio librario della città aumentò la sua varietà.

La biblioteca conserva oltre 115.000 volumi dei quali circa 2.400 datati secoli XVI, XVII e XVIII, possiede una ricca collezione di 2867 fotografie e 1095 cartoline illustrate che risalgono ai primi anni del Novecento. Si conservano, inoltre, i volumi dei privilegi nobiliari che appartengono all'Archivio Storico Comunale.

Biblioteca di quartiere Alessio Narbone[modifica | modifica wikitesto]

È la biblioteca dell'omonimo istituto di istruzione elementare e superiore di primo grado, riferimento per i cittadini del centro storico, specialmente dell'area dell' Acquanuova, Possiede oltre 8.000 volumi, sono testi moderni ed aggiornati che coprono i vari settori della conoscenza. Questa biblioteca è nata con gli stanziamenti del Ministero della Pubblica Istruzione ed inaugurata il 16 maggio 2002, successivamente divenuta Biblioteca di Quartiere con lo scopo di servire l'utenza del Centro storico di Caltagirone.

Biblioteca della frazione Granieri[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca nella frazione Granieri fu istituita nel 1996. Dispone di circa 3000 volumi che spaziano dalla letteratura italiana e straniera, alla storia, a testi scientifici, enciclopedie, viticoltura.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Nella letteratura italiana, specialmente quella perpetrata da scrittori siciliani, Caltagirone ha avuto spazio di citazione, specialmente in relazione alla prossimità geografica della provenienza di alcuni grandi scrittori ascrivibili al verismo, Giovanni Verga e Luigi Capuana, il primo di Vizzini, il secondo di Mineo.

Caltagirone è citata in Mastro Don Gesualdo, capolavoro di Giovanni Verga, quando al tempo del colera, rifugiato a Mangalavite, Don Gesualdo scopre la relazione tra il povero Don Corradino La Gurna e sua figlia Isabella Trao. I due giovani tentano una fuga d'amore e Don Gesualdo, contrario, fa ricorso alla giustizia, facendo giungere come un fulmine da Caltagirone l'ordine d'arresto per Don Corrado La Gurna.

Sempre da parte di Giovanni Verga, la città viene menzionata in Cos'è il re, novella che racconta di Compare Cosimo, lettighiere di Grammichele, che riceve da Re Ferdinando II di Borbone l'incarico di portare la regina a Catania da Caltagirone.

La frazione di Santo Pietro (e di riflesso la sua riserva naturale) viene citata nei libri Privo di Titolo di Andrea Camilleri e La Corda Pazza di Leonardo Sciascia, in riferimento alla mancata costruzione di Mussolinia, città che sarebbe stata ubicata nell'attuale territorio della frazione caltagironese.

Scuole e Università[modifica | modifica wikitesto]

Il liceo artistico Luigi Sturzo, posto nel rione San Giorgio
Vista dell'ex Istituto Agrario

Caltagirone è sede di diversi istituti superiori di istruzione, utili non solo alla cittadinanza caltagironese, ma anche e soprattutto per il circondario, anche extra-provinciale. È anche sede di alcuni istituti e corso posteriori al diploma ai fini di formazione tecnico-accademica, in alcuni casi convenzionati con le università (come quella di Catania, per esempio) o anche con altri istituti di formazione o ricerca. Alcuni istituti fanno invece riferimento al mondo ecclesiastico.

Le scuole superiori (licei, tecnici e professionali) e gli istituti di formazione successivi alla laurea sono:

  • Istituto di sociologia "Luigi Sturzo"
  • Istituto Tecnico Superiore per le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali (Fondazione Steve Jobs)
  • Istituto di Teologia Padre Innocenzo Marcinnò
  • Istituto Musicale Pietro Vinci
  • Istituto Superiore Bonaventura Secusio (licei classico, linguistico e artistico, questo già Liceo Sturzo)
  • Istituto Superiore Majorana-Arcoleo (licei scientifici e istituti tecnico-commerciali)
  • Istituto Superiore Cucuzza-Euclide (istituti tecnico-industriali e agrario)
  • Istituto Superiore Carlo Alberto Dalla Chiesa (istituti professionali e alberghiero)

Media[modifica | modifica wikitesto]

Il teatro Politeama di Caltagirone

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

A Caltagirone sono editi i quotidiani:

  • L'Urlo del Popolo
  • Sicilia News

periodici locali:

  • Il Sette e Mezzo
  • Gazzetta di Sicilia
  • La Gazzetta del Calatino
  • Prima Stampa degli Erei

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Rete Centrale (alla frequenza F.M. 92,900)
  • Studio Tre Radio (alla frequenza F.M. 91,300)

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Canale 66 (originaria di Vizzini, posto sul canale 632 della televisione terrestre)
  • Michelangelo TV (posto sul canale 611 della televisione terrestre)
  • TVR Xenon (posto sul canale 289 della televisione terrestre)
  • Tele Pegaso (posto sul canale 812 della televisione terrestre)
  • Tele Vita (emittente a tempo alterno, un tempo facente parte del circuito Corallo Sat)

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati girati a Caltagirone i seguenti film:

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Caltagirone ha una cultura gastronomica che è espressione della propria collocazione geografica (l'entroterra della Sicilia centro-orientale), della propria storia, della propria produzione agricola (legata alla ruralità dei Monti Erei, e alla produzione sia delle Piane di Catania e Gela che del sistema serricolo dell'altopiano di Vittoria) nonché dei popoli temporalmente susseguitesi nel territorio, in special modo gli arabi, i normanni e gli spagnoli.

Per ciò che concerne la tavola calda (in dialetto locale ì pezzi o a tàula càura), ovvero i panificati, coincide con quella di altri centri che si affacciano sulla Piana di Gela o che vengono percorsi dal Maroglio, esempio le limitrofe Gela, Niscemi, Mazzarino e Butera, seppur integri influenze di centri grossi come Catania, Ragusa o Palermo: è molto comune imbattersi presso bar e pizzerie in arancini, cipuḍḍini, ccartucciati, pizze coperte (in siciliano scacciati), pizzette rosse o bianche, mpanati e piruna di pasta lievitata (spesso conditi con spinaci, olive nere, pomodori secchi, tuma e salsiccia, ma anche con patate, carciofi, broccoli o semplicemente con mozzarella, prosciutto e pomodoro). In periodo di Natale persiste la tradizione delle muffuletta, panini di grano tenero (in origine di grano di semola) con semi di finocchio, i quali vengono donati dai panifici, per intercessione dei bambini, ai passanti.

A livello dolciario, oltre ai tipici prodotti siciliani come le cassate, gli iris, le bummi, i curnetta, gli spìngi, la brioscia, le past'i mènnula, i bignè, i cannola (specialmente farciti con ricotta), i suspìra (analoghi alle minnuzzi catanesi) e i babbà, Caltagirone è conosciuta per i suoi cuḍḍureḍḍa, dolci natalizi a forma di buccellati e ripieni di una farcia a base di mandorla. Oltremodo tipici sono i cubbattara (bastoncini dolci, torroni di tradizione araba), i frischìtta, i palummèḍḍa, gli agnèḍḍa'n past'i mennula e i panarèḍḍa, panieri pasquali pieni di uova sode, fatti con pasta, zucchero e strutto e decorati con diavolina colorata e chiodi di garofano. Si deduce così che la tradizione dolciaria di Caltagirone, oltre a contemplare dolci di tradizione generale siciliana, annovera anche prodotti di stretta tradizione cittadina basata su prodotti locali (come le mandorle o la ricotta) e su una certa tendenza all'elaborazione sia negli impasti che nella scelta dei ripieni.

Sono diffuse le preparazioni tradizionali come la cuccìa, ossia il grano cotto, e il maccu vìrdi (in italiano macco verde), ovvero una minestra di fave fresche, finocchietto selvatico e cipolla.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica[modifica | modifica wikitesto]

Centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Via Luigi Sturzo, con vista della chiesa di Maria Santissima del Ponte
Edicola votiva alla Madonna di Conadomini a Caltagirone

Il centro storico sorge a tra i 600 e i 700 metri d'altitudine; fino al primo dopoguerra era l'unico insediamento urbano, ed ha origini millenarie. Nel settore orientale vi è il quartiere San Giorgio che prende nome dall'omonima chiesa, la più importante della città. Il centro storico è ricco di numerose chiese e diversi monumenti, oltreché le principali istituzioni ed enti (comune, teatro, banche e assicurazioni).

A sud vi sono le aree urbane più basse rispetto al centro storico, vale a dire il quartiere Acquanuova, San Pietro e San Francesco di Paola, nella quale si trova il giardino pubblico, considerato il polmone verde della città.

Città ottocentesca[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Sant'Elia

La moderna Caltagirone è disposta ad anfiteatro. È una delle poche città della Sicilia centro-orientale ad aver conservato, dopo il terremoto del 1693, parte delle testimonianze dell'arte e dell'architettura medievali e, soprattutto, la tipologia dell'abitato.

Un'altra importante attrazione della città è rappresentata dalla ceramica, risalente al V secolo a.C. Oltre alla visita del Museo della ceramica, questa parte di città testimonia la presenza di questa tradizione.

Alle spalle del Museo della Ceramica si trovano il Giardino pubblico e la Villa Vittorio Emanuele, risalente al XIX secolo.

Città nuova e periferia[modifica | modifica wikitesto]

Vista aerea della città di Caltagirone, dalla quale si scorge la distinzione tra centro storico e centro di nuova espansione
Piazza Bellini, cuore del nuovo centro cittadino

Durante la seconda metà del XX secolo, si è sviluppata una nuova area urbana sul pianoro affacciante alla piana di Gela, con caratteristiche decisamente differenti dal centro storico (per tipologia di abitato, per struttura viaria e per concezione spaziale), posta più a sud rispetto all’antico nucleo urbano. Questa è l’area più popolosa e trafficata della città.

In essa sono presenti la maggior parte delle attività commerciali, i quali suoi assi principali sono il viale Europa, viale Mario Milazzo, il tratto più spiccatamente urbano di via Madonna della Via e via Principe Umberto. Tra il già citato viale Europa, piazza Falcone-Borsellino e viale Autonomia si sviluppa il mercato rionale del sabato, generalmente molto frequentato dalla cittadinanza.

Presso quest’area sono ubicati diversi servizi, fra cui il distaccamento cittadino dell’Agenzia delle Entrate, dell’INAIL, l’ospedale Gravina (pertinenza dell'ASP 3 di Catania), il Palazzo di Giustizia e una buona parte degli istituti scolastici, di diverso ordine e grado.

Sono altresì presenti i più importanti impianti sportivi della città, ovvero lo stadio Agesilao Greco, il campo Pino Bongiorno, la tensostruttura di via Luigi Pirandello, il PalaDivisa, l’adiacente ex piscina comunale e l’arena indoor di viale Autonomia.

Villa Patti

La maggior parte dei presidi delle Forze dell’Ordine e dei corpi civili dello Stato hanno sede in questa parte della città (Polizia di Stato, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Polizia Municipale). L’autostazione per le linee extraurbane e l’adiacente stazione ferroviaria RFI sono poste in Piazza della Repubblica, servite da una fermata della linea urbana AST.

Quest’area, il centro storico e la viabilità nazionale sono reciprocamente collegate dal sistema di circonvallazione cittadina, che ha la sua base nella via Circonvallazione vecchia e viale Cristoforo Colombo, nonché dal percorso via Giorgio Arcoleo-via Roma, che porta dritto all’area più centrale del centro antico.

Attorno a quest’area, prima delle contrade di campagna, si è sviluppata un’estesa perifieria, ove si possono notare condomini privati, villette a schiera e blocchi di edilizia popolare, anche circondate da spazi verdi o da piazzette. Sono servite da alcuni distaccamenti di servizi per la cittadinanza, esempio più comune i plessi scolastici di alcuni istituti, nonché da qualche attività commerciale o da qualche spazio per l’attività sportiva.

Le aree periferiche dei Semini, della Bardella, del Canalotto, di Santa Rita e delle Sfere, rispetto ad altre aree periferiche, sono caratterizzate da immobili di stampo patronale, a volte non intonacati, dai quali traspare una certa mancanza di progettazione urbana e abusivismo edilizio.

Nonostante sia un’area sostanzialmente recente, sono presenti diversi edifici antichi, tra i quali vanno evidenziati Villa Patti, la chiesa di Santa Maria di Gesù e l’attiguo convento, e l'Educandato San Luigi, sede della biblioteca comunale e dell’Archivio di Stato.

Fuori da quest'area sono presenti la Casa Circondariale, in contrada Noce, sulla strada per Niscemi, e l'area di sviluppo industriale, posta in contrada Santa Maria dei Poggiarelli, sull'estrema propaggine meridionale della Piana di Catania, collegata al centro urbano dalla SS 417.

Monastero di San Gregorio e relativa torre

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

Caltagirone è divisa nei seguenti quartieri, tra parentesi il loro nome in siciliano:

Ponte di San Francesco e via Porta del Vento

Caltagirone Nord (Centro Storico)

  • Santa Maria del Monte (A Matrìci);
  • Sant'Agostino (Sant'Agustinu);
  • San Giacomo (San Jacupu o Sagnacupu);
  • Sant'Orsola (Sant'Ursula);
  • San Giuliano (A Chiazza);
  • Miracoli o Iudeca (I Miracula);
  • San Giorgio (San Giorgiu);
  • Cappuccini (I Cappuccìna);
  • Ponte o Acquanuova (L'Acquannova);
  • San Francesco di Paola (San Francescu);
  • Canalotto (U Canalottu);
  • San Pietro (San Petru);
  • Immacolata (A Mmaculata).

Caltagirone Sud (Nuova Espansione, Campagna e Periferia)

  • Semini (I Simmina);
  • Mazzone (U Mazzuni);
  • Serra Fornazzo (Serra Furnazzu);
  • Sant'Anna o Principe Umberto;
  • Sfere (I Sferi);
  • Sacra Famiglia o Mario Milazzo (U Vijali) ;
  • Madonna della Via;
  • Bardella;
  • Villaggio Musicisti (Villaggiu dê Musicìsti);
  • Villaggio Balatazze (I Balatazzi);
  • Pirandello o Madonna della Via;
  • Santa Rita;
  • Croce del Vicario (A Cruci rû Vicariu);
  • San Giovanni Bosco;
  • Bouganvillea;
  • Romana (A Rumana);
  • Piano Carbone (Chianu Carbuni);
  • Collegiata (Culliggiata);
  • San Mauro (Sammòru);
  • Noce (U Nuci).

Zona Industrale (C.da Santa Maria dei Poggiarelli).

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Granieri, chiesa parrocchiale

Oltre al centro urbano strictu sensu, Caltagirone è costituita da diverse frazioni, generalmente poco popolose e non direttamente limitrofe all'area centrale. Queste sono:

  • Favarella (Favarèḍḍa), località contigua alla città di Grammichele, della quale può esserne definita la sua estrema periferia, sviluppatasi lungo la strada che conduce a Granieri, è abitata sin dai primi anni settanta da cittadini del vicino comune. Negli anni ottanta era stata avanzata richiesta per accorpare questo territorio al comune di Grammichele, ma l'iter naufragò presso i competenti uffici regionali. Sono presenti diverse insediamenti produttivi e commerciali. Nel territorio vi sono stati rinvenuti resti di insediamenti ellenestici.
  • Granieri (Granèri o Granieri), frazione ibleofona poggiante sull'altopiano ibleo. Il borgo nasce nel 1925 e si sviluppa accanto alla preesistente ottocentesca masseria Silvestri. Si produce dell'ottima uva da tavola.
  • Piano San Paolo (Chianu San Paulu), piccolo nucleo che nasce intorno ad una parrocchia al margine del Bosco di Santo Pietro, è conosciuto per la sagra delle pesca insacchettata che si svolge in settembre.
  • Santo Pietro (Santu Petru), frazione contigua all'omonimo bosco.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Uno stabilimento della Ortogel, nell'Area di Sviluppo Industriale di Caltagirone, posta sulla Piana di Catania

Caltagirone è un centro agricolo, data la vastità e la varietà del suo territorio (si annoverano coltivazioni di uva, carciofi, arance, olive, mandorle, pesche, querce da sughero). È nota soprattutto per la produzione di ceramica, che ne rappresenta il principale prodotto artigianale.[33] Il commercio rappresenta una delle ossature dell'economia calatina, seppur essa sia in lento declino, dovuta all'espansione della vendita al dettaglio di aziende nazionali ed internazionali in città, e anche all'esistenza dei grandi centri commerciali nel territorio catanese. La voce economica ad oggi più importante è il turismo, il quale ha permesso a Caltagirone di sviluppare un piccolo indotto basato sulla ristorazione, sulle piccole strutture ricettive (hotel e bed and breakfast) e sulla promozione turistica.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della Zona Industriale di Caltagirone (c.da Santa Maria dei Poggiarelli), posta nella parte del territorio comunale della piana di Catania, operano circa 20 imprese industriali e artigianali con un migliaio di addetti, riunite nell'Area di Sviluppo Industriale (ASI).

La produzione industriale è principalmente orientata verso la trasformazione di prodotti per il settore alimentare e la produzione di ceramiche artigianali, seppur vi siano anche altro tipo di attività basata sulla trasformazione, sull'assemblaggio e sul riuso[34]. Vi sono ubicate anche concessionarie e centri di revisione per automobili private e veicoli industriali, nonché alcuni ingrossi utili alle attività commerciali del centro urbano. È facilmente raggiungibile dal centro urbano attraverso la SS 417 oppure tramite la SP 196 Strada delle Sfere.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Ponte Via Balchino, con vista calanchi. È una via di fuga che permette di innestarsi sulla rete viaria nazionale

Caltagirone è collegata alle limitrofe città di Gela e Piazza Armerina (e di conseguenza verso Enna) mediante la Strada Statale 117 bis (a Gela verso sud continuando in direzione sud per l'itineratio Gela-Catania, a Piazza Armerina innestandosi o sul bivio Passo di Piazza, questo nei territori tra Niscemi e Mazzarino o al Gigliotto, questo in quelli di San Michele di Ganzaria e San Cono, al km 0 della Strada statale Siracusana).

A Catania è collegata per mezzo della Strada Statale 417, che si innesta prima sulla Strada Statale 192 della Valle del Dittaino e poi sull'Asse Attrezzato di Catania, o in alternativa sulla sua Tangenziale.

Le strade statale 417 e 124 si incrociano al bivio Molona (in siciliano i tri Stratuna), il quale porta alle direzioni di Gela, Piazza Armerina e Catania, oltre che verso Ragusa e Siracusa procedendo verso il centro abitato.

Anche la Strada statale 385 di Palagonia la collega al capoluogo, procedendo dopo il Bivio Iazzotto innestandosi sulla costiera SS114, la quale può proseguire sia verso Messina, sia verso Siracusa. Oltre a ciò, la strada è l'accesso più veloce per i comuni di Palagonia, Mineo e Scordia.

La città è collegata anche a Siracusa per mezzo della Strada Statale 124 che prosegue oltre San Michele di Ganzaria innestandosi sulla SS117 Bis. Nonostante sia esso un itinerario diretto verso il centro aretuseo, risulta più rapido il percorso in direzione nord della Catania-Ragusa (SS 683, poi SS 514, poi SS 194, poi Autostrada A 18), in quanto quello originale risulta più tortuoso e passante per i piccoli centri urbani dell'entroterra siracusano.

Tramite la SP 62 della Città Metropolitana di Catania e la SP 90 del Libero Consorzio di Ragusa (itinerario popolarmente chiamato Caltagirone-Mare), è collegata alla SS 115, e quindi con i centri iblei di Vittoria (e al suo mercato ortofrutticolo), Comiso e Acate, e perciò alla costa ragusana occidentale (Macconi, Scoglitti, Randello). La già citata SP 62, passando poi per la SP 267 di Catania permette l'accesso anche al centro abitato di Niscemi, in alternativa alla SP 39/i.

La Strada statale 683 attraversa anche il territorio di Caltagirone, per mettere in collegamento la SS 514 Catania – Ragusa con l'autostrada A19 Palermo-Catania e la Strada Statale 117 bis, rendendosi così l'infrastruttura più veloce per giungere nel capoluogo ibleo, sostituendo la Siracusana. Inaugurata nel 1990, si sviluppa per 13 km dalla SS 514 fino alla SP 34 in contrada Regalsemi di Caltagirone.

Il tratto della Variante di Caltagirone (SS 683 var) è anche utile per innestarsi sulla SS 417 senza passare per il centro abitato e per la SP 196 della Città Metropolitana di Catania, chiamata Strada delle Sfere, in quanto essa si origina dall'omonimo quartiere, in diretto collegamento con la centrale Via Giorgio Arcoleo.

Su queste direttrici operano varie autolinee extraurbane come la SAIS Autolinee, l'Etna Trasporti e l'Azienda Siciliana Trasporti e altre locali, che collegano Caltagirone a Catania, Siracusa, Enna, Ragusa, Palermo e gli altri centri limitrofi del Calatino o prossimi ad esso.

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Caltagirone e Ferrovia Catania-Caltagirone-Gela.
Stazione ferroviaria di Caltagirone
Galleria dell'ex ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone

Caltagirone è collegata a Catania e a Gela mediante una linea ferroviaria a semplice binario non elettrificata di RFI. A partire dal 2011 il tratto tra Caltagirone e Gela è interrotto a causa del crollo di un ponte (demolito nel 2014) in contrada Piano Carbone, non lontana sia dalla periferia di Caltagirone, sia dal centro urbano di Niscemi. Attualmente (2016) il servizio gestito da Trenitalia prevede due coppie giornaliere di treni da e per Catania, integrate da una corsa di autobus sostitutivi per Gela.

La stazione ferroviaria si trova nella parte nuova della cittadina e venne costruita alla fine degli anni settanta in occasione del completamento della tratta ferroviaria per Gela, in sostituzione della precedente stazione, che venne soppressa.

Dal 1930 la città è stata capolinea della ferrovia Dittaino-Piazza Armerina-Caltagirone, ferrovia a scartamento ridotto di difficile e lunga percorrenza che si immetteva sulla ferrovia Palermo-Catania. Questa linea ferrata venne soppressa e smantellata nel 1972. Prima della dismissione, esisteva una piccola stazione ferroviaria in contrada Piano Carbone, successiva alla stazione niscemese di Vituso.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Il servizio di trasporto pubblico urbano è gestito dall'AST ed è costituito da tre linee di autobus (1, 7, circolare) che congiungono il centro storico alla zona nuova e alla periferia. Sussistevano delle linee che raccordavano Caltagirone alle sue frazioni di Granieri, Piano San Paolo e Santo Pietro.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo dell'Aquila, ossia il Municipio civico, già Palazzo dei principi Interlandi di Bellaprima

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute nel comune di Caltagirone:

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1º luglio 1985 27 maggio 1989 Giacomo De Caro Democrazia Cristiana Sindaco [35]
3 luglio 1989 5 febbraio 1991 Giacomo De Caro Democrazia Cristiana Sindaco [35]
13 febbraio 1991 9 marzo 1993 Francesco Failla Democrazia Cristiana Sindaco [35]
29 marzo 1993 10 agosto 1993 Alessandra Foti Democrazia Cristiana Sindaco [35]
6 dicembre 1993 15 dicembre 1997 Maria Samperi - Sindaco [35]
15 dicembre 1997 11 giugno 2002 Maria Samperi centro-sinistra Sindaco [35]
11 giugno 2002 15 maggio 2007 Francesco Pignataro centro-sinistra Sindaco [35]
15 maggio 2007 22 maggio 2012 Francesco Pignataro centro-sinistra Sindaco [35]
22 maggio 2012 12 maggio 2015 Nicolò Bonanno centro-destra Sindaco [35]
12 maggio 2015 20 giugno 2016 Mario La Rocca Comm. straordinario [35]
20 giugno 2016 in carica Gino Ioppolo centro-destra Sindaco [35]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

A Caltagirone sono presenti le società di calcio: Associazione Calcistica Caltagirone, militante in Prima Categoria 2019-2020 e il Real Caltagirone, militante in Seconda Categoria.

Aveva sede nel comune la società di calcio a 5 A.S.D. I Calatini C5, con formazioni maschili che femminili, già militanti in Serie C alla stagione 2019/2020.

Per quanto riguarda la scherma, a Caltagirone è presente l'Accadiemia d'Armi Agesilao Greco[36].

Ha sede nel comune la squadra di Shuttlecock (o pallavolano) Phoenix Feathers Caltagirone[37].

L'8 maggio 2018, il comune ha ospitato per la prima volta l'arrivo della quarta tappa della 101ª edizione del Giro d'Italia, dopo un percorso di 198 km partito da Catania.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Stadio comunale Agesilao Greco, non agibile[38];
  • Impianto sportivo Pino Bongiorno, impianto calcistico polivalente privato posto nella periferia meridionale della città;
  • Palasport Don Pino Puglisi o semplicemente Palasport, posto in via delle Industrie, principale arena indoor con migliaia di posti a sedere, di recente costruzione;
  • Palazzetto dello Sport di Viale Autonomia, la più anziana delle arene indoor;
  • La tensostruttura di via Luigi Pirandello, gestita dall'associazione sportiva di futsal I Calatini;
  • Tennis Club di Caltagirone[39], posto in adiacenza allo stadio Agesilao Greco, consiste in campi di terra battura rossa;
  • I campi da tennis dell'associazione Sportivamente[40], posti in contrada Romana, consistono in due campi di tennis in cemento e tre campi di padel[41];
  • Kiran Club[42], impianto natatorio cittadino, provvisto di piscine olimpioniche sia al coperto che all'aperto;
  • Il Pattinodromo di via Fra' Umile da Petralia, struttura atta al pattinaggio su pista e allo skateboarding, da ristrutturare;
  • Il Crossodromo Maddalena Valley[43], circuito di motocross posto a nord rispetto al centro urbano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il comune di Caltagirone riconosce ufficialmente nel proprio statuto la lingua siciliana, che assume "come valore storico e cultura inalienabile"; cfr. Statuto del Comune di Caltagirone (PDF), su win.comune.caltagirone.ct.it. URL consultato il 21 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 16 gennaio 2014). (PDF)
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione al 30 novembre 2019 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Giovanni Andrea Massa, La Sicilia in prospettiva. Parte prima, cioe il Mongibello, e gli altri monti, caverne, promontori ... esposti in veduta da un religioso della Compagnia di Giesù .., nella stamperia di Francesco Cichè, 1709. URL consultato il 16 novembre 2020.
  5. ^ Maria Cocozza Talia, Giardini d'arte: itinerari illustrati dei giardini d'arte, Edagricole, 1986, ISBN 978-88-206-2506-1. URL consultato il 16 novembre 2020.
  6. ^ Foto della riserva di Bosco di Santo Pietro, su laspinaphoto.altervista.org.
  7. ^ Tabella climatica[collegamento interrotto].
  8. ^ Massimo Frasca, È anonima la città siculo-greca di Monte San Mauro a Caltagirone?, in La Parola del Passato, Fascicolo XXCV-VII, Gaetano Macchiaroli Editore, 1997.
  9. ^ a b c (EN) Massimo Frasca, Greci a Monte San Mauro di Caltagirone, in Syndesmoi, 3. URL consultato l'8 agosto 2021.
  10. ^ a b Paola Pelagatti, Monte San Mauro di Caltagirone e la calcidese Euboia : archeologia in Sicilia con note inedite di scavo, 2020, ISBN 978-88-492-3928-7, OCLC 1200414555. URL consultato l'8 agosto 2021.
  11. ^ Fabrizio Nicoletti, L'immagine dell'antico. La vicenda storico-archeologica a Caltagirone. URL consultato il 18 agosto 2021.
  12. ^ a b c d e Giuseppe Pardi, Lo sviluppo demografico di una città siciliana (Caltagirone), in Archivio Storico Italiano, vol. 75, 1/2 (285/286), 1917, pp. 201–221. URL consultato l'8 agosto 2021.
  13. ^ a b Sebastiano Lo Nigro, CULTURA EGEMONICA E CULTURA SUBALTERNA NELLA SICILIA MODERNA: A PROPOSITO DI UN LIBRO SU CALTAGIRONE DI LAMBERTO LORIA (FIRENZE 1907), in Lares, vol. 67, n. 4, 2001, pp. 673–684. URL consultato il 12 agosto 2021.
  14. ^ Giuseppe Pardi, Lo sviluppo demografico di una città siciliana (Caltagirone), in Archivio Storico Italiano, vol. 75, 1/2 (285/286), 1917, pp. 201–221. URL consultato il 31 maggio 2021.
  15. ^ Comune di Caltagirone, Statuto Comunale.
  16. ^ Informazioni dal sito del comune Archiviato il 22 luglio 2011 in Internet Archive.
  17. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  18. ^ Parrocchia Maria SS. del Ponte, su diocesidicaltagirone.it. URL consultato il 14 agosto 2021.
  19. ^ Cammilleri, p. 408.
  20. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  21. ^ Tabella ISTAT 31/12/2019, su demo.istat.it. URL consultato l'8 settembre 2020.
  22. ^ a b Antonino Cremona, Fonetica del caltagironese, a cura di Salvatore Menza, 2020, ISBN 9791280234018.
  23. ^ Carta sonora – Atlante Linguistico della Sicilia, su atlantelinguisticosicilia.it. URL consultato il 23 ottobre 2020.
  24. ^ Salvatore Trovato, Profilo linguistico della Sicilia.
  25. ^ a b Luigi Milanesi, Dizionario Etimologico della Lingua Siciliana, Mnamon, 17 ottobre 2015, ISBN 978-88-6949-056-9. URL consultato il 23 ottobre 2020.
  26. ^ Giacomo De Gregorio, Ultima parola sulla varia origine del sanfratellano, nicosiano e piazzese, in Romania, vol. 28, n. 109, 1899, pp. 70–90, DOI:10.3406/roma.1899.5567. URL consultato il 23 ottobre 2020.
  27. ^ Caltagirone - Mercato del lavoro | Disoccupazione, su ottomilacensus.istat.it. URL consultato il 18 maggio 2020.
  28. ^ a b Bando Caritas 2019 Comune di Caltagirone (PDF), su caritas.it.
  29. ^ Caltagirone - Vulnerabilità materiale e sociale | Potenziali difficoltà materiali e sociali, su ottomilacensus.istat.it. URL consultato il 18 maggio 2020.
  30. ^ In Sicilia il reddito di cittadinanza come il gioco delle tre card: anomala concentrazione, su www.lasicilia.it. URL consultato il 25 maggio 2020.
  31. ^ PIL pro capite in Sicilia (Dato redditi anno 2012) (JPG), su 3.citynews-agrigentonotizie.stgy.ovh.
  32. ^ Sara De Carli, Caltagirone, la capitale dei minori non accompagnati, su Vita, 18 luglio 2018. URL consultato il 18 maggio 2020.
  33. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 18.
  34. ^ Aziende insediate, su www.irsapsicilia.it. URL consultato il 31 gennaio 2021.
  35. ^ a b c d e f g h i j k http://amministratori.interno.it/
  36. ^ Accademia d'armi "Agesilao Greco" ASD, su www.facebook.com. URL consultato il 14 giugno 2020.
  37. ^ (EN) shuttlecock caltagirone,, su giovanetempio. URL consultato il 14 giugno 2020.
  38. ^ Caltagirone, “nuova linfa” a stadio e palazzetto, su qds.it. URL consultato il 15 giugno 2020.
  39. ^ Tennis Club Caltagirone, su www.facebook.com. URL consultato il 16 agosto 2020.
  40. ^ Associazione SportivaMente, su www.facebook.com. URL consultato il 16 agosto 2020.
  41. ^ Inaugurazione campi di Padel dell' A.S.D. Sportivamente - Comune di Caltagirone, su facebook.com.
  42. ^ Marco, home, su Kiran Club. URL consultato il 16 agosto 2020.
  43. ^ Aggiornati dati pista motocross: Rivarolo Mantovano - Rivarolo Mantovano (MN), su Tracks.Mxcenter.it. URL consultato il 29 ottobre 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giacomo Pace Gravina, Il governo dei gentiluomini. Ceti dirigenti e magistrature a Caltagirone tra medioevo ed età moderna, Roma 1996
  • Giacomo Pace Gravina, Caltagirone, in Storia delle Chiese di Sicilia, a cura di G. Zito, Città del Vaticano 2009, pagg. 319-336
  • Giacomo Pace Gravina, La tradizione universitaria di Caltagirone, in Creta picta. Antiche ceramiche di Caltagirone nelle collezioni dell’Università di Messina, a cura di Giacomo Pace Gravina, Caltagirone 2004
  • Giacomo Pace Gravina, Il Trono della Grazia Interlandi: una tavola di Vrancke van der Stockt a Caltagirone, in TECLA, Rivista di temi di critica letteraria e artistica, 7 (2013) [1]
  • Giacomo Pace Gravina, Un diplomatico siciliano tra guerre di religione e impegno pastorale: Bonaventura Secusio, in Rivista di Storia del Diritto italiano, 86 (2013), pp. 23–37
  • Fabrizio Nicoletti, L'immagine dell'antico. La vicenda storico-archeologica a Caltagirone, Bollettino della Societa Calatina di Storia Patria e Cultura, 2, 1993, su academia.edu.
  • Fabrizio Nicoletti, Considerazioni sulle origini del popolamento umano nel Calatino, su academia.edu.
  • Fabrizio Nicoletti, Indagini sull'organizzazione del territorio nella facies di Castelluccio, in Sicilia Archeologica, su academia.edu.
  • Bruno Sandro, Il giardino comunale di Caltagirone di G. B. Basile, Palermo 1990
  • Distefano Salvatore, Caltagirone (CT): Gli stucchi islamici della cattedrale di San Giuliano e la sinagoga di Mineo, in Atti del VIII Congresso Nazionale di Archeologia Medievale (Matera 2018), vol. III, Sez.6 Produzioni, Commerci, Consumi, pp. 369–372.
  • Salomone Paolo, La Chiesa parrocchiale di S. Pietro in Caltagirone, Caltagirone 1990
  • Salomone Paolo, La cattedrale di Caltagirone nella storia e nell'arte, Caltagirone 1972
  • Stella Curto Paolino, Maria Santissima di Conadomini: patrona principale di Caltagirone, Caltagirone 1992
  • Seminerio Domenico, Terracotta e architettura: Caltagirone tra '800 e '900, Catania 1998
  • Ragona, Antonino, Caltagirone: lineamenti di storia ed arte, Caltagirone 1985
  • W.W.F., Caltagirone boschi di S. Pietro, Caltagirone 1989
  • Loria Lamberto, Il paese delle figure: Caltagirone, (a cura di Luigi M. Lombardi Satriani), Palermo 1981
  • Cilia Enza, Caltagirone: Museo regionale della ceramica, Palermo 1995
  • Elisa Bonacini, Il territorio calatino nella Sicilia imperiale e tardoromana, British Archeological Reports, International Series BAR S1694, Oxford 2007; ISBN 978-1-4073-0136-5
  • Elisa Bonacini, Una proposta di identificazione lungo la via a Catina-Agrigentum, in AITNA, Quaderni di Topografia Antica, 4, Catania 2010, pp. 79–92; ISBN 88-88683-58-5
  • Umberto Amore, Caltagirone: La città dei vasai, Caltagirone 1996
  • Rino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Milano, Edizioni Ares, 2020, ISBN 978-88-815-59-367.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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