Arcidiocesi di Amorio

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Amorio
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Amoriana seu Amoriensis
Patriarcato di Costantinopoli
Sede titolare di Amorio
Mappa della diocesi civile dell'Asia (IV secolo)
Arcivescovo titolare sede vacante
Istituita XVIII secolo
Stato Turchia
Arcidiocesi soppressa di Amorio
Diocesi suffraganee Filomelio, Claneo, Docimio, Poliboto, Pissia.
Eretta  ?
Soppressa  ?
Dati dall'annuario pontificio
Sedi titolari cattoliche
L'assedio di Amorio da parte degli Arabi nell'838, nel codice chiamato Madrid Skylitzes.

L'arcidiocesi di Amorio (in latino: Archidioecesis Amoriana seu Amoriensis) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Amorio, identificabile oggi con le rovine situate nei pressi di Hamzahaci (nel distretto di Emirdağ), fu una sede metropolitana della provincia romana della Frigia Salutare nella diocesi civile dell'Asia e nel patriarcato di Costantinopoli.

La città, che diede i natali a due imperatori bizantini, Michele II e suo figlio Teofilo, era al confine tra le province della Frigia Salutare e della Galazia Seconda. Nelle fonti ecclesiastiche è menzionata dapprima in Galazia e poi, dal X secolo, tra le sedi episcopali della Frigia Salutare.

Nella Notitia Episcopatuum dello pseudo-Epifanio, composta durante il regno dell'imperatore Eraclio I (circa 640), la sede di Amorio risulta tra le diocesi suffraganee dell'arcidiocesi di Pessinonte;[1] così anche in un'altra Notitia della fine dell'VIII secolo. Poco dopo fu elevata al rango di arcidiocesi autocefala; in seguito, certamente quando i suoi illustri concittadini divennero imperatori, l'arcidiocesi fu promossa a sede metropolitana, già attestata in una Notitia dell'840 circa. Bessarione, presente al Concilio di Costantinopoli dell'879-880 che riabilitò il patriarca Fozio di Costantinopoli, è il primo prelato noto che si fregia del titolo di metropolitas Amorii.

Nella Notitia Episcopatuum attribuita all'imperatore Leone VI (inizio X secolo) sono attribuite ad Amorio cinque diocesi suffraganee: Filomelio, Claneo, Docimio, Poliboto e Pissia.[2]

Amorio appare per la prima volta negli atti del concilio di Costantinopoli del 381, dove, tra i firmatari, troviamo Tyrannus, presbyter Amorii; è probabile che la città non avesse ancora un vescovo, oppure che la sede fosse vacante. Il primo vescovo conosciuto è Abramo[3], che prese parte al concilio di Efeso del 431; dopo di lui è noto il vescovo Misterio, che partecipò al concilio di Calcedonia nel 451.

Nella vita di san Teodoro Siceota, si racconta che il santo venne ad Amorio e fu accolto dal vescovo, di cui non si conosce il nome, che lo invitò a celebrare la messa e a benedire il popolo, dopo che Teodoro compì un miracolo guarendo un paralitico; il fatto si svolse verso la fine del VI secolo.

Il vescovo Teodoro I prese parte al concilio ecumenico del 680 e al concilio in Trullo del 692. Nel 717 la città di Amorio fu a lungo posta sotto assedio dagli Arabi e venne liberata grazie all'intervento militare dell'imperatore Leone III Isaurico e alla resistenza eroica dei cittadini, tra cui si distinse in particolare l'anonimo vescovo. Il vescovo Teodosio fu tra i padri del concilio di Nicea del 787. Nell'814 o 815, secondo il sinassario greco, il vescovo Eudochio (Eudoxius) avrebbe accompagnato il patriarca Niceforo alla conferenza di Costantinopoli nel contesto della lotta contro l'iconoclastia.

Il vescovo Teofilo è noto per aver preso parte, nell'859 circa, dell'ambasciata inviata a Roma dopo che il patriarca Fozio di Costantinopoli sostituì Ignazio sulla cattedra patriarcale. Dopo il già citato Bessarione, è noto il metropolita Paolo, autore di inni liturgici, che visse probabilmente nel X secolo. Infine, la sigillografia e le ricerche archeologiche, hanno portato alla luce il nome di un altro vescovo, Teodoro II, vissuto tra VIII e IX secolo.

Amorio, continuamente al centro dell'attenzione degli eserciti bizantini e arabi, fu pian piano abbandonata dalla popolazione, in particolare dopo la conquista araba dell'838. Dal XII secolo non si hanno più notizie di vescovi e di cristiani ad Amorio; è in quest'epoca, o poco dopo, che la sede episcopale venne soppressa. Essa non appare più nelle Notitiae Episcopatuum del XIV secolo.

Oggi Amorio sopravvive come sede arcivescovile titolare della Chiesa cattolica; attualmente la sede è vacante. Solo dal 1929 i titolari di questa sede hanno il titolo di arcivescovi.

Cronotassi degli arcivescovi[modifica | modifica wikitesto]

  • Ablabio (o Abramo) † (menzionato nel 431)
  • Misterio † (menzionato nel 451)
  • Anonimo † (menzionato nel VI secolo)
  • Teodoro I † (prima del 680 - dopo il 692)
  • Anonimo † (menzionato nel 717)
  • Teodosio † (menzionato nel 787)
  • Teodoro II † (VIII-IX secolo)[4]
  • Eudochio † (menzionato nell'814 o 815)
  • Teofilo † (menzionato nell'859 circa)
  • Bessarione † (menzionato nell'879)
  • Paolo † (menzionato nel X secolo circa)[5]

Cronotassi degli arcivescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

  • Francis Petre † (27 luglio 1750 - 24 dicembre 1775 deceduto)
  • Crescenzio Maria Grippi † (19 dicembre 1785 - ?)
  • Luigi Ugolini † (23 agosto 1819 - 24 maggio 1824 nominato vescovo di Fossombrone)
  • Joachim Józef Grabowski † (23 giugno 1828 - 29 gennaio 1929 deceduto)
  • Károly Rajner † (27 aprile 1840 - 1846 deceduto)[6]
  • Johannes Baptist Swinkels, C.SS.R. † (12 settembre 1865 - 11 settembre 1875 deceduto)
  • Salvatore Maria Nisio, Sch.P. † (26 giugno 1876 - 7 ottobre 1888 deceduto)
  • Maximino Velasco, O.P. † (20 agosto 1889 - 9 luglio 1925 deceduto)
  • Beato Manuel Medina y Olmos † (14 dicembre 1925 - 2 ottobre 1928 nominato vescovo di Guadix)
  • Richard Michael Joseph O'Brien † (17 maggio 1929 - 23 febbraio 1938 succeduto arcivescovo di Kingston)
  • Hugh McSherry † (15 dicembre 1938 - 19 aprile 1940 deceduto)
  • Joseph Charbonneau † (21 maggio 1940 - 31 agosto 1940 succeduto arcivescovo di Montréal)
  • Jean-Baptiste-Alexis Chambon, M.E.P. † (12 novembre 1940 - 8 settembre 1948 deceduto)
  • Michał Godlewski † (14 gennaio 1949 - 20 maggio 1956 deceduto)
  • Ambrogio Squintani † (17 dicembre 1956 - 8 agosto 1960 deceduto)
  • Pietro Capizzi † (11 novembre 1960 - 7 luglio 1961 deceduto)
  • Giovanni C. Luigi Marinoni, O.F.M. Cap. † (12 agosto 1961 - 5 agosto 1970 deceduto)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Heinrich Gelzer, Ungedruckte und ungenügend veröffentlichte Texte der Notitiae episcopatuum, in: Abhandlungen der philosophisch-historische classe der Bayerische Akademie der Wissenschaften, 1901, p. 539, nº 246.
  2. ^ Gelzer, op. cit., p. 558, nº 635-640.
  3. ^ Ablabius secondo Lequien.
  4. ^ M. Schlumberger, Sigillographie de l'empire byzantin, 1884, p. 268.
  5. ^ Sophrone Petridès, Paul d'Amorion hymnographe, in Échos d'Orient, vol. VIII, 1905, p. 344-346.
  6. ^ Rajner nel sito di lexikon.katolikus.hu.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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