Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola

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Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola
Dioecesis Fanensis-Forosemproniensis-Calliensis-Pergulana
Chiesa latina
595FanoCattedrale.JPG
Suffraganea dell' arcidiocesi di Pesaro
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Armando Trasarti
Vicario generale Giuseppe Tintori
Vescovi emeriti Mario Cecchini
Sacerdoti 124 di cui 96 secolari e 28 regolari
1.080 battezzati per sacerdote
Religiosi 36 uomini, 146 donne
Diaconi 16 permanenti
Abitanti 138.065
Battezzati 134.000 (97,1% del totale)
Superficie 1.100 km² in Italia
Parrocchie 74 (5 vicariati)
Erezione I secolo (Fano)
V secolo (Fossombrone)
IV secolo (Cagli)
18 gennaio 1819 (Pergola)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Maggiore
Concattedrali Sant'Aldebrando,
Santa Maria Assunta,
Sant'Andrea
Santi patroni San Paterniano
Sant'Aldebrando
San Geronzio
San Secondo
Indirizzo Via Roma 118, 61032 Fano (PU), Italia
Sito web www.fanodiocesi.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Veduta aerea della concattedrale di Cagli.
Il monastero di Fonte Avellana è uno dei luoghi religiosi più importanti della diocesi.

La diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola (in latino: Dioecesis Fanensis-Forosemproniensis-Calliensis-Pergulana) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pesaro appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2013 contava 134.000 battezzati su 138.065 abitanti. È retta dal vescovo Armando Trasarti.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende la parte meridionale della provincia di Pesaro e Urbino coincidente in buona parte con la valle del fiume Metauro, ed una piccola porzione della provincia di Ancona. Essa si estende su 23 comuni: Apecchio, Arcevia (in provincia di Ancona, per le frazioni di Palazzo e Nidastore[1]), Barchi, Cagli, Cartoceto, Fano, Fossombrone (esclusa la frazione di Calmazzo[2]), Fratte Rosa, Frontone, Mombaroccio (per la sola frazione di Montegiano[3]), Mondavio, Montefelcino (escluse le frazioni di Monteguiduccio e Fontecorniale[4]), Montemaggiore al Metauro, Orciano di Pesaro, Pergola, Piagge, Saltara, San Costanzo (esclusa la frazione di Stacciola[5]), San Giorgio di Pesaro, San Lorenzo in Campo, Sant'Ippolito, Serra Sant'Abbondio, Serrungarina.

La diocesi confina a nord con l'arcidiocesi di Pesaro, a nord-ovest con l'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado, a ovest con le diocesi di Gubbio, di Fabriano-Matelica e di Città di Castello, a sud con la diocesi di Senigallia.

Sede vescovile è la città di Fano, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Maggiore. La diocesi ha tre concattedrali: a Fossombrone Sant'Aldebrando, a Cagli Santa Maria Assunta, a Pergola Sant'Andrea. Nel territorio sorgono anche tre basiliche minori: San Paterniano a Fano, San Lorenzo a San Lorenzo in Campo e la basilica della Santa Croce nel monastero di Fonte Avellana.

Il territorio si estende su 1.100 km² ed è suddiviso in 74 parrocchie, raggruppate in 5 vicarie: Fano, Valle del Metauro, Fossombrone, Cagli e Pergola.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna diocesi nasce nel 1986 dall'unione di quattro precedenti sedi episcopali.

Diocesi di Fano[modifica | modifica wikitesto]

Incerte sono le origini della diocesi. Secondo la tradizione, riportata dallo storico fanese Amiani, l'evangelizzazione di Fano è dovuta la passaggio in città dell'apostolo san Pietro, di sant'Apollinare e di un vescovo di nome Tolomeo. Storicamente, i primi dati certi risalgono alla fine del V secolo[6] con il vescovo san Vitale che nel 499 fu presente al sinodo romano voluto da papa Simmaco e che firmò i decreti con il titolo di vescovo di Fano; similmente sant'Eusebio, poco più tardi, firmò quelli del sinodo del 6 novembre 502. In linea con queste fonti possiamo affermare senza dubbio che la diocesi di Fano risale almeno alla fine del V secolo, anche se la leggenda vuole che sia stata fondata nel I secolo.

La diocesi di Fano fin dall'antichità era immediatamente soggetta alla Santa Sede, status che mantenne fino al 1986.[7] Tra i primi vescovi di Fano si ricordano Fortunato, destinatario nel 596 di una lettera di Gregorio Magno; Scolastico, che prese parte al concilio lateranense del 649 dove fu condannata l'eresia monotelita; Domenico, che nel 680 figurò tra i vescovi che rinnovarono questa condanna nel concilio indetto da papa Agatone; e poi ancora Amato, Mauro e Agriperto, che parteciparono ai concili romani, rispettivamente nel 743, nel 769 e nell'826.

Tra il 755 e il 774 il centro religioso di Fano fu donato dai Franchi di Pipino e Carlo Magno alla Chiesa. Pur essendo questo territorio sotto il dominio diretto dei papi, mantenne una discreta autonomia. Nel 1335 papa Benedetto XII incaricò la signoria dei Malatesta di assumere il vicariato della città. Tuttavia essi restarono fino al 1463 in seguito a ribellioni popolari dei fanesi nei confronti di Sigismondo Malatesta. Tali rivolte erano mirate a ottenere un governatorato del tutto ecclesiastico: perciò, a partire da quella data, la Chiesa mise a capo del territorio un governatore pontificio.

Nel Cinquecento la sede fanese fu occupata da uno dei più illustri teologi del secolo, il cardinale domenicano Pietro Bertani, che prese parte al concilio di Trento; fu anche nunzio apostolico presso l'imperatore Carlo V d'Asburgo; a Fano favorì diverse opere pubbliche, tra cui la fontana di Piazza Maggiore e la chiesa di San Paterniano.[8]

I successivi vescovi fanesi si impegnarono in particolare per l'attuazione dei decreti di riforma stabiliti al concilio tridentino. Al vescovo Francesco Rusticucci si deve la fondazione del seminario vescovile nel 1575. Giulio Ottinelli (1587-1603) celebrò il primo sinodo diocesano, curò il neoeretto seminario, fece arrivare in diocesi i Minimi, ed accolse in città papa Clemente VIII, nativo di Fano.

In questo stesso periodo, ai vescovi di Fano furono spesso affidati incarichi diplomatici per conto della Santa Sede. Oltre al già citato Pietro Bertani, si possono ricordare Ippolito Capilupi, nunzio a Venezia dal 1561 al 1565; Giulio Ottinelli, nunzio presso i Savoia fino al 1592; Tommaso Lapis (1603-1622), che per brevi periodi fu nunzio in Polonia e poi in Spagna; Giulio Cesare Sacchetti (1626-1635), legato pontificio a Ferrara e a Bologna; Angelo Maria Ranuzzi, che nel 1683 fu inviato nunzio straordinario a Parigi.

Durante il periodo napoleonico, la diocesi visse momenti difficili e a farne le spese furono soprattutto i loro vescovi. Antonio Gabriele Severoli fu esiliato dai francesi a Castrocaro, mentre il successore Francesco Paolucci Mancinelli soffrì il carcere e l'esilio dal 1809 al 1814. Spettò a Nicola Serarcangeli (1817-1833) risollevare le sorti della diocesi dopo questo turbolento periodo: «Visitò più volte la diocesi, riportò in vita il seminario, introdusse per primo l'istituto delle Maestre Pie Venerini, riaprì monasteri di monache, curò i beni della mensa vescovile, cui aggiunse una casa di campagna, dotò la cattedrale di un nuovo organo…»[9]

Dopo l'unità il vescovo Vespasiani fu processato e incarcerato il giovedì santo 17 aprile 1862, per aver difeso i diritti della Chiesa contro i soprusi dello Stato unitario.[10]

Su istanza del vescovo Vincenzo Franceschini (1896-1916), papa Pio X istituì a Fano il seminario regionale delle Marche. Il successore Giustino Sanchini (1916-1937) fondò il "Bollettino Ufficiale della Diocesi".

Diocesi di Fossombrone[modifica | modifica wikitesto]

Il nome dell'antica città di Fossombrone sembra derivare dal latino Forum Sempronii, ossia dal triumviro Gaio Sempronio Gracco, che era giunto in questo luoghi, attorno al 133 a.C., per l'attuazione della riforma agraria.

Il vangelo di Cristo fu portato in questa zona da san Feliciano di Foligno, attorno al III secolo. Durante l'impero di Diocleziano si ebbero i primi martiri locali. Ancora oggi le spoglie mortali dei martiri Marenzo, Fravita, Urbano, Vincenzo e Martiniano sono conservate nella cattedrale, mentre quella dei martiri Aquilino, Gemino, Gelasio, Magno, Donato e Timoteo sono conservate nella chiesa di san Filippo.

Molti di questi santi sono menzionati nel Martyrologium Hieronymianum[11], cosa che attesterebbe l'antichità della presenza cristiana nel territorio. Secondo lo storico locale Augusto Vernarecci[12], uno di questi martiri, Timoteo, sarebbe stato il primo vescovo di Fossombrone, ed avrebbe subito il martirio sotto l'imperatore Diocleziano.

Dal punto di vista storico, la diocesi di Fossombrone è attestata con certezza durante il pontificato di papa Simmaco (498-514); tra i vescovi che presero parte ai concili del 499 e del 502 figura anche Innocenzo, episcopus ecclesiae Forosemproniensis. Verso la metà del VI secolo è noto il vescovo Paolino, che nel 559 è documentato in una lettera di papa Pelagio I per essersi rifiutato di sottoscrivere la condanna dei Tre Capitoli.

Nel V secolo le scorribande barbariche ad opera dei Goti devastarono la città. Dopo la battaglia vinta dal bizantino Narsete, Fossombrone passò sotto l'Esarca di Ravenna e fece parte della Pentapoli Annonaria insieme a Urbino, Cagli, Gubbio e Jesi. Nell'VIII secolo la città fu distrutta dai Longobardi guidati da Liutprando e successivamente ricostruita. In questo periodo turbolento, non si hanno notizie sicure di vescovi di Fossombrone, fino al IX secolo, quando è documentata la presenza di vescovi forsempronesi ai concili romani dell'826, dell'853 e dell'869.

Nel 1057 papa Vittore II per sovvenire alla povertà del vescovo di Fossombrone, distaccò dalla diocesi di Senigallia la Massa di Sorbetolo e l'attribuì alla mensa vescovile di Fossombrone con tutti i diritti ecclesiastici e feudali: così Loretello, Nidastore, Montesecco, San Pietro e Palazzo divennero parte integrante della diocesi di Fossombrone. Il vescovo di Senigallia non accettò questa ampia sottrazione della sua diocesi e le liti con Fossombrone, durarono per quasi duecento anni.

Nel 999 l'imperatore Ottone III fece dono della città a papa Silvestro II e, verso il 1200, con papa Innocenzo III divenne un feudo di Azzo VI d'Este. Con bolla di papa Onorio III del 19 maggio 1224 furono definiti i confini della diocesi; e con atto di infeudazione del 12 luglio 1228 Azzo VII concesse per tre anni in feudo al vescovo Monaldo II la città di Fossombrone e tutti i castelli, le ville e gli abitanti del contado. Successivamente la città passò sotto la signoria riminese dei Malatesta. Galeazzo Malatesta la vendette per 13.000 fiorini d'oro a Federico da Montefeltro, il quale la cedette alla nobile casata dei Della Rovere.

Nella prima metà del XIII secolo la sede vescovile fu occupata da sant'Aldebrando (circa 1230-1250), canonico di Santa Maria di Porto presso Ravenna, preposito della cattedrale di Rimini, e predicatore contro i patarini riminesi; eletto vescovo di Fossombrone probabilmente verso la metà del 1230, si occupò principalmente di ricostruire la cattedrale, distrutta dai fanesi, e di riordinare la situazione patrimoniale della sua diocesi. È venerato come santo protettore di Fossombrone.

Il 4 giugno 1563 la diocesi, fino ad allora immediatamente soggetta alla Santa Sede, entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Urbino.

Nel 1581 ebbe origine il seminario diocesano grazie all'opera del vescovo Ottavio Accoramboni, che lo aprì nel proprio palazzo nobiliare; esso fu in seguito ampliato dal vescovo Giambattista Zeccadoro. Allo stesso Accoramboni si deve la celebrazione dei primi sinodi sulla scia delle indicazioni del concilio di Trento.

Con risoluzione pontificia del 15 novembre 1632, che pose fine ad una vecchia controversia, alla diocesi di Fossombrone furono unite le parrocchie e i territori, noti come Ravignana, che fino a quel momento dipendevano dal monastero di Classe di Ravenna, ossia i castelli di Fratte Rosa, Torre San Marco, Montevecchio, Monterolo e San Vito sul Cesano. In cambio ai monaci di Classe fu donata in Fossombrone la chiesa di Santa Francesca Romana con il terreno circostante per l'edificazione di un monastero (mai costruito).[13]

La seconda metà del XVII secolo vide il più lungo episcopato nella storia della diocesi, quello di Giambattista Zeccadoro, vescovo dal 1648 al 1696.

Durante l'epoca napoleonica, il vescovo Giulio Maria Alvisini (1808-1823) si rifiutò di prestare giuramento di fedeltà a Napoleone Bonaparte e per questo fu mandato in esilio per sei anni.

Dopo l'Unità d'Italia il vescovo Filippo Fratellini (1851-1884) fu processato per aver risposto ad una circolare ministeriale ingiuriosa nei confronti dell'episcopato.[10]

In un bollettino diocesano risalente al 1932, circa la raccolta delle offerte parrocchiali, si elencano i seguenti comuni e frazioni, appartenenti a quella data alla sede forsempronese: Fossombrone, Bellaguardia, Cartoceto di Pergola, Caspessa, Castelgagliardo, Fratte Rosa, Isola di Fano, Lastreto, Loretello, Montalto, Montefelcino, Montemontanaro, Montesecco, Montevecchio, Monterolo, Nidastore, Palazzo, Reforzate, Sant'Anna del Furlo, San Gervasio, Sant'Ippolito, Santa Maria della Valle, San Martino Casalduca, San Martino dei Muri, San Pietro in Musio, San Vito sul Cesano, Sorbolongo, San Bartolo, Torre San Marco, Torricella, Villa del Monte.

Diocesi di Cagli[modifica | modifica wikitesto]

La regione posta in una posizione favorevole lungo la via Flaminia, fu facile zona di evangelizzazione fin dai primi anni delle comunità cristiane. Municipium in epoca romana «si estendeva dal Candigliano al Cesano, da Punta Cale del Furlo al spartiacque appenninico»[14].

Secondo Louis Duchesne,[15] la diocesi di Cagli, storicamente accertata solo dall'VIII secolo, deriva dall'antica sede di Pitinum Mergens, a 8 km. circa da Cagli, di cui sarebbe noto un vescovo, Romano, che prese parte al concilio romano indetto da papa Simmaco nel 499.[16]

La tradizione ha attribuito alla diocesi altri due vescovi, Greciano, presente al concilio di Rimini del 359, e Vaticano, presente a Roma nel 502 ad un altro sinodo indetto da papa Simmaco. Tuttavia è incerta la loro attribuzione, perché le lezioni dei manoscritti non rendono certa la loro appartenenza a Cagli. Questa difficoltà emerge anche per molti degli altri vescovi attribuiti a Cagli nel primo millennio cristiano.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la diocesi vide l'arrivo dei barbari; venne tuttavia risparmiata da incendi e da distruzioni, grazie anche all'ubicazione favorevole. In seguito questo territorio fu dominato dai Goti, dai Bizantini e poi dai Longobardi. Infine papa Stefano II (752-757), grazie all'aiuto di Pipino, re dei Franchi, riuscì a strappare ai Longobardi il territorio cagliese.

A partire da quest'epoca sono attestati con certezza i primi vescovi di Cagli: Gioviano, che figura tra i padri del concilio lateranense indetto da papa Stefano III nel 769 per deporre l'antipapa Costantino II; Adelfredo che, secondo lo storico Tarducci, fu presente a Roma nel 774 quando in città arrivò il re franco Carlo Magno; Passivo, Andrea e Martino, che presero parte ai concili romani, rispettivamente nell'826, nell'853 e nell'861.

La seconda metà del XII secolo è segnata dalla presenza sulla cattedra vescovile di Cagli di san Rainerio, amico di sant'Ubaldo, vescovo di Gubbio; Rainerio fu vescovo cagliese dal 1160 al 1175, anno in cui fu trasferito alla sede arcivescovile di Spalato, dove morì, ucciso per aver difeso i beni della Chiesa, nel 1180.

Il 4 giugno 1563 la diocesi, fino ad allora immediatamente soggetta alla Santa Sede, divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Urbino.

Il vescovo Giovanni Battista Torleoni (1565-1567) fu il primo ad applicare in diocesi i decreti di riforma promulgati dal concilio di Trento attraverso l'indizione di due sinodi diocesani. Si deve invece a Pacifico Trani l'istituzione del seminario vescovile nel giugno del 1644.

Nel corso del XVII secolo fu rifatta l'antica cattedrale cagliese; i lavori di ricostruzione, iniziati dal vescovo Trani nel 1646, furono portati a termine da Andrea Tamantini, che consacrò solennemente il nuovo edificio il 10 ottobre 1677.

Durante l'episcopato di Lodovico Agostino Bertozzi, la città di Cagli fu colpita da un tremendo terremoto, il giorno di Pentecoste, 3 giugno 1781, e lo stesso vescovo si salvò per miracolo dal parziale crollo della cattedrale, durante la celebrazione liturgica, che causò la morte di settantacinque persone. Bertozzi di impegnò in prima persona a raccogliere i fondi necessari per a ricostruzione della cattedrale e degli edifici distrutti della città.[17]

Dal 18 gennaio 1819, la diocesi di Cagli fu unita aeque principaliter alla diocesi di Pergola, eretta con territori sottratti alla sede cagliese.

Diocesi di Pergola[modifica | modifica wikitesto]

Il piazzale antistante la basilica di Fonte Avellana; sulla sinistra l'entrata al chiostro e sulla destra lo scriptorium.

Agli inizi dell'Ottocento i territori della futura diocesi di Pergola vivevano una situazione giuridica abbastanza complessa, essendo sottoposti alla giurisdizione di diversi enti ecclesiastici:

  • la maggior parte della città di Pergola e del suo territorio appartenevano alla diocesi di Gubbio;
  • il territorio a destra del fiume Cesano andando verso il mare, dalla sua sorgente nel Catria, compreso il convento degli Zoccolanti, la chiesa della Madonna in Cotano a Valrea[18], quella delle Tinte, la Madonna del Ponte, Serralta, Colgodeccio, la Pantana di là del Cesano e Sant'Onofrio, facevano parte della diocesi di Nocera Umbra; questi territori era ciò che restava dell'antico ducato longobardo di Spoleto e del gastaldato di Nocera;
  • inoltre l'abbazia territoriale di Nonantola esercitava la sua giurisdizione sulla parrocchia di San Marco la cui chiesa era dentro le mura della città con intorno il suo quartiere e gran parte del territorio fuori le mura,
  • l'abate di Sitria aveva giurisdizione sulla parrocchia di Santa Maria sulla Piazza Grande, mentre quello di Fonte Avellana sulla parrocchia di Sant'Andrea;
  • infine la diocesi di Cagli si incuneava nel quartiere delle Conce con la parrocchia di San Biagio.

Papa Pio VII volle unire tutti questi territori pergolesi alla diocesi di Cagli; l'intento fu raggiunto una volta superata l'opposizione del vescovo di Gubbio (a cui concesse in cambio l'esenzione dalla giurisdizione metropolitica dell'arcivescovo di Urbino) con la bolla Romani Pontifices del 31 gennaio 1818. Il 25 maggio successivo Carlo Monti, trasferito dalla diocesi di Sarsina, fu nominato vescovo dell'ampliata diocesi di Cagli.

Tuttavia, su istanza degli abitanti di Pergola, la città ed il suo antico territorio, con l'aggiunta di una porzione di territorio sottratta a Cagli, furono elevati a diocesi dal medesimo papa con la bolla Commissa tenuitati del 18 gennaio 1819; contestualmente la nuova diocesi di Pergola fu unita aeque principaliter alla diocesi di Cagli.

La diocesi ebbe una propria cattedrale, nella grande chiesa di Sant'Agostino, ristrutturata con i finanziamenti di papa Gregorio XVI e portata a termine nel 1841. Gli Agostiniani furono trasferiti nell'imponente chiesa di San Francesco, abbandonata dai Francescani Conventuali; il palazzo vescovile fu ricavato nel convento di Sant'Agostino, assieme al seminario con una ventina di alunni. All'inizio del Novecento il vescovo Ettore Fronzi (1908-1918) decise di chiudere il seminario di Pergola e di trasferire i seminaristi nell'unico seminario di Cagli.

L'8 luglio 1836, con il breve Bonum pastorem, papa Gregorio XVI soppresse l'abbazia nullius di San Lorenzo in Campo e incorporò il suo territorio alla diocesi di Pergola.

Nel 1984 la diocesi acquisì la parrocchia di San Bartolomeo Martire di Percozzone, frazione di Pergola, fino ad allora sottomessa ai vescovi di Nocera Umbra e Gualdo Tadino.[19]

Diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa basilicale dell'abbazia benedettina di San Lorenzo in Campo.

Il 1º giugno 1973 Costanzo Micci fu nominato vescovo di Fano e di Fossombrone e, il 15 gennaio 1977, vescovo di Cagli e Pergola: in questo modo le diocesi si trovarono unite in persona episcopi, restando Cagli e Pergola unite aeque principaliter.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, è stata stabilita la plena unione delle diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale: primo vescovo della nuova diocesi, suffraganea dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado, è stato Mario Cecchini.

Nel 1990 due parrocchie del comune di Piobbico (San Donato e Santa Maria) vengono annesse all'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.[20]

Il 2 marzo 2000 la diocesi è entrata far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Pesaro.

Il 14 dicembre 2013 è stato inaugurato, nei locali dell'ex seminario pontificio regionale marchigiano di Fano, il "Museo diocesano" costituito da due sezioni: la sezione lapidaria, costituita da una serie di reperti epigrafici, ornamentali e figurativi, nella maggior parte di ignota provenienza; e la sezione museale, con opere di notevole e vario interesse storico, artistico e liturgico.[21]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Fano[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Fossombrone[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione locale, a partire dal XVI secolo, ha integrato la cronotassi di Fossombrone con nomi di vescovi non documentati storicamente, anticipando la fondazione della diocesi al I secolo. I vescovi sono: Settimio (109), Fabiano (127), Adriano (222), Innocenzo (231), Andrea (310), Alessandro (409), Carlo (435). Secondo Francesco Lanzoni questi vescovi sono nomi di fantasia.[38]

  • San Timoteo † (circa 284 - 304)
  • Innocenzo II † (prima del 499 - dopo il 502)[39]
  • Paolino † (menzionato nel 559)[40]
  • Marco ? † (649)[41]
  • Paolo ? † (735)[41]
  • Leopardo † (menzionato nell'826)
  • Giovanni † (prima dell'853 - dopo l'869)[42]
  • Pietro I † (prima dell'876 - dopo l'878)
  • Andrea ? † (menzionato nel 908)[41]
  • Reginaldo † (menzionato nel 967)[43]
  • Adamo † (prima del 1036 - dopo aprile 1044)[43]
  • Anonimo[44]
  • Benedetto † (prima del 1049- dopo maggio 1070)[43]
  • Folcuino o Folco † (prima del 1076 - dopo il 1086)[43]
  • Ubaldo ? † (menzionato nel 1099)[41]
  • Monaldo I ? † (menzionato nel 1112)[41]
  • Gualfredo † (prima del 1140 - dopo il 1046)
  • Niccolò II † (prima del 1179 - dopo il 1197)
  • Monaldo II † (prima del 1219 - circa 1230 deceduto)
  • Sant'Aldebrando † (circa 1230 - dopo agosto 1249 deceduto)[45]
  • Beato Riccardo ? † (circa 1250 - 1255)[46]
  • Gentile I † (prima di marzo 1255 - dopo il 1265)
  • Ildebrando † (menzionato nel 1270)
  • Gentile II † (? - circa 1286 deceduto)[47]
  • Giacomo o Iacopo † (25 febbraio 1286 - 1295 deceduto)
  • Monaldo II † (12 ottobre 1296 - 1304 deceduto)
  • Giovanni III, O.S.B. † (17 febbraio 1304 - 1317 deceduto)
  • Pietro de' Gabrielli † (24 aprile 1317 - 8 agosto 1327 nominato vescovo di Gubbio)
  • Filippo † (25 settembre 1327 - 1333 deceduto)
  • Arnaldo † (1333 - 7 ottobre 1342 nominato vescovo di Apt)
  • Ugolino † (20 novembre 1342 - 1363 deceduto)
  • Galvano o Garrano di Padova, O.E.S.A. † (11 dicembre 1363 - ottobre 1372 deceduto)
  • Oddone Ranieri † (23 novembre 1372 - 1408 deceduto)
  • Ruello de' Roelli † (1408 - 1420 deceduto)
  • Giovanni Mucci † (12 agosto 1420 - 1432 deceduto)
  • Delfino Gozzardini, O.Cist. † (23 marzo 1433 - 1434 deceduto)
  • Andrea da Montecchio † (18 agosto 1434 - 29 ottobre 1434 nominato vescovo di Osimo)
  • Gabriele Benveduti † (29 ottobre 1434 - 1449 deceduto)
  • Agostino Lanfranchi † (25 giugno 1449 - 25 settembre 1469 deceduto)
  • Gerolamo Santucci † (13 ottobre 1469 - 25 luglio 1494 deceduto)
  • Paolo da Middelburg † (30 luglio 1494 - 1534 deceduto)
  • Giovanni Guidiccioni † (16 dicembre 1534 - 1541 deceduto)
  • Niccolò Ardinghelli † (13 luglio 1541 - 16 marzo 1547 dimesso)
  • Lodovico Ardinghelli † (16 marzo 1547 - 2 o 9 febbraio 1569 deceduto)
  • Alessandro Mazza † (1º aprile 1569 - 1575 dimesso)
  • Orazio Montegranelli † (29 aprile 1577 - aprile 1579 deceduto)
  • Ottavio Accoramboni † (15 maggio 1579 - 1610 dimesso)
  • Giovanni Canauli (Cannuli) † (2 agosto 1610 - 1612 dimesso)
  • Lorenzo Landi † (4 luglio 1612 - 12 dicembre 1627 deceduto)
  • Benedetto Landi † (5 giugno 1628 - 15 novembre 1632 dimesso)
  • Giovanni Battista Landi † (21 febbraio 1633 - 20 maggio 1647 deceduto)
  • Giambattista Zeccadoro † (24 agosto 1648 - 16 novembre 1696 deceduto)
  • Lorenzo Fabbri (Fabri), O.F.M.Conv. † (14 gennaio 1697 - 17 aprile 1709 deceduto)
  • Carlo Palma † (19 giugno 1709 - marzo 1718 deceduto)
  • Eustachio Palma † (11 maggio 1718 - 2 settembre 1754 deceduto)
  • Apollinare Peruzzini, O.S.A. † (17 marzo 1755 - 25 gennaio 1774 deceduto)
  • Rocco Maria Barsanti, C.R.M. † (13 marzo 1775 - 20 settembre 1779 nominato vescovo di Pesaro)
  • Felice Paoli † (20 settembre 1779 - 12 maggio 1800 nominato vescovo di Recanati e Loreto)
  • Stefano Bellini † (11 agosto 1800 - 23 marzo 1807 nominato vescovo di Recanati e Loreto)
  • Giulio Maria Alvisini † (11 gennaio 1808 - 31 agosto 1823 deceduto)
  • Luigi Ugolini † (24 maggio 1824 - 16 novembre 1850 deceduto)
  • Filippo Fratellini † (17 febbraio 1851 - 13 aprile 1884 deceduto)
  • Alessio Maria Biffoli, O.S.M. † (13 aprile 1884 succeduto - 21 febbraio 1892 deceduto)
  • Vincenzo Franceschini † (11 luglio 1892 - 22 giugno 1896 nominato vescovo di Fano)
  • Dionisio Alessandri † (22 giugno 1896 - 22 agosto 1904 deceduto)
  • Achille Quadrozzi † (14 novembre 1904 - 5 dicembre 1913 deceduto)
  • Pasquale Righetti † (19 febbraio 1914 - 20 dicembre 1926 nominato vescovo di Savona e Noli)
    • Sede vacante (1926-1931)
  • Amedeo Polidori † (23 settembre 1931 - 2 febbraio 1961 ritirato)
  • Vittorio Cecchi † (10 febbraio 1961 - 1º giugno 1973 dimesso)
  • Costanzo Micci † (1º giugno 1973 - 4 settembre 1985 deceduto)
  • Mario Cecchini (11 febbraio 1986 - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola)

Vescovi di Cagli[modifica | modifica wikitesto]

Incerta e controversa è la cronotassi dei vescovi di Cagli per il primo millennio, a causa dell'omonimia tra i nomi latini di Cagli (Calliensis), di Calvi (Calvensis o Calensis) e di Gallese (Gallensis), cosa che ha indotto gli autori ad assegnare a questa o a quella diocesi i vescovi documentati dalle fonti.

  • Greciano ? † (menzionato nel 359)[48]
  • Romano ? † (menzionato nel 499)[16]
  • Vaticano ? † (menzionato nel 502)[49]
  • Donato ? † (? - 721 deceduto)[50]
  • Passivo I (o Podio) ? † (721 - ?)[50]
  • Anastasio ? † (menzionato nel 731)[51]
  • Rodolfo † (menzionato nel 761)[52]
  • Gioviano † (menzionato nel 769)[53]
  • Adelfredo † (menzionato nel 774)
  • Passivo II † (menzionato nell'826)[54]
  • Andrea † (menzionato nell'853)[55]
  • Martino I † (menzionato nell'861)[56]
  • Giovanni I † (menzionato nell'881)
  • Odolardo † (menzionato nell'887)
  • Martino II † (menzionato nell'898)
  • Giovanni II ? † (prima del 967 - dopo il 968)[57]
  • Liutolfo † (? - 1045 dimesso)[58]
  • Ugo I † (prima del 1058 - dopo il 1062)[59]
  • Giovanni III (Morigi ?) † (menzionato a luglio 1068)[60]
  • Ugo II (Siccardi ?) † (prima di maggio 1070 - dopo il 1093)[61]
  • Ambrogio † (menzionato nel 1106 o 1116)[62]
  • Quirico (o Quinico o Giumeo) † (menzionato nel 1154)
  • San Rainerio † (prima del 1160 - 1175 nominato arcivescovo di Spalato)
  • Alloderico (o Alloderio) † (1176 - circa 1211 deceduto)
  • Andronico † (1211 - ?)
  • Anselmo † (menzionato nel 1217)
  • Alberto † (menzionato nel 1229)
  • Egidio, O.S.B. † (1233 - 1259 deceduto)
  • Morando, O.P. † (1259 - 4 ottobre 1265 nominato vescovo di Fano)
  • Ugolino Acquaviva † (22 settembre 1266 - circa 1269 deceduto)
    • Iacopo o Ugolino † (prima dell'8 settembre 1270 - 1276 deceduto) (amministratore apostolico)
  • Rinaldo Siccardi † (1276 - ? deceduto)
  • Guglielmo Mastini † (21 luglio 1285 - 28 marzo 1295 nominato vescovo di Aquino)
  • Ottavio, O.S.B. † (2 gennaio 1296 - 1296 deceduto)
  • Agnolo o Angelo da Camerino, O.E.S.A. † (17 dicembre 1296 - 22 aprile 1298 nominato vescovo di Fiesole)
  • Lituardo Cerruti o Cervati † (22 aprile 1298 - 1301 ?)
  • Pacifico † (menzionato nel 1301)
  • Giovanni † (menzionato nel 1304)
  • Rogerio Todini, O.F.M. † (menzionato nel 1315)
  • Pietro I † (25 febbraio 1319 - 25 gennaio 1326 deposto)
  • Alberto o Roberto Sicardi, O.F.M. † (14 marzo 1328 - 1342 deceduto)
  • Guido Luzi o Guidone Spini † (4 marzo 1342 - 13 settembre 1347 deceduto)
  • Pietro II, O.P. † (prima del 30 aprile 1348 - 1353)
  • Tommaso Sferrato, O.F.M. † (6 novembre 1353 - 29 gennaio 1378 nominato vescovo di Marsico Nuovo)
  • Agostino, O.E.S.A. † (15 febbraio 1378 - 12 novembre 1395 nominato vescovo di Gaeta)
    • Agostino, O.E.S.A. † (14 novembre 1395 - agosto 1397 deceduto) (amministratore apostolico)
  • Niccolò Merciario o Marciari † (7 luglio 1398 - 3 novembre 1413 dimesso e nominato vescovo titolare di Dionisiade)
  • Giovanni Buono Luzi † (3 novembre 1413 - 1429 deceduto)
  • Genesio o Senesio † (27 dicembre 1429 - 1439 deceduto)
  • Antonio Severi o Severini † (14 dicembre 1439 - 15 luglio 1444 nominato vescovo di Gubbio)
  • Simone Paolo Crispigni o Grespigni † (14 ottobre 1444 - ottobre 1460 deceduto)
  • Consoluccio o Consoluto Mastini † (18 ottobre 1460 - 11 marzo 1474 dimesso)
  • Pierantonio Mastini † (11 marzo 1474 - 1478 deceduto)
  • Guido Bonclerici o Boncheri † (9 settembre 1478 - febbraio 1484 deceduto)
  • Barzio o Barozio Barzi † (29 marzo 1484 - 15 maggio 1494 deceduto)
  • Bartolomeo Torelli, O.P. † (23 luglio 1494 - 1496 deceduto)
  • Gaspare Golfi, O.F.M. † (5 marzo 1498 - gennaio 1503 deceduto)
  • Ludovico de Lagoria, O.P. † (8 marzo 1503 - 23 febbraio 1504 nominato vescovo di Lavello)
  • Bernardino De Lei † (23 febbraio 1504 - 6 gennaio 1506 deceduto)
  • Antonio Crastini (o Castriani), O.F.M. † (17 marzo 1506 - 21 maggio 1507 nominato vescovo di Montefeltro)
  • Giorgio Benigno Salviati, O.F.M. † (21 maggio 1507 - circa marzo 1513 nominato arcivescovo di Nazareth)
  • Tommaso Albizi (o Albini), O.P. † (1513 - 10 febbraio 1525 nominato vescovo titolare di Betlemme)
  • Cristoforo Guidalotti Ciocchi del Monte † (10 febbraio 1525 - 27 giugno 1550 nominato vescovo di Marsiglia)
  • Giovanni Ciocchi del Monte † (27 giugno 1550 - 10 agosto 1554 deceduto)
  • Cristoforo Guidalotti Ciocchi del Monte † (9 marzo 1556 - 27 ottobre 1564 deceduto) (per la seconda volta)
  • Giovanni Battista Torleoni † (7 febbraio 1565 - 20 luglio 1567 deceduto)
  • Paolo Maria Della Rovere † (8 ottobre 1567 - 12 giugno 1591 deceduto)
  • Ascanio Libertano (Libertani) † (19 luglio 1591 - 10 marzo 1607 deceduto)
  • Timocrate (Democrate) Aloigi † (14 maggio 1607 - 17 febbraio 1610 deceduto)
  • Filippo Bili (Bigli), C.R. † (17 maggio 1610 - 24 agosto 1629 deceduto)
  • Giovanni Francesco Passionei † (3 dicembre 1629 - 27 novembre 1641 nominato vescovo di Pesaro)
  • Pacifico Trani (Trasi), O.F.M. † (24 marzo 1642 - 31 dicembre 1659 o 1º gennaio 1660 deceduto)
  • Castracane De' Castracani † (5 maggio 1660 - 17 ottobre 1669 deceduto)
  • Andrea Tamantini † (6 ottobre 1670 - marzo 1685 deceduto)
  • Giulio Giacomo Castellani, C.R.S.A. † (1º aprile 1686 - gennaio 1694 deceduto)
  • Benedetto Luperti † (19 aprile 1694 - 23 settembre 1709 deceduto)
  • Alfonso De' Belincioni † (7 aprile 1710 - 12 giugno 1721 deceduto)
  • Gianfrancesco De' Bisleti † (24 settembre 1721 - 9 dicembre 1726 nominato vescovo di Segni)
  • Girolamo Maria Allegri, O.S.M. † (9 dicembre 1726 - 1744 deceduto)
  • Silvestro Lodovico Paparelli † (7 settembre 1744 - 7 ottobre 1754 deceduto)
  • Lodovico Agostino Bertozzi † (16 dicembre 1754 - 20 settembre 1802 deceduto)
    • Sede vacante (1802-1806)
  • Alfonso Cingari † (31 marzo 1806 - 14 giugno 1817 deceduto)
  • Carlo Monti † (25 maggio 1818 - 18 gennaio 1819 nominato vescovo di Cagli e Pergola)

Vescovi di Cagli e Pergola[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate alla diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Santi[modifica | modifica wikitesto]

Beati[modifica | modifica wikitesto]

Altri[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 138.065 persone contava 134.000 battezzati, corrispondenti al 97,1% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Fano
1950 60.590 60.590 100,0 128 80 48 473 62 210 47
1970 75.000 75.000 100,0 138 97 41 543 49 230 52
1980 79.500 80.000 99,4 111 77 34 716 34 180 53
diocesi di Fossombrone
1950 27.716 27.716 100,0 61 55 6 454 7 45 40
1969 19.105 19.157 99,7 56 42 14 341 16 28 23
1980 20.100 20.200 99,5 54 47 7 372 7 17 43
diocesi di Cagli e Pergola
1950 33.607 34.280 98,0 80 65 15 420 16 78 53
1959 33.012 34.110 96,8 68 54 14 485 15 70 54
1969 25.738 25.752 99,9 64 50 14 402 18 71 34
1980 26.060 26.224 99,4 45 35 10 579 15 56 60
diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola
1990 132.140 133.340 99,1 194 149 45 681 1 47 244 80
1999 121.000 125.000 96,8 163 122 41 742 11 48 207 74
2000 121.132 122.502 98,9 163 123 40 743 11 47 167 74
2001 121.215 122.900 98,6 160 120 40 757 11 47 167 74
2002 122.100 127.300 95,9 152 115 37 803 11 44 161 74
2003 123.600 128.150 96,4 143 110 33 864 11 39 157 74
2004 124.300 128.900 96,4 142 109 33 875 11 37 162 74
2006 126.064 128.916 97,8 142 106 36 887 13 43 162 74
2013 134.000 138.065 97,1 124 96 28 1.080 16 36 146 74

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il resto del territorio comunale di Arcevia appartiene alla diocesi di Senigallia.
  2. ^ Appartiene all'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.
  3. ^ Il resto del territorio comunale di Mombaroccio appartiene all'arcidiocesi di Pesaro.
  4. ^ Queste frazioni fanno parte dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.
  5. ^ La chiesa di San Giovanni Battista di Stacciola, già chiesa parrocchiale, oggi è un luogo di culto della parrocchia di Santa Giustina di Mondolfo, nella diocesi di Senigallia. Scheda dal sito Le Chiese della diocesi italiane.
  6. ^ Lo storico Francesco Lanzoni da un certo credito alla figura del vescovo san Paterniano, patrono della diocesi, vissuto nel IV secolo, benché la sua biografia non abbia alcun valore storico.
  7. ^ Kehr, Italia pontificia, IV, p. 184.
  8. ^ Ceccarelli, Vescovi delle Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, p. 43.
  9. ^ Ceccarelli, Vescovi delle Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, p. 48.
  10. ^ a b Memorie per la storia de' nostri tempi dal Congresso di Parigi nel 1856 ai giorni nostri', III serie, Torino 1865, p. 196.
  11. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, pp. 495-496.
  12. ^ Augusto Vernarecci, Fossombrone dai tempi antichissimi ai nostri con illustrazioni e appendice di documenti, Fossombrone 1907, p. 114.
  13. ^ Ceccarelli, Vescovi delle Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, p. 87.
  14. ^ Gottardo Buroni, in La Diocesi di Cagli (Marche), Urbania 1943.
  15. ^ Les évêchés d'Italie et l'invasion lombarde, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, tomo 23, 1903, p. 94 e nota 3.
  16. ^ a b Gli atti di questo concilio indicano Romano come episcopus Pitinatium. Tuttavia nella regione esistevano due località con questo nome: Pitinum Mergens, corrispondente all'odierna Acqualagna presso Cagli, e Pitinum Pisaurense, l'odierna Macerata Feltria. Gli atti conciliari non permettono di stabilire a quale delle due località appartenesse il vescovo Romano. Charles Pietri, Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, p. 1901.
  17. ^ Ceccarelli, Vescovi delle Diocesi di Fano, Fossombrone, Cagli e Pergola, p. 118.
  18. ^ Questa chiesa aveva unito un monastero di Benedettine, nel quale nell'anno 1350 vivevano 16 monache, che gestivano un Hospitalis per i poveri e i viandanti.
  19. ^ AAS 76 (1984), p. 911.
  20. ^ AAS 83 (1991), pp. 524-525.
  21. ^ Dal sito Beweb, Museo diocesano Fano - Fossombrone - Cagli - Pergola.
  22. ^ Secondo Lanzoni, Tolomeo ed Eusebio sono vescovi leggendari, «cervelloticamente» assegnati alla diocesi di Fano da autori locali: Tolomeo viene identificato con l'omonimo santo vescovo venerato a Nepi, nella Tuscia viterbese; mentre Eusebio sarebbe frutto dello sdoppiamento del vescovo Eusebio di Fano vissuto nel VI secolo. Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII, p. 497.
  23. ^ Di questo anonimo vescovo parla la vita di san Paterniano scritta nel XII secolo.
  24. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma 1999, p. 706.
  25. ^ Già Lanzoni aveva avanzato l'ipotesi che Leone, ammesso da Ughelli nella cronotassi di Fano, fosse in realtà vescovo di Catania. L'ipotesi di Lanzoni è oramai un dato acquisito e questo vescovo è da scartare dalla cronotassi di Fano. Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, p. 1276. Vittorio Rizzone, Elementi per la ridefinizione della cronotassi dei vescovi di Catania di età paleocristiana e bizantina, in Synaxis 1 (2012), pp. 374-388. B. Saitta, Catania nel «Registrum Epistolarum» di Gregorio Magno, in L. Giordano (ed.), Gregorio Magno. Il Maestro della comunicazione spirituale e la tradizione gregoriana in Sicilia. Atti del Convegno (Vizzini, 10-11 marzo 1991), Catania 1991, pp. 90-94.
  26. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, pp. 872-873.
  27. ^ Il nome di Pietro appare in una leggendaria vita di San Fortunato documentata da un codice di Nonantola (Cappelletti); nulla si conosce di questo presunto vescovo di Fano e dei suoi estremi cronologici.
  28. ^ a b c Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini (742-842), a cura di Albert Werminghoff, Hannover e Lipsia 1906-1908.
  29. ^ Questo vescovo, ignoto a tutti gli autori, è inserito nella cronotassi di Fano da Cappelletti (VII, p. 352). In realtà, come documenta Schwartz, questo vescovo apparteneva alla diocesi di Faenza e non a Fano. Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, p. 242
  30. ^ Secondo Schwartz, il nome di Alberto deriva da un racconto riportato da Amiani (Memorie storiche della città di Fano, [1751], vol. I, p. 124), che non ha alcun valore in assenza di tutte le fonti. Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, pp. 242-243
  31. ^ a b c Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, pp. 242-243.
  32. ^ Il vescovo Alberto II è ignoto a Gams, che pone la morte di Riccardo nel 1240 circa; a questi succede Gregorio.
  33. ^ a b Il David fu deposto nel 1409 dall'antipapa Giovanni XXIII per la sua fedeltà a papa Gregorio XII, ma di fatto non lasciò mai la diocesi grazie all'appoggio del governo e del popolo di Fano.
  34. ^ Secondo Eubel, Giovanni Firmoni e Giovanni De Bertoldi sono la stessa persona, trasferita dalla sede di Fermo il 15 dicembre 1417 e deceduta nel 1445.
  35. ^ Nominato vescovo a soli 16 anni, non sarà mai consacrato né sacerdote né vescovo.
  36. ^ Così Gams. Secondo Eubel, morì nel marzo 1643.
  37. ^ Mantiene in amministrazione apostolica la sede di Fano.
  38. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII , p. 496.
  39. ^ Ughelli chiama questo vescovo Felicissimo, errore che fu corretto dal suo continuatore Nicola Coletti (Italia sacra, vol. II, ed. 1717, col. 827, nota 1). Tuttavia il nome di Felicissimo si trova ancora inserito nelle successive cronotassi di Fossombrone.
  40. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, p. 1667.
  41. ^ a b c d e I vescovi Marco (649), Paolo (735), Andrea (908), Ubaldo (1099) e Monaldo (1112), ignoti a Ughelli e Cappelletti, sono inseriti nella cronotassi di Fossombrone, ma senza alcuna prova documentaria a sostegno della loro esistenza.
  42. ^ Il vescovo Giovanni prese parte a due concili romani, nell'853 e nell'869. Alcune cronotassi inseriscono un vescovo di nome Geremia, che avrebbe preso parte ad un concilio nell'860 (più correttamente 861); in realtà questo vescovo apparteneva alla sede di Teramo e non di Fossombrone. Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1998, pp. 64-65.
  43. ^ a b c d Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, pp. 243-244.
  44. ^ Alla morte di Adamo, avvenuta dopo aprile 1044, era presente Pier Damiani, il quale, scrivendo a papa Gregorio VI (circa agosto 1045), evidenziò le difficoltà nella scelta di una persona adatta a sostituire Adamo, e propose l'arciprete della cattedrale quale nuovo vescovo di Fossombrone. Ignoto è il nome di questo arciprete; secondo Schwartz non è da escludere che sia lo stesso Benedetto, documentato a partire da aprile 1049.
  45. ^ Francesco Sabatini, Aldebrando, santo, Dizionario biografico degli italiani, vol. II, 1960.
  46. ^ «Come successore di S. Aldebrando si pone da alcuni il francescano Beato Riccardo, ma da un'analisi critica, questa notizia risulta appartenere più al campo della leggenda che della verità» (Ceccarelli, p. 78).
  47. ^ Secondo Eubel i vescovi Gentile I e Gentile II sono la medesima persona, mentre il vescovo Ildebrando «hoc loco non reponendus videtur». Da notare che Ildebrando è stato erroneamente identificato (Gams, Cappelletti) con sant'Aldebrando e posto tra i vescovi Gentile I e Gentile II, posticipando così di quarant'anni il suo episcopato. Tuttavia questa identificazione è da scartare, trattandosi di due persone diverse.
  48. ^ Secondo la testimonianza di Ilario di Poitiers, Graecianus episcopus a Calle prese parte al concilio di Rimini del 359. Storici ed eruditi locali hanno assegnato questo vescovo alla diocesi di Cagli; altri autori invece (Lanzoni) lo assegnano alla diocesi di Calvi (Cales). Charles Pietri, Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma 1999, pp. 936-937.
  49. ^ Al concilio indetto da papa Simmaco il 6 novembre 502 prese parte Vaticanus episcopus Ceneliensis. Questo termine è di difficile interpretazione. Ughelli lo assegna sia a Cagli che a Calvi. Lanzoni ipotizza che si tratti di Celano nella Marsia, sede provvisoria dei vescovi marsicani. Pietri ritiene valida l'ipotesi di Lanzoni, a meno che, tra le diverse varianti presenti nei manoscritti, non sia da preferire Celeniensis, nel qual caso la diocesi di appartenenza di Vaticano sarebbe Calvi. Charles Pietri, Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, p. 2249.
  50. ^ a b Secondo Ughelli, il vescovo Donato avrebbe preso parte al concilio indetto da papa Gregorio II nel 721; a causa della presenza negli atti di un altro vescovo di Cagli (chiamato Passivo o Podio), Ughelli ipotizza che durante la riunione conciliare, a causa della morte di Donato, fu eletto Passivo. Tuttavia, come già aveva notato Cappelletti, negli atti del concilio del 721 non esiste alcun vescovo di nome Donato o Passivo o Podio. Giovanni Domenico Mansi, Sacrorum conciliorum nova et amplissima collectio, Firenze 1766 , vol. XII, coll. 261-266.
    Probabilmente gli autori hanno fatto confusione con un altro concilio, quello dell'826, dove effettivamente furono presenti i vescovi Donato e Passivo, il primo vescovo di Gallese e il secondo vescovo di Cagli.
  51. ^ Secondo quanto riferisce Ughelli, Anastasio prese parte al concilio indetto nel 731 da papa Gregorio III per condannare l'eresia iconoclasta. Mansi non riporta gli atti di questo concilio, i quali, secondo Hefele (Histoire des Conciles d'après les documents originaux, Nouvelle traduction française faite sur la deuxième édition allemande par Dom H. Leclercq, tomo III/2, Parigi 1910, pp. 677-678 e nota 1), sono andati persi. Secondo Cappelletti (III, p. 236), il nome di Anastasio comparirebbe nella vita di Gregorio III scritta da Anastasio Bibliotecario nel Liber Pontificalis; nell'edizione di Duchesne, il nome di Anastasio non compare in nessuna parte del Liber Pontificalis (vol. I, Parigi 1886, pp. 416-417).
  52. ^ Al concilio romano del 761 prese parte il vescovo Rodolfo; l'edizione critica degli atti conciliari, pubblicata nel 1906 da Albert Werminghoff per le Monumenta Germaniae Historica, ha ricostruito la lezione episcopus sanctae ecclesiae Cellense. Baronio aveva assegnato questo vescovo alla diocesi di Cagli correggendo il termine Cellensis in Calliensis; Coletti, editore della seconda edizione dell'Italia sacra di Ughelli, assegnò Rodolfo alla diocesi di Calvi, in forza di un antico Kalendarium calvense (vol. X, col. 237); Gams, nel dubbio, inserì Rodolfo in entrambe le cronotassi (pp. 677 e 864). Albert Werminghoff aggiunge un ulteriore motivo di dubbio, poiché il termine Cellensis può essere corretto anche in Vercellensis, lezione già ipotizzata da Baronio. Concilia aevi Karolini (742-842), prima parte (742-817), a cura di Albert Werminghoff, Hannover e Lipsia 1906, p. 70 e note.
  53. ^ Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini (742-842), prima parte (742-817), a cura di Albert Werminghoff, Hannover e Lipsia 1906, pp. 76,5 e 81,10.
  54. ^ Monumenta Germaniae Historica, Concilia aevi Karolini (742-842), seconda parte (819-842), a cura di Albert Werminghoff, Hannover e Lipsia 1908, p. 561,7. Questo vescovo è erroneamente chiamato Passino da Ughelli.
  55. ^ Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 843-859, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1984, p. 337,11.
  56. ^ Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1998, pp. 64-65. Chiamato erroneamente Giustino da altri autori.
  57. ^ Incerta è l'identificazione di questo vescovo, documentato in sei concili della seconda metà del X secolo: 963, 964, 967, 967/968, 968 e 969. A causa delle varie lezioni della sede di appartenenza, che cambiano da concilio a concilio, gli autori hanno assegnato il vescovo Giovanni, documentato negli anni 963, 964, 967/968 e 969, alla diocesi di Gallese, mentre il Giovanni presente ai concili del 967 e del 968 è assegnato alla diocesi di Cagli. Secondo Ernst-Dieter Hehl, editore degli atti conciliari, non si tratterebbe di due vescovi omonimi e distinti, ma di un unico Giovanni vescovo di Gallese e non di Cagli. Monumenta Germaniae Historica, Die Konzilien Deutschlands und Reichsitaliens 916-1001, seconda parte (962–1001), a cura di Ernst-Dieter Hehl, Hannover 2007, pp. 232, 244, 276, 291, 303, 312.
  58. ^ Questo vescovo è menzionato da san Pier Damiani in una lettera a papa Niccolò II (1059-1061). Secondo Ughelli si dimise nell'anno 1045, benché la lettera di Pier Damiani non dia indicazioni cronologiche certe, se non un generico nostra aetate (Cappelletti III, p. 238).
  59. ^ Questo vescovo è documentato con certezza in due occasioni: nella consacrazione della chiesa del monastero di San Pietro a Gubbio nel 1058, e nel concilio romano del 1059 (Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, p. 241). Secondo Ughelli, il nome del vescovo era Marco o Azzo (Actium), nome che per Schwartz deve essere escluso. Ceccarelli lo indica presente anche al concilio del 1062.
  60. ^ Il vescovo Johannes Calinensis sottoscrisse la bolla di papa Alessandro II per la Chiesa di Ferrara nel 1068 (Kehr, Italia pontificia, IV, p. 210, nº 9). È tuttavia incerta la lezione, che può essere corretta in Calliensis (Cagli), ma anche in Gabinensis (Gabi). Secondo Schwartz, è da escludere che lo stesso vescovo sia stato presente ad un concilio nel 1077, come riferiscono autori locali, mentre la presunta discendenza dalla famiglia patrizia milanese dei Morigi è «una favola genealogica». Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, p. 242.
  61. ^ Il cognome Siccardi è, per Schwartz, molto dubbio, poiché attestato solo da un racconto del XVI secolo. Dopo Ugo, autori locali inseriscono, sempre al 1093, un vescovo di nome Paolo, ma senza alcun documento di riferimento.
  62. ^ Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, p. 242.
  63. ^ Nominato contestualmente vescovo titolare di Dionisiade (non di Dionisiana, come indicato erroneamente sia da Catholic-Hierarchy sia da GCatholic: AAS 01 [1909], p. 476).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Fano[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Fossombrone[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Cagli[modifica | modifica wikitesto]

Per la sede di Cagli e Pergola[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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