Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado

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Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado
Chiesa latina
Urbino-duomo04.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Pesaro
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Arcivescovo Giovanni Tani
Vicario generale Giuseppe Tabarini
Arcivescovi emeriti Francesco Marinelli
Sacerdoti 66 di cui 55 secolari e 11 regolari
818 battezzati per sacerdote
Religiosi 11 uomini, 111 donne
Diaconi 4 permanenti
Abitanti 57.000
Battezzati 54.000 (94,7% del totale)
Superficie 781 km² in Italia
Parrocchie 54
Erezione VI secolo (Urbino)
18 febbraio 1636 (Urbania e Sant'Angelo in Vado)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali San Cristoforo Martire
San Michele Arcangelo
Santi patroni San Crescentino
San Cristoforo
San Michele Arcangelo
Indirizzo Piazza Pascoli 2, 61029 Urbino [Pesaro], Italia
Sito web www.arcidiocesiurbino.it
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo arcivescovile di Urbino. Al pianterreno dell'edificio si trovano le sale del museo diocesano Albani.
Il portale della chiesa di San Sergio, primitiva cattedrale della diocesi urbinate.
Papa Pio IV, che eresse la diocesi di Urbino ad arcidiocesi metropolitana.

L'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado (in latino: Archidioecesis Urbinatensis-Urbaniensis-Sancti Angeli in Vado) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Pesaro, appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2014 contava 54.000 battezzati su 57.000 abitanti. È retta dall'arcivescovo Giovanni Tani.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende i comuni di Acqualagna, Borgo Pace, Colbordolo, Fermignano, Isola del Piano, Mercatello sul Metauro, Montecalvo in Foglia, Peglio, Petriano, Piobbico, Sassocorvaro, Sant'Angelo in Vado, Urbania e Urbino. Comprende inoltre parte dei comuni di Lunano, Fossombrone, Montefelcino, Montelabbate e Piandimeleto.

Sede arcivescovile è la città di Urbino, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Urbania e a Sant'Angelo in Vado si trovano le concattedrali dedicate rispettivamente a San Cristoforo martire e a San Michele arcangelo.

Il territorio si estende su 781 km² ed è suddiviso in 54 parrocchie, raggruppate in sette unità pastorali: Urbino, Massa Trabaria, Urbania, Candigliano, Metauro, Apsa, Foglia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna circoscrizione ecclesiastica è frutto dell'unione, attuata nel 1986, dell'arcidiocesi di Urbino con la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Diocesi di Urbino[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Urbino è attestata a partire dalla fine del VI secolo, sebbene la tradizione indichi come primo vescovo Evandro, vissuto nel IV secolo. Il primo riscontro storico certo dell'esistenza della diocesi risale al 593, anno in cui è menzionato il vescovo Leonzio, a cui Gregorio Magno affida l'amministrazione della chiesa di Rimini in assenza del vescovo Castorio. Leonzio è documentato in altre occasioni nell'epistolario gregoriano (595, 596) e morì probabilmente prima di maggio 599, poiché a questa data risultava amministratore della diocesi di Rimini il vescovo Sebastiano, che si ritiene sia stato il successore di Leonzio, benché nella lettera di Gregorio Magno che lo menziona non è indicata la sede di appartenenza.[1] La successiva cronotassi dei vescovi urbinati, fino al XII secolo, è molto lacunosa e incompleta, e incerta è l'attribuzione a Urbino dei vescovi documentati dalla tradizione.

La primitiva cattedrale della diocesi era la chiesa di San Sergio, che sorgeva fuori dalle mura cittadine. Nel 1021 il vescovo Teodorico trasferì la cattedrale episcopale in una chiesa all'interno della città, che dedicò a Santa Maria Assunta. All'epoca del successivo vescovo, il beato Mainardo, furono trasferite da Città di Castello e collocate nella cattedrale le reliquie di San Crescentino, patrono della città e della diocesi di Urbino.

Scrive Franco Negroni[2]: «Il sorgere del Comune tra i secoli XI-XII, con l'espansione rapida e notevole della città, non fu senza un certo travaglio tra vescovo e cittadini e vive furono le fazioni guelfa e ghibellina, capeggiata quest'ultima dalla famiglia Montefeltro. La città dal secolo XII contò cinque parrocchie oltre la cattedrale e accolse i nuovi ordini mendicanti: Francescani (dal loro sorgere), Domenicani (ca. 1245), Agostiniani (c.1258), Celestini (fine secolo XIII) con i rami femminili delle Clarisse, Agostiniane (tre monasteri), Santucciane (Benedettine). Il secolo XIV segnò il nascere delle gloriose confraternite di Santa Croce (1318), del Corpus Domini (ca. 1350), dell'Umiltà (1362), di San Giovanni (1393), dello Spirito Santo (ca. 1395) e la nascita o l'incremento di vari ospedali nella città e nel territorio diocesano».

Nel 1380 il beato Pietro Gambacorta diede vita, a poca distanza da Urbino, alla congregazione dei Poveri eremiti di San Gerolamo, che si diffuse in tutta Italia e all'estero.

Su istanza di Federico da Montefeltro, nella seconda metà del XV secolo venne ricostruita la cattedrale, che fu consacrata nel 1534 e ultimata con l'aggiunta della cupola agli inizi del Seicento.

Nel 1402 l'abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte (VIII secolo) a Casteldurante, in commenda dal 1393, ottenne lo status di nullius dioecesis da papa Bonifacio IX, ossia l'indipendenza ecclesiastica dai vescovi di Urbino; oltre Casteldurante, dall'abbazia dipendevano i castelli di Sant'Angelo in Vado e di Sassocorvaro.

Il 4 giugno 1563[3], su richiesta dell'ex vescovo, il cardinale Giulio della Rovere, Urbino fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana con la bolla Super universas di papa Pio IV. Originariamente le furono assegnate come suffraganee le diocesi di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro e Gubbio. Nel 1636 entrò a far parte della provincia ecclesiastica urbinate anche la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Durante l'episcopato di Antonio Giannotti, il 21 novembre 1592 fu istituito il seminario diocesano nei pressi dell'antica cattedrale di San Sergio. Rimase in questa sede fino al 1874, quando l'arcivescovo Alessandro Angeloni fece costruire un nuovo grande edificio nel luogo dove sorgeva l'ex monastero di San Domenico.

Nell'epoca post-tridentina, gli arcivescovi si impegnarono per l'attuazione delle riforme introdotte dal concilio di Trento e l'arcidiocesi vide il fiorire di opere di carità, di istituzioni laicali e di assistenza, e la fondazione di numerose case di religiosi. Da segnalare: la visita pastorale attuata dall'arcivescovo Benedetto Ala (1610-1620); i sinodi arcivescovili indetti da Paolo Emilio Santorio nel 1627, da Antonio Santacroce nel 1639, da Francesco Vitelli nel 1645 e da Ascanio Maffei nel 1648; la fondazione della congregazione per l'assistenza degli infermi poveri nel 1648.

Agli inizi del Settecento l'urbinate Gianfrancesco Albani divenne papa con il nome di Clemente XI; questi si mostrò munifico e generoso nei confronti della sua città natale, così come il nipote, il cardinale Annibale Albani (1682-1751), nei confronti di chiese, monasteri, opere pie e della cattedrale.

Il patrimonio architettonico delle diocesi fu colpito dal terremoto del 3 giugno 1781, che portò distruzione soprattutto nella parte montana dell'arcidiocesi e nelle chiese di campagna. La cupola della cattedrale di Urbino cedette nel gennaio del 1789, provocando danni alle opere d'arte custodite nella chiesa.

Durante il periodo napoleonico l'arcidiocesi di Urbino fu guidata dal vescovo Spiridione Berioli (1787-1819), di tendenze filonapoleoniche, con qualche contrasto con il clero diocesano e il capitolo della cattedrale. Tuttavia, dopo la caduta di Napoleone, Berioli abbandonò le simpatie liberali. Durante il suo episcopato, nel 1801, si riaprì la cattedrale restaurata in forme neoclassiche dall'architetto romano Giuseppe Valadier.

Dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia l'arcidiocesi di Urbino dovette subire la politica anticlericale del governo unitario. L'arcivescovo Angeloni (1846-1881), considerato un conservatore e reazionario, fu arrestato tre volte. Intanto, in tutta la seconda metà dell'Ottocento sorsero istituti di carità: l'orfanotrofio, la "Casa delle Convertite", la conferenza di San Vincenzo de Paoli, l'istituto Santa Felicita per l'istruzione di ragazze povere, la Banca Cattolica, le cooperative cattoliche e le casse rurali. Si deve all'Angeloni la celebrazione di sinodo provinciale nel 1859 e di due sinodi diocesani nel 1867 e nel 1880.

Nel 1900 nacque il giornale diocesano "L'Ancora", seguito da "Il Dovere", per la diffusione dell'Azione cattolica, e da "Il lavoro", che si opponeva alla stampa socialista.

Diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Le sedi unite[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 aprile 1965, alla morte del vescovo Giovanni Capobianco, la diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado fu data in amministrazione all'arcivescovo urbinate Anacleto Cazzaniga, fino a quando il 23 maggio 1977 Ugo Donato Bianchi divenne, con due distinte nomine, arcivescovo di Urbino e vescovo di Urbania e Sant'Angelo in Vado, unendo così in persona episcopi le tre sedi episcopali.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, è stata stabilita la plena unione delle tre diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Ugo Donato Bianchi è diventato il primo arcivescovo di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado.

Nel 1990 due parrocchie del comune di Piobbico (San Donato e Santa Maria), appartenenti alla diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, vengono annesse all'arcidiocesi.[4]

La provincia ecclesiastica di Urbino ha subito sostanziali modifiche a partire dagli anni settanta del Novecento. Infatti nel 1972 e nel 1977 ha perso le diocesi di Gubbio e di Montefeltro. Dopo le modifiche attuate nel 1986, la provincia ecclesiastica urbinate era costituita dalle diocesi di Senigallia, di Pesaro e di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola. Infine, l'11 marzo 2000, nell'ambito della riorganizzazione della regione ecclesiastica Marche, Urbino, pur mantenendo il titolo arcivescovile, ha perso la dignità metropolitica ed è entrata a far parte della nuova provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Pesaro.[5]

Nel 2010 è stato riaperto al pubblico, dopo un'attenta opera di ristrutturazione e di ampliamento, il museo diocesano Albani, istituito nel 1964 in alcuni locali a pianterreno del palazzo arcivescovile di Urbino, e dedicato alla famiglia Albani, che nel Settecento si mostrò particolarmente munifica verso la cattedrale, contribuendo in maniera determinante ad accrescerne la collezione artistica.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi e arcivescovi di Urbino[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Urbania e Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Diocesi di Urbania e Sant'Angelo in Vado.

Arcivescovi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 57.000 persone contava 54.000 battezzati, corrispondenti al 94,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Urbino
1950 46.700 47.000 99,4 116 108 8 402 10 82 97
1970 38.450 38.500 99,9 84 74 10 457 10 94 111
1980 36.200 38.200 94,8 84 71 13 430 13 85 111
arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
1990 50.700 51.000 99,4 97 86 11 522 11 145 51
1999 52.600 54.000 97,4 81 72 9 649 9 126 53
2000 53.100 54.500 97,4 81 71 10 655 10 125 53
2001 53.500 55.000 97,3 78 65 13 685 1 13 130 53
2002 54.623 57.617 94,8 81 65 16 674 1 17 143 53
2003 54.600 57.600 94,8 79 63 16 691 1 16 143 54
2004 54.600 57.600 94,8 70 60 10 780 10 140 54
2010 50.500 54.900 92,0 68 59 9 742 1 10 108 54
2014 54.000 57.000 94,7 66 55 11 818 4 11 111 54

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire…, II, pp. 2006-2007.
  2. ^ Storia dal sito web dell'arcidiocesi.
  3. ^ La bolla riporta la data del pridie nonas junii, che corrisponde al 4 giugno. Cappelletti (III, p. 206) indica erroneamente la data dal 7 luglio.
  4. ^ AAS 83 (1991), pp. 524-525.
  5. ^ Decreto Quo maiori, AAS 92 (2000), pp. 568-569.
  6. ^ Vescovo di Ursinum, che secondo Lanzoni potrebbe essere Bolsena (Vulsinii) o Urbino (Urbinum). Per Cappelletti e Gams invece, Evandro fu vescovo di Ajaccio in Corsica.
  7. ^ Avrebbe partecipato al concilio romano convocato da papa Agatone nel 680. Gams e Cappelletti lo indicano sia come vescovo di Urbino che come vescovo di Monterano. L'edizione critica degli atti del Concilio di Costantinopoli III (Rudolf Riedinger ed., Acta conciliorum oecumenicorum. Series Secunda. Volumen II/1, Berlino 1990, p. 157) assegnano Esilarato alla diocesi di Monterano.
  8. ^ Matteo Ghiri non acconsentì al trasferimento a Forlì, per cui la nomina di Giorgio non ebbe effetto.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

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