Duomo di Urbino

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Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta
Urbino, duomo 02.JPG
StatoItalia Italia
RegioneMarche
LocalitàUrbino
Coordinate43°43′29.86″N 12°38′11.08″E / 43.72496°N 12.63641°E43.72496; 12.63641
Religionecattolica
TitolareMaria Assunta
Arcidiocesi Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
ConsacrazioneAnni trenta del XVI secolo[1]
ArchitettoGiuseppe Valadier
Stile architettoniconeoclassico
Inizio costruzioneanni ottanta del XV secolo[2]
CompletamentoInizio XVII secolo

La chiesa di Santa Maria Assunta è il principale luogo di culto cattolico di Urbino e cattedrale dell'arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado. Si è mantenuta della grandezza simile alla precedente cattedrale rinascimentale, pesantemente danneggiata dal terremoto del 1789; ristrutturata (alcune parti furono ricostruite ex novo) secondo il gusto neoclassico. Misura in lunghezza 64,5 m, in larghezza 36,8 m e in altezza 50 m. Nel novembre del 1950 papa Pio XII la elevò alla dignità di basilica minore.[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Interno

Fondata nel 1021, nel sito dove sorgeva la precedente chiesa di Santa Maria del Castello, quando la sede vescovile fu spostata all'interno delle mura, rispetto alla primitiva cattedrale di San Sergio. La nuova cattedrale ebbe una pianta ruotata di 90° (asse nord-sud) rispetto a quella attuale ed era di dimensioni assai minori, con la facciata principale verso l'odierna Piazza Duca Federico.

Su istanza del duca Federico III da Montefeltro, verso gli anni ottanta del XV secolo vennero avviati i lavori di ricostruzione della cattedrale, più ampia e sull'asse odierno (est-ovest). L'edificio fu realizzato secondo un progetto semplicissimo e sobrio, a pianta basilicale a tre navate su bianchi piloni, secondo un progetto attribuito al senese Francesco di Giorgio Martini, che in quegli anni era architetto di fiducia del duca. I lavori proseguirono a rilento, verso gli anni trenta del XVI secolo la nuova cattedrale fu consacrata, ma priva ancora della cupola, che verrà realizzata agli inizi del XVII secolo, su progetto dell'architetto urbinate Muzio Oddi (che però non potè seguire i lavori di costruzione dell'opera). La facciata rimase incompleta rispetto al progetto originario del Martini[4]; poi modificato con l'installazione sulla sommità dell'orologio e delle campane pubbliche (elementi che causeranno problemi statici alla struttura), quest'ultime erano suonate tramite una lunga fune da una finestra del prospicente Palazzo Comunale[5].

Questa singolare opera del Rinascimento andò tuttavia perduta con i due terremoti del 3 giugno 1781 e del 12 gennaio 1789 che causarono il danneggiamento della facciata e il crollo della cupola, rispettivamente. Queste due calamità costrinsero gli urbinati a ricostruire la loro cattedrale, affidando il progetto della facciata all'architetto Camillo Morigia su un progetto da questi redatto nel 1784 su commissione dell'arcivescovo Domenico Monti, e la ristrutturazione della chiesa intera all'architetto romano Giuseppe Valadier, che concluse l'edificio nel 1801.

L'edificio è stato riaperto al culto ed alle visite il 28 novembre 2020, dopo un restauro durato quattro anni, resosi necessario per risanare le lesioni alla controfacciata ed alla cupola provocate dal sisma del 30 ottobre 2016[6][7].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è in pietra del Furlo ed è ornata da cinque statue, che rappresentano le Virtù Teologali (Fede, Speranza e Carità) sul frontone, mentre sui due spioventi vi sono rappresentati Sant'Agostino (a sinistra) e San Giovanni Crisostomo (a destra). I pilastri della facciata terminano con eleganti capitelli in stile composito. Sul fregio, sotto al frontone, è riportata l'iscrizione Studiorum Universitati Fastigium, come ringraziamento all'Università per aver finanziato i lavori di realizzazione del tetto. La gradinata antistante il duomo è stata sistemata in forme attuali nel 1859, su disegno dell'arcivescovo Alessandro Angeloni; presenta, al termine di una elegante balaustra, sulla sinistra la statua del Patrono San Crescentino e sulla destra la statua del Compatrono Beato Mainardo, Vescovo di Urbino.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Il raffinato interno, opera del Valadier, è un bell'esempio di stile neoclassico: a croce latina, con tre bianche navate coperte da volta a botte, è coronato, all'incrocio del transetto, da una maestosa cupola cassettonata. Le opere in stucco sono degli artisti Antonio Trentanove[8] (statue degli angeli nelle parti superiori) e Francesco Antonio Rondelli (rosoni, capitelli e le statue degli angeli sull'altare sinistro del transetto).

Navata destra

  • Primo altare: vi è una statua lignea dorata (con piede destro in bronzo) seicentesca raffigurante San Pietro in cattedra, copia dell'originale conservato presso la basilica vaticana.
  • Secondo altare: vi si conserva una pala di Claudio Ridolfi, raffigurante la Traslazione della Santa Casa di Loreto con Sant'Andrea (anni trenta del XVII secolo).
  • Terzo altare: vi è il Martirio di San Sebastiano (1558) di Federico Barocci. Parte di questa tela (il ritratto del figlio del committente, sul margine inferiore) fu asportata da ignoti nel 1982 e ritrovata nel 2017, poi restaurata e reintegrata. Il dipinto fu realizzato per la cappella dell'omonimo Santo nella cattedrale rinascimentale, sotto il patronato della famiglia Bonaventura, la quale commissionò l'opera. Rappresenta una delle prime opere in cui lo stile del Barocci emerge in modo netto[9].
  • Quarto altare: vi si conserva la Santa Cecilia in estasi fra i Santi Giovanni Evangelista, Maria Maddalena, Paolo e Caterina d'Alessandria (1556-1561), una delle prime opere del Barocci, ispirata al capolavoro bolognese del suo concittadino Raffaello Sanzio.
  • Quinto altare: vi si trova la pala di Ludovico Viviani, raffigurante Cristo crocifisso tra i Santi Giacomo Maggiore e Martino (primi venti anni del XVII secolo).

Navata sinistra

  • Primo altare: vi è il fonte battesimale, adornato sopra da un gruppo scultoreo settecentesco in stucco di Antonio Trentanove, raffigurante Il battesimo di Cristo; precedentemente ospitato sulla controfacciata e poi qui trasferito verso la metà del XIX secolo.
  • Secondo altare: vi si conserva la Visitazione di Maria (fine XVI secolo), opera di Antonio Viviani, ispirata all'originale baroccesco conservato a Roma presso la Chiesa Nuova.
  • Terzo altare: vi è l'opera L'imperatore Eraclio porta la Croce (1619) di Iacopo Palma il giovane (1548-1628). Realizzata su commissione di una confraternità cittadina all'artista, che da giovane frequentò Urbino. La tela contiene, nel paesaggio sullo sfondo, la raffigurazione del Monastero di Santa Chiara sul lato a valle[10], costituendo un importante documento iconografico per conoscere l'aspetto originario di questa architettura rinascimentale.
  • Quarto altare: vi si trova una pala di Claudio Ridolfi, raffigurante San Carlo Borromeo inginnocchiato davanti alla Vergine col bambino (anni trenta del XVII secolo).
  • Quinto altare: vi si conserva la pala dell'Annunciazione (1550) di Raffaello Motta da Reggio.

Transetto

  • Altare destro: vi si conserva in una nicchia la statua processionale del patrono San Crescentino, realizzata in cartapesta agli inizi del XIX secolo da Francesco Antonio Rondelli. La nicchia viene scoperta solo in occasione della festività patronale (1° giugno), per il resto dell'anno è coperta dalla tela di Ludovico Viviani, raffigurante una Madonna con Bambino e i Santi Girolamo, Eusebio e Chiara (prima metà del XVII secolo).
  • Altare sinistro: è dedicato alla Madonna della Misericordia e conserva una tela raffigurante la Vergine col Bambino, attribuita a Pompeo Batoni. Il quadro è retto da due angeli opera del Rondelli. Ai lati di questo altare si trovano le statue marmoree dedicate a Clemente XI (1710), opera di Francesco Moratti su commissione del Comune, e a Raffaello (1847), opera di Carlo Finelli su commissione del nobile urbinate Curzio Corboli Aquilini.

Orologio
Situato nella parte destra del transetto, vicino all'organo e in corrispondenza con la torre campanaria, dal momento che tale quadrante era collegato originariamente col meccanismo dell'orologio pubblico posto su di essa. Tale quadrante si compone di quattro lancette per segnare i minuti - secondi, le ore, i giorni del mese ed i giorni della settimana.

Organo e cantoria
Situati nel transetto, sopra agli ingressi delle cappelle a lato del presbiterio. La cattedrale nei secoli ebbe in dotazioni diversi organi a canne: l'attuale è opera della ditta Girotto, ricostruendo nuovi somieri a sistema elettromeccanico con console a distanza ed il completo riutilizzo del materiale fonico dei due strumenti precedenti, opera rispettivamente di Gaetano Callido (1801 - op. 384) e Luigi Giudici (1892).

Cupola

La cupola

Sui pennacchi della cupola, i tondi con gli Evangelisti sono opere di artisti di scuola romana della fine del XVIII secolo, quali Domenico Corvi (San Matteo), Giuseppe Cades (San Marco), Antonio Cavallucci (San Giovanni) e Pietro Tedeschi (San Luca). Oltre ai rosoni in stucco sulla calotta, opera del Rondelli.

Presbiterio
Ospita la pala nell'abside, opera di Cristoforo Unterperger, raffigurante la Madonna Assunta in cielo con San Crescentino ed il Beato Mainardo (1794), un bozzetto per i colori si conserva nel vicino Museo diocesano Albani. Sotto alla pala si trova un coro ligneo ottocentesco opera di Vincenzo Nini. Pregevole è anche l'altar maggiore, realizzato su disegno attribuito a Francesco Fontana[11], dono di Papa Clemente XI, in marmi policromi, con bassorilievi in bronzo dorato di Lorenzo Ottoni[12]. L'altare fu ricomposto dopo il crollo della cupola e conserva al suo interno le reliquie di San Crescentino. Sulle pareti laterali vi sono due monumenti (una nicchia con busto e una targa commemorativa) dedicati ai pontefici Pio VI (a destra), per le sovvenzioni che diede in occasione dei lavori di ricostruzione e ristrutturazione di fine XVIII secolo, e Clemente XI (a sinistra), realizzati entrambi da Giuseppe Pisani.

Cappella del Santissimo Sacramento
È posta a sinistra del presbiterio, così chiamata perchè ospita il tabernacolo con l'ostia consacrata. Costituisce assieme alla sua cappella gemella, l'ultima testimonianza della precedente cattedrale rinascimentale (seppur la decorazione di queste cappelle laterali fosse più ricca rispetto al resto dell'edificio martiniano). Fin dalla sua costruzione fu posta sotto il patronato ducale, anche in virtù del collegamento interno tra questa ed il Palazzo Ducale, per consentire ai duchi di seguire le funzioni liturgiche in essa. Anche grazie a tale patronato, nel 1507, il duca Guidobaldo I da Montefeltro vi istituì una Cappella Musicale. L'altare marmoreo fu realizzato agli inizi del XVIII secolo, su disegno di Alessandro Specchi[13]. Sulla volta a botte, tra gli stucchi dorati, vi sono inserite una serie di piccole tele opera di Antonio Viviani, raffiguranti alcuni Miracoli dell'Eucarestia. Mentre sulla parete laterale di sinistra spicca l'Ultima Cena (1590-1599), capolavoro indiscusso della maturità di Federico Barocci. Speculare al capolavoro baroccesco, sulla parete opposta, vi è l'Adorazione dei Magi (prima metà del XVII secolo) di Giovan Battista Urbinelli. Ai lati delle grandi tele laterali vi sono due statue in stucco raffiguranti personaggi biblici (Re Salomone, Elia, David e Melchisedech), opera di Marcello Sparzio. La cappella è chiusa da una cancellata in ferro battuto quattrocentesco[14].

Cappella della Concezione
Situata a destra del presbiterio, è la cappella gemella di quella del Santissimo Sacramento. Presenta la medesima decorazione in stucchi dorati. Questa però fu posta sotto il patronato della comunità cittadina (Comune). Sotto all'altare, opera settecentesca su disegno attribuito ad Alessandro Specchi, si conservano le reliquie del Beato Mainardo. Nell'abside, sopra all'altare, si conserva un affresco raffigurante una Madonna con Bambino, risalente agli inizi del XV secolo, attribuito al Maestro dell'Incoronazione di Bellpuig, prelevato a massello dalla precedente cattedrale medievale perchè ritenuto miracoloso. Sulla volta vi sono una serie di tele raffiguranti Scene della vita della Vergine e quattro Sibille (anni settanta del XVII secolo) opera degli artisti Gian Ortensio Bertuzzi e Alfonso Patanazzi. Sulle pareti laterali vi sono due grandi tele, la Natività della Vergine (1709) di Carlo Cignani, sulla sinistra, l'Assunzione in Cielo della Vergine (1707 circa), di Carlo Maratta e Giuseppe Bartolomeo Chiari, sulla destra. Ai lati di queste grandi tele vi sono due statue raffiguranti San Zaccaria, Iesse, San Giuseppe e Abramo, opera seicentesca di Alessio Pellegrini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconsacrata nel 1801
  2. ^ Ristrutturata dopo il 1789
  3. ^ Catholic.org Basilicas in Italy
  4. ^ Tafuri 1993, p. 190.
  5. ^ Come si vede in un acquerello settecentesco di Michelangelo Dolci, conservato presso il Museo Diocesano Albani di Urbino.
  6. ^ Dopo quattro anni il Duomo riapre le porte al pubblico, su ilrestodelcarlino.it, 22 novembre 2020. URL consultato il 28 novembre 2020.
  7. ^ Sabato 28 la riapertura del Duomo con una messa presieduta dall’Arcivescovo Tani, su vivereurbino.it, 22 novembre 2020. URL consultato il 28 novembre 2020.
  8. ^ Cucco-Negroni 1984, pp. 10-12.
  9. ^ A. Emiliani, Federico Barocci, Ancona, Il Lavoro Editoriale - Ars Books, 2008, pp. 110-111, ISBN 978-88-7663-437-6.
  10. ^ F. P. Fiore e M. Tafuri, Il monastero e la chiesa di Santa Chiara a Urbino. Anni ottanta del XV secolo e sgg. in Francesco di Giorgio architetto cit., pp. 270-2.
  11. ^ Debenedetti 2001, p. 318.
  12. ^ Debenedetti 2001, pp. 231-32.
  13. ^ Debenedetti 2001, p. 321.
  14. ^ Cucco-Negroni 1984, p. 17.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Lazzari, Delle chiese di Urbino e delle pitture in esse esistenti, Urbino, 1801.
  • B. Ligi, Le chiese monumentali di Urbino, Urbania, 1968, pp. 6 - 16.
  • G. Cucco e F. Negroni, Musei d'Italia - meraviglie d'Italia. Urbino. Museo Albani, Bologna, Calderini, 1984, pp. 1 - 50, ISBN 88-7019-226-1.
  • F. Negroni, Il Duomo di Urbino, Urbino, Accademia Raffaello, 1993.
  • M. Tafuri, Il duomo di Urbino. 1477-78 circa e sgg., in F. P. Fiore e M. Tafuri (a cura di), Francesco di Giorgio architetto, Milano, Electa, 1993, pp. 186 - 207, ISBN 88-435-4398-9.
  • F. Mazzini, Urbino - i mattoni e le pietre, Urbino, Argalia editore, 2000, pp. 76 - 91, ISBN 88-392-0538-1.
  • E. Debenedetti, Gli altari in duomo e altri altari urbinati, in G. Cucco (a cura di), Papa Albani e le arti a Urbino e a Roma 1700 - 1721, Venezia, Marsilio editore, 2001, pp. 318 - 23 e pp. 231 - 2, ISBN 88-317-7862-5.

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