Diocesi di Gubbio

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Diocesi di Gubbio
Dioecesis Eugubina
Chiesa latina
Catedral de Gubbio.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve
Regione ecclesiastica Umbria
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Mario Ceccobelli
Vicario generale Fausto Panfili
Vescovi emeriti Pietro Bottaccioli
Sacerdoti 53 di cui 35 secolari e 18 regolari
984 battezzati per sacerdote
Religiosi 19 uomini, 92 donne
Diaconi 9 permanenti
Abitanti 55.754
Battezzati 52.181 (93,6% del totale)
Superficie 900 km² in Italia
Parrocchie 39 (4 vicariati)
Erezione V secolo
Rito romano
Cattedrale Santi Mariano e Giacomo
Indirizzo Largo Vescovado 1, 06024 Gubbio (Perugia), Italia
Sito web www.webdiocesi.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Gubbio (in latino: Dioecesis Eugubina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve, appartenente alla regione ecclesiastica Umbria. Nel 2013 contava 52.181 battezzati su 55.754 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Mario Ceccobelli.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende il territorio dei comuni di Costacciaro, Gubbio, Scheggia e Pascelupo, Umbertide e Valfabbrica in provincia di Perugia; e il comune di Cantiano in provincia di Pesaro-Urbino.

Confina con le diocesi di Città di Castello (a nord e a est), Perugia-Città della Pieve e Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (a sud) e Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola (a ovest).

Sede vescovile è la città di Gubbio, dove si trova la basilica cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo; sul Monte Ingino, il colle che sovrasta Gubbio, si trova la basilica di Sant'Ubaldo.

Il territorio si estende su 900 km² ed è suddiviso in 4 foranie e conta 39 parrocchie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attraverso gli scritti di san Girolamo, abbiamo la certezza dell'esistenza di una diocesi eugubina almeno fin dal IV secolo, rendendola così - per fondazione - una delle più antiche del centro Italia.

Attorno alla metà del V secolo è da collocare il martirio del soldato Verecondo, sulla cui tomba sorse in seguito un'abbazia benedettina. Verso la fine del V secolo, i resti di sette martiri africani (Secondo, Secondino, Agapito, Emiliano, Antonio, Tertulla, Mariano e Giacomo) vennero traslati a Gubbio: per due di quei martiri (Giacomo e Mariano) sant'Agostino aveva recitato due sermoni. Attorno al culto per questi santi si consolidò l'identità ecclesiale della città umbra e molti vescovi eugubini del tempo vengono citati come Episcopus Sancti Mariani.

Il primo vescovo storicamente documentato è Decenzio, menzionato in una lettera di papa Innocenzo I del 416, nella quale il pontefice si riferisce ai praedecessores tui, indizio che altri vescovi hanno preceduto Decenzio, almeno fin dal IV secolo. Il secondo vescovo noto è Gaudioso, menzionato in una lettera di Gregorio Magno del 599 come visitatore della chiesa di Tadinum.

In epoca tardo-antica ed alto medievale la diocesi fece parte dell'area di influenza ravennate essendo posizionata lungo il corridoio Bizantino.

L'invasione degli Ungari e degli Avari del 917 arrecò danni irreparabili a città e territorio e cancellò quel che rimaneva dell'antico splendore. La rinascita ecclesiale e territoriale si deve principalmente all'insediarsi di numerosi monasteri tra la fine del X e l'inizio dell'XI secolo (San Donato di Pulpiano, fondato da monaci irlandesi, la camaldolese Santa Maria di Sitria e Fonte Avellana, notevole centro culturale grazie a Pier Damiani).

Al vescovo Ubaldo Baldassini (1129-1160) si devono la ricostruzione urbana e della cattedrale (distrutta da un incendio nel 1126), la riforma e rinascita spirituale del clero, dei canonici cattedrali (ai quali venne fatta adottare la regola Portuense) e del popolo, la riorganizzazione delle parrocchie rurali e la difesa delle libertà civili. Sant'Ubaldo è patrono della città.

Dalla prima metà del quattrocento, per quasi un secolo, Gubbio assurse al rango di prima città del ducato dei Montefeltro e dei Della Rovere e la sua diocesi venne nobilitata da tutta una serie di vescovi cardinali di prima levatura nella storia della Chiesa (Girolamo e Francesco Della Rovere, Antonio Ferrero, Federico Fregoso, Pietro Bembo, Giacomo Savelli, Marcello Cervini, poi papa Marcello II).

Gli episcopati di Cervini (1544-1555) e del suo successore Savelli (1555-1560) segnarono un periodo di rinascita per la vita ecclesiale: vennero riformati il capitolo cattedrale e la curia vescovile, creati l'archivio e il seminario, riorganizzata la rete parrocchiale, applicate le nuove discipline liturgiche, riformata la disciplina del clero, ebbero inizio le visite pastorali.

Con l'estinzione della dinastia dei della Rovere e il ritorno di Gubbio alle dirette dipendenze di Roma, iniziò il declino della città che divenne un piccolo centro di provincia: la diocesi passò dall'immediata soggezione alla Santa Sede a essere suffraganea dell'arcidiocesi metropolita di Urbino (4 giugno 1563). Tuttavia i vescovi eugubini non accettarono di buon grado questa suffraganeità, considerandosi sempre soggetti alla Santa Sede. I dissidi fra il metropolita di Urbino ed i vescovi di Gubbio si protrasse fino al Settecento, quando papa Benedetto XIII dovette intervenire nuovamente il 23 maggio 1725 per riconfermare i diritti metropolitici degli arcivescovi di Urbino sulla sede di Gubbio.

Tra i successivi vescovi eugubini si segnalano: Alessandro Sperelli (1644-1671), che fece restaurare la cattedrale (da lui riconsacrata il 22 settembre 1652) ed erigere la cappella della Madonna, lasciò del primo ricco nucleo della biblioteca Sperelliana e celebrò un importante Sinodo; e Giuseppe Pecci (1841-1855), insignito anche della porpora cardinalizia, che ebbe parte notevole nella stesura del documento con il quale papa Pio IX proclamava il dogma dell'Immacolata Concezione e nell'elaborazione del Sillabo.

Con l'erezione della diocesi di Pergola nel 1818 perse una larga parte del suo territorio storico sul versante marchigiano, compresa l'Abbazia di Fonte Avellana; in cambio di questa perdita territoriale, la diocesi riottenne l'immediata soggezione alla Sede Apostolica.

Il 15 agosto 1972 la diocesi è entrata a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Perugia.

Dal 1972 al 1981 la diocesi fu unita in persona episcopi a quella di Città di Castello con il vescovo Cesare Pagani.

Dal 2013 un antico legame di storia e di fede[1], che risale addirittura al Medioevo, unisce la parrocchia di Villa Garibaldi, in provincia di Mantova, alla diocesi di Gubbio.[2]

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 55.754 persone contava 52.181 battezzati, corrispondenti al 93,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 55.000 55.000 100,0 82 53 29 670 32 154 65
1970 48.000 48.000 100,0 73 54 19 657 21 130 67
1980 47.150 47.200 99,9 68 47 21 693 23 96 67
1990 47.950 48.000 99,9 62 41 21 773 1 21 65 40
1999 47.900 48.000 99,8 58 38 20 825 7 23 112 40
2000 47.800 48.000 99,6 56 36 20 853 7 21 111 40
2001 47.800 48.000 99,6 58 38 20 824 7 22 113 40
2002 47.800 48.000 99,6 52 32 20 919 7 22 83 40
2003 47.200 48.000 98,3 51 31 20 925 7 20 87 40
2004 47.200 48.000 98,3 50 31 19 944 8 19 87 39
2006 47.200 48.000 98,3 47 28 19 1.004 12 21 86 39
2013 52.181 55.754 93,6 53 35 18 984 9 19 92 39

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La chiesa parrocchiale di Villa Garibaldi (Roncoferraro) è intitolata ai santi Giacomo e Mariano martiri.
  2. ^ Un antico legame si trasforma in solidarietà. Villa Garibaldi è gemellata con Gubbio.
  3. ^ Incerta è l'attribuzione di Mainardo alla diocesi di Gubbio. Infatti il suo nome appare in un solo codice, mentre negli altri la lezione riporta alla diocesi di Urbino, dove è documentato un beato Mainardo dal 1056 al 1088 circa.
  4. ^ Questa è la data riportata da Eubel, benché il successore sia confermato il 26 gennaio del medesimo anno.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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