Cantiano

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Cantiano
comune
Cantiano – Stemma Cantiano – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Pesaro e Urbino-Stemma.png Pesaro e Urbino
Amministrazione
Sindaco Alessandro Piccini (lista civica) dal 25-05-2014
Territorio
Coordinate 43°28′21.29″N 12°37′42.71″E / 43.472581°N 12.628531°E43.472581; 12.628531 (Cantiano)Coordinate: 43°28′21.29″N 12°37′42.71″E / 43.472581°N 12.628531°E43.472581; 12.628531 (Cantiano)
Altitudine 360 m s.l.m.
Superficie 83,25 km²
Abitanti 2 246[1] (30-11-2015)
Densità 26,98 ab./km²
Frazioni Chiaserna, Fossato, Moria, Palcano, Pontedazzo, Pontericciòli, San Crescentino, Balbano, Vilano, San Rocco, Palazzo, Tranquillo
Comuni confinanti Cagli, Frontone, Gubbio (PG), Scheggia e Pascelupo (PG)
Altre informazioni
Cod. postale 61044
Prefisso 0721
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 041008
Cod. catastale B636
Targa PU
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 363 GG[2]
Nome abitanti cantianesi
Patrono san Giovanni Battista, Madonna della Misericordia
Giorno festivo 24 giugno, 4ª domenica di agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Cantiano
Cantiano
Posizione del comune di Cantiano nella provincia di Pesaro e Urbino
Posizione del comune di Cantiano nella provincia di Pesaro e Urbino
Sito istituzionale

Cantiano è un comune italiano di 2 246 abitanti[1] della provincia di Pesaro e Urbino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il paese è sito a cavallo tra le Marche e l'Umbria ed è attraversato dalla Via Flaminia, importante arteria che collega Roma alla costa adriatica. Posto ai piedi del massiccio del Catria, che, coi suoi 1701 m s.l.m., è la quota più alta della provincia di Pesaro e Urbino ed una delle principali vette dell'Appennino umbro-marchigiano, è immerso in estese e secolari faggete ad altofusto tra cui va ricordato il bosco di Tecchie, istituito parco pubblico nel 1986. Michele Mercati, biologo, naturalista ed archiatra pontificio (1541-1591), descrive ampiamente Cantiano nella sua opera botanica, mineralogica e paleontologica, intitolata Metalloteca Vaticana (1574), pubblicata postuma nel 1717, ricordandolo per l'amenità dei luoghi e per le ricchezze naturali. Mercati venne ospite di padre Agostino Manni, originario di Cantiano, che gli procurò alcuni esemplari di ammoniti di quello che si conosce tuttora come "Rosso Ammonitico", trovati verosimilmente nella vallata del fiume Burano tra Cagli e Cantiano. Il Mercati fece disegnare da un incisore tedesco, Eisenhoit, nella Metalloteca, un ammonite tipico del luogo (Ammonis cornu lapideum ex Cantiani faucibus), conosciuto attualmente come Mercaticeras, (etimologicamente Corno di Mercati); attualmente l'ammonite è molto conosciuto a livello europeo e molto diffuso, ma la sua scoperta in quel tempo lontano deve considerarsi assolutamente legata alla storia di Cantiano. Il paese peraltro è da sempre noto per la copiosa quantità di fossili. Ancora oggi, i monti circostanti, tra cui il Monte Catria, sono ricchi di modelli conchigliari di ammoniti ed altri resti, nelle rocce di origine marina di epoca giurassica e cretacea, risalenti a 180 - 100 milioni di anni fa.

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima di Cantiano e del suo territorio comunale è quello tipico di media montagna. Gli inverni sono freddi con precipitazioni prevalentemente nevose, le temperature possono scendere di diversi gradi sotto lo zero. Le estati risultano miti e ventilate. Le precipitazioni sono distribuite equamente durante tutto l'arco dell'anno, con maggiore frequenza nei mesi freddi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

(LA)

« CANTHIANUM SEMPER FIDELIS »

(IT)

« Cantiano sempre fedele »

Fu nel VI secolo a.C. che gli Ikuvini, una ramificazione umbra del popolo degli Italici che dall'Europa continentale avevano invaso l'Italia, furono autori della migrazione che li portò ad occupare l'area appenninica umbro-marchigiana intorno alla odierna Scheggia, nelle cui vicinanze fondarono la città della Ukre Fisia e dove risulta eressero il tempio a Giove Patre. E fu in questi luoghi che nel lontano 1456 avvenne il ritrovamento di un documento di inestimabile valore, le Tavole Eugubine (museo di Gubbio): sette lamine di metallo redatte in umbro, etrusco e latino la cui lettura, traduzione e successivo studio ha permesso di svelare gli ordinamenti, le attività, le pratiche sociali e religiose di questi nostri antenati appenninici. La vicinanza e i successivi contatti con gli Etruschi delle regioni dell'Etruria, popolo di civiltà sviluppata e di diversa cultura, più attenti a realizzare commerci che non a dominare genti, sortirono effetti benefici sulle condizioni di vita degli Ikuvini. È forse in questo tempo che inizia ad acquistare importanza il centro di Luceoli, localizzata nel territorio del comune di Cantiano nei pressi dell'attuale frazione di Pontericciòli (da Pons Luceoli).

Il IV secolo a.C. fu il secolo d'oro degli Ikuvini, lontani dalle battaglie e dagli accanimenti dei Romani e dei Galli. Questa loro neutralità favorì la pacifica annessione a Roma che li aveva fino ad allora trascurati nella loro marginalità. Toccò a Caio Flaminio, censore, rendere tangibile la presenza romana creando nel 219 a.C., peraltro su tracciati in parte già esistenti, la validissima arteria appunto chiamata via Flaminia, un collegamento strategico tra Roma e Rimini. Via che poi successivamente, per opera di Augusto e di Vespasiano, vedrà migliorare il proprio percorso con la costruzione di numerosi manufatti ed imponenti ponti e l'apertura, nel 76 a.C., della galleria del Furlo. Per questo motivo Luceoli acquisterà notevole visibilità, divenendo così municipio romano, localizzata in prossimità della mutatio "Ad Ensem" nella Tabula Peutingeriana, copia del XIII secolo di un'antica carta romana che mostrava le vie militari dell'Impero. La Civitas di Luceoli, probabilmente anche sede episcopale indipendente poi estintasi a beneficio della vicina Gubbio, dopo le invasioni devastatrici degli Eruli e dei Goti, aumenta la propria importanza nel divenire un caposaldo del Corridoio bizantino. Questo, insinuandosi nei territori dei Longobardi di re Alboino, costituiva l'unica alternativa alla Flaminia presidiata nel mantenere in comunicazione i domini bizantini adriatici dell'Esarcato e delle Pentapoli con i Ducati di Roma e di Napoli.

Forse in funzione antilongobarda o per difendersi dalle incursioni dei Saraceni del IX secolo si inizia la fortificazione dei due colli di Colmatrano e di Cantiano posti a nord di Luceoli, intorno ai quali i superstiti della città, definitivamente distrutta nel 1137 dall'imperatore Lotario III, ripiegheranno per dare avvio alla comunità di Cantiano. La stessa Cantiano, sembra prendere nome da Cante Gabrielli, della omonima famiglia Eugubina che, nel corso del X secolo, ottenne da papa Stefano VII alcuni castelli nell'Italia centrale, tra i quali quello di Luceoli, che fu ribattezzato Cantiano (da Cante). Il colle di Colmatrano fu presidiato da una imponente torre alta 24 metri di cui oggi nulla rimane se non le fondazioni; il colle di Cantiano, oggi di Sant'Ubaldo, ospitò la costruzione del castello di cui rimane oggi il muro portante lato nord est, dopo gli importanti restauri a cura dell'amministrazione comunale e buona parte della torre d'angolo denominata Pagella. Uniti i due colli successivamente da una possente cinta muraria larga 10 m al riparo della quale prosperava il borgo, il Castello di Cantiano assunse una formidabile capacità difensiva. Sbarrando di fatto la Via Flaminia la sua importanza strategica fu tale che per ogni secolo i potenti se ne disputeranno il possesso. Dall'obbedienza all'impero del Barbarossa e di Federico II di Svevia, Cantiano passò nel 1244 per atto di quest'ultimo sotto la giurisdizione di Gubbio e nel 1250 sotto il Governo della Chiesa. Prima di ritornare intorno al 1300 sotto il controllo degli Eugubini, Cantiano visse l'esperienza della "Libera Università" con la quale, grazie a donazioni del conte Gualteruzio Bonaccorsi, la comunità diventava proprietaria ed amministratrice dei beni comuni. Vennero compilati regolamenti per la conservazione ed il godimento di detti beni, le modalità per affitti e locazioni, la destinazione delle somme ricavate, una parte delle quali veniva destinata agli stipendi del medico e del maestro affinché i loro servizi fossero gratuiti per la comunità. Del Castello di Cantiano - divenuto nella seconda metà del XIV secolo dimora di Gabriello di Necciolo Gabrielli, già Vescovo e Signore di Gubbio, insieme alla sua famiglia - se ne disputarono il dominio anche i Montefeltro di Urbino ed i Malatesta di Rimini, sostenuti per interessi territoriali dai Visconti, signori di Milano e dalla repubblica di Firenze. La "questione di Cantiano", divenne allora motivo di interesse per quasi tutte le Cancellerie della penisola. Siamo al 1393 quando, dopo ben nove anni di estenuante assedio, caduta la rocca di Colmatrano ad opera degli armati del conte Antonio II da Montefeltro, si patteggia una pace onorevole. Il castello di Cantiano seppure invitto ed inespugnato per gloria del suo Signore e difensore conte Francesco di Necciolo Gabrielli e per il coraggio di sua moglie Madonna Filippa, viene ceduto ai Montefeltro durante la cui signoria Cantiano beneficiò di un florido periodo. Nel 1417 il castello doveva aver ripreso la vecchia efficienza giacché per anni fu il quartier generale dell'esercito di Guidantonio da Montefeltro contro Braccio da Montone (Andrea Fortebraccio Signore di Perugia) che, sotto quelle mura, vide infrante le mire espansionistiche verso la Marca e l'Adriatico. È ricordata la frase dell'illustre capitano di ventura nei confronti del Castello di Cantiano: "maledicto arnese de guerra". Nel 1478 è all'opera e all'ingegno di Francesco di Giorgio Martini, architetto militare di Federico da Montefeltro, che si deve il completo restauro della rocca di Colmatrano, delle mura urbiche e la trasformazione del castello medievale dei Gabrielli in palazzo-fortezza, molto simile per fattura e dimensioni all'attuale rocca Feltresca di Sassocorvaro. Così il Duca Federico da Montefeltro, rendeva la sua capitale Urbino più sicura verso sud e poneva una degna residenza Ducale sulla strada tra Urbino e Gubbio, seconda capitale del ducato e sua amata terra natìa, dove era morta nel 1472 l'amatissima moglie, la Duchessa Battista Sforza, che in assenza del consorte, si spostava continuamente tra Gubbio e Urbino, affiancata dal cognato conte Ottaviano Ubaldini della Carda, fratello e fido consigliere di Federico, che la assisteva nell'amministrazione ordinaria del ducato. Loro e l'intero corteo ducale avevano spesso fatto sosta nel castello di Cantiano. Divenuta allora onorevole terra, Cantiano fino al 1631 seguirà storia e destino del Ducato di Urbino. Con l'estinzione del Ducato per mancanza di eredi maschi, Cantiano passerà alla Chiesa di Roma e farà parte dello Stato Pontificio fino al 1860, quando apparterrà per annessione al Regno d'Italia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa collegiata di San Giovanni Battista[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa collegiata di San Giovanni Battista.

Costruita in sostituzione dell'antica pieve di San Giovannino per accogliere degnamente la miracolosa immagine del Cristo legato alla colonna che, dal 1605 ininterrottamente dispensava grazie ai fedeli nella cappella campestre in località Colsecco, venne solennemente consacrata ed aperta al culto nel 1631 dal vescovo di Gubbio, Ulderico Carpegna. La chiesa, divenuta la principale del capoluogo, venne elevata a collegiata e dotata di un capitolo permanente composto da un arciprete che lo presiedeva e sei canonici (di cui un teologo ed un penitenziere), con bolla pontificia del 17 gennaio 1661 a firma del papa Alessandro VII Chigi. Nel 1721 papa Clemente XI Albani, nativo di Urbino, volle dare una ulteriore distinzione al tempio proclamandolo "insigne collegiata".

Chiesa priorale di San Nicolò[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte al palazzo comunale si erge la chiesa di San Nicolò, edificata ai primi dell'Ottocento in luogo della omonima chiesa più antica, posizionata all'interno della cinta muraria e risalente all'XI secolo. Di questa e dell'annesso cenobio, che fu direttamente dipendente dal vicino e potente monastero di Fonte Avellana e che per antica tradizione viene identificato con l'eremo di Luceoli in cui soggiornarono san Romualdo, san Pier Damiani e san Domenico Loricato, restano solo labili tracce, dietro l'abside ed all'interno dell'annessa casa parrocchiale, consistenti in un finestrone gotico ogivale e in una finestra trilobata. Nel 1255 il podestà Alberto di Firenze, a difesa del borgo di Cantiano, fece elevare una poderosa torre presso la chiesa di San Nicolò, come si desume da una lapide gotica commemorativa collocata ora presso la sede comunale. La torre è oggi base visibile del campanile. Nel 1383 ricevette onorata sepoltura nella chiesa il Signore del castello di Cantiano, Gabriello di Necciolo Gabrielli, già vescovo di Gubbio. All'interno, dietro l'altare maggiore, è un quadro con l'effigie di san Nicolò, opera dell'artista camerte Carlo Maratta (1625-1713). Questi, pittore e ritrattista ufficiale dei papi Alessandro VII e Clemente IX, soggiornò a Cantiano e vi eseguì il predetto lavoro intorno al 1670, anno in cui sovente viaggiava tra Roma ed Urbino dove era affidatario degli affreschi decorativi per il duomo. Notevoli all'interno di San Nicolò, sono anche la pala raffigurante la Madonna del Rosario con Bambino e santi, attribuita al pittore Ercole Ramazzani di Arcevia (1539-1598), un dipinto raffigurante Cristo in croce tra gli angeli e ai piedi della croce la Vergine e san Francesco d'Assisi, attribuito a Filippo Bellini di Urbino (1550-1603). Inoltre, una tela del XVII secolo, di autore ignoto, che rappresenta la Pietà tra santi, in cui è possibile scorgere l'abitato di Cantiano in una raffigurazione dell'epoca. Sopra l'entrata principale, trova posto un prezioso organo realizzato nel 1822, una delle primissime opere note dell'organaro Angelo Morettini di Perugia, capostipite dell'omonima dinastia organara. Nell'adiacente sacrestia, in una parete, è posta una lapide con iscrizione funebre in caratteri gotici, datata 19 novembre 1304.

Chiesa di Sant'Agostino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Agostino (Cantiano).

In origine la chiesa, poco distante dalle mura castellane, era dedicata a santa Caterina d'Alessandria ed era pertinenza del Monastero di Fonte Avellana. L'edificio risale ai primi del Duecento, esempio di architettura romanica, presenta una semplice facciata ed è ad una navata, all'interno si conservano vari dipinti ed affreschi di una certa importanza risalenti a varie epoche.

Chiesa di Sant'Ubaldo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Ubaldo (Cantiano).

Presso la cima del colle omonimo, si trova la chiesa dedicata a sant'Ubaldo, vescovo della diocesi di Gubbio nel cui territorio Cantiano è ascritta da più di mille anni. Costruita nei primi anni del XIII secolo sul piazzale antistante l'entrata del castello dei Gabrielli, la chiesa, pur rimaneggiata nei secoli successivi, conserva ancora intatto l'impianto basilicale. All'interno della chiesa si conservano un prezioso simulacro ligneo di Gesù crocefisso, una preziosa statua lignea barocca di scuola napoletana, l'altare maggiore, in legno indorato, le raffigurazioni della Circoncisione di Gesù e dell'ultima cena dipinte da Ventura Mazza, allievo del Barocci.

Pieve di San Crescentino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di San Crescentino.

Posta nei pressi di Cantiano, la pieve di San Crescentino ha origini antichissime. È opinione comune far risalire la fondazione della chiesa intorno all'anno mille, periodo in cui si diffuse molto il culto e la devozione verso san Crescentino nelle zone a cavallo tra Città di Castello ed Urbino, città entrambe di cui ancor oggi il predetto martire è patrono.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo comunale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo comunale (Cantiano).

Sito in piazza Luceoli, ricostruito nei primi anni dell'Ottocento in puro stile rinascimentale, si appoggia all'antico Palazzo del Podestà ed a quello dei Priori, costruiti nel XII secolo. È attualmente la sede del Municipio.

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Museo di Cantiano.

Il museo di Cantiano è formato da due sezioni distinte ed aperte in tempi diversi. È ospitato all'interno delle duecentesche sale restaurate dell'ex Convento agostiniano, con accesso dal chiostro dell'adiacente chiesa di Sant'Agostino.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Pane di Chiaserna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Pane di Chiaserna.

Il pane di Chiaserna è diffuso nei territori del Montefeltro, in tutta la provincia di Pesaro e Urbino e nelle vicine province di Perugia ed Ancona, è riconosciuto dalla Regione Marche ed è inserito nell'elenco dei prodotti tipici nazionali pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. "Pane di Chiaserna" è un marchio collettivo registrato.[4]

Visciola[modifica | modifica wikitesto]

La città vanta inoltre una cultivar di amarena autoctona e tipica del territorio, la visciola di Cantiano, apprezzata tra l'altro nella produzione del visciolato.

Persone legate a Cantiano[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La Turba[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: La Turba.

La Turba, sacra rappresentazione del Venerdì Santo, trae origine, anche se non direttamente, dai movimenti popolari di invocazione alla pace che si diffusero in terra di Marche ed Umbria intorno alla metà del XIII secolo, portati sulle strade e nelle piazze dalle genti più umili e in condizioni di miseria, sofferenti ed esauste delle continue lotte tra guelfi e ghibellini. Studi più recenti la farebbero risalire a prima ancora dell'anno Mille, a San Domenico Loricato, monaco eremita di Fonte Avellana che fu discepolo di San Pier Damiani e che si disciplinava continuamente passando per gli eremi limitrofi, intorno al Catria. La Turba di Cantiano non ha conosciuto interruzioni lungo i secoli, tranne che durante l'ultimo periodo bellico, crescendo sempre ed arricchendosi negli anni.

Altre[modifica | modifica wikitesto]

  • Piazza del gusto: fiera agroalimentare dei prodotti tipici di Cantiano e della zona del Montefeltro, si svolge il secondo fine settimana di maggio; è possibile degustare il polentone alla carbonara e diverse specialità locali, come il pane di Chiaserna, il vino di visciole, l'amarena di Cantiano e le confetture di more, visciole e frutti di bosco.
  • Mostra mercato regionale del cavallo del Catria: si svolge il secondo fine settimana di ottobre presso il centro ippico di Chiaserna. Promuove la tipica razza equina, allevata sui pascoli limitrofi. Degustazioni di carne equina abbinata ai prodotti locali, in particolare funghi e tartufi; vi è inoltre un'esposizione di cavalli, caroselli, competizioni e concorsi ippici.
  • Mostra mercato del tartufo bianco "Valle del Balbano": si svolge il terzo fine settimana di novembre, per la promozione del pregiato locale tartufo bianco della valle del Balbano e di altri prodotti tipici.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 giugno 1985 11 giugno 1990 Anna Maria Formica PCI Sindaco
12 giugno 1990 23 aprile 1995 Gino Traversini PCI / PDS Sindaco
24 aprile 1995 13 giugno 1999 Gino Traversini Centro-sinistra Sindaco
14 giugno 1999 12 giugno 2004 Gino Traversini Lista civica Sindaco
13 giugno 2004 7 giugno 2009 Martino Panico Centro-sinistra Sindaco
8 giugno 2009 25 maggio 2014 Martino Panico Centro-sinistra Sindaco
26 maggio 2014 in carica Alessandro Piccini Centro-sinistra Sindaco

Fonte: Ministero dell'Interno [5]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio è l' U.S.C. Cantiano 1955 Calcio che milita nel girone A marchigiano di 1ª Categoria. È nata nel 1955. Ha militato anche in Promozione. Prima si chiamava Cantianese.

Cronistoria parziale dell'U.S.C. Cantiano 1955 Calcio[modifica | modifica wikitesto]

  • 1955 - Fondazione.
  • 2007-2008 - 17° nel girone A di Promozione.
  • 2008-2009 - 3° nel girone A di 1ª Categoria.
  • 2009-2010 - 14° nel girone A di 1ª Categoria. Retrocessa in 2ª Categoria.
  • 2010-2011 - 2° nel girone B di 2ª Categoria.
  • 2011-2012 - 4° nel girone C di 2ª Categoria.
  • 2012-2013 - 4° nel girone A di 2ª Categoria.
  • 2013-2014 - 1° nel girone A di 2ª Categoria. Promossa in 1ª Categoria.
  • 2014-2015 - 2° nel girone A di 1ª Categoria.
  • 2015-2016 - 4° nel girone A 1ª Categoria.
  • 2016-2017 - nel girone A di 1ª Categoria.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dati ISTAT - Popolazione residente al 30 novembre 2015.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Pane di Chiaserna
  5. ^ http://amministratori.interno.it/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dante Bianchi, Cantiano. Vita di una comunità, Urbania, 1973.
  • Guglielmo Guglielmi, Il balsamo di Cantiano, Firenze, 1976.
  • Guglielmo Guglielmi, Cantiano. Cenni storici, in Catria e Nerone un itinerario da scoprire, Pesaro, 1990.
  • Guglielmo Guglielmi, Cantiano, in Palazzi e dimore storiche del Catria e Nerone, Bari, Laterza, 1998.
  • Don Domenico Luchetti, Luceoli, Cagli, Arti Grafiche G. Mei, 1932.
  • Alberto Mazzacchera, Il forestiere in Cagli. Palazzi, chiese e pitture d'una antica città e terre tra Catria e Nerone, Urbania, 1997.
  • Fausto Panfili e Maurizio Tanfulli, Cantiano tra fede e storia, Cantiano, Arti grafiche Stibu, 2000.
  • Gabriele Presciutti, Maurizio Presciutti e Giuseppe Dromedari, Il corridoio bizantino al confine tra Marche e Umbria, Pesaro, 2014, ISBN 978-88-911-4149-1.
  • Paolo Rinolfi, La Civitas di Luceoli. Caposaldo Bizantino, Cagli, Ernesto Paleani editore, 2000, ISBN 88-7658-075-1.
  • Giovanni Scatena e Guglielmo Guglielmi, Il mobile di Cantiano nel Rinascimento, Urbania, 1981.
  • Giovanni Scatena, Il Castello di Cantiano, Urbania, 1984.
  • Ulrico Agnati, Per la storia romana della provincia di Pesaro e Urbino, Roma 1999

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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