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Ordine cistercense

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Lo stemma dell'ordine: esso reca le armi del ducato di Borgogna (bandato d'oro e d'azzurro e bordato di rosso) sovrapposte a quelle del regno di Francia (d'azzurro, seminato di gigli)

L'Ordine cistercense (in latino Ordo cisterciensis, sigla O.Cist.) è un ordine monastico di diritto pontificio. Ebbe origine dall'abbazia di Cîteaux (in latino Cistercium), in Borgogna, fondata da Roberto di Molesme nel 1098. Sorse all'interno della congregazione cluniacense, dal desiderio di maggiore austerità di alcuni monaci e da quello di ritornare alla stretta osservanza della regola di san Benedetto e al lavoro manuale.[1] L'ordine è organizzato in monasteri autonomi riuniti in congregazioni monastiche, ciascuna delle quali dotata di costituzioni proprie,[2] ed è retto da un abate generale residente a Roma.[3]

I santi primi abati di Cîteaux: Roberto di Molesme, Alberico di Cîteaux e Stefano Harding.

L'esatta ricostruzione delle vicende storiche che hanno portato alla nascita dell'ordine cistercense è alquanto difficoltosa, sia per la scarsità e l'incerta datazione dei documenti sia per il fatto che la sua origine non è tanto ricollegabile all'intuizione di un singolo fondatore quanto alla ricerca progressiva, condotta da un gruppo di monaci, di una nuova forma di vita religiosa.

L'abbazia madre di Cîteaux venne fondata da Roberto, esponente di una nobile famiglia della Champagne e già priore di numerosi monasteri benedettini:[4] dopo un'esperienza eremitica condotta nella foresta di Collan, nel 1075 fondò un monastero benedettino riformato a Molesme, in Borgogna, e ne venne eletto abate. Poiché, nonostante le sue intenzioni, il monastero divenne una ricca abbazia, con alle dipendenze una trentina di priorati, Roberto, deciso a mettere in pratica una stretta osservanza della regola di san Benedetto, raccolse ventuno membri della comunità e il 21 marzo 1098,[5] con l'approvazione del legato pontificio Ugo di Romans e sotto la protezione del duca Oddone I di Borgogna, diede inizio a una nuova comunità monastica a Cîteaux (in latino Cistercium),[6] nei pressi di Digione, dove il visconte Rainaldo di Beaune gli aveva donato una chiesa e dei terreni.

Per sottolineare la loro intenzione di condurre un più austero stile di vita nel novum monasterium, i monaci della comunità rinnovarono i loro voti nelle mani di Roberto. Nell'estate del 1099 papa Urbano II ordinò a Roberto di tornare nell'abbazia di Molesme[7] e i monaci di Cîteaux elessero come suo successore Alberico[8], il quale riuscì a ottenere da papa Pasquale II l'approvazione per il suo monastero e, con il Privilegium romanum del 19 ottobre 1100, la sua libertà da intromissioni di autorità ecclesiastiche o secolari. Ad Alberico succedette l'inglese Stefano Harding, che dopo essersi formato presso l'abbazia di Sherborne e poi a Parigi e a Roma e dopo aver conosciuto la vita monastica così come condotta a Cluny, Camaldoli e Vallombrosa, era entrato tra i monaci di Molesme e aveva poi aderito al gruppo riformato di Cîteaux.[9] Sotto il suo governo, la vita religiosa fiorì e la situazione economica dell'abbazia migliorò significativamente.

Nella primavera del 1112 entrò nella comunità il nobile Bernardo di Fontaines, che portò con sé trenta suoi compagni.[10] Il crescente afflusso di persone desiderose di far parte della comunità rese necessaria la fondazione di monasteri filiali: il primo sorse a La Ferté nel 1113, nel 1114 ne venne fondato uno a Pontigny, poi uno a Morimond e nel 1115 dodici monaci guidati da Bernardo diedero vita al monastero di Clairvaux (o Chiaravalle), del quale Bernardo fu il primo abate. Le quattro abbazie così fondate sono chiamate abbazie primigenie.

Pur avendo ricoperto solo la carica di abate del monastero di Clairvaux, Bernardo diede il contributo fondamentale alla diffusione dell'ordine in tutta Europa e al consolidamento del suo assetto organizzativo. Monasteri affiliati a Cîteaux sorsero presto anche al di fuori dei confini francesi (nel 1120 a Tiglieto, in Liguria, nel 1123 a Kamp, in Renania, nel 1124 a Lucedio, in Piemonte), ma il massimo sviluppo dell'ordine si ebbe tra il 1124 e il 1151 (i monasteri dipendenti da Cîteaux divennero 160, diffusi anche in Spagna, Svezia, Svizzera e isole britanniche).

Due papi provennero dall'Ordine cistercense: Eugenio III[11] e Benedetto XII.[12]

Il governo dell'ordine

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La Vergine appare a san Bernardo: particolare di un'opera di Filippino Lippi.

I fondamenti della struttura giuridica del monachesimo cistercense sono esposti nella Charta caritatis, redatta sotto l'abate Stefano Harding, e più volte modificata. Tra il 1152 e il 1165 la Charta caritatis ricevette almeno cinque approvazioni pontificie mediante cinque bolle aventi tutte il medesimo titolo (Sacrosanta Romana Ecclesia): la prima, di papa Eugenio III, venne promulgata il 1º agosto 1152; la seconda, di papa Anastasio IV, promulgata il 9 dicembre 1153; la terza, di papa Adriano IV, del 18 febbraio 1157; la quarta e la quinta, entrambe di papa Alessandro III, promulgate rispettivamente il 15 ottobre 1163 e il 5 ottobre 1165.[13]

In contrapposizione al tradizionale modello organizzativo benedettino, che prevedeva la totale autonomia di ogni monastero rispetto agli altri e la dipendenza dall'autorità vescovile, e a quello rigidamente centralizzato di Cluny, governato dall'abate di Cluny rappresentato in ogni monastero da un priore da lui confermato, i cistercensi crearono un sistema di abbazie autonome, legate tra loro da legami di fratellanza, sotto il controllo del capitolo generale al quale partecipavano tutti gli abati.[14]

Fatta salva la piena autonomia di ogni monastero, per garantire che in ogni casa dell'ordine venissero rispettate la legislazione e le consuetudini cistercensi, ogni abbazia doveva essere visitata annualmente dall'abate dell'abbazia-madre (quella da cui erano provenuti i monaci che l'avevano fondata);[15] ogni monastero poteva assurgere al rango di abbazia madre fondando filiali, nei confronti delle quali veniva a possedere i diritti di sorveglianza.[16] L'abbazia madre di Cîteaux veniva visitata congiuntamente dai quattro "protoabati" (gli abati delle prime quattro fondazioni di Cîteaux: La Ferté, Pontigny, Clairvaux e Morimond).[15]

Al vertice della struttura organizzativa dell'ordine cistercense era posto il capitolo generale, l'assemblea generale di tutti gli abati che si riuniva ogni anno a Cîteaux sotto la presidenza del suo abate: le decisioni del capitolo avevano carattere vincolante anche per l'abate di Cîteaux e i protoabati.[16] Tale sistema entrò in crisi proprio a causa del grande sviluppo dell'ordine: la diffusione dei cistercensi in tutta Europa, il grande numero delle abbazie e le distanze, per l'epoca, enormi tra le abbazie-madri e le abbazie-figlie resero sempre più difficili la partecipazione di tutti gli abati al capitolo generale annuale e la visita canonica. Nel 1422 il capitolo generale istituì i vicari generali con il compito di visitare i monasteri di una certa provincia, ma non si trattò di una soluzione efficace.

Lo sviluppo dell'ordine

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Bernardo predica la II crociata a Vézelay: dipinto di Émile Signol

L'ordine ebbe un ruolo primario nelle crociate, alle quali presero parte anche monaci e abati con compiti diplomatici e di assistenza spirituale: la predicazione della seconda crociata venne affidata dal cistercense papa Eugenio III a Bernardo di Chiaravalle, che la sostenne eloquentemente a Vézelay e a Spira; l'uccisione del vescovo cistercense Pietro di Castelnau, legato papale mandato da papa Innocenzo III a predicare contro i catari, segnò l'inizio della crociata albigese.[17]

Importante fu anche il ruolo dei cistercensi nell'organizzazione degli ordini cavallereschi: Bernardo contribuì alla redazione della regola dei Templari e nel 1135 dedicò loro il trattato De laudibus novae militiae.[18]

Le fonti antiche descrivono Cîteaux come un locum horroris et vastae solitudinis (luogo di orrore e grande solitudine)[19] e, sul modello della primitiva abbazia, tutte le nuove fondazioni cistercensi dovevano programmaticamente insediarsi in luoghi isolati. Anche per questo il loro nome è stato sempre associato al progresso nella bonifica e nel dissodamento di territori inospitali e incolti.[20] Secondo la storiografia più recente, invece, l'accento posto nei primi documenti sul presunto isolamento di Cîteaux fu soprattutto un artificio retorico escogitato dall'ordine in fase di consolidamento, ma anche un'operazione ideologica volta a creare una tradizione che desse lustro al Novum monasterium.[21]

Per la fondazione di nuovi monasteri, quindi, non si sceglievano sempre luoghi deserti e incolti: le nuove abbazie venivano generalmente fondate in luoghi ricchi d'acqua e in bella posizione (i nomi dati a essi, come Beaulieu, Vauluisant, Clairvaux o Aiguevives, riflettevano tali caratteristiche). Erano i cistercensi a dare a questi luoghi un carattere di solitudine, acquistando i terreni circostanti e i diritti a essi legati.[22]

Pur emettendo voto di povertà, i cistercensi non misero mai in discussione il possesso di terre o denaro (in capo all'abbazia quale soggetto di diritto pontificio e non alla disponibilità dei singoli): anzi, nel capitolo generale del 1134 si permise espressamente la possibilità di acquistare terre, vigne, pascoli, boschi e corsi d'acqua. Solo grazie a questi beni i monaci sarebbero stati in grado di provvedere a sé stessi con il loro lavoro, come prescritto dalla regola di san Benedetto, e si sarebbero garantiti la libertà necessaria per realizzare la forma di vita monastica.[23]

Poiché l'adempimento degli uffici corali, l'opus Dei e la lectio divina impegnavano notevolmente i monaci e non consentivano ai monaci di dedicarsi ai lavori agricoli, presto (almeno dal 1119) i cistercensi accolsero l'istituto dei conversi:[23] i conversi erano religiosi laici provenienti generalmente dagli strati più bassi della popolazione, partecipavano dei beni spirituali e temporali dell'ordine, si legavano al monastero mediante voti ed erano destinati unicamente al lavoro manuale; essi però non potevano ascendere allo status di monaci (come avveniva, invece, presso i cluniacensi) ed era loro rigorosamente interdetta qualsiasi attività monastica, come lo studio e la lettura dei libri. Ai conversi erano destinati spazi separati sia all'interno del monastero che nella chiesa abbaziale.[24]

L'impiego di questa forza lavoro non retribuita consentì all'ordine di organizzare un proprio sistema economico basato sulle grange, delle aziende agricole dipendenti dai monasteri che avevano il compito di sfruttare, valorizzandoli, i terreni loro affidati: questo sistema si rivelò estremamente efficiente e fece dei cistercensi dei pionieri nelle tecniche di bonifica, coltivazione e allevamento (specialmente degli ovini).[24]

La produzione delle grange eccedeva abbondantemente il fabbisogno dei monasteri: i prodotti in eccesso venivano messi sul mercato e, poiché lo stile delle loro abbazie era ispirata a principi di grande sobrietà, la ricchezza prodotta veniva reinvestita nelle attività agricole.[24] Questa continua espansione economica condusse a rendere insufficiente la forza dei conversi e costrinse i cistercensi ad assumere anche lavoratori salariati.[22]

La divisione dell'ordine e le sue riforme

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Monaci cistercensi al lavoro nei campi (dalle scene della vita di san Bernardo)

La forza propulsiva dei cistercensi iniziò a esaurirsi nel XIII secolo, parallelamente alla grande diffusione degli ordini mendicanti.

I monasteri cistercensi, prendendo a modello i benedettini e la riforma di Santa Giustina di Ludovico Barbo, iniziarono a federarsi in congregazioni a carattere regionale o nazionale (anche per evitare il fenomeno della commenda e per conservare la regolare osservanza): la prima congregazione fu quella di Castiglia, fondata da Martino de Vargas ed eretta da papa Martino V nel 1425, seguita da quella italiana di San Bernardo (eretta da papa Alessandro VI nel 1497), che riuniva le abbazie lombarde e piemontesi.[25]

La divisione dell'ordine in congregazioni (che, diversamente dai vicariati, erano riconosciute dalla Santa Sede), che pure mantenevano un certo legame con l'abbazia madre di Cîteaux e il capitolo generale, significò la fine per l'unità dell'ordine.[26]

Le tendenze riformistiche sorte nell'ordine a partire dal XVI secolo portarono anche alla nascita di congregazioni di riforma che si resero poi completamente autonome dal capitolo generale cistercense. Nel 1577, per esempio, l'abate Jean Baptiste de la Barrière ripristinò la rigorosa osservanza della regola di san Benedetto nel monastero di Notre-Dame de Feuillant e vi introdusse l'obbligo del silenzio e altre pratiche più austere: papa Sisto V nel 1586 approvò tale riforma e nel 1587 autorizzò La Barrière a riformare anche altri monasteri. Sorse così la congregazione dei Foglianti, diffusasi anche in Italia dove i monaci vennero detti Bernardoni, resa indipendente da Cîteaux nel 1592 da papa Clemente VIII.[27]

Dal 1664 Armand Jean Le Bouthillier de Rancé, abate del monastero cistercense di Notre-Dame de la Trappe, assieme ad alcuni monaci di Perseigne, cercò di riportare la sua abbazia alla forma di vita originaria di Cîteaux, interpretando la Charta caritatis in senso fortemente rigoristico e imponendo ai suoi monaci una vita di stretta clausura e di penitenza, fatta di digiuni e rigoroso silenzio.[28] La riforma di La Trappe venne approvata con breve del 2 agosto 1677 e si estese rapidamente ad altri monasteri cistercensi, dando origine ad alcune congregazioni dette della stretta osservanza: nel 1892 queste congregazioni vennero fuse e costituite in ordine autonomo.[29]

Espansione internazionale

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Negli anni 1130 e 1140, i Cistercensi si espansero fino a diventare «un ordine di immense dimensioni» incorporando comunità religiose indipendenti.[29]

Nel 1113, Bernard entrò nel monastero di Cîteaux insieme a 35 parenti e amici.[30] Il carisma di Bernardo fece espandere notevolmente le dimensioni dell'ordine. Nel 1115, il conte Ugo di Champagne donò all'ordine un appezzamento di terra boscosa situato quaranta miglia a est di Troyes. All'età di 25 anni, Bernardo fondò l'Abbazia di Clairvaux con altri dodici monaci. In questo periodo, Cîteaux aveva quattro abbazie figlie: Pontigny, Morimond, La Ferté e Clairvaux.

Il maggior numero di fondazioni realizzate da qualsiasi monastero cistercense provenne da Clairvaux.

L'Abbazia di Rein fu fondata nel 1129 dall'Abbazia di Ebrach in Baviera, che era stata a sua volta fondata dall'Abbazia di Morimond in Francia. Nel 1129 il margravio Leopoldo il Forte di Stiria concesse ai monaci bavaresi un'area di terra appena a nord di quella che oggi è la capitale provinciale Graz, dove fondarono l'Abbazia di Rein. All'epoca, era il 38º monastero cistercense fondato; nel 2024, è la più antica casa cistercense sopravvissuta al mondo. Nel 1133, l'Abbazia di Heiligenkreuz fu fondata vicino a Vienna da monaci di Morimond; è (nel 2024) la più grande abbazia maschile d'Europa.

Gran Bretagna

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L'ordine affidò la supervisione delle abbazie inglesi, gallesi e (saltuariamente) irlandesi a due o più abati-commissari, abrogando così il famoso sistema cistercense di filiazione: non le abbazie madri, ma gli abati-commissari avevano pieni poteri di visita. Questa variazione rispetto alla discendenza verticale originaria dell'autorità produsse «un sistema di controllo nazionale centralizzato» molto più vicino a quello dei Premonstratensi o dei mendicanti. La prima casa cistercense ad essere fondata in Gran Bretagna, un monastero presso l'Abbazia di Waverley, nel Surrey, fu fondata da Guglielmo Gifford, vescovo di Winchester, nel 1128. Fu fondata con 12 monaci e un abate provenienti dall'Abbazia de L'Aumône, nel sud della Francia. Nel 1187 vi risiedevano 70 monaci e 120 fratelli conversi.

Tredici monasteri cistercensi, tutti in località remote, furono fondati in Galles tra il 1131 e il 1226. Il primo di questi fu l'Abbazia di Tintern, che era situata in una remota valle fluviale e dipendeva in gran parte dalle sue attività agricole e pastorali per la sopravvivenza. Altre abbazie, come quelle di Neath, Strata Florida, Conwy e Valle Crucis, divennero tra i nomi più venerati nella storia della religione nel Galles medievale. La loro austera disciplina sembrava riecheggiare gli ideali dei santi celtici, e l'enfasi sull'allevamento pastorale si adattava bene all'economia gallese basata sull'allevamento del bestiame.

Nello Yorkshire, l'Abbazia di Rievaulx fu fondata da Clairvaux nel 1131, su una piccola proprietà isolata donata da Walter Espec, con il sostegno di Thurstan, arcivescovo di York. Nel 1143, trecento monaci erano entrati a Rievaulx, tra cui il famoso Sant'Aelredo. Fu da Rievaulx che venne effettuata una fondazione a Melrose, che divenne il più antico monastero cistercense in Scozia. Situato nel Roxburghshire, fu costruito nel 1136 dal re Davide I di Scozia e completato in meno di dieci anni. Un'altra importante filiazione di Rievaulx fu l'Abbazia di Revesby nel Lincolnshire.

L'Abbazia di Fountains fu fondata nel 1132 da monaci benedettini scontenti provenienti dall'Abbazia di St. Mary a York, che desideravano un ritorno all'austera Regola di San Benedetto. Dopo molte lotte e grandi difficoltà, San Bernardo accettò di inviare un monaco da Clairvaux per istruirli, e alla fine prosperarono. Già nel 1152, Fountains aveva molte filiazioni, tra cui l'Abbazia di Newminster (1137) e l'Abbazia di Meaux (1151).

Nella primavera del 1140, San Malachia, arcivescovo di Armagh, visitò Clairvaux, diventando amico personale dell'abate Bernardo e ammiratore della vita cistercense. Lasciò quattro dei suoi compagni per essere formati come cistercensi, e tornò in Irlanda per introdurvi il monachesimo cistercense. L'Abbazia di Mellifont fu fondata nella contea di Louth nel 1142 e da essa nacquero le abbazie figlie di Bective Abbey nella contea di Meath (1147), Inislounaght Abbey nella contea di Tipperary (1147-1148), Baltinglass nella contea di Wicklow (1148), Monasteranenagh nella contea di Limerick (1148), Kilbeggan nella contea di Westmeath (1150) e Boyle Abbey nella contea di Roscommon (1161).

In seguito all'invasione anglo-normanna dell'Irlanda negli anni 1170, gli Inglesi migliorarono la posizione dell'Ordine Cistercense in Irlanda con nove fondazioni: Dunbrody Abbey, Inch Abbey, Grey Abbey, Comber Abbey, Duiske Abbey, Abington, Abbeylara e Tracton. Quest'ultima abbazia fu fondata nel 1225 dall'Abbazia di Whitland in Galles, e almeno nei suoi primi anni i suoi monaci erano di lingua gallese. A questo punto, altre dieci abbazie erano state fondate da irlandesi dall'invasione, portando il numero totale di case cistercensi in Irlanda a 31. Questo era quasi la metà del numero di quelle in Inghilterra, ma era circa il triplo del numero in ciascuna delle due nazioni, Scozia e Galles. La maggior parte di questi monasteri godeva del patronato nobiliare, episcopale o reale. Nel 1269, l'arcivescovo di Cashel entrò nell'ordine e fondò una casa cistercense ai piedi della Rocca di Cashel nel 1272. Analogamente, la fondazione irlandese di Abbeyknockmoy nella contea di Galway fu fondata dal re del Connacht, Cathal Crobhdearg Ua Conchobair, che morì monaco cistercense e vi fu sepolto nel 1224.

Nel 1152, c'erano 54 monasteri cistercensi in Inghilterra, pochi dei quali erano stati fondati direttamente dal Continente. Complessivamente, c'erano 333 abbazie cistercensi in Europa, così tante che fu posto un freno a questa espansione. Quasi la metà di queste case era stata fondata, direttamente o indirettamente, da Clairvaux, tanto grande era l'influenza e il prestigio di San Bernardo. Egli venne in seguito popolarmente considerato il fondatore dei Cistercensi, che sono stati spesso chiamati Bernardini. Bernardo morì nel 1153, un mese dopo il suo discepolo Eugenio III.

La Penisola Iberica

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Nel 1153, il primo re del Portogallo, D. Afonso Henriques (Alfonso I), fondò il Monastero di Alcobaça. La chiesa originale fu sostituita dall'attuale costruzione a partire dal 1178. La chiesa dell'abbazia fu consacrata nel 1223. Seguirono altre due fasi di costruzione per completare la navata, portando alla consacrazione finale dell'edificio ecclesiastico medievale nel 1252.

Come conseguenza delle guerre tra Cristiani e Mori nella Penisola Iberica, i Cistercensi fondarono un ramo militare dell'ordine in Castiglia nel 1157: l'Ordine di Calatrava. I membri dell'Ordine Cistercense avevano incluso un gran numero di uomini provenienti da famiglie cavalleresche, e quando il re Alfonso VII iniziò a cercare un ordine militare per difendere Calatrava, che era stata riconquistata dai Mori un decennio prima, l'abate cistercense Raimondo di Fitero offrì il suo aiuto. I fratelli conversi dovevano essere impiegati come «soldati della Croce» per difendere Calatrava. I successi iniziali del nuovo ordine nella Reconquista spagnola furono convincenti, e l'accordo fu approvato dal Capitolo Generale a Cîteaux e dai papi successivi; ai Cavalieri di Calatrava fu data una regola definitiva nel 1187, modellata sulla regola cistercense per i fratelli conversi, che includeva i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza; regole specifiche di silenzio; astinenza quattro giorni alla settimana; la recita di un numero fisso di Pater Noster ogni giorno; dormire con l'armatura indosso; e indossare, come abito completo, il mantello bianco cistercense con la croce scarlatta gigliata.

Calatrava non era soggetta a Cîteaux, ma alla casa madre di Fitero, l'Abbazia di Morimond in Borgogna. Entro la fine del XIII secolo, i cavalieri erano diventati una grande potenza autonoma all'interno dello stato castigliano, soggetti solo a Morimond e al papa. Disponevano di abbondanti risorse di uomini e ricchezze, terre e castelli sparsi lungo i confini della Castiglia, e signoria feudale su migliaia di contadini e vassalli. In più di un'occasione, l'Ordine di Calatrava schierò in campo una forza di 1200-2000 cavalieri – considerevole in termini medievali. Col tempo, man mano che la Reconquista si avvicinava al completamento, il legame canonico tra Calatrava e Morimond si allentò sempre di più, e i cavalieri dell'ordine divennero virtualmente secolarizzati, subendo infine la dissoluzione nel XVIII-XIX secolo.

La prima abbazia cistercense in Boemia fu fondata a Sedlec vicino a Kutná Hora nel 1142. Tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo, l'ordine cistercense svolse un ruolo essenziale nella politica e nella diplomazia dello stato tardo-přemyslide e primo-lussemburghese, come riflesso nel Chronicon Aulae Regiae. Questa cronaca fu scritta da Ottone e Pietro di Zittau, abati dell'Abbazia di Zbraslav (in latino: Aula Regia, «Sala Reale»), fondata nel 1292 dal re di Boemia e Polonia, Venceslao II. L'ordine svolse anche il ruolo principale nell'arte gotica primitiva della Boemia; uno dei pezzi più notevoli dell'architettura cistercense è la Sinagoga Vecchia-Nuova di Praga. La prima abbazia nell'odierna Romania fu fondata nel 1179, a Igriș (Egres), e la seconda nel 1204, il Monastero di Cârța.

Entro la fine del XIII secolo, le case cistercensi erano 500. In questo periodo, i monaci svolgevano compiti pastorali dentro e fuori dal monastero e iniziarono a predicare e insegnare, anche se il loro movimento originariamente proibiva scuole e parrocchie. Al culmine dell'ordine nel XV secolo, avrebbe contato quasi 750 case.

Accadeva spesso che il numero dei fratelli conversi diventasse eccessivo e sproporzionato rispetto alle risorse dei monasteri, essendocene talvolta fino a 200, o anche 300, in una singola abbazia. D'altra parte, in alcuni paesi, il sistema dei fratelli conversi col tempo si esaurì; così in Inghilterra, verso la fine del XIV secolo, si era ridotto a proporzioni relativamente piccole, e nel XV secolo il regime delle case cistercensi inglesi tendeva ad approssimarsi sempre più a quello dei Monaci Neri.

I Cistercensi in Italia

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Le prime fondazioni (1120-1135)

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L'espansione dell'Ordine cistercense in Italia ebbe inizio nei primi decenni del XII secolo. La prima abbazia cistercense fondata nella penisola fu quella di Tiglieto, sull'Appennino ligure, nel 1120, seguita nel 1124 dall'Abbazia di Lucedioin Piemonte.[31]

Queste prime fondazioni furono seguite da altri importanti monasteri nell'Italia settentrionale:

  • Abbazia di Morimondo (1134)
  • Abbazia di Chiaravalle Milanese (1135)
  • Abbazia di Chiaravalle della Colomba, presso Piacenza (1135)
  • Abbazia di Staffarda, in Piemonte
  • Abbazia di Rivalta Scrivia, presso Alessandria
  • Abbazia del Cerreto

Diffusione nel XII e XIII secolo

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Nei primi decenni del Duecento l'Ordine contava circa cinquecento abbazie in Europa. Intorno al 1250 l'Italia ne contava una cinquantina, di cui una trentina di recente fondazione.[2] Alla fine del XIII secolo le abbazie cistercensi italiane erano 98, collocando la penisola al secondo posto dopo la Francia, che ne contava 244.[[32]]

Le fondazioni dell'Italia settentrionale (Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia) furono seguite nel XIII secolo da un importante gruppo di abbazie nell'Italia centrale e meridionale, in particolare nel Lazio, dove sorsero i grandi complessi di Fossanova e Casamari.[[33]]

Le abbazie del Lazio

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L'Abbazia di Fossanova', nel comune di Priverno (provincia di Latina), costituisce il più antico esempio di architettura gotico-cistercense in Italia. Sorse alla fine del XII secolo dalla trasformazione di un preesistente monastero benedettino, ceduto nel 1134 da papa Innocenzo II a monaci borgognoni. La chiesa fu consacrata nel 1208.[[34]] In questa abbazia morì san Tommaso d'Aquino il 7 marzo 1274.

L'Abbazia di Casamari, nel comune di Veroli (provincia di Frosinone), fu costruita a partire dal 1203 e consacrata nel 1217. Rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura gotico-cistercense in Italia.[[35]]

I Cistercensi in Sardegna

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Contesto storico

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L'insediamento cistercense in Sardegna si inserisce nel più ampio fenomeno dell'espansione monastica nell'isola durante l'età giudicale (secoli XI-XIII). I giudici sardi favorirono l'arrivo degli ordini monastici con l'obiettivo di promuovere il miglioramento delle tecniche agricole e la bonifica di terre incolte.[[36]]

Gonario II di Torres e Bernardo di Chiaravalle

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L'arrivo dei Cistercensi in Sardegna si deve principalmente all'opera di Gonario II de Lacon-Gunale de Thori, giudice di Torres dal 1127 al 1153.

Nel 1145 Bernardo di Chiaravalle scrisse a papa Eugenio III in favore di Gonario II, il cui regno era stato invaso dal giudice d'Arborea, definendo il sovrano sardo «Turritanus iudex, qui bonus dicitur esse princeps» (il giudice di Torres, che è detto essere un buon principe).[[37]]

Nel 1147, durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta, Gonario II incontrò Bernardo di Chiaravalle in Puglia. L'incontro consolidò il legame del giudice con l'Ordine cistercense.[[38]]

L'Abbazia di Santa Maria di Corte (1149)

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Nel 1149 Gonario II fondò l'Abbazia di Santa Maria di Corte (detta anche Cabuabbas) a Sindia, affidandola ai Cistercensi. Fu la prima fondazione cistercense in Sardegna.[[39]]

La grande conferma del 1153

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Nel 1153, poco prima di abdicare, Gonario II confermò tutte le precedenti donazioni fatte dai suoi predecessori ai Benedettini di Montecassino, definendo i confini delle pertinenze spettanti all'Abbazia di Santa Maria di Tergu. Il territorio confermato era di dimensioni straordinarie, con una superficie di circa ottomila ettari. Al suo interno, lungo il limite occidentale, sorgevano i monasteri di San Pietro de Trecinglo (o Trighinzos) e di San Pietro d'Othari, quest'ultimo localizzato «verso su monumentu dessu gigante», presso la Tomba dei Giganti di Oridda - Badde Nigolosu in Romangia.[[36]] [40]

Nel documento si menziona la corte di Tergu, i cui resti sono visibili sulla sommità della collina denominata Monti di Tergu, che domina l'abbazia. Questa corte costituiva probabilmente il nucleo della donazione effettuata da Mariano de Thori nel 1121.[[36]]

La vasta estensione confermata si interponeva tra i possedimenti della famiglia Thori in Anglona e quelli situati in Romangia, fungendo da elemento di stabilizzazione territoriale sotto controllo ecclesiastico. Il riferimento nel documento medievale a «su monumentu dessu gigante» (la Tomba dei Giganti) testimonia l'uso dei monumenti preistorici come punti di riferimento topografico nei documenti ufficiali dell'epoca.[[41]]

Il ritiro a Clairvaux di Gonario II de Thori

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Nel 1154 Gonario II abdicò in favore del figlio Barisone II e si ritirò nell'abbazia cistercense di Clairvaux, in Francia, dove trascorse il resto della vita come monaco. Morì dopo il 1182.[[42]]

L'Abbazia di Santa Maria di Paulis e gli altri possedimenti (1205)

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Nel 1205 il giudice di Torres Comita II de Thori fondò l'Abbazia di Santa Maria di Paulis, affidandola ai Cistercensi di Clairvaux.

La donazione è attestata dalla Lettera di Pietro, conservata nel Grand Cartulaire di Clairvaux presso gli Archives départementales de l'Aube [43]. Si tratta dell'unico documento noto che attesti una donazione diretta da parte di un giudice sardo all'abbazia di Clairvaux. Il vescovo di Sorres Pietro, egli stesso cistercense, attestò che il giudice Comita aveva chiesto ai monaci di Clairvaux di edificare un conventus. La concessione comprendeva:[44] La curia di Save, Il villaggio di Osilo (Augosolum), Il villaggio di Taverra, Il villaggio di Septempalmas, (Settepalme), Il villaggio di Ennene. Le curiae di Erkilo, Locu e Subiana, In Nulauro: La curia di Olmedo, Il villaggio di Paulis, sede dell'abbazia

La donazione del 1205 segnò l'arrivo di altri Cistercensi nelle curatorie di Romangia e Flumenargia. Comita II pose la condizione che i monaci provenissero esclusivamente dalla casa madre di Clairvaux.[[45]]

I Cistercensi e la viticoltura

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L'insediamento cistercense in Romangia riveste particolare interesse per la storia della viticoltura. In Borgogna i monaci cistercensi avevano sviluppato tecniche viticole innovative, realizzando il primo progetto di zonazione viticola della storia. I Cistercensi controllavano proprietà nella Côte de Beaune, nella Côte de Nuits, a Chablis e a Chalon-sur-Saône, contribuendo alla fama dell'area viticola borgognona, che comprende il celebre vigneto di Romanée-Conti.[[46]]

La Romangia era già nel XII secolo una zona a vocazione viticola. Il condaghe di San Pietro di Silki attesta, ad esempio, la donazione da parte di Mariane de Thori della domus di Gennor (nell'attuale territorio di Sennori) «cum servos et ankillas, e cum terras, e cum binias» (con servi e serve, con terre e con vigne).[ [47]]

Secondo lo storico Raimondo Turtas, il consistente patrimonio fondiario messo a disposizione dei Cistercensi fa ritenere che i giudici sardi si aspettassero dai monaci un contributo significativo al miglioramento delle tecniche agricole, inclusa probabilmente la viticoltura.[[45]]

La decadenza e la rinascita

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La guerra dei cent'anni, le guerre hussite e la Riforma protestante causarono gravi perdite all'ordine e portarono alla scomparsa dei cistercensi da vaste regioni d'Europa centrale e settentrionale.[26] Nel 1790, con la Rivoluzione, tutti i monasteri cistercensi di Francia vennero soppressi e con l'epoca napoleonica le secolarizzazioni si estesero ad altri paesi europei. Nel corso del XIX secolo governi liberali ordinarono la dissoluzione dei monasteri in Portogallo (1834), Spagna (1835) e Svizzera (1848).[25]

La ripresa iniziò sotto il pontificato di Pio VII, che invitò le abbazie romane di Santa Croce in Gerusalemme e San Bernardo alle Terme a ricostituire la congregazione italiana di San Bernardo. Nel 1869 i rappresentanti dei monasteri superstiti si riunirono a Roma sotto la presidenza di Teobaldo Cesari, abate di San Bernardo alle Terme, e decisero di ripristinare la carica di abate generale dell'ordine. I monasteri della stretta osservanza non parteciparono alla riunione e nel 1892 la Santa Sede sanzionò la definitiva indipendenza delle tre congregazioni riformate che andarono a costituire l'ordine di Nostra Signora della Trappa.

Organizzazione

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Il monastero di Santa Maria di Poblet
L'abbazia di Wettingen-Mehrerau
La chiesa abbaziale di Zirc

L'ordine cistercense è composto dalle congregazioni monastiche riunite in esso e da altri monasteri non legati a nessuna congregazione; le congregazioni, a loro volta, sono composte da abbazie e priorati conventuali sui iuris e dalle case da essi dipendenti. Al 2010, l'ordine riunisce le seguenti undici congregazioni (le congregazioni sono elencate in ordine storico-giuridico di precedenza: i dati statistici sono riferiti alla fine del 2008);[48]

  • congregazione di San Bernardo in Italia (congregatio S. Bernardi in Italia)[49], fondata il 23 dicembre 1497. Conta 10 case e 93 membri, 51 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia della Madonna dei Lumi, a San Severino Marche;[3]
  • congregazione della Corona d'Aragona (congregatio Coronae Aragonum) fondata il 19 aprile 1616 e restaurata il 16 luglio 1987. Conta 2 case e 38 membri, 17 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso il monastero di Santa Maria di Poblet;[3]
  • congregazione di Mehrerau (congregatio Augiensis)[50], fondata il 10 luglio 1624. Conta 7 case e 126 membri, 77 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Wettingen-Mehrerau, a Bregenz;[3]
  • congregazione di Maria Mediatrice (congregatio B.M.V. Mediatricis)[51], fondata il 28 agosto 1846. Conta 2 case e 6 membri, 5 dei quali sacerdoti;[52]
  • congregazione austriaca (congregatio austriaca)[53], fondata il 5 aprile 1859. Conta 7 case e 198 membri, 142 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Zwettl;[52]
  • congregazione dell'Immacolata Concezione (congregatio Immaculatae Conceptionis)[54], fondata il 24 agosto 1867. Conta 5 case e 82 membri, 28 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Notre-Dame de Lérins, a Cannes;[52]
  • congregazione zircense (Congregatio Zircensis)[55], fondata il 27 gennaio 1923. Conta 8 case e 83 membri, 67 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Zirc;[52]
  • Congregazione di Casamari (congregatio casamariensis)[56], fondata il 14 dicembre 1928. Conta 18 case e 211 membri, 127 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Casamari;[57]
  • congregazione di Maria Regina del Mondo (congregatio B.M.V. Reginae Mundi)[58], fondata nel 1953. Conta 10 case e 119 membri, 94 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Mogiła a Cracovia;[57]
  • congregazione brasiliana (congregatio brasiliensis)[59], fondata il 29 dicembre 1961. Conta 3 case e 53 membri, 24 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Santa Cruz, a Itaporanga;[57]
  • congregazione della Sacra Famiglia (congregatio S. Familiae)[60], fondata il 6 ottobre 1964. Conta 10 case e 675 membri, 117 dei quali sacerdoti. L'abate presidente risiede presso l'abbazia di Phuoc Son, a Hồ Chí Minh.[57]

Fuori dalle congregazioni esistono 2 monasteri con 11 religiosi, 7 dei quali sacerdoti.[3]

L'ordine conta monasteri in Austria, Belgio, Brasile, Canada, Repubblica Ceca, Cile, Eritrea, Etiopia, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America, Svizzera, Ungheria e Vietnam.[61]

In base alle costituzioni elaborate nel capitolo generale del 1969 (leggermente modificate negli anni successivi e approvate dalla Santa Sede il 16 ottobre 1990)[62], l'ordine è governato da un capitolo generale (composto dagli abati e dai delegati delle singole case o congregazioni) presieduto dall'abate generale. Il capitolo si riunisce ogni cinque anni per legiferare sull'ordine nel suo insieme.[63]

L'abate generale è eletto dal capitolo generale con un mandato di dieci anni ed è rieleggibile. Egli risiede a Roma ed è assistito dal sinodo dell'ordine, un consiglio composto di quattro membri eletti dal capitolo, che si riunisce di norma due volte tra due capitoli generali (ogni due anni).[63] L'abate generale in carica dal 2010 è padre Mauro-Giuseppe Lepori.

Accanto all'anno, è indicato il numero delle case seguito da quello dei novizi, dei professi di voti temporanei, di quelli di voti perpetui e, nell'ultima colonna, di quello totale dei membri dell'ordine.[64]

annocasenoviziprofessi temporaneiprofessi perpetuitotale membri
18982546119804968
191027421238511.016
1931391121181.0921.322
195462972801.2301.607
196361972031.3481.648
197363611011.3281.490

Alla fine del 2008 l'ordine contava complessivamente 84 monasteri e 1.697 membri, 756 dei quali sacerdoti.[3]

  1. G. Piccinni, op. cit., p. 215.
  2. L.J. Lekai, DIP, vol. II (1975), col. 1063.
  3. 1 2 3 4 5 6 Ann. Pont. 2010, p. 1430.
  4. G. Battista, BSS, vol. XI (1968), coll. 238-245.
  5. La data di fondazione dell'abbazia probabilmente è simbolica, coincidendo con quella della festa di san Benedetto e, nell'anno 1098, anche con la domenica delle Palme (cfr. J. Marillier, op. cit., pp. 23-24).
  6. L'etimologia del toponimo è discussa: Cistercium potrebbe essere messo in relazione con la parola latina cisterna (terreno paludoso) o con il francese cistel (giunco delle paludi), e potrebbe alludere alla natura acquitrinosa del posto (cfr. J. Marlier, op. cit., pp. 23-26); il toponimo potrebbe anche essere ricollegato al fatto che il sito si trovava da questo lato della terza pietra miliare (in latino cis tertium lapidem militarium) dell'antica strada che da Langres conduceva a Chalon-sur-Saône (cfr. T.N. Kinder, op. cit., p. 17).
  7. A causa del suo rapido ritorno a Molesmes, è solo a partire dall'anno della canonizzazione di Roberto (1222) che egli viene ritenuto fondatore dell'ordine: fino ad allora era Alberico a essere considerato il primo abate (cfr. J.-A. Lefèvre, op. cit., p. 82).
  8. B. Bendini, BSS, vol. I (1961), coll. 668-670.
  9. C. Stercal, op. cit., pp. 6-35.
  10. P. Zerbi, BSS, vol. III (1963), coll. 1-37.
  11. Istituto della Enciclopedia Italiana, I Papi (3 voll.), 2014, ISBN 978-88-12-00521-5. vol. II, p. 279.
  12. Istituto della Enciclopedia Italiana, I Papi (3 voll.), 2014, ISBN 978-88-12-00521-5. vol. II, p. 524.
  13. C. Stercal e M. Fioroni (curr.), Le origini cisterciensi. Documenti, p. 274.
  14. G. Piccinni, op. cit., p. 217.
  15. 1 2 L.J. Lekai, DIP, vol. II, coll. 1059-1060
  16. 1 2 M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 142.
  17. L.J. Lekai, DIP, vol. II, col. 1060.
  18. L.J. Lekai, DIP, vol. II, col. 1061.
  19. Exordium Cistercii, in C. Stercal e M. Fioroni (curr.), Le origini cisterciensi. Documenti, pp. 24-25.
  20. G. Piccinni, op. cit., p. 217.
  21. R. Comba, Identità cistercense delle origini nel primo quarto del XII secolo, in AA.VV., L'abbazia di Lucedio... (op. cit.), pp. 7-21.
  22. 1 2 M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 146.
  23. 1 2 M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 144.
  24. 1 2 3 M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 145.
  25. 1 2 L.J. Lekai, DIP, vol. II (1975), col. 1062.
  26. 1 2 M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 149.
  27. G. Viti, DIP, vol. IV (1977), coll. 93-94.
  28. M. Weitlauff, in G. Schwaiger, op. cit., p. 449.
  29. J. O'Dea, in DIP, vol. II (1975), coll. 1102-1106.
  30. Louis Lekai, he Cistercians. Ideals and Reality, Kent, Ohio, Kent State University Press, 1977.
  31. Wikipedia italiana, Ordine cistercense; Cathopedia, Ordine cistercense.
  32. Treccani, Cistercensi (Federiciana).
  33. Wikipedia italiana, Architettura cistercense.
  34. Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, Abbazia di Fossanova, su direzioneregionalemuseilazio.cultura.gov.it.
  35. Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio, Abbazia di Casamari, su direzioneregionalemuseilazio.cultura.gov.it.
  36. 1 2 3 don Agostino Saba, Montecassino e la Sardegna Medioevale : note storiche e codice diplomatico sardo-cassinese, Sora, Tipografia Editrice P. C. Camastro, 1927.
  37. Bernardo di Chiaravalle, Epistolae, lettera a Eugenio III, 1145.
  38. Mauro Maxia, possedimenti logudoresi dei Thori nelle fonti dell'XI-XIII secolo, in Atti del Convegno "La civiltà giudicale in Sardegna nei secoli XI-XIII", 2002.
  39. Ginevra Zanetti, I Camaldolesi in Sardegna, collana Collana dell'Archivio Storico e Giuridico Sardo di Sassari, Cagliari, 1974.
  40. Pasquale Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae (Codice Diplomatico della Sardegna)., Tomo I (Volume X della collana), Torino, 1861.
  41. Mauro Maxia, I nomi di luogo dell'Anglona e della bassa valle del Coghinas., Ozieri, 1994.
  42. F.C. CASULA, M.M. COSTA e A.M. PAVONI - M. TANGHERONI, GENEALOGIE MEDIOEVALI DI SARDEGNA, in Opera monografica, DUE D EDITRICE MEDITERRANEA.
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  44. Mauro Maxia, La Diocesi di Ampurias. Studio storico-onomastico sull'insediamento umano medioevale., Sassari, 1997.
  45. 1 2 R. Turtas, Storia della Chiesa in Sardegna, Roma, 1999.
  46. C. Tosco, Andare per le abbazie cistercensi, Il Mulino, 2017.
  47. G. Strinna e A. Soddu, Il condaghe di San Pietro di Silki. Testo logudorese inedito dei secoli XI-XIII, Roma, Illisso, 2013.
  48. Ann. Pont. 2010, pp. 1430-1432.
  49. P. Zakar, DIP, vol. II (1975), coll. 1536-1538.
  50. P. Zakar, DIP, vol. II (1975), col. 1529.
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  52. 1 2 3 4 Ann. Pont. 2010, p. 1431.
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  58. L.J. Lekai, DIP, vol. II (1975), col. 1529.
  59. L.J. Lekai, DIP, vol. II (1975), coll. 1538-1539.
  60. P. Zakar, DIP, vol. II (1975), coll. 1534-1536.
  61. Elenchus Monasteriorum Ordinis Cisterciensis, su ocist.org. URL consultato il 15-8-2010 (archiviato dall'url originale il 16 giugno 2010).
  62. Acta Curiae Generalis Ordinis Cisterciensis, Commentarium Officiale, Nova Series, num. 37 (1991), p. 12.
  63. 1 2 I Cistercensi nel ventesimo secolo, su cistercensi.info. URL consultato l'8-8-2010.
  64. Dati riportati in DIP, vol. II (1975), coll. 1065-1066.
  • Annuario Pontificio per l'anno 2010, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2010. ISBN 88-209-8355-9.
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  • Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.
  • Terryl Nancy Kinder, I cisterciensi. Vita quotidiana, cultura, arte, Jaca Book, Milano 1997. ISBN 88-16-60214-7.
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  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.
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  • Georg Schwaiger, La vita religiosa dalle origini ai nostri giorni, San Paolo, Milano 1997. ISBN 88-215-3345-X.
  • Claudio Stercal, Stefano Harding, elementi biografici e testi, Jaca Book, Milano 2001. ISBN 88-16-40544-9.
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