Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche

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Arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche
Archidioecesis Camerinensis-Sancti Severini in Piceno
Chiesa latina
Duomo di Camerino.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Fermo
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro
Vicario generale Nello Tranzocchi
Arcivescovi emeriti Francesco Gioia, O.F.M.Cap.,
Angelo Fagiani
Sacerdoti 94 di cui 69 secolari e 25 regolari
585 battezzati per sacerdote
Religiosi 34 uomini, 143 donne
Diaconi 3 permanenti
Abitanti 58.500
Battezzati 55.000 (94,0% del totale)
Superficie 1.603 km² in Italia
Parrocchie 95 (6 vicariati)
Erezione III secolo (Camerino)
26 novembre 1586 (San Severino Marche)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santissima Annunziata
Concattedrali Sant'Agostino
Santi patroni San Venanzio
San Severino
Indirizzo Piazza Cavour 7, 62032 Camerino (Macerata), Italia
Sito web www.arcidiocesicamerino.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo arcivescovile di Camerino.

L'arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche (in latino: Archidioecesis Camerinensis-Sancti Severini in Piceno) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Fermo appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2016 contava 55.000 battezzati su 58.500 abitanti. È retta dall'arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro.

Ne sono patroni san Venanzio (per Camerino) e san Severino (per San Severino Marche).

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende il territorio di 34 comuni delle Marche in due distinte province:

Sede arcivescovile è la città di Camerino, dove si trovano la basilica cattedrale della Santissima Annunziata e la basilica minore di San Venanzio; a San Severino Marche sorgono la concattedrale di Sant'Agostino e l'antica cattedrale di San Severino.

Il territorio si estende su 1.603 km² ed è suddiviso in 95 parrocchie organizzate in 6 vicarie: Camerino, Castelraimondo, Pieve Torina, San Ginesio, San Severino Marche e Serra San Quirico.

Istituti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2017 sono presenti in diocesi i seguenti ordini e istituti religiosi:[2]

Istituti religiosi maschili[modifica | modifica wikitesto]

Istituti religiosi femminili[modifica | modifica wikitesto]

  • Canonichesse regolari lateranensi (Caldarola)
  • Monache benedettine (San Ginesio)
  • Monache Carmelitane (Camerino)
  • Monache Cistercensi della Stretta Osservanza (San Severino Marche)
  • Monache Clarisse (Camerino, San Severino Marche, Belforte del Chienti)
  • Monache Clarisse Urbaniste (Apiro)
  • Sorelle francescane del Cenacolo (Muccia)
  • Benedettine (Castelsantangelo sul Nera)
  • Suore convittrici del Bambin Gesù (San Severino Marche)
  • Figlie di Maria Santissima dell'Orto (Serra San Quirico)
  • Suore francescane del Terz'Ordine regolare (San Ginesio)
  • Suore di San Giuseppe di Torino (Sarnano)
  • Suore missionarie dell'amore di Cristo (San Severino Marche)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'odierna arcidiocesi nasce nel 1986 dall'unione di due precedenti sedi: la diocesi di Camerino, attestata storicamente dal V secolo, e la diocesi di San Severino, eretta il 26 novembre 1586.

Camerino[modifica | modifica wikitesto]

Tradizionalmente si attribuisce la fondazione della diocesi di Camerino al III secolo, legata alla memoria del santo martire, e poi patrono, san Venanzio, nella cui passio compare il nome di un vescovo camerinese, Leonzio (ca. 250), di dubbia esistenza. La diocesi è documentata storicamente solo con il vescovo Geronzio che partecipò al sinodo romano indetto da papa Ilario del 465. Per colmare il vuoto tra il presunto Leonzio ed il certo Geronzio, la tradizione locale ha inserito nelle cronotassi una serie di quindici nomi di vescovi, che sia Ughelli che Gams hanno escluso nei loro studi e che Cappelletti ritiene «essere senza verun fondamento».

In seguito alle distruzioni apportate dai Goti e dai Longobardi nel VI secolo, ai vescovi di Camerino i papi affidarono le sparute comunità cristiane rimaste di antichi municipi romani e sedi episcopali estinte, tra cui Septempeda, Tolentino, Urbs Salvia, Pollentia, Treia, Plestia e Cingoli. Nel corso del primo millennio cristiano i vescovi camerti esercitavano la loro giurisdizione episcopale su un vasto territorio. Di questo periodo sono noti una decina di vescovi, grazie alla loro partecipazione ai sinodi indetti a Roma dai pontefici. Tra questi si ricorda in particolare sant'Ansovino, consigliere dell'imperatore Ludovico II, e che prese parte al concilio romano dell'861.

Nel Medioevo fiorirono numerose abbazie e monasteri benedettini, tra cui si ricordano San Salvatore Rivuli sacri, San Michele infra Hostia, Sant'Elena prope flumen Aesinum, Santa Maria in Campo, San Salvatore in valle castri, San Flaviano de Rambona.[3]

A partire dal XIV secolo iniziò lo smembramento del vasto territorio diocesano. Nel 1320 Camerino perse parte del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Macerata. Il 10 dicembre 1586 cedette un'altra porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Tolentino; lo stesso anno, il mese di novembre, parte del territorio camerte fu ceduto per l'erezione della diocesi di San Severino. Camerino fu compensata con alcune parrocchie sottratte alla diocesi di Spoleto.

Nel 1597 il vescovo Gentile Dolfino istituì il seminario diocesano.

Il 15 novembre 1728 Camerino perse un'altra porzione di territorio per l'erezione della diocesi di Fabriano, che contestualmente fu unita aeque principaliter alla diocesi camerte. L'8 luglio 1785 un'altra cessione territoriale portò alla nascita della diocesi di Matelica; in questa occasione cessò l'unione aeque principaliter con Fabriano.

Per compensare Camerino di queste nuove perdite territoriali, papa Pio VI la elevò al rango di arcidiocesi con la bolla Quemadmodum apostolica del 17 dicembre 1787, confermando la sua immediata soggezione alla Santa Sede.

L'8 febbraio 1817 Camerino cedette ancora una porzione di territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Treia, affidata in amministrazione perpetua agli arcivescovi camerinesi fino al 1913.

Tra i primi arcivescovi si ricorda Nicola Mattei Baldini (1817-1842), che riconsacrò la cattedrale, ricostruita dopo il terremoto del 1799, celebrò un sinodo diocesano, ed accolse papa Gregorio XVI in visita a Camerino nel 1841. La seconda parte dell'Ottocento è segnata dall'episcopato di Felicissimo Salvini, il più longevo della storia della diocesi, con 46 anni di governo dal 1847 al 1893.

San Severino[modifica | modifica wikitesto]

Septempeda, l'antica San Severino Marche, è attestata come diocesi unicamente dalla Vita sanctorum Severini et Victorini, composta tra il VII ed il IX secolo; in questa biografia si parla del vescovo Severino, che diede poi anche il nome all'attuale città, ritenuto il protovescovo della diocesi di Septempeda. Secondo Ughelli Severino sarebbe vissuto nel 540 ca. e avrebbe assistito alla distruzione di Septempeda ad opera o dei Goti o dei Longobardi; Lanzoni invece avanza l'ipotesi che Severino di Settempeda possa identificarsi con il vescovo Severo, presente al concilio di Sardica intorno al 343-344. La Vita sarebbe l'unica attestazione dell'esistenza in antichità della diocesi di San Severino, ignota a tutte le fonti antiche, e i cui vescovi non presero parte a nessun concilio o sinodo dell'epoca.

La diocesi di San Severino fu eretta da papa Sisto V con la bolla Superna dispositione del 26 novembre 1586, ricavandone il territorio dalla diocesi di Camerino. Originariamente era immediatamente soggetta alla Santa Sede e aveva per cattedrale la chiesa di San Severino. Nel 1589 la diocesi entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Fermo.

Un seminario a San Severino era già stato istituito nel 1566 dal vescovo camerinese Berardo Bongiovanni, prima ancora della nascita della diocesi.

Nel 1827 la cattedrale diocesana fu trasferita nella chiesa di Sant'Agostino, che venne solennemente consacrata dal vescovo Giacomo Rangiaschi il 29 giugno.

Tra i recenti vescovi di San Severino si ricordano: «Angelo Antonio Anselmi (1792-1816), esiliato a Como dal 1808 al 1813 per il rifiuto del giuramento al governo napoleonico; Giacomo Ranghiasci (1816-1838), restauratore della diocesi disastrata dalla bufera napoleonica; Francesco Mazzuoli (1847-1889), che con tanta saggezza e coraggio ha guidato la Chiesa nel periodo del risorgimento; Giosuè Bicchi (1893-1913); Vincenzo Migliorelli (1927-1930), che non ebbe l'approvazione del governo fascista.»[4]

Il 4 novembre 1913 i vescovi di San Severino ottennero in amministrazione ad nutum Sanctae Sedis la diocesi di Treia, già amministrata dagli arcivescovi di Camerino; il 20 febbraio 1920, con la bolla Boni Pastoris di papa Benedetto XV, l'amministrazione apostolica divenne perpetua e durò fino al 1966.[5]

Al momento dell'unione con Camerino, la diocesi di San Severino comprendeva i comuni di San Severino Marche e di Poggio San Vicino e la frazione di Frontale del comune di Apiro.[6]

Camerino-San Severino Marche[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966, dopo le dimissioni di Ferdinando Longinotti, la diocesi di San Severino Marche rimase vacante e fu affidata in amministrazione agli arcivescovi di Camerino, fino al 21 giugno 1979 quando Bruno Frattegiani, già arcivescovo camerte, fu nominato anche vescovo di San Severino Marche unendo così in persona episcopi le due sedi.

In seguito alla riorganizzazione territoriale delle diocesi marchigiane attuata il 19 marzo 1984 con il decreto Conferentia Episcopalis Picena della Congregazione per i vescovi[7], Camerino cedette cinque parrocchie alla diocesi di Cingoli, site nel territorio comunale di Cingoli, e sei parrocchie alla diocesi di Fabriano, poste nel territorio dei comuni di Genga e Sassoferrato; contestualmente, Camerino ha acquisito le parrocchie in territorio marchigiano appartenute a diocesi umbre, e cioè sette parrocchie nei comuni di Sefro, Serravalle di Chienti e Fiuminata dalla diocesi di Nocera Umbra-Gualdo Tadino; e 23 parrocchie nei comuni di Visso, Castelsantangelo sul Nera e Ussita dalla diocesi di Norcia.

Il 30 settembre 1986, con il decreto Instantibus votis della medesima Congregazione per i vescovi, è stata stabilita la plena unione delle due diocesi e la nuova circoscrizione ecclesiastica, resa contestualmente suffraganea dell'arcidiocesi di Fermo, ha assunto il nome attuale.

Istituzioni culturali dell'arcidiocesi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1965 è stato istituito il museo diocesano ad opera del professor Giacomo Boccanera, ideatore e primo responsabile del museo, riaperto ufficialmente nel 2004 dopo il terremoto del 1997. Il museo raccoglie opere di artisti locali dal XIV al XVIII secolo, tra cui Giovanni Angelo d'Antonio, Giovanni Boccati, Girolamo di Giovanni, Ansovino di Vanni, Luca Signorelli, Girolamo Sparapane, Lazzaro Baldi, Giuseppe Chiari e Francesco Trevisani.

Nel 1987 l'archivio arcivescovile è stato dichiarato di notevole interesse storico ad opera della Soprintendenza archivistica di Ancona, e aperto al pubblico dopo un attento riordino e una accurata catalogazione cartacea e digitale.

La biblioteca del seminario è stata fondata dal canonico Letterio Turchi nel 1819. «La parte più antica del fondo è costituita da un codice del XIV secolo, 26 pergamene, 4 incunaboli, 158 edizioni cinquecentine, 16 manoscritti, moltissimi preziosi volumi del sei-settecento».[8]

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Camerino[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di Camerino e Fabriano[modifica | modifica wikitesto]

  • Cosimo Torelli † (15 novembre 1728 - 27 agosto 1736 deceduto)
  • Ippolito Rossi † (27 settembre 1736 - 17 gennaio 1746 nominato vescovo di Senigallia)
  • Francesco Viviani † (17 aprile 1746 - 30 dicembre 1767 deceduto)
  • Luigi Amici † (20 giugno 1768 - 8 luglio 1785 nominato vescovo di Camerino)

Arcivescovi di Camerino[modifica | modifica wikitesto]

Vescovi di San Severino Marche[modifica | modifica wikitesto]

  • San Severino † (circa 540)
  • ...
  • Orazio Marzani † (13 gennaio 1587 - 3 giugno 1607 deceduto)
  • Ascanio Sperelli † (3 giugno 1607 succeduto - 22 luglio 1631 deceduto)
  • Francesco Sperelli † (22 luglio 1631 succeduto - febbraio 1646 deceduto)
  • Angelo Maldachini, O.P. † (19 novembre 1646 - 22 giugno 1677 deceduto)
  • Scipione Negrelli † (13 settembre 1677 - 11 maggio 1702 deceduto)
  • Alessandro Avio † (2 ottobre 1702 - 15 settembre 1703 deceduto)
  • Alessandro Calvi-Organi † (2 marzo 1705 - 25 luglio 1721 deceduto)
  • Giovan Francesco Leoni † (24 settembre 1721 - 16 gennaio 1725 deceduto)
  • Giulio Cesare Compagnoni † (21 febbraio 1725 - 12 aprile 1732 deceduto)
  • Dionigi Pieragostini † (7 maggio 1732 - 8 dicembre 1745 deceduto)
  • Giuseppe Vignoli † (14 giugno 1746 - 19 dicembre 1757 nominato vescovo di Carpentras)
  • Francesco Maria Forlani † (19 dicembre 1757 - 5 giugno 1765 nominato vescovo di Civita Castellana e Orte)
  • Domenico Giovanni Prosperi † (27 gennaio 1766 - 1º dicembre 1791 deceduto)
  • Angelo Antonio Anselmi † (26 marzo 1792 - gennaio 1816 deceduto)
  • Giacomo Rangiaschi † (22 luglio 1816 - 13 maggio 1838 deceduto)
  • Filippo Saverio Grimaldi † (13 settembre 1838 - 1º dicembre 1846 dimesso)
  • Francesco Mazzuoli † (4 ottobre 1847 - 11 febbraio 1889 dimesso)
  • Aurelio Zonghi † (11 febbraio 1889 - 12 giugno 1893 nominato vescovo di Jesi)
  • Giosuè Bicchi † (12 giugno 1893 - 18 gennaio 1913 deceduto)
  • Adamo Borghini † (4 giugno 1913 - 27 dicembre 1926 deceduto)
  • Vincenzo Migliorelli † (10 agosto 1927 - 27 febbraio 1930 dimesso)
    • Sede vacante (1930-1932)
  • Pietro Tagliapietra † (22 febbraio 1932 - 12 settembre 1934 nominato arcivescovo di Spoleto)
  • Ferdinando Longinotti † (22 ottobre 1934 - 5 ottobre 1966 dimesso)
    • Sede vacante (1966-1979)
  • Bruno Frattegiani † (21 giugno 1979 - 30 settembre 1986 nominato arcivescovo di Camerino-San Severino Marche)

Arcivescovi di Camerino-San Severino Marche[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2016 su una popolazione di 58.500 persone contava 55.000 battezzati, corrispondenti al 94,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
arcidiocesi di Camerino
1950 77.600 78.000 99,5 196 169 27 395 32 261 174
1959 76.430 76.500 99,9 188 159 29 406 35 267 147
1970 51.471 51.471 100,0 135 135 381 170
1980 51.900 52.200 99,4 138 116 22 376 1 26 146 173
diocesi di San Severino e Treia
1950 20.000 20.000 100,0 76 45 31 263 29 93 29
1969 14.650 24.068 60,9 91 59 32 160 29 155 36
diocesi di San Severino
1980 22.748 22.807 99,7 68 46 22 334 26 114 39
arcidiocesi di Camerino-San Severino
1990 60.000 60.200 99,7 175 135 40 342 51 200 95
1999 54.456 57.250 95,1 156 126 30 349 1 33 150 95
2000 54.484 57.280 95,1 154 124 30 353 1 33 150 95
2001 54.484 57.250 95,2 144 119 25 378 1 28 150 95
2002 57.000 57.250 99,6 121 98 23 471 1 26 150 95
2003 57.000 57.500 99,1 127 100 27 448 1 30 128 95
2004 57.200 57.260 99,9 128 108 20 446 23 120 95
2006 57.250 59.738 95,8 126 92 34 454 1 48 180 95
2013 56.000 59.000 94,9 91 66 25 615 2 38 146 95
2016 55.000 58.500 94,0 94 69 25 585 3 34 143 95

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fa eccezione la frazione di Domo, che appartiene alla diocesi di Fabriano-Matelica.
  2. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  3. ^ Kehr, Italia pontificia, IV, pp. 121 e seguenti.
  4. ^ Dak sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  5. ^ AAS 12 (1920), pp. 321-322.
  6. ^ Dal sito web dell'arcidiocesi.
  7. ^ AAS 76 (1984), pp. 910-913.
  8. ^ Da Beweb - Beni ecclesiatici in web.
  9. ^ Dopo san Leonzio, le cronotassi tradizionali inseriscono una serie di quindici vescovi non attestati storicamente: Euprepio, Antimo, Sisto, Paterniano, Pastore, Gerolamo, Evestro, Elearano, Leone, Costantino, Miniato, Eleario, Donatello, Agario, Metrope.
  10. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. I, Roma 1999, pp. 927-928.
  11. ^ Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, p. 478.
  12. ^ Bonifacio prese parte al sinodo palmare celebrato da papa Simmaco. A causa di intrinseche contraddizioni delle fonti, questo concilio è attribuito da Theodor Mommsen e da alcuni storici al 501, mentre altri autori, tra cui i Pietri, al 502. Pietri, Prosopographie de l'Italie chrétienne, vol. I, pp. 329-330.
  13. ^ Charles Pietri, Luce Pietri (ed.), Prosopographie chrétienne du Bas-Empire. 2. Prosopographie de l'Italie chrétienne (313-604), École française de Rome, vol. II, Roma 2000, pp. 2061-2062.
  14. ^ Il vescovo Ansovino prese parte al concilio romano indetto nel mese di novembre 861; la sua morte deve perciò essere avvenuta dopo questa data. Cappelletti (vol. IV, p. 236) e Gams fanno morire sant'Ansovino il 13 marzo 861, inserendo un vescovo di nome Anselmo al concilio del novembre successivo. Gli atti del concilio, editi dalle Monumenta Germaniae Historica, chiamano questo vescovo Asuinus. Die Konzilien der karolingischen Teilreiche 860-874, a cura di Wilfried Hartmann, Hannover 1998, p. 64, righe 11 e 24.
  15. ^ a b c d e f g h Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern, pp. 229–230.
  16. ^ Secondo Schwartz, i vescovi Azo e Atto potrebbero essere la stessa persona.
  17. ^ Nella carta che menziona questo vescovo, Filippo è indicato, il 10 dicembre 1230, come vescovo eletto (Cappelletti, IV, p. 255).
  18. ^ In una carta del 1283 si parla di un vescovo Giovanni (Ioannes de Crudeto), vissuto quarant'anni prima. Secondo Cappelletti (vol. IV, pp. 262-263) questo vescovo deve essere collocato dopo Filippo e prima di Guglielmo, forse a partire dal 1246.
  19. ^ A questa data Ramboto è già documentato come vescovo eletto; è confermato dal papa il 25 maggio 1285 (Eubel, Hierarchia catholica, I, p. 161).
  20. ^ Eubel, Hierarchia catholica, II, p. XVIII.
  21. ^ Questa è la data in cui viene documentato per la prima volta il vescovo Andrea (Cappelletti, IV, p. 282). Eubel riporta la data del 13 giugno 1309, che corrisponde a quella in cui il vescovo versò alla Camera Apostolica la tassa dovuta per la sua nomina.
  22. ^ Bernardo venne eletto tra il 2 maggio, giorno in cui è documentata la vacanza della sede di Camerino, e il 22 dello stesso mese, quando è già attestato come vescovo eletto. Cappelletti IV, p. 282. Eubel I, p. 161.
  23. ^ Era ancora in carica a questa data. Anna Giordano, I regesti delle Pergamene del Capitolo di Campagna (1170-1772), Carlone editore, 2004, pag. 47.
  24. ^ Nominato arcivescovo titolare di Perge.
  25. ^ Nominato arcivescovo titolare di Melitene.
  26. ^ Nominato arcivescovo titolare di Leontopoli di Pamfilia.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per Camerino[modifica | modifica wikitesto]

Per San Severino Marche[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]