Arcidiocesi di Catania

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Arcidiocesi di Catania
Archidioecesis Catanensis
Chiesa latina
Catania BW 2012-10-06 11-32-08 2 fj.JPG
Regione ecclesiastica Sicilia
Mappa della diocesi
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Acireale, Caltagirone
Arcivescovo metropolita Salvatore Gristina
Vicario generale Salvatore Genchi
Arcivescovi emeriti Luigi Bommarito
Sacerdoti 336 di cui 237 secolari e 99 regolari
2.193 battezzati per sacerdote
Religiosi 109 uomini, 379 donne
Diaconi 41 permanenti
Abitanti 737.000
Battezzati 746.999 (98,7% del totale)
Superficie 1.332 km² in Italia
Parrocchie 157
Erezione 42
Rito romano
Cattedrale Cattedrale Metropolitana di Sant'Agata
Indirizzo Via Vittorio Emanuele, 159, 95131 Catania
Sito web www.diocesi.catania.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Catania (in latino: Archidioecesis Catanensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 737.000 battezzati su 746.999 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Salvatore Gristina.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende i seguenti comuni della provincia di Catania: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Camporotondo, Catania, Gravina di Catania, Maletto, Maniace, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant'Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant'Agata li Battiati, Santa Maria di Licodia, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Viagrande, Zafferana Etnea e Bongiardo, una frazione di Santa Venerina.

Sede arcivescovile è la città di Catania, dove si trova la cattedrale di Sant'Agata.

Il territorio si estende su circa 1.332 km², suddiviso in 157 parrocchie, e una popolazione di oltre 700.000 abitanti.

Santuari diocesani[modifica | modifica wikitesto]

Tra i santuari diocesani di maggiore rilievo per storia e devozione spiccano quello agatino di Sant'Agata al Carcere a Catania; quelli mariani della Madonna della Sciara a Mompileri in Mascalucia e della Madonna dell'Elemosina (Basilica Collegiata) a Biancavilla. Quello dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino di Trecastagni.

Altri santuari sono, a Catania:

Negli altri comuni dell'arcidiocesi: Santuario della Madonna dei malati di Misterbianco, Santuario di Maria Ausiliatrice ad Adrano, Santuario di Maria Santissima Annunziata a Bronte e a Pedara, Santuario della Madonna della Consolazione a Mascalucia e a Paternò, Santuario della Madonna Addolorata di Mascalucia, Santuario della Madonna della roccia a Belpasso, Santuario Madonna della Ravanusa San Giovanni La Punta.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi di Catania fu eretta secondo la tradizione nell'anno 42 con l'arrivo del vescovo san Berillo nel capoluogo etneo. È una delle più antiche Chiese della Sicilia.

Fino al 1092 le notizie sulla diocesi di Catania sono molto frammentarie. Si conosce a grandi linee la storia di san Berillo e sant'Euplio, diacono del IV secolo, ma si conosce soprattutto quella di sant'Agata, la santa patrona della città, martirizzata il 5 febbraio 251. Si sa anche che il vescovo Teodoro partecipò al secondo concilio di Nicea.

Il 9 marzo 1092 Ruggero I di Sicilia e papa Urbano II ristabilirono la diocesi. Primo vescovo fu Angerio. Venne completata la costruzione della cattedrale di Sant'Agata e sotto il suo successore le reliquie di sant'Agata furono riportate in città.

Il terremoto del 1169, che causò la morte di 15.000 persone, uccise anche il vescovo Giovanni Aiello, che si trovava all'interno della cattedrale.

Il 4 febbraio 1183 papa Lucio III assegnò Catania alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Monreale, il che fu confermato da papa Clemente III il 29 ottobre 1188.

Nel 1572 il vescovo Antonio Faraone istituì a Catania il primo seminario siciliano[1][2].

In seguito al terremoto del 1693, l'intera città fu ricostruita e un aiuto notevole arrivò dal vescovo Andrea Riggio e da tutto il clero.

Nel Settecento il vescovo Salvatore Ventimiglia pubblicò un catechismo in siciliano che fu utilizzato fino all'avvento di quello di papa Pio X.

All'inizio dell'Ottocento la diocesi di Catania fu smembrata: Nicosia, Piazza Armerina, Caltagirone e Acireale divennero sedi vescovili.

Il 4 settembre 1859 papa Pio IX elevò Catania al rango di arcidiocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede, concedendo agli arcivescovi il privilegio del pallio, revocato da papa Paolo VI nel 1978.

Nella seconda metà del XIX secolo l'arcidiocesi costituiva un'unica parrocchia e l'arcivescovo era l'unico parroco. L'arcidiocesi riuscì a salvarsi dall'incameramento dei beni della mensa arcivescovile previsto dalla legge nº 3838 del 1867 dimostrando che l'arcivescovo era appunto l'unico parroco dell'arcidiocesi e che i beni erano quindi annessi alla cura d'anime[3].

Il 2 dicembre 2000 l'arcidiocesi fu elevata a sede metropolitana, con due suffraganee: Acireale e Caltagirone.

Sono stati organizzati tre sinodi diocesani: nel 1622, nel 1668 e nel 1918. Fino al 1919 il vescovo è stato l'unico parroco dell'intera diocesi.

Negli ultimi decenni è stato istituito a cadenza annuale il partecipato pellegrinaggio di tutta l'arcidiocesi al Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri in Mascalucia che ha radici antichissime nella storia della Chiesa etnea (i più antichi di cui si hanno notizie risalgono agli ultimi decenni dell'Ottocento).

Cronotassi degli arcivescovi[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento sepolcrale del vescovo Andrea Riggio (XVIII secolo), nella cappella di sant'Agata della Cattedrale di Catania

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 746.999 persone contava 737.000 battezzati, corrispondenti al 98,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 445.000 450.000 98,9 493 311 182 902 303 911 83
1959 547.000 555.100 98,5 512 300 212 1.068 433 1.311 111
1969  ? 625.379  ? 542 309 233  ? 444 1.342 123
1980 668.803 672.953 99,4 527 275 252 1.269 335 1.172 143
1990 700.000 725.370 96,5 481 249 232 1.455 295 1.021 148
1999 695.000 720.198 96,5 463 259 204 1.501 19 243 838 152
2000 716.000 731.056 97,9 415 264 151 1.725 20 184 573 152
2001 716.000 731.056 97,9 418 267 151 1.712 20 184 573 152
2002 695.000 709.682 97,9 456 273 183 1.524 32 215 631 152
2003 695.000 703.946 98,7 450 274 176 1.544 34 223 658 153
2004 724.332 733.656 98,7 425 266 159 1.704 35 202 709 154
2006 724.886 734.218 98,7 400 259 141 1.812 34 176 991 155
2013 737.000 746.999 98,7 336 237 99 2.193 41 109 379 157

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Negli atti conservati nell'Archivio storico del seminario si legge che il seminario di Catania "si stabilì a 18 aprile 15^ indizione 1572, bensì si cominciò a pratticare di fermo dall'anno 1569".
  2. ^ G. Zito - C. Scalia, Fonti per la storia della diocesi di Catania: l'Archivio storico del Seminario, in Synaxis 1 (1983) pp. 295-313.
  3. ^ Maurilio Guasco, Storia del clero in Italia dall'Ottocento a oggi, Bari 1997, pp. 92-93
  4. ^ «La tradizione ha identificato il primo vescovo con un certo Berillo, del quale si afferma che nel 42 sia stato ordinato vescovo ad Antiochia da Pietro e da questi appositamente inviato ad evangelizzare Catania. Di lui si fa menzione come protovescovo catanese nella vita di Leone il Taumaturgo dell'VIII secolo, nella Vita di Pancrazio di Taormina, in due testi liturgici del IX secolo (Canoni attribuiti a Teofane Siciliano e a Giuseppe Innografo) che lo esaltavano come primo vescovo petrino. È ormai acquisito che la datazione di Berillo non è sostenibile: sia per la cronologia più accreditata della vita di S. Pietro, sia per le difficoltà interne alla comunità apostolica in merito all'apertura ai pagani. La tradizione su Berillo, di conseguenza, è priva di certezza e si presenta come una ricostruzione agiografica redatta nella Catania di fine sec. VIII e inizio sec. IX, quando ormai la città era pienamente soggetta al patriarcato di Costantinopoli e mirava accreditare, presso le Chiese d'Oriente, la fondazione apostolica della sua Chiesa per ottenere l'elevazione a sede arcivescovile e metropolitana. Tuttavia, alla luce di quanto accaduto per Marciano di Siracusa, storicamente attestato ma non come vescovo ordinato anche lui da Pietro ad Antiochia bensì in un tempo successivo a quello sancito dalla tradizione, e cioè almeno tra il sec. III e il sec. IV, potrebbe non escludersi del tutto la storicità di Berillo.» Testo di Gaetano Zito, Storia delle Chiese di Sicilia, p. 357, citato da Antonino Blandini.
  5. ^ a b I vescovi Severo (meglio di Everio) e Severino, menzionati nelle cronotassi tradizionali come secondo e quarto tra i vescovi di Catania, non sono documentati storicamente, ma sono noti grazie a testi agiografici dell'VIII-IX secolo; secondo Lanzoni «potrebbero essere una retroproiezione del santo vescovo Severus il cui episcopato si colloca agli inizi del IX secolo» (Rizzone, p. 378).
  6. ^ Questo santo è menzionato in alcuni manoscritti del martirologio romano il 12 settembre assieme a sant'Euplio.
  7. ^ Nelle cronotassi tradizionali a Severino succede Donnino, che avrebbe partecipato al concilio di Efeso del 431; in realtà nessun vescovo siciliano prese parte a quel concilio e Donnino era vescovo di Cotieo in Frigia. Per lo stesso motivo è da escludere il vescovo Paolo, che prese parte al concilio di Calcedonia nel 451, e che alcuni autori attribuiscono a Catania; in realtà fu vescovo di Cantano nell'isola di Creta. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 629.
  8. ^ L'esistenza di questo Elpidio II non è dimostrata, e si basa su un passaggio di una lettera di papa Gregorio I al vescovo Leone, che, correttamente interpretato, non fa di Elpidio l'immediato predecessore di Leone; questo ha portato alcuni autori a prolungare l'episcopato di Elpidio I fino al 590 o a ipotizzare l'esistenza di un Elpidio II. Rizzone, op. cit., pp. 378-379.
  9. ^ Il nome di Iovino appare in una lettera di papa Gregorio I del 598, ma da nessuna parte è detto che fosse vescovo; di lui si dice che era vir illustris catanensis.
  10. ^ a b c d e Vescovo noto per la scoperta del suo sigillo vescovile.
  11. ^ Nelle cronotassi tradizionali, un vescovo catanese di nome Giovanni avrebbe partecipato al concilio lateranense del 649; in realtà la lezione esatta è Ioannes Carinensis, confermata dal testo greco degli atti. Rizzone, op. cit., p. 379.
  12. ^ Santo dell'epoca iconoclasta. D. G. Lancia di Brolo (Storia della Chiesa in Sicilia, Palermo 1884, II, pp. 207-215) ha dimostrato che questo santo non fu siciliano e che non subì il martirio nell'VIII secolo, e lo ha perciò escluso dalla cronotassi catanese.
  13. ^ Presunto vescovo, le cui pochissime informazioni sono tratte dalla vita del suo successore san Leone II.
  14. ^ La biografia romanzata di questo santo mette in dubbio la sua storicità e l'epoca in cui ha vissuto; potrebbe aver vissuto all'epoca degli imperatori Leone III e Costantino V (717-741), oppure Leone IV e Costantino VI (775-797). Secondo A. Acconcia Longo si tratta dello stesso vescovo Leone vissuto ai tempi di papa Gregorio I (I vescovi nell'agiografia italo-greca. Il contributo dell'agiografia alla storia delle diocesi italogreche, in A. Jacob - J.-M. Martin - G. Noyé (ed.), Histoire et culture dans l'Italie Byzantine: Acquis et Nouvelles Recherches, Roma 2006, pp. 133-136).
  15. ^ Questo vescovo è noto solo per la sua presenza nei menologi greci.
  16. ^ a b c Giuseppe Rasà Napoli, Guida - e breve illustrazione delle chiese di Catania e sobborghi, a cura di Lucio Cammarata, Catania, Tringale editore [1900], 1984, pp. 470-474.
  17. ^ Tra Geraldo Oddone, patriarca titolare di Antiochia, a Juan de Luna, Gams inserisce un vescovo di nome Pietro, assente in Eubel.
  18. ^ Gams menziona il vescovo Francesco Garsias (1492-1495), che secondo Eubel deve essere eliminato dalla cronotassi di Catania.
  19. ^ Secondo Eubel, a Francesco De Sprats succedette García de Quijada, vescovo di Guadix; questa nomina per motivi non chiari non ebbe effetto e García de Quijada ritornò alla sede di origine.
  20. ^ Tra Ottavio Branciforte e Marco Antonio Gussio, Gams inserisce il vescovo Martín de León Cárdenas; secondo Eubel, negli archivi vaticani non esiste alcuna nomina di questo vescovo per Catania.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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