Arcidiocesi di Catania

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Arcidiocesi di Catania
Archidioecesis Catanensis
Chiesa latina
Catane Cathédrale Sainte Agathe.JPG
Regione ecclesiastica Sicilia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Acireale, Caltagirone
Arcivescovo metropolita Salvatore Gristina
Vicario generale Salvatore Genchi
Arcivescovi emeriti Luigi Bommarito
Sacerdoti 336 di cui 237 secolari e 99 regolari
2.193 battezzati per sacerdote
Religiosi 109 uomini, 379 donne
Diaconi 41 permanenti
Abitanti 737.000
Battezzati 746.999 (98,7% del totale)
Superficie 1.332 km² in Italia
Parrocchie 157
Erezione III secolo
Rito romano
Cattedrale Cattedrale Metropolitana di Sant'Agata
Indirizzo Via Vittorio Emanuele, 159, 95131 Catania
Sito web www.diocesi.catania.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2014 * *
Chiesa cattolica in Italia
Giuseppe Benedetto Dusmet, arcivescovo di Catania dal 1867 a 1894, beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1988.

L'arcidiocesi di Catania (in latino: Archidioecesis Catanensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. Nel 2013 contava 737.000 battezzati su 746.999 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Salvatore Gristina.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi comprende i seguenti comuni della provincia di Catania: Adrano, Belpasso, Biancavilla, Bronte, Camporotondo, Catania, Gravina di Catania, Maletto, Maniace, Mascalucia, Misterbianco, Motta Sant'Anastasia, Nicolosi, Paternò, Pedara, Ragalna, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, San Pietro Clarenza, Sant'Agata li Battiati, Santa Maria di Licodia, Trecastagni, Tremestieri Etneo, Viagrande, Zafferana Etnea e Bongiardo, una frazione di Santa Venerina.

Sede arcivescovile è la città di Catania, dove si trova la cattedrale di Sant'Agata.

Il territorio si estende su circa 1.332 km², suddiviso in 157 parrocchie, e una popolazione di oltre 700.000 abitanti.

Santuari diocesani e basiliche[modifica | modifica wikitesto]

Tra i santuari diocesani di maggiore rilievo per storia e devozione spiccano quello di Sant'Agata al Carcere a Catania; quelli mariani della Madonna della Sciara a Mompileri in Mascalucia e della Madonna dell'Elemosina a Biancavilla; e quello dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino di Trecastagni.

Altri santuari sono, a Catania: San Francesco all'Immacolata, Madonna dell'Aiuto e Madonna di Ognina.

Negli altri comuni dell'arcidiocesi: santuario della Madonna dei malati di Misterbianco, santuario di Maria Ausiliatrice ad Adrano, santuario di Maria Santissima Annunziata a Bronte e a Pedara, santuario della Madonna della Consolazione a Mascalucia e a Paternò, santuario della Madonna Addolorata di Mascalucia, santuario della Madonna della roccia a Belpasso, santuario Madonna della Ravanusa San Giovanni La Punta.

Oltre a queste chiese, nel territorio catanese sorgono anche le seguenti basiliche minori: Maria Santissima dell'Elemosina e Madonna del Carmine a Catania, Santa Caterina a Pedara, Madonna dell'Elemosina a Biancavilla.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Allo stato attuale delle ricerche storiche e archeologiche, è possibile attestare la presenza di una comunità cristiana a Catania solo a partire dal III secolo. A metà circa del secolo, durante la persecuzione dell'imperatore Decio, è attestato il martirio di sant'Agata, patrona della città; e all'inizio del IV secolo, durante la persecuzione di Diocleziano, il martirio di sant'Euplio, diacono.

Secondo la tradizione, sorta durante la dominazione bizantina, la diocesi di Catania sarebbe stata eretta da san Berillo, originario di Antiochia, inviato appositamente dall'apostolo Pietro ad evangelizzare la città nell'anno 42. La storiografia recente ha dimostrato inconsistente e infondata tale ipotesi; tuttavia nulla porta ad escludere completamente la storicità della figura di Berillo, in un periodo però diverso da quello attestato dalla tradizione, ossia in un'epoca incerta fra III e IV secolo.[1]

I primi vescovi storicamente documentati appartengono al VI secolo. Fortunato fu inviato nel 515 da papa Ormisda a Costantinopoli insieme ad Ennodio di Pavia come legati papali nel tentativo di ricomporre lo scisma acaciano. Elpidio e Leone sono invece menzionati negli epistolari dei papi Pelagio I (556-561) e Gregorio Magno (590-604). Altri vescovi catanesi presero parte ai concili ecumenici del primo millennio (Teodoro al concilio di Nicea del 787 e Eutimio al concilio di Costantinopoli dell'869-870), oppure a sinodi convocati a Roma dai papi (Giorgio nel 679 e Giuliano nel 680); di un buon numero di vescovi catanesi è stato scoperto il sigillo episcopale, databili tra VI e IX secolo, ossia i vescovi Magno, Giovanni, Costantino I, Costantino II e Antonio.

Come attestano le lettere dei papi del VI secolo, fino agli inizi del VII secolo la Sicilia non aveva sedi metropolitane e, benché sottomessa politicamente all'impero bizantino, dipendeva dal punto di vista ecclesiastico dal patriarcato di Roma: di fatto tutte le diocesi siciliane erano suffraganee della diocesi di Roma. Solo dalla prima metà dell'VIII secolo, in seguito alle controversie sull'iconoclastia, la Sicilia fu sottratta dall'imperatore Leone III Isaurico alla giurisdizione di Roma e sottomessa al patriarcato di Costantinopoli (circa 732). In questo contesto Catania assunse ad un ruolo di prestigio, tanto da essere elevata a sede metropolitana, senza suffraganee, così come attestano i sigilli dei metropoliti Costantino II e Antonio, e la Notitia Episcopatuum redatta all'epoca dell'imperatore Leone VI e databile all'inizio del X secolo.[2] Il primo metropolita fu forse Eutimio e «un riflesso dell'ascesa del prestigio della sede catanese presso la capitale dell'Impero è certamente il culto di Sant'Agata, in onore della quale viene eretta una chiesa a Costantinopoli».[3]

Nell'827 gli Arabi erano sbarcati a Marsala e in pochi decenni conquistarono tutta l'isola; la caduta di Taormina nel 902 portò poco dopo anche alla conquista di Catania; durante l'occupazione araba della Sicilia pochissime sono le informazioni sulla vita delle comunità cristiane e delle strutture ecclesiastiche; tuttavia al sinodo costantinopolitano del febbraio 997 era presente il metropolita catanese Leone.[4]

Nell'XI secolo i Normanni conquistarono la Sicilia e procedettero progressivamente alla restaurazione delle circoscrizioni ecclesiastiche. Catania venne riconquistata nel 1071 e, dopo l'incontro di Troina tra Ruggero e papa Urbano II (1088), il re normanno fondò nel 1091 l'abbazia benedettina di Sant'Agata. L'anno successivo, con bolla data in Anagni il 9 marzo, Urbano II istituì nuovamente la diocesi di Catania, nominando al contempo come primo vescovo Ansgerio, abate di Sant'Agata. Ruggero dotò la chiesa catanese di molti beni e privilegi, e investì il vescovo delle prerogative feudali, con ampi poteri sulla città, il territorio circostante ed il mare, con annesso il diritto di esercitare la giustizia; molti di questi diritti furono aboliti da Federico II nel XIII secolo.

La nuova cattedrale, edificata a fianco dell'abbazia di sant'Agata, fu inaugurata nel 1094; il 17 agosto 1126, secondo la tradizione, essa vide il rientro delle reliquie di sant'Agata, che nel 1040 il generale bizantino Giorgio Maniace aveva messo al sicuro trasferendole a Costantinopoli. Il 4 febbraio 1183 papa Lucio III assegnò Catania alla provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Monreale, decisione confermata da papa Clemente III il 29 ottobre 1188.

«Due istituzioni ecclesiastiche segnarono la vita della diocesi per diversi secoli».[5] La prima riguarda il capitolo dei canonici della cattedrale, che, fin dalla fondazione della diocesi, era costituito dai monaci benedettini della vicina abbazia di Sant'Agata. Il clero secolare, vistosi espropriato dagli uffici connessi al capitolo, ottenne da papa Eugenio IV nel 1446, l'erezione di un secondo capitolo cittadino, nella chiesa di Santa Maria dell'Elemosina. Non rari furono i conflitti fra i due capitoli, finché il vescovo Nicola Maria Caracciolo ottenne la soppressione del capitolo monastico, che fu secolarizzato[6] da papa Pio V nel 1568.

La seconda istituzione costituisce una particolarità della diocesi etnea. Fin dalla fondazione infatti l'intera diocesi era costituita da una sola parrocchia con sede nella cattedrale, ed il vescovo era l'unico parroco; tutti i preti con cura d'anime erano considerati vicari parrocchiali, con facoltà di amministrare i sacramenti. Questo unicum riuscì a superare anche la ventata riformatrice del concilio di Trento ed arrivare fino al XX secolo; le prime parrocchie furono canonicamente erette solo nel 1919 nei paesi della diocesi e nel 1944 nella città di Catania. Questa situazione tuttavia tornò a vantaggio dell'arcidiocesi, che riuscì a salvarsi dall'incameramento dei beni della mensa arcivescovile previsto dalla legge nº 3838 del 1867 dimostrando che l'arcivescovo era appunto l'unico parroco e che i beni erano quindi annessi alla cura d'anime.[7]

Gli eventi naturali hanno segnato profondamente la vita dell'arcidiocesi. Il terremoto del 1169, che causò la morte di 15.000 persone, uccise anche il vescovo Giovanni Aiello e decine di monaci, che si trovavano all'interno della cattedrale per la celebrazione dei vespri. Le eruzioni dell'Etna hanno periodicamente distrutto molti beni ecclesiastici, e in alcuni casi anche la città episcopale con la colata lavica che raggiunse il mare (nel 1381 e nel 1669). In seguito al terremoto del 1693, l'intera città fu ricostruita e un aiuto notevole arrivò dal vescovo Andrea Riggio e da tutto il clero.

Nella seconda metà del XVI secolo vescovi zelanti operarono per l'attuazione dei decreti del concilio tridentino. Il vescovo Caracciolo convocò il primo sinodo diocesano nel 1565; altri sinodi riformatori furono convocati nel 1622 e nel 1668.[8] Nel 1572 il vescovo Antonio Faraone istituì a Catania il primo seminario siciliano[9][10]. Nel Settecento il vescovo Salvatore Ventimiglia pubblicò un catechismo in siciliano che fu utilizzato fino all'avvento di quello di papa Pio X; e fece installare una tipografia in seminario dove furono stampati il Nuovo Testamento in greco e diverse opere di classici latini e greci.

Nella prima metà dell'Ottocento il territorio della diocesi, che era rimasto immutato dai tempi dei Normanni, fu smembrato a vantaggio dell'erezione della diocesi di Caltagirone nel 1816, delle diocesi di Nicosia e di Piazza Armerina nel 1817, e della diocesi di Acireale nel 1844. Inoltre, altre modifiche territoriali eseguite nel 1844, portarono alla cessione di cinque comuni alle diocesi di Caltagirone e di Nicosia, e all'acquisizione dei comuni di Bronte e Maletto dalla medesima diocesi di Nicosia. Come compenso per la perdita di molti territori, il 4 settembre 1859 papa Pio IX elevò Catania al rango di arcidiocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede, concedendo agli arcivescovi il privilegio del pallio, revocato da papa Paolo VI nel 1978.[11] Il primo arcivescovo è stato Giuseppe Benedetto Dusmet (1867-1894), ultimo abate-vescovo catanese, beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1988. Il successore Giuseppe Francica-Nava de Bontifè (1895-1928) dette alla pastorale della diocesi una impronta più marcatamente sociale.

Nel novembre 1994 l'arcidiocesi ha ricevuto la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II.

Il 2 dicembre 2000 l'arcidiocesi è stata elevata al rango di sede metropolitana, con due diocesi suffraganee: Acireale e Caltagirone.

Cronotassi degli arcivescovi[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento sepolcrale del vescovo Andrea Riggio (XVIII secolo), nella cappella di sant'Agata della Cattedrale di Catania

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 746.999 persone contava 737.000 battezzati, corrispondenti al 98,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1949 445.000 450.000 98,9 493 311 182 902 303 911 83
1959 547.000 555.100 98,5 512 300 212 1.068 433 1.311 111
1969  ? 625.379  ? 542 309 233  ? 444 1.342 123
1980 668.803 672.953 99,4 527 275 252 1.269 335 1.172 143
1990 700.000 725.370 96,5 481 249 232 1.455 295 1.021 148
1999 695.000 720.198 96,5 463 259 204 1.501 19 243 838 152
2000 716.000 731.056 97,9 415 264 151 1.725 20 184 573 152
2001 716.000 731.056 97,9 418 267 151 1.712 20 184 573 152
2002 695.000 709.682 97,9 456 273 183 1.524 32 215 631 152
2003 695.000 703.946 98,7 450 274 176 1.544 34 223 658 153
2004 724.332 733.656 98,7 425 266 159 1.704 35 202 709 154
2006 724.886 734.218 98,7 400 259 141 1.812 34 176 991 155
2013 737.000 746.999 98,7 336 237 99 2.193 41 109 379 157

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Antonino Blandini, San Berillo, Protoepiscopo di Catania, sito web della cattedrale.
  2. ^ Heinrich Gelzer, Ungedruckte und ungenügend veröffentlichte Texte der Notitiae episcopatuum, in: Abhandlungen der philosophisch-historische classe der bayerische Akademie der Wissenschaften, 1901, p. 558, nº 634.
  3. ^ Rizzone, op. cit., p. 386.
  4. ^ Non è chiaro se fosse un vescovo residenziale o se semplicemente titolare.
  5. ^ Fal sito Beweb.
  6. ^ Ossia assegnato al clero secolare.
  7. ^ Maurilio Guasco, Storia del clero in Italia dall'Ottocento a oggi, Bari 1997, pp. 92-93
  8. ^ L'unico sinodo indetto, dopo quelli "tridentini", fu celebrato solo nel 1918.
  9. ^ Negli atti conservati nell'Archivio storico del seminario si legge che il seminario di Catania "si stabilì a 18 aprile 15^ indizione 1572, bensì si cominciò a pratticare di fermo dall'anno 1569".
  10. ^ G. Zito - C. Scalia, Fonti per la storia della diocesi di Catania: l'Archivio storico del Seminario, in Synaxis 1 (1983) pp. 295-313.
  11. ^ Il pallio fu revocato perché Catania non era una sede metropolitana; oggi, dopo la decisione del 2 dicembre 2000, gli arcivescovi metropoliti di Catania indossano regolarmente il pallio.
  12. ^ «La tradizione ha identificato il primo vescovo con un certo Berillo, del quale si afferma che nel 42 sia stato ordinato vescovo ad Antiochia da Pietro e da questi appositamente inviato ad evangelizzare Catania. Di lui si fa menzione come protovescovo catanese nella vita di Leone il Taumaturgo dell'VIII secolo, nella Vita di Pancrazio di Taormina, in due testi liturgici del IX secolo (Canoni attribuiti a Teofane Siciliano e a Giuseppe Innografo) che lo esaltavano come primo vescovo petrino. È ormai acquisito che la datazione di Berillo non è sostenibile: sia per la cronologia più accreditata della vita di S. Pietro, sia per le difficoltà interne alla comunità apostolica in merito all'apertura ai pagani. La tradizione su Berillo, di conseguenza, è priva di certezza e si presenta come una ricostruzione agiografica redatta nella Catania di fine sec. VIII e inizio sec. IX, quando ormai la città era pienamente soggetta al patriarcato di Costantinopoli e mirava accreditare, presso le Chiese d'Oriente, la fondazione apostolica della sua Chiesa per ottenere l'elevazione a sede arcivescovile e metropolitana. Tuttavia, alla luce di quanto accaduto per Marciano di Siracusa, storicamente attestato ma non come vescovo ordinato anche lui da Pietro ad Antiochia bensì in un tempo successivo a quello sancito dalla tradizione, e cioè almeno tra il sec. III e il sec. IV, potrebbe non escludersi del tutto la storicità di Berillo.» Testo di Gaetano Zito, Storia delle Chiese di Sicilia, p. 357, citato da Antonino Blandini.
  13. ^ a b I vescovi Severo (meglio di Everio) e Severino, menzionati nelle cronotassi tradizionali come secondo e quarto tra i vescovi di Catania, non sono documentati storicamente, ma sono noti grazie a testi agiografici dell'VIII-IX secolo; secondo Lanzoni «potrebbero essere una retroproiezione del santo vescovo Severus il cui episcopato si colloca agli inizi del IX secolo» (Rizzone, p. 378).
  14. ^ Questo santo è menzionato in alcuni manoscritti del martirologio romano il 12 settembre assieme a sant'Euplio.
  15. ^ Nelle cronotassi tradizionali a Severino succede Donnino, che avrebbe partecipato al concilio di Efeso del 431; in realtà nessun vescovo siciliano prese parte a quel concilio e Donnino era vescovo di Cotieo in Frigia. Per lo stesso motivo è da escludere il vescovo Paolo, che prese parte al concilio di Calcedonia nel 451, e che alcuni autori attribuiscono a Catania; in realtà fu vescovo di Cantano nell'isola di Creta. Lanzoni, Le diocesi d'Italia..., p. 629.
  16. ^ L'esistenza di questo Elpidio II non è dimostrata, e si basa su un passaggio di una lettera di papa Gregorio I al vescovo Leone, che, correttamente interpretato, non fa di Elpidio l'immediato predecessore di Leone; questo ha portato alcuni autori a prolungare l'episcopato di Elpidio I fino al 590 o a ipotizzare l'esistenza di un Elpidio II. Rizzone, op. cit., pp. 378-379.
  17. ^ Il nome di Iovino appare in una lettera di papa Gregorio I del 598, ma da nessuna parte è detto che fosse vescovo; di lui si dice che era vir illustris catanensis.
  18. ^ a b c d e Vescovo noto per la scoperta del suo sigillo vescovile.
  19. ^ Nelle cronotassi tradizionali, un vescovo catanese di nome Giovanni avrebbe partecipato al concilio lateranense del 649; in realtà la lezione esatta è Ioannes Carinensis, confermata dal testo greco degli atti. Rizzone, op. cit., p. 379.
  20. ^ Santo dell'epoca iconoclasta. D. G. Lancia di Brolo (Storia della Chiesa in Sicilia, Palermo 1884, II, pp. 207-215) ha dimostrato che questo santo non fu siciliano e che non subì il martirio nell'VIII secolo, e lo ha perciò escluso dalla cronotassi catanese.
  21. ^ Presunto vescovo, le cui pochissime informazioni sono tratte dalla vita del suo successore san Leone II.
  22. ^ La biografia romanzata di questo santo mette in dubbio la sua storicità e l'epoca in cui ha vissuto; potrebbe aver vissuto all'epoca degli imperatori Leone III e Costantino V (717-741), oppure Leone IV e Costantino VI (775-797). Secondo A. Acconcia Longo si tratta dello stesso vescovo Leone vissuto ai tempi di papa Gregorio I (I vescovi nell'agiografia italo-greca. Il contributo dell'agiografia alla storia delle diocesi italogreche, in A. Jacob - J.-M. Martin - G. Noyé (ed.), Histoire et culture dans l'Italie Byzantine: Acquis et Nouvelles Recherches, Roma 2006, pp. 133-136).
  23. ^ Questo vescovo è noto solo per la sua presenza nei menologi greci.
  24. ^ a b Giuseppe Rasà Napoli, Guida - e breve illustrazione delle chiese di Catania e sobborghi, a cura di Lucio Cammarata, Catania, Tringale editore [1900], 1984, pp. 470-474.
  25. ^ Sul turbolento periodo fra il 1170 e il 1290, vedere Kamp (Kirche und Monarchie...) e Niese (Il Vescovado di Catania...).
  26. ^ Il Leone III di Ravenna, attestato da antichi cataloghi tra il 1180 e il 1188 ma senza indicazione di una fonte di riferimento, è, secondo Kamp, da escludere dalla cronotassi catanese.
  27. ^ Nel mese di aprile 1233 la sede era certamente vacante. Heinrich venne eletto vescovo di Bamberga nel 1242.
  28. ^ Non potè mai prendere possesso della sede catanese e non fu mai consacrato.
  29. ^ Come il predecessore, anche Angelo Boccamazza non poté andare a Catania e nel 1262 viveva ancora a Roma; quando gli Angioini presero la città, si recò finalmente nella sua sede, dalla quale però dovette fuggire dopo i vespri siciliani. Niese, Il Vescovado di Catania..., p. 98.
    Contro il legittimo vescovo Angelo, gli Aragonesi imposero sulla sede catanese una serie di vescovi illegittimi: Giacomo (1282-1283), Ugo (1291), Nicolò Romano (1293), Andrea (1296).
  30. ^ Gams ignora questo vescovo ed inserisce al suo posto il vescovo Angelo Saccano (1331-1332).
  31. ^ Tra Geraldo Oddone, patriarca titolare di Antiochia, a Juan de Luna, Gams inserisce un vescovo di nome Pietro (1350-1355), assente in Eubel.
  32. ^ Gams menziona il vescovo Francesco Garsias (1492-1495), che secondo Eubel deve essere eliminato dalla cronotassi di Catania.
  33. ^ Secondo Eubel, a Francesco De Sprats succedette García de Quijada, vescovo di Guadix; questa nomina per motivi non chiari non ebbe effetto e García de Quijada ritornò alla sede di origine.
  34. ^ Tra Ottavio Branciforte e Marco Antonio Gussio, Gams inserisce il vescovo Martín de León Cárdenas; secondo Eubel, negli archivi vaticani non esiste alcuna nomina di questo vescovo per Catania.
  35. ^ Espulso dalla Sicilia nel 1713, visse a Roma, e venne nominato patriarca di Costantinopoli il 13 gennaio 1716, pur mantenendo la cattedra etnea.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]