Scordia

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Scordia
comune
Scordia – Stemma
Piazza Umberto I
Piazza Umberto I
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Sicily.svg Sicilia
Provincia Provincia di Catania-Stemma.png Catania
Amministrazione
Sindaco Franco Tambone (Partito Democratico) dal 24/06/2013
Territorio
Coordinate 37°18′N 14°51′E / 37.3°N 14.85°E37.3; 14.85 (Scordia)Coordinate: 37°18′N 14°51′E / 37.3°N 14.85°E37.3; 14.85 (Scordia)
Altitudine 150 m s.l.m.
Superficie 24,31 km²
Abitanti 17 205[1] (31-01-2014)
Densità 707,73 ab./km²
Comuni confinanti Lentini (SR), Militello in Val di Catania (CT).
Altre informazioni
Cod. postale 95048
Prefisso 095
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 087049
Cod. catastale I548
Targa CT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti scordiensi (o scordienzi)
Patrono san Rocco
Giorno festivo 16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Scordia
Scordia
Posizione del comune di Scordia nella città metropolitana di Catania
Posizione del comune di Scordia nella città metropolitana di Catania
Sito istituzionale

Scordía (Scurdía in siciliano) è un comune italiano di 17.205 abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia. È confinante con i comuni di Lentini e Militello in val di Catania, ma sono vicini anche i comuni di Palagonia e Ramacca.

Dista 41 km da Caltagirone, cittadina principale del comprensorio; 38 km da Catania, capoluogo di provincia; e 220 km da Palermo, capoluogo della regione siciliana.

È collegata alle principali città siciliane attraverso linee di autobus (Interbus per Catania e Militello; Molinaro per alcuni comuni del calatino) e di treno (dalla stazione ferroviaria transita la linea che collega Catania a Caltagirone e Gela). Inoltre, ci si può muovere anche in via aerea, servendosi dell'aeroporto Fontanarossa di Catania, distante appena 35 km.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Scordia si trova a circa 150 metri di altitudine sul livello del mare (111 all'altezza della stazione ferroviaria, come attestato da una lapide lì affissa). Nei dintorni del paese (c.da Grotta del Drago, c.da Casale San Basilio...) vi sono tracce d'insediamenti umani preistorici, che risalgono all'età dei Siculi (VI e V secolo a.C.). Successivamente Scordia conobbe le civiltà greco-romana e bizantina; in possesso feudale alla Sede Apostolica, passò poi alle nobili famiglie di Virgilio Scordia, di Russo Rosso ed infine divenne principato dei Branciforte di Militello, che, ottenuta la licentia populandi attraverso il pagamento di 400 onze, la governarono sino al 1812, anno in cui, abolito il feudalesimo, ottenne l'autonomia comunale.

Oggi Scordia è uno dei principali centri agrumicoli della Sicilia, sia per la qualità del prodotto, sia per la sua commercializzazione. Oltre trenta aziende, nella stagione invernale, sono impegnate nella lavorazione delle arance. L'economia è inoltre sostanziata da attività di artigianato di vario tipo, comprese industrie manifatturiere che occupano diverse centinaia di lavoratori.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome, di origine greco-bizantina, richiama la mitica colonia lentinese di Skordion, che significa "aglio", forse ad indicare un terreno adatto alla sua coltivazione. Tale tesi, sebbene mai confermata con certezza, è la più accreditata.

Recentemente, tuttavia, una nuova tesi è stata condotta sulla base dell'osservazione di antiche carte geografiche della Sicilia e la lettura delle Etnee del tragediografo greco Eschilo, e pare far derivare il toponimo Scordia dalla corruzione di Xuthia, la mitica città di origini antichissime.[2]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La facciata barocca della chiesa madre di Scordia

Chiesa Madre di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel 1628 per volontà del principe Branciforte, rimase vittima del terremoto del 1693. Venne così ricostruita secondo i canoni dello stile barocco nel 1712, ed assume la forma di croce latina che tuttora conserva intorno alla metà del 1800. In essa si conserva il simulacro di San Rocco e diverse opere di buona fattura.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa madre di san Rocco.

Chiesa di San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Costruita a più riprese nel corso del XIX secolo, la chiesa di San Giuseppe è realizzata secondo canoni tipicamente neoclassici, in pieno centro cittadino. L'interno è ad una sola navata e presenta cinque altari laterali in marmo. In essa sono custodite diverse sculture lignee e pale d'altare come la Madonna degli Ammalati di Giuseppe Barchitta, collocata nel secondo altare di destra. La devozione a San Giuseppe ruota attorno ad un simulacro ligneo sistemato entro un fercolo che, pur costruito nella metà del Novecento, richiama molto i fercoli barocchi con la forma del tempio di Gerusalemme. Tuttavia, nel 2009, il fercolo è stato privato degli angioletti decorativi. Dell'arredo liturgico originario rimane soltanto l'altare maggiore, ripristinato nel 2013. Il resto, come l'ambone, l'organo a canne e la balaustra, è stato arbitrariamente rimosso nel periodo postconciliare.

Chiesa di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Sorge sulle fondamenta di quella che era la chiesa di Santa Maria, esistente già dal 1308. Unica chiesa sacramentale di Scordia fino al 1628, fu vittima anch'essa del terribile terremoto del 1693. Restaurata, nel 1770, la chiesa, in cui era ora attestato il titolo di Maggiore, cadde del tutto in rovina e fu ricostruita nel 1780 in stile barocco. In essa si conservano opere di non disprezzabile fattura.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria Maggiore (Scordia).

Chiesa di Sant'Antonio al Convento[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di S. Antonio, meglio conosciuta come "del Convento" ('do Cummientu in siciliano), fu fortemente voluta dal principe di Scordia, Antonio Branciforte, su sollecitazione del fratello Ottavio (1599 ca.-1646), vescovo di Cefalù e di Catania, il cui mezzo busto è collocato nel timpano del portale della chiesa. La stessa committenza ordinò la costruzione del convento dei Frati Riformati (da qui il titolo "del Convento"), che divennero ora dodici. Otto, infatti, erano già residenti nell'antico ospizio di contrada Calvario nuovo. Entrambe le costruzioni furono realizzate nel 1644, come attesta la data iscritta sulla facciata, costruita in un armonioso stile barocco. È però sconosciuta la data in cui i padri riformati presero possesso del convento. La chiesa è ad una sola navata ricca di stucchi, affreschi, tele e sculture. Tra queste spicca la statua lignea del Cristo alla Colonna, che reca, sul basamento del fercolo, la data del 1739, e la pala posta nell'ultimo altare laterale di destra raffigurante l'Immacolata con i santi Lucia e Vito. Nel presbiterio è presente un marmoreo altare maggiore sormontato da un reliquiario in legno, presente in gran parte delle chiese di matrice francescana, che ha preso il posto dell'organo a canne una volta presente e di cui resta testimonianza soltanto in una fotografia. Del pavimento in ceramica di Caltagirone, che una volta ricopriva il pavimento di tutta la chiesa, è rimasta testimonianza nel presbiterio. A sinistra dell'altare maggiore una lapide incisa nel 1862 ricorda, con un'iscrizione dello storico don Mario De Mauro, che lì vi sono sepolti il primo principe di Scordia, Antonio Branciforte, con la moglie, Giuseppina Campulo, ed alcuni dei loro discendenti.[3] Il Convento dei padri riformati, costruito in pietra calcarea, è addossato alla chiesa nel suo lato orientale. Presenta un chiostro quadrangolare con un portico colonnato, nelle cui pareti si trovano degli affreschi di fattura del tempo, che presentano scene bibliche e scene di vita dei frati.[4] In questa chiesa ha sede la confraternita del SS. Crocifisso.

Chiesa di San Gregorio Magno, detta del Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Gregorio Magno è conosciuta dagli scordiensi con il titolo "del Purgatorio" ('do Priatoriu in siciliano), per via di una tela in essa conservata raffigurante le anime purganti. Possiede un prospetto in stile barocco ed è orientata verso sud. Probabilmente anch'essa fu fatta costruire dal principe Antonio Branciforte, piccola e ad una sola navata. Originariamente, però, doveva essere ruotata di novanta gradi, come attestano alcuni pilastri visibili all'esterno da via Vespri ed un'abside presente in un vano dell'attuale sagrestia. Tra le due colonne tortili dell'altare maggiore, era posta la pala raffigurante San Gregorio Magno, la Madonna con gli angeli e le anime purganti avvolte dalle fiamme. Attualmente, pur essendo ancora presente la pala, l'altare è stato sostituito da una parete bianca. Nella chiesa si conserva il Gruppo della Passione, costituito dalle statue lignee del Cristo morto adagiato in un prezioso cataletto, anch'esso in legno, di autore rimasto ignoto. Oltre ad esso vi sono i lignei simulacri, con vestiti in stoffa, dell'Addolorata, di San Giovanni e di Maria Maddalena. Si tratta di opere di artisti anonimi del 1700. Tale gruppo è protagonista della processione del venerdì santo, organizzata dall'antica confraternita di Maria SS. Immacolata, che ha sede presso questa chiesa. Vi è, inoltre, una statua raffigurante San Francesco di Paola. La chiesa del Purgatorio funzionò come pro-matrice negli anni immediatamente successivi al terremoto del 1693, che distrusse la chiesa madre di San Rocco fino al 1704.[5]

Chiesa di Santa Liberata[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Santa Liberata

La chiesa di Santa Liberata è stata realizzata nei primi anni del XX secolo. Con il suo prospetto realizzato secondo i canoni del neoclassicismo, è orientata, come quella del Purgatorio, verso sud. L'interno, di piccole dimensioni ma ben decorato, è, differentemente da tutte le altre chiese scordiensi, a croce greca. Tutta la parte destra della chiesa ospita una grotta in pietra lavica che rievoca l'apparizione di Lourdes, con le statue della Vergine e di Santa Bernadette. Nella chiesa si custodiscono delle tele tra le quali Santa Liberata in croce, opera di Giuseppe Barchitta. L'altare e l'ambone sono realizzati in marmo policromo con decorazioni tipicamente neoclassiche. Originariamente era presente anche l'altare maggiore.

Chiesa di San Domenico Savio[modifica | modifica wikitesto]

Dedicata il 23 settembre 1995, la chiesa rappresenta il nuovo tempio per la parrocchia San Domenico Savio, presente a Scordia già dal 1967, ospitata all'interno di un garage. Presenta una struttura molto irregolare, con una grande aula liturgica. Ad essa adiacente è collocata una cappella, in cui è presente il tabernacolo per la conservazione dell'Eucaristia e in cui viene celebrata la messa feriale. Il Crocifisso della cappella è una copia in tela del Crocifisso del santuario di Rivotorto ad Assisi. Due quadri, una "Madonna orante", copia in olio su pietra dell'opera del Sassoferrato, (2008) e "Don Bosco e Domenico Savio" (2012), poste sulle pareti della chiesa, sono state commissionate alla pittrice scordiense Angela Marta Paolillo. Le due statue, San Domenico Savio e la Madonna della Stella, venerate in questa chiesa, sono opere lignee realizzate negli anni '60 dall'artista bolzanese Luigi Santilaffer, di Ortisei. Il fregio pittorico dell'abside, oli su tela per un superficie di circa 15 mq, rappresenta una esaltazione della santità giovanile ed è stato realizzato nel maggio 2015 dall'artista modicano Daniele Iozzia. All'esterno si erge una torre in cemento armato sormontata da una croce luminosa.

Chiesa della Madonna della Stella[modifica | modifica wikitesto]

Per la prima volta citata in una cronaca del 1889, la chiesa della Madonna della Stella si trova nel pieno della contrada Montagna, zona residenziale di Scordia. Originariamente ospitata nell'attuale sagrestia, la chiesa oggi è una piccola ma decorosa struttura, realizzata intorno alla metà del XX secolo, in cui si conserva una statua della Madonna della Stella datata 1911. Dal 17 novembre 2013, ogni domenica viene celebrata la Messa festiva.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Madonna della Stella (Scordia).

Chiesa di Gesù Redentore[modifica | modifica wikitesto]

Quella di Gesù Redentore è la chiesa più recente presente nel territorio di Scordia. Si trova nel nuovo quartiere di Pignatazza. Dedicata nel giugno 2005, presenta una torre campanaria, sotto la quale si apre il portale su cui sono incise le parole apocalittiche che onorano la gloria di Gesù Cristo e i nomi delle persone che hanno inaugurato la chiesa. L'aula liturgica presenta una pianta circolare, i cui pavimenti sono realizzati in marmo di due tonalità di avorio e rosso. L'ambone è realizzato in marmo a più livelli, che assume anche la forma di pulpito.

Altre architetture[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Branciforte[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo del Principe Branciforte fu costruito nel 1628 e misura, secondo Mario De Mauro, m. 51 di lunghezza e m. 60 di larghezza. La bellezza di un tempo si può solamente intuire, avendo subito sia all'interno che all'esterno numerosi interventi che ne hanno profondamente modificato la consistenza strutturale. Il suo prospetto principale è quello posto a sud, originariamente delimitato dalla vasta arena del Principe, la cui area attualmente è occupata dal palazzo municipale. All'arena si accedeva attraverso un portale barocco di tufo locale. In corrispondenza di questo portale, sulla facciata principale (il cui angolo di sud-est, seriamente danneggiato dal terremoto del 1693, fu fatto ricostruire e rinsaldare con robusti contrafforti nel 1712 da Giuseppe I Branciforte, come attesta un'epigrafe latina posta sul timpano del portone centrale: "Ioseph Brancifortius Tertius Scordiae Princeps. A.D. 1712") si apre una grande porta-galleria che immette in un vasto cortile interno, corrispondente ad un arco da cui vi si accede da nord. Ancora oggi sono raggiungibili alcuni dei sottostanti sotterranei adibiti a prigione dei principi di Scordia. Attualmente il palazzo, diventato proprietà di privati, versa in una condizione di degrado per cui è stato dichiarato pericolante e transennato. Il portale si trova invece smontato nei locali del vecchio macello, dove non sono più reperibili due dei suoi elementi più significativi: lo stemma dei Branciforte e del Comune (il leone rampante), risistemato in un vano della Biblioteca Comunale, e la lapide, di cui molto parla il De Mauro, con l'iscrizione che ricordava la restaurazione del paese ad opera del Branciforte, sistemata presso il museo etno-antropologico "M. De Mauro".[6][7]

Palazzo Modica[modifica | modifica wikitesto]

Recentemente acquistato dal Comune, che ne ha commissionato il restauro, il palazzo Modica di piazza Umberto I fu fatto costruire agli inizi del XIX secolo dal notaio Rosario Modica, originario di Carlentini, prima del suo matrimonio con Gesualda De Cristofaro. Si tratta di una imponente costruzione che occupa un intero isolato. Nella rosta del portone si leggono le iniziali R. M. del suo proprietario. Originariamente ad un piano, fu sopraelevato sull'ala di nord-est fino a culminare in una caratteristica torretta, quasi a competere in altezza con il campanile della Chiesa madre di S. Rocco che si innalza sul lato opposto della piazza. Una foto scattata nel 1892 dallo scrittore verista vizzinese Giovanni Verga, di passaggio allo scalo ferroviario del paese in occasione dell'inaugurazione della tratta Valsavoia-Caltagirone, giustifica tale riflessione. Le scale degli ingressi sulla piazza e a quelli su via G. Marconi (già via Trabia) non erano contemplate nel progetto originario. Esse furono conseguenza del livellamento operato alla fine dell'Ottocento nel quartiere forche per favorire i collegamenti con la costruenda stazione ferroviaria. Alla famiglia Modica si deve la costruzione, tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, di altri palazzi, oggi appartenenti a privati, in via Cavour, in Piazza Carlo Alberto e in via Principe Amedeo. Fu proprio un membro di questa famiglia, Antonino Modica, per la devozione di sua moglie Teresa Laganà, a donare nel 1911 la statua adesso conservata nella chiesa della Madonna della Stella di contrada Montagna.

Palazzo Vecchio-Majorana[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo ospita le due strutture più significative per la promozione della cultura e per la conservazione della memoria e della storia locale: la Biblioteca Comunale “Giuseppe Barchitta” ed il Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico “M. De Mauro”. Fu edificato nella metà del XVIII secolo ed è un rappresentativo esempio di edilizia privata aristocratico-borghese. È ancora adorno di stucchi, affreschi e tele sovrapporta che si segnalano come testimonianza dei livelli raggiunti dalla pittura convenzionale del Settecento. Dal 1893 al 1975 fu sede del Municipio di Scordia.

Palazzi De Cristofaro[modifica | modifica wikitesto]

Il principale palazzo De Cristofaro, diventato quasi interamente proprietà del Comune di Scordia, fu cominciato nel 1842, sotto la direzione di artigiani provenienti da Palermo. Occupa un intero isolato con due portoni d'ingresso, nella cui rosta è posto lo stemma gentilizio della famiglia borghese dei De Cristofaro. Rimasto disabitato per parecchi anni, venne denominato “La casa degli uccelli” per la sovrabbondante nidificazione di rondini e passeri. Più volte è stato restaurato e conserva ancora l'originario aspetto monastico per gli ordini di archi che si partono dall'ampio cortile interno quadrato, sul quale si aprono simmetricamente due scale che conducono al piano superiore. Di proprietà privata sono ancora gli antichi palazzi De Cristofaro di via Principe Amedeo, di via Cavour e di via Bellini. Quest'ultimo, in particolare, fu costruito nel 1802, ma verso il 1970 è stato abbattuto e ricostruito nell'ala che dà su piazza Umberto I.

Case Cancellieri[modifica | modifica wikitesto]

Oggi adibite a ristorante, le case cancellieri erano le dimore dei funzionari del feudo di Scordia Suttana, quando, prima di diventare principato sotto il controllo dei Branciforti, il territorio era ancora un casale. Doveva essere particolarmente ricca e lussuosa, poiché il De Mauro parla di soffitti di legname e intagli nelle porte. Il corridoio di ingresso presenta una serie di archi concentrici e dalla corte centrale è possibile ammirare il panorama della Cava. Il nome deriva da Pietro Cancellieri, governatore dello stato di Scordia nel Settecento. Nella rosta dell'ingresso principale appare la scritta "1B90". Ciò fa pensare che essa fu costruita all'epoca dei Bardaxi, che nel 1508 avevano tentato la seconda ripopolazione di Scordia, che seguiva alla prima operata nel Quattrocento da Beatrice Rosso.[8][9]

Palazzi minori[modifica | modifica wikitesto]

Altri palazzi degni di nota sono: Palazzo Colomba, Palazzo Puglisi-De Mauro, Palazzo De Cristofaro, Palazzo Alonzo, Palazzo Linguanti, Palazzo Macaronio, palazzo Paolì, palazzo Attard e palazzo Gangi, che si trovano in varie strade del centro storico scordiense.

Il Monumento a San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Al centro della piazza antistante la chiesa omonima, su di un alto piedistallo, si erge la statua in pietra calcarea di San Rocco col suo cane, opera dello scultore palermitano Nicolò Bagnasco. Il monumento fu eretto nel 1813, quando la peste affliggeva l'isola di Malta. Originariamente ai quattro lati del monumento si leggevano quattro distici latini, opera del sacerdote Francesco Saverio Puglisi. Le gradinate in pietra lavica sono conseguenza del livellamento definitivo della piazza, avvenuto nel 1890, con conseguente abbassamento medio del piano di calpestio.

La Colonna[modifica | modifica wikitesto]

Nel lato nord di piazza Regina Margherita nel 1818 fu innalzata una statua in pietra calcarea della Madonna col Bambino collocata su di un'alta colonna. La statua è rivolta ad est, come la vicina chiesa di Santa Maria Maggiore, e domina tutto il corso Vittorio Emanuele, che un tempo prendeva il nome di strada della Colonna. Crollata nel 1835 a causa di un violento temporale, fu ricostruita in 15 giorni. Nel 1909, un ciclone la abbatté nuovamente, per cui due anni dopo fu rifatta in cemento armato su progetto dell'ingegnere Tommaso Malerba. Fino al 1899 ai quattro lati del monumento erano leggibili quattro distici latini del 1852, composti anch'essi dal sacerdote Francesco Saverio Puglisi.

Il Monumento ai Caduti[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della Villa Comunale, in piazza Regina Margherita, il 4 novembre 1932 venne inaugurato il Monumento ai Caduti, il cui elemento più significativo è rappresentato da una statua alata femminile, simboleggiante la Vittoria con la palma del martirio, in bronzo a grandezza naturale, opera dello scultore catanese Pietro Pappalardo.

Cultura e sport[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Museo civico etno-antropologico ed archivio storico "Mario De Mauro"[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico “Mario de Mauro” fu fondato all fine degli anni 80 presso la scuola media "Leonardo Da Vinci", come un progetto esclusivamente scolastico. Cresciuto poi di volume ed affermata l'importanza per la divulgazione della storia e della memoria locale, il museo fu assunto dal Comune e fu trasferito al piano terra del Palazzo Vecchio, dove tuttora è visitabile. Adesso il museo si è definitivamente trasferito a Palazzo Modica presso Piazza San Rocco. Il museo si articola in diverse sezioni, che mostrano gli stili di vita degli scordiensi del passato, ricreando una sorta di viaggio nel tempo tra gli antichi mestieri, le antiche tecniche e tecnologia e i remoti stili di vita. Il museo è editore di alcune collane di pubblicazioni riguardante la storia e la cultura locale.

Lettura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca Comunale "Giuseppe Barchitta"[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca comunale di Scordia fu istituita nel 1968 e inaugurata nel 1982, ha un patrimonio librario di circa 18.000 volumi. Ad una parete della sala di lettura si trova affissa la lapide con lo stemma dei Branciforti proveniente dal monumentale Portale settecentesco, che commemora la rifondazione brancifortiana dell'oppidum scordiense.

Natura e Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

Parco Torrente Cava - Grotta del Drago[modifica | modifica wikitesto]

Torrente Cava - Grotta del Drago è una vasta area immersa nella natura che ruota attorno alla grotta del Drago e al torrente Cava, che si estende da contrada Pollicino a contrada Montagna attraversando interamente il centro urbano, in cui è possibile trascorrere giornate immersi nella natura. Da tempo abbandonato ed incolto, esso è stato adesso rivalutato. È possibile, infatti, fare passeggiate tra i suoi sentieri e visitare le numerose scoperte archeologiche. È palcoscenico di numerosi eventi culturali, organizzati dal comitato che se ne prende cura.

Xirumi-Serravalle e Colle San Basilio[modifica | modifica wikitesto]

Nei siti di Xirumi-Serravalle e il Casale di Scordia Superior, nel colle San Basilio (territorio comunale di Lentini), sono presenti numerose grotte scavate nella roccia, testimonianza di insediamenti protostorici. In particolare, nel colle San Basilio, è presente una architettura probabilmente utilizzata come tempio (anche se più verosimilmente appare una cisterna di età romana). Alcuni reperti sono esposti presso il museo archeologico regionale "Paolo Orsi" di Siracusa.

Astronomia[modifica | modifica wikitesto]

Osservatorio astronomico[modifica | modifica wikitesto]

A Scordia sorge un osservatorio astronomico, il sesto in Sicilia, censito tra gli osservatori amatoriali. Esso si trova in contrada Salto di Primavera, a pochi chilometri dal paese. Qui si svolgono attività didattico-divulgativa e di fotografica astronomica. È stato inoltre scenario di incontri e conferenze culturali. È visitabile gratuitamente nei giorni d'apertura.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

A Scordia sono presenti due bande musicali: la Banda Musicale "Città di Scordia" e la Banda Musicale "Stesicorea Scordia", che animano le feste religiose e le manifestazioni folkloristiche della città. Nel giugno 2011, inoltre, è nata la "Stesicorea Junior Band". Di Scordia è anche il compositore Paolo Buonvino, che si è occupato delle colonne sonore di numerosi film della cinematografia italiana. È inoltre presente un coro polifonico, che svolge numerosi concerti e rassegne, ricevendo numerosi consensi, anche a livello regionale e nazionale: l'associazione culturale e musicale coro polifonico "San Domenico Savio", organizzatore di due appuntamenti fissi a luglio e ad agosto: la rassegna polifonica internazionale "Laetantes in Choro", nel sagrato della chiesa di San Domenico Savio, e la stagione concertistica internazionale "Musica al Chiostro", nel chiostro dei Padri Riformati della chiesa del Convento.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è la S.S.D. Città di Scordia, nata nel 1976, che disputa il campionato di serie D, giocando le sue partite presso lo stadio comunale "Aldo Binanti". I colori sociali sono il rosso e l'azzurro. È inoltre presente una squadra di calcio a 5, militante nel campionato regionale di serie D, la A.S.D. Sport Club Scordia, che gioca le sue gare presso la tensostruttura del centro sportivo "Ponticello". Sono inoltre presenti altre associazioni calcistiche minori, come ad esempio la S.S. Scordiense.

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

È presente a Scordia una squadra di pallavolo femminile, la Hobbit Scordia, che ha disputato campionati ad alti livelli. La propria sede è il tensostatico di via Aldo Moro.

Basket[modifica | modifica wikitesto]

La A.S.D. Sport Club Scordia possiede anche una squadra di basket giovanile, affermata con ottimi risultati anche a livello provinciale e regionale.

Tennis[modifica | modifica wikitesto]

Disputa un campionato provinciale una squadra di tennis della A.S.D. Sport Club Scordia.

Wrestling[modifica | modifica wikitesto]

Consegue titoli a livello nazionale anche una squadra di wrestling, la A.S.D Wrestling Scordia.

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

A Scordia sono presenti scuole di tutti gli ordini e gradi: due istituti comprensivi, il "Salvo Basso" (ex Collodi) e il "Giovanni Verga", che offrono l'istruzione primaria dalla scuola dell'infanzia alla scuola secondaria di primo grado; e un liceo, l'""Ettore Majorana", che offre i corsi di liceo scientifico, linguistico e delle scienze umane. Sono inoltre presenti numerosi asili nido e scuole dell'infanzia paritarie.

Feste e tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

La settimana precedente il mercoledì delle ceneri si svolge la festa del carnevale, durante la quale si balla in piazza con l'animazione di band musicali. In passato, il sabato e il martedì aveva luogo la sfilata dei carri allegorici e dei gruppi mascherati, ormai del tutto scomparsi. È invece tradizione ancora consolidata quella della domenica pomeriggio, in cui i bambini vestiti in maschera vengono chiamati sul palco per ricevere un omaggio.

San Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]

Una festa importante per i cittadini di Scordia è quella in onore di San Giuseppe, che si celebra il 19 marzo. La mattina si svolge la processione dei "tre poverelli" a cui la gente pone delle offerte. Questi tre poverelli, raffiguranti la Sacra Famiglia, sfilano per le vie del centro storico insieme ai cavalli agghindati secondo la tradizione siciliana. Ritornati in chiesa, sul sagrato, ai tre santi è offerto un tradizionale pranzo. Nel primo pomeriggio si svolge l'asta, durante la quale vengono venduti gli oggetti appositamente offerti dai fedeli. La sera, infine, il fercolo con il ligneo simulacro del Santo viene portato in processione per le vie del paese. In piazza Risorgimento si svolge uno spettacolo pirotecnico e, al rientro, vengono sorteggiati degli oggetti.

Triduo pasquale[modifica | modifica wikitesto]

Il mercoledì santo viene portato in processione il ligneo simulacro del Cristo alla Colonna, custodito nella chiesa del Convento. Il venerdì, dopo la Cerca di Gesù, una processione dei simulacri dei tre santi della passione, Maria Addolorata, Maria Maddalena e San Giovanni, viene esposto sulla croce il Cristo, che, dopo una celebrazione religiosa, viene sistemato entro un artistico cataletto ligneo. Ha così inizio, dalla chiesa del Purgatorio, la processione del Cristo morto. Entrambe le processioni fanno sosta presso la chiesa madre, in cui viene proclamata una predica, un tempo nota come meditazione dei setti parti 'i priedica. Viene poi intonata la tradizionale "Cantata del santu venniri" dal coro polifonico "San Domenico Savio" all'inizio del corso Vittorio Emanuele e al rientro del simulacro presso la chiesa del Purgatorio. La domenica di Pasqua, dopo la Messa del precetto nella chiesa madre, le quattro confraternite cittadine sfilano in un corteo. La sera dello stesso giorno, sul sagrato della chiesa madre, viene esposto il simulacro del patrono San Rocco. A fare da cornice a questi riti sono le quattro confraternite di Scordia: quella del SS. Crocifisso, che ha sede nella chiesa del Convento, quella del SS. Sacramento, nella chiesa madre, quella di Maria SS. Immacolata, nella chiesa del Purgatorio, e quella della Misericordia, nella chiesa di San Domenico Savio.

Santa Maria Maggiore[modifica | modifica wikitesto]

Il mese di maggio è dedicato a S. Maria Madre di Dio, il simulacro conservato presso la chiesa di S. Maria Maggiore. In questa parrocchia si organizza una festa in occasione della visitazione di Maria a S. Elisabetta, il 31 maggio, sebbene in passato venisse celebrato il lunedì successivo alla Pentecoste. Allo stato attuale la festa prevede un triduo, aperto dalla traslazione del simulacro dalla chiesa di S. Maria Maggiore alla nuova chiesa di Gesù Redentore. Durante questa processione il simulacro fa sosta presso alcuni altari votivi. Il 31 maggio, invece, dopo una Celebrazione a Gesù Redentore, il simulacro viene riaccompagnato in processione nella sua chiesa.

San Domenico Savio[modifica | modifica wikitesto]

Festa rionale esistente fin dalla fondazione dell'omonima parrocchia (1967), fu sospesa per alcuni decenni. Dal 2012, la festa è stata ripresa, e il giovane santo, il cui simulacro ligneo è custodito nella chiesa parrocchiale a lui dedicata nel 1995, viene festeggiato ogni anno nella seconda domenica di luglio, giorno in cui, dopo un triduo di preparazione, ricco di eventi religiosi, ricreativi e culturali, ha luogo la processione per le vie di Scordia alta. Durante il periodo dei festeggiamenti, in omaggio al santo patrono dei pueri cantores, si svolge la prestigiosa Rassegna Corale Polifonica "Laetantes in Choro", che vede la partecipazione delle migliori formazioni corali siciliane, spesso corredata dalla presenza di ospiti d'onore e consegna di premi.

I fuochi d'artifico salutano il rientro del simulacro di San Rocco.

San Rocco, patrono di Scordia[modifica | modifica wikitesto]

La festa patronale di Scordia si svolge in piena estate, nella prima metà di agosto, ma il giorno festivo è il 16 agosto. Dopo un novenario, nella cui domenica si svolge la processione con la reliquia di San Rocco, un ex ossibus conservato nella chiesa madre di Scordia, il 15 agosto, solennità dell'Assunta, viene celebrata la Messa in piazza Umberto I insieme a tutte le altre comunità parrocchiali. Il 16 agosto, invece, dopo la Messa, il simulacro di San Rocco attraversa alcune vie della città. La processione si ripete otto giorni dopo, in occasione dell'ottava della festa, il 23 agosto.

Madonna della Stella[modifica | modifica wikitesto]

Quella della Madonna della Stella è una festa attestata, seppur con significati diversi, già della fine del XIX secolo. Un triduo prepara la celebrazione solenne dell'8 settembre, che culmina con la processione del simulacro della Madonna per le vie della contrada Montagna. La domenica precedente l'8 settembre, si svolge una particolare questua folkloristica che attraversa le principali vie dell'intero centro abitato di Scordia.

L'Immacolata[modifica | modifica wikitesto]

L'8 dicembre, solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, è festeggiata a Scordia presso la chiesa del Convento, dove si trova un gruppo scultoreo raffigurante Sant'Anna con la Madonna bambina. Montata sopra un fregolo, appare più grande di quanto sia realmente. Attraversa insieme alle Confraternite le vie principali del centro cittadino. È consuetudine di questa festa la benedizione delle automobili.

Il Natale[modifica | modifica wikitesto]

Inizia il 16 dicembre, primo giorno della Novena. Per questa occasione gli scordiensi realizzano dei piccoli altarini votivi raffiguranti la natività situati fuori la porta di casa, davanti ai quali la banda musicale suona le note delle marce natalizie, scritte da un anonimo scordiense. La sera del 24 dicembre la banda musicale si riunisce alla Colonna, monumento simbolo di Scordia, per dare inizio alla "Calata a Chiazza", una sfilata lungo Via Vittorio Emanuele suonando la marcia natalizia fino a Piazza Umberto I. Tale sfilata, da qualche anno, viene ripetuto in ogni pomeriggio della Novena. Inoltre, per tutto il periodo natalizio, si svolgono diversi concerti di musica classica, mostre e mercatini, che animano l'atmosfera natalizia di Scordia.

Persone legate a Scordia[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
Democrazia Cristiana Sindaco [11]
Partito Comunista Italiano Sindaco [11]
Partito Socialista Italiano Sindaco [11]
Partito Democratico della Sinistra Sindaco [11]
Partito Democratico della Sinistra Sindaco [11]
centro-sinistra Sindaco [11]
Sindaco [11]
centro-sinistra Sindaco [11]
Sindaco [11]
lista civica Sindaco [11]
Partito Democratico, lista civica Sindaco [11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 1º gennaio 2014.
  2. ^ Gino Calleri, Nel nome di Scordia, in Epsilon. Saggi e documenti, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2010.
  3. ^ Mario De Mauro, Notizie storiche sopra Scordia Inferiore, a cura di Domenico Ventura, Ristampa anastatica con note bio-bibliografiche e saggio introduttivo, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, pp. 154-157.
  4. ^ Vito Salvo Basso, Reliquiae seu de iis quae supersunt, in AmpeloScordia. Bollettino di storia e cultura, IV, 1 e 2, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2003.
  5. ^ Mario De Mauro, Notizie storiche sopra Scordia Inferiore, a cura di Domenico Ventura, Ristampa anastatica con note bio-bibliografiche e saggio introduttivo, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, p. 197.
  6. ^ Mario De Mauro, Notizie storiche sopra Scordia Inferiore, a cura di Domenico Ventura, Ristampa anastatica con note bio-bibliografiche e saggio introduttivo, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, pp. 162 ss..
  7. ^ Domenico Ventura, Lo spazio e la corte del principe di Scordia. Documenti inediti sul palazzo Branciforti, in AmpeloScordia. Bollettino di storia e cultura, I, nº 1, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, pp. 45 ss..
  8. ^ Mario De Mauro, Notizie storiche sopra Scordia Inferiore, a cura di Domenico Ventura, Ristampa anastatica con note bio-bibliografiche e saggio introduttivo, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, pp. 162-163 - nota 3.
  9. ^ Domenico Ventura, Lo spazio e la corte del principe di Scordia. Documenti inediti sul palazzo Branciforti, in AmpeloScordia. Bollettino di storia e cultura, I, nº 1, Scordia, Museo Civico Etno-Antropologico ed Archivio Storico "M. De Mauro", 2000, p. 47 e nota 12.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ a b c d e f g h i j k http://amministratori.interno.it/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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