Cattedrale di San Gerlando

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Cattedrale Metropolitana di San Gerlando
Facade - Cathedral of Agrigento - Italy 2015.JPG
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Sicilia Sicilia
Località Agrigento-Stemma.png Agrigento
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Gerlando di Agrigento
Diocesi Arcidiocesi di Agrigento
Inizio costruzione XII secolo
Completamento XVII secolo

Coordinate: 37°18′50.44″N 13°34′34.97″E / 37.31401°N 13.57638°E37.31401; 13.57638

La cattedrale metropolitana di San Gerlando è il principale luogo di culto cattolico di Agrigento, in Sicilia, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana. Nel dicembre del 1951 papa Pio XII la elevò alla dignità di basilica minore.[1]


Tetto della navata principale.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

In epoca normanna nell'ambito del processo di ricristianizzazione in seguito alla conquista operata dal Gran Conte Ruggero è ripristinata la diocesi dei "due mari". Con la restaurazione e la nomina alla cattedra vescovile di Gerlando di Besançon, cugino del conte nel 1088, nasce l'esigenza di un luogo di culto capace e all'altezza dello splendore del nascente regno.

Il sito è identificato nella parte più alta e occidentale della collina di Girgenti. La costruzione è avviata immediatamente dopo la riconquista della città avvenuta nel 1087 e portata a termine nel 1094, anno coincidente con l'edificazione di splendide cattedrali in Sicilia.[2] Consacrata originariamente alla Madonna Assunta, titolo storico della cattedrale agrigentina.

  • 1198, Causa frana determinata dal terreno instabile sul costone nord, la costruzione è documentata collassata e distrutta. In effetti la friabilità dello sperone roccioso e i frequenti, distruttivi terremoti in Sicilia determineranno numerosi smottamenti originando danni continui e lunghi cantieri di ricostruzione, come avviene nel periodo a cavallo del XII e XIII secolo.

Epoca sveva[modifica | modifica wikitesto]

Ribelli d'origine saracena, incontrollati esponenti della trascorsa dominazione, inducono Federico II di Svevia ad utilizzare la cattedrale come presidio militare.

Nel 1244, un nuovo crollo dovuto ad una frana del costone occidentale, causa nuove distruzioni. In seguito alla ricostruzione operata dal vescovo Bertoldo di Labro è dedicata a San Gerlando il 4 aprile 1315.

Nel 1320c. è attuata la costruzione del torrione settentrionale per scopi difensivi e d'avvistamento, manufatto esistente fino al 1835 e in seguito sostituito con un bastione.

Epoca aragonese[modifica | modifica wikitesto]

Papa Urbano VI aderisce all'iniziativa del vescovo Matteo de Fugardo con l'emanazione di una bolla pontificia concedendo l'indulgenza parziale a quanti avessero contribuito alla ricostruzione del Duomo. Le cronache del tempo attestano che il contributo più cospicuo venne da parte di Matteo Chiaramonte, rampollo della più potente famiglia dell'epoca. Un altro influente del tempo Giovanni Montaperto Chiaramonte, canonico della cattedrale, in seguito vescovo di Mazara del Vallo, realizzò nel 1470 il nuovo campanile, che però rimase incompleto.

Gli interventi comportarono l'ingrandimento del monumento con l'attuale pianta a croce latina.

Epoca spagnola[modifica | modifica wikitesto]

I lavori realizzati per disposizione di monsignor Juan Orozco Covarrubias y Leiva all'inizio del XVII secolo furono disastrosi: gli stucchi appesantivano colonne e pareti, la trasformazione degli archi ogivali in ribassati archi a tutto sesto.

  • 1658, Il vescovo Francesco Gisulfo e Osorio ornò la cattedrale con stucchi dorati e nuovi dipinti realizzati dal celebre artista Michele Blasco. Arricchì inoltre l'interno con due bellissimi organi, candelabri, vasi d'argento, altre preziose suppellettili e l'arca argentea di San Gerlando.
  • 1682, Altri danni si verificano sotto il mandato di monsignor Francesco Maria Rini seguiti da restauri per il ripristino delle linee originali.

Il monumento risente dei nuovi danni a seguito del terremoto del Val di Noto del 1693 e quelli causati della frana del 1745.

Epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Decorazioni dietro l'altare

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Nella facciata meridionale della torre sono evidenti dei richiami decorativi platereschi, con finestre cieche e lo stemma dei Montapertoerosi dal tempo.

All'interno la grandissima navata è sostenuta da colonne laterali medioevali, ristrutturate in stile barocco del primo novecento. La cattedrale, da giugno 2014, è riaperta per la fruizione religiosa e turistica.

La cattedrale conserva le seguenti opere:

  • tela del Martirio di Sant'Erasmo,
  • tela della Madonna del Rosario e anime Purganti,
  • urna di San Felice Martire,
  • tela dell'Immacolata,
  • scultura del Compianto,
  • cappella di San Gerlando, con statua del Santo e monumento sepolcrale del vescovo Francesco Traina,
  • cappella con Urna argentea contenente i resti di San Gerlando,
  • cappella di San Bartolomeo,
  • cappella della Madonna con statua della Madonna col bambino, tabernacolo e tela della Nascita della Vergine, affresco del Paradiso,
  • cappella dedicata al Santissimo Crocifisso,
  • cappella De Marinis con due sarcofaghi e scultura della Madonna col Bambino (1493, collaborazione fra Giovannello Gagini e Andrea Mancino),
  • cappella del Rendentore,
  • monumento funebre del vescovo Lucchesi Palli,
  • monumento funebre del vescovo Francesco Gisulfo,
  • monumento funebre del vescovo Lanza,
  • dipinto della Madonna col bambino,
  • monumento funebre del vescovo Colonna Branciforti,
  • monumento funebre di Lo Jacono,
  • monumento funebre di La Pegna,
  • monumento funebre del vescovo Gioeni,
  • soffitti lignei.

Molto interessanti gli stucchi barocchi del presbiterio databili al XVII secolo.

Nel 2009, nei locali nord della Cattedrale sono state allestite alcune sale con le opere del Museo diocesano e del Tesoro della cattedrale, poi smantellato a causa del movimento franoso della collina su cui sorge la cattedrale. Dalla torre campanaria invece si accede al Coretto dei canonici e all'Archivio del capitolo. Ai piedi della cattedrale sorgono l'edificio del Museo diocesano (Agrigento) progettato da Franco Minissi (1959) e il Seminario arcivescovile di Agrigento.

Nel 2010 sorge il problema della presenza di numerose crepe nella scalinata e nelle pareti, che tutt'oggi (2013) non sono state sanate.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo a canne

A ridosso dell'area centrale dell'abside, si trova l'organo a canne Mascioni opus 463, fabbricato nel 1933. A trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Positivo
Bordone 16'
Principale 8'
Bordone 8'
Viola 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Cornetto 2.2/3'
Ripieno 2'
Fagotto 8'
Clarinetto 8'
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale I 8'
Principale II 8'
Flutta 8'
Flauto a camino 8'
Dulciana 8'
Ottava 4'
Corno di camoscio 4'
Duodecima 2.2/3'
Decima V 2'
Ripieno 1.1/3'
Voce umana 8'
Tromba 16'
Tromba 8'
Chiarina 4'
Terza tastiera - Espressivo
Principale 8'
Flauto 8'
Gamba 8'
Flauto 4'
Ottava 4'
Silvestre 2'
Pienino 2'
Coro viole 8'
Corno d'orchestra 8'
Oboe 8'
Voci corali 8'
Tremolo
Pedale
Principale 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Quinta 10.2/3'
Basso 8'
Bordone 8'
Cello 8'
Quinta 5.1/3'
Bombarda 16'
Trombone 8'

Museo diocesano[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo vescovile[modifica | modifica wikitesto]

  • XI secolo, Palazzo vescovile.[4] La costruzione originaria fu edificata per volontà del vescovo Gerlando subendo nel corso dei secoli ampliamenti e modifiche.

Danneggiato dal terremoto del 1693 fu immediatamente ripristinato. Nel secolo successivo fu monsignore Andrea Lucchesi Palli ad operarvi consistenti trasformazioni sia nel prospetto che nell'interno. Il progetto fu eseguito da Domenico Dolcemascolo di Sciacca nel 1757. I balconi furono eseguiti da Diego Pennica nel 1755, mentre Filippo Zirafa si occupò negli stessi anni della trasformazione dell'appartamento vescovile.

Splendido il portale d'ingresso delimitato da due eleganti colonne sorreggenti il semplice balcone dominato da un timpano aperto al centro contenente lo stemma del vescovo Andrea Lucchese Palli contornato da due puttini.

Si deve al vescovo Saverio Granata, messinese dei Chierici regolari Teatini, il rifacimento dello scalone d'ingresso all'episcopio, dove in una nicchia è stata posta la bella statua marmorea di Santa Maria di Monserrato della scuola di Domenico Gagini.

Seminario vescovile[modifica | modifica wikitesto]

  • 1574, Seminario fondato dal vescovo Cesare Marullo completato nel 1611, al suo interno è presente un elegante ampio atrio porticato con due ordini di logge.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nella cattedrale si verifica il fenomeno cosiddetto portavoce. Infatti chiunque si trovi nel presbiterio può sentire ciò che viene detto, anche a bassa voce da una persona posizionata all'ingresso della chiesa, ad una distanza di ben 85 metri. Il fenomeno è ancora più curioso se si pensa che è impossibile ripeterlo nel senso inverso.
  • Alla cattedrale è legata anche la Lettera del Diavolo una lettera che una suora ha ricevuto si dice direttamente dal Diavolo per tentarla.[5]

Feste religiose[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Catholic.org Basilicas in Italy
  2. ^ Touring Club Italiano, pp. 355
  3. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore autogenerato20
  4. ^ Touring Club Italiano, pp. 357
  5. ^ La Lettera del Diavolo, documento misterioso sito in provincia di Agrigento - Siciliafan, su Siciliafan. URL consultato il 18 marzo 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Ingaglio (a cura di), "La cattedrale di Agrigento tra storia, arte, architettura", Edizioni Caracol, Palermo, 2010.
  • "Guida d'Italia" - "Sicilia", Touring Club Italiano.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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