Diocesi di Conversano-Monopoli

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Diocesi di Conversano-Monopoli
Dioecesis Conversanensis-Monopolitana
Chiesa latina
Conversano03.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Bari-Bitonto
Regione ecclesiastica Puglia
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Giuseppe Favale
Vicario generale Vito Domenico Fusillo
Vescovi emeriti Domenico Padovano
Sacerdoti 144 di cui 98 secolari e 46 regolari
1.736 battezzati per sacerdote
Religiosi 59 uomini, 132 donne
Diaconi 13 permanenti
Abitanti 252.608
Battezzati 250.000 (99,0% del totale)
Superficie 1.099 km² in Italia
Parrocchie 56 (12 vicariati)
Erezione VIII secolo (Conversano)
V secolo (Monopoli)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Cattedrale Assunzione di Maria Vergine
Concattedrali Madonna della Madia
Indirizzo Via S. Benedetto 1 - 70014 Conversano (Ba);
Largo Vescovado 5 - 70043 Monopoli (Ba)
Sito web www.conversano.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc?)
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Conversano-Monopoli (in latino: Dioecesis Conversanensis-Monopolitana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Bari-Bitonto appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2013 contava 250.000 battezzati su 252.608 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Giuseppe Favale.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 11 comuni pugliesi, di cui 9 nella città metropolitana di Bari (Alberobello, Castellana Grotte, Conversano, Monopoli, Noci, Polignano a Mare, Putignano, Rutigliano e Turi) e 2 in provincia di Brindisi (Cisternino e Fasano).

Sede vescovile è la città di Conversano, dove si trova la basilica cattedrale dell'Assunzione di Maria Vergine. A Monopoli sorge la basilica concattedrale di Maria Santissima della Madia. A Polignano a Mare si trova l'ex cattedrale dell'Assunta, mentre ad Alberobello la basilica minore dei Santi Medici Cosma e Damiano.

Il territorio si estende su 1.099 km² ed è suddiviso in 56 parrocchie, raggruppate in 12 zone pastorali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Diocesi di Conversano[modifica | modifica wikitesto]

La basilica minore dei Santi Medici Cosma e Damiano ad Alberobello.

Secondo la tradizione petrina, comune a molte diocesi della Puglia e in genere dell'Italia meridionale, il cristianesimo fu diffuso a Conversano dallo stesso apostolo san Pietro. Alcuni autori hanno attribuito un'origine antica a questa sede pugliese, ed hanno inserito nella cronotassi episcopale una serie di vescovi spuri, la cui storicità è stata ormai da tempo messa in dubbio.[1] Come è accaduto per numerose altre comunità ecclesiali paleocristiane ed altomedievali dell'Italia meridionale, la paternità apostolica nella fondazione delle Chiese locali è stata di frequente introdotta fittiziamente al fine di procurarsi una patente di antichità ed un surplus di sacralità funzionali all'accrescimento del prestigio della propria sede vescovile. «I dittici conversanesi inanellano così, sia pure con intermittenza, vescovi apocrifi che risalgono al V secolo…, proseguono con Gerico e Simparide nell'VIII secolo, sfumano negli anonimi dell'XI attinti da bolle e narrazioni apocrife».[2]

La diocesi conversanese è nata probabilmente soltanto nell'XI secolo dopo la conquista normanna della regione, all'epoca di Goffredo di Conversano, fautore della latinizzazione, e che favorì con donazioni e privilegi diversi monasteri sorti nel territorio. Il primo vescovo documentato è Leone, la cui firma appare in molti diplomi della fine del secolo, tra il 1081 e il 1096. La sede diocesana fu sin dalle origini suffraganea dell'arcidiocesi di Bari.

Arcipretura NulliusDioecesis di Rutigliano

In ambito giurisdizionale e della cura d'anime, significative furono le annose controversie che contrapposero per secoli i vescovi conversanesi agli arcipreti mitrati dell'antica nullius dioecesis della vicina Rutigliano, la quale fu per secoli un'isola ecclesiastica autonoma rispetto alle circoscrizioni episcopali contigue.

Rutigliano: portale romanico della Collegiata di Santa Maria della Colonna e San Nicola.

La Chiesa rutiglianese infatti, sin dall'epoca della sua fondazione - avvenuta nella prima metà dell'XI secolo -, fu dichiarata libera da ogni sorta di giurisdizione vescovile ed arcivescovile, per concessione pontificia ricevuta da papa Niccolò II, attraverso una bolla inviata dal 1059[3], in seguito confermata dallo stesso vescovo di Conversano Sassone nel 1118. Per oltre sei secoli, gli arcipreti della Collegiata di Santa Maria della Colonna di Rutigliano furono nominati direttamente dalla Santa Sede ed esercitarono giurisdizione "quasi episcopale" sul clero e la popolazione locale, con la facoltà di possedere proprie insegne prelatizie, di indossare mozzetta, mitra, pastorale e fregiarsi dell'uso della cappa magna durante la celebrazione delle messe pontificali. Sino al 1662, la Chiesa di Rutigliano e i suoi alti prelati godettero pienamente del privilegio di nullius dioecesis e, successivamente, seppur con discontinuità, continuarono ad esercitarlo de facto fino al 1811 quando, con decreto regio, l'arcipretura curata fu declassata a prelatura di prima classe, pur preservando il riconoscimento dello speciale protettorato della Corona da parte della casa regnante. Alla chiesa arcipretale di Rutigliano, per la quale il primicerio Giannangelo Settanni aveva richiesto nel 1831 l'erezione a concattedrale diocesana al fine di dirimere le dispute inveterate, fu riconosciuto lo status di Reale insigne collegiata.

Fin dalla sua fondazione, la chiesa conversanese dovette fronteggiare diverse dispute relativamente all'esercizio della propria giurisdizionale sul territorio.

  • Il conte Goffredo aveva elargito benefici e privilegi al monastero benedettino di Conversano, tra cui il controllo e la giurisdizione "quasi episcopale" sul territorio di Castellana. Papa Pasquale II confermò questi privilegi, sottomettendo il monastero alla diretta protezione della Santa Sede.[4] Quando nel 1266 ai benedettini subentrarono le benedettine, le abbadesse (chiamate "badesse mitrate") difesero strenuamente questi privilegi, provocando una serie di conflitti con il vescovo, fino agli inizi dell'Ottocento quando i privilegi furono abrogati.
  • La diocesi conversanese entrò ancora ripetutamente in conflitto col monastero benedettino di Santo Stefano, a sud di Monopoli, che, per donazione del conte Goffredo, aveva il controllo e la giurisdizione sui feudi di Putignano e di Fasano, che dal 1317 furono dati in amministrazione ai balì dell'ordine ospedaliero dei Cavalieri di Malta. Il vescovo di Conversano riottenne la giurisdizione sulla terra di Putignano soltanto nel 1743 per disposizione di papa Benedetto XIV.[5]
  • Una terza situazione di conflittualità riguardò i rapporti tra i vescovi di Conversano e gli arcipreti mitrati di Rutigliano, i quali, in forza di una bolla del vescovo Sassone del 1118, contenuta in una bolla perduta di papa Sisto IV del 1473,[2] rivendicavano la giurisdizione nullius, ossia esente dal controllo dei vescovi conversanesi, sulla città e il territorio di Rutigliano; questo privilegio fu parzialmente ridotto nella seconda metà del Seicento e soppresso in via definitiva agli inizi dell'Ottocento.

Nella seconda metà del Cinquecento il vescovo Francesco Maria Sforza (1679-1605) si impegnò per l'attuazione delle riforme stabilite al concilio di Trento, ricostruì il palazzo episcopale, attuò una politica per la razionalizzazione delle risorse diocesane, accolse in diocesi i cappuccini e favorì la fondazione di nuove confraternite.

Il Seicento fu caratterizzato dalla figura del vescovo Giuseppe Palermo (1658-1670), che consacrò la cattedrale e fu fautore della costruzione di nuove chiese cittadine; nel 1660 celebrò un sinodo diocesano; si impegnò con ardore per rivendicare i diritti della mensa episcopale sul monastero cittadino di San Benedetto, favorito dalla bolla Inscrutabili, con cui papa Gregorio XV nel 1622 aveva soppresso tutte le nullius dioecesis. Ma la caparbietà con cui le "badesse mitrate" difesero i loro diritti, portò al trasferimento del presule nella minuscola arcidiocesi di Santa Severina.

All'inizio del Settecento, il vescovo Filippo Meda (1702-1733), originario di Milano, e autore di diverse opere di carattere teologico e ascetico, fondò 16 aprile 1703 il seminario diocesano e restauro in forme barocche gli interni della cattedrale. Il seminario trovò una nuova sede nell'Ottocento con il vescovo Gennaro Carelli (1797-1818), e un nuovo impulso, con metodi nuovi di insegnamento, con il vescovo Giuseppe Maria Mucedola (1848-1865). Con Casimiro Gennari (1881-1891), il seminario fu trasferito nuovamente all'interno del palazzo vescovile.

Nel 1911 un incendio distrusse completamente gli interni della cattedrale; a parte pochi arredi salvati dalle fiamme, fu possibile recuperare solo la facciata e la parte absidale; la ricostruzione, promossa dai vescovi Antonio Lamberti e Domenico Lancellotti, fu completata nel 1926, quando la cattedrale venne riaperta al culto.

«L'episcopato più lungo del XX secolo è quello di Gregorio Falconieri (1935-1964): a lui si deve l'erezione canonica di undici parrocchie durante il periodo bellico; presule di rigido stampo tradizionalista, non esitò a far pesare la sua forte autorità in favore del partito democristiano nelle elezioni politiche del 1948 e 1956. Le sue precarie condizioni di salute gli consentirono appena l'iniziale partecipazione al concilio Vaticano II[2]

Al momento della plena unione con Monopoli, la diocesi si estendeva sui centri di Conversano, Alberobello, Castellana Grotte, Noci, Putignano, Rutigliano e Turi.[6]

Diocesi di Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione storiografia locale, la sede vescovile di Monopoli deriverebbe da quella di Egnazia, sede pugliese documentata agli inizi del VI secolo con il vescovo Rufenzio, che prese parte ai concili romani indetti da papa Simmaco. Questi è anche l'unico vescovo noto di Egnazia, la cui sede scomparve alla fine del VI o gli inizi del VII secolo, in concomitanza con la decadenza della città.[7] Non è tuttavia documentato storicamente nessun trasferimento di sede da Egnazia a Monopoli, le cui prime attestazioni episcopali risalgono solo all'XI secolo.[8]

Nella seconda metà del X secolo la città di Monopoli appare tra i possedimenti dei vescovi brindisini, che dall'VIII secolo avevano la loro sede a Oria. Infatti, dopo la morte cruenta del vescovo Andrea nel 979, sembra che i vescovi di Brindisi abbiano trasferito momentaneamente la loro sede a Monopoli, come si evincerebbe da un diploma del 996 di Gregorio, successore di Andrea, che nell'atto si firma come episcopus Ecclesie Brundisine et Monopolitane seu Stunense civitatis, ossia "vescovo di Brindisi e Monopoli o della città di Ostuni".[9]

Agli inizi dell'XI secolo, la sede brindisina fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, ed inizialmente le furono assegnate due diocesi suffraganee di nuova istituzione, Monopoli e Ostuni. Il primo vescovo documentato di Monopoli è Leone, che nel 1033 è confermato come vescovo suffraganeo di Giovanni di Brindisi; il nome di Leone appare anche in un diploma del 1037, redatto nel sesto anno del suo presulato.[10]

Con il vescovo Romualdo, la sede monopolitana ottenne di essere esentata dalla suffraganeità brindisina, e con due bolle di papa Urbano II del 1091 divenne immediatamente soggetta alla Santa Sede, status confermato da Pasquale II nel 1110 e da Callisto II nel 1123.[11] «Fondamentale nella storia della città è la figura del vescovo Romualdo; fu lui a farsi committente dell'originaria cattedrale romanica, e a divenire il mentore del culto mariano: si sviluppò infatti, avvolto da suggestivi contorni letterari, il culto della Madonna della Madia la cui icona viene fatta approdare sulle coste il 16 dicembre 1117, evento di cui ancor oggi si celebra la festa.»[2] Sempre all'epoca di Romualdo, il monastero benedettino di Santo Stefano, a sud di Monopoli, fu dotato di privilegi e reso esente dalla giurisdizione vescovile; lo stesso Romualdo concesse agli abati, cui successero nel 1317 i balì dell'ordine ospedaliero dei Cavalieri di Malta, la giurisdizione spirituale sulla città e il territorio di Fasano, che ritornerà sotto la piena giurisdizione dei vescovi monopolitani solo nel 1811.

In epoca tridentina si distinsero in particolare Fabio Pignatelli (1561- 1568), che prese parte al concilio di Trento e si adoperò per la riforma del clero diocesano; Giacomo Macedonio (1608-1624) e Francesco Surgente (1640-1651), che tentarono inutilmente di recuperare la giurisdizione vescovile su Fasano; e Giuseppe Cavalieri (1664-1696), che nel 1668 istituì il seminario diocesano. Nel XVIII secolo il vescovo Francesco Iorio (1738-1754) vide la demolizione della vecchia cattedrale e iniziò l'edificazione della nuova, che fu consacrata dal vescovo Giuseppe Cacace nel 1773.

L'ex cattedrale dell'Assunta di Polignano a Mare.

Il 27 giugno 1818, in concomitanza con la riorganizzazione delle diocesi del Regno di Napoli, in forza della bolla De utiliori di papa Pio VII, a Monopoli fu aggiunto il territorio della soppressa diocesi di Polignano. La stessa bolla confermò la dipendenza della diocesi direttamente dalla Santa Sede, privilegio che conservò fino al 20 ottobre 1980 quando, con la bolla Qui Beatissimo Petro di papa Giovanni Paolo II, Monopoli perse la sua autonomia e divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Bari.

Al momento della plena unione con Conversano, la diocesi si estendeva sui centri di Monopoli, Cisternino, Fasano e Polignano a Mare.[12]

Diocesi di Conversano-Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 gennaio 1970 Antonio D'Erchia, già vescovo di Monopoli, fu nominato anche vescovo di Conversano, unendo così in persona episcopi le due sedi. Abitualmente il vescovo risiedeva a Monopoli.

Il 30 settembre 1986 con il decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, nel quadro più ampio della revisione delle circoscrizioni ecclesiastiche in Italia, le due sedi di Conversano e di Monopoli furono unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. Contestualmente il vescovo ha trasferito la sua residenza nella città di Conversano.

Nei primi anni Duemila, la diocesi si è dotata di diverse istituzioni culturali e religiose, tra cui il Museo Diocesano di Monopoli (29 giugno 2002), il Museo Didattico di Arte e Storia Sacra di Rutigliano (10 marzo 2016), e la Pinacoteca Diocesana di Conversano (17 marzo 2016).

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Francesco Pedicini, vescovo di Monopoli (1855 - 1858)
Casimiro Gennari, vescovo di Conversano (1881 - 1897), elevato in seguito alla porpora cardinalizia.
Nicola Monterisi, vescovo di Monopoli (1913 - 1919).

Vescovi di Conversano[modifica | modifica wikitesto]

  • Simplicio ? † (prima del 487 - dopo il 492)
  • Ilario ? † (menzionato nel 501)
  • Gerico ? † (menzionato nel 733)
  • Simparide ? † (menzionato nel 754)
  • Leone I † (prima del 1081 - dopo il 1096)[13]
  • Sassone † (menzionato nel 1118)[14]
  • Ruggero † (menzionato nel 1145)
  • Leone II † (menzionato nel 1153)
  • Cafisio † (prima di marzo 1179 - dopo gennaio 1180)[15]
  • Guglielmo I † (prima di settembre 1188 - dopo aprile 1202)[15]
  • Anonimo † (menzionato nel 1207)[15]
  • Anonimo † (menzionato nel 1210)[15]
  • Concilio † (prima di aprile 1212 - dopo ottobre 1231)[15]
  • Anonimo † (menzionato nel 1260)[15]
  • Stefano I detto il Venerabile, O.Cist. † (prima di ottobre 1267 - dopo gennaio 1274)[15]
  • Giovanni de Cropis (Ramari) † (prima del 1281[15] - 1291)
  • Amando o Ameno † (menzionato nel 1291)
  • Giovanni II † (menzionato nel 1301)[senza fonte]
  • Anonimo † (menzionato nel 1307)[16]
  • Guglielmo II † (prima del 1318 - dopo il 1321)
  • Pietro Baccario † (prima del 1335 - 1342)
  • Giovanni IV † (1343 - dopo il 1347)
  • Stefano II † (7 gennaio 1351 - ? deceduto)
  • Pietro d'Itri † (19 febbraio 1356 - dopo il 1379)
  • Amico (o Antonio)[17] † (menzionato nel 1383)
  • Pietro III † (menzionato nel 1385 circa)[18]
    • Guglielmo † (? dimesso) (antivescovo)
    • Angelo, O.F.M. † (12 luglio 1393 - 1404) (antivescovo)[19]
  • Giacomo † (? - 22 dicembre 1399 nominato vescovo di Guardialfiera)
  • Francesco † (? dimesso)
  • Stefano Alfano † (9 marzo 1403 - 1423 deceduto)
  • Antonio Domininardi † (9 settembre 1423 - 1432 deceduto)
    • Marino Orsini † (4 novembre 1432 - 1437 dimesso) (amministratore apostolico)
  • Andrea de Veroli † (27 aprile 1437 - 25 settembre 1439 nominato vescovo di Boiano)
  • Donato Bottini, O.E.S.A. † (9 ottobre 1439 - 4 settembre 1448 nominato vescovo di Valva e Sulmona)
  • Pietro di Migolla, O.F.M. † (4 settembre 1448 - 1464 deceduto)
  • Paolo de Turculis † (30 novembre 1465 - 1482 deceduto)
  • Sulpicio Acquaviva d'Aragona † (17 febbraio 1483 - 1494 deceduto)
  • Vincenzo Pistacchio † (1494 - 3 novembre 1499 nominato vescovo di Bitetto)
  • Donato Acquaviva d'Aragona † (3 dicembre 1499 - 1528 deceduto)
  • Giacomo Antonio Carrozza † (11 febbraio 1534 - 1560 deceduto)
  • Giovanni Francesco Lottini † (4 settembre 1560 - gennaio 1561 dimesso)
  • Romolo de Valentibus † (15 gennaio 1561 - 8 giugno 1579 deceduto)
  • Francesco Maria Sforza † (26 agosto 1579 - 18 luglio 1605 deceduto)
  • Pietro Capullio, O.F.M.Conv. † (31 agosto 1605 - 24 giugno 1625 deceduto)
  • Vincenzo Martinelli, O.P. † (18 agosto 1625 - 20 settembre 1632 nominato vescovo di Venafro)
  • Antonio Brunachio † (24 novembre 1632 - 1º gennaio 1638 deceduto)
  • Agostino Ferentillo † (19 aprile 1638 - 7 settembre 1641 deceduto)
  • Pietro Paolo Bonsi † (26 maggio 1642 - settembre 1656 deceduto)
  • Giuseppe Palermo † (8 dicembre 1658 - 1º settembre 1670 nominato arcivescovo di Santa Severina)
  • Giovanni Stefano Sanarica † (23 febbraio 1671 - 16 giugno 1679 o luglio 1680 deceduto)
  • Andrea Brancaccio † (13 gennaio 1681 - 18 aprile 1701 nominato arcivescovo di Cosenza)
  • Filippo Meda † (23 gennaio 1702 - 18 luglio 1733 deceduto)
  • Giovanni Macario Valenti † (28 settembre 1733 - gennaio 1744 deceduto)
  • Filippo Felice del Prete † (13 aprile 1744 - 22 dicembre 1751 deceduto)
  • Michele di Tarsia, P.O. † (24 gennaio 1752 - 7 maggio 1772 deceduto)
  • Fabio Palumbo, C.R. † (7 settembre 1772 - 18 marzo 1784 deceduto)
    • Sede vacante (1784-1792)
  • Nicola Vecchi † (27 aprile 1792 - 18 dicembre 1797 nominato vescovo di Teano)
  • Gennaro Carelli † (18 dicembre 1797 - 3 marzo 1818 deceduto)
  • Nicola Carelli † (21 febbraio 1820 - 14 aprile 1826 deceduto)
  • Giovanni De Simone † (3 luglio 1826 - 13 agosto 1847 deceduto)
  • Giovanni Maria Mucedola † (11 dicembre 1848 - 22 marzo 1865 deceduto)
    • Sede vacante (1865-1872)
  • Salvatore Silvestris, C.SS.R. † (23 febbraio 1872 - 14 febbraio 1879 deceduto)
  • Augusto Antonino Vicentini † (12 maggio 1879 - 13 maggio 1881 nominato arcivescovo dell'Aquila)
  • Casimiro Gennari † (13 maggio 1881 - 6 febbraio 1897 nominato arcivescovo titolare di Lepanto)
  • Antonio Lamberti † (19 aprile 1897 - 12 agosto 1917 deceduto)
  • Domenico Lancellotti † (14 marzo 1918 - 10 giugno 1930 deceduto)
  • Domenico Argnani † (30 settembre 1931 - 15 giugno 1935 nominato vescovo di Macerata e Tolentino)
  • Gregorio Falconieri † (12 settembre 1935 - 24 maggio 1964 dimesso)
    • Sede vacante (1964-1970)
  • Antonio D'Erchia[20] † (21 gennaio 1970 - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Conversano-Monopoli)

Vescovi di Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

  • Leone I † (circa 1031 - dopo il 1037)[21]
  • Deodato † (menzionato nel 1062)
  • Smaragdo † (menzionato nel 1065)
  • Pietro † (menzionato nel 1071)
  • Romualdo † (circa 1076[22] - 1118)
  • Nicolò I † (1118 - 1144 deceduto)[23]
  • Leone II † (menzionato nel 1147)[senza fonte]
  • Michele † (1147 - 1176 deceduto)[24]
  • Stefano † (circa 1176 - circa 1187 deceduto)[25]
  • Pagano † (prima di ottobre 1191 - dopo febbraio 1201)[26]
  • Guglielmo I † (menzionato nel 1202)[26]
  • Anonimo † (menzionato nel 1207)[26]
  • Anonimo † (menzionato nel 1215 e nel 1216)[26]
  • Matteo † (prima del 20 dicembre 1218 - dopo il 14 dicembre 1225 deceduto)[26]
  • Anonimo † (menzionato come "vescovo eletto" il 14 dicembre 1226)[26]
  • Giovanni I † (menzionato nel 1231)[26][27]
  • Guglielmo II † (menzionato come "vescovo eletto" il 30 marzo 1238)[26]
    • Sede vacante (marzo 1239 - febbraio 1240)[26]
  • Anonimo † (menzionato come "vescovo eletto" il 29 febbraio 1240)[26]
  • Guglielmo III[28] † (prima di luglio 1256 - dopo novembre 1273 deceduto)[26]
    • Sede vacante (1275-1282)
  • Pasquale I † (1282 - circa 1286 deceduto)
  • Pietro Saraceno, O.P. † (25 febbraio 1286 - 14 febbraio 1287 nominato vescovo di Vicenza)
  • Roberto † (4 giugno 1288 - 1309 deceduto)
  • Nicolò Buccafingo † (12 settembre 1309 - 25 agosto 1311 deceduto)
  • Francesco I † (28 giugno 1312 - 1316 deceduto)
  • Pasquale Brigantino † (21 marzo 1317 - 1339 deceduto)
  • Dionigi De' Roberti, O.S.A. † (17 marzo 1340 - 31 marzo 1342 deceduto)
  • Marco di Leone de Arcade, O.Min. † (31 maggio 1342 - ? deceduto)
  • Pietro de Oriello † (4 maggio 1362 - ? deceduto)
  • Giovanni da Gallinaro, O.F.M. † (16 maggio 1373 - 2 luglio 1382 nominato vescovo di Tricarico)
    • Giovanni di Pietramala † (2 luglio 1382 - ? deposto) (antivescovo)
  • Francesco Carbone, O.Cist. † (circa 1382 - 17 dicembre 1384 dimesso)
  • Pietro V Caffarino † (1385 - 1391 deceduto)
  • Iacopo Palladini † (11 ottobre 1391 - 24 marzo 1400 nominato arcivescovo di Taranto)
  • Marco da Teramo † (24 marzo 1400 - 15 dicembre 1404 nominato vescovo di Bertinoro)
  • Urso (o Ursillo) de Afflicto † (15 dicembre 1404 - 12 agosto 1405 deceduto)
  • Oddo (o Oddone) Mormile † (9 settembre 1405 - 1413 deceduto)
  • Giosuè Mormile † (9 marzo 1413 - 18 dicembre 1430 nominato vescovo di Sant'Agata de' Goti)
  • Pietro Orso, O.P. † (18 dicembre 1430 - 15 aprile 1437 nominato arcivescovo di Brindisi e Oria)
  • Antonio del Piede † (15 aprile 1437 - ? deceduto)
  • Alessandro Manfredi † (14 maggio 1456 - 1484 deceduto)
  • Urbano de Caragnano † (5 novembre 1484 - 1508 deceduto)
  • Michele Claudio † (7 febbraio 1508 - ?)
  • Teodoro de Piis, O.F.M. † (9 aprile 1513 - 1544 deceduto)
  • Ottaviano Preconio, O.F.M.Conv. † (16 aprile 1546 - 13 giugno 1561 nominato vescovo di Ariano Irpino)
  • Fabio Pignatelli † (10 ottobre 1561 - 15 agosto 1568 deceduto)
    • Sede vacante (1568-1572)
  • Alfonso Álvarez Guerrero † (2 giugno 1572 - 1577 deceduto)
  • Alfonso Porzio † (19 luglio 1577 - 1598 deceduto)
  • Juan López, O.P. † (15 novembre 1598 - 1608 dimesso)
  • Giovanni Giacomo Macedonio † (17 marzo 1608 - 12 settembre 1624 deceduto)
    • Sede vacante (1624-1627)
  • Giulio Masi † (19 luglio 1627 - 1637 deceduto)
    • Sede vacante (1637-1640)
  • Francesco Sorgente, C.R. † (9 gennaio 1640 - 13 ottobre 1651 deceduto)
    • Sede vacante (1651-1654)
  • Benito Sánchez de Herrera † (12 gennaio 1654 - 24 marzo 1664 nominato vescovo di Pozzuoli)
  • Giuseppe Cavalieri † (9 giugno 1664 - 14 agosto 1696 deceduto)
  • Carlo Tilly † (3 giugno 1697 - 1697 o 1698 deceduto)
  • Gaetano de Andrea, C.R. † (15 settembre 1698 - gennaio 1702 deceduto)
  • Alfonso Francesco Dominguez, O.E.S.A. † (7 aprile 1704 - febbraio 1706 deceduto)
  • Nicolò Centomani † (11 aprile 1707 - gennaio 1722 deceduto)
  • Giulio Sacchi † (14 febbraio 1724 - 31 luglio 1738 deceduto)
  • Francesco Iorio † (24 novembre 1738 - 15 agosto 1754 deceduto)
  • Ciro de Alteriis † (16 dicembre 1754 - 6 aprile 1761 nominato vescovo di Acerra)
  • Giuseppe Cacace † (25 maggio 1761 - 18 novembre 1778 deceduto)
  • Domenico Russo † (20 marzo 1780 - 13 novembre 1782 deceduto)
    • Sede vacante (1782-1785)
  • Raimondo Fusco, O.F.M.Conv. † (14 febbraio 1785 - 26 febbraio 1804 deceduto)
  • Lorenzo Villani † (26 giugno 1805 - 10 marzo 1823 deceduto)
  • Michele Palmieri † (3 maggio 1824 - 24 novembre 1842 deceduto)
  • Luigi Giamporcaro † (17 giugno 1844 - 2 gennaio 1854 deceduto)
  • Francesco Pedicini † (23 marzo 1855 - 27 settembre 1858 nominato arcivescovo di Bari e Canosa)
  • Luigi Riccio † (20 giugno 1859 - 23 marzo 1860 nominato vescovo di Caiazzo)
  • Federico Tolinieri † (23 marzo 1860 - 2 giugno 1869 deceduto)
  • Antonio Dalena † (22 dicembre 1871 - 18 gennaio 1883 deceduto)
  • Carlo Caputo † (15 marzo 1883 - 7 giugno 1886 nominato vescovo di Aversa)
  • Francesco d'Albore † (7 giugno 1886 - 4 settembre 1901 dimesso)
  • Francesco Di Costanzo † (4 marzo 1902 - 19 dicembre 1912 dimesso)
  • Nicola Monterisi † (22 agosto 1913 - 15 dicembre 1919 nominato arcivescovo di Chieti)
  • Agostino Migliore † (14 febbraio 1920 - 2 dicembre 1925 deceduto)
  • Antonio Melomo † (7 febbraio 1927 - 28 agosto 1940 nominato arcivescovo di Conza-Sant'Angelo dei Lombardi-Bisaccia)
  • Gustavo Bianchi † (28 marzo 1941 - 12 agosto 1951 deceduto)
  • Carlo Ferrari † (17 aprile 1952 - 19 ottobre 1967 nominato vescovo di Mantova)
  • Antonio D'Erchia † (29 giugno 1969 - 30 settembre 1986 nominato vescovo di Conversano-Monopoli)

Vescovi di Conversano-Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Mons. Giuseppe Favale , vescovo di Conversano-Monopoli dal 5 febbraio 2016.

Istituzioni culturali diocesane[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo Diocesano, ex seminario vescovile, Monopoli
  • Museo Capitolare di Rutigliano (Mu.Di.A.S.), Palazzo Settanni
  • Pinacoteca Diocesana, Chiesa di Santa Chiara, Conversano
  • Archivio Diocesano di Conversano, ex Convento dei Paolotti
  • Archivio Diocesano di Monopoli, ex seminario vescovile
  • Archivio-Biblioteca Capitolare di Rutigliano, ex Chiesa del Purgatorio Vecchio (o di San Gregorio Magno)

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 252.608 persone contava 250.000 battezzati, corrispondenti al 99,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Conversano
1950 90.000 90.000 100,0 112 91 21 803 40 175 18
1969 105.000 105.797 99,2 120 76 44 875 59 202 27
1980 112.500 115.662 97,3 109 65 44 1.032 54 176 29
diocesi di Monopoli
1950 84.000 84.000 100,0 113 84 29 743 35 117 17
1969 95.000 97.655 97,3 75 57 18 1.266 22 101 21
1980 104.000 105.516 98,6 68 50 18 1.529 20 81 27
diocesi di Conversano-Monopoli
1990 232.576 237.576 97,9 136 106 30 1.710 89 220 56
1999 242.000 243.360 99,4 151 102 49 1.602 9 63 225 56
2000 245.900 247.093 99,5 152 102 50 1.617 9 61 224 56
2001 245.000 247.224 99,1 152 104 48 1.611 13 58 185 56
2002 245.000 247.551 99,0 145 106 39 1.689 13 51 179 57
2003 245.500 248.032 99,0 142 103 39 1.728 12 51 153 56
2004 246.761 249.261 99,0 135 98 37 1.827 12 49 163 56
2006 243.423 246.623 98,7 143 98 45 1.702 11 59 157 56
2013 250.000 252.608 99,0 144 98 46 1.736 13 59 132 56

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lanzoni, Le diocesi d'Italia…, p. 303.
  2. ^ a b c d Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  3. ^ La bolla ritenuta spuria dagli editori del "Codice diplomatico barese", I, introduzione p. IX. Vedi: Kehr, Italia pontificia, IX, p. 368.
  4. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 363-364, nº 2.
  5. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 366-367.
  6. ^ Cronotassi iconografia e araldica dell'Episcopato pugliese, Regione Puglia 1984, p. 163.
  7. ^ Donatella Nuzzo-Paola De Santis, La diffusione del Cristianesimo nella Puglia centrale: città e territorio, in La cristianizzazione dell'Italia tra Tardoantico ed Altomedioevo, Atti del IX Congresso nazionale di archeologia cristiana, Palermo 2007, p. 1208 e nota 50, e p. 1213.
  8. ^ La storiografia tradizionale ha trasmesso i nomi di alcuni vescovi (Basilio nel 649, Eucherio nel 701 e Selperio nel 720), derivanti da documenti spuri. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 373.
  9. ^ Giacomo Carito, Gli arcivescovi di Brindisi dal VII al X secolo, in Parola e storia, II (2008), n. 2, pp. 289-308.
  10. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 373-374.
  11. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 375-376, nnº 6-9.
  12. ^ Cronotassi iconografia e araldica dell'Episcopato pugliese, Regione Puglia 1984, p. 234.
  13. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 358 e 359, nº 1 - nota.
  14. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, p. 358. Ughelli riporta l'anno 1120 ma senza alcuna indicazione documentaria (Italia sacra, VII, col. 703.
  15. ^ a b c d e f g h Kamp, Kirche und Monarchie…, II, pp. 625-629.
  16. ^ Eubel, Hierarchia catholica, II, p. XXII.
  17. ^ Eubel documenta un vescovo di nome Amico nel 1383; lo stesso vescovo è chiamato Antonio da Gams.
  18. ^ Vescovo menzionato da Gams; secondo Eubel si tratta del precedente Pietro de Renza.
  19. ^ Entrambi gli antivescovi furono nominati dall'antipapa Clemente VII.
  20. ^ Già amministratore apostolico dal 1964 al 1970.
  21. ^ Kehr, Italia pontificia, IX, pp. 373-374.
  22. ^ In un diploma del 1101, si dice che quello era il venticinquesimo anno del suo episcopato. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 375, nota al nº 6.
  23. ^ Documentato storicamente nel 1123 e nel 1133. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 376, nº 9.
  24. ^ Documentato storicamente nel 1150 e nel 1154. Kehr, Italia pontificia, IX, p. 376, nº 11.
  25. ^ Secondo Kamp (Kirche und Monarchie…, II, p. 496, note 6-7-8), Stefano, documentato da febbraio 1177 a febbraio 1181, potrebbe essere stato eletto tra luglio 1176 e febbraio 1177; infatti nel concilio del 1179 si firma come terzo anno del suo episcopato e febbraio 1177 è la sua prima menzione documentaria. Questo vescovo potrebbe essere morto nel 1187, come dice Ughelli, perché nel maggio 1188 la diocesi era vacante.
  26. ^ a b c d e f g h i j k Kamp, Kirche und Monarchie…, II, pp. 495-500.
  27. ^ Ughelli e Gams indicano come date estreme del suo episcopato il 1227 e il 1238.
  28. ^ Erroneamente chiamato Giulio da Ughelli e dagli autori che ne dipendono.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Per Conversano[modifica | modifica wikitesto]

Per Monopoli[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]