Contessa Entellina

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Contessa Entellina
comune
(IT) Comune di Contessa Entellina
(AAE) Bashkia e Kundisës
Contessa Entellina – Stemma
Contessa Entellina – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Sicily.svg Sicilia
Città metropolitanaProvincia di Palermo-Stemma.png Palermo
Amministrazione
SindacoLeonardo Spera (Lista civica "Contessa #sipuò - Leonardo Spera sindaco") dal 10-6-2018
Territorio
Coordinate37°44′N 13°11′E / 37.733333°N 13.183333°E37.733333; 13.183333 (Contessa Entellina)Coordinate: 37°44′N 13°11′E / 37.733333°N 13.183333°E37.733333; 13.183333 (Contessa Entellina)
Altitudine571 m s.l.m.
Superficie136,48 km²
Abitanti1 721[1] (30-6-2017)
Densità12,61 ab./km²
FrazioniPiano Cavaliere/Fusha e Kavalerit, Borgo Cozzo Finocchio/Rahji i Mbërajit, Castagnola/Kastanjolla, Roccella/Rriçelja, Pizzillo/Pucili, Santa Maria del Bosco/Shën Mëria e Boshit
Comuni confinantiBisacquino, Campofiorito, Poggioreale (TP), Salaparuta (TP), Sambuca di Sicilia (AG), Santa Margherita di Belice (AG)
Altre informazioni
Cod. postale90030
Prefisso091
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT082033
Cod. catastaleC968
TargaPA
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitanticontessioti, in arbëreshë kuntisiotë o arbëresh/e
PatronoSan Nicola di Mira
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Contessa Entellina
Contessa Entellina
Contessa Entellina – Mappa
Posizione del comune di Contessa Entellina nella città metropolitana di Palermo
Sito istituzionale

Contessa Entellina (Kundisa in arbëreshë[2]) è un comune italiano di 1 721 abitanti[1] della città metropolitana di Palermo in Sicilia.

Distante 80 km dal capoluogo, è posta nella Valle del Belice, alle falde settentrionali del monte Genuardo, e si adagia sul declivio delle colline Brinjat a 571 m s.l.m.

Considerata oasi etnica, linguistica e religiosa per la peculiare identità culturale dei suoi abitanti, il comune montano fa parte - insieme a Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela - delle comunità albanesi (arbëreshë) di Sicilia, sorte nel XV secolo a causa dell'avanzata turco-musulmana nei Balcani, dove l'antica lingua albanese (gljuha arbëreshe) viene ancora parlata. I suoi abitanti sono arbëreshë, ossia italo-albanesi.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica dalla campagna di Contessa Entellina

Il comune di Contessa Entellina si estende per 136,4 km² nella media valle del fiume Belice Sinistro. È circondato da ampie campagne e fitti boschi, e il centro abitato si adagia sulle falde settentrionali delle colline Brinjat, toponimo albanese che significa "costole". Le attuali delimitazioni del territorio comunale sono costituite da elementi del paesaggio naturale o antropizzato, quali corsi d'acqua, linee di spartiacque o antiche mulattiere.

Il territorio ricade nel settore nord-occidentale dei Monti Sicani ed è dominato dal massiccio del Monte Genuardo (1180 m), costituito in prevalenza da una potente sequenza di rocce carbonatiche, silicee e marnose. Altri tratti del confine sono rappresentati da corsi d'acqua di rilievo, quasi tutti affluenti del Belice Sinistro: a nord-est il Vallone Petraro, ad est il Vallone Chiarello, ad ovest il corso inferiore del Senore, fino alla confluenza con il Belice Sinistro. Sul lato meridionale, invece, il confine è rappresentato dallo spartiacque del Monte Genuardo, mentre su quello orientale da tratti di antiche mulattiere, nella contrada Realbate a nord-est e una parte delle pertinenze dell'Abbazia di Santa Maria del Bosco a sud-est. Altri corsi d'acqua di rilievo, anch'essi affluenti del Belice Sinistro, attraversano il territorio: il torrente Realbate nel settore nord-orientale e il Vaccarizzo nella parte centro-settentrionale, alle pendici meridionali della Rocca di Entella. Alla rete idrografica maggiore si affianca poi una fitta maglia di corsi d'acqua minori, tutti a carattere stagionale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contessa Entellina costituisce il più antico insediamento albanese in Italia, si trova ad ovest del Belice sinistro (antico Crimiso), dove possiamo trovarne le rovine nel sito della Rocca d'Entella.

La tradizione dichiara che fu fondata da Aceste e dall'eroe siciliano Entello, un abile pugilatore che nell’Eneide sfida e vince il troiano Darete. Entella, con le città di Segesta ed Erice era una delle tre maggiori città elime. La città godette della sua autonomia politica grazie all'appoggio di Cartagine fino al 404 a.C., quando fu occupata da dei mercenari campani che ne uccisero col tradimento la popolazione maschile.

Durante l'intero 4° secolo a.C., visse le tormentate vicende delle città ''campane'' di Sicilia sia sotto Cartagine, che sotto Siracusa. Occupata da Dionisio di Siracusa nel 397 a.C., e caduta in seguito sotto Cartagine, fu riconquistata dai Siracusani nel 368 a.C. Aveva come città un'importanza strategica che fu ripresa dai Cartaginesi nel 345 a.C.

Fu liberata inizialmente da Timoleonte nel 342-41 e tornò sotto Cartagine per la pace che seguì alla vittoria timoleontea sul Crimiso (339 a.C.). In seguito sarà liberata da Agatocle, tornando così sotto Cartagine nel 306 a.C. per poi essere infine conquistata dai Romani durante la prima guerra punica.

La città emanò moneta in argento e bronzo nel IV secolo a.C., ma perse progressivamente importanza. Purtroppo scarseggiano le notizie storiche sulla storicità romana e bizantina ma fino al 1062 d.C., quando il castrum Antilium (Campo di Entella) fu assalito da Ibm Thumna, alleato degli Altavilla. Nel 1182 un decreto per il Monastero di Santa Maria Nuova di Monreale ricorda solo "hedificia diruta que sunt subtus castellum Hantelle" (Edificio diroccato sotto il castello di Entella). Ci fu una ribellione degli abitanti islamici di Entella che determinò la dura repressione di Federico II, il quale deportò i superstiti nel 1223 e nel 1245 presso Lucera in Puglia, e segnò così la fine della città.

Una nuova luce sulla parte ellenistica, conosciuta grazie alla monetazione in argento e bronzo, hanno gettato vari decreti in bronzo, di età agatoclea e provenienti da scavi clandestini. Furono dichiarati solo nel 1980, dove per la prima volta i decreti di Entella fornirono dati significativi sulle vicende di Entella nel IV secolo a.C., dichiarando le sue alleanze, i suoi ordinamenti e l'urbanistica come il tempio di Estia, bouleuterion, teatro). La ricerca archeologica iniziò solo nel 1983 da una missione di scavo della Scuola normale superiore di Pisa che hanno evidenziato sia la fase ellenistica (IV-III secolo a.C.) che la fase arabo-normanna. Al primo periodo ci sono alcuni edifici pubblici monumentali, mentre la fase arabo-normanna è caratterizzata da due castelli di cui uno sul Pizzo della Regina e a quota 542, ed alla fase araba appartiene invece la necropoli extramurana a sud della città, che ha rivelato la prima necropoli della Sicilia musulmana. Infatti, nelle deposizioni in fosse terragne, si trovano i volti degli inumati in decubito laterale destro, e che sono rivolti alla Mecca. La necropoli araba invece, utilizza un'area che ha altresì restituito tombe del VI-III secolo a.C. La precoce attrazione della civiltà di Entella, è attestata dal rinvenimento di un'epigrafe greca, bustrofedica, in alfabeto selinuntico.

Il comune di Contessa Entellina nasce intorno al 1450, quando un gruppo di esuli albanesi costruì l'abitato vicino alle rovine remote di un piccolo casale preesistente, il Casale di Comitissa o Vinea Comitissae, popolato da soldati albanesi provenienti dal Casale di Bisiri (Mazara) dove avevano prestato servizio per il re di Napoli dal 1448. Dal XV al XVIII secolo si rifugiano in Italia molti albanesi per sfuggire alla dominazione ottomana e conservare la fede cristiana, che fondano o ripopolano circa 100 località nel centro-meridione d'Italia. I capitoli di nascita ufficiali, della concessione dei feudi, sorsero nel 1520, anno in cui ebbe avvio la riedificazione, la valorizzazione e il popolamento degli albanesi provenienti dall'Albania meridionale e nella seconda ondata migratoria dalla Morea. Questi albanesi, di elevata estrazione sociale, non vollero sottomettersi al giogo turco ne rinnegare la loro religione cristiano-bizantino. Fuggirono e sbarcarono sulle coste centro meridionali d'Italia.

A partire dal XVI secolo si riscontrano documenti notarili o ecclesiastici che riguardano la nuova comunità stabilitisi nella zona dell'antico casale. Il 14 dicembre del 1517 fu redatto l'atto di affitto del territorio, firmato da una rappresentanza della comunità albanese[3] di Contessa, e nel 1520, prima che scadesse il contratto di affitto di nove anni, gli arbëreshë di Contessa sottoscrissero con Don Alfonso Cardona un atto di concessione conclusivo. Con questo atto i feudi di Contessa e Serradamo furono assegnati agli Arbëreshë, che li trasformarono in vigneti, uliveti e frutteti e li coltivarono a grano. La decima fu successivamente trasformata con la concessione in enfiteusi, con l'intento di incentivare gli investimenti fissi da parte dei contadini arbëreshë. Su tutti i feudi avevano diritti di pascolo e spigolatura (usi civici); e si sviluppò la coltura intensiva con alberi e vigneti, in quanto su essi gli arbëreshë godevano del diritto di disporre liberamente l'eredità mediante testamento. Altri esuli albanesi intanto nel 1521, durante la grande migrazione albanese nel mondo causata dall'avanzata dei turco-ottomani, raggiunsero Contessa. Molte sono le notizie su Contessa riportate dal XVI secolo ad oggi in tanti documenti amministrativi, ecclesiastici, notarili, ecc., che riguardano la nuova comunità degli albanesi stabilitisi nel casale, chiamato nel medioevo “vinea Comitissae”.

Venivano scambiati abitualmente per "greci", in quanto si dava maggior rilevanza al carattere religioso (rito greco) piuttosto che all'appantenenza etnica (albanese)[3]. Tuttora, talvolta, i paesi limitrofi usano chiamare "greci" gli abitanti.

Nel 1875 si volle aggiungere al nome Contessa l'aggettivo Entellina, derivato da Entella[4] città le cui rovine si trovano nei pressi del centro abitato, costituendo così la denominazione attuale. È chiamata in lingua arbëresh Kundisa o Kuntisa, e horë/a.

Contessa Entellina è una delle circa 50 località in Italia che conservano ancora la lingua, il rito bizantino, le tradizioni ed i costumi degli antenati albanesi.

Il comune, dopo il terremoto del 1968, dovette chiudere le sue chiese al culto perché dichiarate inagibili, e poiché altrettanto poteva dirsi delle case, si ebbe, in quella circostanza, un forte flusso migratorio. Da allora il paese si è un po' ampliato nella parte della Fusha Kavalari, anche se il centro storico è ancora ampiamente popolato e comprende ancora invariato la via Morea, via Kastriota, Piazza Umberto I, via Musacchia e la via Kroja. Oggi Contessa Entellina vive un periodo assai complesso. Si sono susseguite molteplici migrazioni, dimezzando così la popolazione e spopolando in parte il centro storico; inoltre la lingua arbëreshe viene sempre meno insegnata alle nuove generazioni, ciò comportando ad una progressiva perdita per l'intera comunità, che è costantemente smarrita e sottratta della propria identità etnica e linguistica. Per questo una lotta etnico-culturale[5], per il mantenimento dei propri aspetti identitari e religiosi, è sempre più costante e persistente nell'intera comunità.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

I monumenti e i siti principali di Contessa Entellina sono certamente le chiese di rito bizantino, con le loro preziose icone; l'Abbazia di Santa Maria del Bosco (XIII sec.); il Castello di Calatamauro, sito archeologico medievale; e Entella, sito archeologico di origine elima.

Chiesa Madre SS. Annunziata e S. Nicolò, costruita dagli albanesi nel XV secolo
Mosaico neobizantino di S. Nicolò di Mira, Josif Droboniku (2006)

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli edifici monumentali si annoverano le chiese di rito bizantino di modello architettonico orientale: con icone, l'iconostasi, mosaici e paramenti sacri ortodossi. Una particolare chiesa è quella di SS. Annunziata e San Nicolò di Mira (Klisha e Shën Kollit), quest'ultimo santo patrono del comune. Chiesa Madre di Contessa Entellina, fu costruita e completata nel 1520 dai primi esuli arbëreshë subito dopo il loro arrivo, e nella quale viene celebrata la Divina liturgia secondo il rito bizantino-greco. Insieme ad essa il rito bizantino viene solennizzato in tutte le altre chiese di Contessa: Anime Sante (Shpirtrat e Shejt), Maria dell'Itria o Odigitria (Mëria e Dhitrjes), San Rocco (Shën Rroku), S. Antonio Abate (Shën Gjoni i Math). La Chiesa di Santa Maria delle Grazie (Klisha e Shën Mërisë) e l'Abbazia di Santa Maria del Bosco sono invece passate al rito latino, in quanto cedute provvisoriamente ai fedeli latini, ma con la riserva dei diritti dei fedeli albanesi-bizantini: proprietà, canto del "Cristòs Anésti" (Krishti u Ngjall) nei primi tre giorni dopo la Grande Pasqua, canto della "Paràclisis" nella prima quindicina di agosto; vespro, messa solenne e processione in occasione della festa annuale, l'otto settembre, di Santa Maria della Favara.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Lago Garcia
Panorama dalla Rocca di Entella

Delle 91 riserve naturali istituite dalla Regione Siciliana, due ricadono sul territorio di Contessa Entellina:

Fuori dal perimetro cittadino, si possono fare escursioni, oltre che sulla citata Rocca d'Entella, anche al Castello di Calatamauro di fattura bizantina, nonché appunto alle riserve naturali Grotta di Entella e Monte Genuardo. Il territorio comunale comprende il Lago Garcia.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Una forte comunità arbëreshe di Contessa Entellina, dopo le migrazioni del secolo scorso, sopravvive negli Stati Uniti d'America, mantenendo viva la lingua e le tradizioni albanesi. La comunità più numerosa si trova a New Orleans. Esistono club e associazioni culturali in merito: tra i più antichi e conosciuti ci sono "Contessa Entellina Society of New Orleans" e "Contessa Entellina Arbëreshë Heritage Association (Italo-Albanian in America)".

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[6]

Lingue e dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Un forte elemento che contraddistingue la comunità, insieme al rito bizantino, è la lingua arbëreshe[7]. A Contessa Entellina si parla una lingua antica, tramandata nei secoli dagli avi, è l'arbëreshë, ovverosia l'antica lingua albanese parlata nell'Albania meridionale, arricchita di termini del greco arcaico e ultimamente dal siciliano. In pochi la sanno leggere e scrivere, ma tuttavia viene usata giornalmente come lingua madre. Conservatesi per più di cinquecento anni, ha mantenuto l'aspetto fonetico originario, sebbene, negli ultimi decenni, ha subito influssi, considerabili deleteri per la sopravvivenza della lingua, dal dialetto e dalla lingua italiana. Oggi, ormai da un decennio, la lingua arbëreshë a Contessa Entellina rischia di scomparire, dovuta ai vari flussi migratori del primo Novecento che l'hanno spopolata, e al disinteresse delle nuove generazioni, nonostante sia il suo insegnamento sia obbligatorio nelle scuole elementari e medie, nelle quali viene insegnata anche la base della letteratura albanese. Questo in base alla legge dalla legislazione statale (legge 482/1999) che tutela le minoranze etniche e linguistiche di storico insediamento. Il più importante scrittore e poeta arbëresh di Contessa Entellina è Nicolò Chetta, papàs di rito bizantino e rettore del Collegio greco-albanese di Palermo. Notevole e interessante, anche se poco conosciuta, è la produzione letteraria popolare locale, in prosa e in versi, che ha dato anche un contributo alla Rilindja (Rinascita) della cultura albanese. Esempi in albanese: "Mirëdita" (Buongiorno); "Bashkia" (Comune); "Të dua mirë" (Ti voglio bene); "Mos mënò" (Non tardare); "Mos gjëkò/gjykò" o "Mos fol/flit" (Non parlare); "Siell" (Consegnare); "Rri i qetëm" o "Rri pa fol/qetu" (Stai zitto); "Orà" (Si), che deriva da orà-ëj; "Falem" (Ciao); "Qyavarrisu/Mirupafshim" (Arrivederci).

Tabella bilingue italiano-albanese
Bandiera albanese per le strade di Contessa Entellina

Breve frasario albanese[modifica | modifica wikitesto]

Falem Ciao
Mirë se na erdhit Benvenuti
Çila isht gljuha jote? Qual è la tua lingua?
Si të thonë? Më thonë... Come ti chiami? Mi chiamo ...
U jam arbëresh Io sono albanese
Je pasqyra e jetës Sei lo specchio della vita
Ngë e lëngova (ndëlgova) Non ho capito
Çë vjen më rarë? Che (cosa) significa?
Gëzònem shumë Molto piacere/Molto felice
Faleminderit Grazie
Gjegjemi njize/shpejt Ci sentiamo presto
Qyavarrisu/mirupafshim Arrivederci
Orà (Oràëj) Si
Jo No

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa SS. Annunziata e S. Nicolò, iconostasi
Papàs o Zoti-Prifti (Il sacerdote italo-albanese) di rito bizantino

Contessa Entellina custodisce con grande gelosia la fede cristiana di tradizione orientale (rito bizantino-greco) ed è parte dell'Eparchia di Piana degli Albanesi. Essa, insieme alla lingua albanese (gljuha arbëreshe) e i costumi, è uno dei tratti caratterizzanti della cultura e dell'identità albanese ereditata dai propri antenati. Forte e radicato nella comunità è il senso religioso unito all'aspetto etnicolinguistico, seppure non sono mancati vicissitudini con chi, ospite nel paese, i detti "litinjt" (latini), hanno cercato di sopprimere la fede ortodosso-bizantina.

Numerosi sono stati i sacerdoti (papàs o zoti prifti) e monaci e ieromonaci basiliani (kallogjer) di Contessa Entellina che hanno contribuito allo studio della lingua, della liturgia e della melurgia bizantina della tradizione degli albanesi di Sicilia. Tra i tanti spiccano Papàs Nicolò Chetta, Mons. Giuseppe Schirò, Padre Sofronio Gassisi, Padre Lorenzo Tardo, Papàs Matteo Sciambra.

Tradizioni, festività e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente suggestive sono l'Epifania (Ujët e pagëzuam) e le manifestazioni e i riti della Settimana Santa (Java e Madhe), che iniziano con il Sabato Santo (E Shtunia e Madhe) con la Liturgia di San Basilio (Shën Vasili). Dopo la cerimonia vengono sciolte le campane a festa mentre la gente nelle case percuote gli angoli con un tralcio di vite scacciando il demonio (dialli). Dopo la messa della veglia di mezzanotte, gruppi di giovani cantano per le vie del paese, in greco ed albanese, la Resurrezione di Cristo ricevendo in cambio doni. La Domenica delle Palme (E Diellja e Rromollidhet) è anche simile a quella degli altri due paesi di cultura greco-albanese. A Contessa Entellina, in particolare, ricordiamo che le Processioni della Domenica delle Palme sono due, quivi la solenne liturgia è rigorosamente di rito greco-bizantino e si va in processione cantando il "Christos Anesti" (Cristo risorto). Essi sono gli avvenimenti più importanti e soprattutto di richiamo per i loro particolari Riti orientali. Rilevante, per il calendario festivo di Contessa Entellina, è anche la festa dell'8 settembre in onore della Madonna della Favara (Shën Mëria e Favarës) durante la quale i fedeli di rito greco-bizantino e latino convergono contemporaneamente e si uniscono per la celebrazione eucaristica; e per questa data importante il comitato si impegna nei mesi precedenti a raccogliere le offerte per realizzare i festeggiamenti, che iniziano alcuni giorni prima della processione con l'esibirsi di gruppi teatrali, orchestrali e folkloristici, il più delle volte dando risalto alla lingua, avendo così un'aria di festa partecipata dai residenti e anche da quelli emigrati, che spesso ritornano ritrovando cari, affetti e tradizioni proprie d'origine.

Il giorno dell'Epifania viene celebrata la divina liturgia solenne e la Benedizione delle acque (Ujët e pagëzuam) nella fontana pubblica "biveri" per commemorare il battesimo di Gesù nel fiume Giordano. Mentre si canta l'inno "En Iordani" una colomba scende scivolando lungo una corda e si ferma sulla fontana davanti al celebrante: simboleggia lo Spirito Santo che apparve nel Giordano sotto forma di colomba. Secondo la tradizione, per l'Epifania si possono trarre gli auspici dell'anno appena cominciato: se quando scende la colonba soffia il vento di tramontana l'annata è povera, se soffia il vento di scirocco l'annata sarà abbondante. La Pasqua a Contessa Entellina è ricca di momenti di intensa preghiera e suggestione. Per le strade i ragazzi il Giovedì Santo e la notte di Pasqua girano cantando dei canti tradizionali albanesi che annunciano la morte e la resurrezione di Cristo. La notte della Pasqua il papàs, dopo una funzione, accende una grossa candela, le luci della chiesa si spengono e i fedeli passano davanti al celebrante accendendo la loro candela e in processione escono fuori. Fuori, con le porte della chiesa chiuse il papàs celebra un'altra funzione alla fine bussa per tre volte annunciando la resurrezione di Cristo. All'inizio la porta della chiesa rimane chiusa, ma dopo viene spalancata e i fedeli entrano.

Secondo il calendario liturgico romano il 2 novembre si commemorano i defunti, mentre nel calendario liturgico bizantino tale commemorazione ricorre il sabato che precede la domenica di Carnevale ed il sabato che precede la domenica di Pentecoste. Per tali ricorrenze vengono dedicate ai defunti particolari e più frequenti funzioni religiose: messa nella cappella del cimitero, visita ai defunti, particolari funzioni religiose celebrate nella Chiesa dedicata alle Anime Sante del Purgatorio. Come ricordano molte persone anziane, fino a 50 anni fa, nella predetta chiesa, per tutto il mese di novembre, al mattino presto si pregava per i defunti: si recitava il rosario, veniva celebrata la divina liturgia, in parte cantata, ed a conclusione si cantava il noto inno arbëresh Parkalésiëm për shpìrtrat e mirë.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Canti tradizionali bizantino-albanesi[modifica | modifica wikitesto]

A Contessa Entellina sono ancora vivi oggi tanti canti arbëreshë, sacri e profani, antichi e recenti, la cui scoperta, produzione, conservazione e valorizzazione è da attribuire all'impegno di singoli intellettuali, alla chiesa bizantina e alla scuola locale. I canti religiosi bizantini e popolari, tuttora molto sentiti, utilizzano come consuetudine il greco antico e la lingua albanese. Nel XX secolo molto è stato fatto al riguardo dai sacerdoti (papàs) di rito bizantino, tra cui in particolare papàs Lino Lojacono, papàs Jani Di Maggio, papàs Matteo Sciambra, papàs Nicola Cuccia, e dalle suore basiliane. Tra i più conosciuti vi sono: Stosanesi (modificazione locale del Christòs anèsti), Tri dit'in'Zot, E bukura Moré, Qyavarrisu, Të parkales, Falem, Kuntisë hora ime je ti. I canti Lazëri e Krishti u ngjall vengono eseguiti da gruppi di giovani e meno giovani per le strade del paese la notte che precede il sabato e la domenica di Pasqua (Pashkët). La loro conservazione, come la lingua albanese che li caratterizza, è da attribuire soprattutto alle comunità parrocchiali, al coro musicale "Padre Lorenzo Tardo", al gruppo folcloristico "Brinjat", alle scuole locali e principalmente all'interno dei nuclei famigliari arbëreshë.

Il Papàs, sacerdote italo-albanese di rito greco-Bizantino

Il coro “P. Lorenzo Tardo” esegue canti arbëreshë sia della tradizione religiosa (canti liturgici, canti dedicati alla Madonna, Lazëri, ecc.) si della tradizione laica (E bukura Moré, Qyvarrisu, ecc.). Negli ultimi decenni gli alunni italo-albanesi delle scuole elementari e gli studenti delle scuole medie sono stati impegnati più volte in ricerche riguardanti la lingua, il costume ed il canto arbëreshë. Nell'ambito di tale iniziative scolastiche, seguite dalle insegnanti Giuseppina Cuccia e Tommasa Guarino, nel 1978, è stato costituito il gruppo folcloristico “Brinjat”, che si esibisce con canti, danze e recite della tradizione albanese. Questa esperienza, che è continuata negli anni successivi fino ad oggi, ha consentito di conoscere ed imparare le proprie melodie popolari albanesi, locali e d'Albania[8]. Per la conservazione e la valorizzazione di questo patrimonio musicale arbëreshë rimane valido il contributo che potrà continuare a dare la scuola e la chiesa bizantina, ma può risultare originale e utile anche l'apporto dei giovani che amano la musica e la propria identità etnica e linguistica, inoltre per la valorizzazione di questa preziosa e peculiare espressione, patrimonio culturale di Contessa Entellina, risulta particolarmente significativa ed efficace l'esecuzione, da parte della banda musicale locale, di alcuni brani della musica popolare arbëreshë, sacra o profana.

Costume[modifica | modifica wikitesto]

A Contessa Entellina dall'Ottocento l'uso del tipico costume arbëreshe, indossato per le feste dell'anno liturgico bizantino, è in disuso. Probabilmente anche gli arbëreshë di Contessa possedevano un abito tradizionale che utilizzavano in diverse occasioni celebrative. I costumi tradizionali femminili esistenti sono di fattura recente, su imitazione di quelli di Piana degli Albanesi. Ad oggi, purtroppo non si sono potute ritrovare tracce iconografiche e storiche che contenessero espliciti riferimenti a tale consuetudine contessiota. Sulla base però di una terminologia albanese significativa riferentesi a singole componenti dell'abito soprattutto femminile, è stato predisposto un progetto per la ricostruzione di abiti che oggi vengono indossati in occasione di particolari ricorrenze familiari, religiose o civili (per la festa dell'8 settembre, per Pasqua e per l'Epifania o in occasione di qualche manifestazione civile e culturale locale).

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina di Contessa si basa sull'origine balcanica dei suoi abitanti e sulla fusione di due tradizioni: quella albanese e quella siciliana, che si integrano e si completano in una varietà di produzioni. Alcuni dolci e piatti tipici della cucina tradizionale di Contessa Entellina sono: Pupat me fiq, Mustracolle mjaljti, Pinjuljata, Sfinxhat, Frozhat me gjizë e nipitelle, Buka e Shën Sepit, Bukiçelet e Shën Kollit, Kukullet, Dromësat.

Dolci tipicamente natalizi sono Pupat me fiq e Mustracolle mjaljti. Per preparare Pupat me fiq bisogna amalgamare farina e sugna, aggiungere poi dell'ammoniaca sciolta nel latte, durante la lavorazione aggiungere zucchero, essenza di vaniglia e latte fino a raggiungere un impasto piuttosto morbido. Quindi prendere l'impasto poco per volta e spianarlo sul palmo della mano fino a dargli una forma convessa, quindi riempire con una conserva di fichi, con zuccata, caffè macinato, zucchero, scaglie di cioccolato e buccia di mandarini tagliuzzata. Disporre quindi i pezzi su una teglia unta di olio. Infine infornare. Per preparare Mustracolle mjaljti bisogna fare sciogliere del miele sul fuoco, versare della farina su una spianatoia aggiungervi poi della sugna e amalgamare per bene. Versare, quindi, sull'impasto del miele sciolto e mescolare rapidamente con un cucchiaio di legno, si otterrà un impasto denso senza grumi. Prendere a poco a poco l'impasto, premerlo con le mani sulla spianatoia e tagliarlo con le formelle. Le forme così ottenute unte di sugna, vengono disposte ordinatamente su una teglia. Poco prima di infornarli si spargono su di esse delle gocce d'acqua.

I dolci che si consumano in occasione della festa di San Giuseppe sono Buka e Shën Sepit, Pinjuljata e Sfinxhat. Per la preparazione della Pinjuljata occorre disporre della farina su una spianatoia alla quale si mescola della sugna sino ad ottenere un impasto denso e non grumoso che viene lasciato a riposo per circa un'ora. Prendere l'impasto poco per volta con le mani arrotolarlo sino ad allungarlo e tagliarlo a pezzettini di circa 1 cm, quindi friggere in olio bollente. Per la preparazione delle Sfinxhat occorre amalgamare farina, lievito e acqua sino ad ottenere un impasto morbido che viene fatto lievitare. Quindi con un cucchiaio intriso d'olio prendere delle porzioni dell'impasto e friggerle in abbondante olio. Quando raggiungono una perfetta doratura disporre le “palline” ottenute su un vassoio e cospargerle di zucchero. Buka e Shën Sepit sono dei pani tipici della festa di San Giuseppe, preparati con un impasto di farina, lievito, acqua e uova. Viene data una forma di piccola ciambella all'impasto. Dopo la lievitazione i pani, tolti dal forno e vengono unti, con un pennello, con il tuorlo d'uovo sbattuto per dare loro lucentezza e profumo.

Tipici dolci pasquali sono Frozhat me gjizë e nipitelle che si prepara amalgamando ricotta, pane grattugiato, uova e zucchero fino ad ottenere un impasto omogeneo, quindi disporlo su un contenitore e infornare per 20 minuti. In occasione della festa di San Nicola (6 dicembre), la tradizione vuole che si consumano Bukiçelet e Shën Kollit, dolci che vengono preparati con acqua e farina (senza sale e senza lievito). L'impasto viene prelevato con le mani e le porzione si arrotonda sotto forma di “palline” nel cui centro si pratica un foro attraverso cui passa un filo che ne lega tre e soltanto tre. Si dispongono su una teglia e si infornano a temperatura moderata. Kukullet sono invece fatte da farina, lievito, sugna e sale sono gli ingredienti per preparare questo dolce. Esso si prepara come se fosse pane, si stende la pasta su una spianatoia col mattarello e si taglia a pezzi di forma rettangolare, questi pezzi si punzecchiano con la forchetta prima di friggerli in olio bollente sino alla completa doratura. Tolti dall'olio, prima di essere consumati, si cospargono di zucchero o miele.

Un piatto tradizionale di Contessa Entellina è Dromësat e si preparano nel periodo invernale con semola di grano duro, farina e finocchio selvatico bollito in acqua salata e vengono poi tagliuzzati finemente. Nell'acqua di cottura si versa prima dell'olio e poi, a pioggia, si aggiunge la semola mescolando continuamente con un cucchiaio di legno in modo da evitare la formazione di grumi. Ottenuta la densità desiderata, si toglie dal fuoco e si serve a tavola.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Contessa Entellina ha un'economia basata sostanzialmente sul terziario. Le attività prevalenti riguardano l'agricoltura e la pastorizia. Numerosa è la coltivazione di prodotti agricoli, quali il grano, l'olio extravergine di oliva, e diverse qualità di uva. È sviluppato anche il caseario. Molto rinomata è la produzione vinicola di Contessa Entellina (Vino "Entellano", Vino "Kuntisa", ecc.), nel 1993 riconosciuta del marchio D.O.C (Denominazione di Origine Controllata) per la produzione di vino di altissima qualità. È un centro artigianale, dove vengono eseguite e incise ancora le antiche icone bizantine. Rilevanti sono anche le sue fiere del bestiame, che si svolgono nei mesi di maggio e di settembre.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Stemma bilingue italiano-albanese del Comune di Contessa Entellina

Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
9 luglio 1987 22 giugno 1992 Giuseppe Musacchia Democrazia Cristiana Sindaco [9]
22 giugno 1992 7 dicembre 1993 Giuseppe Musacchia Democrazia Cristiana Sindaco [9]
8 dicembre 1993 10 febbraio 1994 Antonino Lala Democrazia Cristiana Sindaco [9]
10 febbraio 1994 14 giugno 1994 Giovanni Angileri Comm. straordinario [9]
14 giugno 1994 25 maggio 1998 Antonino Lala lista civica Sindaco [9]
25 maggio 1998 27 maggio 2003 Pietro Cuccia lista civica Sindaco [9]
27 maggio 2003 17 giugno 2008 Antonino Lala lista civica Sindaco [9]
8 agosto 2007 17 giugno 2008 Antonio Garofano Comm. straordinario [9]
30 giugno 2008 11 giugno 2013 Sergio Gioacchino Parrino lista civica Sindaco [9]
11 giugno 2013 in carica Sergio Gioacchino Parrino Sindaco [9]

Informazioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

Il Comune di Contessa Entellina (Bashkia e Kundisës) è gemellato storicamente con la sorella comunità arbereshe di Piana degli Albanesi, e con altre comunità albanesi d'Italia. L'attuale sindaco è Sergio Gioachino Parrino, al secondo mandato dal 10/06/2013, della lista civica "Contessa nel Cuore - Kundisa te Zëmra". Fa parte delle organizzazioni sovracomunali Area Minoranza Linguistica Albanese (Arbëresh), Unione dei Comuni Albanesi di Sicilia "BESA" (Lidhja e Bashkivet BESA), Regione Agraria n. 8 - Colline interne - Colline del Belice sinistro e Patto Territoriale Valle del Belice.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 giugno 2017.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 226.
  3. ^ a b Storia del comune, www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 22 settembre 2006 (archiviato dall'url originale il 27 aprile 2009).
  4. ^ S. Schirò, L'assedio di Entella, su palermoviva.it.
  5. ^ Lettera aperta inviata da Piana degli Albanesi sulla questione di Contessa Entellina (PDF), www.arbitalia.it. URL consultato il 20 ottobre 2009.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Storia e tradizioni > Lingua arbëreshe[collegamento interrotto], www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 30 settembre 2006.
  8. ^ Canti Tradizionali[collegamento interrotto], www.comunedicontessaentellina.it. URL consultato il 14 settembre 2010.
  9. ^ a b c d e f g h i j http://amministratori.interno.it/

10. Bibl.: F. Chisesi, Entella, il Crimiso e la battaglia di Timoleonte, in Rendic. Accad. Lincei, s. 6, 5 (1929), pp. 255-84;

11. F. Aloisio, Rocca d'Entella, Mazara 19402; G. Nenci, Sei decreti inediti da Entella, in Annali Sc. Norm. Sup. Pisa, s. 3, 10 (1980), pp. 1271-75;

12. AA. VV., Materiali e contributi per lo studio degli otto decreti da Entella, ibid., s. 3, 12 (1982), pp. 771-1103; AA.VV.

13. Entella. Ricognizioni topografiche e scavi 1983-1986, ibid., s. 3, 16 (1986), pp. 1075-1104; AA.VV.,

14. Entella. Ricognizioni topografiche e scavi 1987, ibid., s. 3,18 (1988), pp. 1040-120.

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