Alfredo Ottaviani

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Alfredo Ottaviani
cardinale di Santa Romana Chiesa
AlfredoOttaviani.jpg
Coat of arms of Alfredo Ottaviani.svg
Semper idem
Incarichi ricoperti
Nato 29 ottobre 1890, Roma
Ordinato presbitero 18 marzo 1916
Nominato arcivescovo 5 aprile 1962 da papa Giovanni XXIII (poi santo)
Consacrato arcivescovo 19 aprile 1962 da papa Giovanni XXIII (poi santo)
Creato cardinale 12 gennaio 1953 da papa Pio XII
Deceduto 3 agosto 1979, Città del Vaticano

Alfredo Ottaviani (Roma, 29 ottobre 1890Città del Vaticano, 3 agosto 1979) è stato un cardinale italiano, rigoroso difensore della tradizione e oppositore di tendenze riformistiche della Chiesa cattolica.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Alfredo Ottaviani giovane seminarista

Ottaviani nacque povero nel quartiere popolare di Trastevere, figlio del fornaio Enrico Ottaviani e della casalinga Palmira Catalini. Dopo essere stato ordinato prete il 18 marzo 1916, svolse attività pastorale nella diocesi di Roma. Nel marzo 1922 ottenne i primi incarichi nella Curia romana come segretario personale del nuovo papa Pio XI. Il Papa lo chiamò alla Segreteria di Stato nel 1928 come sostituto della sezione Affari Ecclesiastici straordinari, occupò soltanto un anno dopo il posto di sostituto alla Segreteria di Stato.

In quegli anni Ottaviani portò il suo contributo come giurista nella stipulazione dei Patti Lateranensi. Successivamente divenne assessore, pro-segretario e segretario. Il 12 gennaio 1953, papa Pio XII lo nominò pro segretario della Congregazione del Santo Uffizio, e contestualmente creato e pubblicato cardinale. Essendo conservatore ebbe forti contrasti con chi voleva innovare la secolare tradizione ecclesiale. Il 5 aprile 1962 fu elevato al rango di arcivescovo da papa Giovanni XXIII. Il 21 giugno 1963, in qualità di cardinale protodiacono, ha annunciato l'elezione al soglio pontificio del cardinale Giovanni Battista Montini (papa Paolo VI), proclamando l'Habemus Papam.

Essendo responsabile del dicastero, a cui è istituzionalmente demandata la tutela del sacro patrimonio della fede e della morale cattolica, ricoprì questo ruolo tenendo un comportamento attento e preciso, nella convinzione, in lui maturata con l'esperienza, che la "rectitudo fidei", cioè l'ortodossia, è patrimonio irrinunciabile ed è condizione primaria per la "rectitudo morum", o ortoprassi. La sua preparazione giuridica, che già in età giovanile gli aveva garantito l'attenzione di altri sacerdoti, lo sostenne nel lavoro che svolse a difesa della fede cattolica[1].

Anche durante il pontificato di Pio XII, si dimostrò fermo nelle sue posizioni, battendosi quando fu necessario e preparando anche scomuniche contro gli oppositori comunisti e i cattolici progressisti italiani, fautori tedeschi e francesi della nuova teologia, preti operai, inventori del catechismo liberale. Ottaviani fu tuttavia, anche per le sue mai dimenticate radici popolari, un uomo di grande sensibilità pastorale, in particolare con i ragazzi e i giovani dell'oratorio di San Pietro, per i giovani che bighellonavano a Trastevere e nei pressi del Vaticano per i quali si prodigava quotidianamente, pagando le rette per lo studio, le tasse per lo sport: per i giovani fu come un padre sollecito ed affettuoso.

Da sinistra a destra: Enrico Dante, papa Giovanni XXIII, il cardinale Ottaviani

Questa sua presenza tra i giovani non era un diversivo per superare la stanchezza tediosa delle carte d'ufficio e degli impegni burocratici, ma un'esigenza che scaturiva spontanea, intenzionale e generosa da un programma sacerdotale: era una "prestazione comandata" della sua vocazione[2]. La convocazione del Concilio Vaticano II ad opera di papa Giovanni XXIII, la riforma della Curia, l'inizio dell'attività del Sinodo episcopale, furono forse per un uomo con le sue convinzioni, uno strappo eccessivo. Fu tra i leader dell'ala conservatrice del Coetus Internationalis Patrum. Tra i suoi interventi vi fu, nel 1962, la redazione dell'attento documento Crimen sollicitationis, riservato a tutti i Vescovi, tramite il quale essi venivano istruiti sulle modalità di gestione dei casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica. In esso fu prevista, per gli episodi più gravi, la scomunica per coloro che non vi si fossero attenuti. Il documento fu approvato dall'allora pontefice Giovanni XXIII. Nominato dal Papa presidente della Commissione Dottrinale, Ottaviani vide attuarsi, specialmente nelle applicazioni distorte del Concilio, alcune delle posizioni che più aveva osteggiato e temuto (abusi liturgici, storture dottrinali, ecc.). Egli fu più o meno tacitamente ostile anche alla riforma del Sant'Uffizio e all'abolizione dell'Indice dei libri proibiti e del giuramento antimodernista. Così, l'8 gennaio 1968[3] rassegnò le dimissioni.

Presiedette anche la Pontificia commissione per il controllo della popolazione e delle nascite.

Nel settembre del 1969 Ottaviani firmò, insieme al cardinal Antonio Bacci, una lettera con un opuscolo, noto come Breve esame critico del Novus Ordo Missae (scritto principalmente dal teologo domenicano Michel Guérard des Lauriers), a papa Paolo VI, nella quale esprimeva la propria opposizione alla riforma liturgica e, in specie, al nuovo messale romano o Novus Ordo Missae, allora in procinto di entrare in vigore[4]. Nel 1970 fu nominato gran priore dell'Ordine Militare del Santissimo Salvatore di Santa Brigida di Svezia e insignito del gran collare dell'Ordine. Morì nella Città del Vaticano il 3 agosto 1979. Le sue esequie furono celebrate da papa Giovanni Paolo II il 6 agosto, giorno in cui un anno prima, come ricordò Giovanni Paolo II, nella medesima ora moriva papa Paolo VI. È sepolto nella chiesa di San Pietro in Borgo, nota anche come chiesa di San Salvatore in Ossibus.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cardinale Balì di Gran Croce del Sovrano Militare Ordine di Malta - nastrino per uniforme ordinaria Cardinale Balì di Gran Croce del Sovrano Militare Ordine di Malta
Gran Croce dell'Ordine di Carlo III (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Carlo III (Spagna)
— 9 ottobre 1962[5]
immagine del nastrino non ancora presente Gran Collare dell'Ordine militare del Santissimo Salvatore di Santa Brigida di Svezia
— 1970

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dall'omelia di Giovanni Paolo II nel giorno dei funerali del cardinale
  2. ^ Ibidem
  3. ^ Roma, 9 gennaio 1968, pagina 1.
  4. ^ Testo completo dell'intervento qui
  5. ^ Bollettino Ufficiale di Stato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Leoni, Il cardinale Alfredo Ottaviani carabiniere della Chiesa, Apes, Roma 2002
  • Emilio Cavaterra, Il prefetto del Sant'Offizio. Le opere e i giorni del cardinale Ottaviani, Mursia, Milano 1990
  • Filippo Rizzi, Ottaviani l'austero difensore della fede, Avvenire, pagina 25, 30 luglio 2009, scritto per il trentennale della morte.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN22159609 · ISNI (EN0000 0001 0877 8341 · SBN IT\ICCU\LO1V\089077 · LCCN (ENn80013012 · GND (DE122403452 · BNF (FRcb12040455n (data)