Mensa vescovile

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L'espressione mensa vescovile indica l'insieme dei beni a disposizione della diocesi per garantire una rendita sufficiente al mantenimento del vescovo, della sua residenza e della curia diocesana[1][2].

Si tratta di un istituto regolamentato dal diritto canonico rimasto in vigore in tutte le diocesi italiane, anche dopo le leggi eversive del 1866 [3] che esentò le mense vescovili del passaggio forzato dei beni ecclesiastici allo Stato. Ma con l'accordo di revisione del Concordato (1984), i beni delle mense confluirono negli Istituti diocesani per il sostentamento del clero, che assunsero pertanto la proprietà dei beni suddetti[4][5].

Distinto dalla mensa vescovile era l'istituto del beneficio capitolare, da cui si traeva il reddito per i canonici del duomo; anch'esso, comunque, è stato soppresso e i beni sono confluiti negli istituti diocesani per il sostentamento del clero.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ definizione di mensa vescovile
  2. ^ definizione di mensa vescovile – sito Treccani
  3. ^ regio decreto 3036 del 7 luglio 1866
  4. ^ forum araldica
  5. ^ 28. Con il decreto di erezione di ciascun Istituto sono contestualmente estinti la mensa vescovile, i benefici capitolari, parrocchiali, vicariali curati o comunque denominati, esistenti nella diocesiDocumenti vaticani

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]