Diocesi di Jesi

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Diocesi di Jesi
Dioecesis Aesina
Chiesa latina
Jesi-SanSettimio.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Ancona-Osimo
Regione ecclesiastica Marche
Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Gerardo Rocconi
Vicario generale Giuseppe Quagliani
Sacerdoti 60 di cui 39 secolari e 21 regolari
1.272 battezzati per sacerdote
Religiosi 28 uomini, 30 donne
Diaconi 8 permanenti
Abitanti 81.488
Battezzati 76.329 (93,7% del totale)
Superficie 315 km² in Italia
Parrocchie 41 (4 vicariati)
Erezione VI secolo
Rito romano
Cattedrale San Settimio
Santi patroni San Settimio
Indirizzo Piazza Federico II 6, 60035 Jesi (Ancona), Italia
Sito web www.jesi.chiesacattolica.it
Dati dall'Annuario pontificio 2014 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Palazzo Ripanti Nuovo a Jesi, già sede del seminario, oggi ospita il museo diocesano.

La diocesi di Jesi (in latino: Dioecesis Aesina) è una sede della Chiesa cattolica in Italia suffraganea dell'arcidiocesi di Ancona-Osimo appartenente alla regione ecclesiastica Marche. Nel 2013 contava 76.329 battezzati su 81.488 abitanti. È retta dal vescovo Gerardo Rocconi.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende 13 comuni della provincia di Ancona: Castelbellino, Castelplanio, Cupramontana, Jesi, Maiolati Spontini, Monsano, Monte Roberto, Montecarotto, Poggio San Marcello, Rosora, San Marcello, San Paolo di Jesi, Santa Maria Nuova.

Confina a nord con la diocesi di Senigallia, a est e a sud-est con quella di Ancona-Osimo, a sud con la diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia e a sud-ovest con quella di Camerino-San Severino Marche.

Sede vescovile è la città di Jesi, dove si trova la basilica cattedrale di San Settimio.

Il territorio si estende su 315 km² ed è suddiviso in 41 parrocchie, raggruppate in 4 zone pastorali: Cupramontana, Jesi, Montecarotto e San Marcello-Santa Maria Nuova.

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Parrocchie della diocesi di Jesi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione attribuisce la fondazione della Chiesa di Jesi a san Settimio, che sarebbe stato consacrato vescovo da papa Marcello I e sarebbe stato inviato a predicare il Vangelo in questa città, dove avrebbe subito il martirio il 5 settembre 307. Il primo vescovo storicamente accertato è Onesto, presente al sinodo romano indetto da papa Agatone il 27 marzo 680; tuttavia la presenza cristiana nel territorio è precedente a quest'epoca ed attestata da reperti archeologici risalenti al VI e VII secolo.[1]

Poche sono le notizie riguardanti la diocesi nel primo millennio cristiano e così pure i nomi dei vescovi locali. Esclusi alcuni vescovi erroneamente attribuiti alla sede esina, fino agli inizi del XIII secolo si conosce solo una decina di nomi di vescovi, per lo più grazie alla loro partecipazione ai concili celebrati a Roma dai pontefici. Tra questi si ricorda il vescovo Giovanni nell'826, «al cui episcopato risale la nascita del capitolo della cattedrale».[2] La presenza cristiana sul territorio è attestata da testimonianze artistiche ed archeologiche e dalla presenza delle abbazie benedettine.

L'attuale cattedrale venne eretta nel periodo svevo, epoca di particolare fioritura per l'economia jesina, e venne consacrata nel 1208 dai vescovi di Ancona, Osimo, Numana e Fano alla presenza del vescovo esino Dago. L'edificio venne completato ad opera di Giorgio da Como nel 1238.

Nel corso del XIII secolo, la lotta tra guelfi e ghibellini danneggiò gravemente anche la vita della diocesi; nel 1246 circa la divisione del capitolo della cattedrale determinò l'elezione di due vescovi, entrambi esclusi dal pontefice; la sede rimase vacante fino alla nomina nel 1252 di Crescenzio Tebaldi. Nel 1259 papa Alessandro IV colpì con l'interdetto la città di Jesi, che fu privata momentaneamente anche della sede vescovile.

Nel XIV secolo la diocesi si riorganizzò in parrocchie, in sostituzione della precedente organizzazione basata sulla presenza di numerose abbazie e di pievi.

Nel periodo post-tridentino emerge in particolare la figura del vescovo Gabriele del Monte (1554-1597), principale attuatore in diocesi dei decreti di riforma del concilio di Trento. «A lui si deve la nuova organizzazione della città in parrocchie. Nel 1563 veniva fondato, tra i primi in Italia, il seminario. Sotto di lui si annoverano ventitré visite pastorali e la celebrazione di dodici sinodi.»[2]

Nel Settecento, durante l'episcopato di Antonio Fonseca (1724-1763), fu rifatta la cattedrale in forme neoclassiche su progetto dell'architetto romano Filippo Barigioni; il nuovo edificio venne consacrato nel 1741. Lo stesso vescovo «visitò dieci volte la diocesi e convocò due sinodi, fece una notevole opera di rinnovamento nell'edilizia di culto e volle, nel 1743, un grandioso ospedale per la città.»[2]

La diocesi di Jesi rimase immediatamente soggetta alla Santa Sede fino al 15 agosto 1972, quando la sede arcivescovile di Ancona venne elevata alla dignità metropolitica e quella di Jesi resa sua suffraganea.[3]

Istituzioni culturali diocesane[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 venne fondato, ad opera del vescovo Giovanni Battista Pardini, il primo nucleo del museo diocesano con sede nella chiesa di San Nicolò, che, data a scarsità degli ambienti, venne spostato nel Palazzo Ripanti Nuovo, già sede del seminario, ed inaugurato il 13 novembre 1966. Ampliato e ristrutturato, il museo è stato nuovamente aperto nel settembre 1983. Esso raccoglie le testimonianze dell'arte sacra delle chiese della diocesi dal XIV al XIX secolo, oltre a apparati liturgici, reliquiari ed ex voto; il museo consta anche di una sezione con opere d'arte contemporanea.

Il Palazzo Ripanti Vecchio ospita dal 2013 l'archivio diocesano, la cui prima organizzazione risale al vescovo Gabriele del Monte nella seconda metà del XVI secolo. L'archivio è costituito da due grandi sezioni: l'archivio antico, con documenti fino alla fine del XVIII secolo e l'archivio moderno, con materiale fino al 1910. È merito dell'archivista e studioso Costantino Urieli aver dotato l'archivio di un regesto in 4 volumi con una sintetica descrizione del contenuto dei documenti conservati.

Nel gennaio 1995 è stata fondata la biblioteca diocesana «Pier Matteo Petrucci» nel Palazzo Ripanti Vecchio, riconosciuta come istituzione di "interesse pubblico locale". La biblioteca, oltre ad alcune preziose cinquecentine, è costituita da oltre 30.000 volumi, soprattutto opere teologiche, storiche, ascetico-agiografiche, con significativi testi relativi alla storia dell'arte, alla filosofia, alla letteratura e alla sociologia.

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2013 su una popolazione di 81.488 persone contava 76.329 battezzati, corrispondenti al 93,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 73.000 74.000 98,6 102 68 34 715 42 101 27
1970  ? 73.000  ? 89 60 29  ? 41 106 38
1980 75.000 75.560 99,3 85 57 28 882 35 139 40
1990 75.000 76.000 98,7 82 53 29 914 33 98 41
1999 75.438 76.000 99,3 63 40 23 1.197 7 48 79 41
2000 75.476 76.000 99,3 61 39 22 1.237 7 38 70 38
2001 74.993 76.000 98,7 62 40 22 1.209 7 30 62 41
2002 75.200 76.000 98,9 59 39 20 1.274 7 28 65 41
2003 75.100 76.000 98,8 60 40 20 1.251 6 26 64 41
2004 74.240 76.000 97,7 57 38 19 1.302 8 30 45 41
2006 73.650 76.000 96,9 57 38 19 1.292 8 32 39 41
2013 76.329 81.488 93,7 60 39 21 1.272 8 28 30 41

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. sito web della diocesi esina.
  2. ^ a b c Dal sito Beweb - Beni ecclesiastici in web.
  3. ^ AAS 64 (1972), pp. 664-665.
  4. ^ Questo vescovo prese parte ai concili indetti da papa Simmaco; l'edizione critica degli atti conciliari pubblicata da Theodor Mommsen nel 1894 riporta la lezione episcopus aecanus e non episcopus aesinus; Marciano era perciò vescovo di Eca in Puglia, e non di Jesi. Acta synhodorum habitarum Romae. A. CCCCXCVIIII DI DII, in Monumenta Germaniae Historica, Auctorum antiquissimorum, XII, Berlino 1894, pp. 434,37 e 453,33.
  5. ^ La seconda edizione dell'Italia sacra di Ughelli (vol. I, col. 281) riporta il nome del vescovo Calcompioso o Calempioso, assegnato all'anno 647 ma senza nessun riferimento documentario. Le stesse indicazioni sono riportate da Cappelletti, il quale corregge il nome in Calunnioso. Un vescovo Calunnioso prese parte al concilio lateranense del 649, indicato dagli atti come episcopus Alesinus, in riferimento alla sede di Alesa in Sicilia.
  6. ^ Secondo l'edizione critica degli atti del concilio romano del 1027, a cui prese parte il vescovo Marziano, questi non era vescovo di Jesi, come attribuito dalla tradizione, ma di Cesena. Die Konzilien Deutschlands und Reichsitaliens 1023-1059, a cura di Detlev Jasper, Hannover 2010, p. 93,7 e nota 65. Anche: Gerhard Schwartz, Die besetzung der bistümer Reichsitaliens unter den sächsischen und salischen kaisern : mit den listen der bischöfe, 951-1122, Lipsia-Berlino 1913, p. 247, nota 1.
  7. ^ Consacrò la nuova cattedrale (Beweb).
  8. ^ Secondo Eubel, il vescovo Leonardo, che da Alatri fu trasferito a Jesi, è persona diversa da Leonardo Patrasso, vescovo di Modone, Aversa, Capua e infine cardinale vescovo di Albano; per la morte di Leonardo, fu nominato vescovo di Jesi nel febbraio 1313 Francesco degli Alfani (Eubel, Hierarchia catholica, vol. I, p. 75). Invece, secondo Sergio Ferdinandi, autore della voce su Leonardo Patrasso nel Dizionario biografico degli italiani (vol. 64, 2005), questi fu successivamente vescovo di Modone, Alatri, Jesi, Aversa, Capua e Albano. Secondo Cappelletti (vol. VII, p. 284), Leonardo Patrasso mantenne la diocesi di Jesi fino alla sua morte, in contemporanea con le altre sedi alle quali nel frattempo venne destinato.
  9. ^ Secondo Eubel questo vescovo potrebbe essere lo stesso Bernardo nominato nel 1373.
  10. ^ Nominato contestualmente arcivescovo titolare di Stauropoli.
  11. ^ Nel 1970 Carlo Maccari, arcivescovo di Ancona e vescovo di Osimo, fu nominato amministratore apostolico sede plena di Jesi, incarico che mantenne anche durante i tre anni di vacanza della sede esina. Come ausiliare, Maccari fu affiancato da Oscar Serfilippi, nominato vescovo di Jesi nel 1978.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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