Museo diocesano (Jesi)

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Museo diocesano di Jesi
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàJesi
IndirizzoPiazza Federico II, 7
Caratteristiche
TipoArte Sacra

Coordinate: 43°31′27.88″N 13°14′44.63″E / 43.524411°N 13.245731°E43.524411; 13.245731

Il Museo diocesano di Jesi è situato nel centro storico della città marchigiana, nelle immediate vicinanze della Cattedrale di San Settimio. Questo museo testimonia l'importanza dell'esperienza cristiana e devozionale, nel vissuto della popolazione di Jesi e della vallesina nella diocesi, attraverso numerose opere d'arte. È stato inaugurato il 13 novembre 1966.

Percorso espositivo e opere[modifica | modifica wikitesto]

L'esposizione all'interno del museo, che ha sede nel piano nobile del Palazzo Ripanti Nuovo in piazza Federico II, si sviluppa in nove sale espositive.

Palazzo Ripanti Nuovo[modifica | modifica wikitesto]

La sede si estende per tutto il fronte meridionale di piazza Federico II e costituisce un complesso residenziale tra i più vasti della città. Il nucleo originale, risale al XV secolo e venne ampliato successivamente fino a congiungersi con l'attuale facciata che prospetta sulla piazza. Nel 1724, con l'acquisto dalla famiglia Grizi da parte del conte Emilio Ripanti dell'adiacente edificio già Ospedale di S. Lucia e poi, dal 1601 al 1724, residenza primogeniale della famiglia Grizi,[1] il vecchio palazzo di famiglia venne saldato alla nuova proprietà. L'ex ospedale fu risistemato soltanto al suo interno, ricavandone un nuovo scalone, il teatro e le sale decorate da Domenico Valeri. Il palazzo venne ampiamente ristrutturato su progetto di Andrea Vici. Il prospetto sulla piazza, in stile tardo-barocco, è munito di ampio portale con balcone sorretto da colonne e presenta tre ordini di finestre con architravi ornati alternativamente da emblemi della conchiglia, del sole nascente e dell'aquila (questi ultimi due compaiono anche nello stemma di famiglia). All'interno un androne introduce ad uno scalone monumentale decorato con statue dello scultore Gioacchino Varlé giunto nelle Marche a seguito del Vanvitelli. La famiglia Ripanti, di antico e nobile blasone, ebbe famosi giureconsulti, scrittori e prelati. Si estinse nella seconda metà del XIX secolo e il palazzo passò allora alla Curia vescovile che lo ha adibito prima a Seminario diocesano e attualmente a sede del Museo diocesano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Costantino Urieli, Jesi e il suo Contado, Jesi, 1986, p. 363: "La famiglia Grizi ottenne il Breve Apostolico che autorizzava la vendita della casa posta in Piazza San Floriano, già acquistata da Mons. Annibale Grizi da Francesco di Magio Ripanti, e però soggetta a primogenitura"; Raffaele Molinelli, Città e Contado nella Marca pontificia in età moderna, Urbino, 1984, p. 298.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]