Oratorio di San Giuseppe (Urbino)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Oratorio di San Giuseppe
Paolo Monti - Servizio fotografico (Urbino, 1975) - BEIC 6349008.jpg
Il presepe del Brandani, fotografato da Paolo Monti nel 1975
StatoItalia Italia
RegioneMarche
LocalitàUrbino
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
Consacrazioneprima metà del XVI secolo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1503 (1682[1])
Completamento1515 (1689[2])

Coordinate: 43°43′32.73″N 12°38′04.7″E / 43.725757°N 12.634638°E43.725757; 12.634638

L'oratorio di San Giuseppe si trova ad Urbino in via Barocci, sotto alla fortezza Albornoz, ed è uno dei principali monumenti cittadini.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

È sede dell'omonima confraternita, nata agli inizi del XVI secolo ad opera del padre francescano Gerolamo Recalchi da Verona. I primi confratelli si riunivano all'interno di alcuni ambienti del vicino Oratorio di San Giovanni Battista; poi verso il 1503 si sentì l'esigenza da parte della Confraternita di dotarsi di una propria sede.

Quindi con la licenza del vescovo Giampietro Arrivabene e i finanziamenti del duca Guidobaldo I da Montefeltro e della moglie Elisabetta Gonzaga si poterono avviare i lavori per la costruzione dell'oratorio, che durarono dal 1503 al 1515. Gli statuti della confraternita vennero stilati nel 1503 e rifatti nel 1553, con l'approvazione del vescovo Felice Tiranni.

La chiesa venne riedificata tra il 1682 e il 1689, a spese di Orazio Albani, a causa della forte umidità che affliggeva l'altare maggiore, spostandolo sulla parete a valle, dove vi era l'ingresso. Il nuovo altare, in marmi pregevoli, fu consacrato nel 1729, dono del cardinal Annibale Albani.

Molto legata a questa confraternita fu la nobile famiglia degli Albani, in particolare Papa Clemente XI e il cardinale Annibale Albani, che contribuirono a renderla tra le più ricche di Urbino, sia economicamente che artisticamente.[3]

La principale opera caritatevole svolta dai confratelli consisteva nell'assistere i condannati a morte. Questa confraternita era aggregata alla Confraternita di San Giovanni Decollato di Roma.[4]

L'Oratorio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa vera e propria è ad aula unica, in forma rettangolare; è stata riccamente affrescata sulle pareti, sulla volta e nel catino absidale, dal pittore urbinate Carlo Roncalli, autore delle quattro grandi tele, sulle pareti laterali, raffiguranti i principali fatti della vita di San Giuseppe (lo Sposalizio con Maria Vergine, la Nascita di Gesù Cristo, la fuga in Egitto e il Transito (Morte) di San Giuseppe). Sopra l'altare domina una grande edicola marmorea, donata da Papa Clemente XI nel 1732, con due colonne in porfido rosso, provenienti dal Pantheon, e al centro è collocata una statua in marmo bianco raffigurante San Giuseppe, opera del comasco Giuseppe Lironi, proveniente dalla basilica di San Giovanni in Laterano.

Il Presepe del Brandani[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'oratorio, è attualmente conservata una pregevole opera plastica dello scultore e decoratore urbinate Federico Brandani, raffigurante la natività di Gesù Cristo, realizzata tra il 1545 e il 1550, in stucco con le statue a grandezza naturale. L'ambiente della grotta in cui nacque Gesù è ricreato grazie al fatto che l'intera cappella in cui è posto il presepe è interamente rivestita in tufo e pietra pomice per ricreare il più possibile l'ambiente di una grotta. Nel soffitto altri stucchi formano una gloria angelica.

La sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

Nella sagrestia si può ammirare, oltre ai ritratti settecenteschi di illustri confratelli, anche un armadio in legno arricchito da vedute di paesaggio del pittore Alessio De Marchis, splendido esempio di mobile da sagrestia del settecento marchigiano.[5]

La cappella dello Sposalizio[modifica | modifica wikitesto]

Dalla chiesa si accede anche alla piccola cappellina dedicata allo Sposalizio della Vergine con san Giuseppe. Si può ammirare un altare di marmi policromi adorno di grandi angeli di stucco. La pala d'altare, attualmente esposta in prestito in Casa Santi, è una copia antica del celebre quadro omonimo di Raffaello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Inizio della riedificazione
  2. ^ Termine della riedificazione
  3. ^ Papa Albani - Le arti a Urbino e a Roma 1700-1721, Giuseppe Cucco (a cura di), pag 318-322, Marsilio editore, Venezia, 2001, ISBN 88-317-7862-5
  4. ^ Giuseppe Cucco e Annarita Nanni, Oratori e Confraternite di Urbino, Assessorato alla cultura - Comune di Urbino, 1995
  5. ^ I tesori delle Confraternite, Giuseppe Cucco (a cura di), Grafica Vadese edizioni, Sant'Angelo in Vado, 1999

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I tesori delle Confraternite, Giuseppe Cucco (a cura di), Grafica Vadese edizioni, Sant'Angelo in Vado, 1999
  • Giuseppe Cucco e Annarita Nanni, Oratori e Confraternite di Urbino, Assessorato alla cultura - Comune di Urbino, 1995
  • Franco Mazzini, I mattoni e le pietre di Urbino, Urbino, Argalia editore, 1982.
  • Bramante Ligi, Le chiese monumentali di Urbino, Urbania, 1968, pag. 61
  • Papa Albani - Le arti a Urbino e a Roma 1700-1721, Giuseppe Cucco (a cura di), pag 318-322, Marsilio editore, Venezia, 2001, ISBN 88-317-7862-5

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]