Palazzo Campana (Osimo)

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Palazzo Campana
Foto Palazzo campana.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneMarche
LocalitàOsimo
IndirizzoPiazza Dante, 4
Coordinate43°29′10.54″N 13°29′08.8″E / 43.486261°N 13.485777°E43.486261; 13.485777Coordinate: 43°29′10.54″N 13°29′08.8″E / 43.486261°N 13.485777°E43.486261; 13.485777
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXVII-XVIII secolo
UsoSede dell'Istituto Campana per l'Istruzione Permanente
Realizzazione
Architettodiversi fra cui Andrea Vici
Costruttoremarchesi Campana
ProprietarioIstituto Campana

Palazzo Campana è un'antica residenza nobiliare, poi divenuto Collegio, che si trova a Osimo (AN), nelle Marche.

È la sede dell'Istituto Campana per l'Istruzione Permanente, ente che ospita vari settori: il Consorzio per l'Alta formazione e lo Sviluppo della Ricerca Scientifica in Diritto Amministrativo, la Biblioteca Comunale "F. Cini", l'Archivio Storico Comunale "L. Egidi", il Museo Civico e il Museo Archeologico.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Veduta della facciata col corpo aggiunto dal Vici.

Il palazzo era in origine la residenza seicentesca del marchese Federico Campana (1582-1645)[1], commissario della Cavalleria pontificia e vice Castellano della fortezza di Ancona[2].

In seguito della estinzione della nobile famiglia e a successive vicende ereditarie, nel 1714[3] divenne sede del Nobil Collegio maschile e del Seminario vescovile. Il Collegio in breve tempo cominciò a godere di grande fama e ospitò importanti docenti tra cui letterati, poeti e oratori e tra gli allievi future personalità della politica, della cultura e del clero, come Aurelio Saffi e i papi Leone XII e Pio VIII[2][3].

Nel 1776 il Collegio Campana venne ampliato per accogliervi i sempre più numerosi allievi. Il vescovo Guido Calcagnini incaricò quindi del progetto l’architetto Andrea Vici[2][3], allievo di Luigi Vanvitelli, che, in accordo con la committenza, ingrandì l’edificio attraverso l’aggiunta di un nuovo corpo di fabbrica costruito a ovest all’incrocio con via Pompeiana e allineato con la facciata principale. I lavori si protrassero fino al 1788[4]

All’interno del nuovo edificio trovarono posto, oltre alle nuove aule, un Teatrino ellittico nel piano seminterrato, al di sopra del quale l’architetto realizzò, con la stessa pianta, il refettorio e la Cappella al piano nobile. Se per il disegno di riunificazione della facciata il Vici si attenne al disegno preesistente, con le classiche modanature seicentesche in pietra bianca e timpani spezzati, nei tre livelli del nuovo corpo di fabbrica emerge l’ingegnosità del Vici che unisce l’equilibrio della lezione classica al gusto scenografico barocco.

Dopo 250 anni il Collegio chiuse la sua attività. Dal 1984, dopo un lungo iter amministrativo, l'ente si dota di un nuovo statuto e assume l’attuale denominazione di Istituto Campana per l’Istruzione Permanente, che gli permette di proseguire la sua storica funzione in campo educativo e culturale[1].

Biblioteca storica[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteca storica di Palazzo Campana

Già dalla sua fondazione il Collegio Campana era dotato di una ricca biblioteca, ad uso sia dei collegiali che dei seminaristi, che si è arricchita nel tempo con opere di grande pregio grazie ai lasciti dei vescovi Pompeo Compagnoni (1740-1774), Guido Calcagnini (1776-1807) e più tardi del carmelitano Agostino Maria Molin (1775-1840)[5].

Nel 1851 il vescovo Giovanni Soglia Ceroni approva il trasferimento della biblioteca in una delle sale del piano nobile del palazzo dove ancora si possono ammirare le scaffalature lignee originali e il soffitto decorato a grottesche.

In seguito alla Legge Casati del 1859 e del Decreto Valerio del 1861, il Seminario vescovile fu costretto ad abbandonare il Palazzo e la biblioteca venne di fatto separata in due parti tra il Nuovo Seminario e il Collegio[5].

Oggi la collezione, riunita anche con la donazione fatta dal Comune di Osimo di parte dei volumi appartenuti a Giuseppe Ignazio Montanari[5], conta circa 16.000 volumi ed è costituita in massima parte da volumi antichi, tra cui si segnalano 155 manoscritti dei secoli XIV-XX, diversi dei quali miniati; 20 incunaboli e gli atlanti geografici di Gerardo Mercatore, del 1613, e Joan Blaeu[5].

Archivio storico[modifica | modifica wikitesto]

Al piano nobile del Palazzo si conserva l’Archivio Storico Campana, che raccoglie il fondo della nobile famiglia Campana, quello del Nobil Collegio e Seminario vescovile, fondato nel 1715, nonché il fondo dell’azienda agraria dell’ente, interessando un arco cronologico che va dal 1483 fino al 1967.

Collezione d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Guercino, San Francesco, olio su tela, prima metà del XVII secolo

Nelle sale più antiche del Palazzo è conservata la collezione d’arte proveniente dal lascito testamentario del 1646 del marchese Federico Campana al nipote Muzio (m.1687).

Il nucleo più interessante è costituito dai dipinti seicenteschi riferibili a Guercino e alla sua bottega. Accanto alle tele con la Sibilla Tiburtina, la Madonna col Bambino, la Regina Sofonisba e Sansone e Dalila dove si legge una chiara derivazione dai modelli del maestro, emerge il San Francesco in preghiera, rivelatosi, dopo il restauro del 2014, opera definitivamente attribuita al Guercino[6].

Inoltre vi sono conservati tre frammenti d'affreschi Incoronazione della vergine, Cristo giudice e Angeli musicanti, attribuiti a Andrea da Bologna. una Decapitazione di San Dionigi, di Giacinto Brandi; una Vergine addolorata con angeli e simboli della Passione, di Odoardo Vicinelli; Un San Nicola e Santo monaco forse di Claudio Ridolfi.

Grotte[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Grotte di Osimo.
Grotte

La città di Osimo presenta un sottosuolo ricco di grotte. Le gallerie di Palazzo Campana sono le più ricche e si caratterizzano per la presenza di innumerevoli figure scolpite nell’arenaria, che evocano, a prima vista, culti di divinità pagane (Mitra, Bacco e Dioniso) ma potrebbero quasi rimandare al Libro dei Morti egizio, perché sembrano rappresentare personaggi da incontrare in un percorso preciso[7].

Sulla loro origine ci sono varie teorie. L’archeologo Mario Pincherle affermerebbe che risalirebbero al periodo della guerra gotica in cui Osimo subì due assedi che la costrinsero a rifugiarsi sottoterra (538 – 544 d.C.)[8].

Altri come R. Boscolo considera la possibilità che fossero stati realizzati da un popolo ancora più antico, celtico, e che in esse avessero utilizzato il linguaggio dei Druidi[8]. G. Petronilli, direttore del M.I.R. (Mistery Investigation and Research) presumerebbe che fosse opera direttamente dei Rosacroce. Dal fatto che nella ristrutturazione di Palazzo Campana partecipò un grande massone del passato, Andrea Vici, architetto degli “Illuminati di Baviera”, un gruppo che prediligeva decorare con motivi allegorici i luoghi in cui si tenevano le riunioni massoniche[8].

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • R. Graciotti, I collegiali in scena: storia del teatrino del Collegio Campana di Osimo, 1713-1926, Osimo 2003.
  • C. Marchegiani, Passaggio al Neoclassico. Dalla "salle oblongue" verso la cavea vitruviana: geometrie teatrali nel secondo Settecento fra Parigi e Roma, in "Studiolo. Revue d’histoire de l'art de l'Académie de France à Rome", Paris, 3 (2005), pp. 133–168, a pp. 147–148 (Il tipo ovale espressionistico di Dumont e Vici).
  • C. Marchegiani, Osimo. Seminario vescovile "San Girolamo", poi "San Luigi Gonzaga", e Collegio Campana, in Id., Il seminario tridentino: sistema e architettura. Storie e modelli nelle Marche pontificie, Pescara 2012 (I saggi di Opus, 20), pp. 149–180, 343-345.
  • A. Montironi, scheda “Collegio Campana”, in M.L. Polichetti (a cura di), Andrea Vici architetto e ingegnere idraulico: atlante delle opere, Cinisello Balsamo 2009, pp. 172–174.
  • L. Egidi., Il palazzo e l'istituto Campana, Osimo 2013.
  • G. Lavagnoli (a cura di), Il Campana. Trecento anni di storia, Ancona 2016.
  • G. Lavagnoli, in Francesco nell’arte. Da Cimabue a Caravaggio, catalogo della mostra a cura di D. Porro e Antonio D’Amico Milano 2016, p. 112.
  • M. Bocchetta, Erudizione e passione bibliofila nella collezione libraria del carmelitano Agostino Maria Molin (1775 - 1840). Primi appunti dalla Biblioteca dell’Istituto Campana di Osimo, in “Paratesto”, n. 14, 2017, pp. 71–91.
  • G. Lavagnoli, in I Santi d’Italia. La pittura devota tra Tiziano, Guercino e Carlo Maratta, catalogo della mostra a cura di D. Porro e Antonio D’Amico, Milano 2017, p. 60.
  • G. Lavagnoli, in São Francisco na arte de mestres italianos, São Paolo 2018, p. 36.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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